A s s o e d i l i z i a
Associazione della Proprietà Edilizia
Milano

 

 

Esplosioni di gas nelle case: un bollettino di guerra
Colombo Clerici (Assoedilizia): è una vergogna che ciò continui ad avvenire, negli anni Duemila ed in un Paese moderno e civile?
Roma, 28 dicembre 2016

Quest’oggi un’ennesima esplosione in Roma: madre e figlia sotto le macerie. Causa probabile, una fuga di gas nella palazzina.

Secondo i Vigili del Fuoco, in Italia si contano nei primi mesi del 2016 38 esplosioni e 10.625 fughe di gas. Lo scorso anno si sono registrate 177 esplosioni (una ogni due giorni) e oltre 23.000 fughe di gas. Decine i morti, centinaia i feriti, danni difficilmente calcolabili. C’è qualcosa che non va.

Sono troppo frequenti i casi che dimostrano la pericolosità del gas (metano in particolare).

E’ quasi un bollettino di guerra. Ma è possibile che ciò continui ad avvenire, negli anni Duemila ed in un Paese moderno e civile?

Il presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici dichiara:

“C’è molta incoerenza nelle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas.

Emblematica è la  storia del metano: il “pubblico” fornisce ai cittadini una materia altamente deflagrante (ricordiamo che esso possiede 5 volte il potere calorifico del vecchio gas di città ed inoltre stratifica rendendo difficile la dispersione).

In questo quadro, si potrebbe pensare che il pubblico debba assumersi l’onere di tutelare la sicurezza dei cittadini, ma non ne dispone la integrale obbligatorietà; non stabilisce che gli enti erogatori (che esercitano un’attività economica, traendone profitto, costituente però al tempo stesso un servizio di interesse pubblico) eseguano, sotto la loro responsabilità, i relativi controlli di regolarità dell’uso e di applicazione di tutte le misure di sicurezza all’interno delle abitazioni, oltre che all’esterno, interrompendo l’erogazione in caso di anomalie; non dispone per una assicurazione sociale (come la previdenza e l’assistenza sociali) che risponda, in termini di primo rischio assoluto e con copertura del cento per cento,  sul piano, non solo della responsabilità civile, ma anche del costo di ricostruzione dell’immobile.

Ci si dimentica che non ci troviamo di fronte ad una calamità naturale ineluttabile, come fosse un terremoto od una inondazione, generata dalle forze della natura; ma ad un fatto causato da azioni umane (private e pubbliche) combinate a norme di legge lacunose o distorte.

I controlli della rete di distribuzione del gas a monte del contatore sono a carico dell’ente erogatore che li effettua sotto la sua responsabilità, anche ai fini della responsabilità civile (se qualcosa non va, dovrebbe bloccare subito la erogazione).

A valle dei contatori (cioè nelle abitazioni) i controlli sono a carico dell’ASL.

Si dispone che i fornelli delle cucine non possano essere venduti, se non sono dotati del dispositivo della valvola termostatica, che impedisce la fuoriuscita del gas in caso di spegnimento della fiamma; e poi si permette che in milioni di case continuino ad usarsi vecchi fornelli che ne sono privi.

Non viene disposta l’installazione  obbligatoria, all’interno delle abitazioni, di apparecchiature che interrompano automaticamente l’erogazione del gas, o diano l’allarme in caso di perdite dell’impianto.

Gli apparecchi domestici (cucine, forni) andrebbero “blindati” ad evitare manomissioni da parte di chi vuol far un uso improprio di questa sostanza altamente pericolosa (ad esempio per tentativi di suicidio o per minacciare e compiere ritorsioni).

Il tutto sotto la responsabilità degli enti erogatori che dovrebbero,in presenza di difetti, interrompere immediatamente la fornitura del gas.

Sui nostri suggerimenti tecnici concorda anche il C.I.G. Comitato Italiano Gas.

Per contenere se non eliminare il fenomeno Assoedilizia, oltre alle misure di sicurezza suesposte, propone che venga incentivato l’utilizzo di cucine, scaldabagni e impianti di riscaldamento elettrici attraverso:

– agevolazioni per chi opera la trasformazione da alimentazione a gas ad elettricità simili a quelle per il contenimento energetico (contributi delle amministrazioni locali all’installazione e detrazione delle spese in più anni dall’Irpef);

– obbligatorietà della trasformazione per cittadini con età superiore ai 65 anni e per chi ha rivelato problemi psichici;

– per i meno abbienti, tariffe elettriche agevolate, incrementando quanto già previsto oggi dalla legge”.

*    *    *

Il problema è strettamente connesso alla questione energetica ed alla scelta fatta dal nostro Paese.

Con l’opzione referendaria antinucleare del 1987 l’Italia ha deciso per l’uso prioritario dei combustibili fossili, idrocarburi in primis.

Con la conseguenza di una evidente proliferazione, all’interno delle nostre città e delle nostre case, di punti di consumo e quindi di inquinamento atmosferico, ma anche di rischio, laddove si tratti dell’uso del metano o di bombole.

Diversamente accadrebbe se si potesse utilizzare, come avviene all’estero, l’energia elettrica per usi domestici.

Assoedilizia denuncia da decenni l’inadeguatezza e l’incoerenza delle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas, l’unico “esplosivo” che la legge consente di immettere nelle abitazioni. In particolare, il metano possiede cinque volte il potere calorifico del vecchio gas di città.

E dunque, a mali estremi estremi rimedi: bisogna offrire ai cittadini un mezzo drastico di difesa.

Quando si sente odore di gas chiunque deve potersi attivare per eliminare il pericolo: un po’ come avviene sui treni dove esiste il comando di freno di emergenza, azionabile prima ancora di avvisare il capotreno ( “gli abusi verranno puniti”, intimano  i cartelli, ma intanto si deve poter agire ).

Occorre dunque installare un comando nelle parti comuni dell’edificio che permetta, a chiunque avverta il pericolo ed ovviamente sotto la sua responsabilità, di interrompere il flusso del gas bloccando le condutture direttamente all’esterno dell’edificio stesso.

Poi arriveranno i Vigili del fuoco, i tecnici del settore e faranno tutte le verifiche ed i controlli o le riparazioni del caso prima di “riarmare” il congegno di blocco e ripristinare il flusso del gas.

Ad evitare scherzi scriteriati potrebbe essere installata una telecamera collegata al dispositivo di blocco per identificare l’autore dell’allarme.

Ovviamente il costo di tale installazione di sicurezza va addebitato non al proprietario di casa, ma all’azienda erogatrice.

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SOLE 24 ORE del 20 dicembre 2016
LEGGI e SENTENZE – Rubrica a cura di Assoedilizia
Impugnazione, il termine riparte dopo la mediazione

Cesare Rosselli

Impugnazione di delibera assembleare e mediazione: termini sospesi o interrotti?

In materia di controversie condominiali la mediazione è obbligatoria pena l’improcedibilità della domanda. In riferimento all’ipotesi di impugnazione di delibera assembleare, per la quale l’articolo n. 37 del Codice civile prevede un termine di decadenza di trenta giorni decorrente, per i presenti, dalla data dell’assemblea e, per gli assenti, dalla data di ricevimenti del verbale, si sono poste diverse questioni di coordinamento tra le due normative.

I problemi parevano risolti dall’articolo 5 del Dlgs 28/2010 che prevede che dal momento della comunicazione alle altre parti, “la domanda di mediazione impedisce altresì la decadenza per una sola volta e che se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all’articolo u presso la segreteria dell’organismo”.
Alla prova dei fatti, tuttavia, la norma è stata diversamente interpretata.
In primo luogo, va ricordato che gli effetti dell’istanza sono riportati non al momento del deposito presso l’organismo, ma al momento della comunicazione alle altre parti.

In sostanza, i rischi di una comunicazione tardiva dell’istanza da parte dell’organismo di mediazione è posto tutto a carico di chi deve promuovere le mediazione.

Un’istanza depositata entro i trenta giorni ma comunicata dall’organismo dopo la scadenza del termine implica la decadenza dall’impugnativa. Un modo per diminuire questo rischio è comunicare personalmente alle altre parti l’istanza e la data del primo incontro “con ogni mezzo idoneo”.

In secondo luogo, ci si è chiesti se l’effetto della domanda di mediazione sia di sospendere il decorso del termine di impugnazione o di interromperlo.
Nel primo caso si avrebbe, per proporre l’impugnazione in giudizio dopo una mediazione negativa, un numero di giorni pari alla differenza tra i trenta di cui all’articolo 1137 del Codice civile e quelli intercorsi fino alla comunicazione dell’istanza di mediazione; nel secondo caso si avrebbero tutti i trenta giorni. La prima interpretazione è riscontrabile in alcune pronunce di merito, la seconda dalla Cassazione.

Ora sul tema è tornato il Tribunale di Milano con la sentenza del 2 dicembre 2016, n. 13360 (estensore Giacomo Rota), nella quale è espressamente ribadito che il termine dei trenta giorni riprende interamente a decorrere a far data dal deposito del verbale negativo di mediazione presso la segreteria dell’organismo. Un’interpretazione che appare non solo maggiormente conforme alla lettera dell’articolo 5, ma anche costituzionalmente orientata a tutela del diritto di agire in giudizio.

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Per il Tribunale di Milano il termine riprende interamente a decorrere dopo il deposito del verbale negativo

Foto
– Cesare Rosselli con l’Assessore Daniela Benelli e il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici
Cesare Rosselli, Daniela Benelli, Achille Colombo Clerici

Oggi il nostro Paese, per reggere la sfida della competizione globale, deve produrre una crescita economica al passo con quella dei competitors e lo deve fare in un contesto di jobless growth, reso difficoltoso dalla miscela esplosiva di globalizzazione e digitalizzazione, di per se’ disastrosa, non solo per l’Italia ma per tutti i paesi occidentali.

Già nel 1999 il Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, denunciava come l’economia del settore pubblico stesse frenando lo sviluppo economico italiano. La nostra economia – secondo Fazio – sarebbe cresciuta negli anni Duemila meno di quella europea. Di un punto annuo contro i due punti della media degli altri Stati membri. Colpa dell’inefficienza del settore pubblico. Il Ministro del Tesoro Giuliano Amato aveva già segnalato la perdita di competitività dell’Italia legata alla arretratezza delle strutture e delle procedure della pubblica amministrazione.

La situazione è particolarmente grave perché in Italia l’economia legata direttamente o indirettamente al settore pubblico supera il 50% del PIL, mentre la parte prodotta dalle aziende private di medio-grandi dimensioni raggiunge appena il 10% del totale.

Un settore pubblico nel quale il tipo di impiego marca geograficamente due macroaree del Paese: il Nord delle partite IVA, nel quale il pubblico impiego – accompagnato dalla mentalità dei tre  pilastri della generazione italiana dei baby boomers: casa in proprietà, lavoro sicuro e pensione garantita – è poco stimato, ed il Sud, nel quale è viceversa molto ambito.

E’ dunque una questione culturale di fondo quella che dobbiamo affrontare: il cambio di mentalità, attraverso un processo di educazione dei giovani, che non si deve fermare all’istruzione, ma deve giungere alla formazione del senso dello Stato, del senso civico e soprattutto del senso del merito. Concetto quest’ultimo oggi purtroppo desueto.

Ciò che manca infatti in Italia è una nuova classe dirigente degna di tal nome. Formata cioè da tante eccellenze, non staccate ed isolate tra loro come avviene oggi, ma in rete, che facciano corpo com’è nei più evoluti Paesi occidentali. Da noi son venute meno le scuole di formazione della classe dirigente: quelle dei gruppi economici, delle Pubbliche Amministrazioni, dei partiti politici, le scuole di management.
Negli Stati Uniti ci sono oltre 1800 think tanks.
Quanto all’Europa ricordiamo che Paolo Baffi, in una lettera degli anni ’60, ben prima di diventare Governatore della Banca d’Italia, notava con ammirazione come in Germania, già allora ci fosse un milieu scientifico/istituzionale, operativo in campo economico, che studiava da futura classe dirigente europea.

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AMICI DI MILANO
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La lettera di Giangiacomo Schiavi

SEGNALATE GLI EROI DEL BENE MERITANO IL PANETTONE D’ORO

Caro Schiavi,
manca poco più di un mese alla consegna del Panettone d’oro, premio alla virtù civica dei milanesi. L’iniziativa creata a metà degli anni ’90 dal Coordinamento Comitati cittadini vede la collaborazione e il sostegno attivo di tante associazioni e vuole essere un riconoscimento verso quelle persone o gruppi che si sono particolarmente distinti per le loro virtù civiche.

Siamo arrivati alla XVIII edizione e come sempre i protagonisti saranno gli eroi di tutti i giorni, quelli che agiscono senza clamore e in silenzio, ma che rendono migliore la città in cui viviamo, dall’assistenza alla protezione al decoro urbano, dal coraggio civile al presidio sociale. Lei riceve molte lettere e ci piacerebbe che questa diventasse la bacheca della manifestazione per mettere in luce la Milano dal cuore in mano. Le numerose segnalazioni che ci sono giunte in questi anni hanno dimostrato quanto altruismo e senso civico regni intorno a noi, nonostante tutto.

Attraverso le pagine del quotidiano potremo dare risalto ai grandi gesti di piccole realtà. Amici di Milano, Associazione Sao, Assoedilizia, Amsa, Gruppo A2A, Ciessevi, City Angels, Comieco e Legambiente

Cari amici,

l’idea di essere una bacheca delle buone notizie la prendo come invito da mettere in pratica, possibilmente ogni giorno. Fa bene una boccata d’ossigeno nel mare delle negatività. Esiste anche un mondo fatto di persone che ci aiutano a vincere la paura, ci danno speranza, sanno costruire un futuro.

Purtroppo hanno poca visibilità e poca rappresentanza.

Il Panettone d’oro è la gratitudine di una Milano che non ha mai perso la sua bussola solidale: nasce dal cuore e premia l’impegno di persone non comuni che si danno da fare per qualcosa di buono. Sarà consegnato in febbraio, al teatro Parenti, ricordando San Biagio e una tradizione milanesissima: quella di mangiare il panettone benedetto avanzato da Natale.

San Bias el benediss la gola e el nas, si dice e una fetta di panettone tiene lontano gli acciacchi di stagione (magari).

Adesso servono i nomi dei cittadini protagonisti di azioni di civismo, segnalazioni che si possono fare attraverso il sito www.panettonedoro.it dove si può trovare un link con la scheda per partecipare.

Noi troveremo il modo di raccontare questi eroi del bene, perché ogni persona è una storia e ogni storia è una notizia.
gschiavi@rcs.it

Foto: Il pres. di Assoedilizia e di Amici di Milano Achille Colombo Clerici con il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia
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Auguri

dicembre 21, 2016

logo assoedilizia a colori

 

Il Presidente
Achille Colombo Clerici

 

 

I migliori auguri di Buon Natale
e di un sereno Anno Nuovo

 

 

 

Milano ,  2016/2017

A s s o e d i l i z i a
e
AMICI DI MILANO

 

PANETTONE D’ORO: XVIII EDIZIONE DEL PREMIO ALLA VIRTÙ CIVICA DEI MILANESI

Da oggi si raccolgono le segnalazioni su cittadini e associazioni che si sono distinti per gesti di civismo e solidarietà.
La premiazione si terrà sabato 11 febbraio 2017 al Teatro Franco Parenti di Milano.

Milano, 20 dicembre 2016 – Si accolgono da oggi le candidature per la XVIII edizione del Premio alla Virtù Civica ‘Panettone d’oro’, il riconoscimento destinato a chi abbia mostrato, con un comportamento costante nel tempo, una concreta rispondenza ai principi del vivere civico.

C’è tempo infatti fino al 22 gennaio 2017 per segnalare cittadini e associazioni che potranno partecipare all’iniziativa creata a metà degli anni ’90 dal Coordinamento Comitati Milanesi, che anche per quest’anno vede la collaborazione attiva di Comieco, AMSA – Gruppo A2A, ASSOEDILIZIA, AMICI DI MILANO, Associazione SAO, Ciessevi, City Angels e Legambiente.

Solidarietà, attenzione al territorio e all’ambiente, tutela dei più deboli ed emarginati, rispetto della cultura e della tradizione civica e difesa dei diritti dei cittadini, sono alcune delle virtù civiche che possono rendere meritevoli del premio: chiunque può motivatamente far pervenire una segnalazione, esclusivamente attraverso il sito www.panettonedoro.it .

Anche per la XVIII edizione la giuria sarà chiamata a valutare attentamente la costanza con cui cittadini e associazioni segnalati hanno messo in pratica e aiutato a diffondere un esemplare comportamento civico in Milano e negli altri 133 comuni della Città metropolitana di Milano.

Tra le persone segnalate, i giurati individueranno trenta cittadini, tra uomini e donne, meritevoli di ricevere i premi previsi. A dieci associazioni saranno dedicate le menzioni speciali, per ricordare collettivamente l’azione di gruppi di volontari che si impegnano ogni giorno con gli stessi nobili intenti.

Basta una sola segnalazione per candidare al premio; del tutto inutile rimarcare con più segnalazioni sullo stesso candidato.

La cerimonia di premiazione si terrà l’11 febbraio 2017 al teatro Franco Parenti di Milano.

Foto:
– Il Presidente di Assoedilizia e di Amici di Milano con il Sindaco Giuliano Pisapia
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A s s o e d i l i z i a
e
Amici di Milano

 

PANETTONE D’ORO: XVIII EDIZIONE DEL PREMIO ALLA VIRTÙ CIVICA DEI MILANESI – ANNO 2017

Da oggi si raccolgono le segnalazioni su cittadini e associazioni che si sono distinti per gesti di civismo e solidarietà.
La premiazione si terrà sabato 11 febbraio 2017 al Teatro Franco Parenti di Milano.

Milano, 20 dicembre 2016 –

Si accolgono da oggi le candidature per la XVIII edizione del Premio alla Virtù Civica ‘Panettone d’oro’, il riconoscimento destinato a chi abbia mostrato, con un comportamento costante nel tempo, una concreta rispondenza ai principi del vivere civico.

C’è tempo infatti fino al 22 gennaio 2017 per segnalare cittadini e associazioni che potranno partecipare all’iniziativa creata a metà degli anni ’90 dal Coordinamento Comitati Milanesi, che anche per quest’anno vede la collaborazione attiva di Comieco, AMSA – Gruppo A2A, ASSOEDILIZIA, AMICI DI MILANO, Associazione SAO, Ciessevi, City Angels e Legambiente.

Solidarietà, attenzione al territorio e all’ambiente, tutela dei più deboli ed emarginati, rispetto della cultura e della tradizione civica e difesa dei diritti dei cittadini, sono alcune delle virtù civiche che possono rendere meritevoli del premio: chiunque può motivatamente far pervenire una segnalazione, esclusivamente attraverso il sito
www.panettonedoro.it .

Anche per la XVIII edizione la giuria sarà chiamata a valutare attentamente la costanza con cui cittadini e associazioni segnalati hanno messo in pratica e aiutato a diffondere un esemplare comportamento civico in Milano e negli altri 133 comuni della Città metropolitana di Milano.

Tra le persone segnalate, i giurati individueranno trenta cittadini, tra uomini e donne, meritevoli di ricevere i premi previsi. A dieci associazioni saranno dedicate le menzioni speciali, per ricordare collettivamente l’azione di gruppi di volontari che si impegnano ogni giorno con gli stessi nobili intenti.

Basta una sola segnalazione per candidare al premio; del tutto inutile rimarcare con più segnalazioni sullo stesso candidato.

La cerimonia di premiazione si terrà l’11 febbraio 2017 al teatro Franco Parenti di Milano.

Foto:
– L’ Assessore Marco Granelli e il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici con i volontari dei VV.FF. alla premiazione del 2016
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– Il Sindaco di Sesto San Giovanni, con Jole Garuti e con Achille Colombo Clerici
Sindaco di Sesto San Giovanni Monica Chittò e Jole Garuti

Ricordo che ai tempi della costituzione dell’ Europa, girava tra i fautori del progetto la battuta: “ha da’ veni’ l’ Europa” che evocava l’invocazione al “Baffone”, alias Stalin, ripetuta in Italia nel Dopoguerra.

Insomma il nostro Paese, riluttante alle istanze di cambiamento, tutto innervato di ideologie e di localismi, e per ciò stesso paralizzato dagli individualismi, con l’avvento dell’Unione, sarebbe stato costretto a compiere quelle trasformazioni che da solo era incapace di affrontare.

Ci si immaginava l’Europa come un disinteressato Pigmalione che ci avrebbe aiutato a superare gli ostacoli enormi prodotti dalla nostra allegra politica, Ricordiamo, per citare, l’inflazione a due cifre che divorava i redditi dei meno abbienti e il raddoppio in 10 anni – 1982-1992 – del debito pubblico che ancora oggi pesa come un macigno sulla nostra stentata ripresa ?

Nessuno dei sostenitori si poneva la domanda: “sì, ma a che prezzo?”

Qualche giorno addietro, discutendone con un diplomatico tedesco, mi sentivo prontamente rispondere:  “poco male… c’è un’idea di restituzione alla base e poi l’Italia non è che  il terzo contribuente netto dell’Europa, dopo la Germania e la Francia.”

Ebbene, non è questo il costo cui alludo. Voglio dire: considerato che l’Italia resta ancora una delle civiltà e delle economie fondamentali del Continente, quando il prezzo della competitività europea è rappresentato dalla omologazione, non solo dei prodotti, ma in fin dei conti  delle culture, dei valori, delle tradizioni, chi ha da perdere dal livellamento è chi sta in alto, non chi sta in basso.

Insomma, la portata di una via è data dal punto nel quale essa è più stretta, la velocità di un team atletico di inseguimento è condizionata dal più lento, non dal più veloce. Se è giusto aiutare i Paesi meno avanzati, non è altrettanto giusto essere costretti a rinunciare alle nostre potenzialità per omologarci ad essi.  La civiltà della nostra Nazione si è sempre basata sulla diversità che ha creato le eccellenze, tanto nelle arti, quanto nelle intraprese imprenditoriali e nelle tradizionali attività artigianali. Diversità sirena del mondo –diceva il Vate.

Livellare al basso, standardizzando prodotti e culture,  per noi significa buttare alle ortiche un patrimonio – del quale  le eccellenze  artigianali rappresentano l’emblema – costituito nel corso dei secoli.

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Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute
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All’Abbazia di Chiaravalle (Milano) riunione del Gruppo Lombardo Aiams
MULINI STORICI TRA RISCOPERTA DELLE TRADIZIONI E NUOVE POSSIBILITA’ DI LAVORO

Se è cosa bella e meritoria riscoprire le nostre ricchissime tradizioni in tutte le loro manifestazioni ancor più bello e meritorio è valorizzarle perché esse diventino propulsori di economia, produttrici di posti di lavoro, sbocco gratificante dell’impegno dei giovani mai come oggi così frustrati.

Sono gli obiettivi di Aiams-Associazione italiana amici dei mulini storici costituitasi nel 2011, prima organizzazione di questo tipo a livello nazionale, che aderisce a The International Molinogical Society-Tims con associazioni in Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Slovacchia, Spagna, Svizzera, Ucraina, Usa.

Come hanno spiegato i numerosi intervenuti non solo dalla Lombardia ma anche da Veneto, Liguria, Piemonte nel magnifico antico mulino perfettamente ristrutturato dell’Abbazia di Chiaravalle (Milano) – coordinati da Claudio Fazzi e dal responsabile regionale Carlo Pedretti –  dopo un lungo periodo di abbandono dovuto all’arrivo di nuove tecnologie di macinazione, i mulini a pietra azionati dall’acqua e in casi più rari dal vento  stanno rifiorendo a nuova vita per una serie di motivi: dalla necessità di rispondere alla sempre maggiore richiesta di cibi sani prodotti con i sistemi della tradizione al ruolo di messaggeri di storia delle comunità a punti di richiamo del turismo agricolo. “Così – come scrive il presidente di Aiams Gabriele Setti nella presentazione al libro di Silvano Bonaiuti “Mulini storici. Conoscenza e modi d’uso” – alla piccola schiera di potenziali “ristrutturatori” di mulini a pietra, spinti da ragioni affettive o di salvaguardia architettonica  museale dei manufatti, negli ultimi anni si sta aggiungendo un numero sempre più consistente di persone che valuta la possibilità di lavoro in questo settore”. Tra queste in particolare i giovani che si stanno orientando all’agricoltura.

Secondo Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia che rappresenta anche proprietari di antichi mulini nonché di dimore storiche, è da apprezzare l’impegno di Aiams nei confronti della quale è stata assicurata collaborazione.  “Il mulino – commenta –   è una tipologia tipica del territorio rurale antico, strettamente correlata a particolari contesti ambientali. La sua diffusione capillare sul territorio italiano, da oltre 10 secoli, ne fa un importante patrimonio storico e culturale perché ne ha caratterizzato e, talvolta, ne caratterizza ancora, l’organizzazione economica dei luoghi, la composizione sociale e i meccanismi di produzione e di distribuzione dei prodotti agricoli”.

La presenza dei mulini dava origine a vivacità e molteplicità di attività produttive. Vi trovavano occasione di lavoro trasportatori, fabbri, carpentieri, falegnami, manodopera generica, impiegati direttamente al servizio dei mugnai, oppure nelle frequenti e onerose operazioni di manutenzione richieste da macchinari realizzati pressocchè completamente in legno e quindi soggetti a facile usura, o nella sistemazione del complesso quanto fragile sistema di derivazioni e canali che alimentavano gli impianti. La vivacità economica che contraddistingueva queste aree ‘ad alta tecnologia’ faceva sì che esse finissero con l’esercitare una funzione attrattiva per insediamenti, commerci ed altre attività.

Foto:
– Achille Colombo Clerici presid. IEA

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RISPARMI A RISCHIO

Il tonfo del mattone
Troppe tasse nessuna garanzia e addio liquidità

L’80% delle famiglie italiane possiede almeno un immobile. Ma le nuove generazioni non sono in grado di mantenerli

Bernardo Fanti

Case di proprietà, lavoro sicuro e pensione garantita.
Questi sono i tre pilastri della generazione italiana baby boomers che hanno distrutto la generazione X, ovvero quella dei figli, e stanno solidamente minando il futuro dei nipoti, i millenials e digital native. Oggi iniziamo con l’occuparci del primo. D’altronde siamo il paese dove l’80% delle famiglie possiede almeno un immobile.
Quasi un primato se pensiamo che in Germania la proprietà è in ragione del 45% dei nuclei familiari, in Francia del 6o%, in Olanda del 53%, in Svizzera del 35%. E non è consolante sapere che a batterci è solo la Romania (90%). Più precisamente, in Italia 20 milioni di famiglie (su 25 totali) sono proprietarie di 35 milioni di unità abitative.
Questo vuol dire che ci sono 15 milioni di case diverse dalla prima. Ma la proprietà di una casa è ancora sinonimo di “investimento sicuro”? E, soprattutto, lo è mai stato?

DISTORSIONI
Gli immobili sono il regno delle distorsioni cognitive.
Il loro possesso non è dovuto generalmente a ragioni economiche, ma più spesso culturali e psicologiche. “Il mattone”, si è detto per decenni, “non ha mai tradito”. E se aggiungiamo l’oggettiva difficoltà a stimare con precisione e frequenza il valore degli immobili, unita alla pessima educazione finanziaria, si capisce perché per molto tempo le case siano state considerate dagli italiani l’unico investimento possibile. Ovviamente ciascuno è libero di fare quel che vuole dei propri risparmi, ma il fatto di prendere ripetutamente decisioni finanziarie sbagliate provoca costi sociali enormi. E meno sono le ricchezze personali di cui si dispone, più diventa pericoloso fare delle scelte che placano soprattutto desideri che non una logica economica.

CONTANTI
Una casa, oltre ad avere una notevole ciclicità dei prezzi, non è liquida: ci vogliono mesi, a volte anni, per mutarla nuovamente in contanti.
Non è frazionabile: se ho investito 100.000 euro in un appartamento, e me ne servono 10.000, non posso vendere una stanza e tenermi il resto.
Ancora: ha un elevato carico fiscale e per di più in crescita (l’aumento di Imu e Tasi dal 2011 al 2014 è stato del 143,5%).
Poi c’è il rischio del degrado improvviso dell’area in cui si trova e, se affittata, di morosità dei conduttori.

AZIONI
Stando ai principi della profilazione Mifid (detta tra noi: “Io banca, chiedo a te, cliente, qual è la tua conoscenza in ambito di azioni, obbligazioni, fondi, polizze, e quanta esperienza hai in tal senso, in modo da costruire un “recinto di sicurezza” oltre il quale io non posso proporti niente”), l’investimento nel caro vecchio mattone dovrebbe essere equiparato a un investimento azionario.
Comprare case uguale comprare azioni? In termini di rischi, siamo li. E se è vero com’è vero nella maggior parte dei casi che gli immobili hanno storicamente generato un rendimento interessante, questo è banalmente dovuto al fatto che sono investimenti ad alto rischio.

TERMOMETRO
Chi volesse farsi un’idea del termometro immobiliare del momento, basta stare a sentire Achille Colombo Clerici, presidente Assoedilizia che recentemente ha affermato che oggi in Italia “non c’è più un mercato immobiliare. Nel senso che non c’è più, per chi abbia risparmi investiti in immobili, nemmeno una relativa certezza di poter all’occorrenza realizzare il valore patrimoniale, attraverso la cessione del bene”. In soldoni se in passato comprare la seconda o terza casa era parso agli italiani il modo migliore per valorizzare i risparmi, oggi non è più così. E molte di quelle abitazioni rischiano di diventare un monumento al risparmio incagliato. La gestione strategica di quei 15 milioni di immobili diversi dalla prima casa, gestione che può comportare la decisione dolorosa di vendere a prezzi inferiori di quelli attesi o di affrontare costosi processi di valorizzazione, è il problema numero uno per la ricchezza privata della borghesia italiana.

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MUTAMENTI È chiaro che stiamo parlando di mutamenti epocali nella cultura del risparmiatore e i tempi d’adattamento saranno lunghi, ma una maggiore consapevolezza della percezione di rischiosità dell’immobile impone una maggiore chiarezza nella gestione delle proprietà. Occorre sapere bene quello che si vuole fare di una casa: se è un investimento o se è un bene d’uso. E anche nel secondo caso occorre valutare con attenzione l’alternativa dell’affitto.

Prendiamo per esempio l’argomento principe che porta ogni volta dritti al rogito. Ovvero quando, a conti fatti, la rata mensile del mutuo viene più o meno uguale al canone di locazione.

BUTTATI “Tesoro, avremo un appartamento tutto nostro, e risparmieremo di più di adesso che siamo in affitto. Siamo sicuri che per 30 anni pagheremo sempre la stessa rata e mese dopo mese la nostra ricchezza aumenterà, mentre adesso con l’affitto sono soldi buttati via”. Il discorso sembra filare. Ma vediamo se è vero che risparmierebbero rispetto all’affitto. Probabilmente no, tenendo conto dei costi di manutenzione straordinaria che come inquilini non pagano.
Probabilmente no, dato che chi contrae un mutuo dovrebbe essere coperto su tutti gli eventi assicurabili che ne azzerano la capacità di rimborso, come la premorienza e l’invalidità permanente.
Un immobile è un bene fisico, soggetto a obsolescenza, esposto a obblighi di adeguamento a varie normative, e come tale richiede continui investimenti.

RICCHEZZA
Altro punto, l’aumento della ricchezza. Nessuno vuole negare che versando nel tempo la quota capitale della rata del mutuo, si accumulano tante o poche risorse.
Ma questo non sposta di una virgola il fatto che allo stesso tempo, rispetto all’affitto, aumenta il rischio di finire sul lastrico.
Ci si espone infatti a vari accadimenti non necessariamente rari che possono portare alla rovina.
1) La morosità sulle rate di mutuo a seguito di vari eventi in gran parte incontrollabili, come la perdita di un reddito, l’insorgenza di spese impreviste (come quelle sanitarie), e così via;
2) Se la casa è in condominio, la morosità sulle spese condominiali per gli stessi motivi;
3) L’oscillazione del valore della casa qualora si fosse costretti a vendere. Il prezzo potrebbe essere raddoppiato, ma anche dimezzato.
Chi si sentirebbe a suo agio con questa prospettiva?

FIGLI
“Lascerò qualcosa ai miei figli” è l’altra distorsione cognitiva molto comune. Le persone comprano una casa destinandoci tutti i loro risparmi per lasciare un bene (“un tetto sotto cui stare”) in eredità ai figli.
Ma di fatto gli sottraggono risorse proprio quando ne avrebbero più bisogno per costruirsi un futuro (soldi per studiare, per esempio). E un domani, quando babbo e mamma non ci saranno più e i figli nel frattempo si saranno trasferiti altrove per lavoro o amore, questi torneranno al paese natale per vendere una casa piena di ricordi ma magari svalutata. Sempre che non siano stati i genitori nel frattempo a venderla per andare a vivere (stavolta in affitto) vicino a uno dei figli. C’è anche da aggiungere che siamo in una fase storica di trasferimento delle ricchezze immobiliari dalle generazioni che hanno accumulato verso quelle che non sono in grado di risparmiare e quindi tendenzialmente prive delle risorse per mantenere i patrimoni in mattoni che ereditano.

PROPRIETÀ
E ancora: chi può essere sicuro oggi di vivere per i prossimi 5, 10 o 20 anni nella stessa città? Chi può essere sicuro, in caso di casa acquistata in coppia, che l’amore non finisca, con tutti gli sgradevoli fatti che ne conseguono?
Quando invece è proprio la nuova società, in cui mancano punti di riferimento, e che obbliga milioni di individui a navigare a vista nell’incertezza, a indurre a ricercare l’antifragilità.
E questa si avvicina con la riduzione drastica dei beni di cui si è proprietari (dalla casa all’automobile), come già fanno i millennials.

ROVINA
Sia chiaro, nessuno vuole sostenere che stare in affitto “sia meglio” (concetto abbastanza generico) che comprare casa. Si vuole invece affermare che chi lo fa è meno fragile. È questione di scelte, come altre nella vita: se vuoi diventare un po’ più ricco (mettendo tutti i risparmi presenti e futuri in un solo investimento rischioso), corri il pericolo di diventare drammaticamente povero. Ecco perché il saggio Warren Buffett dice: “Se vuoi aumentare il tuo benessere devi prima evitare di finire in rovina”.

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SITUAZIONE

FAMIGLIE
In Svizzera solo il 35% delle famiglie possiede un immobile, in Germania il 45%, in Francia il 60%, in Italia invece si arriva all’80%.

SECONDE CASE
20 milioni di famiglie (su 25 totali) sono proprietarie di 35 milioni di unità abitative. Questo vuoi dire che ci sono 15 milioni di case diverse dalla prima.

MANUTENZIONE
Un immobile è un bene fisico, soggetto a obsolescenza, esposto a obblighi di adeguamento a varie normative, e richiede continui investimenti.

EREDITA’
Le nuove generazioni non sono in grado di risparmiare e quindi spesso non hanno le risorse per mantenere i patrimoni in mattoni che ereditano.

VALORE
II valore di una casa oscilla troppo rapidamente e il rischio di vendere a prezzo dimezzato è molto alto

IMPOSTE
Il carico fiscale sugli immobili è cresciuto pesantemente: dal 2011 al 2014 IMU e TASI sono aumentati del 143 per cento

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