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Presentato all’ISPI di Milano il corso “Verso un mondo senza politica?”

LA DEMOCRAZIA E’ IN PERICOLO, FORMARE UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE PER IL FUTURO DELLA NOSTRA SOCIETA’

Nel mondo, le democrazie sono in affanno: nonostante il tentativo “neocolonialista” di esportarle a suon di bombe, in pochi anni ne sono morte una decina, sostituite da regimi autoritari.

In molte di quelle che restano avanzano gli “uomini forti”, democraticamente scelti da un elettorato impoverito dalla crisi, insicuro e timoroso che dice no alla politica come è stata sin qui intesa, rivelatasi incapace di offrire valide risposte alle sue istanze.

Dopo i limiti rivelati dai “governi tecnici”, è il momento che uomini di buona volontà, formati ad un solido impegno di politica vissuta e non improvvisata, si attivino per formare una nuova classe dirigente.

E’ l’obiettivo di un corso promosso – sull’onda della sollecitazione e dell’invito di Papa Francesco ai giovani affinché si impegnino in una politica elevata dai valori morali – da Arcidiocesi di Milano in collaborazione con Università Cattolica del Sacro Cuore; ISPI  – Istituto per gli studi di politica internazionale; Iustitia – Rivista dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, presentato a Milano in un incontro pubblico dal titolo  “Verso un mondo senza politica?”

Dopo il saluto di Paolo Magri, vicepresidente esecutivo e direttore ISPI, sono intervenuti:
– Luciano Violante, presidente emerito della Camera dei deputati; -Mariapia Garavaglia, presidente dell’Istituto Superiore di Studi Sanitari;
– mons. Luca Bressan, Vicario Episcopale della Diocesi di Milano per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale.

Hanno presentato il corso: Francesco Botturi, prorettore vicario e ordinario di Filosofia morale nell’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Giancarlo Rovati, direttore del Dipartimento di sociologia e ordinario di sociologia dello stesso Ateneo.

Moderatore dei lavori Venanzio Postiglione, vicedirettore del Corriere della Sera.

Coorganizzazione IUSTITIA – Giuristi Cattolici, Avv. Benito Perrone

Tra i presenti Don Walter Magnoni, mons. Pierfrancesco Fumagalli, padre Luca Gallizia L.C., Sandro Neri, Roberto Mazzotta, Guido Merzoni, Salvatore Messina, Remo Danovi, Gianfranco Gaffuri, Andrea Perrone, Giuseppe Romeo, Ezio Siniscalchi, Piero Martello, Romano Manfredi, Alfredo de Francesco, Nicolo’ Sella di Monteluce, Carlo Bianchi, Federico Filippo Oriana, Gianni Verga, Luca Stendardi, Francesco de Bicke’ van der Noot, Niccolo’ e Alessandro Bertolini Clerici, Bruna Gabardi Vanoli, Marco Barbiano di Belgiojoso, Elisa Rota, Matteo Bianchi, Sabino Illuzzi, Achille Colombo Clerici.

Gli interventi hanno illustrato i temi dei quattro incontri di tipo residenziale che da ottobre a febbraio 2018 – due giorni ciascuno – si terranno a Milano, Gazzada (Varese), Brescia: È possibile una società senza politica?  Perché è in crisi la politica tradizionale?
In cosa consiste il bene comune di una società plurale?

Le istituzioni: perché?

Se è impossibile per una società moderna, ma per l’umanità in generale, fare a meno della politica, è altrettanto vero che essa deve saper rispondere agli interessi della collettività sulla base di principi di convivenza e compartecipazione, e non a tatticismi, personalismi e interessi di parte.

Soprattutto in un’epoca quale la nostra, nella quale si registrano due dati fondamentali – l’affacciarsi del pensante umano a fianco del  pensante non umano, che elabora concetti, sulla base della intelligenza artificiale, e, d’altro lato, le grandi migrazioni che, rapportate ad altre epoche, possono far pensare  ciò che rappresentavano le invasioni barbariche – la politica, in quanto portatrice di pietas, di umanità (cioè di valori morali) deve essere il fattore cardine sul quale basare, al di là degli asettici tecnicismi privi di ogni moto dello spirito, il governo della cosa pubblica.

La crisi della politica tradizionale è nata, da noi, negli anni 1992-93 con il progressivo allontanarsi dei governanti dalla società, l’incapacità di collegarsi alle nuove generazioni, la scelta di evitare verità sgradevoli sostituendole con favolistiche promesse per non perdere il consenso.

Un benessere artificioso ha sostenuto tale politica fino alla recessione, momento dell’amara verità e della nascita del cosiddetto populismo del quale le élites contestate e messe in crisi hanno recentemente adottato la stessa cultura – espressa dall’imperativo del “tutto e subito” –  proponendo soluzioni inapplicabili.

I governi tecnici si sono dimostrati autoreferenziali, e non poteva essere altrimenti perché non rappresentativi.

In un periodo di rapidi e talvolta imprevedibili cambiamenti sono la politica, umanista per definizione, e le istituzioni, le uniche in grado di operare il tentativo  di governarli.

Non sono mancati i riferimenti all’attualità: una legge elettorale proporzionale garantirà soltanto l’instabilità del futuro governo; sono tramontati i tempi di un partito cattolico, oggi si impone il dialogo con tutti per arrivare ad accettabili mediazioni; illuminante la scelta di papa Francesco a guida della CEI del cardinale Gualtiero Bassetti che si ispira a due figure del cattolicesimo sociale, don Primo Mazzolari e Giorgio La Pira.

Foto:
– Mons. Luca Bressan e Don Walter Magnoni con il pres. IEA Achille Colombo Clerici

– Venanzio Postiglione con Colombo Clerici


– Colombo Clerici con Benito Perrone, Mariapia Garavaglia, Andrea Perrone

http://www.mastermeeting.it/Upload/magazine/database/riviste_pdf/1169/Premio%20-%20Intro_04_2017.pdf

L’Italia cresce, ma troppo lentamente: poco più della metà dell’euromedia.  E tra le ragioni, una è evidente su tutte: sconta un deficit infrastrutturale che “costa” al Paese 34 miliardi l’anno, il 2% del Pil. Lo ha rilevato Confcommercio, che a Cernobbio, in occasione del secondo Forum Internazionale di Conftrasporto, ha presentato i risultati di una ricerca su “Il costo dei deficit logistici”. I numeri parlano chiaro: la mancanza di infrastrutture adeguate (porti, autostrade, ferrovie), unite all’inefficace allocazione delle risorse, insufficiente crescita dell’occupazione, permeabilità alle lobby e alla corruzione, burocrazia, lentezza della giustizia, produce conseguenze molto negative sull’economia nazionale.

Il valore strategico delle infrastrutture per l’economia è stato ben compreso dalla Cina che ha avviato il progetto “la nuova via della seta” – una rotta terrestre e marittima che collega il gigante asiatico all’Europa – il quale prevede investimenti per 5.000 miliardi di dollari.

Restando a casa nostra, la Lombardia, quale vertice gerarchico del sistema istituzionale, culturale, sociale, economico e urbano italiano, nei rapporti internazionali può svolgere a pieno il ruolo di locomotiva del Paese (avendo il compito e la responsabilità di guidarlo nella competizione internazionale), ma ha bisogno di rafforzare il proprio apparato infrastrutturale, oggi deficitario e sottodotato.

Infatti con una popolazione di 10 mln di abitanti, 4,3 mln di occupati, un PIL di 294 mld (22% del PIL nazionale), 815.000 imprese, il 27% dei brevetti, la Lombardia, di gran lunga leader in Italia, in Europa si colloca soltanto al 143° posto per competitività.  Il deficit infrastrutturale è bene fotografato dal rapporto a livello nazionale tra peso insediativo/demografico 17 %, peso economico 22 % da un lato e infrastrutture 12-13 %, dall’altro.

Si riscontrano in particolare carenze nelle reti di comunicazione ferroviaria che circondano Milano. Tra questi il Corridoio Europeo 5 (collegamento con AlpTransit), con il quadruplicamento della Monza-Como-Chiasso ed il Terzo Valico, sulla direttrice tra il porto di Genova e quello di Rotterdam, diventato ormai una favoletta storica. La linea ferroviaria per Venezia (Corridoio 24) rimasta quel che era trent’anni fa.

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Giuristi Cattolici e Iustitia, Ispi, Arcidiocesi Milano, Università Cattolica – Dibattito: “Mondo senza politica?” – maggio 2017

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Un corso promosso da Arcidiocesi di Milano in collaborazione con Università Cattolica del Sacro Cuore, ISPI, Iustitia

VERSO UN MONDO SENZA POLITICA?

“Verso un mondo senza politica?” è il titolo di un corso di introduzione alla politica che viene presentato lunedì 29 maggio 2017, ore 17.30 nella sede dell’Ispi – Palazzo Clerici, Via Clerici 5, Milano.

Il corso è promosso da Arcidiocesi di Milano in collaborazione con: Università Cattolica del Sacro Cuore; ISPI – Istituto per gli studi di politica internazionale; Iustitia – Rivista dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani.

Dopo il saluto di Paolo Magri, Vicepresidente esecutivo e Direttore Ispi, intervengono:
– Luciano Violante, Presidente emerito della Camera dei deputati;
– Mariapia Garavaglia, Presidente dell’Istituto Superiore di Studi Sanitari;
– Mons. Luca Bressan, Vicario episcopale per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale

Moderati da Venanzio Postiglione,Vicedirettore del Corriere della Sera, presentano il corso:
– Francesco Botturi, Prorettore vicario e Ordinario di Filosofia morale, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
e Giancarlo Rovati, Direttore del Dipartimento di sociologia e Ordinario di sociologia – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Ecco il programma dei 4 incontri:
–  20-21 ottobre 2017 È possibile una società senza politica?
–  10-11 novembre 2017 Perché è in crisi la politica tradizionale? presso Villa Cagnola-Gazzada (Va)
–  19-20 gennaio 2018 Che cosa è il bene comune di una società plurale?
–  23-24 febbraio 2018 Le istituzioni: perché? presso l’Istituto Paolo VI- Brescia

Foto d’archivio:
– Achille Colombo Clerici, Giuristi Cattolici (pres. IEA) con Luciano Violante

– Colombo Clerici con il card. Francesco Coccopalmerio ad un convegno dei Giuristi Cattolici nel 2014

Sugli immobili gravano oltre 20 miliardi di euro all’anno di imposte patrimoniali, più 30 miliardi di altri tributi.

Questi dati rappresentano la risposta più efficace all’improvvida uscita dell’Ocse-Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, che nel suo recente rapporto sull’Italia, afferma, in sintesi, che l’aumento delle imposte ordinarie sugli immobili residenziali non sfavorirebbe la crescita.

Abbiamo sperimentato una realtà affatto diversa. In concomitanza con la svolta fiscale del 2011, il valore degli immobili è crollato del 20% impoverendo gli italiani di oltre 1.000 miliardi e generando una sfiducia generalizzata, causa prima della frenata dei consumi e quindi dell’economia generale.

Certo, la patrimoniale sulla residenza principale in proprietà è stata abolita, ma è rimasta sulle case date in locazione e sugli immobili non residenziali.

La diffidenza resta, alimentata da voci ricorrenti dell’arrivo di nuove stangate, quali la riforma del Catasto.

Né le cose vanno meglio nel comparto produttivo. Nel suo rapporto annuale la Corte dei Conti denuncia che il carico fiscale complessivo per un’impresa italiana di medie dimensioni è del 64,8%, superiore del 25% ad un’omologa impresa dell’area europea. Non solo. Il cosiddetto “cuneo fiscale” (cioè la differenza tra il costo del lavoro a carico dell’imprenditore e lo stipendio netto del lavoratore) da noi è superiore di 10 punti percentuali rispetto al dato medio del resto d’Europa: 49% contro il 39%. Un impiegato con una retribuzione mensile netta di 1.709 euro, costa all’azienda 3.212 euro; un operaio che percepisce 1378 euro ne costa 2.357.  Una realtà che spiega, in buona parte, perché l’Italia continui a perdere competitività in Europa e nel mondo, passando dal settimo al decimo posto nella classifica delle potenze economiche.

In compenso, fonti governative confermano che l’evasione fiscale aumenta, superando i 111 miliardi nel 2014 – ultimo anno considerato – cioè quasi sette punti del prodotto interno lordo, di cui 40,5 miliardi solo sull’Iva.

Il recupero dell’evasione fiscale ha tempi lunghi. Che non ci possiamo permettere, in vista dell’esaurirsi di una serie di fattori positivi, dal basso costo delle materie prime ai bassi tassi di interesse.

Occorre capacitarsi del fatto che, ai fini del consolidamento dei conti voluto dall’Europa, bisogna urgentemente tagliare i costi pubblici, soprattutto gli sprechi.

A s s o e d i l i z i a
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In occasione di Sant’ Ivo, patrono degli avvocati
A MILANO LA PRIMA GIORNATA NAZIONALE DELL’AVVOCATURA

Si svolge oggi a Milano, in occasione di San Vito, patrono degli avvocati, la prima Giornata Nazionale dell’Avvocatura – organizzata dal Comitato presieduto dall’avv. Gloria Gatti – con il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Milano.

Per celebrare la giornata è stata prevista una serie di eventi formativi, culturali e conviviali totalmente gratuiti.

In mattinata si è tenuto nel Salone degli Affreschi della Società Umanitaria il convegno “Il presente e il futuro dell’avvocatura: istituzione e rappresentanza. Il ruolo nella società. Prospettive e nuove opportunità professionali. I saluti introduttivi sono stati porti dall’avv. Remo Danovi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano e dell’avv. Gloria Gatti, presidente del Comitato per la Giornata nazionale dell’Avvocatura 2017”.

Dell’avv. Renato Laviani, consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Milano, la relazione “La giornata dell’avvocatura: un percorso comune”.
Moderatore la dott.ssa Maria Carla De Cesari, vice caporedattore de Il Sole 24 Ore. L’avv. Paola Parigi ha trattato il tema “Marketing e organizzazione dello studio legale”; l’avv. Maurizio De Tilla, già presidente Cassa Forense e FBE “Come comunicare le professioni: profili giuridici, deontologici ed etici”; prof. Vincenzo Mastronardi, docente di psicopatologia forense nell’Università Sapienza “Strategie di persuasione forense”; avv. Ermanno Baldassarre, presidente ULOF “Evoluzione delle Istituzioni dell’Avvocatura”; avv. Michele Gorga “La recente normativa europea in materia di privacy e data protection: nuove competenze per gli Avvocati”;  Michelina Grillo, coordinatrice Commissione Fondi Europei Casse Forensi “L’accesso ai fondi europei per gli avvocati e i professionisti”. A chiusura dei lavori, intervento di Vodafone Italy, main partner dell’evento, su “Digitalizzazione dello studio legale”.

Nel pomeriggio visita guidata “Le Opere d’arte del Palazzo di Giustizia di Milano”, guidata dal dott. Giuliano Meisso, esperto d’arte.

Quindi Santa Messa nella Chiesa di San Paolo e Barnaba di via della Commenda.

A conclusione, Dinner Music & Dance nel Salone degli Affreschi della Società Umanitaria.

Il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, avv. Achille Colombo Clerici, figlio di avvocato e padre di due figlie entrambe laureate in giurisprudenza, commosso da questa iniziativa che rende merito ad una categoria “portante” all’interno della nostra società, ricorda l’elogio lapidario che ne ha fatto Vittorio Emanuele Orlando “L’ avvocatura è quell’ordinamento nel quale, entrando, non si scende e dal quale, uscendo, non si sale.“

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Sant’ Ivo. Al secolo Yves Hélory de Kermartin, nacque il 17 ottobre 1235 a Minihy – Treguier da una famiglia di buona condizione benché non appartenente alla alta nobiltà. Fu cresciuto dalla madre fino all’età di quattordici anni, quando si trasferì a Parigi per intraprendere gli studi di filosofia e teologia unitamente al suo precettore e futuro discepolo, Giovanni di Kerhoz. Per dieci anni studiò teologia presso la scuola di S. Bonaventura per poi trasferirsi ad Orleans ove approfondì lo studio del diritto e, in particolare, del diritto canonico e romano. In entrambe le città in cui visse, Yves si dimostrò giovane zelante nello studio, nonché di natura dolce e caritatevole, portato all’attenzione e alla pietà verso i soggetti più deboli.

Assunta la carica di ufficiale di giustizia ecclesiastica per nomina dell’arcidiacono di Rennes, poco dopo, il Vescovo gli affidò la stessa carica presso di lui e lo consacrò sacerdote. Esercitò costantemente l’attività forense. Nei tribunali di Rennes e Treguier divenne punto di riferimento e rifugio per tutti i soggetti poveri e deboli, istituendo quello che potremmo chiamare una sorta di gratuito patrocinio. Il castello di famiglia di Kermatin divenne ricovero per tutti i non ambienti della regione. Tanto impegno e zelo nel difendere i più “piccoli” corrispondevano all’impegno e allo zelo nel predicare e annunciare la Buona Novella e nel vivere nella Carità. Si narra che lasciò gli abiti di ufficiale di giustizia e donò le sue vesti ai bisognosi per indossare quelle più umili dei contadini. Senza porre mai in secondo piano la sua attività di avvocato, su incarico del proprio Vescovo, si occupò di risollevare le condizioni delle parrocchie di Trendez e Lounnec e, mettendo la sua capacità oratoria al servizio del Vangelo, di predicare in quelle circostanti. Negli ultimi anni di vita si ritirò nel suo castello, sempre più un vero ostello e rifugio per i poveri e bisognosi, dove si spense nella più grande umiltà il 19 maggio del 1303.

L’intera vita dell’avvocato Yves fu così improntata alla santità, che gli abitanti di Tregueir si spartirono le sue vesti quali vere reliquie e il Re di Francia, Filippo di Valois, il clero, la popolazione, i duchi di Monfort ne chiesero a gran voce la canonizzazione.

Papa Clemente VI lo proclamò santo il 19 maggio del 1347. La Chiesa lo ricorda con il seguente martirologio: “In un castello vicino a Trèguir in Bretagna in Francia, sant’Ivo, sacerdote, che osservò la giustizia senza distinzione di persone, favorì la concordia, difese le cause degli orfani, delle vedove e dei poveri per amore di Cristo e accolse in casa sua i bisognosi”.

Foto d’archivio:
– L’ avvocato Achille Colombo Clerici con il presidente dell’Ordine avv. Remo Danovi

– Achille Colombo Clerici con il nipote avv. Niccolo’ Bertolini Clerici

–  con l’avv. Michele Saponara e con l’on. Alberto Di Luca

–  con l’avv. Paolo Giuggioli


–  con l’avv. Giuliano Pisapia


– da sin. il generale dei Carabinieri Marco Scursatone con gli avvocati Achille Colombo Clerici, Carlo Smuraglia, Virginio Rognoni

 

Il Presidente di Assoedilizia e della Federazione Lombarda della Proprietà Edilizia Achille Colombo Clerici, i membri del Consiglio Direttivo della Federazione Lombarda della Proprietà Edilizia, profondamente commossi, partecipano al lutto per la scomparsa dell’Avv. Matteo De Stasio, da lunghi anni membro della Federazione, ricordandone l’elevata figura morale, umana e professionale.

Sono vicini alla famiglia in questo momento di dolore.

DDL abusi edilizi
Nuovi criteri per le demolizioni

Saverio Fossati

DIRITTO DELL’ECONOMIA
Immobili.

Ok in Senato al Ddl che torna alla Camera

Doppio livello di priorità da gestire nei rapporti fra Procure e giudici
Abusi edilizi, l’ordine per le demolizioni
Per i pm centrali violazioni al paesaggio, fabbricati pericolosi o di condannati per mafia

di Saverio Fossati

 

In arrivo le regole per le demolizioni degli abusi edilizi. Il Ddl As 580/B, approvato ieri dal Senato con 142 sì, 51 no e sette astenuti, ha subìto piccole modifiche e quindi tornerà alla Camera.

L’elemento principale del Ddl riguarda la determinazione dei criteri per l’esecuzione delle demolizioni (qualora non ancora eseguite per ordine del Comune) pronunciate dal giudice a seguito di condanna per i reati di cui all’articolo 44 del Dpr 380/2001 (abusi gravissimi), criteri che vengono affidati al Procuratore della Repubblica di ciascun Tribunale.

Il Procuratore, nel deciderli, dovrà dare adeguata considerazione a queste situazioni:

immobili di rilevante impatto ambientale o costruiti su area demaniale o su area soggetta a vincolo ambientale e paesaggistico, sismico, idrogeologico, archeologico o storico artistico;

immobili che per qualunque motivo sono un pericolo per la pubblica o privata incolumità;

immobili nella disponibilità di soggetti condannati per reati di associazione mafiosa o di soggetti colpiti da misure prevenzione.

Gli immobili che si trovano in altre situazioni, quindi, passeranno in coda ma solo nel senso della “adeguata considerazione” data dal Procuratore.

I giudici, a loro volta lette le istruzioni della Procura, nello stabilire cosa demolire nell’ambito delle tre tipologie cui viene data “adeguata considerazione”, dovranno mettere al primo posto gli immobili non ultimati (cioè, stando alla lettera della norma, praticamente tutti, dato che l’ultimazione non può mai avvenire legittimamente mancando un permesso di costruire) e quelli “non stabilmente abitati” (situazione ben difficile da individuare).

La nuova norma ha un impatto forte perché sono ben poche le demolizioni ordinate direttamente dai Comuni, che tuttavia avrebbero una corsia rapida. E ci sono state molte polemiche, in questi giorni sulla perdita di autonomia della magistratura giudicante circa l’ordine da dare alle demolizioni e sui possibili appigli che verrebbero forniti agli avvocati di chi ha commesso l’abuso in caso di applicazione dei criteri e della “adeguata considerazione” non strettamente conformi alla norma. “A me non pare – dice Achille Colombo Clerici presidente di Assodilizia – che dare alcune indicazioni sulle possibili priorità sia negativo, anche a fronte di chi può eccepire sulla coerenza o meno delle scelte del giudice rispetto al dettato normativo. Anzi, i nuovi criteri possono servire a limitare le eccessive diversità nelle scelte dei Tribunali”.

Confermato l’affidamento al prefetto dell’esecuzione degli ordini di demolizione comunali. Il fondo di rotazione istituito presso le Infrastrutture, che dovrebbe erogare ai Comuni aiuti per le demolizioni, sarà alimentato con 10 milioni l’anno sino al 2020.

L’articolo 4, infine, prevede, l’istituzione presso il ministero delle Infrastrutture della Banca dati nazionale sull’abusivismo edilizio.

Le due modifiche approvate dal Senato (e che causeranno il ritorno alla Camera per un sì definitivo) aggiornano i riferimenti temporali (dove nel testo si parlava del 2016 si deve inserire il 2oi7) e riducono da 5 a 3 milioni l’onere per la costituzione della banca dati.

In sintesi

1)LA “CONSIDERAZIONE”

Il Procuratore, nel decidere i criteri che i giudici dovranno seguire per ordinare le demolizioni a seguito di condanna per reati edilizi, dovrà dare adeguata considerazione a queste situazioni:
immobili di rilevante impatto ambientale costruiti su area demaniale o vincolata; immobili che per qualunque motivo sono un pericolo per la pubblica o privata incolumità;  immobili nella disponibilità di soggetti condannati per reati di associazione mafiosa odi soggetti colpiti da misure prevenzione

2) LE PRIORITÀ
I giudici, a loro volta lette le istruzioni della Procura, nello stabilire cosa demolire nell’ambito delle tre tipologie cui viene data “adeguata considerazione”, dovranno mettere al primo posto gli immobili “non ultimati” e quelli “non stabilmente abitati”

3) LE POLEMICHE
Ci sono state molte polemiche sulla perdita di autonomia della magistratura giudicante circa l’ordine da dare alle demolizioni e sui possibili appigli che verrebbero forniti agli avvocati di chi ha commesso l’abuso in caso di applicazione dei criteri e della “adeguata considerazione” non strettamente conformi alta norma

4) FONDI E BANCHE DATI
Il fondo di rotazione istituito presso le Infrastrutture, che dovrebbe erogare ai Comuni aiuti per le demolizioni, sarà alimentato con 10 milioni l’anno sino al 2020.
Presso le Infrastrutture è istituita la Banca dati sull’abusivismo edilizio

IL PUNTO D’ARRIVO
I giudici dovranno tener conto delle istruzioni della Procura e dare priorità agli immobili non ultimati o non abitati stabilmente.

Demolizioni Abusi Edilizi – DDL in Itinere: polemiche – Sole 24 ore del 18 maggio 2017 – Achille Colombo Clerici Assoedilizia