Le centinaia di migliaia di cinesi – si stima che tra 2-3 anni saranno un milione – che quest’anno affollano le Cinqueterre liguri sono la cartina di tornasole della ripresa del turismo in Italia. Un’indagine previsionale su un campione di oltre 2 mila imprese del settore ricettivo prevede infatti per l’estate 2017  84,5 milioni di presenze nelle località di mare del nostro Paese, con una crescita di 1,9 milioni (+2,3%) sulla stagione 2016, l’aumento più sostenuto degli ultimi dieci anni; con le presenze di turisti stranieri che si avviano a superare quota 29 milioni, oltre 1 milione in più rispetto allo scorso anno, che ha fatto registrare una spesa di oltre 33 miliardi di euro (più 2.3% rispetto al 2015).

Giova ricordare che negli anni più tristi della recessione, quando gli italiani erano costretti a limitare spostamenti e spese, i turisti d’Oltralpe e d’Oltremare hanno sempre fatto registrare un aumento di presenze e di contributo ai nostri conti in affanno.

Spicca ancora una volta la posizione leader della Lombardia che da sola, sempre nel 2016, con quasi 6 miliardi e mezzo, ha coperto il 18% della spesa turistica estera, in aumento del 7,4% rispetto al 2015 – che pure è stato l’anno dell’Expo –  seguita dal Lazio con 5,7 miliardi, in forte decremento rispetto all’anno precedente (-9,9%); dal Veneto con 5,5 miliardi di euro (+5,6%); dalla Toscana con 4,5 miliardi (+10,3%). Il Sud e le Isole insieme sono arrivate a circa 4,9 miliardi (in calo del 3,1% rispetto al 2015).

E, continuando a citare le cifre, aride fin che si vuole ma eloquenti, va ricordato che   il contributo diretto del turismo al prodotto interno lordo dell’Italia è ammontato nel 2016 a 104 miliardi di euro (a cui si aggiungono 62 miliardi di indotto), complessivamente quasi l’11% del Pil, in aumento sul 2015. Le stime per il 2017 indicano un ulteriore incremento del 2,6% per i contributi diretti e del 2,7% per quelli totali.

Quello del turismo è l’unico settore che può progredire anche in tempi in cui crolla la produttività, perché il suo sviluppo non è in alcun modo legato ai limiti di capacità di assorbimento da parte del mercato, come avviene per i beni durevoli e di consumo. Sicché esso sta dimostrando di rappresentare, in ogni congiuntura economica, una fondamentale via di uscita per controbilanciare la stasi di altri settori.

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La 16a edizione dal 15 Luglio al 14 Agosto 2017
FESTIVAL PAGANINIANO di CARRO (LA SPEZIA)
Concerti, campus musicale e il progetto European Paganini Route

Festeggia la sua sedicesima edizione il Festival Paganiniano di Carro, in programma dal 15 luglio al 14 agosto 2017. La manifestazione, ideata e coordinata dalla Società dei Concerti di La Spezia, è realizzata in collaborazione con il Comune di Carro e gli altri Comuni aderenti. Il Festival ha il patrocinio della Regione Liguria, si avvale del sostegno del MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del contributo di Isagro Spa, main sponsor dell’iniziativa, oltre che del sostegno, come di consueto, dell’associazione Amici del Festival Paganiniano di Carro, presieduta da Monica Amari Staglieno.

Il Festival è dedicato al virtuosismo musicale, con una particolare attenzione alla scelta di gruppi e solisti internazionali che si ispirano a Niccolò Paganini. La manifestazione si fregia dell’etichetta Effe 2015-2016 (Europe for Festivals, Festivals for Europe): si tratta di un riconoscimento attribuito a 761 festival in 31 differenti Paesi europei, che prevede l’inserimento di tali iniziative nell’apposita piattaforma internazionale dedicata a professionisti e semplici appassionati, per rimanere aggiornati sui festival in programma in tutta Europa.

Carro, Brugnato, Levanto, Rocchetta Vara, Arcola, Framura, Bonassola, Sesta Godano, Varese Ligure, Beverino, Vernazza, Santo Stefano di Magra: queste le località dell’Alta e Media Val di Vara, ma anche della riviera ligure, che ospiteranno i concerti del Festival. Il ricco calendario di appuntamenti è dedicato ai liguri appassionati di musica di qualità, ma anche ai turisti, che ogni anno scelgono la Val di Vara per i loro soggiorni estivi: dal Levante ligure, dal Tigullio, dalla Versilia e da Genova; ma non mancano i turisti provenienti da tutta Europa.

Carro è il paese di origine degli avi di Niccolò Paganini. La casa della famiglia Paganini, l’unica dimora paganiniana ancora esistente, si trova nel vicolo principale del paese e, acquistata dall’Amministrazione comunale, ospita un Centro di documentazione paganiniana che è stato inaugurato l’anno scorso, in occasione del Festival Paganiniano di Carro 2016.

Proprio nella Piazza della Chiesa di Carro si è tenuto ieri, sabato 15 luglio, il concerto che ha inaugurato il Festival Paganiniano di Carro 2017: si è trattato del Recital di Roman Kim (violino), che è salito sul palco insieme a Jure Gorucan (pianoforte). I due musicisti hanno proposto musiche di G. Tartini, N. Paganini, R. Kim.  Il Concerto di anteprima “Le città di Paganini” si era svolto Venerdì 2 giugno a Lucca, Basilica di San Giovanni con l’Orch.Filarmonica di Lucca, dir. Andrea Colombini, che aveva eseguito musiche di W.A.Mozart, M.Ravel, N.Paganini

Il Festival Paganiniano di Carro ha, come sempre, una connotazione fortemente interdisciplinare. Quest’anno ad accompagnare i concerti del Festival, il Campus Musicale del Conservatorio Giacomo Puccini di La Spezia, che si svolge dall’11 al 16 luglio a Carro, presso Casa Paganini. Il Campus, dedicato alla Musica d’Insieme, è rivolto ai giovani allievi del Conservatorio Puccini. A Brugnato (Auditorium), dall’ 11 al 13 luglio la sezione Canto è stata coordinata da Fulvia Bertoli; a Rocchetta Vara (Scuole), dal 18 al 21 luglio la sezione Fiati è affidata ai docenti Davide Maia, Alessio Bacci e Riccardo Lippi; a Brugnato (Auditorium, Museo Diocesano e Outlet), dal 17 al 19 luglio, la sezione Tastiere (Pianoforte, Clavicembalo) vedrà come docenti Vincenzo Audino (17-19/7), Gisella Gori, Fabrizio Giovannelli e Valentino Ermacora (20- 22/7).

Gli allievi del Campus si esibiranno nel corso del Festival Paganiniano: oggi domenica 16 luglio, ore 21, presso il Cortile del Museo Diocesano, accompagneranno Danilo Rossi (viola solista e direttore), prima viola del Teatro alla Scala, proponendo musiche del repertorio classico.

Giovedì 20 luglio gli allievi e i docenti del Campus musicale (sezione Archi) sono in concerto a Rocchetta Vara (località Suvero) nella chiesa di San Giovanni Battista). Venerdì 4 agosto, ore 21, gli allievi e i docenti del Campus (sezione Fiati) saranno a Rocchetta Vara (località Suvero), sempre nella chiesa di San Giovanni Battista. Domenica 6 agosto, ore 21, un concerto a Varese Ligure, in piazza Fieschi, degli allievi e dei docenti della sezione Fiati nell’ambito della Mostra antologica 1967-2017 di pittura e scultura di Paolo De Nevi. Omaggio alla Val di Vara, visitabile al Castello Fieschi nei mesi di agosto e settembre.

Tra gli eventi collaterali al Festival, lunedì 14 agosto, ore 18.30, a Carro (Casa Nasca), una conferenza a tema paganiniano dal titolo La pratica musicale nel Levante ligure ai tempi di Paganini, a cura del musicologo Dario De Cicco. Tra gli eventi collaterali anche la mostra antologica 1967-2017 di pittura e scultura di Paolo De Nevi Omaggio alla Val di Vara, visitabile a Varese Ligure, presso il Castello Fieschi, nei mesi di agosto e settembre, e le letture di Roberto Alinghieri, che accompagneranno il concerto di lunedì 17 luglio, ore 21, a Levanto (sagrato della chiesa di Sant’Andrea), del Quintetto Archi all’Opera, del Teatro Carlo Felice.

Legato al Festival Paganiniano di Carro c’è un nuovo progetto culturale, che verrà realizzato nel 2018 in occasione dell’anno dedicato dall’Unione Europea al Patrimonio Culturale, che si propone di portare la musica di Paganini in giro per l’Italia e nelle città paganiniane d’Europa. Si tratta dell’iniziativa European Paganini Route, che prevede l’organizzazione dei Paganini Days a Monaco di Baviera, Nizza, Varsavia, Vienna e Bruxelles, ma anche la promozione culturale turistica delle città italiane maggiormente legate a Paganini: Genova, La Spezia, Parma e Cremona attraverso la creazione di un portale multimediale e multilingue dedicato, la realizzazione del video promozionale I luoghi in Italia di Paganini e di quattro App Paganini racconta, legate alla promozione dei soggetti partners dell’iniziativa.

L’iniziativa, ideata e coordinata da Armes Progetti, è frutto di una collaborazione con il Comune di Genova, l’Associazione Amici Nicolò Paganini di Genova, la Società dei Concerti di La Spezia, la Società dei Concerti di Parma, il Museo del Violino di Cremona.

Foto: Il pres. IEA Achille Colombo Clerici

Rigenerazione e riuso urbano: due temi che vedono al centro il condominio ma che, dal punto di vista della penetrazione culturale, faticano a farsi strada. Ogni amministratore condominiale che abbia a cuore la professione sa che la valorizzazione dello stabile passa dalla manutenzione innovativa e dalle soluzioni, anche radicali, per renderlo adeguato alle nuove necessità della qualità abitativa e del risparmio energetico. Ma pochi condòmini, invece, si rendono conto che gli investimenti sul corpo dell’edificio (e non solo sulla propria unità immobiliare) sono indispensabili.

Per questo è nato lo Smart City Forum, il cui primo nucleo promotore è stato annunciato pochi giorni fa dal presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, nel corso dell’assemblea annuale. L’attività di studio è affidata a un Team di ricerca Iefe-Università Bocconi coordinato dai professori Giuseppe Franco Ferrari ed Edoardo Croci. L’osservatorio, spiega Colombo Clerici, nasce nell’ottica “Di un auspicato futuro prossimo venturo di rigenerazione urbana; per approdare alla smart city, attraverso la riqualificazione urbano-edilizia (riuso/sostituzione) nonché la realizzazione della prestazionalità delle strutture e della biodiversità del tessuto urbano”.

Foto: da sin. Giuseppe Franco Ferrari, Gustavo Cioppa, Achille Colombo Clerici

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Un grande Piano nazionale di protezione civile

“Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”, così Leo Longanesi scriveva dell’Italia e, mai come oggi, quella sua triste connotazione del nostro Paese risulta così appropriata.
Incendi boschivi dolosi ( perché non esistono in realtà fenomeni di autocombustione) che , secondo la stima di Legambiente “solo in questo primo scorcio di estate 2017, da metà giugno ad oggi, sono andati in fumo ben 26.024 ettari di superfici boschive, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016”; carenza idrica causata dalla siccità e dalla vetustà di una rete idrica che secondo le stime del Censis è soggetta a una perdita d’acqua di almeno il 32%; frequenti succedersi di disastrose alluvioni, frane e la drammatica realtà di un dissesto idrogeologico che è la condizione prevalente in vaste aree del nostro territorio nazionale.

Se a questi eventi, le cui cause sono ampiamente riconducibili alla responsabilità di noi cittadini, massime quelle di chi è titolare di funzioni politico istituzionali, aggiungiamo i frequenti terremoti che sconvolgono intere comunità locali, l’Italia mostra sempre più l’immagine di un Paese totalmente alla deriva.

Con un patrimonio edilizio storico e artistico culturale tra i più importanti nel mondo,  mai analizzato nella sua reale capacità di resilienza e strutture abitative accumulate nei secoli, comprese le ultime, poche, costruite secondo regole antisismiche solo di recente obbligatorietà normativa, siamo obbligati  a sviluppare un piano di interventi a medio lungo periodo per la preventiva sistemazione strutturale del nostro immenso e assai fragile patrimonio edilizio. Contro la furia sin qui imprevedibile dei terremoti poco o nulla possiamo fare, ma contro l’imprudenza e l’ignavia degli uomini, compresa quella dei responsabili istituzionali di scarsa visione strategica, abbiamo il dovere di reagire e assumerci tutti insieme le nostre responsabilità.

Ho avuto la fortuna di conoscere da vicino la realtà del sistema forestale italiano, avendo diretto per quindici anni l’Azienda regionale delle foreste della mia Regione, il Veneto, e, successivamente quella della protezione civile di una delle regioni leader, la Lombardia, nella quale ho svolto la funzione di direttore generale dell’assessorato regionale delle opere pubbliche, politiche per la casa e protezione civile.

Sul sistema forestale la mia lunga battaglia condotta con il compianto gen. Alfonso Alessandrini, capo del CFS da lui difeso strenuamente sino alla sua scomparsa, per superare l’assurda dicotomia esistente tra le vecchie competenze e funzioni del Corpo Forestale dello Stato e dell’Azienda di Stato per le foreste demaniali con quelle affidate dalla Costituzione alle Regioni, è miseramente finita con il semplice assorbimento del fu CFS nell’arma dei carabinieri, senza dare soluzione efficiente ed efficace alla frammentazione delle politiche regionali forestali prive di un reale coordinamento strategico.
Unica lodevole eccezione, il permanere di quel ancorché debole strumento di scambio di informazioni tecnico specialistiche rappresentato dall’ANARF (Associazione Nazionale delle Attività Regionali Forestali) che ebbi l’onore di avviare con l’amico scomparso Sergio Torsani, presidente dell’Azienda regionale delle foreste di Regione Lombardia.

Le esperienze da me maturate a contatto delle realtà forestale italiana e la diretta funzione di guida amministrativa della protezione civile in una realtà tra le più avanzate del Paese, mi hanno permesso di formulare a suo tempo un vero e proprio Piano per la difesa della montagna e della nostra sicurezza idraulica, che denominai PRO.MO.S. (Progetto Montagna Sicura). Un Piano che non si è mai potuto realizzare perché si sa “gli alberi non votano” e i tempi per la difesa del territorio sono troppo lunghi rispetto a quello di interesse dei politici dal corto respiro.

Gli obiettivi del progetto PRO.MO.S. erano quelli di definire linee strategiche per la sicurezza in montagna e di promuovere interventi coordinati nell’ambito di una pianificazione a scala di bacino idrografico.

Nel campo della protezione del territorio, in particolare dai rischi di tipo idrogeologico, tutte le iniziative dovrebbero essere orientate alla sostituzione dell’attuale approccio “reattivo”, basato prevalentemente sulla gestione dell’emergenza, con un approccio di tipo “proattivo”, basato sulla prevenzione, cioè sulla pianificazione e realizzazione di attività atte a ridurre il rischio di accadimento di eventi calamitosi e comunque di limitarne gli effetti dannosi. In questa ottica si possono identificare alcune specifiche tematiche di studio e di intervento:

  1. Monitoraggio di parametri idrologici e geologici

L’acquisizione di misure, anche in tempo reale, su parametri idrologici e geologici caratteristici dei fenomeni naturali che possono innescare situazioni di rischio rappresenta sicuramente una delle prime priorità. Una componente rilevante dell’incertezza nella valutazione del rischio, soprattutto di tipo idrologico e idrogeologico, deriva dalla mancanza di dati sufficienti sull’evoluzione nel tempo di elementi dinamici del territorio, quali versanti e corsi d’acqua. Attività di razionalizzazione, coordinamento e potenziamento delle attuali reti di misura (le diverse ARPA regionali, Consorzi, Centri di monitoraggio, ecc.) sarebbero quindi auspicabili, soprattutto in un’ottica di benefici di lungo periodo.

  1. Analisi e mappatura dei rischi naturali

L’organizzazione della conoscenza del territorio è il primo strumento operativo per l’analisi e quindi a prevenzione dei rischi naturali. Le iniziative in questa direzione là dove sono state avviate, dovrebbero essere potenziate e coordinate in un programma a lungo termine, in modo da perfezionare la mappatura del rischio di dissesto territoriale. Nell’analisi delle aree di rischio è particolarmente importante l’approfondimento delle possibili interazioni tra i diversi tipi di rischio, in una visione integrata delle problematiche legate sia alla erosione dei versanti e dell’assetto idrogeologico del reticolo idrografico.

  1. Definizione di piani di gestione delle emergenze in caso di disastri naturali

I piani di emergenza rappresentano strumenti nel contempo delicati ed indispensabili per una razionalizzazione  del soccorso qualora dovesse verificarsi una calamità. La normativa vigente in materia definisce quelli che sono gli obiettivi che attraverso questi piani bisogna raggiungere, ma manca una standardizzazione della loro stesura e dei contenuti che sono indispensabili per attivare la complessa macchina della Protezione Civile in situazioni di emergenza. Pertanto un approfondimento di queste tematiche, nonché la definizione di linee guida da seguire in tali Piani diviene un obiettivo prioritario in questo settore.

  1. Definizione di linee guida di intervento mirati alla riduzione dei rischi

La definizione di linee guida per la realizzazione di interventi di tipo proattivo per la riduzione dei rischi consente da un lato di controllarne l’efficacia operativa, dall’altra di orientare la loro pianificazione, inserendoli in un contesto razionale e omogeneo a scala di bacino idrografico. In condizioni di risorse limitate, risulta anche importante l’individuazione delle priorità d’intervento, in base sia alla probabilità di accadimento dei vari tipi di eventi disastrosi, sia alle loro conseguenze sul territorio.

Credo che, data l’urgenza della situazione italiana, sarebbe quanto mai opportuno riproporre quelle linee guida ed avviare un grande Piano di Servizio Civile nazionale da coordinare con e nelle diverse realtà regionali, orientato a progetti di riforestazione tanto più urgenti, dopo le sciagurate distruzioni boschive di quest’estate e tuttora in corso, e per la difesa idrogeologica nazionale non più rinviabile.

Con una disoccupazione giovanile che sfiora e in talune aree supera il 40%, questo Piano nazionale potrebbe rappresentare un’utile occasione per offrire alle nuove generazioni la possibilità di mettere in campo le diverse attitudini e/o di acquisirne di nuove, in un ambito, la difesa del territorio, di cui l’Italia ha assoluta necessità primaria.

Solo così potremo sfatare la diagnosi di Longanesi e far diventare finalmente l’Italia “un paese di manutenzioni e non solo di inaugurazioni”. Certo servirebbe una diversa classe dirigente dedita veramente al bene comune e non alla mera sopravvivenza autoreferenziale nei luoghi privilegiati del potere. Di questa, però, saranno i cittadini elettori a definirne a breve le future identità.

Ettore Bonalberti
Venezia, 23 Luglio 2017

Foto: Achille Colombo Clerici pres. IEA

 

 

 

Oggi più della metà delle popolazione del mondo vive nelle città, nel 2050 sarà il 75%. Perché la città diventa sempre più attrattiva per sviluppo economico, possibilità di lavoro, scambio culturale, assistenza sanitaria, opportunità. Realtà che fanno aggio sull’altra faccia della medaglia: scarsa sicurezza, limitata qualità del vivere e dell’ambiente, tensioni sociali, emarginazione.

Innumerevoli sono gli indicatori che raffrontano le città in cui viviamo con quelle di altri Paesi. L’ Italia si colloca in una giusta via di mezzo senza le vette, ma anche senza gli abissi, di altre metropoli.

Se assumiamo a termine di paragone la più “mondiale” delle conurbazioni italiane, Milano, vediamo che essa è, secondo un rapporto di Deutsche Bank, tra le città con gli stipendi più alti del mondo, 28esima tra le metropoli: 1.597 euro medi mensili, più alto della media italiana ma in netto calo rispetto a soli tre anni fa quando era di 2.052 euro (prime nella classifica Zurigo con 5.403 euro, New York, 4.430 euro e San Francisco poco al di sotto).

Anche se Milano si pone allo stesso livello di Tokyo, Parigi e New York per qualità della vita, a sorpresa però, per chi ci vuole trascorrere un fine settimana, è la città più costosa al mondo, 2.092 euro (ovviamente hotel e ristoranti di lusso), seguita da Copenhagen, Zurigo, Londra, Stoccolma, Vienna e New York.

Prendendo in esame anche altri indici come il potere di acquisto e la criminalità, nella scelta dei migliori luoghi dove vivere, la capitale della Lombardia si pone al 29° posto, preceduta da Tokyo e New York ma seguita da Parigi, Londra, Shanghai e Mumbai.

Va sottolineato che queste classifiche vanno lette più come curiosità che come atto di fede: è sufficiente infatti aggiungere o togliere un parametro per modificarle profondamente. Infatti secondo la società statunitense Mercer, Milano è solo al 41° posto delle città in cui si vive meglio al mondo. Motivo? La classifica condotta dalla ricerca si basa principalmente sulla qualità dei servizi resi al cittadino.

Ma anche in questo caso, resta comunque la migliore in Italia. Roma, a causa di infrastrutture (tra tutte lo scarso smaltimento dei rifiuti) giudicate poco efficienti scivola al 57° posto (perdendo sei posizioni dal 2016).

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Festa dell’Unità di Milano
Visita di Matteo Renzi, Colombo Clerici invitato

 

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici ha partecipato alla visita del segretario del Pd Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di Milano.

Renzi, in precedenza, aveva presentato il suo libro “Avanti” al teatro Franco Parenti, intervistato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana.  Tra tanti riferimenti alle più o meno recenti vicende politiche e anche ad aspetti personali, uno dei capitoli più rilevanti è stato dedicato all’economia.

L’ex presidente del Consiglio, se dovesse tornare a Palazzo Chigi, ha promesso che condurrà una battaglia in Europa per consegnare al passato il Fiscal Compact, riportare il deficit entro i parametri del 3% nei prossimi 5 anni e investire le maggiori risorse liberate (in debito) per abbassare le tasse.

Foto:
Matteo Renzi e Achille Colombo Clerici

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Dibattito alla Festa dell’Unità di Milano con Giorgio Gori

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici è stato invitato a partecipare al dibattito che ha visto protagonista il sindaco di Bergamo e possibile candidato alla presidenza della Regione Lombardia per il centrosinistra Giorgio Gori.

Nel corso del dibattito Gori ha ribadito che “la condizione è che ci sia un sostegno molto ampio, costruendo la più grande alleanza possibile con Campo progressista e altre forze di sinistra”. “Se ci sarà questo fronte – ha proseguito rispondendo al direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa, e indicando i militanti in platea – la mia disponibilità è confermata. Però saranno loro a decidere se vado bene”.

Il sindaco di Milano Beppe Sala, che ha incontrato il potenziale candidato e il vertice del Pd milanese prima del dibattito, in tema di primarie ha dichiarato: “Se andassimo a votare presto, credo non sarebbe necessario. Se, come pare, si andrà a votare in primavera, probabilmente le primarie andranno fatte”.

Foto:
Giorgio Gori, Achille Colombo Clerici, Ada Lucia De Cesaris

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A Milano l’assemblea annuale ordinaria di Assoedilizia presieduta da Achille Colombo Clerici

CINQUE NUOVI NOMI NEL CONSIGLIO DIRETTIVO
LA COSTITUZIONE DELL’OSSERVATORIO SMART CITY FORUM

Si è tenuta a Milano l’assemblea annuale ordinaria di Assoedilizia, la storica associazione che rappresenta i proprietari immobiliari presieduta da Achille Colombo Clerici. Nel corso dei lavori è stato eletto, all’unanimità, il nuovo Consiglio Direttivo che durerà in carica fino al 2019. Ingresso in Consiglio di cinque nuovi componenti:

– dott. Massimo De Angelis, commercialista;
– avv. Tiziano Barbetta, già presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano;
– dott. Luigi Perego di Cremnago, amministratore;
– ing. Eugenio Radice Fossati, presidente del Collegio Ingegneri e Architetti di Milano CIAM;
– prof. Stefano Simontacchi, docente di diritto tributario internazionale nell’Università di Leiden.

Colombo Clerici ha inoltre comunicato la costituzione del primo nucleo promotore dello Smart City Forum, unitamente ad un Team di ricerca IEFE-Università Bocconi coordinato dai professori Giuseppe Franco Ferrari ed Edoardo Croci.

Partendo dall’analisi e dal monitoraggio della realtà urbana delle città italiane, l’iniziativa culturale è volta a costituire un osservatorio permanente della loro funzionalità, nell’ ottica di un auspicato futuro prossimo venturo di rigenerazione urbana; per approdare alla smart city, attraverso la riqualificazione urbano-edilizia (riuso/sostituzione) nonché la realizzazione della prestazionalità delle strutture e della biodiversità del tessuto urbano.

La relazione che ha concluso l’assemblea, ha esaustivamente analizzato lo stato di fatto del settore immobiliare, le criticità che ancora permangono, avanzando suggerimenti e proposte per la loro soluzione.

Foto d’archivio:
Alcuni esponenti del mondo della Proprietà Edilizia nella sede di Assoedilizia in Milano

 

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Workshop  sul welfare abitativo nella nostra Regione
12,6 milioni di euro per l’emergenza casa in Lombardia

La Direzione Casa, Housing sociale, Internazionalizzazione delle imprese e Expo 2015 hanno organizzato un workshop  per fare il punto sul welfare abitativo nella nostra regione, soprattutto approfondendo il ruolo che hanno i Piani di zona e che avranno ancora di più in futuro nella programmazione e gestione delle politiche abitative.

Vi hanno partecipato amministratori comunali,  dirigenti e funzionari degli uffici competenti, responsabili dei Piani di zona, rappresentanti del mondo della casa, tra cui Assoedilizia.

Regione Lombardia con uno stanziamento di 12,6 milioni di euro ha inteso promuovere iniziative che coinvolgono i Piani di Zona, i Comuni, le istituzioni e i soggetti territoriali diversi in chiave di integrazione delle politiche di welfare, a sostegno delle famiglie per il mantenimento dell’abitazione in locazione o per la ricerca di nuove soluzioni, abitative temporanee, volte al contenimento dell’emergenza abitativa.

Destinatari di questa importante misura sono 1523 Comuni lombardi e 98 piani di zona. Le azioni da attivare riguardano: il sostegno alle famiglie in difficoltà nel pagamento dell’affitto, il sostegno temporaneo alle famiglie proprietarie di alloggio all’asta a seguito di pignoramento per mancato pagamento delle rate di mutuo ed infine il sostegno ai pensionati in difficoltà nel mantenimento dell’alloggio in locazione.

I fondi regionali consentono di sopperire alla carenza del Fondo Nazionale per il sostegno all’affitto non trasferito alle regioni da parte del Ministero delle Infrastrutture per l’anno in corso.

La misura “Emergenza abitativa 2017” rappresenta la prima di una serie di importanti provvedimenti sociali per la casa, che prevede ulteriori 21 milioni di euro per sanare la morosità incolpevole e 2,5 milioni di euro per le azioni di contrasto all’emergenza abitativa. Complessivamente si tratta di un pacchetto di misure per la casa, per un totale di oltre 36 milioni di euro, destinati ai cittadini, vittime della perdurante  crisi economica.

Ha aperto i lavori Fabrizio Sala, vicepresidente e assessore alla Casa, Housing Sociale, Expo 2015, e Internazionalizzazione delle Imprese;

Relazioni di:

Carmelo Di Mauro, direttore generale Casa, Housing Sociale, Expo 2015 e Internazionalizzazione delle Imprese;

Paolo Formigoni, Regione Lombardia, Unità Organizzativa Sviluppo Urbano, Housing Sociale, Promozione e relazioni internazionali sul tema: “Il quadro di contesto e le politiche regionali di welfare abitativo”;

Francesco Foti, Regione Lombardia, Unità Organizzativa Programmazione Politiche abitative su “Il nuovo regolamento dei Servizi abitativi pubblici: il ruolo della programmazione”;

Luigi Bernardi, IRS KCity “Le opportunità e i limiti delle misure regionali di welfare abitativo”;

Francesco di Ciò, IRS KCity “Le sfide della programmazione e gestione delle politiche abitative nei piani di zona”.

Conclusioni affidate a Paolo Formigoni.

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, incontrando Silvio Berlusconi illustra i temi della rigenerazione urbana, proponendo una zona franca fiscale (comprendente un’esenzione ventennale dalle imposte sui redditi per gli immobili interessati) nei relativi ambiti di intervento.

Il presidente Berlusconi concorda.

 

*   *   *

 

Dal quotidiano LIBERO del 14.7.2017. Tra gli invitati il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici
Berlusconi ha un piano per l’edilizia e rivendica il voto con i dem
Cav tra costruttori e vaccini: “Fi vota le cose giuste”

Una no tax area per i primi 12mila euro di reddito guadagnati. Estesa a tutti: partite iva, lavori dipendenti, autonomi. Se guadagni fino a 12mila euro, non pagherai tasse. E comunque fino a quella cifra non dovrai niente allo Stato. L`idea è di aiutare chi fa più fatica, ma anche di alleggerire in generale la pressione fiscale. “C`è troppa povertà, sofferenza, così il Paese non può ripartire”, riflette Silvio Berlusconi. La misura sarà nel programma di Fi, su cui da mesi sta lavorando insieme a un pool di professori. Ne ha parlato ancora ieri, nel corso del vertice a Palazzo Grazioli che ha convocato insieme coi capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, i loro vice ed un piccolo gruppo di dirigenti.

Non sarà l`unica proposta sulle tasse. Fisco e casa, infatti, sono i due pilastri del piano che il Cavaliere vuole lanciare per la campagna elettorale.

Proprio di case e di come sfruttare il settore dell`edilizia per far ripartire l`economia aveva parlato, invece, mercoledì sera, alla cena sociale della fondazione “Fiorentino Sullo”, presieduta dal suo ex ministro Gianfranco Rotondi. Una serata che aveva un parterre particolare, composto da imprenditori e professionisti del settore edilizio, come, per esempio, Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, Gianni Bastianelli e docenti delle facoltà di architettura. “Ho costruito e inventato il modello delle ‘seconde città’”, ha ricordato il Cavaliere, che fu nominato tale proprio per l`intuizione di Milano 2 e il suo lavoro di costruttore. Ai presenti confessa che il suo modello di “città ideale è quello dove i bambini possono andare a scuola a piedi, da soli…”, ma, soprattutto, promette di voler fare qualcosa. “Io ho in mente un new deal per l`edilizia”. Ovvero l`estensione del Piano casa, e, soprattutto, un piano per “abbattimenti e ricostruzioni”, per rinnovare insomma gli edifici vecchi, poco efficienti o sicuri col beneficio di sgravi fiscali. Il tema della semplificazione, e del “silenzio assenso” per le pratiche amministrative è, poi, ritornato anche ieri, al vertice di Palazzo Grazioli. Un piccolo giallo è stato l`annullamento all`ultimo minuto dell`annunciata partecipazione dell`ex premier alla trasmissione In Onda, su La7. In realtà, ha soltanto deciso di posticipare la sua presenza a mercoledì prossimo. Il Cavaliere ha scelto di rimandare non solo per evitare di dover rispondere alle indiscrezioni-provocazioni contenute nel libro di Matteo Renzi. Temeva di non riuscire a spiegare per bene la decisione di sostenere il disegno di legge del governo sui vaccini, che sta passando al Senato solo grazie ai voti azzurri. Una scelta parlamentare a cui ha dedicato una nota: “Abbiamo migliorato il testo, l`obbiettivo è garantire a tutti, e specialmente ai bambini e ai ragazzi, l`immunizzazione da malattie aggiornando il piano di vaccinazioni obbligatorie. Saranno tali anche per i migranti e questa è una garanzia per i nostri figli”. A chi ha accusato Fi di fare da “stampella”, l`ex premier risponde così: “Nessun significato politico, ma buon senso”. EL. CA.