Ripensare il bonus per gli “incapienti”
Saverio Fossati

Il bonus sul risparmio energetico marcia verso una conferma, probabilmente nella legge di Stabilità 2017. A corrobare le aspettative dei condòmini e dei tecnici, le recenti dichiarazioni di Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture, sulla possibilità di investire 4-5 miliardi a favore degli “incapienti”, cioè di chi non riesce a utilizzare il bonus fiscale (pari al 65% delle spese sostenute) perché ha reddito (e tasse) troppo bassi.

L’ipotesi (predisposta dall’Enea e accolta dal vice ministro dell’Economia, Enrico Morando), prevede che per i condòmini “incapienti” il costo degli interventi condominiali di riqualificazione energetica verrebbe sostenuto al 90% dalla Cassa depositi e prestiti, che erogherebbe un finanziamento agli interessati.

Cdp avrebbe la possibilità di incassare, al posto dei condòmini, la detrazione decennale del 65% delle spese sostenute: il costo reale per gli «incapienti» si ridurrebbe così al 35 per cento, di cui il 25 % all’interno del finanziamento erogato da Cdp e il resto (cioè solo il 10%) a loro carico.

Quel 25% finanziato, però, potrebbe diventare quasi zero per il condòmino, perché con la riqualificazione energetica i consumi calerebbero e quindi, mantenendo la bolletta energetica con gli stessi importi di prima, la differenza andrebbe a pagare il residuo del prestito.

Ma forse va fatta una riflessione sui numeri: se gli “incapienti” (redditi sotto gli 8mila euro) sono ufficialmente 10 milioni, anche sottraendo i probabili evasori fiscali, gli inquilini delle case ex Iacp (che non sono condòmini) e chi non vive in condominio, è ragionevole pensare che gli interessati siano non meno di 5 milioni, spesso anziani o disoccupati. Dato che una riqualificazione condominiale costa almeno 60mila euro, con 30 condòmini la spesa pro capite si aggira sui 20mila euro. E finanziare una somma del genere per tutti può voler dire 90 miliardi, e non 4 o 5. Vero che il 65% sarebbe una detrazione fiscale ma si tratta di un costo erariale enorme. È chiaro che la questione va affrontata diversamente.
Quanto meno con una pianificazione progettuale almeno decennale.
“È necessario proseguire e ampliare gli sforzi del Governo per risollevare il settore dell’edilizia dice Cosimo Ferri sotto- segretario alla Giustizia che, con il deputato Antonio Misiani aveva presentato una proposta più semplice e molto pratica, per cedere il credito fiscale agli intermediatori finanziari -, anche incoraggiando gli investimenti “verdi” delle famiglie italiane nei condomìni.
L’Eco-Piano oggi proposto dal presidente dell’Enea Federico Testa affronta correttamente la problematica e recupera in parte la proposta già avanzata. Rimangono da valutare attentamente i costi-benefici derivanti dall’impatto finanziario per Cassa Depositi”.

Favorevole il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici: “Il vantaggio della detraibilità si attuerebbe non sul piano fiscale, bensì sul piano del risparmio dei costi di funzionamento dell’impianto energetico.
Sul piano pubblico, lo Stato incassa l’Iva, incrementa il Pil, riqualifica il tessuto urbano delle città, riduce l’inquinamento atmosferico.
Giudichiamo dunque virtuosa, dal punto di vista economico, questa misura: sul piano della riqualificazione del patrimonio immobiliare e per la sua portata anticiclica”.

Secondo l’onorevole Sara Moretto presentatrice della proposta di legge Ac 3919 (che prevede il tetto di 1.000 euro annui per il bonus e la cedibilità del credito fiscale alle banche) “Le imprese del settore non possono fare da banca ai cittadini che vogliono usare il bonus: per questo occorre coinvolgere le banche, e anche l’Abi è stata messa informalmente a conoscenza del progetto”.

Investimenti pesanti
Se tutti i condòmini a basso reddito beneficiassero dell’intervento di Cdp gli oneri per lo Stato arriverebbero a 90 miliardi.

foto presidente Camera

A s s o e d i l i z i a

 

Il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

LA PREVENZIONE ANTISISMICA E’ COMPITO DELLO STATO, NON DELLE COMPAGNIE DI ASSICURAZIONE

“Non è sul piano delle polizze obbligatorie di assicurazione contro il rischio di danni che nel nostro Paese si deve affrontare il problema del terremoto” afferma il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici.

E’ viceversa da affrontare sul piano della prevenzione: si tratta di un problema del territorio, anzi di una parte dello stesso, che, come tale, va affrontato come problema del nostro Stato, così per i sismi, come per le diverse calamità naturali (quali inondazioni, esondazioni, frane, smottamenti).

Ci mancherebbe pure che lo Stato, avendone scaricato il danno sulle spalle delle Compagnie di assicurazione, si sentisse sollevato dal suo compito istituzionale di intervenire con la maggior forza possibile nella necessaria azione volta alla tutela, alla salvaguardia, alla sicurezza del territorio stesso.
Corretta dunque la posizione del Ministro Graziano Delrio che ha escluso qualsiasi ipotesi di obbligatorietà della polizza antisismica.”

Foto: Achille Colombo Clerici con il Ministro Graziano Delrio

Colombo Clerici con Graziano Delrio

A seguito dell’articolo pubblicato oggi su QN Il Giorno, ricevo questa lettera alla quale volentieri rispondo.

LETTERA (firmata)
Comprendo la sua propensione per investimenti nel settore immobiliare con una logica tutta privata, puramente di mercato, pienamente legittima come tutte le attività economiche onestamente condotte, ma non vedo perché lo Stato dovrebbe incentivarla. Diventerebbe una discriminante rispetto a tutte le altre attività economiche oneste e legittime.
Piuttosto, è chiaro che lo Stato da sempre cercato di “infierire” fiscalmente sugli immobili, indipendentemente dalla loro redditività, perché sono lì. Immobili appunto, impossibili da nascondere a differenza di altri tipi di attività, e quindi più facili da perseguire. Perché invece non puntare espressamente, mano a mano che si prosegue nel recupero dell’evasione fiscale, a destinare una quota del recupero di evasione ad una riduzione del carico fiscale sugli immobili?

RISPOSTA
E’ esattamente quello che dico. Non differenziali fiscali, ma tagli lineari alla fiscalità generale gravante sugli immobili.
Richiamo l’attenzione sulla parte finale del testo.
Il senso è che non si chiede di incentivare la locazione libera, ma di non continuare a penalizzarla come avviene ora. Tutta la proprietà edilizia è stata caricata di oneri fiscali insostenibili; ma, con la politica dei “differenziali” fiscali, si alleggerisce solo il carico gravante sulla locazione agevolata.
Insomma, non funzionando il sistema delle case popolari, si vuole “indurre” i privati a surrogarvi.
A.C.C.

In Italia, più che di emergenza abitativa si dovrebbe parlare di squilibrio abitativo.

Mancano gli alloggi pubblici e lo Stato non incentiva la creazione di alloggi privati.
Infatti, per fronteggiare il fabbisogno residenziale di chi la casa non la può pagare in tutto o in parte, troviamo destinato, da parte della mano pubblica, solo il 4% del patrimonio immobiliare abitativo, a fronte del 36% dell’Olanda, del 22% della Gran Bretagna, del 16% della Francia, del 15% della Germania. Dopo di noi Portogallo 3% e Spagna 2%.

E, d’altro canto, non si adottano, a livello legislativo nazionale, le misure necessarie a produrre l’effetto di una vera incentivazione dell’investimento privato in locazione, come risposta di sistema al fabbisogno abitativo del Paese.

La locazione che andrebbe incentivata, lo ripetiamo da tempo, è quella del contratto libero. La politica governativa, viceversa, è tutta protesa ad incentivare il contratto c.d. agevolato.

Una forma contrattuale, quella a canoni concordati, senz’altro virtuosa sul piano sociale, ma non   altrettanto sul piano economico. Ipotizzare investimenti ex novo che si basino sul presupposto di tener più basso l’affitto, compensando con alleggerimenti fiscali, significa immaginare un “investimento riduttivo”, nella qualità, tanto della costruzione, quanto dell’inquilinato. Il che, quand’ anche stesse in piedi sul piano della remuneratività, non rappresenterebbe di certo la condizione ottimale per conseguire la seconda fra quelle che riteniamo essere le finalità dell’investimento a reddito (dopo la redditività diretta): cioè la rivalutazione patrimoniale del bene.

Insomma, nella logica economica è preferibile investire in un immobile buono e con un inquilino di prim’ordine, piuttosto che in un immobile meno buono e con un inquilino di second’ordine, a parità di ricavo reddituale al netto delle imposte.

E dunque una politica abitativa del settore privato che si fondi sul principio di dover risparmiare sui costi e sulle tasse per abbassare i canoni di locazione non può essere strutturale, al fine di incentivare i nuovi investimenti, o anche solo il mantenimento nel tempo di quelli esistenti; ma piuttosto può essere residuale al fine di risolvere – e non sempre – preesistenti situazioni di emergenza, nell’offerta e nella domanda.

Per questa ragione la conseguente politica dei differenziali fiscali, per indurre i proprietari a locare a canoni concordati, praticata da qualche anno nel nostro Paese, mostra, all’atto pratico, tutti i suoi limiti sul piano del risultato.

 foto presidente Camera

A s s o e d i l i z i a

Fondo da 5 mld per rifare tutti i condomini energivori

Un fondo pubblico/privato da 4-5 miliardi di euro per finanziare, attraverso l’eco-bonus del 65%, la riqualificazione energetica dei condomini; interessate 12 milioni di unità immobiliari, più scuole e uffici, costruite negli anni 50, 60 e 70 nelle periferie e oggi bisognose di interventi radicali. E questo il cuore del piano che starebbero mettendo a punto il ministro per le infrastrutture e i trasporti, Graziano Delrio, e il viceministro all’economia Enrico Morando, in vista della prossima legge di bilancio.

Il piano è stato annunciato dal presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia, Achille Colombo Clerici, ieri nel corso di una intervista a Class Cnbc.

Per Colombo Clerici il programma parte da una semplice constatazione:
“Quando si tratti di immobili di scarsa qualità e abitati da famiglie a basso reddito, è frequente il caso che, pur in presenza del bonus fiscale, non ci sia interesse da parte dei condomini a compiere gli interventi, perché il reddito delle singole famiglie è incapiente in rapporto all’entità della prevista detrazione fiscale del 65% della spesa, pur diluita in 10 anni”. Secondo il presidente di Assoedilizia, una stima circolante presso i tecnici rivela che gli immobili interessati al bonus potrebbero essere 12 milioni di unità immobiliari, riunite in condomini, di cui circa 1,5 milioni verserebbero in uno stato di conservazione e funzionalità (per esempio, costruiti senza il rispetto delle norme antisismiche del 1970) tali da renderne sconveniente il recupero, se non previa sostituzione edilizia.

“L’idea”, dice, “è quella di favorire la formazione di operatori che siano in grado di compiere l’intervento di efficientamento, autofinanziandolo con l’ausilio di Cassa depositi e prestiti, rivalendosi per un certo numero di anni sul singolo condomino il quale consegue un risparmio energetico e quindi va sostanzialmente alla pari”.

Insomma, spiega Colombo Clerici, “per l’utente, il vantaggio della “detraibilità” si attuerebbe, non sul piano fiscale, bensì sul piano del risparmio dei costi di funzionamento dell’impianto energetico”.

Espedito Ausilio

Achille Colombo Clerici alla Camera dei Deputati

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Lettera a “Il Giorno”

L’INCUBO TERREMOTI E LA PREVENZIONE CHE NON DECOLLA

Per l’ennesima volta ci si è svegliati con davanti agli occhi le immagini di un’immane tragedia. Un altro terribile terremoto, interi paesi distrutti, case crollate e sempre nella stessa parte d’Italia. Quella già colpita da altri tremendi terremoti, dopo i quali si erano sprecate le parole di chi prometteva: “Mai più una tragedia come questa”. E invece siamo ancora qui a dire che le case non erano a norma, che bisogna fare prevenzione. Ma che aspettiamo a farlo?
Maria – Lodi

RISPOSTA

Lo sviluppo delle nostre città ha portato, per soddisfare il fabbisogno abitativo, a costruire anche in aree a rischio, comprese le zone sismiche. Che spesso coincidono con le aree del Paese meno ricche economicamente, con tutte le conseguenze del caso. Non dimentichiamoci, inoltre, che le norme antisismiche sono arrivate solo nel 1970. Il progresso degli studi, purtroppo, non viaggia di pari passo con lo sviluppo demografico. Anzi, marcia a velocità diverse. Ora, di fronte al terremoto dell’altra notte, sono in tanti a dire: perché non si è intervenuti prima? Gli esperti, li ho sentiti io stesso, assicurano che si possono fare interventi di messa in sicurezza anche su edifici molto vecchi. Il problema è il come. Perché a volte un semplice collaudo non basta. Soprattutto in quegli edifici del dopoguerra costruiti puntando sul risparmio dei materiali. In questi casi, spesso, l’unica misura utile sarebbe la demolizione. Ma a monte servirebbero piani urbanistici ad hoc e incentivi economici per i residenti costretti a traslocare. È un’operazione complessa e costosa. Forse i Comuni dovrebbero finalmente decidersi a farla partire.

Sandro Neri
Vice Direttore – Il Giorno

Foto: Achille Colombo Clerici pres. IEA

foto presidente 159

 

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici intervistato da Class CNBC sull’ecobonus per i condominii.

IL 65% DI ECOBONUS  FISCALE ANCHE PER I CONDOMINII

Tuttavia, quasi 1,5 milioni di unità immobiliari dei 12 milioni interessate dalla misura, andrebbero rottamate.

Un fondo pubblico-privato da 4-5 miliardi per finanziare, attraverso l’ecobonus del 65%, la riqualificazione energetica di 12 milioni di unità immobiliari – ma si parla anche di scuole e uffici – costruiti negli anni ’50, ’60 e ’70 nelle periferie e oggi bisognosi di interventi radicali.

Il piano Delrío-Morando prende forma in vista della legge di bilancio. E parte dalla constatazione: soprattutto quando si tratti di immobili di scarsa qualità ed abitati da famiglie a basso reddito, è frequente il caso che, pur in presenza del bonus fiscale, non ci sia interesse da parte dei condomini a compiere gli interventi, perché il reddito delle singole famiglie è incapiente in rapporto alla entità della prevista detrazione fiscale del 65 % della spesa, pur diluita in 10 anni.

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici
“Avevamo anticipato la notizia due mesi fa, a seguito di un incontro intervenuto con il Viceministro dell’economia Enrico Morando.

Si trattava di una nuova idea per favorire gli interventi edilizio-impiantistici volti all’efficientamento energetico di molti edifici condominiali, abitati da famiglie dal reddito non elevato.  Una idea da introdurre nella legge di bilancio.

Soprattutto in caso di immobili di scarsa qualità realizzati negli anni ’50 e ’60 ed abitati da famiglie a basso reddito, è frequente che, pur in presenza del bonus fiscale, non ci sia interesse da parte dei condomini a compiere gli interventi, perché il reddito delle singole famiglie è incapiente in rapporto alla entità della prevista detrazione fiscale del 65 % della spesa, pur diluita in 10 anni.

L’idea è quella di favorire la formazione di operatori che siano in grado (Esco – Energy Service Company) di compiere l’intervento di efficientamento, autofinanziandolo con l’ausilio della Cassa depositi e prestiti,  rivalendosi per un certo numero di anni sul singolo condomino il quale consegue un risparmio energetico e quindi va sostanzialmente alla pari.

Insomma per l’utente, il vantaggio della “detraibilità” si attuerebbe, non sul piano fiscale, bensì sul piano del risparmio dei costi di funzionamento dell’impianto energetico.

Sul piano pubblico, lo Stato incassa l’Iva, incrementa il Pil, riqualifica il tessuto urbano delle città, riduce l’inquinamento atmosferico.

Giudichiamo dunque virtuosa, dal punto di vista economico, questa misura, per la sua duplice valenza: da un lato sul piano della riqualificazione del patrimonio immobiliare (anche ai fini del risparmio energetico) e dall’altro per la sua portata anticiclica.

Osserviamo che essa interessa prevalentemente gli immobili costruiti dall’edilizia civile e cooperativistica pro diviso, risalenti agli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. Si tratta, secondo una stima circolante presso i tecnici, di 12 milioni di unità Immobiliari, riunite in condominii, delle quali riteniamo che circa 1,5 milioni possano versare in uno stato di conservazione e di funzionalità (es. costruiti senza il rispetto delle norme antisismiche del 1970) tale da renderne sconveniente il recupero, se non previa sostituzione edilizia.

Impegnare in un progetto economico i proprietari condomini occupanti edifici di questo genere, potrebbe rendere assai più difficile ogni futura operazione di rigenerazione urbana maggiormente radicale.

E’ necessario quindi coordinare l’ecobonus per i condominii di cui stiamo parlando, con il progetto di rinnovamento urbano delle città.”

Class

Doccia gelata, sgradita anche se estiva, dai dati Istat del secondo trimestre: consumi sottozero, produzione piatta, esportazioni in frenata. L’Italia si conferma in fondo alla classifica della ripresina europea. L’unica cifra con un vistoso segno più viene dai consumi legati al turismo che sono, per loro natura, ampiamente dilatabili. E’ ancora presto per i bilanci – ci sono molte prenotazioni fino a metà settembre nelle località turistiche – ma questo sembra l’unico settore in grado di dare un po’ di ossigeno all’asfittica economia del Bel Paese.

Secondo Federturismo-Confindustria le presenze, italiane e straniere, segnano più 10% rispetto al 2015, che è stato l‘anno di Expo, grazie anche all’instabilità di molti Paesi mediterranei che hanno fatto preferire le nostre spiagge. Siamo sempre sotto le percentuali di crescita di Spagna e Grecia, ma accontentiamoci. E godiamoci una consolazione in più: la riscossa del Sud, Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna.

Si stimano in circa 37 miliardi di euro le risorse apportate dagli stranieri, confermando una tendenza che dura dal 2011 (più 20% in sei anni); un apporto di tedeschi in primo luogo e, a distanza, di americani, francesi, inglesi, svizzeri, che ha mantenuto a galla il turismo italiano anche negli anni di crisi. Anche se Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana restano le prime 4 regioni quanto a destinazione della spesa degli stranieri (oltre il 60% delle entrate) per la prima volta una regione del sud come la Campania si posiziona al quinto posto per le entrate da turismo internazionale: 2 miliardi di euro, un settimo circa di quanto destinato dal Cipe (Governo) agli interventi previsti nei patti per il Sud.

Il contributo che il turismo può dare alla crescita del Paese e alla creazione di posti di lavoro trova l’ennesima conferma. Però, perché il Paese possa, non solo mantenere, ma conquistare posizioni, nella classifica dell’ ”industria invisibile” occorre che si realizzino alcune condizioni: grandi tour operators italiani operanti nei mercati emergenti; investimenti cospicui per una adeguata rete/attrezzature di trasporto ed una rete di strutture ricettive di medio livello a prezzi contenuti; una cultura dell’accoglienza; stretta sorveglianza e severità nel colpire gli avvoltoi dei prezzi.  La promozione del turismo è dispersiva e frammentata perché affidata alle singole Regioni: occorre, lo diciamo da tempo, una vera politica turistica gestita da un ente centrale.

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Cambiate le abitudini degli italiani in fatto di vacanze: meglio soggiorni più brevi ma di qualità tra giugno a settembre. Residenti e visitatori affollano i grandi centri

Roma

In Italia, l’estate 2016 fa registrare il record di presenze in città dagli anni ‘6o, quando iniziarono le vacanze di massa e l’esodo si concentrava nel mese di agosto per la chiusura contemporanea delle grandi fabbriche. A rilevarlo è il Cescat-Centro studi casa ambiente e territorio di Assoedilizia.
“Nel corso dei decenni – spiega – si è assistito, e la tendenza continua, a una diluizione delle vacanze in altri mesi (nel periodo da metà giugno a metà settembre), così come avviene nei Paesi economicamente più avanzati.
Quindi, distribuzione delle vacanze estive nel tempo, frazionamento con diversi periodi ‘brevi’ rispetto alle ferie `lunghe’, con il vantaggio di servizi migliori a costi più contenuti”.

“Il mese di agosto resta comunque il periodo ‘delle vacanze’ per eccellenza, come confermano gli ingorghi sulle autostrade e gli assalti a stazioni ferroviarie e aeroporti”, avverte.
“La notevole presenza nelle città di residenti e l’afflusso di turisti – spiega – ha indotto le amministrazioni comunali a organizzare una serie di intrattenimenti che, assieme a numerosi esercizi pubblici aperti soprattutto in centro, rende quasi normale vivere in città anche a metà agosto. Ma sono ancora penalizzate le periferie”. A fare da battistrada sono state le grandi città, cui il Cescat ha aggiunto la conurbazione Verona -Vicenza -Padova, prevedendo quanti abitanti ci saranno durante i giorni di Ferragosto (cui vanno aggiunti i turisti, soprattutto stranieri):
Milano 680.000; Torino 525.00o; Genova 375.000; Conurbazione Vr -Vi -Pd 310.000; Bologna 205.0 00; Firenze 215.00o; Roma 1.750.000; Napoli 855.000; Bari 205.000; Palermo 590.000.
In tutte le città i valori sono in crescita tranne che a Milano, per il venir meno dell’effetto Expo. Inoltre, a Genova, Roma, Napoli, Bari, Palermo (città marittime o prossime al mare), si registra un forte pendolarismo: a una Roma deserta di giorno si contrappone una città più popolata la sera. Il fenomeno si riscontra anche nelle altre città, ma in misura minore.

Foto: Achille Colombo Clerici pres. Assoedilizia

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Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

 

Le ondate di migranti e la questione abitativa in un Paese abbondantemente antropizzato
OCCORRONO NUOVI ALLOGGI: MA DOVE COSTRUIRLI?
Analisi del presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici

Immigrati e abitazioni.

Il tema, particolarmente sentito nelle regioni più sviluppate che sono generalmente anche quelle ad alta tensione abitativa (solo in Lombardia 60.000 famiglie sono alla ricerca di una casa decente con affitto accessibile), viene riproposto dalla nuova ondata di extracomunitari ai quali, o almeno a una parte di loro, dopo l’ospitalità in tenda o in una caserma dismessa, dovrà essere assegnata una casa.

Innanzitutto qualche dato per inquadrare il problema. Nel 2016 è previsto dall’Unhcr-Agenzia Onu per i rifugiati,  l’arrivo in Italia di oltre 150.000 immigrati, pressappoco lo stesso numero del 2015 (dal primo gennaio ad oggi sono sbarcate oltre 100.000 persone) e quasi tutte andranno ad aggiungersi ai 3.521.000 extracomunitari già residenti (il 5,8% della popolazione italiana, ottavo posto nella classifica europea) per due principali motivi: il blocco alle frontiere di Francia, Svizzera ed Austria per quelli che vorrebbero andare in altri Paesi; e l’inefficienza  della ripartizione in altri Paesi decisa dall’Unione, rimasta sulla carta in quanto in nove mesi soltanto 2.000 persone hanno ottenuto il lasciapassare dall’Italia per il resto del Continente.

Se le cifre e le percentuali sfatano la leggenda dell’invasione (secondo un recente sondaggio gli italiani percepiscono una presenza di immigrati extracomunitari pari al 30%) è l’incremento che preoccupa. Si calcola che in 20 anni gli arrivi in Europa siano aumentati da 5 a 10 volte.  E per quanto riguarda l’Italia si è passati dai 22.000 arrivi del 2012 ai già citati 153.000 del 2015 e previsti del 2016, quasi sette volte in cinque anni.

Secondo Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia, dovranno essere riviste le politiche urbanistiche. Bisognerà, in altre parole, provvedere a nuove costruzioni che andranno a incidere su un territorio già abbondantemente antropizzato mentre il 40% è inutilizzabile perché montuoso. Scrive il Rapporto Ispra 2016 sul consumo del territorio che vengono “mangiati” ogni giorno 35 ettari da costruzioni e infrastrutture (250 kmq in due anni). In 25 anni si è perso un quarto della superficie coltivabile. Il valore percentuale di consumo più elevato è in Lombardia e in Veneto (oltre il 10%) e tra il 7  e il 10% si collocano altre regioni tra cui Emilia Romagna, Piemonte e  Liguria. Esaminando i dati su scala provinciale, troviamo che le province di Milano, Monza Brianza e Napoli presentano i valori più alti di territorio urbanizzato ad alta densità. Secondo le stime di Eurostat (2016), la quota di territorio con copertura artificiale in Italia è stimata pari al 7,0% del totale, contro il 4,1% della media dell’Unione Europea.

Colombo Clerici aggiunge: “Non si può chiudere la porta alla politica dell’accoglienza: per questioni umanitarie e per mantenere l’equilibrio internazionale che presidia la pace durevole. Il problema dell’immigrazione forzosa è e sarà il problema del nostro tempo.

L’Italia è un paese particolarmente sensibile a questa problematica perché è il Paese di primo approdo dopo la chiusura della “rotta Balcanica”, e perché, come abbiamo documentato, presenta una situazione territoriale particolarmente sfavorevole. Siamo insomma tra l’incudine (dell’accoglienza) e il martello (della scarsità di risorsa-suolo). E continuiamo a praticare una  politica per compartimenti stagni.

Per fare un esempio, nel Disegno di legge sul consumo dei suoli, attualmente all’esame del Parlamento, non c’è traccia di una riflessione sul tema delle prospettive di mutamento del quadro sociale conseguente al fenomeno migratorio.

L’obiettivo è quello di ridurre, a livello nazionale, il consumo della superficie suscettibile di utilizzazione agricola, per arrivare ad azzerarlo completamente entro il 2050, in conformità a quanto stabilito dalla Commissione Europea.

Il modello normativo è quello della Francia, della Gran Bretagna, della Germania, che non soffrono, peraltro, del problema della nostra scarsità di territorio.

L’ impegno è lodevole, ma la politica delle misure comportanti “tagli lineari” a livello generale nazionale, senza tener conto delle diversità locali, deve essere rivista se non vogliamo che il problema migratorio ci scoppi tra le mani.
Ci vuol altro che la rigenerazione urbana per fronteggiarlo.

Occorre dunque distinguere tra regione e regione e c’è bisogno di piani nazionali volti a coordinare meccanismi virtuosi per far interagire accoglienza e integrazione, anche ai fini dell’inserimento lavorativo degli immigrati accolti.

Un’attenzione particolare andrà riservata alle zone ed alle aree di dinamico sviluppo urbano-economico rappresentate, al Nord, dalle direttrici Milano-Venezia e Milano-Bologna.

Su queste, destinate a diventare un’unica megalopoli, andranno previsti insediamenti specifici (strutture abitative funzionali agli insediamenti produttivi esistenti e di nuova formazione) per uscire dalla politica emergenziale che si fonda sulle misure tampone basate sulla ricerca della tal caserma in disuso o della casa di riposo abbandonata, collocate nei posti più disparati (da Milano, a Capalbio, ad Ischia) per ospitare momentaneamente  i rifugiati.

Foto: Achille Colombo Clerici tra il Ministro Graziano Delrio ed il Sindaco di Milano Giuseppe Sala

Graziano Delrio, Achille Colombo Clerici, Giuseppe Sala