Ieri era il Primo  Agosto, e la Svizzera ha compiuto …. 726 anni
Vi segnalo che è appena stato pubblicato il libro “Storia del federalismo elvetico” di Federico Cartelli.
Allego la recensione  di Daniele Capezzone,
Qui di seguito potete leggere la Allocuzione  del Primo Agosto della Presidente della Confederazione Doris Leuthard
Con la più viva cordialità
Giancarlo Pagliarini

Care concittadine, cari concittadini,

spero stiate trascorrendo una bella estate e che oggi possiate festeggiare il 1°agosto con le vostre famiglie o gli amici nel vostro Comune. Faccio a tutti voi le mie congratulazioni: voi incarnate la Svizzera e i suoi valori, la Svizzera siete voi! 

Nel corso degli anni, i nostri antenati e noi tutti abbiamo fatto di questo piccolo angolo della Terra un Paese dove è bello vivere. E ci siamo riusciti bene. Il mondo ci ammira per quello che abbiamo raggiunto e possiamo andarne fieri.

Malgrado le incertezze a livello internazionale, il nostro Paese continua a essere stabile e a mantenere una qualità di vita elevata. La Svizzera non conosce i profondi divari che esistono altrove. Viviamo un’era di innumerevoli conflitti, fame, siccità, mancanza di lavoro e di prospettive. Un miliardo di bambini è vittima di violenze e non può vivere una vita normale. Siamo però come una roccia che resiste alla tempesta. In Svizzera possiamo sempre contare sulle attività di associazioni e di volontari, di tante persone di cuore.

Care concittadine, cari concittadini: siamo fortunati a vivere qui. Pensate a chi si trova in Siria, nello Yemen o in Corea del Nord. Questo privilegio ci obbliga a essere responsabili, solidali e a incoraggiare gli altri a essere migliori. Anche quando i conflitti sono all’altro capo del mondo, quello che accade altrove riguarda anche noi: flussi migratori, crisi finanziarie, digitalizzazione, cambiamento climatico, protezionismo.

So che tutto questo è fonte di preoccupazione per molti di voi. Non si può affrontare ogni giornata con lo stesso ottimismo e la stessa disponibilità. A volte ci si chiede: cosa sta succedendo all’umanità? Noi però siamo un Paese forte, con una ricca e solida tradizione politica, con valori saldi, rispetto per il prossimo e voglia di fare. Possiamo quindi affrontare i cambiamenti con serenità:

  • siamo un Paese forte, quando non critichiamo il cambiamento, solo perché presuppone una trasformazione;
  • siamo un Paese forte, quando ci mostriamo aperti al dialogo;
  • siamo un Paese forte, se anteponiamo gli interessi comuni a quelli personali;
  • siamo un Paese forte, se cerchiamo la collaborazione e non lo scontro.

Siamo un Paese che non esalta il passato e non si arrocca sul presente. Il nostro è un approccio equilibrato, tendiamo a evitare gli eccessi o a cedere all’arroganza. Rimaniamo umili. Tuttavia dobbiamo mostrare anche i nostri punti di forza e sfruttare le nostre capacità. Perché noi Svizzeri siamo un popolo pronto ad accettare le sfide del futuro. Un popolo che sa riconoscere e cogliere le opportunità. Un popolo che non lascia indietro nessuno e cerca di portare tutti verso un futuro nuovo e ricco di sfide, aiutando gli altri a migliorarsi.

La storia ci ha insegnato che ciò è possibile, che il successo si raggiunge grazie allo scambio di opinioni e di idee, a progetti di larghe vedute, alla curiosità per ciò che è nuovo, alla fiducia nelle capacità dell’uomo e a un uso razionale delle nostre libertà. Creare il nostro futuro mantenendo i nostri valori è possibile. Così facendo la generazione nata in Svizzera potrà continuare ad avere una vita privilegiata e genitori e nonni potranno accompagnare con fiducia i loro figli e nipoti nelle loro sfide future. Tutti insieme, perché questa è la forza del nostro Paese.

A nome del Consiglio federale, auguro a tutti un felice primo agosto!

Foto: Il presidente IEA Achille Colombo Clerici in Svizzera il Primo Agosto

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Il Report E-commerce 2017 di Casaleggio Associati
PER GLI ACQUISTI SEMPRE PIU’ ITALIANI ON LINE

La crescita dell’e-commerce rimane a doppia cifra anche nello scorso anno. Il fatturato complessivo delle vendite online è stimato in 31,7 miliardi di Euro, con un incremento del 10% sul 2015. L’e-commerce italiano sta entrando in una fase di maturazione e consolidamento.

E’ quanto afferma il recente rapporto E-commerce in Italia 2017 redatto da Casaleggio Associati che, oltre ad analizzare le strategie degli operatori nel mondo, in Europa e in Italia  offrendo interessanti suggerimenti, fa il quadro della situazione di questo fenomeno che sta rapidamente cambiando le abitudini dei consumatori con forti conseguenze per il settore delle vendite al dettaglio.

NEL MONDO – Il valore del mercato e-commerce a livello mondiale è stimato in 1.915 miliardi di dollari nel 2016, oltre 200 miliardi di dollari in più del 2015, e pari all’8,7% del totale del mercato di vendita al dettaglio (7,4% nel 2015).
Mentre il ritmo di crescita per le vendite al dettaglio è complessivamente in calo, la quota digitale continua a espandersi rapidamente, con un tasso di crescita del 23,7% nel 2016.
Le vendite e-commerce raggiungeranno i 4.058 miliardi di dollari nel 2020, arrivando a coprire il 14,6% del totale della spesa nell’anno.
I due Paesi che dominano la classifica mondiale continuano ad essere Cina e Stati Uniti. La Cina occupa la prima posizione, con un fatturato delle vendite online stimato in 899,09 miliardi di dollari nel 2016, quasi la metà (46%) del mercato globale,

 

IN EUROPA – Il valore dell’e-commerce in Europa è stimato in 509,09 miliardi di Euro nel 2016, in crescita del 13% rispetto al 2015. Si stima che circa 296 milioni di persone facciano acquisti online da 48 Paesi europei, inclusi i 28 membri dell’Unione Europea. La crescita nel mercato delle vendite al dettaglio avviene grazie all’e- commerce. Oggi il 57% degli utenti internet europei fa acquisti online, ma solo il 16% delle PMI vende online, e meno della metà di esse (7,5%) vende online oltre confine (7,5%). Per il 2017 le previsioni di vendita online di beni e servizi sono di 598 miliardi di Euro, mentre nel 2018 si prevede un fatturato totale di 660 miliardi di Euro. I tre Paesi con il fatturato e-commerce più elevato sono ancora una volta: Regno Unito, Germania e Francia, che rappresentano circa il 60% del mercato e-commerce europeo.

 

IN ITALIA –  La diffusione dell’online ha raggiunto l’88,7% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con 42,6 milioni di italiani che dichiarano di poter accedere a internet da location fisse o da mobile. Questo dato è in crescita del 2,8% rispetto allo scorso anno.
Sempre più diffuso l’accesso a internet da smartphone che supera il desktop. Circa 36,4 milioni di soggetti, ovvero il 75,8%, utilizza il proprio cellulare per navigare in rete, mentre sono 35,4 milioni (73,8%) coloro che affermano di utilizzare un computer fisso. L’accesso a internet per tramite di smartphone è in crescita dell’11,5% rispetto al 2015. La crescita maggiore (+15,7%) è registrata dai tablet, utilizzati da 14,9 milioni italiani, ovvero dal 31%.
In aumento anche la percentuale di televisori connessi a internet, posseduti da 5 milioni di individui, il 10% della popolazione tra 11 e 74 anni, con un incremento del 10% in un anno.
Il mercato e-commerce in Italia ha generato un fatturato di 31,7 miliardi di Euro nel 2016, crescendo complessivamente del 10% rispetto al 2015. Il fatturato e-commerce registra risultati positivi in tutti settori, a differenza di quanto rilevato nel 2015. La crescita complessiva, pur rimanendo a due cifre, risulta tuttavia inferiore rispetto al 2015. Questo è dovuto principalmente alla carenza di offerta in alcuni settori, quali moda, alimentari, casa e arredamento, dove le vendite online sono ancora poco sviluppate, affiancata da una quasi saturazione dei settori più maturi come tempo libero, assicurazioni e turismo. Questi ultimi, infatti, registrano valori di crescita più contenuti rispetto ai settori meno maturi che crescono più velocemente.
Nella distribuzione del fatturato e-commerce i settori del tempo libero e del turismo continuano a rappresentare la quota più consistente del mercato, arrivando congiuntamente a generare il 74% del fatturato e-commerce In un contesto economico di generale stagnazione come quello degli ultimi anni, si rilevano risultati positivi per il Made in Italy, soprattutto grazie alla crescita della domanda internazionale nei settori più caratteristici e identificativi del nostro Paese. Lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico ha definito il 2016 un “anno record” nell’affermare l’impegno del Governo a sostenere sempre più imprese italiane nell’esportazione e nell’innovazione. Il Piano Straordinario per il Made in Italy, lanciato tre anni fa e rafforzato ulteriormente con l’ultima legge di bilancio, ed il Piano Industria 4.0, sono alcuni esempi di misure prese in tale direzione.
L’e-commerce, in ragione dei dati e delle previsioni di crescita di molti mercati esteri, rappresenta quindi una leva strategica fondamentale per tutte le imprese del Made in Italy.
L’altro verso della medaglia. Si fa sempre più intensa la competizione tra i big player dell’e-commerce e il retail tradizionale. Negli Stati Uniti, dove l’area media di spazio retail a disposizione per individuo è oltre 6 volte maggiore rispetto all’Europa o al Giappone, 2.880 negozi fisici – non parliamo di attività simili al nostro negozietto sottocasa, ma di punti vendita di grandi catene commerciali – hanno chiuso da inizio 2017, molti di più dei 1.153 registrati nello stesso periodo del 2016. Proiettando tale dato sull’intero anno 2017, sono 8.640 i negozi fisici che potrebbero chiudere entro la fine dell’anno. Un trend che colpisce anche l’Italia dove i centri commerciali denunciano i primi segnali di crisi.

Foto: Achille Colombo Clerici. Pres. IEA e Davide Casaleggio

 

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La 16a edizione dal 15 Luglio al 14 Agosto 2017
FESTIVAL PAGANINIANO di CARRO (LA SPEZIA)
Concerti, campus musicale e il progetto European Paganini Route

Festeggia la sua sedicesima edizione il Festival Paganiniano di Carro, in programma dal 15 luglio al 14 agosto 2017. La manifestazione, ideata e coordinata dalla Società dei Concerti di La Spezia, è realizzata in collaborazione con il Comune di Carro e gli altri Comuni aderenti. Il Festival ha il patrocinio della Regione Liguria, si avvale del sostegno del MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del contributo di Isagro Spa, main sponsor dell’iniziativa, oltre che del sostegno, come di consueto, dell’associazione Amici del Festival Paganiniano di Carro, presieduta da Monica Amari Staglieno.

Il Festival è dedicato al virtuosismo musicale, con una particolare attenzione alla scelta di gruppi e solisti internazionali che si ispirano a Niccolò Paganini. La manifestazione si fregia dell’etichetta Effe 2015-2016 (Europe for Festivals, Festivals for Europe): si tratta di un riconoscimento attribuito a 761 festival in 31 differenti Paesi europei, che prevede l’inserimento di tali iniziative nell’apposita piattaforma internazionale dedicata a professionisti e semplici appassionati, per rimanere aggiornati sui festival in programma in tutta Europa.

Carro, Brugnato, Levanto, Rocchetta Vara, Arcola, Framura, Bonassola, Sesta Godano, Varese Ligure, Beverino, Vernazza, Santo Stefano di Magra: queste le località dell’Alta e Media Val di Vara, ma anche della riviera ligure, che ospiteranno i concerti del Festival. Il ricco calendario di appuntamenti è dedicato ai liguri appassionati di musica di qualità, ma anche ai turisti, che ogni anno scelgono la Val di Vara per i loro soggiorni estivi: dal Levante ligure, dal Tigullio, dalla Versilia e da Genova; ma non mancano i turisti provenienti da tutta Europa.

Carro è il paese di origine degli avi di Niccolò Paganini. La casa della famiglia Paganini, l’unica dimora paganiniana ancora esistente, si trova nel vicolo principale del paese e, acquistata dall’Amministrazione comunale, ospita un Centro di documentazione paganiniana che è stato inaugurato l’anno scorso, in occasione del Festival Paganiniano di Carro 2016.

Proprio nella Piazza della Chiesa di Carro si è tenuto ieri, sabato 15 luglio, il concerto che ha inaugurato il Festival Paganiniano di Carro 2017: si è trattato del Recital di Roman Kim (violino), che è salito sul palco insieme a Jure Gorucan (pianoforte). I due musicisti hanno proposto musiche di G. Tartini, N. Paganini, R. Kim.  Il Concerto di anteprima “Le città di Paganini” si era svolto Venerdì 2 giugno a Lucca, Basilica di San Giovanni con l’Orch.Filarmonica di Lucca, dir. Andrea Colombini, che aveva eseguito musiche di W.A.Mozart, M.Ravel, N.Paganini

Il Festival Paganiniano di Carro ha, come sempre, una connotazione fortemente interdisciplinare. Quest’anno ad accompagnare i concerti del Festival, il Campus Musicale del Conservatorio Giacomo Puccini di La Spezia, che si svolge dall’11 al 16 luglio a Carro, presso Casa Paganini. Il Campus, dedicato alla Musica d’Insieme, è rivolto ai giovani allievi del Conservatorio Puccini. A Brugnato (Auditorium), dall’ 11 al 13 luglio la sezione Canto è stata coordinata da Fulvia Bertoli; a Rocchetta Vara (Scuole), dal 18 al 21 luglio la sezione Fiati è affidata ai docenti Davide Maia, Alessio Bacci e Riccardo Lippi; a Brugnato (Auditorium, Museo Diocesano e Outlet), dal 17 al 19 luglio, la sezione Tastiere (Pianoforte, Clavicembalo) vedrà come docenti Vincenzo Audino (17-19/7), Gisella Gori, Fabrizio Giovannelli e Valentino Ermacora (20- 22/7).

Gli allievi del Campus si esibiranno nel corso del Festival Paganiniano: oggi domenica 16 luglio, ore 21, presso il Cortile del Museo Diocesano, accompagneranno Danilo Rossi (viola solista e direttore), prima viola del Teatro alla Scala, proponendo musiche del repertorio classico.

Giovedì 20 luglio gli allievi e i docenti del Campus musicale (sezione Archi) sono in concerto a Rocchetta Vara (località Suvero) nella chiesa di San Giovanni Battista). Venerdì 4 agosto, ore 21, gli allievi e i docenti del Campus (sezione Fiati) saranno a Rocchetta Vara (località Suvero), sempre nella chiesa di San Giovanni Battista. Domenica 6 agosto, ore 21, un concerto a Varese Ligure, in piazza Fieschi, degli allievi e dei docenti della sezione Fiati nell’ambito della Mostra antologica 1967-2017 di pittura e scultura di Paolo De Nevi. Omaggio alla Val di Vara, visitabile al Castello Fieschi nei mesi di agosto e settembre.

Tra gli eventi collaterali al Festival, lunedì 14 agosto, ore 18.30, a Carro (Casa Nasca), una conferenza a tema paganiniano dal titolo La pratica musicale nel Levante ligure ai tempi di Paganini, a cura del musicologo Dario De Cicco. Tra gli eventi collaterali anche la mostra antologica 1967-2017 di pittura e scultura di Paolo De Nevi Omaggio alla Val di Vara, visitabile a Varese Ligure, presso il Castello Fieschi, nei mesi di agosto e settembre, e le letture di Roberto Alinghieri, che accompagneranno il concerto di lunedì 17 luglio, ore 21, a Levanto (sagrato della chiesa di Sant’Andrea), del Quintetto Archi all’Opera, del Teatro Carlo Felice.

Legato al Festival Paganiniano di Carro c’è un nuovo progetto culturale, che verrà realizzato nel 2018 in occasione dell’anno dedicato dall’Unione Europea al Patrimonio Culturale, che si propone di portare la musica di Paganini in giro per l’Italia e nelle città paganiniane d’Europa. Si tratta dell’iniziativa European Paganini Route, che prevede l’organizzazione dei Paganini Days a Monaco di Baviera, Nizza, Varsavia, Vienna e Bruxelles, ma anche la promozione culturale turistica delle città italiane maggiormente legate a Paganini: Genova, La Spezia, Parma e Cremona attraverso la creazione di un portale multimediale e multilingue dedicato, la realizzazione del video promozionale I luoghi in Italia di Paganini e di quattro App Paganini racconta, legate alla promozione dei soggetti partners dell’iniziativa.

L’iniziativa, ideata e coordinata da Armes Progetti, è frutto di una collaborazione con il Comune di Genova, l’Associazione Amici Nicolò Paganini di Genova, la Società dei Concerti di La Spezia, la Società dei Concerti di Parma, il Museo del Violino di Cremona.

Foto: Il pres. IEA Achille Colombo Clerici

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Un grande Piano nazionale di protezione civile

“Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”, così Leo Longanesi scriveva dell’Italia e, mai come oggi, quella sua triste connotazione del nostro Paese risulta così appropriata.
Incendi boschivi dolosi ( perché non esistono in realtà fenomeni di autocombustione) che , secondo la stima di Legambiente “solo in questo primo scorcio di estate 2017, da metà giugno ad oggi, sono andati in fumo ben 26.024 ettari di superfici boschive, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016”; carenza idrica causata dalla siccità e dalla vetustà di una rete idrica che secondo le stime del Censis è soggetta a una perdita d’acqua di almeno il 32%; frequenti succedersi di disastrose alluvioni, frane e la drammatica realtà di un dissesto idrogeologico che è la condizione prevalente in vaste aree del nostro territorio nazionale.

Se a questi eventi, le cui cause sono ampiamente riconducibili alla responsabilità di noi cittadini, massime quelle di chi è titolare di funzioni politico istituzionali, aggiungiamo i frequenti terremoti che sconvolgono intere comunità locali, l’Italia mostra sempre più l’immagine di un Paese totalmente alla deriva.

Con un patrimonio edilizio storico e artistico culturale tra i più importanti nel mondo,  mai analizzato nella sua reale capacità di resilienza e strutture abitative accumulate nei secoli, comprese le ultime, poche, costruite secondo regole antisismiche solo di recente obbligatorietà normativa, siamo obbligati  a sviluppare un piano di interventi a medio lungo periodo per la preventiva sistemazione strutturale del nostro immenso e assai fragile patrimonio edilizio. Contro la furia sin qui imprevedibile dei terremoti poco o nulla possiamo fare, ma contro l’imprudenza e l’ignavia degli uomini, compresa quella dei responsabili istituzionali di scarsa visione strategica, abbiamo il dovere di reagire e assumerci tutti insieme le nostre responsabilità.

Ho avuto la fortuna di conoscere da vicino la realtà del sistema forestale italiano, avendo diretto per quindici anni l’Azienda regionale delle foreste della mia Regione, il Veneto, e, successivamente quella della protezione civile di una delle regioni leader, la Lombardia, nella quale ho svolto la funzione di direttore generale dell’assessorato regionale delle opere pubbliche, politiche per la casa e protezione civile.

Sul sistema forestale la mia lunga battaglia condotta con il compianto gen. Alfonso Alessandrini, capo del CFS da lui difeso strenuamente sino alla sua scomparsa, per superare l’assurda dicotomia esistente tra le vecchie competenze e funzioni del Corpo Forestale dello Stato e dell’Azienda di Stato per le foreste demaniali con quelle affidate dalla Costituzione alle Regioni, è miseramente finita con il semplice assorbimento del fu CFS nell’arma dei carabinieri, senza dare soluzione efficiente ed efficace alla frammentazione delle politiche regionali forestali prive di un reale coordinamento strategico.
Unica lodevole eccezione, il permanere di quel ancorché debole strumento di scambio di informazioni tecnico specialistiche rappresentato dall’ANARF (Associazione Nazionale delle Attività Regionali Forestali) che ebbi l’onore di avviare con l’amico scomparso Sergio Torsani, presidente dell’Azienda regionale delle foreste di Regione Lombardia.

Le esperienze da me maturate a contatto delle realtà forestale italiana e la diretta funzione di guida amministrativa della protezione civile in una realtà tra le più avanzate del Paese, mi hanno permesso di formulare a suo tempo un vero e proprio Piano per la difesa della montagna e della nostra sicurezza idraulica, che denominai PRO.MO.S. (Progetto Montagna Sicura). Un Piano che non si è mai potuto realizzare perché si sa “gli alberi non votano” e i tempi per la difesa del territorio sono troppo lunghi rispetto a quello di interesse dei politici dal corto respiro.

Gli obiettivi del progetto PRO.MO.S. erano quelli di definire linee strategiche per la sicurezza in montagna e di promuovere interventi coordinati nell’ambito di una pianificazione a scala di bacino idrografico.

Nel campo della protezione del territorio, in particolare dai rischi di tipo idrogeologico, tutte le iniziative dovrebbero essere orientate alla sostituzione dell’attuale approccio “reattivo”, basato prevalentemente sulla gestione dell’emergenza, con un approccio di tipo “proattivo”, basato sulla prevenzione, cioè sulla pianificazione e realizzazione di attività atte a ridurre il rischio di accadimento di eventi calamitosi e comunque di limitarne gli effetti dannosi. In questa ottica si possono identificare alcune specifiche tematiche di studio e di intervento:

  1. Monitoraggio di parametri idrologici e geologici

L’acquisizione di misure, anche in tempo reale, su parametri idrologici e geologici caratteristici dei fenomeni naturali che possono innescare situazioni di rischio rappresenta sicuramente una delle prime priorità. Una componente rilevante dell’incertezza nella valutazione del rischio, soprattutto di tipo idrologico e idrogeologico, deriva dalla mancanza di dati sufficienti sull’evoluzione nel tempo di elementi dinamici del territorio, quali versanti e corsi d’acqua. Attività di razionalizzazione, coordinamento e potenziamento delle attuali reti di misura (le diverse ARPA regionali, Consorzi, Centri di monitoraggio, ecc.) sarebbero quindi auspicabili, soprattutto in un’ottica di benefici di lungo periodo.

  1. Analisi e mappatura dei rischi naturali

L’organizzazione della conoscenza del territorio è il primo strumento operativo per l’analisi e quindi a prevenzione dei rischi naturali. Le iniziative in questa direzione là dove sono state avviate, dovrebbero essere potenziate e coordinate in un programma a lungo termine, in modo da perfezionare la mappatura del rischio di dissesto territoriale. Nell’analisi delle aree di rischio è particolarmente importante l’approfondimento delle possibili interazioni tra i diversi tipi di rischio, in una visione integrata delle problematiche legate sia alla erosione dei versanti e dell’assetto idrogeologico del reticolo idrografico.

  1. Definizione di piani di gestione delle emergenze in caso di disastri naturali

I piani di emergenza rappresentano strumenti nel contempo delicati ed indispensabili per una razionalizzazione  del soccorso qualora dovesse verificarsi una calamità. La normativa vigente in materia definisce quelli che sono gli obiettivi che attraverso questi piani bisogna raggiungere, ma manca una standardizzazione della loro stesura e dei contenuti che sono indispensabili per attivare la complessa macchina della Protezione Civile in situazioni di emergenza. Pertanto un approfondimento di queste tematiche, nonché la definizione di linee guida da seguire in tali Piani diviene un obiettivo prioritario in questo settore.

  1. Definizione di linee guida di intervento mirati alla riduzione dei rischi

La definizione di linee guida per la realizzazione di interventi di tipo proattivo per la riduzione dei rischi consente da un lato di controllarne l’efficacia operativa, dall’altra di orientare la loro pianificazione, inserendoli in un contesto razionale e omogeneo a scala di bacino idrografico. In condizioni di risorse limitate, risulta anche importante l’individuazione delle priorità d’intervento, in base sia alla probabilità di accadimento dei vari tipi di eventi disastrosi, sia alle loro conseguenze sul territorio.

Credo che, data l’urgenza della situazione italiana, sarebbe quanto mai opportuno riproporre quelle linee guida ed avviare un grande Piano di Servizio Civile nazionale da coordinare con e nelle diverse realtà regionali, orientato a progetti di riforestazione tanto più urgenti, dopo le sciagurate distruzioni boschive di quest’estate e tuttora in corso, e per la difesa idrogeologica nazionale non più rinviabile.

Con una disoccupazione giovanile che sfiora e in talune aree supera il 40%, questo Piano nazionale potrebbe rappresentare un’utile occasione per offrire alle nuove generazioni la possibilità di mettere in campo le diverse attitudini e/o di acquisirne di nuove, in un ambito, la difesa del territorio, di cui l’Italia ha assoluta necessità primaria.

Solo così potremo sfatare la diagnosi di Longanesi e far diventare finalmente l’Italia “un paese di manutenzioni e non solo di inaugurazioni”. Certo servirebbe una diversa classe dirigente dedita veramente al bene comune e non alla mera sopravvivenza autoreferenziale nei luoghi privilegiati del potere. Di questa, però, saranno i cittadini elettori a definirne a breve le future identità.

Ettore Bonalberti
Venezia, 23 Luglio 2017

Foto: Achille Colombo Clerici pres. IEA

 

 

 

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Festa dell’Unità di Milano
Visita di Matteo Renzi, Colombo Clerici invitato

 

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici ha partecipato alla visita del segretario del Pd Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di Milano.

Renzi, in precedenza, aveva presentato il suo libro “Avanti” al teatro Franco Parenti, intervistato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana.  Tra tanti riferimenti alle più o meno recenti vicende politiche e anche ad aspetti personali, uno dei capitoli più rilevanti è stato dedicato all’economia.

L’ex presidente del Consiglio, se dovesse tornare a Palazzo Chigi, ha promesso che condurrà una battaglia in Europa per consegnare al passato il Fiscal Compact, riportare il deficit entro i parametri del 3% nei prossimi 5 anni e investire le maggiori risorse liberate (in debito) per abbassare le tasse.

Foto:
Matteo Renzi e Achille Colombo Clerici

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Dibattito alla Festa dell’Unità di Milano con Giorgio Gori

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici è stato invitato a partecipare al dibattito che ha visto protagonista il sindaco di Bergamo e possibile candidato alla presidenza della Regione Lombardia per il centrosinistra Giorgio Gori.

Nel corso del dibattito Gori ha ribadito che “la condizione è che ci sia un sostegno molto ampio, costruendo la più grande alleanza possibile con Campo progressista e altre forze di sinistra”. “Se ci sarà questo fronte – ha proseguito rispondendo al direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa, e indicando i militanti in platea – la mia disponibilità è confermata. Però saranno loro a decidere se vado bene”.

Il sindaco di Milano Beppe Sala, che ha incontrato il potenziale candidato e il vertice del Pd milanese prima del dibattito, in tema di primarie ha dichiarato: “Se andassimo a votare presto, credo non sarebbe necessario. Se, come pare, si andrà a votare in primavera, probabilmente le primarie andranno fatte”.

Foto:
Giorgio Gori, Achille Colombo Clerici, Ada Lucia De Cesaris

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Il Rapporto 2017 della Banca d’Italia sull’economia della Lombardia

SI CONFERMA UNA CRESCITA MODERATA
MA SI ALLARGA IL GAP CON ALTRE REGIONI EUROPEE

La sede di Milano della Banca d’Italia ha presentato in Assolombarda il Rapporto 2017 sull’ economia della Lombardia. Folta la presenza degli operatori economici tra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

Nel 2016 l’economia della Lombardia ha proseguito nel percorso di moderata crescita già avviato nel biennio precedente. Il PIL della regione sarebbe aumentato dell’1,1 per cento secondo le stime di Prometeia. L’attività ha continuato a espandersi nell’industria e nei servizi, sostenuta dall’incremento delle esportazioni e dei consumi delle famiglie. Il miglioramento del mercato del lavoro e l’aumento dei redditi hanno favorito i consumi. Il calo del prodotto durante le due recessioni che si sono succedute tra il 2008 e il 2013 è stato però intenso e la ripresa, ancora debole, non ha permesso di recuperare i livelli pre-crisi. Negli ultimi quindici anni la Lombardia ha perso posizioni rispetto alle regioni europee ad essa simili per grado di sviluppo e struttura produttiva, in termini di reddito pro capite e di capacità innovativa delle imprese.

Le indicazioni per l’anno in corso sono favorevoli.

Il miglioramento dell’attività si è intensificato nel primo trimestre e, nei programmi delle imprese, l’accumulazione di capitale dovrebbe consolidarsi, grazie anche alle agevolazioni fiscali previste per gli investimenti nelle nuove tecnologie digitali. Le condizioni di accesso al credito, generalmente distese, sosterrebbero il recupero dell’attività e degli investimenti.

LE IMPRESE
L’espansione nella manifattura è proseguita nel 2016, in un contesto di incremento degli ordini, interni ed esteri. Il fatturato è aumentato in modo più accentuato per le imprese esportatrici e per quelle che negli ultimi anni hanno investito di più, intensificando anche l’attività di ricerca e sviluppo. Circa la metà delle imprese ha investito nelle nuove tecnologie digitali e la frequenza potrebbe aumentare in considerazione dei piani di accumulazione per il 2017. Nelle costruzioni il valore della produzione è ancora sceso nel comparto delle opere pubbliche, ma è rimasto stabile nell’edilizia privata, che è stata favorita dal consolidarsi del miglioramento nel mercato immobiliare. Nei servizi l’attività è cresciuta, sebbene a tassi inferiori a quelli del 2015. La domanda estera ha fornito un contributo positivo alla crescita. Nell’ultimo decennio, tuttavia, le esportazioni di beni sono aumentate meno della domanda potenziale, stimata considerando i paesi di destinazione delle merci. Il differenziale, particolarmente ampio nel 2009, si è ridotto negli anni successivi alla crisi grazie all’andamento sui mercati esterni all’area dell’euro. La redditività operativa è migliorata e, unitamente agli interventi di ricapitalizzazione, ha consentito alle imprese di raggiungere profili di maggiore solidità patrimoniale. La dinamica dei prestiti è tornata positiva, sebbene con andamenti ancora ampiamente eterogenei: sono aumentati i prestiti erogati alle imprese della manifattura e dei servizi, a quelle medio-grandi e alle aziende considerate finanziariamente più solide. Tra i finanziamenti non bancari, le risorse investite in regione da operatori di private equity hanno registrato una forte espansione.

CRESCITA, PRODUTTIVITA’ E INNOVAZIONE NEL CONFRONTO EUROPEO
Tra il 2001 e il 2016 il PIL della Lombardia è cresciuto a un tasso in media superiore a quello italiano, ma inferiore a quello di un gruppo di regioni europee che all’inizio degli anni Duemila risultavano a essa omogenee per PIL pro capite, tasso di occupazione e struttura produttiva. Il divario di crescita negativo rispetto a quello delle regioni europee ad essa comparabili è riconducibile in larga misura a un andamento meno favorevole in regione della produttività, misurata come PIL per addetto o PIL per ora lavorata. Rispetto alle aree di confronto, la Lombardia ha continuato a occupare più addetti in attività a più basso contenuto tecnologico, pur registrando incrementi nell’occupazione nei comparti manifatturieri a medio-alta tecnologia. Il ritardo nella spesa e negli addetti in R&S e nell’attività brevettuale si è ampliato, mentre il vantaggio nella registrazione di marchi e invenzioni di design è rimasto pressoché invariato. La regione si è caratterizzata anche per la minore presenza di laureati e per una più elevata quota di giovani non inseriti nel mondo del lavoro, né coinvolti in percorsi di studio o formazione; sono stati invece colmati i ritardi tecnologici nelle infrastrutture di connessione alla banda larga.

LE FAMIGLIE
Nel 2016 la crescita della produzione, pur moderata, ha consolidato il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Il numero degli addetti ha superato il livello pre-crisi e le ore lavorate sono aumentate più del numero degli occupati. Il ricorso agli ammortizzatori sociali e il tasso di disoccupazione, incluso quello di lunga durata, sono diminuiti. Circa la metà dei lavoratori dipendenti che avevano perso il lavoro tra il 2009 e il 2012 lo ha ritrovato in regione entro tre anni, anche se all’aumentare del tempo passato dalla perdita del precedente lavoro aumentano le difficoltà nel trovare un nuovo impiego, specie se a tempo indeterminato; cresce anche l’eventualità che siano accettate mansioni meno qualificate e un salario d’ingresso più basso.
Nel 2016 è migliorata la percezione delle famiglie circa la propria situazione economica. I redditi e i consumi sono aumentati per il terzo anno consecutivo. La distribuzione del reddito nella regione è rimasta leggermente meno sperequata rispetto alla media nazionale, grazie alla minor presenza di persone appartenenti alle fasce più disagiate della popolazione. Le erogazioni di nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni sono cresciute in un contesto di condizioni distese di accesso ai finanziamenti, che hanno anche favorito operazioni di rinegoziazione dei prestiti in essere. La domanda di credito al consumo si è rafforzata, sospinta dall’aumento degli acquisti di beni durevoli. Sotto il profilo del risparmio finanziario, in presenza di tassi di interesse storicamente molto bassi, le famiglie si sono indirizzate verso forme d’investimento prontamente liquidabili, come i depositi in conto corrente, e verso i fondi comuni di investimento.

IL MERCATO DEL CREDITO
Le banche hanno proseguito il processo di ristrutturazione volto a recuperare efficienza, con il ridimensionamento della presenza sul territorio, la riduzione del personale e il maggior ricorso ai canali digitali.
La riorganizzazione ha coinvolto soprattutto gli intermediari di maggiori dimensioni, interessati da operazioni di fusione e acquisizione, la cui quota di mercato si è ridotta a favore delle altre banche. Il sistema sconta però l’eredità della lunga crisi, con un peso ancora elevato delle insolvenze, sebbene il flusso di nuove posizioni con difficoltà di rimborso si sia fortemente ridimensionato.
Negli anni più recenti si è registrata una ripresa nell’attività di dismissione dei crediti deteriorati presenti nei bilanci bancari.

LA FINANZA PUBBLICA
Nel triennio 2013-15 si è ancora lievemente ridotta la spesa corrente delle Amministrazioni locali lombarde ed è proseguito il calo degli investimenti, che si sarebbe però interrotto nel 2016.
I tagli ai trasferimenti erariali hanno inciso sulla diminuzione delle entrate correnti degli enti territoriali e sono stati solo in parte compensati dalla crescita dei tributi propri.
Nel 2016 il prelievo fiscale locale si è ampiamente ridotto, principalmente per effetto della diminuzione nei tributi connessi con l’abitazione principale. È proseguita la riduzione del debito delle Amministrazioni locali della Lombardia, la cui incidenza sul PIL rimane inferiore alla media italiana.

Carlo Bonomi, Presidente di Assolombarda, ha aperto i lavori.

Il Rapporto è stato illustrato da  Giuseppe Sopranzetti, Direttore della Sede di Milano della Banca d’Italia; Paola Rossi, Banca d’Italia Sede di Milano, Divisione Analisi e ricerca economica territoriale; Massimiliano Rigon, Banca d’Italia Sede di Milano, Divisione Analisi e ricerca economica territoriale. Su “Le tendenze del sistema produttivo e finanziario in Lombardia e in Italia”
sono intervenuti  Renato Carli,  Presidente del Comitato Tecnico Credito e Finanza di Assolombarda;  Andrea Sironi, Professore di Economia degli Intermediari Finanziari dell’Università Bocconi e Presidente di Borsa Italiana.

I lavori sono stati conclusi da L. Federico Signorini, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia.

Foto d’archivio: da sin. Roberto Mazzotta, Achille Colombo Clerici, Giuseppe Sopranzetti

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Milano 6 luglio 2017

MILANO HA CELEBRATO LA FESTA DELL’ INDIPENDENZA USA
Il commiato da Milano del Console Generale amb. Philip T. Reeker
Achille Colombo Clerici ha rappresentato Assoedilizia e Istituto Europa Asia

Come è consuetudine, da qualche anno la Festa Nazionale degli Stati Uniti d’America si svolge al Castello Sforzesco di Milano, nel Cortile della Rocchetta.

Quest’anno si celebrava il 241° Anniversario  del Giorno dell’ Indipendenza americana.

Invitati dal Console Generale Ambasciatore Philip T. Reeker  e dalla consorte Signora Solveig Johnson Reeker moltissimi membri della numerosa comunità statunitense di stanza a nella nostra città, i rappresentanti della Milano delle istituzioni pubbliche e private, dell’ imprenditoria, della cultura, della politica dell’economia,  tra i quali il Presidente di Assoedilizia e dell’ Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, i rappresentanti del Corpo Consolare della Lombardia, nonché numerosi Consoli che risiedono nella nostra città, ed esponenti delle comunità ebraica ed islamica.

Brindisi di auguri, taglio della torta con il prefetto Luciana Lamorgese, il vicepresidente della Regione Lombardia Fabrizio Sala e la vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo, e l’esibizione del soprano Madelyn Renée con la Fanfara del Comando della Prima Regione Aerea di Milano. Simbolicamente,  l’amicizia, anche culturale, che lega l’Italia e gli Stati Uniti.

Il Console Generale, Amb. Philip T. Reeker, in procinto di accomiatarsi da Milano per trasferirsi in una sede europea dove assumerà un alto incarico internazionale, il Comando delle Forze USA in Europa a Stoccarda, ha fatto gli onori di casa pronunciando una prolusione di saluto ai presenti ed a tutta la cittadinanza, citando il Gettysburg Adress di Abramo Lincoln e ricordando il 70^ anniversario del piano Marshall che dimostra come obiettivi condivisi permettano di vincere ogni sfida.
Eseguiti gli Inni statunitense, italiano e quello del Corpo dei Marines.

Foto:

– ‎Il Console Generale USA Ambasciatore Philip T. Reeker, la consorte Signora Solveig Johnson Reeker con Achille e Giovanna Colombo Clerici

– Il Console generale di Germania Signora Jutta Wolke, con Giovanna e Achille Colombo Clerici

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Il Comandante della 1a Regione Aerea e del Presidio Militare di Milano Generale di Squadra Aerea Settimo Caputo lascia, per usuale avvicendamento, l’incarico che deteneva dal 2 ottobre 2015. Gli succede il Generale di Divisione Aerea Silvano Frigerio.

La cerimonia, alla quale è stato invitato il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, ha avuto luogo giovedì mattina 6 luglio 2017 all’Aeroporto Militare di Linate – Milano. In programma interventi del Comandante uscente, del Comandante subentrante; alla presenza delle massime Autorità istituzionali nazionali e regionali, civili e militari.

Il Comando della 1ª Regione Aerea è uno degli Alti Comandi dell’Aeronautica Militare, ed è responsabile, per mezzo degli organismi a esso subordinati, della difesa aerea e della gestione amministrativa e logistica della Forza Armata per l’Italia settentrionale.

“Il Gen. Caputo – lo ha salutato Colombo Clerici – è riuscito in breve tempo a rafforzare la già amichevole collaborazione della 1a Regione Aerea con Milano, i suoi esponenti, i suoi cittadini, condividendone valori, idee, azioni. Al Gen. Frigerio il caldo augurio di proseguire sul cammino così ben tracciato.”

Il Generale Silvano Frigerio è nato a Lecco il 3 novembre 1963, ha frequentato l’Accademia Aeronautica (dal 1982 al 1986) con il Corso “Borea IV” ottenendo il brevetto di pilota militare. Inoltre ha conseguito la laurea in Scienze aeronautiche presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, il master in Studi militari strategici internazionali presso la   L.U.I.S.S. di Roma, il master in International military strategy studies presso l’Air University di Maxwell AB (U.S.A.) e nel 2005 si è laureato in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Trieste. Ha all’attivo oltre 2800 ore di volo su 10 differenti velivoli (di cui più di 2300 su velivoli da combattimento F104 e Tornado IDS), maturando una considerevole esperienza operativa sia in contesti nazionali che internazionali. Nel 2012 ha assunto l’incarico di Vice Capo del 3° Reparto-Politica Militare e Pianificazione dello Stato Maggiore Difesa. Inizialmente responsabile della Politica delle Alleanze e della Direzione Strategica delle Operazioni, è stato responsabile della Pianificazione Generale dello Strumento Militare nazionale; inoltre, ha rappresentato il Capo di Stato Maggiore della Difesa presso il NATO High Level Group.

Achille Colombo Clerici saluta il gen. Silvano Frigerio

Foto d’archivio:
da destra: Antonella Ranaldi, Silvano Frigerio, Gustavo Cioppa, Achille Colombo Clerici

 

 

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Codice di Camaldoli dal 1943 al 2017

Nella sala Landino del Monastero di Camaldoli, nel 1943 gli intellettuali laici e cattolici prepararono un manifesto di valori etici e di politica sociale ed economica (codice di Camaldoli) che affidarono ad Alcide De Gasperi, il quale lo realizzò, per la ricostruzione dell’Italia, attraverso l’azione condotta nel partito della Democrazia Cristiana.

Nella stessa sala il 17 e 18 giugno 2017, un gruppo di laici cattolici, convenuti da tutt’ Italia, dalla Sicilia al Veneto, da Milano e da Roma, appartenenti a movimenti, associazioni e piccoli partiti, che si rifanno alla Dottrina sociale della Chiesa verso un nuovo umanesimo, si è riunito a convegno per mettere a disposizione l’esperienza maturata, le conquiste e gli errori, un rinnovato coinvolgimento di giovani generazioni, al fine di esprimere un impegno morale e civile nella politica, in funzione della propria appartenenza, dei valori condivisi e degli ideali propugnati.

Osservato come il compito dei cristiani che vogliano fare politica non sia solo quello di testimoniare i valori in cui credono , militando nei diversi partiti, quanto soprattutto quello di elaborare e realizzare una linea di pensiero politico cristiano, cioè di fare una politica cristianamente ispirata; si è rilevato come nel nostro Paese manchi un pensiero politico cristiano diffuso e condiviso, manchi una visione storica, nel confronto con il laicismo, di dove stiamo andando e per quali cause e ragioni, manchino scuole di formazione a questo impegno, manchino dei leaders, soprattutto in campo giovanile, manchi insomma un corpo politico cristiano.

Fra le cause della crisi in Italia della posizione dei cristiani in politica possiamo annoverare, in breve sintesi, l’affievolimento della percezione dei valori cristiani da propugnare, ed il conseguente vuoto di valori ideali politici da realizzare. In questo vuoto trovano spazio le posizioni populistiche e le ideologie laicistiche.

Ma, al fondo, c’è bisogno di una seria riflessione sul laicismo in Italia e soprattutto nel confronto con l’Europa, di un percorso strutturato di formazione alla politica dei cattolici, e di una mobilitazione giovanile in grado di costituire corpo e classe dirigente politici.

Sono previsti a breve nuovi incontri nazionali operativi.

Foto:
Achille Colombo Clerici pres. IEA