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A Saronno eccezionale mostra personale di Paolo Lazzaroni Andina
L’IMPRENDITORE E MECENATE CHE HA SAPUTO COGLIERE LA LUCE DELL’ANIMA

“Vernice” oggi a Saronno della mostra personale di Paolo Lazzaroni Andina che espone al pubblico disegni, acquarelli e ritratti da giovedì 1 a sabato 3 dicembre presso le Sale della Nevera di Casa Morandi, viale Santuario 2 (orari dalle 10 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19).

La mostra intende anzitutto festeggiare l’imprenditore, l’artista, il mecenate e il filantropo in occasione dell’ottantesimo compleanno: è essa stessa, come scrive Ambrogio Chiari, un evento eccezionale.  E’ la prima in senso assoluto, per portare ad una conoscenza pubblica questa sua attività artistica, iniziata fin da bambino e coltivata per diletto in tutti questi anni, ma con grande passione e trasporto.

La poetica pittorica di Lazzaroni si snoda prevalentemente su due filoni: il paesaggio ed il ritratto.  In parallelo ha continuato a coltivare la passione pittorica, dedicandosi particolarmente alle tecniche del disegno, pastelli, carboncino, sanguigna, china; prediligendo, però, l’acquerello, che richiede grande esercizio e manualità nell’uso del colore. Le opere esposte testimoniano l’eccellenza raggiunta. Se esse destano stupore per l’apprezzabile bellezza, non meno sollecitano il sentimento: non lasciano immuni dall’emozione.

Nei paesaggi – molti dei quali sviluppati da taccuini che Lazzaroni portava con sé nei suoi viaggi per il mondo – c’è una visione esterna, oggettiva della realtà che potrebbe indurre ad una figurazione quasi fotografica. Questa tentazione del “perfettismo” viene invece superata dalla visione interiore personalizzata attraverso tutto un mondo di sentimenti, emozioni, stupore, sogno, nostalgia, ansia, tenerezza, amore. In ogni paesaggio c’è dentro un pezzo di vita, legato ad un particolare momento, ad un evento, ad una ricorrenza, ad un ricordo, ad un festeggiamento.

Se il paesaggio è oggetto di pittura in quanto luogo di momenti di vita, il ritratto è la fissazione di volti familiari nell’avvicendarsi degli anni. Sono, quindi, quadretti di vita di famiglia: tratteggiati in modo particolare nipoti ed amici, stemperando i colori nelle tecniche del pastello, matita, sanguigna, cogliendo in ogni soggetto la luce dell’anima.

Sulle tante realtà della vita, su eventi significativi Paolo Lazzaroni Andina si è espresso anche con la poesia, con la quale ha potuto esternare emozioni, stati d’animo, sentimenti, quasi a commento perché restassero fissati nella propria e nell’altrui memoria.

Foto:
– Paolo Lazzaroni Andina con Achille Colombo Clerici

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Nel Comune di Albiate la cerimonia del principale evento culturale della Brianza
A Giovanni Bazoli il ventesimo Premio Internazionale Vittorino Colombo

È assegnato al prof. Giovanni Bazoli il Premio Internazionale Vittorino Colombo, ventesima edizione, organizzato dall’omonima Fondazione in collaborazione con il Comune di Albiate.

Numerose le personalità presenti tra cui Mons.  Luigi Manganini, rappresentante della Arcidiocesi di Milano.

Istituito nel 1997 dalla milanese Fondazione Vittorino Colombo e dal Comune di Albiate, comune d’origine del senatore Colombo, per ricordare il politico democristiano, Presidente del Senato e più volte Ministro della Repubblica, che nei primi anni ’70 aprì l’Italia alla Cina, fondando tra l’altro l’Istituto Italo Cinese, il Premio viene consegnato ogni anno ad “un personaggio di livello internazionale che abbia contribuito a studiare e diffondere i valori autentici della politica diretta alla solidarietà ed alla collaborazione fra i popoli”.

Il Premio Fondazione Colombo, in questi 20 anni, è stato attribuito a personalità di fama mondiale. È il caso del Cardinale Agostino Casaroli, primo premiato nel 1997, dell’ex segretario ONU Boutros Boutros-Ghali nel 1998, dell’ex Segretario di Stato Angelo Sodano (2004), del premio Nobel per la Pace 2003 Shirin Ebadi (2007), del fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi (2011) e di Romano Prodi (2014).

Di rilievo la Giuria che assegna il premio: suo Presidente è Angelo Caloia, Presidente della Fondazione Vittorino Colombo; P. Angelo Lazzarotto Sanzovo (P.I.M.E.); Achille Colombo Clerici (Presidente di Assoedilizia, dell’Istituto Europa Asia e Vice Presidente della Fondazione stessa); Giuseppe Palmisano (Tesoriere della “Fondazione Vittorino Colombo”); Giovanni Francesco Perego (Rappresentante del Comune di Albiate); Diego Confalonieri (Sindaco di Albiate); Marcello Menni (Segretario,  Direttore della “Fondazione Vittorino Colombo”).

Il prof. Bazoli è stato insignito del Premio quale “giurista, intellettuale e filantropo, ma soprattutto quale figura del mondo cattolico del Dopoguerra tra le più importanti ed influenti. Insieme alla sua attività di carismatico fondatore del terzo gruppo bancario europeo, Intesa Sanpaolo, ha voluto essere portatore di valori che andassero al di là del mero benessere aziendale e della mera ricerca del profitto. L’attività filantropica e di mecenatismo culturale (si pensi alle “Gallerie d’Italia” di Milano o al Restauro di Casa Manzoni, sempre nel capoluogo lombardo) ne rafforzano tale valenza.

Angelo Caloia ha dichiarato: “La Fondazione Vittorino Colombo per il ventesimo anno riesce a far fronte ad un obbligo morale e di riconoscenza nei confronti del Senatore Colombo. La Fondazione risulta così un’Istituzione viva che fa cultura e agisce sul territorio, non dimenticando le radice preziose del passato”.

Il Premio Internazionale Vittorino Colombo celebra la figura dello scomparso Senatore, già Presidente del Senato della Repubblica Italiana, più volte ministro nell’Italia del secolo scorso, figura fra le più nobili ed impegnate del cattolicesimo politico italiano, apprezzato tessitore di rapporti internazionali, specie con la Cina e nell’ambito del Consiglio d’Europa. Esso è ritirato, a norma di statuto, personalmente.

Foto d’archivio:
– Giovanni Bazoli con Achille Colombo Clerici

Colombo Clerici con Prof. Giovanni Bazoli

Una forte comunanza di obiettivi e la volontà di avviare un grande gioco di squadra pubblico/privato – così come è avvenuto per Expo – sono i fattori principale per orientare la scelta di Milano come sede dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) contro una agguerrita concorrenza europea.

Ma le buone ragioni di questa scelta si fondano su ben concreti elementi. Anzitutto, Ema entrerebbe in sinergia con Human Technopole, nuova grande struttura di ricerca tra le più avanzate del mondo, facendo diventare la città il punto di riferimento europeo per le biotecnologie e per le scienze della vita. Inoltre, a Parma è localizzata Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e la vicinanza con Milano faciliterebbe il coordinamento di due settori che potrebbe portare alla nascita della “Fda europea”, cioè il polo comunitario dedicato alla tutela della sicurezza alimentare, farmaceutica e delle biotecnologie. C’è di più. Localizzandosi a Milano, Ema potrebbe usufruire dei ricercatori e delle qualificate risorse umane delle Università e degli Ircss milanesi e lombardi e, in prospettiva, dell’apporto delle facoltà scientifiche dell’Università Statale, della Bocconi e del Politecnico, tra i principali poli formativi del Paese.
A Milano e in Lombardia ha luogo circa un quarto delle ricerche scientifiche e tecnologiche d’Italia. A livello europeo Milano è la seconda più grande città in termini di numero di enti e di organizzazioni che promuovono l’innovazione mentre il sistema sanitario lombardo è, da molti decenni, un modello di servizi di assistenza e cura per l’Italia e l’Europa. Un’altra carta vincente di Milano è la sua apertura internazionale, l’essere al centro di un moderno sistema infrastrutturale e di trasporti, che comprende tre aeroporti; l’annoverare una straordinaria ricchezza di attività culturali, di località paesistiche scelte come residenza da personaggi famosi, l’avere un’alta qualità di vita, che spazia dallo shopping all’enogastronomia.
Con un Pil di 350 miliardi la Lombardia si colloca ai primi posti in Europa, confermandosi quale locomotiva dell’intero Paese. Infine, ma non per importanza, il legame tra   mondo delle imprese e grandi centri di formazione offre possibilità di impiego qualificato che poche regioni del Vecchio e amato Continente possono vantare.

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Lunedì 28 novembre assemblea cittadina alla Camera del Lavoro di Milano

EMERGENZA CASA, OCCORRE UN CAMBIO DI PASSO

Uno dei più rilevanti problemi sociali resta la casa, in tutta Italia e soprattutto nelle aree ad alta tensione abitativa. Da decenni ormai, da quando lo Stato ha rinunciato ad investire direttamente nell’immobile da destinare al ceto medio ed al ceto meno abbiente, l’onere di offrire un tetto ricade quasi esclusivamente sul privato – infatti gli alloggi sociali sono solo il 4% del totale delle abitazioni a fronte, per citare, del 30-40% di Germania, Danimarca, Gran Bretagna e del 20% della Francia – che si trova così a far fronte a un onere sociale che non è di sua competenza. Inoltre l’aumento spropositato di tasse e balzelli vari, parzialmente interrotto da questo governo, ha generato sconcerto e sfiducia negli investitori istituzionali nell’immobile e nelle famiglie risparmiatrici che non trovano più conveniente acquistare o costruire immobili, indotti a preferire investimenti in borsa o in altri prodotti finanziari. Inoltre la pesante recessione dalla quale il Paese non è ancora completamente uscito ha aggravato la situazione abitativa.

Di questo e di altro ancora si parlerà lunedì 28 novembre prossimo alle ore 17 nel corso di una assemblea cittadina promossa da Cgil Milano e da Sunia Milano alla Camera del Lavoro di corso Porta Vittoria 43 (sala Buozzi), tema “Emergenza casa e Legge di Bilancio 2017 occorre un cambio di passo”. Gli argomenti trattati: garantire il passaggio da casa a casa per le famiglie sottoposte a sfratto; scarsa offerta abitativa pubblica; scarse risorse per sostenere inquilini che pagano affitto del mercato privato; aumento sfratti per morosità incolpevole; aumento vendite all’asta delle case di proprietà; quadro instabile agevolazioni fiscali.
Intervengono: Massimo Bonini (Segretario Generale CGIL Milano), Franco Mirabelli (Senatore PD), Onorio Rosati (Consigliere Regionale PD), Gabriele Rabaiotti (Assessore alla Casa del Comune di Milano), Daniele Barbieri (Segretario Generale SUNIA), Stefano Chiappelli (Segretario Generale SUNIA Milano).

Foto archivio:
– Franco Mirabelli e Onorio Rosati con Achille Colombo Clerici e don Virginio Colmegna

Franco Mirabelli, Achille Colombo Clerici, Onorio Rosati, Don Virginio Colmegna

 

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I punti salienti toccati dalla riforma costituzionale:

– 1  Superamento del bicameralismo paritario o perfetto e nuova configurazione del Senato della Repubblica.

Viene abbandonato il sistema che vede Camera e Senato partecipare paritariamente al procedimento legislativo – occorrendo che la legge sia approvata in identico testo da entrambe le Assemblee ed essere paritariamente determinanti nel rapporto fiduciario con il Governo. Per effetto della riforma, la Camera rimane la sola Assemblea parlamentare chiamata a dare la fiducia al Governo e ad avere la parola definitiva nell’ approvazione delle leggi. Il Senato diventa, invece, la Camera eletta dagli enti territoriali, viene estromesso dal rapporto fiduciario col Governo e si vede attribuite nuove funzioni. I senatori saranno eletti dai Consigli delle Regioni, in conformità alle scelte espresse dai cittadini, tra consiglieri regionali e sindaci. Il numero dei senatori, espressione degli enti territoriali, si abbassa da 315 a 100. Di questi, 95 saranno eletti secondo le modalità indicate, 5 saranno nominati dal Presidente della Repubblica.

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Solo la camera esprime la fiducia al governo

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Senatori a vita saranno solo gli ex presidenti della Repubblica: non vi saranno più senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica

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– 2    I membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato.

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– 3  Nuovo procedimento legislativo

Solo per alcune leggi (ad es. leggi di revisione costituzionale, quelle che disciplinano i referendum, l’elezione del Senato stesso, le funzioni fondamentali dei Comuni) il procedimento rimane uguale a quello oggi vigente, prevedendo la partecipazione paritaria di Camera e Senato. In tutti gli altri casi, il Senato avrà solo la possibilità di ‘richiamare’ il testo approvato dalla Camera ed eventualmente di proporre modifiche, che la Camera non è però costretta a recepire avendo l’ultima parola nel procedimento legislativo.

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4- Nuovo riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni

L’art. 117 della Costituzione oggi vigente prevede un elenco di materie di competenza esclusiva dello Stato, un elenco di materie di competenza concorrente (i principi spettano allo Stato, le norme di dettaglio a ciascuna Regione), una clausola residuale che assegna tutte le altre materie alla competenza regionale. La riforma costituzionale interviene su questo assetto, eliminando la categoria delle competenze concorrenti, riassegnando alla competenza centrale dello Stato alcune materie prima rientranti in questa categoria (ad es. Immigrazione – protezione civile – infrastrutture  – commercio con l’estero – grandi reti di trasporto e di navigazione – distribuzione nazionale dell’energia – disposizioni generali sul governo del territorio, sulle attività culturali, sul turismo ), elencando le materie di competenza regionale e, ancora una volta, stabilendo che quelle non espressamente riservate allo Stato siano da intendersi assegnate alle Regioni.

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– 5 I rapporti con la U.E.

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali (nuovo testo dell’art. 117).

Le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia alla Unione europea sono approvate da entrambe le Camere (nuovo testo dell’art. 80)

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– 6  Modifiche inerenti l’elezione di cinque membri della Corte costituzionale e del Presidente della Repubblica

La legge di riforma costituzionale stabilisce che i 5 giudici costituzionali di nomina parlamentare, oggi eletti dal Parlamento in seduta comune, saranno eletti in numero pari a 2 dal Senato e in numero pari a 3 dalla Camera. Quanto all’elezione del Presidente della Repubblica, la riforma innalza i quorum richiesti. Dal quarto scrutinio non sarà più sufficiente la maggioranza assoluta, ma la maggioranza dei tre quinti dei componenti. Dal settimo scrutinio, invece, sarà richiesta la maggioranza dei tre quinti dei presenti.

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– 7 Introduzione di un controllo preventivo di costituzionalità sulle leggi elettorali

Si stabilisce che le leggi per l’elezione della Camera e del Senato possano essere sottoposte, prima della loro promulgazione, al giudizio preventivo della Corte costituzionale su ricorso di componenti politiche di minoranza del Parlamento. In caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale, la legge non potrà essere promulgata.

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– 8 Modifiche relative agli istituti di democrazia diretta – Introduzione del referendum propositivo e di indirizzo.

La disciplina del referendum abrogativo viene modificata nel senso che, se il comitato promotore raccoglierà 800.000 firme, il quorum di partecipazione alla consultazione non sarà pari alla metà più uno degli aventi diritto al voto, ma alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati. Se invece ne raccoglierà 500.000, la disciplina sul quorum rimarrà quella oggi prevista.
Oggetto di modifica è anche la disciplina sull’iniziativa legislativa popolare. Viene elevato il numero di elettori richiesto per presentare il progetto di legge (non più 50.000 ma 150.000) e si stabilisce al contempo che, a differenza di quanto accade oggi, il Parlamento dovrà discutere e deliberare su tali proposte entro tempi che saranno indicati dai regolamenti parlamentari. Si stabilisce, infine, che una legge costituzionale dovrà regolare il nuovo istituto del referendum popolare propositivo e di indirizzo.

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– 9 Il disegno di legge con voto a data certa e la nuova disciplina sul decreto legge

Il Governo potrà chiedere alla Camera di deliberare entro 70 giorni sui progetti di legge che ritenga essenziali per l’attuazione del proprio programma politico. Allo stesso tempo il nuovo art. 77 Cost. fissa più stringenti limiti all’uso di questo strumento di natura eccezionale.

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– 10 La eliminazione delle Province e del Cnel

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– 11 Lo statuto delle opposizioni – le norme sull’equilibrio di genere

La legge di riforma costituzionale stabilisce che i regolamenti parlamentari dovranno prevedere norme di tutela per le minoranze e, con riferimento alla Camera dei deputati, norme volte a definire lo “statuto delle opposizioni”, di quelle forze politiche, cioè, che non fanno parte della maggioranza. Infine, la riforma costituzionale tocca il principio di pari opportunità nell’ambito della rappresentanza politica, richiedendo che le leggi elettorali di Camera e Senato favoriscano un riequilibrio di genere.
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– 12 Elezione del Presidente della Repubblica.

Il presidente della Repubblica viene eletto da deputati e senatori: dal 1° al 3° scrutinio con maggioranza dei 2/3; dal 4° al 6° scrutinio con i 3/5 degli aventi diritto e dal 6° in poi con i 3/5 dei votanti.

Foto:
Achille Colombo Clerici pres. IEA

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Il dibattito sul referendum costituzionale promosso da Assoedilizia con l’adesione di Aspesi e Fiabci

ACCADEMICI E POLITICI DEI DUE FRONTI SPIEGANO LE RAGIONI DEL SI’ E LE RAGIONI DEL NO

A meno di due settimane dal referendum costituzionale di cui sentiamo parlare da mesi quello che doveva essere un civile confronto sul merito della riforma della Costituzione si è trasformato in uno scontro aspro e irrazionale nel quale si sta imponendo uno schema rudimentale che di profondo smuove solo lo sconcerto: uno scontro che appare sempre più come un plebiscito pro o contro il Governo.

Il mondo immobiliare che coinvolge decine di milioni di cittadini-elettori – Assoedilizia con Aspesi e Fiabci – si è sentito in dovere di riportare il dibattito sui giusti binari del merito chiamando a confrontarsi nelle sale di via Meravigli a Milano accademici e politici schierati su fronti opposti: Maria Elisa D’Amico, Ordinario in Diritto Costituzionale Università degli Studi di Milano; Franco Mirabelli, Senatore della Repubblica; Gaetano Quagliariello, Senatore della Repubblica. Con l’intervento di Enrico De Mita, professore emerito dell’Università Cattolica di Milano.

Si è trattato di un confronto improntato ad una grande civiltà anche se duro nei contenuti – incentrato esclusivamente sulle ragioni del sì e sulle ragioni del no – che il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici  ha condotto con fermezza e sobrietà.

Nella sua presentazione ha detto: “Domenica 4 dicembre 2016, dalle 7 alle 23 – ha esordito nella presentazione che ha tracciato i binari del dibattito cui hanno partecipato centinaia di persone – gli italiani andranno ad esprimere il loro voto per approvare o respingere la riforma della Carta costituzionale promossa dal Governo”.

Proseguendo:

La riforma è chiamata anche “legge Boschi”, dal nome del ministro per le riforme costituzionali ed i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, che ha firmato la proposta di riforma insieme al presidente del Consiglio del Ministri, Matteo Renzi.

La legge di revisione implica modifiche rilevanti all’assetto degli organi-istituzioni del nostro Stato (come il superamento del bicameralismo perfetto o paritario e la riforma del titolo V che regolamenta i rapporti tra Stato e Regioni) ed è stata approvata tre volte da Camera e Senato (due volte con lo stesso testo), ma senza che sia stata raggiunta la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti in ciascuna delle due Camere.

In tal caso, come previsto dall’articolo 138 della costituzione, qualora ne facciano richiesta un quinto di una Camera o 500.000 elettori o 5 Consigli regionali, si impone il referendum costituzionale.

Ed i Deputati, in numero superiore al quinto dei componenti la Camera, hanno richiesto il referendum: 166 Deputati, (i rappresentanti di Movimento 5 stelle, Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia, Sinistra Italiana) hanno presentato le firme per chiedere la consultazione popolare referendaria.

E siamo dunque al referendum. Un referendum confermativo, detto anche costituzionale o sospensivo, che a differenza di quello abrogativo, non prevede un quorum: la validità della consultazione, cioè, non dipende da quanti voteranno. Il risultato sarà valido qualunque sia la partecipazione al voto. Ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente dal fatto che abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto al voto.

Il procedimento di approvazione della legge è iniziato nell’aprile del 2014 con un testo che, nel corso della discussione in aula, è stato modificato, sia dalla Camera, sia dal Senato. La riforma riguarda più di un terzo degli articoli della Costituzione (47 su 139) ed è la più vasta dal 1948, quando la Carta costituzionale italiana è entrata in vigore.
Il quesito referendario che verrà stampato sulle schede elettorali recita: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della costituzione, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  88 del 15 aprile 2016?”.

Questo referendum è un evento di fondamentale importanza nella vita politica del Paese perché, come si può facilmente intuire, la decisione condizionerà la vita degli italiani nei prossimi anni, se non nei prossimi decenni.

Il dibattito ha dato vita a due schieramenti trasversali, alle categorie economiche, ai ceti sociali e culturali ed all’elettorato stesso dei partiti; ed i sostenitori dell’una o dell’altra delle due posizioni si fronteggiano da mesi nelle piazze e sui mezzi di comunicazione magnificando ognuno le proprie tesi e ragioni e criticando quelle degli avversari.

Per tutti questi motivi Assoedilizia – come è tradizione in occasione delle grandi scelte elettorali, nazionali o locali (con l’adesione di Aspesi-Associazione nazionale tra società di promozione e di sviluppo immobiliare e di Fiabci-sezione italiana della federazione internazionale delle professioni immobiliari) – ha promosso l’odierno dibattito per offrire elementi conoscitivi e di giudizio utili a consentire la ponderata e consapevole scelta di ognuno, al di sopra delle parti attraverso il parere di illustri rappresentanti dei due fronti, che ringraziamo vivamente per il loro prezioso apporto.”

Foto

– Gaetano Quagliariello con Achille Colombo Clerici
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– Franco Mirabelli con Achille Colombo Clerici
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– Enrico De Mita con Colombo Clerici
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– da sin. Maria Elisa D’Amico, Mirabelli, Colombo Clerici, Quagliariello
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Il libro di Gianfranco Rotondi presentato al Circolo della Stampa di Milano
ANTIPOLITICA, ANTICAMERA DELL’UOMO FORTE

Ha voluto imboccare la strada contromano Gianfranco Rotondi, parlamentare da sempre (dalla DC di Gerardo Bianco ) ed oggi anche presidente di Rivoluzione Cristiana, con il suo più recente libro “Meglio la Casta. L’imbroglio dell’antipolitica”, evidente risposta al best-seller da oltre un milione di copie dei giornalisti Stella e Rizzo che “accusa” di avere gettato il seme dell’antipolitica; tentando, con l’arguzia e la sottigliezza che gli sono proprie, di smantellare le accuse di ingiusti privilegi rivolte alla classe politica italiana.

E sospettando che dietro l’antipolitica si celi un preciso disegno: prima mettere in crisi la fiducia del popolo nei suoi rappresentanti, poi esasperare un’emergenza, quindi proporre una più efficace rappresentanza.

L’uomo forte, la dittatura.
Se ne è parlato alla presentazione del libro (Koinè Nuove Edizioni) al Circolo della Stampa di Milano con il sindaco Beppe Sala e la parlamentare forzista Maria Stella Gelmini, moderatore il giornalista Roberto Arditti.

Selezionato il gruppo di invitati tra cui, Giampiero Catone, Giulio Gallera, Nicolo’ Sella di Monteluce,  Melania De Nichilo Rizzoli, Francesco De Luca, Achille Colombo Clerici.

Smantellando uno ad uno i luoghi comuni che starebbero distruggendo la democrazia italiana, Rotondi sostiene che i parlamentari italiani rispetto agli omologhi di Francia, Germania, Inghilterra sono campioni di austerity; che i favoleggiati salotti romani – dove si può trovare la gentile ospitante che obbliga a sedere su cuscini per terra – sono faticose aggiunte al lavoro quotidiano; che i vitalizi sono una retribuzione differita per risarcire il parlamentare dal danno professionale ricevuto dall’esercizio dei mandati; che il parlamentare è in coda all’elenco dei corruttibili in quanto non conta più nulla.
Le avventure galanti? Secondo l’inchiesta di un giornale le donne in cerca di partner mettono il parlamentare in coda alla classifica; e la politica quale professione viene messa solo oggi sotto accusa. Nessuno si sarebbe sognato di gettare un tal sasso contro figure come quelle di De Gasperi, di Nenni, di Berlinguer.
Tutte accuse ingiuste quindi? Non proprio se è sotto gli occhi di tutti che una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa e ingorda, sia diventata una oligarchia insaziabile e abbia allagato l’intera società italiana. Ma senza dubbio la colpa principale della politica è stata quella di non essersi accorta delle profonde ingiurie inferte a molta parte della società italiana – come del resto è avvenuto in tutti gli altri Paesi avanzati –  dalla recessione da cui, ci si augura, stiamo uscendo appena oggi. E d’altro canto di non avere saputo distribuire su tutti tali ingiurie, consentendo l’approfondimento smisurato della disuguaglianza. Vanno comunque riconosciuti a Rotondi coraggio e coerenza. Anche questa è democrazia.

Foto:

– Gianfranco Rotondi con Achille Colombo Clerici
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– Sindaco Giuseppe Sala
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– Maria Stella Gelmini
Achille Colombo Clerici con Maristella Gelmini

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A Milano conferenza sul commercio UE con la Commissaria Malmstrom e il ministro Calenda
ALESSIA MOSCA: APERTURA AI MERCATI TEMPERATA DALLA POLITICA

La commissaria Ue al Commercio, la svedese Cecilia Malmstrom, non ha dubbi: non è la liberalizzazione del commercio mondiale a tagliare i posti di lavoro, ma l’automazione e le tecnologie. Comunque sul trattato commerciale Usa-Europa Ttip – già oggetto di critiche nel Vecchio Continente – meglio congelare tutto in attesa di quello che farà il presidente eletto Donald Trump  che, come è noto, ha fatto del protezionismo una delle bandiere della campagna elettorale.

E la Cina che chiede il riconoscimento di economia di mercato?
Una situazione complessa che va studiata a fondo.

Malmstrom è intervenuta alla conferenza sulla politica commerciale europea organizzata a Milano dall’ europarlamentare del Partito Democratico Alessia Mosca con un panel di gran livello: il ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda, Enrico Letta, Emma Marcegaglia, Mauro Petriccione, Luca Visentini, Gianfelice Rocca, Paola Subacchi, con il saluto del sindaco Beppe Sala e l’introduzione di Carlo Altomonte.

Il dibattito milanese ha avuto un grande successo di pubblico e di partecipazione, confermando il sempre maggiore interesse dell’opinione pubblica a temi non sempre facili da comprendere ma fondamentali per la vita di ognuno. Mosca ha aperto i lavori sottolineando la crescente “richiesta di più inclusione, più trasparenza sugli effetti che il commercio internazionale produce, più sostegno nelle fasi di transizione, più equità. Oggi più che mai – ha continuato – abbiamo bisogno di un vero cambio di paradigma nella politica commerciale senza abbandonare in alcun modo la propensione all’apertura, ma interrogandoci sulle modalità con cui si combina il commercio non più solamente con la crescita economica, ma con un sistema di sostegno politico e istituzionale in grado di dare alla politica commerciale una rinnovata e rafforzata legittimità”.

Sulla stessa linea anche Malmstrom. Sull’impatto sociale della globalizzazione ha detto: “Dobbiamo riconoscere questo impatto e aiutare le persone in tale senso: investire in educazione e politiche attive, ad esempio, e in questo molta responsabilità è dei governi nazionali”. La Commissaria ha inoltre parlato di come il commercio rappresenti anche un importante strumento di politica estera dell’Unione e, infine, della necessità di trasparenza: “Dobbiamo assicurarci che tutti abbiano consapevolezza del fatto che oggi il commercio è trasparente. Solo in questo modo le persone si sentiranno incluse”.

Sulla comunicazione di questi temi e sulle difficoltà ad essi collegate è intervenuto anche il ministro Calenda: “Nulla può essere più presentato in termini semplicistici. L’idea che la globalizzazione si debba fermare è sbagliata, una fuga dalla realtà. Bisogna capire che si tratta di una tendenza che va avanti non da trent’anni ma da secoli. È una tendenza umana”. Infine, sul futuro della politica commerciale europea: “L’Europa è il sistema commerciale più aperto al mondo. È per questo che siamo a favore delle continue negoziazioni sul Ttip, con il nostro partner commerciale e politico principale. È assurdo pensare di non negoziare. Se il frutto delle negoziazioni non sarà soddisfacente, allora sì che si potrà terminare il negoziato”.

Miglior sorte sembra avere il Ceta, l’accordo tra Canada ed Unione Europea. Sarà votato dal Parlamento, si spera a breve. Resta la convinzione comune che tutti i Paesi comunitari debbano impegnarsi fin dall’inizio del negoziato con i propri cittadini onde evitare ripensamenti dell’ultimo momento.

Foto:
– Alessia Mosca con il presidente IEA Achille Colombo Clerici
Achille Colombo Clerici con l’on. Alessia Mosca

– il Sindaco di Milano Giuseppe Sala
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– Enrico Letta e Achille Colombo Clerici
Achille Colombo Clerici con Enrico Letta

 

L’Italia, presentando il dato di una donna su due che, pur in età lavorativa, è fuori dal mercato (45,9%) con un tasso di inattività di 20 punti superiore a quello degli uomini (25,9%), si pone in coda nell’ U.E. seguita  solo da Malta (27 punti).

Il dato è contenuto in uno studio di Eurostat sulle persone al di fuori del mercato del lavoro e riguarda il 2015, ma da allora, almeno in Italia, poco o nulla è cambiato se non in frazioni di decimali. Il Rapporto si concentra anche sulla fascia di età tra i 25 e i 54 anni.  Il periodo in cui si dovrebbe essere più “attivi” sul mercato (come occupati o in cerca di impiego). In questa fascia di età si rafforzano le differenze di genere sull’inattività, con appena l’8,6% di uomini inattivi, in media con l’ UE, a fronte del 20,6% delle donne. In Italia la percentuale delle donne inattive tra i 25 e i 54 anni è del 34,1% (a poca distanza da Malta con il 34,2%) a fronte dell’11,4% in Slovenia e dell’11,6% in Svezia. Se poi si guarda al dato regionale si vede che le donne in età da lavoro inattive al Sud nel 2015 erano il 60,7% a fronte del 37,3% al Nord.

Certamente il tasso di inattività dipende dal sesso, dall’età e dal livello di educazione e di istruzione. Ma altri dati chiamano più decisamente in causa le pluridecennali carenze di una politica per la famiglia nei confronti della quale molto si parla ma poco si fa.

La Svezia che ha un tasso di occupazione femminile del 74,1% ha una spesa pubblica per famiglie del 3,64% del prodotto interno lordo e il tasso di fertilità è di 1,9 figli per famiglia. La Francia impiega un po’ meno risorse – 3,61% del pil – ma con una media di due bambini per famiglia ha il più alto tasso di fertilità in Europa, pur registrando un tasso di occupazione femminile al 60,6 per cento in conseguenza di altri fattori.

In coda alla classifica degli otto Paesi europei presi in considerazione – Svezia, Norvegia, Germania, Olanda, Finlandia, Slovenia, Francia, Italia – si colloca il nostro Paese: sia, come abbiamo visto, per percentuale di donne occupate, sia per spesa pubblica – il 2,01% -, sia per tasso di fertilità, 1,4. E per completare il quadro, Eurostat conferma anche l’alta percentuale di inattività tra i giovani in Italia. Se in Ue nel 2015 il 58,4% dei giovani tra i 15 e i 24 anni era fuori dal mercato del lavoro (né occupati, né in cerca di impiego), la percentuale vola al 73,8% in Italia (31,5% in Olanda).

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