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Il reddito “catastale” non vìola il principio di capacità contributiva di Enrico De Mita

A parità di base imponibile e di aliquote, l’Imu si applica a tutti i contribuenti a prescindere dalle proprie posizioni economiche e reddituali. C’è pertanto in tale meccanismo la violazione del principio di capacità contributiva. Insomma l’imposta non è applicabile se non in presenza di una situazione economica o reddituale. Non si dubita che il possesso dell’immobile sia “indizio di agio economico” tuttavia non è facile riferire che tale possesso del bene alla capacità economica del contribuente, la quale ha la sua fonte primaria nel flusso più o meno costante di entità monetaria. Se ne conclude che il possesso di un bene immobile, che di per se non fornisce alcun flusso reddituale, viene soggetto a tassazione delle persone fisiche o giuridiche o assimilabile che lo recepiscono. Pagano l’imposta nel nostro sistema, a parità di base imponibile, i contribuenti ad alto reddito e contribuenti a basso reddito. Secondo la Ctp Novara (26 ottobre 2015) la capacità contributiva non è data dal presupposto ma da una condizione esterna, costituita da un flusso monetario. Se tale flusso non esiste non c’è capacità contributiva. È una nozione di capacità contributiva del tutto originale: essa viene fatta coincidere dalle disponibilità monetarie per pagare l’imposta. La giurisprudenza costituzionale invece è costante nel ritenere che la capacità contributiva è costituita dal presupposto del quale va indagata la rilevanza economica. Il possesso dell’immobile secondo l’ordinanza di rimessione è solo indizio di “agio economico” non di capacità contributiva. Se non c’è possesso di entità monetarie non c’è reddito. Torna la teoria secondo la quale il mero possesso dell’immobile non sarebbe reddito.

La teoria sembra trovare un punto di riferimento nella sentenza 16/1965 dove la Corte ha detto che la capacità contributiva è “la cosa produttiva” e non il reddito. Forse una imposta che colpisse la mera attitudine del bene a produrre reddito sarebbe incostituzionale. La verità è che col catasto non si colpisce la mera attitudine a produrre un reddito, ma si colpisce un reddito determinato con criteri di media sulla base della destinazione e delle caratteristiche del fondo, tanto che la stessa Corte riconosce che il sistema è un incentivo a una congrua utilizzazione del fondo, nel senso che tutto il reddito effettivo oltre il reddito medio non è tassabile.

La sentenza della Corte è importante perché ci dice che è perfettamente compatibile con la Costituzione ogni determinazione di reddito fatta con criteri di media. Per quanto riguarda l’accertamento fatto sulla base di valutazioni presuntive la Corte le ritiene legittime quando le presunzioni si fondano sulla comune esperienza e abbiano lo scopo di rendere certo e semplice il rapporto tributario. Certo le valutazioni catastali sono fatte con riferimento alla media dei prezzi praticati in un certo momento, di qua la necessità che la revisione catastale deve essere fatta periodicamente o quando se ne presenti la necessità. Quindi la teoria della commissione remittente può essere interessante da altri punti di vista, ma non corrisponde alla legge: le condizioni monetarie esterne dell’immobile sono del tutto irrilevanti. I corollari che la commissione elenca sono interessanti dal punto di vista del buon senso ma irrilevanti dal punto di vista giuridico. C’è disparità di trattamento, secondo l’ordinanza, perché la sottrazione del reddito alla possibilità di risparmio, viola l’articolo 47 della Costituzione per il quale «la Repubblica incoraggia a tutela il risparmio in tutte le sue forme».

L’imposta sembra colpire il diritto in se di mantenere la proprietà privata e ciò ancora in contrasto con l’articolo 47. È violato l’articolo 2 della Costituzione: il principio solidaristico contenuto in detto articolo è sacrificato ad un “preteso interesse fiscale” di ordine superiore che però non riveste alcun carattere di pregio costituzionale e in conflitto coi principi di uguaglianza e di solidarietà. Il possesso di un bene rappresenta in conclusione «una attitudine alla contribuzione» ma essa è priva di valore immediato sottoponibile a tassazione indipendentemente dalla considerazione di ulteriori cespiti essendo ignoto se detto possesso sia produttivo di ulteriore ricchezza giuridicamente apprezzabile per avere idoneità oggettiva alla contribuzione. Si ricorda infine che la capacità contributiva deve corrispondere a criteri di effettività nel senso che la tassazione deve cadere su ricchezze effettive e non fittizie. Tale criterio non è rispettato dalla contribuzione in esame dove la base imponibile è determinata catastalmente. Il catasto verrebbe ritenuto incostituzionale per violazione degli articoli 2, 3, 47 e 53. Avendo la Corte riconosciuto la costituzionalità del catasto (482/1987) la questione appare manifestamente infondata.

Foto: Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici alla Camera dei Deputati

Covegno rottamazione 3

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Quasi tutti segni positivi nel Rapporto Milano Produttiva 2016
IL NUOVO PASSO, DA CITTA’ DA BERE A CITTA’ DA VIVERE
Milano ha le potenzialità di un polo economico europeo di primo piano

Milano: 30 giugno 2016

Da Milano da bere a Milano da vivere: è la sintesi efficace di una città dinamica, in continuo fermento, che ha al centro il motore della trasformazione. Certo, i numeri parlano chiaro, quasi tutti confermano valori superiori alla media nazionale; ma la convinzione che al di là e al di sopra delle belle cifre sull’occupazione, la produzione, l’innovazione, il reddito, la cultura, il turismo, Milano si confermi la vera capitale d’Italia viene dalla sua ritrovata etica, gli anticorpi anticorruzione (con alcune fisiologiche eccezioni), dalla sua ravvivata cultura giansenista che coniuga valori e giusto profitto.

Questo si legge dietro le cifre del Rapporto annuale Milano produttiva 2016 a cura del Servizio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Milano che lo redige dal 1991. Nell’anno della ripresa, il 2015, tornano a crescere gli indicatori dell’economia milanese.

Aumentano le imprese, 5.000 in più (+1,6%) raggiungendo il totale di oltre 293.000, sempre di più straniere e femminili.

Bene il valore aggiunto, +1,2%.

Riprende l’occupazione, con 28.000 posti in più, molti a tempo indeterminato ma crescono anche i posti a tempo determinato e l’occupazione femminile segna il passo.

La disoccupazione scende all’8% (-0,4%) ma per i giovani resta alta, al 22% e consistente è anche il numero dei 16-29enni che non studiano, non lavorano, non fanno formazione.

Bene l’import (+6,7%) ma l’export non riparte (-1,1%); si vende la moda, anche se il settore rappresenta il valore minore tra i cinque analizzati.

Cresciuti anche i turisti che toccano i 7,3 milioni nel 2015 (+24,9% in cinque anni), soprattutto stranieri. Oltre un terzo scelgono Milano non per motivi di lavoro, ma per vacanza.

La ripresa continuerà anche nel triennio 2016-2018 se ci si basa sulle potenzialità delle città. Ma incombono fattori esterni sia nazionali (imposizione fiscale, burocrazia) e globali tipo Brexit.

Comunque con i dati odierni si può prevedere un incremento delle esportazioni (+5,5%) e delle importazioni (+7,4%); del reddito delle famiglie (+2,4%) e del mercato del lavoro con la disoccupazione al 6,6%.

Secondo questi scenari nel 2018 saremo più ricchi, in media, rispetto al 2015 di 2.000 euro a famiglia per un reddito, sempre medio, di 35.000 euro.

I primi dati del 2016 risultano particolarmente interessanti in quanto lo scorso anno è stato positivamente influenzato da Expo che, secondo stime attendibili, ha prodotto un Pil aggiuntivo di 2 miliardi per l’area di Milano: sono 2.000 le imprese in più a maggio e si arriva a oltre 295.000 attive.

Dati congiunturali in crescita per industria (+2,7%), commercio (+0,8%), servizi (+0,6%). Riparte anche l’export, (+ 3,2%),   negativo a livello nazionale (-0,4%).

Crescono soprattutto i mercati asiatici come Giappone, Singapore, Corea del Sud, mentre nel corso del 2015 a trainare erano stati soprattutto Cina e Hong Kong (36,5% in totale).

Ma come si colloca Milano nel mondo globalizzato? La risposta è fondamentale in quanto l’urbanizzazione è un trend inarrestabile (ed è perciò indispensabile una rapida attuazione della Città Metropolitana che porti Milano a contare oltre 3 milioni di abitanti).

Qualche dato sui potenziali competitor: Tokyo pesa per il 2% del Pil mondiale, Budapest registra la metà del Pil dell’Ungheria, quello di Londra è pari al Pil di interi Paesi quali Svizzera e Svezia.

Considerato che nel 2030 il 70% della popolazione mondiale (9 miliardi di abitanti) si concentrerà nelle città, le quali genereranno l’85% dell’innovazione scientifica e tecnologica, Milano si presenta con le carte in regola.

Ospita attualmente circa 3mila multinazionali che danno lavoro a 289mila dipendenti e generano un fatturato di 169 miliardi di euro.

Se si considera il contenuto tecnologico delle merci, si registra un aumento deciso del manifatturiero di alta gamma (dalla farmaceutica all’elettronica) e uno più contenuto per quello a bassa tecnologica.

Ma la forza della città sta anche nella sua poderosa struttura universitaria: 180.000 studenti, 25.000 stranieri, 10.000 docenti, 38.000 laureati l’ultimo anno. Infine, ma non per ultimo, Milano nel 2015 ha visto una crescita degli eventi culturali e di spettacolo, passati da 158.500 a quasi 161.000 con un aumento di oltre 200.000 visitatori e quasi un milione di euro di incassi.

Il Rapporto è stato presentato da Elena Vasco, segretario generale della Camera di Commercio di Milano e da Sergio Enrico Rossi, dirigente area Sviluppo delle imprese, del territorio e del mercato della stessa Camera di Commercio.

Milano e le sue trasformazioni sono state oggetto delle considerazioni di Edoardo Scarpellini, a.d. MilanoCard; Fabio Moroni, a.d. Moroni Gomma; Fabio Florio, Business development manager di Cisco. Considerazioni finali di Alberto Grando, vice rector for development Università commerciale Luigi Bocconi.

 

Foto: Il presidente dell’IEA Achille Colombo Clerici con il Sindaco di Milano Giuseppe Sala

Colombo Clerici con Giuseppe Sala 2

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“Puntare sulla solidità delle banche per aggiudicarsi la corsa all’Eba”

Rosario Alessandrello: a Milano anche l’Agenzia del farmaco

IL RISULTATO inaspettato del referendum in Gran Bretagna ha aperto il dibattito sulle nuove opportunità per la città di Milano di acquisire centralità all’interno dell’Unione Europea e, in particolare, di aggiudicarsi i due enti ospitati da Londra: l’Agenzia europea per il farmaco e l’Autorità bancaria europea (Eba).

Il governatore Roberto Maroni e il nuovo sindaco Giuseppe Sala hanno già alzato la mano, dicendosi interessati ad aprire le porte di Milano a entrambe le istituzioni continentali. Abbiamo deciso di approfondire il tema sulle pagine del Giorno interpellando rappresentanti del mondo produttivo, esperti di finanza e addetti ai lavori. Dopo il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, e il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, oggi è il turno di Rosario Alessandrello, presidente delle Camere di Commercio italo-russa e italo-iraniana.

di Luca Zortoli

 MILANO

Rosario Alessandrello, ingegnere, presidente delle Camere di Commercio italo russa e italo-iraniana, prende quota la proposta di candidare Milano come prossima sede dell’Autorità bancaria europea (Eba), che oggi è a Londra, dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Milano può giocarsi la partita alla pari con le altre candidate al momento più accreditate?
“La proposta per noi non può essere che necessaria. Faccio una premessa: in Italia abbiamo un intero sistema di piccole e medie imprese che sono banca-dipendenti e che in un momento così delicato avrebbero bisogno di avvicinarsi alla Borsa o ad altri tipi di finanziamento, come i minibond. In Italia le imprese che hanno ricavi sotto i 200 milioni di euro sono il 48 per cento, in Gran Bretagna il 21 per cento, in Germania il 18 per cento.
Abbiamo un problema di crescita delle imprese. E in questo panorama di crisi, la Lombardia è ai primi posti per produzione e per aziende sviluppate, ma la Borsa di Milano continua a essere Londra dipendente”.

E come potrebbe influire su questo scenario il trasferimento nella nostra città di un’istituzione importante come l’Autorità bancaria europea?
“Le banche, piene di titoli di Stato, sono sotto attacco degli speculatori.
Ma noi abbiamo banche più solide, a differenza di quelle straniere che sono più ricche di derivati.
Un’autorità deve dare ragione e far trapelare la vera realtà sulla condizione delle banche italiane rispetto a quelle straniere. Pensi, dopo quello che è successo con la Brexit, sono passati due giorni e non è successo niente, ma ci sono i furbetti speculatori che avevano già capito che il sistema era sotto attacco”.

La Russia e i suoi oligarchi hanno patrimoni depositati a Londra. Adesso, dove sarebbero più favorevoli a spostarli?
“Oggi i capitali russi sono nelle banche inglesi e i russi sono molto sensibili a portare i propri soldi in porti più sicuri, visto che gli inglesi fanno loro la guerra con le sanzioni”.

Ma lei ha già avuto qualche riscontro su questo fronte specifico?
“I russi hanno frizioni con il marchingegno anglosassone, sanno che i maggiori danni li hanno avuti dal Regno Unito. Indebolire il sistema inglese in finanza per far crescere un centro alternativo? I russi sarebbero ben felici di farlo”.

Ma Milano può battere le concorrenti. Parigi e Francoforte, che al momento sembrano le più serie competitor del lotto per soffiarle I’Authority sulle banche?
“Si può costruire, la città ha un retroterra positivo, opera nel campo finanziario, ha un’amministrazione efficace. Bisogna portarsi su una strada di crescita”.

Oltre all’Agenzia bancaria Milano sarebbe in grado di aggiudicarsi anche l’Agenzia europea del farmaco, che ha sede sempre nel centro di Londra e che presto dovrà traslocare a seguito dell’esito del referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea?
“Questa è più facile, perché siamo leader in Europa. L’Italia si è specializzata nelle preparazioni di fondo, non dei farmaci finiti. La Russia, ad esempio, non compra la scatola, che costa di più, ma il principio attivo e l’Italia è tra i primi Paesi per la produzione di principi attivi”.

IL PUNTO
Referendum choc.
Con l’uscita a sorpresa della Gran Bretagna dall’Unione Europea i due enti continentali ospitati da Londra dovranno traslocare.
Partono le manifestazioni d’interesse per aggiudicarsi sia l’Autorità bancaria europea che l’Agenzia europea del farmaco.

Le chiavi del successo
Milano è cresciuta anche grazie all’Expo del 2015.
E proprio l’Esposizione universale ha dato modo agli altri Paesi di notare i miglioramenti della città.
E poi ci sono tutte le infrastrutture necessarie: aeroporti treni ad alta velocità e nuovi tunnel alpini completati o in costruzione.

BREXIT
Una settimana fa la maggioranza dei britannici ha votato per l’uscita del loro Paese dall’Unione Europea

LA CITTÀ E’ PRONTA
Opera in campo finanziario ha un retroterra positivo e può contare su un’amministrazione molto efficace.

IL RUOLO DEI RUSSI
Sarebbero ben felici di indebolire il sistema inglese in finanza per far crescere un centro alternativo.

Foto: Rosario Alessandrello e Achille Colombo Clerici pres. IEA

Achille Colombo Clerici con Rosario Alessandrello

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BREXIT, PATUELLI PRESIDENTE DELL’ABI – Eba a Milano “Un’utopia possibile”

“Milano non è periferia d’Europa. Non lasciamoci scappare l’Eba”
Antonio Patuelli: la città ora può “vincere” l’Autorità bancaria

IL RISULTATO inaspettato del referendum in Gran Bretagna ha aperto il dibattito sulle nuove opportunità per la città di Milano di acquisire centralità in Unione Europea e, in particolare, di aggiudicarsi i due enti ospitati da Londra: l’Agenzia europea per il farmaco e l’Autorità bancaria europea (Eba).
Il governatore Roberto Maroni e il nuovo sindaco Giuseppe Sala hanno già alzato la mano, dicendosi interessanti ad aprire le porte di Milano a entrambe. Abbiamo deciso di approfondire il tema sulle pagine del Giorno interpellando rappresentanti del mondo produttivo, esperti di finanza e addetti ai lavori.

Dopo il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, secondo cui “l’intera Italia deve mobilitarsi, serve una constituency immediata”, la parola passa ad Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana.

di LUCA ZORLONI

Milano

Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana, portare a Milano l’Autorità bancaria europea (Eba): è un’utopia?
“No. Prima di tutto un’utopia va perseguita con il metodo della ragione, ma comunque non è utopia, perché l’Italia è carente di sedi di autorità europee e l’Eba non può più stare a Londra In Germania c’è già l’immensa Bce, a Parigi una montagna di istituzioni, l’Italia ne ha poche e Milano è molto cresciuta come capitale economica e finanziaria continentale.
Expo ha dato modo di vedere un miglioramento cospicuo avvenuto in anni di crisi europea e mondiale. A Milano, inoltre, ci sono tutte le infrastrutture necessarie: aeroporti, alta velocità e i nuovi tunnel alpini che sono completati o in costruzione e producono un restringimento delle lontananze. Milano non è periferia dell’Europa”

Come candidarsi e in che tempi?
“Non c’è una procedura come per Expo o per le Olimpiadi. Ci sono organi europei e istituzionali, il Consiglio dei ministri, la Commissione e il Parlamento che hanno voce in capitolo e devono seguire un principio di equità distributiva.
Proprio questo è il punto, nella distribuzione di queste sedi. Il principio di equità distributiva è in atto per il Parlamento europeo che si muove con tre sedi, oltre a Bruxelles ci sono anche Strasburgo e qualcosa nella piccola Lussemburgo.
L’Italia ha ben poco, quasi niente, pur essendo uno dei tre Paesi fondatori e uno dei principali contributori”.

Però le banche sono tutte a Londra.
“Le banche sono distribuite nel continente europeo e l’Eba è un’Autorità europea, non del Regno Unito.
La BCE si è insediata a Francoforte, che non è la capitale della Repubblica federale tedesca. Il precedente di Francoforte è un argomento in più, le autorità possono stare in città cospicue e Milano mi sembra che sia paragonabile. Non vedo controindicazioni”.

Lei si è già messo in moto?
“L’Abi è un’associazione privata. Devono decidere le istituzioni, ma sono convinto che le istituzioni italiane non si lasceranno scappare l’occasione per la dislocazione delle autorità europee e segnaleranno la centralità di Milano in una delle aree più produttive dell’Europa”.

Lo City si sposterà a Dublino o nel continente?
“C’è una concorrenza in atto all’interno dell’Unione basata sul molti fattori, tra cui la pressione fiscale.
Dove è più bassa, i capitali sono meglio attratti, ma la variabile pressione fiscale è correggibile e aggiornabile, è una calamita che tutti possono azionare. Io confido che le autorità nazionali valutino tutte le potenzialità dell’attrarre capitali internazionali”.

Possiamo correre anche per l’Agenzia del farmaco?
“Secondo me è meglio chiedere di più. A far e marcia indietro c’è sempre tempo, se si è troppo modesti non si porta a casa nulla”.

Ma la politica italiana abbastanza forte in Europa?
“L’Italia è ritornata nei più importanti consessi europei, l’asse franco-tedesco ora è un asse franco-tedesco-italiano. L’Italia non ha vinto solo la partita di calcio di ieri (lunedì, ndr) ma anche le diffidenze che l’avevano emarginata in anni passati ed è stata riammessa nei vertici più importanti”.

Ma cosa porterà quest’Eba per cui vale tanto correre?
“E’ un simbolo innanzitutto, di un’Europa policentrica ed è un simbolo di autorevolezza, una struttura di personale molto qualificato e un luogo di incontri e confronti europei, che ha competenza su tutti i Paesi con cui ha interlocuzioni.
La sua presenza contribuirebbe a elevare il ruolo di Milano da capitale finanziaria italiana a capitale europea, non solo per le banche ma anche per istituzioni di questo rango”.

 

IL PUNTO
Referendum choc. Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea i due enti europei ospitati da Londra dovranno “traslocare”.
Partono le manifestazioni di interesse anche per aggiudicarsi l’Agenzia europea per il Farmaco.

Fattori chiave chiave.
Milano è cresciuta. Expo ha permesso alle altre nazioni di notare il miglioramento. Ci sono anche tutte le infrastrutture necessarie: aeroporti alta velocità e nuovi tunnel alpini completati o in costruzione. Si riduce la distanza.

VOGLIA DI RISCATTO
L’Italia non ha vinto solo La partita di calcio ma anche le diffidenze che l’avevano emarginata negli anni passati.

BREXIT
La bandiera britannica ammainata a Bruxelles simboleggia l’uscita dall’Europa uno choc che potrebbe portare nuove opportunità all’Italia e in particolare a Milano

Foto: Antonio Patuelli con Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici con Antonio Patuelli

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Autorità bancaria e del farmaco: “Milano ha tutto e può attirarle”

Colombo Clerici: cambia il baricentro della burocrazia europea

Bruxelles ha la Commissione europea, Lussemburgo la Banca europea degli investimenti, la Corte dei conti e quella di giustizia, Francoforte l’Istituto monetario comunitario, Alicante l’agenzia per l’armonizzazione dell’euro. Il Parlamento si divide tra Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo; Torino condivide con Berlino e Tessalonica l’ufficio per la formazione professionale. E ora che Londra ha votato l’uscita dalla Ue, si fanno avanti le proposte a ospitare i suoi enti, ossia l’Agenzia europea per il farmaco e l’Autorità bancaria europea (Eba). Il governatore Roberto Maroni ha alzato la mano per la prima, il neosindaco di Milano Giuseppe Sala per la seconda.

E su quest’ultima, dice il presidente dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, “l’intera Italia deve mobilitarsi, serve una constituency (una costituente, ndr) immediata”.

L’intervista a Colombo Clerici apre una serie di approfondimenti del Giorno per sondare le intenzioni di chi vuole fare di Milano la capitale finanziaria dell’Europa.

di LUCA ZORLONI

– Milano

Achille Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Europa Asia, Milano ha concorrenti come Parigi e Francoforte nella corsa per aggiudicarsi l’Agenzia bancaria europea (Eba): ce la può fare?
“Partiamo dalla premessa che nel quadro di assegnazione delle sedi istituzionali europee l’Italia è stata sacrificata. Il baricentro della burocrazia europea era a Nord. Ma ora il quadro cambia e in una prospettiva di apertura ai Paesi nordafricani, da coinvolgere nei progetti comunitari, come ha suggerito Monti, l’Italia può giocare il ruolo di porta d’accesso all’Europa dall’area mediterranea”.

Perché non ci siamo aggiudicati prima l’Eba?
“Per la nostra debolezza politica nelle istituzioni europee, i nostri politici fanno tappezzeria”.

Il sindaco Sala ha lanciato la proposta, chi coinvolgere ora?
“Ci vuole una constituency, un’operazione di lobby non sotterranea che coinvolga l’opinione pubblica. Va costituita con le istituzioni locali, le associazioni di categoria e del mondo produttivo, non solo locali ma italiane. Milano è in una posizione centrale, sarebbe come avere un Giubileo permanente in casa. Inoltre sul piano strategico non possiamo dimenticare la contiguità della piazza di Milano con quella di Zurigo e Lugano e, con l’apertura dell’Alptransit: c’è un collegamento diretto con il porto di Genova. C’è un asse strategico che apre al Mediterraneo e alle porte dell’Europa”.

La debolezza di alcune parti del nostro sistema bancario non ci penalizza in questa corsa?
“Le nostre banche non sono intasate di derivati come quelle di altri Paesi europei, il nostro sistema è solido e credibile”.

È già in contatto con alcune figure da coinvolgere?
“A livello italiano sì, l’operazione va studiata bene. Bisogna muoversi con cautela, gli interessi in gioco sono seri”.

Alcuni istituti internazionali stanno già studiando il trasloco da Londra.
“Quando penso che la constituency deve avere appoggi forti, penso proprio a questo. Dipenderà da questi istituti e da dove decidono di andare, noi possiamo supportare la proposta con offerte, ma serve un’operazione di lobby che conquisti questi operatori privilegiati”.

Pensa anche a incentivi fiscali?
“Io ritengo che questa proposta debba essere propiziata in tutti i modi. Abbiamo tutto: il knowhow la struttura socio-urbana, il mondo bancario e finanziario”.

Però abbiamo anche concorrenti agguerriti. Penso a una città come Dublino e alle condizioni di favore per aprire un’unità locale della propria impresa. Come la mettiamo?
“Noi non dobbiamo attirare la finanza, noi dobbiamo attirare l’Autorità di controllo. Il problema del transfer pricing va tuttavia affrontato e risolto”.

Da presidente di Assoedilizia, ha già pensato anche a una sede?
“No, ma Milano non ha problemi”.

L’area Expo si potrebbe prestare?
“In una prospettiva si può pensare di spostare, ma ora i tempi non permettono di aspettare di costruire”.

C’è una candidatura per l’Eba, ma Maroni pensa anche all’Agenzia del farmaco. Possiamo ambire a due uffici?
“L’industria del farmaco è un’altra eccellenza italiana e milanese, c’è un tema di leadership europea.
Sarebbe legittimo. E’ un’altra agenzia che ha Londra. Da 30 anni a questa parte i nostri giovani vanno a fare training finanziario ed economico a Londra e le banche svizzere sono piene di talenti italiani.
Abbiamo il know how”.

IL PECCATO ORIGINALE

Non ci siamo aggiudicati l’Eba fino ad ora per debolezza I nostri politici fanno tappezzeria

IL DATO

L’ITALIA E IL CAPOLUOGO LOMBARDO SONO STATE SACRIFICATE NELL’ASSEGNAZIONE DELLE ISTITUZIONI COMUNITARIE SCENARI

L’inaspettata vittoria del no all’Europa in Gran Bretagna fa sperare molti addetti ai lavori su un nuovo ruolo di Milano nel mondo finanziario europeo e internazionale

LA SFIDA DOPO L’ESITO DEL REFERENDUM INGLESE
PARTONO LE CANDIDATURE PER AGGIUDICARSI GLI ENTI OSPITATI DA LONDRA

LA MOBILITAZIONE

SIA ROBERTO MARONI CHE GIUSEPPE SALA SI SONO FATTI AVANTI MA SERVE UN IMPEGNO ANCHE DEL MONDO PRODUTTIVO

LA CITTÀ STRATEGICA

La posizione è centrale. Non possiamo dimenticare la contiguità con le piazze di Zurigo e Lugano

La prospettiva
Secondo il presidente dell’Istituto Europa Asia anche in un’ottica di apertura ai Paesi Nordafricani da coinvolgere nei progetti comunitari, la nostra nazione può giocare il ruolo di porta d’accesso all’Europa

Chiamata alle armi
Dopo la proposta lanciata dal nuovo sindaco per Achille Colombo Clerici “serve una constituency un’operazione di lobby non sotterranea che coinvolga l’opinione pubblica e che deve essere creata con le istituzioni locali e le associazioni di categoria”.

Foto: Colombo Clerici con il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e con il Sindaco di Milano Giuseppe Sala

Ambrosetti 2014 con il Governatore Lombardia Roberto Maroni

Giuseppe Sala e Achille Colombo Clerici 2

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L’ Istituto Europa Asia analizza le conseguenze dello storico referendum

BREXIT – FINE DELL’ EQUIVOCO: ORA UN’ EUROPA PIU’ VICINA AI PAESI MEMBRI

COGLIERE LE OPPORTUNITA’ QUALI L’ AUTORITA’ BANCARIA  A MILANO
– Subito una constituency

“Molto opportunamente Giuseppe Sala, neosindaco di Milano, ha candidato la città ad ospitare l’Autorità bancaria che Londra, dopo il referendum, dovrà lasciare.

Certo, Milano deve giocarsela con poli finanziari quali Francoforte e Parigi: ma il solo fatto che tale candidatura sia proponibile, rivela come l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non sia da considerare foriera solamente di conseguenze negative. Se Londra è stata fino ad oggi la piattaforma principe europea di servizi globali finanziari e bancari, meta da decenni di molti nostri giovani che vi andavano per l’apprendistato e per la socializzazione in questo campo, ora si aprono orizzonti nuovi.

La proposta Sala può ribaltare a nostro favore la questione. “L’ intera Italia deve sostenerla – afferma  il presidente dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici – e occorrerà dar vita immediatamente ad una constituency per la stessa”.

Storicamente – prosegue l’analisi di Colombo Clerici – lo spirito nazionalista degli inglesi (da sempre isolani ed autonomi, vedasi il distacco della Chiesa Anglicana da quella Cattolica) ha considerato “altro” il Continente.

E mentre il Trattato di Roma del 1957 sanciva le basi della Comunità Economica Europea, Londra vi opponeva l’Efta che ancora sopravvive, sia pure ridotta a quattro Stati (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera).

Successivamente i fondatori inglesi si affrettarono ad abbandonare l’Efta per entrare in quella “unione di minoranze” che verrà chiamata Unione Europea, sia pure tenendola sotto scacco e mantenendo un piede dentro ed uno fuori dalla stessa.

In questo stato ottenevano condizioni favorevoli, non concesse agli Stati membri e godevano di benefici senza “pagare dazio”.

Il referendum ha sancito la fine della posizione equivoca di chi, pur aderendo ai valori assunti dall’Europa, quali principi ispiratori di libertà, di solidarietà, di pace, non ne ha mai condiviso integralmente la declinazione pratica e normativa fattane dalla stessa.

Ma ha pure evidenziato altre conseguenze:

– I Paesi dell’Unione hanno preso atto che si può decidere di uscire da questa Europa che Renato Brunetta ha definito “forte con i deboli e debole con i forti” e che in tal modo comunque non può continuare funzionare.

– Posizioni opposte si sono delineate immediatamente nello schieramento politico italiano.  Da un lato la posizione antieuropeista sostenuta dal leader della Lega Matteo Salvini che propugna decisamente l’uscita dall’Europa; dall’altra quella sintetizzata dal capogruppo del PD al Senato, Zanda, che invoca l’immediata realizzazione di una unione europea sul piano politico.
In ogni caso si auspica un deciso allentamento dei vincoli europei, primo fra tutti il fiscal compact.

In conclusione, la considerazione di fondo che discende dalle valutazioni del dopo Brexit è che contro lo spirito dei popoli non si può andare.

La storia europea è di per se stessa una storia divisiva. Il medesimo problema, in prospettiva, si potrà porre per altre nazioni.

Questo il dilemma di fondo da sciogliere: riusciranno i popoli europei, il cui passato storico ben conosciamo, a dar vita ad una futura storia comunitaria?

In un appassionato intervento all’Ispi di Milano, Romano Prodi ha ricordato uno scritto di Giovanni Spadolini: l’Italia è stata fatta grazie a una serie di sconfitte più feconde delle vittorie. La stessa considerazione può valere per l’Europa: crisi economica, terrorismo, immigrazione, populismo, strapotere della finanza, nazionalismi di Polonia e Ungheria e Brexit hanno portato l’Unione sull’orlo del baratro.

Ma hanno pure fatto germogliare l’idea di un’Europa a due velocità: un gruppo di Paesi (Germania, Francia, Italia, Spagna ad esempio) che costituisca un nucleo forte – in grado di procedere sulla via degli antichi valori fondanti dell’Unione al quale si potranno aggregare in seguito anche altri Paesi – che faccia da guida agli altri.

In questa prospettiva si porrà inevitabilmente anche il problema della sostituzione dei quasi duemila funzionari inglesi (molti dei quali apicali) in forza all’Unione ed alle sue istituzioni; una burocrazia forte la cui ottica è sempre stata ed è, non conservatrice né laburista, ma esclusivamente britannica, e per la quale non potrà di certo valere, ai fini del mantenimento degli incarichi, il semplice criterio della acquisizione della cittadinanza comunitaria.

L’ Europa del futuro dovrà dotarsi di una politica che miri alla crescita economica dei Paesi membri, più che al consolidamento dei loro conti; un’Europa capace di decidere e di interpretare i tempi, di muoversi come un solo Stato nella politica estera, nelle politiche di sviluppo, di formazione, di cittadinanza. Che, come ha suggerito Mario Monti a Cernobbio, sposti anche sull’Africa – di cui oggi si occupa prevalentemente la Cina – ed in particolare sui Paesi mediterranei, attenzione e progetti.

Foto: Achille Colombo Clerici con il Sindaco di Milano Giuseppe Sala

Achille Colombo Clerici con Giuseppe Sala 2

Se la politica è l’arte di tenere in equilibrio la vita dei popoli, mediando fra le istanze delle diverse classi e parti sociali, e commisurando le risorse ai bisogni secondo determinati ordini di priorità, il ceto medio, proprio perché sta nel mezzo della società, occupando una posizione intermedia nella distribuzione della ricchezza, del potere e del prestigio, in democrazia, è fondamentale per l’ equilibrio della comunità.

Bankitalia calcola che, fatto 100 il reddito medio dei lavoratori nel 2004 ( quello di un operaio era pari a 82, quello di un impiegato 106, quello di un dirigente 184. ),  nel 2012 il primo è sceso a 79, gli altri due sono saliti rispettivamente a 107 a 196. Il risultato?  Se nel 2006 il 60% degli italiani dichiarava di far parte del ceto medio, ora vi si identifica solo il 41%.

La fascia di mezzo, quella dell’aurea mediocritas, di oraziana memoria, che garantiva relativo benessere, ragionevole tranquillità nel presente e nel futuro, si sta trasformando in ciò che i sociologi definiscono un “luogo sociale del rischio“; dove domina il panico di arretrare ancora e finire nel gruppo di chi non ha certezze lavorative e non può contare su prospettive migliori perché l’ascensore sociale si è fermato al piano.

Paure diffuse in tutto il mondo occidentale. Gli esiti, nello scenario peggiore, potrebbero essere simili a quello causato dalla reazione delle classi medie europee alla crisi degli anni Trenta del secolo scorso: l’ascesa dei totalitarismi. O,  nello scenario migliore, al rafforzamento degli estremismi in prevalenza di destra, ma anche di sinistra. Come hanno confermato anche le recenti scelte elettorali delle amministrative in casa nostra, e in Usa e in Europa, la deflagrazione dei cosiddetti “populismi” e dei loro leader.

Vani i tentativi ultraventennali dei governi di indurre alla fiducia e all’ottimismo. L’insicurezza è cresciuta in misura particolarmente intensa soprattutto negli ultimi anni, addirittura di 7 punti dal 2015. Due italiani su tre ritengono, infatti, che sia inutile fare progetti perché il futuro è incerto e carico di rischi.  Non per questo viviamo tempi di ribellione come in Francia. Semmai, di delusione.

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Giro del mondo con le opere di uno dei più famosi architetti italiani

MARIO BELLINI, GENIALITA’ E SEMPLICITA’
Sono tre i Bellini italiani famosi nel mondo: Vincenzo (musica), Giovanni (pittura), Mario (architettura).   Di quest’ultimo si è diffusamente parlato al 45° piano dell’Allianz Tower di Milano – una vista straordinaria sulla città e sulla Grande Milano – alla presentazione del volume  intitolato semplicemente “Mario Bellini – Architetto”: come è  affascinante, nella sua semplicità,  il geniale personaggio. Tra gli invitati il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici.

Introdotto da una prefazione dello storico inglese dell’architettura Kenneth Frampton, il volume “racconta” attraverso 500 immagini a colori corredate da schede descrittive un vero e proprio giro del mondo attraverso edifici, musei, complessi fieristici, concorsi internazionali e allestimenti di grandi mostre, per ripercorrere l’opera architettonica di Mario Bellini. Un viaggio a ritroso nel tempo dal 2016 al 1960, per riavvolgere il “filo rosso” che lega il lavoro di questo architetto milanese, da sempre impegnato con uguale successo in tutte le scale del progetto: piccola, media e grande. Un “filo rosso” che rende evidente un approccio all’architettura come “fatto complesso” e mai ripetitivo, lontano da una visione puramente di “immagine” del mestiere. Come dimostrano testi, citazioni, fotografie, piante, schizzi e riferimenti “altri”, che accompagnano il lettore in questo emozionante doppio viaggio. le sue più importanti realizzazioni: tra queste figurano, solo per citarne alcune, il Portello di Fiera Milano, il Tokyo Design Centre in Giappone, l’America Headquarters di Natuzzi negli Stati Uniti, la National Gallery of Victoria a Melbourne, gli Headquarters della Deutsche Bank a Francoforte, il Museo di Storia della Città di Bologna, l’edificio per il Dipartimento delle Arti Islamiche al Louvre di Parigi, e il nuovo Centro Congressi di Milano, il più grande d’Europa. Mario Bellini ha ricevuto il Premio Compasso d’Oro otto volte e venticinque delle sue opere sono nella collezione permanente del MoMA di New York.

Cosa vuol dire oggi fare l’architetto? Rispondendo alle domande della conduttrice Maxia Zandonai, Bellini ha risposto che l’architetto deve tradurre, con tenacia, un’immagine nel costruito, tenendo ben presente che l’opera  deve tenere conto dell’ambiente circostante, portare vita perché la città è cosa viva. Cosa prova lui, Bellini, quando progetta? Un’eccitazione straordinaria perché non si sa come andrà a finire. Accennando alle più importanti opere in corso, una delle più stimolanti – ha aggiunto – è il nuovo Museo del Foro Romano accanto al Colosseo, un’opera molto impegnativa perché coinvolge straordinari resti della Roma imperiale e medievale. E ancora: come vengono visti all’estero gli architetti italiani, in particolare i milanesi? Milano, anzitutto, ha un’immagine straordinaria e i suoi architetti vengono considerati dei portafortuna, da toccare.

La conversazione  con Bellini ha toccato altri temi. Ad esempio, come si lavora in Italia e come si lavora all’estero: da noi tutto è un pò nelle mani della fantasia dei burocrati, non si sa quando i lavori possono partire né quando si concluderanno (citato il caso  del grattacielo che ospita l’evento, il cui progetto è stato approvato nel 2004 e ancora non è abitato), né è assicurata la continuità dei finanziamenti. In Germania, in Francia tutto è pianificato. Meglio lavorare per il pubblico o per il privato? Non fa differenza, la differenza la fa la serietà del committente.

Un cenno merita ampiamente il luogo dove è avvenuta la presentazione del volume. L’Allianz Tower, uno dei simboli di una città dinamica che continua a crescere e innovare, è stata progettata dall’architetto giapponese Arata Isozaki con l’architetto italiano Andrea Maffei. Sulla cima del grattacielo è stata posta una copia della Madonnina affinchè, come è tradizione, l’immagine sacra di Milano svetti sempre dal suo punto più alto.

Alla presentazione sono intervenuti Benito Benedini, presidente Fondazione Fiera Milano, Nicola Di Battista, direttore Domus, Andrea Maffei, architetto, Ermanno Ranzani, architetto e curatore del volume, Carlo Rossanigo, responsabile Comunicazione Allianz Italia. Tra i presenti il prof. Alberico B. Belgioso e l’imprenditore Ennio Brion.

Foto d’archivio: Achille Colombo Clerici e Benito Benedini

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A s s o e d i l i z i a
Associazione della Proprietà Edilizia
Milano

 

Appello di Achille Colombo Clerici ai Governanti della Città

ALLEANZA DI TUTTE LE FORZE POLITICHE PER MILANO  “Per l’affermazione della nostra Città nel mondo”

Con la composizione del Consiglio comunale di Milano e la prossima designazione degli assessori, la nuova amministrazione del Sindaco Giuseppe Sala si accinge ad entrare in attività. Per l’occasione il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici lancia un appello perché tutte le forze politiche in campo si alleino per “l’affermazione della nostra Città nel mondo” .

“Per l’Italia e per Milano – afferma Colombo Clerici – non c’è tempo da perdere ed è arrivato il momento che tutte le forze politiche collaborino a questo fine. Le condizioni ci sono.”.

Come più volte espresso, nel corso della campagna elettorale, Assoedilizia ritiene che i principi ispiratori della politica amministrativa della nostra Città debbano essere:

– Sul piano milanese, il principio guida del “Benessere economico generatore di risorse per i servizi sociali”. Milano deve saper coniugare etica ed economia. Città accogliente, ospitale, amica.

– Sul piano internazionale: va affermata la funzione di Milano come piattaforma di servizi globali alle persone ed alle imprese. Città attrattiva e competitiva.

– In questo quadro una particolare attenzione va riservata al problema della formazione di una classe dirigente italiana.
Le nostre giovani leve devono trovare serie motivazioni a rimanere in Italia. Città del futuro e della speranza.

Questo è il compito, ma anche la responsabilità, che Milano ha versi i propri cittadini e verso l’intero Paese.

Foto del Sindaco Giuseppe Sala con alcuni esponenti di Assoedilizia: da sin. Alessandro Panza di Biumo, Achille Colombo Clerici, Carlangelo Menni di Vignale, Marilisa D’Amico Zanon

Panza, Sala, Colombo Clerici, Menni, D'Amico

A s s o e d i l i z i a
Associazione della Proprietà Edilizia
Milano

 

Il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici ha inviato – anche a nome del Consiglio Direttivo di Assoedilizia – un messaggio di congratulazioni al nuovo Sindaco di Milano Giuseppe Sala.

In esso Colombo Clerici rileva l’importanza di guidare una città che rappresenta, non soltanto la più consistente concentrazione socio-economica e culturale del Paese, ma anche, e forse soprattutto, il legame più robusto tra l’Italia e l’Europa più avanzata, in un momento delicato e fondamentale della sua storia.

Si tratta infatti di determinare le linee guida della vita futura, non solo di Milano, ma dell’intera Italia, nella prospettiva Europea.

Esprimendo i migliori auguri di ogni soddisfazione sul piano politico, civile ed umano, operando nell’interesse della Città e del Paese, Colombo Clerici rinnova l’offerta di collaborazione di Assoedilizia per contribuire a risolvere, per quanto di propria competenza, i problemi della città.

Foto:

– Il Sindaco di Milano Giuseppe Sala con Achille Colombo Clerici
– con alcuni esponenti di Assoedilizia: da sin.  Alessandro Panza di Biumo, Colombo Clerici e Carlangelo Menni di Vignale

Giuseppe Sala con Achille Colombo Clerici

Alessandro Panza, Giuseppe Sala, Achille Colombo Clerici, Carlangelo Menni

Il Sindaco Sala con alcuni esponenti di Assoedilizia: da sin. Alessandro Panza di Biumo, Colombo Clerici, Carlangelo Menni di Vignale, Marilisa D’Amico Zanon
Panza, Sala, Colombo Clerici, Menni, D'Amico