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SERATA RUSSA 2016
Tradizionale appuntamento che simboleggia un profondo rapporto di amicizia e collaborazione
ARTE, MUSICA, MODA ALLA SERATA RUSSA DI MILANO

Cinema, moda, arte e beneficenza. Dal 26 al 30 settembre 2016, nell’ambito del Foro di dialogo russo-italiano tra le società civili, si è svolta una nuova edizione della Missione culturale russa a Milano. Il progetto fa parte del programma degli eventi ufficiali del Protocollo della Commissione mista russo-italiana per la collaborazione nell’ambito della cultura e dell’istruzione, firmato dai Ministri degli Affari Esteri della Russia e dell’Italia a Bari il 14 marzo 2007.

Tra gli eventi principali della manifestazione “La Serata Russa a Milano” che si è tenuta a Palazzo Erba Visconti. Hanno partecipato esponenti delle istituzioni russe e italiane, nonché imprenditori e professionisti del mondo della cultura e della moda.
Presenti fra gli altri, con le rispettive consorti, il Console di Russia, Alexandre Nurizade, Rosario Alessandrello, Mario Boselli, Gian Valerio Lombardi, Franco Rocco, Adriano Teso, Giuseppe Luce, Gianfranco Faletti, Sergio Cucci, il presidente di Assoedilizia e di IEA Achille Colombo Clerici.
Il programma della Serata ha visto il concerto dei solisti dell’Accademia di giovani cantanti del Teatro Mariinskij guidati da Larisa Gergieva, la mostra “Il disegno teatrale dei Balletti Russi di Diaghilev attraverso gli occhi dell’artista Anna Nezhnaya – Leon Bakst e Aleksander Benois”, che ha presentato al pubblico gli schizzi delle scenografie degli spettacoli.

Durante la serata è stata presentata anche la mostra di gioielli della maison Damiani “Alchimia del desiderio” e le icone ricamate a mano con pietre preziose dello Studio iconografico russo “Prikosnovenie”. E la stilista Natalya Valevskaya ha presentato al pubblico la collezione di abiti “Ultimi Romanov”.

Come da tradizione, durante la serata si è tenuta la lotteria di beneficenza a sostegno dei giovani artisti dell’Accademia itinerante delle arti.

Il cinema “Odeon” di Milano ha ospitato il festival del cinema russo: una rassegna con film di famosi e giovani registi come “La carrozza verde” di O.Asadulin, “Il lichene bianco” di V.Tumaev, “La fine di un’epoca meravigliosa” di S.Govorukhin, “Salvezza” di I.Vyrypaev, “Sull’amore” di A.Melikjan.

Foto di archivio:
– Rosario Alessandrello con Achille Colombo Clerici
– Gian Valerio Lombardi con Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici con Rosario Alessandrello

Achille Colombo Clerici con il Prefetto Lombardi

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La mostra interattiva “Gottardo 2016” alla Stazione Centrale fino al 16 ottobre
LA GALLERIA FERROVIARIA DEI RECORD SI PRESENTA AL PUBBLICO MILANESE
Colombo Clerici presidente di Assoedilizia: “Il nostro apporto per sbloccare difficoltà iniziali”

L’esposizione itinerante e multimediale “Gottardo 2016” fa tappa anche in Italia, nella Stazione Centrale di Milano, presso il binario 22. Sei moduli tematici articolati sui temi quali la storia, le cifre, i fatti, la tecnologia e l’importanza del progetto del secolo per la Svizzera e l’Europa.

La mostra, ideata ed allestita per l’inaugurazione della galleria di base avvenuta il primo giugno, rimarrà visibile ogni giorno al binario 22 dalle ore 9 alle 21 fino a domenica 16 ottobre, offrendo ai visitatori l’opportunità di vivere in prima persona la dimensione storica di questa galleria. E’ stata inoltre l’occasione per il convegno “La nuova ferrovia transalpina: nuovo slancio per l’intermodale in Italia”, tema fondamentale per la politica dei trasporti merci.

La mostra segue altre manifestazioni milanesi svoltesi negli scorsi mesi – la rassegna cinematografica e alla Settimana della moda – e precede eventi a Torino, Bologna, Roma, Monza e di nuovo Milano nei prossimi mesi. Prima dell’entrata in esercizio, il prossimo dicembre, verranno organizzati convogli con a bordo personalità delle comunicazioni e dell’imprenditoria europee.

Lo sforzo promozionale del Consolato di Svizzera a Milano – come hanno sottolineato il Console generale Felix Baumann e il direttore dell’ufficio federale dei trasporti Peter Fuglistaler  – dipende dall’importanza dell’opera eseguita nell’ambito del colossale progetto AlpTransit che comprende anche la galleria del Loetschberg sulla linea ferroviaria del Sempione: con i suoi 57,1 km è la più lunga del mondo replicando in oltre un secolo i record mondiali del primo traforo ferroviario ( 1882,  15 km) e del tunnel stradale (1980, 17 km).
Non solo di record si tratta. Il nuovo Gottardo non collega “solamente” il tratto alpino che va da nord al sud della Svizzera, ma è il cuore dell’asse di transito europeo che collega nord e sud dell’Europa ed è corridoio di transito tra porto di Rotterdam e porto di Genova. “Quest’opera – ha aggiunto Fuglistaler – è un contributo rilevante che la Svizzera da all’integrazione europea dei trasporti e dell’economia. Ma svolge un ruolo di punta anche per l’Italia, in particolare per Milano, vista la vicinanza”.
Marco Granelli, assessore alla Mobilità e all’Ambiente del Comune di Milano, ha spiegato che per la città avere l’esposizione “Gottardo 2016” è indice del fatto che Milano vuole interagire sempre di più con l’Europa e che è una città disponibile e aperta verso tutte le attività che favoriscono gli scambi e le interazioni. L’assessore ha concluso ricordando che si tratta di un’occasione di conoscenza in più anche per le generazioni future.

La struttura interattiva offre l’opportunità ai visitatori di vivere la dimensione “storica” attraverso sei moduli tematici: storia, cifre, fatti, tecnologia, importanza del progetto e mobilità sul futuro.
Roberto Tulipani, direttore regionale sud, viaggiatori Ffs e ceo Tilo spa, ha ricordato che l’apertura della galleria consentirà di ridurre i tempi di percorrenza. I turisti italiani, spiega, dall’11 di dicembre risparmieranno 30 minuti sul tratto Milano-Lucerna e Milano-Zurigo e nel 2020 si guadagnerà un’ora.
Martino Colombo, capo sezione mobilità Canton Ticino, in rappresentanza dei quattro cantoni (Uri, Ticino, Vallese e Grigioni) partner del San Gottardo ha annunciato che i quattro cantoni si sono messi insieme per valorizzare da un punto di vista economico ma soprattutto turistico il rapporto con la Lombardia, rafforzato dalla molto più breve ma ugualmente importante realizzazione della ferrovia Arcisate (Varese)-Stabio (Canton Ticino).  Colombo ha ricordato che l’importanza del San Gottardo è riconosciuta da fine XVIII secolo, quando fu denominato “via delle genti’”.  Aggiungendo: “Da questa terza importante ‘rivoluzione’ ci aspettiamo una riduzione del traffico sul tratto stradale e una riduzione delle distanze tra Svizzera e Milano”.

Se i dati del traforo del Gottardo colpiscono l’attenzione, altrettanto impressionante anche se meno noto è l’apporto tecnologico per la sua realizzazione. Lo ha reso noto Mario Corsi, amministratore delegato di ABB Italia, citando, tra l’altro, che il sistema di ventilazione è il più grande del mondo e che la potenza di illuminazione è pari a quella di una città. Record aggiuntivi.

Compiacimento del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici che ricorda: “Nel 1995/96 fummo tra i primi, con l’associazione Carlo Cattaneo, a portare la questione di AlpTransit all’attenzione dell’opinione pubblica italiana, organizzando una serie di dibattiti e di incontri, istituzionali in sede locale e ministeriali con il nostro Governo.   Ciò permise agli Svizzeri Ticinesi, forti dell’appoggio italiano, di riuscire a superare il voto della Camera Bassa che, in un primo momento, aveva privilegiato la linea del Loetschberg a scapito proprio del Gottardo”.

Foto: Il Console Generale di Svizzera con Colombo Clerici Pres. IEA

Achille Colombo Clerici con Fèlix Baumann

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La morte di Shimon Peres, ex presidente di Israele, premio Nobel per la Pace

CORDOGLIO DI ACHILLE COLOMBO CLERICI, PRESIDENTE DELL’ISTITUTO EUROPA ASIA

Il presidente dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici partecipa con profondo cordoglio al lutto di tutti gli uomini che anelano alla pace per la scomparsa dell’ex presidente israeliano Shimon Peres, premio Nobel per la Pace, statista amato e rispettato che ha avuto sempre la preoccupazione di prevedere i corsi del mondo e dell’Occidente per orientarlo verso obiettivi di pace e di progresso umano.

“Ho avuto modo di ascoltarlo da 25 anni – ha detto Colombo Clerici – in occasione degli annuali incontri di Ambrosetti a Cernobbio, apprezzandone la profondità di pensiero e la lungimiranza nella prospettazione delle evoluzioni sociali e politiche globali, e riscontrando nelle sue analisi e valutazioni una costante positività, legata ad una visione mai pessimistica dell’umano destino”.

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In una intervista rilasciata qualche giorno addietro al Forum Ambrosetti di Cernobbio, a proposito dell’andamento del mercato immobiliare ho affermato che oggi da noi non c’è più un mercato immobiliare. Nel senso che non c’è più, per chi abbia risparmi investiti in immobili, nemmeno una relativa certezza di poter all’occorrenza realizzare il valore patrimoniale, attraverso la cessione del bene.

I dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate permettono di confermare questa asserzione. Parlano di un aumento delle compravendite immobiliari in Italia – nel secondo trimestre 2016 più 22,9% rispetto allo stesso trimestre del 2015, a Milano più 29,7%.

Ma al tempo stesso confermano che i valori delle case continuano a calare (-0,9%), mentre i titoli abilitativi per nuove costruzioni nel secondo semestre 2015 sono diminuiti del 14,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Come si fa dunque a parlare ancora di mercato quando siamo in presenza di una domanda che aumenta, di una offerta che diminuisce e di prezzi che calano?

Il mercato immobiliare in Italia, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è determinato dal sentiment di 25 milioni di famiglie e non dall’attività di un centinaio di operatori finanziario-immobiliari (intermediari nella gestione del risparmio privato) ai quali lo Stato riserva un trattamento fiscale privilegiato.

Da noi è scomparsa la categoria del nuovo investitore nel residenziale a reddito a causa, sia della pressione fiscale in generale, sia del disfavore fiscale che penalizza chi costruisce per offrire in locazione: per il nostro fisco, gli alloggi in locazione vengono considerati quali “seconde case” alla stregua di quelle per villeggiatura.

Come se ciò non bastasse, pende come spada di Damocle sul capo dell’investimento immobiliare una riforma catastale, oggi in sonno, che una volta risvegliata potrebbe generare profondi squilibri economici e gravi danni al risparmiatore.
E non cessa di esser riproposta da alcune parti politiche e sociali la patrimoniale anche per gli immobili.   Come se già non esistesse una “patrimoniale” di 22 miliardi annui su uffici, negozi, abitazioni, anche su quelli che non si riescono ad affittare o dai quali per morosità degli inquilini non si ricava un reddito.

Di fronte a tali prospettive quale fiducia nel futuro della casa possono avere sia gli investitori istituzionali, sia le famiglie che ancora riescono a risparmiare, le quali per gli investimenti dei propri risparmi cercano stabilità e certezza fiscale?

Dev’esser dunque fuori di dubbio che, per avviare una ripresa strutturale del settore immobiliare, cardine dell’economia del Paese, occorre che i nostri decisori diano segnali chiari in tal senso.

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Lo straordinario caso della tenuta Cascinazza a Vellezzo Bellini (Pavia) gestita dagli eredi del Premio Nobel Giulio Natta

L’AGRICOLTURA CHE MIGLIORA L’AMBIENTE, GUADAGNANDOCI

 

Agricoltura non più soltanto produzione di alimenti, che resta ovviamente la funzione primaria: ma anche come recupero del paesaggio e della biodiversità, trasferimento nelle aree agricole periurbane di attività di lavoro tipiche della città (uffici), utilizzo dei rifiuti organici per sostituire concimi e fertilizzanti chimici: il tutto guadagnandoci. Non si tratta di studi e ricerche, lodevoli quanto astratti, ma di realtà sperimentate da molti anni in provincia di Pavia, a Vellezzo Bellini – 21 km dal centro di Milano – nella tenuta La Cassinazza, via Giulio Natta. Ennesimo esempio lombardo di felice connubio tra l’apice italiano della produzione, del terziario avanzato, della ricerca, della tutela del territorio e l’agricoltura; a conferma dei frutti cospicui che può dare la circolazione di idee in una cultura aperta alle innovazioni.

Se ne è parlato in un incontro organizzato dalla Federazione della Proprietà Fondiaria – con ELO European Landowner’s Organisation e Friends of the Countryside META Movimento Europeo Terra e Ambiente – nella tenuta già di proprietà del Premio Nobel per la chimica, condotta oggi dal figlio Giuseppe e dal nipote Francesco. La Cassinazza si estende per circa 1400 ettari all’interno del territorio neorurale di Giussago ed altri comuni limitrofi. L’assetto attuale è stato raggiunto a partire dal 1996 con la collaborazione del sindaco di allora Ivan Chiodini che, primo in Italia, stese un Piano regolatore che comprendeva principi innovatori rivoluzionari, oggi recepiti dalla legge nazionale.

Numerosi interventi di rinaturalizzazione dell’ambiente – hanno spiegato Giuseppe e Francesco Natta dopo i saluti di Giuseppe Visconti presidente nazionale della Proprietà Fondiaria –  hanno portato alla formazione di oltre 107 ettari di aree umide, 78 di boschi, 65 di rimboschimento da legname, 50 di prati, 110 km di siepi e filari campestri. Mentre sono aumentate del 170% le specie di uccelli, dell’81% i mammiferi, praticamente raddoppiate ed oltre farfalle, libellule ed altri insetti. E la fertilità del suolo si è accresciuta del 71%. A costo praticamente zero grazie ai contributi Pac-Politica agricola comunitaria.

Cosa vuol dire territorio neorurale? Con gli interventi di rinaturalizzazione, alle attività agricole già presenti si sommano altri servizi di natura ambientale quali, ad esempio, la qualità del paesaggio, la biodiversità, la valorizzazione delle risorse rinnovabili, il miglioramento della salute e della qualità della vita. Nell’ottica neorurale anche i fabbricati agricoli possono ospitare attività lavorative tradizionalmente urbane senza incrementare la superficie costruite. Ad esempio, la cascina Darsena, una delle sette che costituiscono il comprensorio neorurale della Cascinazza, permette di ospitare un ufficio per 300 persone, restituendo a verde tre ettari di superficie.

Si trasforma quindi il territorio agricolo in un nuovo motore economico e sociale, coniugando il rispetto dell’ambiente e la riqualificazione di un importante patrimonio rurale, realtà preziose soprattutto nelle aree periurbane.

La necessità di un’agricoltura più sostenibile anche economicamente in un’epoca nella quale la produzione internazionale massacra gli operatori agricoli lombardi e italiani costretti talvolta a vendere sottocosto,  obbliga a cercare ogni forma di risparmio. Uno degli oneri più consistenti è quello dei concimi e dei fertilizzanti chimici che, oltretutto, rendono la terra sempre meno fertile aumentando quindi la necessità di essere concimata.   Una via di uscita dall’economia del consumare materie prime non rinnovabili ed inquinare con i rifiuti è stata illustrata dall’agronomo Gilberto Garuti presentando il Centro Acqua & Sole.

Si tratta di andare là dove i rifiuti si producono – allevamenti zootecnici, industrie agroalimentari, raccolta differenziata nelle città – di portarli nella campagna dove vengono trattati e utilizzati quale fertilizzante. Una forma moderna, ma igienica e inodore, dell’antico letamaio che, costituito sul posto, sul posto veniva utilizzato. Il Centro può servire un’area cerealicola di 5.000 ettari, ricevendo 120.000 tonnellate/anno di rifiuti che vengono trasformati in circa 190.000 tonnellate di ammendante organico. L’energia utilizzata per il trattamenti dei rifiuti e la produzione dei fertilizzanti organici deriva dal biogas prodotto dal processo. Un esempio di economia circolare.

Il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, da sempre sostenitore di una sempre più efficiente integrazione tra città e campagna, ha conversato a lungo con Giuseppe Natta degli aspetti filosofici e sociali della iniziativa.

“Tutto è nato dalla mia passione per la natura, per la vita, il passeggiare all’aria aperta, a contatto con acque, alberi, prati, stagni, uccelli ed animali di più grandi dimensioni, ma anche di insetti – riconosce Giuseppe Natta – ed ora, questa realtà mi permette di vivere bene, con soddisfazione, secondo le mie aspirazioni.”

“Guardando l’immagine aerea di questi luoghi – interviene Colombo Clerici – e considerando la trasformazione intervenuta rispetto alla situazione precedente, che rispecchiava l’assetto ordinario dei campi coltivati nella nostra Lombardia, mi viene alla mente l’ idea dell’esteta John Ruskin che, nel parlare di città come luogo della accumulazione, evoca l’idea dell’intervento dell’uomo sulla natura allo stato brado che diventa paesaggio, per trasformarsi poi in paese.” “Questo luogo – aggiunge Giuseppe Natta – risponde ad una domanda di fruizione della natura.
Ma non si tratta di natura disegnata, costruita come fosse un giardino, in modo artificiale e soggettivo. Qui la natura è costruita secondo criteri assolutamente naturali e universali, conosciuti attraverso l’esperienza e la scienza .”

Foto:

Giuseppe Natta con Achille Colombo Clerici
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da sin. Giuseppe Natta, Giuseppe Visconti e Colombo Clerici
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da sin, Francesco Natta con Colombo Clerici
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In Galleria Santa Radegonda (MM Duomo) i primi 60 anni di storia del quotidiano Il Giorno

 

Nel giorno dell’apertura a Milano della settimana della moda, il quotidiano Il Giorno, altro simbolo della città, nell’ambito dei festeggiamenti per il sessantesimo della fondazione ha inaugurato una mostra nella galleria Santa Radegonda all’interno della Metropolitana Duomo, luogo di altissima frequentazione – un milione e mezzo di persone ogni settimana – di gente che lavora e che fa grande la città.

Il quotidiano, che nel 1956 rivoluzionò il panorama giornalistico italiano, si racconterà per un mese con pannelli che allineano ingrandimenti delle prime pagine storiche, fotografie, bozzetti, tavole originali emerse dagli archivi. Un racconto per temi, più che cronologico, quello che ricostruisce il passato del quotidiano. E si apre su un futuro al passo con i tempi: nell’era di Internet, alle nove edizioni locali si sono infatti aggiunti ben diciassette portali cittadini che coprono gli avvenimenti di tutta la Lombardia.

All’inaugurazione, presenti i vertici della redazione e della società editoriale –  Sara Riffeser Monti, vicepresidente della Speed e consigliere d’amministrazione della Poligrafici Editoriale e Simone Castelli, il direttore del quotidiano Giuliano Molossi assieme alla moglie Elisabetta Falciola e alla figlia Carolina, il vicedirettore Sandro Neri –  hanno partecipato personalità del mondo dell’imprenditoria – citiamo tra tutti il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, il presidente emerito della Camera della Moda Mario Boselli, l’ad di Solidea Calzificio Italiano Luca Pinelli che ha collaborato alla realizzazione con il Consorzio Vini Oltrepo Pavese – della cultura, dello spettacolo con l’attore e cabarettista Enrico Beruschi.

Scrive nel primo pannello introduttivo Giuliano Molossi, direttore del giornale: «Nella storia del giornalismo italiano, quella del 21 aprile del 1956 è una data indimenticabile. Nasceva “Il Giorno”, un quotidiano diverso da tutti gli altri, che rivoluzionò il modo di fare informazione. Nel mondo della carta stampata fu un autentico terremoto. Questa mostra illustra la storia di un quotidiano che oggi come ieri continua a guardare al futuro, con le sue 9 edizioni locali e 17 portali cittadini in Lombardia».

E poi le parole di Nello Ajello: “Il Giorno irruppe nei tranquilli recinti dell’informazione italiana come un quotidiano corsaro, di formula moderna, tecnicamente innovativo, politicamente inquietante”. Ha inventato, per esempio, la pagina dell’economia, a tutto campo, mettendo in giusto rilievo anche l’attività dei sindacati fino ad allora ignorati dalla stampa paludata. Fra i pannelli in Santa Radegonda quelli dedicati allo sport. “Erano le pagine più belle che si fossero mai viste”, le ricorda Vittorio Emiliani. Nelle quali giganteggiava l’inarrivabile Gioannbrerafucarlo.

Foto: Il Direttore Giuliano Molossi con Achille Colombo Clerici

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Alla Camera di Commercio il tradizionale incontro con il Corpo Consolare milanese
IL NUOVO RUOLO DI MILANO CITTA’ GLOCAL

Il ruolo internazionale di Milano è confermato da un dato: con New York detiene il record mondiale di presenze consolari. Milano è una città mondo.

La constatazione è stata fatta al tradizionale incontro della Camera di Commercio con il Corpo Consolare, nato nel 1983 da un’idea di Piero Bassetti, primo presidente della Regione presente nel ruolo di presidente di Globus et Locus. Dopo i saluti di Carlo Sangalli, presidente dell’ente e di Walid Haidar, decano dei Consoli di Milano e Lombardia, si sono susseguite testimonianze di imprenditori internazionali.

Se il successo di Expo ha costituito la prova del nuovo ruolo del capoluogo lombardo, le premesse c’erano tutte. Sotto la Madonnina opera un terzo delle multinazionali in Italia, 3.300 imprese con 280.000 dipendenti che generano un fatturato di 170 miliardi di euro l’anno.

Milano vive una stagione importante che alcuni definiscono da nuovo Rinascimento: le sue nuove “opere d’arte” sono il Centro studi sull’alimentazione, Human Technopole, la free tax area in zona Expo, la probabile acquisizione dell’Agenzia europea del farmaco. In occasione della firma del Patto per Milano tra il governo e la città del valore di 2 miliardi e mezzo di euro, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha ricordato che “Milano accompagnerà per mano l’Italia sulla via della ripresa”.  Va detto, al proposito, che una legge speciale per Milano, tradottasi nel Patto, è stata sempre fortemente sostenuta da Assoedilizia e dal suo presidente Achille Colombo Clerici.

Finora Milano era stata penalizzata dalle dimensioni ridotte rispetto alle più importanti conurbazioni mondiali. Con la Città Metropolitana raggiungerà i 3 milioni e mezzo di abitanti. Non solo. Le più importanti associazioni imprenditoriali sono già al di là dei nuovi confini: la Camera di Commercio di Milano si è fusa con quelle di Monza e di Lodi (oltre 500.000 aziende) così come ha fatto Assolombarda con l’associazione industriali di Monza; nel capoluogo brianteo arriverà la metropolitana, ulteriore legame tra le più importanti realtà economiche della Lombardia.

Ma forse già gli stessi confini regionali si mostrano angusti. Bisogna cominciare a ragionare in termini di macroregione che va da Torino a Trieste, oltre 20 milioni di abitanti, ben più della metà della produzione nazionale, al quinto posto tra le città-mondo. Se gli occhi del mondo vedono principalmente moda, design, agroalimentare, tecnologia quali segni distintivi della città, bisogna ricordare che l’impresa – pur dopo la chiusura delle grandi fabbriche – è ben presente: 250 medie (da 50 a 500 dipendenti) e 123 grandi (oltre i 500 dipendenti). Per citare, Monaco ha solo 61 aziende di queste dimensioni, Barcellona 25.

E ancora. La Lombardia conta 13 università, 9 delle quali a Milano, con 260.000 allievi dei quali 13.000 stranieri. Con 16.000 associazioni è la capitale del volontariato, il Salone del Mobile è primo al mondo alla pari della moda. Logico supporto la rete culturale che conta 68 musei e 128 gallerie.

Se caratteristica delle città medievali era rinchiudersi a difesa entro le mura, le città moderne, le città glocal, si proiettano all’esterno. Toccherà ai Consoli che rappresentano lo spirito internazionale di Milano sostenere il nuovo ruolo strategico della nostra città-mondo in questo momento di grande e positivo cambiamento.

 

Foto:
– Carlo Sangalli e Achille Colombo Clerici presidente dell’ Istituro Europa Asia IEA e di Assoedilizia
– Giovanni Deodato
– Giuseppe Sopranzetti
– Gianvico Maria Camisasca
– Salvatore Carrubba
– Piero Bassetti
– Patrizia Signorini

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Achille Colombo Clerici con Piero Bassetti

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Milano, 09 giugno – 19 settembre 2016

Rosario Alessandrello

Considerazioni sul concetto di Eurasia di Vladimir Putin

Il primo Putin, quello che assume un po’ fortunosamente e casualmente la guida della Russia nel 2000, si era concentrato sulle questioni economiche, tirando fuori il Paese dal pantano di un’economia mafiosa e dal degrado delle condizioni di vita materiali; il secondo Putin si è concentrato sulla ricostruzione ideologica e morale del Paese.

Il terzo Putin, nel suo articolo apparso alla fine del 2011 durante la Campagna elettorale in vista del suo terzo mandato presidenziale, lancia il progetto dell’Unione Euroasiatica.

Come dice Aldo Ferrari, “l’espressione usata da Putin per denominare il progetto Eurasia è tutt’altro che neutra nella tradizione storico-culturale e politica russa, in quanto evoca un movimento intellettuale, l’eurasismo, che costituisce l’espressione più radicale della tradizionale aspirazione della Russia a seguire un percorso storico differente da quello europeo e occidentale. Il movimento eurasista parte infatti dal presupposto che la Russia non faccia parte né dell’Europa né dell’Asia, ma costituisca una specifica area geografica e storica”.
Putin fin dall’inizio delle sue “Presidenze” si è collocato al di fuori di ogni etichetta ideologica, perciò il Progetto di Eurasia di Putin non dovrebbe essere etichettato ideologicamente. Infatti egli sin dal 2005 ha dichiarato, più volte, di considerare la dissoluzione dell’Unione Sovietica “la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo”. Ed è bene qui ricordare che il partito comunista sovietico aveva ereditato dagli zar l’Impero Russo che Stalin aveva conservato ed espanso perciò il popolo russo addebita il suo disfacimento a Gorbaciov ed Eltsin, i quali hanno liquidato non solo il partito comunista sovietico ma l’Impero Russo ereditato, da ciò la loro impopolarità. Il progetto di dare più concretezza alla ricomposizione dello spazio post-sovietico, rappresentato dalla CSI asfittica, che non ha mai funzionato, è un obiettivo evidente nell’agenda politica di Putin che può essere interpretato come una visione neo-eurasista, senza però coincidere con essa. D’altra parte, sin dall’inizio, il progetto Eurasia, al quale hanno aderito oltre alla Federazione Russa, il Kazakistan, l’Armenia, la Bielorussia, il Kirghizistan e il Tagikistan, sta diventando uno spazio economico integrato nella facilitazione degli scambi commerciali ma lasciando l’indipendenza nelle scelte politiche. Era ben noto che in questi anni post-sovietici la Russia ha vissuto come un attacco alla sua sicurezza ogni processo di espansione della NATO e dell’UE verso i suoi confini; li ha subiti negli anni ’90 a causa della sua debolezza politica ed economica, ma li ha contrastati non appena ha potuto, soprattutto all’interno dello spazio post-sovietico: in Asia centrale, in Moldavia, nel Caucaso e in Ucraina.

I progetti dell’Unione Eurasiatica lanciata nel 2011 dal Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin sono un antidoto per superare da un lato la “nostalgia” per l’ormai passato “impero” sovietico e dall’altro lato aggiornare il ruolo continentale di sicurezza della Federazione Russa in una dimensione geopolitica e culturale eurasiatica. Dei Paesi della CSI, oltre ai Paesi delle Repubbliche Baltiche, che fanno già parte dell’UE e della Nato, non rispettando gli impegni presi al momento dell’unificazione della Germania di non allargare a Est i Paesi aderenti alla Nato. L’Ucraina, dopo febbraio 2014, la Moldova e la Georgia guardano ad una integrazione con l’UE e infine l’Azerbaijan, il Turkmenistan e l’Uzbekistan che non accettano nessuna forma di integrazione.
L’Eurasia deideologizzata non prevede quindi la fine dei rapporti politici e culturali con l’Europa e l’Occidente, ma si collega con una nuova strategia per lo sviluppo della Siberia e dell’Estremo Oriente russo; si mira cioè a fare della Federazione Russa una potenza globale moderna, capace di trarre vantaggio dalla sua favorevole posizione geografica bicontinentale.
Un rilancio culturale del concetto di Eurasia si è avuto in questi mesi con la pubblicazione del libro di Dario Citati — La passione dell’Eurasia — storia e civiltà in Lev Gumilev.
Secondo Dario Citati: “La passione dell’Eurasia nella sua voluta ambiguità compendia efficacemente tutta l’opera di Lev Gumilev. Una formula che indica in primo luogo il multiforme campo di interesse di questo originale pensatore: l’Eurasia, — immenso territorio conchiuso e compreso fra l’Europa, il vicino Oriente, l’India e la Cina, — al quale egli dedicò con amore e dedizione tutta la propria vita applicandovi ogni ambito di conoscenza, dalla storia alla geografia, dall’archeologia alla sintesi etnografica. Proprio da questa passione dell’Eurasia nel senso di rivolta verso l’Eurasia come oggetto di studio, Gumilev elaborò una sofisticata filosofia della civiltà — la teoria dell’etnogenesi — che si voleva universale ma con cui cercò soprattutto di mostrare la «passione» dell’Eurasia stessa, ossia l’irresistibile passionarietà dei popoli che l’avevano attraversata nell’avvicendamento dei secoli e dei millenni.”
Forse vale la pena di ricordare ciò che ha scritto Jack Maltock, ambasciatore degli USA a Mosca durante le trattative tra George H.W. Bush senior e Gorbaciov, riguardanti la riunificazione della Germania e gli impegni che sono stati presi da entrambi. “In primo luogo, dichiararono di non essere più nemici; in secondo luogo, che l’URSS non sarebbe intervenuta in Europa orientale per sostenere i regimi comunisti; in terzo luogo, che gli USA non avrebbero tratto da questi sviluppi nessun vantaggio. Era un accordo fra gentiluomini, ma confermato da analoghe dichiarazioni dell’allora primo ministro britannico, del cancelliere tedesco e del presidente francese. E’ stato deciso che, dopo la riunificazione, la Germania avrebbe continuato a far parte della NATO, ma nel territorio della ex-DDR non vi avrebbero stazionato truppe straniere (non tedesche) ed armi nucleari. Infine il segretario Baker, all’epoca segretario di stato USA, disse a Gorbaciov cha la giurisdizione della NATO non si sarebbe mossa di un pollice verso est”.
L’accordo non si tradusse in un formale trattato; ma lo spirito dell’accordo si riassume nelle parole pronunciate dall’allora segretario di stato americano James Baker: “La Russia rinuncerà alla sua egemonia sull’Europa dell’est, gli USA non ne approfitteranno per estendere la loro influenza politica sulla regione”. Questo spirito fu certamente tradito: quando nel maggio del 2004 sono incominciati i primi mal di pancia in Ucraina, l’UE aveva festosamente celebrato il suo allargamento a est con l’annessione di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria (ex patto di Varsavia), Estonia Lettonia, Lituania (ex repubbliche sovietiche), Bulgaria e Romania ossia tutti quei paesi che, tra 1999 e il 2004 sono diventati anche membri della NATO.
Allora, chi ha tradito gli accordi iniziali? Sicuramente i presidenti USA succeduti a George H.W. Bush senior, i cancellieri della Germania succeduti a H.Koll; e i presidenti francesi succeduti a F. Mitterand, ecc. e non V.Putin che ha solo fatto qualche errore nel trattare una “materia” fallimentare ereditata dai suoi predecessori, Gorbaciov ed Eltsin.

Quanto detto spero riesca a far capire perché V. Putin sia così popolare quando difende l’integrità del territorio della FR e della sua storia passata nel bene e nel male e con questo gode anche dell’appoggio indiscusso della chiesa ortodossa russa e non capisce perché l’UE ha rinunciato nella sua costituzione ai principi fondamentali del “Cristianesimo”.
Si spiega così, perché Papa Francesco ha chiesto pubblicamente la difesa dei Cristiani in Oriente al Presidente della FR Vladimir Putin, che crede in Mosca come la terza Roma della Cristianità.
D’altra parte il ruolo della Russia nella lotta al terrorismo e il suo rapporto col mondo islamico con la presenza della sua flotta nel Mediterraneo deriva proprio dalla sua storia recente e passata. Basta elencare alcuni eventi che si sono verificati dalla seconda guerra mondiale ad oggi:
Lo stato d’Israele è nato perché voluto dagli USA e dalla Russia, contro il volere della Gran Bretagna e della Francia.
Il primo tentativo di un “califfato” è stato la Cecenia con l’appoggio degli USA e i successivi attacchi terroristici in Russia.
La prima guerra all’Iraq di Saddam Hussein è stata vinta dalla “coalizione” di Paesi guidati da USA e Gran Bretagna in poco tempo per la “benevola” condiscendenza russa e vicini della Russia. E’ bene ricordare che è stato E.Primakov a passare gli ultimi tre giorni, prima che gli USA attaccassero, con Saddam Hussein per convincerlo a lasciare il Paese con un salvacondotto per lui e la sua famiglia.
Le cosiddette “Primavere arabe” volute da Gran Bretagna, Francia e USA sono servite con la loro instabilità politica a impedire alla flotta russa di avere “porti” sicuri in Egitto, Libia, Siria, ecc.
La guerra USA, Gran Bretagna, Arabia Saudita, Qatar e Turchia alla Siria stava facendo nascere un califfato in Siria fermato dall’intervento militare della Russia contro l’Isis.
E’la Russia che finora ha rinviato la nascita del sultanato turco di Erdogan.
Infine non si sarebbe arrivati all’accordo-quadro, implementato successivamente tra IRAN e i 5+1 Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e l’UE senza la collaborazione attiva della FR che anche Obama ha ringraziato pubblicamente.
In conclusione la “pace” e la stabilità politica in Medio Oriente e nell’Africa è possibile solo con uno sforzo congiunto di collaborazione diplomatica fra USA, UE e FR prima che altre “presenze” (Cina, India, Iran, Corea del Sud, ecc.) nell’Area consolidino i loro interessi in contrapposizione a quelli cosiddetti occidentali.

Cav.Lav.Ing. Rosario Alessandrello

Foto: Rosario Alessandrello con Achille Colombo Clerici pres. IEA

Achille Colombo Clerici con Rosario Alessandrello

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Sole 24 Ore del 19 settembre 2016
EDITORIALE MONDO E MERCATI

“African Act, il rilancio dell’Italia passa da qui” di Stefano Simontacchi

L’ enorme potenzialità di sviluppo del continente africano – soprattutto con riguardo a beni di consumo, risorse naturali, infrastrutture e agricoltura – è confermata da numerosi studi economici, che dimostrano come, nei prossimi decenni, rappresenterà l`area del mondo a più forte crescita (si veda, da ultimo, l`African Economic Outlook 2015,  wwwafricaneconomicoutlook.com).

Non a caso, gli investitori internazionali guardano ai Paesi africani con sempre maggiore attenzione, e molte multinazionali hanno già da tempo elaborato strategie di ingresso e di sviluppo nel continente.

Al momento l`Italia, nonostante il suo diretto coinvolgimento nell`economia africana, subisce la pressione competitiva di altri player, europei e no, che hanno attivato molteplici forme di supporto per le imprese che investono in Africa.

Emblematici sono i casi di Germania, Olanda e Turchia (che, sin dall`action plan del 1998, punta a diventarne partner privilegiato).

In questo contesto, l`Italia deve cogliere un`occasione unica per tornare ad assumere un ruolo di rilievo nel contesto economico mondiale, attraverso azioni volte a creare i presupposti per un rapporto di partnership privilegiata con l`Africa, facendo leva e sfruttando l`indubbio vantaggio competitivo rispetto a molti altri Paesi. Questo vantaggio è da ricondursi, oltre che alla prossimità geografica, a rapporti politico-culturali che affondando le proprie radici nel passato, sia nei confronti dei Paesi dell`area del Mediterraneo sia dei Paesi dell`area Sub-Sahariana, seppur oggi con problemi socio-politici importanti.

Ciò deve avvenire in due direzioni.

Da una parte, sviluppando il più possibile le relazioni commerciali con i Paesi africani (proseguendo sulla scia del lavoro svolto da questo governo).

Dall`altra, e soprattutto, accreditandosi presso i maggiori investitori internazionali (Far Fast, con particolare riferimento a Cina ed India) quale location preferenziale per la localizzazione di un hub per gli investimenti nel bacino del Mediterraneo ed in Africa.
Ciò consentirebbe di attirare risorse nel nostro Paese e, probabilmente, anche di competere con altri Paesi come Regno Unito e Olanda, con l`obiettivo di divenire un hub anche per l`Europa.

È necessario ideare un progetto di lungo periodo finalizzato a favorire gli investimenti in Africa, non solo attraverso un processo di riforma normativa interna, ma anche facendo svolgere all`Italia un ruolo fattivo nel percorso di sviluppo politico, economico e sociale del Continente africano.

A questo punto la domanda diventa: cosa bisogna fare per diventare un hub preferenziale degli investimenti nel bacino del Mediterraneo e in Africa?

Il Paese deve innanzitutto dotarsi di una strategia precisa che deve essere comunicata e perseguita in modo coerente e, soprattutto, sistemico.

Conditio sine qua non perché questa iniziativa abbia successo è che si riesca a fare sistema attorno ad un obiettivo comune.

L`incapacità di farlo è certamente il nostro tallone d`Achille, che ha purtroppo tante volte garantito un vantaggio competitivo ad altri Paesi con meno risorse e meno talento.

È necessario un percorso di riforme che consenta di creare dei veri e propri “corridoi preferenziali” per l`insediamento produttivo e commerciale nei settori a più alto sviluppo dell`economia africana, attraverso interventi in molteplici ambiti quali, a mero titolo esemplificativo:
– stimolare i rapporti con i Paesi dell`area sotto il profilo educativo-culturale coinvolgendo le università, i musei e le istituzioni culturali.
Questo obiettivo dovrebbe essere perseguito sia incentivando il più possibile la specializzazione nelle nostre università di studenti africani (che rientrerebbero nel loro Paese avendo l`Italia come riferimento per l`Europa), sia promuovendo altre forme di collaborazione quali partnership tra le nostre Università e le università locali;

–  modificare la gestione dei porti, della rete ferroviaria e degli aeroporti, in modo da poter perseguire un disegno coordinato. Si potrebbe ad esempio pensare a una strategia di specializzazione e sviluppo dei porti italiani con la costituzione di una società holding comune;

–  agevolare la circolazione dei lavoratori qualificati, anche extracomunitari, mediante forme accelerate di rilascio del visto di ingresso anche per periodi superiori ai novanta giorni ed eliminare i fischi di doppia imposizione in cui incorrono le persone fisiche allorché si trasferiscono da un Paese all`altro (si potrebbe prevedere l`estensione ai contribuenti persone fisiche di regimi di cooperative compliance che consentano di ottenere, per il periodo di permanenza nell`hub, la tassazione esclusivamente del reddito prodotto in Italia). Se si vogliono attrarre le holding delle multinazionali straniere; bisogna rendere il nostro Paese attrattivo per i loro dirigenti (come hanno fatto altri Paesi quali il Regno Unito, la Svizzera o l`Olanda);

– concludere trattati commerciali il più favorevoli possibile con i Paesi dell`area;

–  prevedere nelle convenzioni contro la doppia imposizione con i Paesi dell`area modalità di riconoscimento di crediti di imposta virtuali (cosiddetta tax sparing credit);

– modificare le norme sulla imposizione dei flussi finanziari in uscita dall`Italia (dividendi, interessi e royalties);

– rinegoziare gli accordi contro la doppia imposizione tra l`Italia e i principali stati che investono in Africa (a titolo d`esempio la Cina) al fine di garantire condizioni competitive per i flussi di reddito distribuiti dall`Italia;

– garantire una maggiore tutela per l`investitore italiano in paesi africani, intervenendo sulle convenzioni bilaterali in materia di investimenti (rendendo, ad esempio, più agevole l`accesso alla tutela arbitrale);

– istituire un ente dedicato per le imprese interessate ad investire in Africa. Questa struttura – la cui organizzazione potrebbe prevedere la partecipazione di Stato, Regioni e multinazionali dovrebbe offrire un supporto operativo concreto, mettendo a disposizione, a titolo esemplificativo, forme di accesso agevolato al credito o elaborando schemi di investimento a compartecipazione pubblica;

– agevolare i finanziamenti di investimenti nell`area, attraverso, ad esempio:
1) la possibilità per le imprese che investono in Africa di emettere prestiti obbligazionari, collegati alla effettuazione di un determinato progetto, che consentano ai sottoscrittori di avere una imposizione favorevole sui proventi (a titolo esemplificativo 12,5% a fronte del 26% ordinario);

2) promuovere, anche tramite l`intervento della banca per lo sviluppo africano (African Development Bank Group) fondi di private equity, al fine di favorire investimenti per progetti di innovazione energetica ecosostenibili (seguendo l`esempio della Germania).

Per quanto gli elementi sopra evidenziati siano idonei, già singolarmente, ad attirare investitori, è l`azione congiunta degli stessi, in virtù della propria interdipendenza e delle sinergie connesse, a rendere l`intervento maggiormente efficace a perseguire l`obiettivo.

In conclusione, l`Italia deve quanto prima adottare questa strategia e tradurla in un corpo di norme (African Act), tenendo presente che tali misure andrebbero adottate anche a prescindere dalla specifica occasione rappresentata dall`Africa perché avrebbero comunque un effetto positivo sull`attrazione di investimenti esteri nel nostro Paese (una delle principali condizioni per il rilancio dell`economia).

Foto: Stefano Simontacchi con il pres. IEA Achille Colombo Clerici al Forum Ambrosetti Cernobbio 2016

Achille Colombo Clerici e Stefano Simontacchi Cernobbio 2016

 

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L’edizione 2016 della XVII Giornata Europea della Cultura Ebraica a Milano
E’ LA CULTURA IL VERO PONTE DELLA PACE TRA I POPOLI

L’ebraico, certo, ma anche l’aramaico, e poi l’yiddish degli ashkenaziti, il ladino dei sefarditi, le influenze del greco e del russo, e naturalmente non può mancare il dialetto giudaico-romano. Sono tutte queste le lingue dell’ebraismo, tema della Giornata Europea della Cultura Ebraica, come spiega il sito ufficiale della European Association for the Preservation and Promotion of Jewish Culture and Heritage (AEPJ), ente promotore dell’iniziativa e di cui fanno parte l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane assieme a B’nai B’rith Europe, Red de Juderías de España – Caminos de Sefarad, Rede de Judiarias de Portugal e JECPJ France.
 In Italia la Giornata si è tenuta ieri, e come ogni anno sinagoghe, musei e altri luoghi di tutte le Comunità ebraiche e città della penisola hanno accolto il pubblico con varie manifestazioni culturali, tra visite guidate, spettacoli e percorsi enogastronomici.

Non tutti forse sanno quale sia la differenza tra ebraico antico e aramaico, o che l’ebraico si può pronunciare in molti modi diversi, che gli ebrei di Corfù parlavano un dialetto pugliese e che quelli marocchini hanno portato il loro chiamato Haketia fino al Rio delle Amazzoni. Queste e molte altre – si legge sul sito della AEPJ – le curiosità della “gioiosa Babele che attraversa millenni e continenti” costituita dall’ebraismo.

A Milano, nella sinagoga centrale di via Guastalla dove si ricordavano anche il 150 anni della comunità ebraica, il via ufficiale alla Giornata dal tema “Il potere della parola” che ha visto dibattiti, incontri, conferenze, spettacoli, una mostra fotografica di Alberto Jona Falco (Grand Tour, Viaggio nell’Italia ebraica)  è giunto il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, letto dal  presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Noemi di Segni.  Un evento definito dal Capo dello Stato “preziosa occasione di incontro, di conoscenza e di dialogo”. Nella Giornata della Cultura ebraica “tutte le culture e le fedi religiose sono chiamate a un dialogo decisivo per difendere i valori dell’umanità e contrastare e sconfiggere il terrorismo e la violenza. È l’intera società che chiede loro un contributo di valori e una testimonianza di solidarietà, che nasce dal rispetto dei diritti di ogni essere umano. L’Europa può essere la palestra e il vettore di una nuova cooperazione nelle società e tra gli stati – ha aggiunto – di un umanesimo pieno, di un ordinamento che tuteli le differenze e, al tempo stesso, solleciti la coesione sociale”.

Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ospite d’onore: “In questi ultimi anni l’esplosione di antisemitismo sulla rete è qualcosa di spaventoso, che ha sorpreso, che pensavamo fosse finito. Questo ci insegna che non dobbiamo mai abbassare la guardia perché purtroppo il male si riproduce e quindi va fermato”.  Ed ha proseguito: “Impegnarsi per la pace si può fare salvando chi fugge dalla guerre attraversando il mare, garantendo supporto all’Onu per la risoluzione dei conflitti, ma anche educando le giovani generazioni “.

Secondo il Sindaco Giuseppe Sala “il dialogo tra religioni è una ricchezza irrinunciabile. Non dobbiamo più correre rischi che derivano dall’ignoranza. La giornata di oggi è un’occasione preziosa perché pone al centro del dibattito la lingua ebraica, ma anche la capacità di integrazione che è oggetto delle nostre preoccupazioni quotidiane. Milano è una città sempre più multiculturale, una metropoli autentica, dove le pratiche di convivenza sono radicate ma dove è necessario lavorare insieme”.

Presenti i rappresentanti delle diverse comunità religiose e delle forze dell’ordine e militari, l’assessore regionale Giulio Gallera, i presidenti della comunità ebraica Milo Hasbani e Raffaele Besso, l’assessore alla Cultura della comunità Davide Romani e il viceassessore Gadi Schoneit, organizzatore della giornata, Roberto Jarach, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici che ha invitato a ricordare il debito del mondo  nei confronti della cultura ebraica che ha prodotto geni nella scienza, nella filosofia, nelle arti, concludendo: “E’ la cultura il vero ponte per la pace tra i popoli”.

Foto archivio: Achille Colombo Clerici con il Sindaco di Milano Giuseppe Sala

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