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Assoedilizia al Tavolo Casa della terza edizione di “Dillo alla Lombardia”
RESTA LA PROPRIETA’ PRIVATA IL MAGGIORE ATTORE PER GLI ALLOGGI IN LOCAZIONE

“Diamo volentieri atto al vice presidente di Regione Lombardia e assessore alla Casa Fabrizio Sala dell’impegno per affrontare l’emergenza abitativa in Lombardia: ma dobbiamo rilevare che dare un tetto a chi la casa non può o non vuole acquistarla spetta ancora alla proprietà privata, sulla quale continua a ricadere un onere sociale che non le compete”.

Questo il parere del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici in occasione della sessione plenaria della terza edizione “Dillo alla Lombardia”, l’incontro e confronto della Giunta regionale con i suoi principali stakeholders sullo stato dell’attuazione del programma abitativo. 

L’associazione dei proprietari immobiliari ritiene che in Lombardia ci sia bisogno di circa 60.000 alloggi popolari, 20.000 dei quali nella sola città di Milano. Ma anche gli stessi proprietari non sfuggono alle difficoltà del periodo: lo testimonia il fatto che nel giro di pochi anni l’importo dei canoni delle locazioni è diminuito del 20-25%, le morosità sono aumentate progressivamente, e così gli sfitti, mentre l’imposizione fiscale abnorme e l’incertezza allontanano i risparmiatori dall’investire nell’immobile.

Certo, molta responsabilità ricade sull’assenza in Italia di un vero progetto di politica abitativa che ha, tra l’altro: provocato la crisi della locazione che si è quasi dimezzata in pochi decenni; portato il Paese agli ultimi posti in Europa per numero di alloggi sociali in rapporto alla popolazione; causato con una politica fiscale vessatoria e incerta la fuga degli investitori nel residenziale. Responsabilità dei Governi, quindi. Ma anche degli amministratori locali: basti citare le normative che impongono, ad esempio, la termoregolazione, la sostituzione delle caldaie ancora in piena efficienza e quant’altro.

Occorre che la Regione corregga, per quanto possibile, la normativa fiscale che penalizza i contratti liberi e le locazioni ad uso commerciale, professionale, produttivo agevolando esclusivamente i contratti agevolati che sono tuttavia una minoranza. Sistema virtuoso sul piano sociale, ma non altrettanto sul piano economico. E’ necessario abolire la “politica dei differenziali fiscali”.

Riassume Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia. “Da molti anni in Italia sono stati tagliati i fondi per l’edilizia residenziale pubblica e l’housing sociale si è dimostrata una goccia nel mare della necessità, soprattutto nelle grandi città.   Per altro verso la mobilita abitativa a fini di studio, di lavoro, di socialità è ingessata da un penalizzante rapporto che vede una sbilanciata predominanza di “prime case” in proprietà.   E’ necessario quindi invogliare i nuovi investimenti privati in case da offrire in affitto. Oggi tali investimenti sono ridotti a zero perché non redditizi proprio a causa del regime di tassazione troppo oneroso; ne’ l’agevolazione per i contratti a canoni concordati vale a tale effetto”.

Colombo Clerici ricorda ancora come il presunto elevato numero di alloggi non occupati (e non, come si scrive spesso erroneamente, “sfitti” ) nella maggior parte dei casi non sia una scelta volontaria dei proprietari degli alloggi; sui quali d’altronde continuano a gravare oneri fiscali, di gestione, di manutenzione ordinaria e straordinaria e quant’altro. E’ che l’offerta non riesce a incontrare la domanda per difetto di mercato e non per altre ragioni. Bisogna inoltre considerare la non occupazione fisiologica – a Milano più di 8.000 alloggi pari al 4-5% del totale – , dovuta all’intervallo tra l’immissione sul mercato dell’alloggio e la sua locazione.

“Sin dall’inizio della legislatura – ha detto l’assessore Sala aprendo i lavori – abbiamo messo le fasce deboli al centro della nostra azione politica, che si è caratterizzata per una forte attenzione sociale, indispensabile in momenti di sofferenze economiche diffuse soprattutto nel settore della casa e dell’housing sociale: sostegno affitti persone in difficoltà, 50 milioni in due anni, oltre a 19 milioni per il contrasto alla morosità incolpevole e 4,7 milioni di intervento straordinario nell’ambito dei provvedimenti del ‘reddito di autonomia’ e oltre 11 milioni per la mobilità; 225 milioni in due anni per interventi di recupero di 4.600 alloggi di edilizia residenziale pubblica;  mix abitativo per ricostruire il tessuto sociale con l’obiettivo di guidare la persona al di fuori dell’emergenza economica e quindi lasciare i servizi abitativi sociali a chi ha maggiore necessità. Come dimostra il progetto di riqualificazione del Lorenteggio che coinvolge 1.500 famiglie grazie a un investimento da parte di Regione Lombardia di 80 milioni di Euro tra fondi europei e regionali. Un intervento unico in Europa “.

Foto: Achille Colombo Clerici pres. Assoedilizia con Gian Valerio Lombardi pres. Aler Lombardia

Achille Colombo Clerici con Gian Valerio Lombardi

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La politica dell’Europa in tema di banche e finanza appare improntata all’ obiettivo primario di creare dei compartimenti stagni tra moneta fiduciaria e crediti finanziari fiduciari, in modo tale da evitare che le difficoltà ed una eventuale crisi del settore possano in qualche modo ripercuotersi sugli stati e sulle monete.

Certo è che l’Europa mostra una grande preoccupazione di realizzare questo obiettivo.

Dopo l’abrogazione, avvenuta nel 1999, del Glass Steagall Act negli Usa, che ha permesso di fondere le banche commerciali con le banche di credito, queste nuove megabanche hanno dato luogo ad un enorme aumento della erogazione del credito. Nel 2000 entra in vigore l’euro, come moneta unica europea. Si innesca un processo di globalizzazione dei flussi finanziari, con una massiccia immissione di liquidità da parte delle banche centrali. In sintesi, si instaura un mercato globale con la pecca di avere però all’ interno alcuni stati senza regole.

Quando si parla dell’entità dei titoli derivati in possesso delle banche nel mondo le cifre divengono astrali. Si sente parlare di qualcosa come 700mila miliardi. Se così fosse non ci sarebbe più alcuna aderenza alla realtà. Si tratta infatti di un valore pari a dieci volte il Pil globale ed a tre volte quel valore che verosimilmente si può attribuire a tutti gli immobili presenti sul nostro pianeta.

Questo potrebbe spiegare perché l’Unione Europea, per regolamentare le crisi delle banche  infarcite di derivati ed oberate da crediti deteriorati, abbia emanato nel 2014 la direttiva BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive), che introduce in tutti i paesi europei regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche, quindi del sistema finanziario, sotto il controllo diretto della Bce.
Ed abbia disciplinato anche il cosiddetto bail in, il “salvataggio interno” che potrebbe toccare anche i depositi.

Ma l’ Unione “suggerisce” anche un meccanismo di vendita degli immobili residenziali dati in garanzia che è in grado, per il sistema bancario,  di accelerare gli incassi degli attivi e di diluire la pressione delle passività.

Una duplice azione, quella dell’Europa, in grado di rallentare gli effetti della crisi sulle banche ed evitare il peggio in caso di default degli istituti del mondo finanziario.

Rimane ancora inattuato, tuttavia, l’altro pilastro del sistema a livello europeo: quello della garanzia per i depositi.

Il nostro Stato, poi deve fare i conti con l’ art. 47 della Costituzione che considera l’attività bancaria come di interesse pubblico e richiama la tutela del risparmio privato, ma anche il favore verso l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione.

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Inaugurata la Biblioteca del Conservatorio G. Verdi di Milano

OLTRE 500.000 UNITA’ BIBLIOGRAFICHE HANNO UNA SEDE MODERNA

“Quando arrivai al Conservatorio di Milano tre anni fa – ricorda la presidente Maria Grazia Mazzocchi – trovai 450.000 euro messi a disposizione dalla Provincia di cui non si sapeva cosa fare. Fu una salutare esperienza per me che arrivavo dall’imprenditoria privata”.  Con l’aiuto del professore e architetto Alberico Barbiano di Belgiojoso, figura storica della architettura, la soluzione per impiegare l’ingente somma fu però trovata: restaurare la Biblioteca e l’area adiacente. Non si poteva pensare ad un migliore utilizzo.

Lo hanno spiegato all’inaugurazione avvenuta alla presenza di un folto e selezionato pubblico gli stessi Mazzocchi e Belgiojoso con il direttore Alessandro Melchiorre e molti degli attori dell’impresa. Ché tale può essere definito il traslocare oltre 500.000 unità bibliografiche, di cui circa 50.000 manoscritti e 30.000 volumi di argomento musicale, nonché circa 400 testate di periodici musicali – messi in fila farebbero 4 chilometri  – consentendo al contempo la frequentazione durante lavori durati tre anni. E approntando, in un edificio secolare che ancora recava tracce dei bombardamenti dell’ultima guerra (dai sotterranei, invasi da rovine e calcinacci, sono stati recuperati pezzi di antichi strumenti musicali poi restaurati), moderne e agibili scaffalature, uscite di sicurezza, una illuminazione particolare, sistema antincendio e quant’altro.

E’ stata colta l’occasione per realizzare un collegamento permanente tra la Biblioteca e la Sala Verdi, con l’obiettivo di creare un piccolo Museo della Musica di cui Milano è priva; istituita una sala di lettura e mensa. Ed altro ancora. Il tutto in totale – anche se talvolta non semplice – collaborazione con Soprintendenza e Comune.

Nata con il Conservatorio nel 1808 in un ex convento, la Biblioteca si è successivamente sviluppata grazie alla lungimiranza delle successive amministrazioni – in primis francese e austriaca – che la ritennero costantemente risorsa fondamentale per la didattica, per la formazione musicale degli allievi e per l’aggiornamento dei docenti, nonché sede di conservazione dei documenti musicali prodotti dalla Scuola.

E’ passato alla storia il fatto che il primo nucleo della Biblioteca fosse costituito dai 12 magnifici volumi in-folio dei Principes Elémentaires de Musique, ovvero dai metodi per i vari strumenti, per lo studio del Canto e dell’armonia, usati presso il Conservatoire di Parigi, e donati da Eugenio de Beauharnais al Conservatorio milanese nel 1809.

Un anno prima Giovanni Ricordi fondò la sua casa editrice musicale e cominciò a pubblicare i metodi adottati o scritti dagli stessi docenti del Conservatorio.  Per quanto riguarda l’aspetto conservativo dei documenti della Biblioteca, risale al 7 marzo 1808 una norma firmata dal Viceré secondo la quale “Si tiene nella Biblioteca di Musica del Conservatorio una copia di qualunque composizione, che venga fatta dagli Alunni”, norma a tutt’oggi vigente seppur limitata alle composizioni degli esami di diploma.

 

Alle acquisizioni si aggiunsero poi nel corso dei decenni le numerose donazioni, comprendenti anche fondi documentari prodotti dalle attività di personaggi variamente legati alla musica, e le seguenti accessioni:

la cessione alla Biblioteca del Conservatorio di tutte le copie di musica ricevute per diritto di stampa dalla Biblioteca Nazionale Braidense e dalla Biblioteca Universitaria di Pavia fino al 1850;

il fondo musicale gonzaghesco della Cappella di Santa Barbara di Mantova (circa 1850), che stava per essere venduto ma venne intercettato dalla polizia austriaca;

il deposito del fondo Noseda (1889), 12.000 volumi e stampe di Napoli;

il fondo segnato Partiture Teatrali Manoscritte, formatosi grazie al provvedimento del 31 gennaio 1816, in vigore fino al 1856, che stabilì che i copisti dei teatri dovessero consegnare alla Biblioteca del Conservatorio una copia di tutte le opere scritte per i teatri regi milanesi della Scala e Canobbiana.

La semplice cerimonia si è conclusa con una esibizione al pianoforte di un allievo del Conservatorio, Francesco Granata.

Foto archivio:
Il presidente di IEA Achille Colombo Clerici con Francesco Saverio Borrelli già presidente del Conservatorio

Presidente con Saverio Borrelli

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Provenienti dalla Traditional Art School di Kyoto in mostra alla Villa Reale di Monza fino al 28 marzo

TRENTA OPERE DI ECCELSO ARTIGIANATO RIVELANO UN GIAPPONE INEDITO

Due antiche civiltà dell’artigianato a confronto: quella giapponese di Kyoto, antica capitale del Sol Levante, e quella di Monza, già capitale dell’Italia longobarda. Trenta opere provenienti dalla Traditional Art School of Kyoto-Task sono in mostra alla Villa Reale negli spazi del Triennale Design Museum di Monza fino al 28 marzo, curatori Gabriele Radice e Jun Terao.  L’inaugurazione è avvenuta alla presenza delle maggiori autorità amministrative ed economiche in rappresentanza della città. Tra queste il prefetto Giovanna Vilasi, il sindaco Roberto Scanagatti, Carlo Edoardo Valli presidente della Camera di Commercio, Giovanni Barzaghi presidente di Apa Confartigianato Imprese Milano, Monza e Brianza.

Un omaggio più che meritato perché le opere esposte rappresentano il meglio della produzione artigianale manuale del Paese. Non un artigianato seriale, ma opere uniche, ciascuna delle quali è frutto di molte settimane di lavoro seguendo le più rigide indicazioni costruttive e materiche tramandate nei secoli dalle varie generazioni di maestri artigiani.

L’esposizione si snoda in un percorso di 30 opere che spaziano dalla ceramica, all’intaglio del legno, dal metallo, al bamboo, dalla lavorazione urushi alla carta, con manufatti che, partendo dalla conoscenza della tecnica tradizionale, vengono rielaborati dai giovani per rappresentare la “nuova tradizione” e anche, in alcuni casi, con un’apertura alla rielaborazione delle forme al fine di aprire la strada al design.

“Questa mostra rappresenta un punto importante a salvaguardia dei prodotti di artigianato d’eccellenza: botteghe e saperi che si tramandano in tradizioni millenarie, ma che nella nostra epoca rischiano di sparire – ha commentato Radice –. L’obiettivo di questo progetto è anche dare un’immagine diversa del Giappone rispetto a quella che emerge sempre su alcuni temi (la tecnologia, la modernità, i manga, i videogiochi). Questo è punto di vista opposto, estremamente tradizionale, per rivisitarlo”. Barzaghi, che ha voluto a nome di tutti ricordare i tragici, recentissimi fatti di Bruxelles, ha sottolineato come la conoscenza tra giovani di Paesi diversi e l’ammirazione per le rispettive culture sia il migliore antidoto alla degenerazione dell’odio e della barbarie.

Gli allievi della Scuola di Kyoto sono circa 250 e il ritmo di studio è durissimo: nel silenzio più assoluto il giovane artigiano plasma per 10-12 ore al giorno la materia con pazienza infinita correndo ad ogni momento il rischio che il suo maestro, se non soddisfatto, gli distrugga quanto ha appena realizzato. E bisogna ricominciare da capo. Chi riesce a superare il corso riceve l’ambito titolo di Maestro Artigiano. Le opere migliori vengono esposte all’ammirazione del pubblico. E da questa esposizione sono stati selezionati i manufatti giunti a Monza dentro imballaggi speciali per la loro delicatezza.

Con la mostra Giappone – Kyoto: i giovani e l’artigianato, un percorso tra tradizione e innovazione, prosegue la collaborazione di APA Confartigianato e Scuola di Kyoto alla scoperta dei valori dell’artigianato tradizionale giapponese rielaborato e reinterpretato; ed  APA Confartigianato prosegue la sua missione legata alla conoscenza e all’interscambio delle eccellenze dell’artigianato nel mondo, sia sotto l’aspetto delle lavorazioni tecniche che per quanto riguarda l’evoluzione delle forme legate al design.

In questo senso la mostra rappresenta un punto importante a salvaguardia delle opere dell’artigianato d’eccellenza. Perciò ha meritato la collaborazione di Triennale Milano, Camera di commercio di Monza e Brianza, Comune di Monza, Villa Reale e il patrocinio del Consolato Generale del Giappone in Milano in occasione dei 150 anni di rapporti diplomatici tra Italia e Giappone e dell’Ambasciata del Giappone.

Partner tecnici Fondazione per la promozione dell’Artigianato di Kyoto, Artigianarte, Monzart-Itinerari di eccellenze artigiane di Monza.

Foto: il presidente di IEA Achille Colombo Clerici con il vice decano del Corpo Consolare a Milano Patrizia Signorini

Achille Colombo Clerici con Patrizia Signorini 2

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“Altamente meritevole per la sessantennale presenza culturale, morale, civile e politica nel Paese”

Assoedilizia-Associazione della Proprietà Edilizia consegna la medaglia d’oro al direttore per i sessant’anni del Giorno. Il direttore del Giorno, Giancarlo Mazzuca, ha ricevuto la medaglia d’oro speciale di Assoedilizia in occasione dei sessant’anni del quotidiano lombardo. «Siamo onorati di consegnare la medaglia d’oro – ha spiegato il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, in visita in redazione – a IL GIORNO, altamente meritevole, come vera istituzione milanese, per la sua sessantennale presenza culturale, morale, civile e politica all’interno della nostra Città e del nostro Paese  » Alla consegna del premio erano presenti anche il vicepresidente di Assoedilizia Luigi Arborio Mella, il membro della Giunta Ugo Dozzio Cagnoni e l’ A.D. Alessandro Panza di Biumo

Foto:
Da sin. Luigi Arborio Mella, Ugo Dozzio Cagnoni, Achille Colombo Clerici, Giancarlo Mazzuca, Alessandro Panza di Biumo

Anniversario Il Giorno

Si accumula il ritardo dell’Italia nei confronti dei Paesi europei competitors nel vitale settore degli investimenti per ricerca e sviluppo: continuiamo a spendere l’1,25% del Pil contro il 2% della media UE; inoltre, siamo soltanto al 20° posto (sui 28 Paesi dell’Unione) nella capacità di ricevere fondi comunitari in quanto soltanto il 18,3% degli oltre 34.500 progetti presentati sono ritenuti validi. Per quanto riguarda le classifiche Ue sui top 50 nella conquista dei fondi, il primo ente di ricerca italiano si trova al 5° posto: il Centro Nazionale delle Ricerche, seguito dal Centro Ricerche Fiat (19°) ed Enea (25°). Quarta posizione per D’Appolonia Spa nella lista delle imprese, mentre nella classifica delle università, dominata da 14 atenei inglesi, ne figurano solo due italiani, il primo dei quali si trova al 35° posto (Politecnico di Milano), seguito dall’AlmaMater di Bologna (37°).

Come sostiene su Capital il consulente del Governo italiano Stefano Simontacchi, managing partner dello studio Bonelli-Erede, che ha contribuito al decreto Patent Box (regime di tassazione agevolata su base opzionale per i redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali quali brevetti e marchi) è indispensabile far ripartire il settore, prevedendo un innalzamento delle soglie del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo che oggi sono troppo ridotte per attrarre investimenti rilevanti dai grandi gruppi.

Ma resta la politica fiscale del Paese uno dei nodi più importanti per il suo futuro: innanzitutto servono norme chiare, coerenti e certe. Occorre ridurre i tempi del contenzioso fiscale (nei Paesi Bassi si arriva a un giudizio definitivo in tre anni, in Italia si sale a nove anni). E una volontary disclosure nazionale che porti alla luce l’economia sommersa, stimata in oltre 250 miliardi di euro con un gettito evaso di oltre 100 miliardi. In questo modo si potrebbero recuperare risorse per abbassare il livello impositivo.

Certo l’avere innalzato il pagamento in contanti a 3.000 euro con la giustificazione di favorire i turisti stranieri (ma quale turista straniero “in regola” spende in contanti una simile cifra, considerando che all’estero si usa quasi sempre la carta di credito?) non è un buon segnale. Secondo Bankitalia nel 2014 sono state depositate banconote da 500 euro in misura cento volte superiore a quella delle banconote emesse dal sistema bancario italiano.

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Il conferimento e il concerto al Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Milano

GIULIANI E SCILLA I VINCITORI DEL PREMIO RANCATI

Sono Ruben Giuliani (violino) e Fabrizio Scilla (violoncello), brillanti diplomati del Conservatorio di Musica “G.Verdi” di Milano i vincitori del Premio Rancati 2016.

Come ha spiegato la presidente Maria Grazia Mazzochi presentando i vincitori assieme alla vicedirettrice Cristina Frosini, il Premio è reso possibile dal generoso lascito “Rancati” recuperato e messo a disposizione dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione Arnaldo Rancati che, con il patrocinio del Comune di Milano, indice l’evento di durata biennale.  Hanno partecipato alla selezione studenti italiani, dimoranti e domiciliati nell’area metropolitana di Milano, che hanno conseguito il Diploma accademico di I Livello o il Diploma accademico di II Livello o il Diploma vecchio ordinamento e siano risultati più meritevoli sulla base del voto finale (almeno 110/110 e lode per il Diploma accademico di I e di II Livello e 10/10 e lode per il Diploma vecchio ordinamento). La giuria era composta dal direttore del Conservatorio e da quattro docenti.

I giovani si sono esibiti davanti ad un pubblico selezionato nel concerto finale. Giuliani ha eseguito Tzigane (Maurice Ravel) accompagnato al pianoforte da Boris Iliev; Scilla la Sonata per violoncello e pianoforte (Claude Debussy) con Roberta Sala.  Prolungati e meritati gli applausi.

Il Premio Rancati è una delle pregevoli iniziative del Conservatorio di Milano, che conta circa 1500 allievi provenienti da ogni parte del mondo, il più grande Istituto di formazione musicale in Italia. Fa parte del sistema dell’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM), parallelo a quello universitario. La sua didattica   si articola su tre livelli: Corsi Pre-accademici, Corsi di Diploma Accademico di Primo e di Secondo Livello.

Il Conservatorio è sede, oltre che dei corsi istituzionali, di una ricca gamma di iniziative culturali (masterclass, seminari, orchestre, concerti in sede e fuori).

Da molto tempo il Conservatorio di Milano, per una sua “antica” vocazione alla sperimentazione e all’innovazione, tiene un rapporto stretto con la ricerca. La Biblioteca conserva oltre 500.000 unità bibliografiche, di cui circa 50.000 manoscritti e 30.000 volumi di argomento musicale, nonché circa 400 testate di periodici musicali.

Foto: Achille Colombo Clerici pres. IEA con Francesco Saverio Borrelli già presidente del Conservatorio di Milano

Presidente con Saverio Borrelli

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Convegno Lega Nord-LogosLab, gli esperti si interrogano

L’EUROPA METTE A RISCHIO IL SISTEMA CREDITIZIO ITALIANO?

Il bail-in è incostituzionale? Sì, almeno per la Suprema Corte austriaca che cita tra l’altro norme europee. “Un importante precedente – ha detto il professore già parlamentare Giuseppe Valditara introducendo il convegno “Banche a rischio?” organizzato a Milano dal Gruppo regionale della Lega in collaborazione con LogosLab – che i nostri esperti stanno studiando per adattarlo alla realtà italiana”.

Il bail in – letteralmente “cauzione interna” – è il cuore della normativa sul risparmio entrata in vigore lo scorso 1° gennaio nei Paesi aderenti all’Unione europea. Si basa sul concetto che, per il salvataggio di una banca, a pagare debbano essere in primo luogo gli azionisti dell’istituto stesso, senza ricorrere ad aiuti esterni, di un’altra società o, in particolare, dello Stato.   Dunque, gli azionisti ma anche i possessori di “titoli subordinati senza garanzia” e i correntisti con oltre 100.000 euro di deposito corrono il rischio di perdere tutto in caso di crac della banca (i recenti episodi delle quattro banche hanno impaurito un po’ tutti).  In particolare, su un’idea del leader della Lega Matteo Salvini, Valditara ha raccolto un una task force di esperti che denuncia una palese violazione della Costituzione nel decreto cosiddetto “salva banche”, in particolare perché viene reso molto difficoltoso da parte dei risparmiatori truffati intentare azioni contro gli amministratori poco corretti.

Ma è il rapporto complessivo Europa-banche italiane a destare preoccupazione. Sappiamo bene cosa significa il sistema creditizio per un Paese ad economia avanzata: non si tratta solo della tutela dei risparmi dei cittadini, ma del supporto alle imprese, in particolare in Italia dove l’85 per cento degli imprenditori si rivolge alle banche avendo scarsa (ed è comprensibile) fiducia nella Borsa.  Ebbene, secondo gli intervenuti, l’Unione Europea starebbe costringendo le banche a liberarsi in fretta, svendendoli, dei crediti a rischio con il risultato di un indebolimento generale degli istituti. Ma c’è di più. Analoga pressione verrebbe esercitata per quanto riguarda i titoli di Stato, pari a circa 400 miliardi, in possesso delle banche stesse. Mettendo a rischio non solo il sistema creditizio ma anche la tenuta dello Stato italiano che denuncia difficoltà per via dell’enorme debito pubblico.

Sono le novità di rilievo emerse dal convegno i cui lavori sono stati conclusi da Salvini e da Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia. Questi i relatori, moderati da Pietro Fioroni, consigliere regionale: prof. Claudio Aquilini Borghi, responsabile economico Lega Nord; prof. Giampio Bracchi, vicepresidente Banca Intesa; avv. Corrado Sforza Fogliani, presidente Assopopolari-Associazione nazionale Banche Popolari; prof. Stefano Cordero di Montezemolo, docente business administration; avv. Alessandro Azzi, presidente nazionale Federcasse; avv. Prof. Enrico Del Prato, ordinario di diritto privato; avv. Prof. Luciano Barra Caracciolo, membro eletto Consiglio di Stato; on. Giancarlo Giorgetti, deputato Lega Nord.

Foto:
– Il presidente di IEA Achille Colombo Clerici con Matteo Salvini e con Roberto Maroni

Achille Colombo Clerici con Matteo Salvini

Achille Colombo Clerici con Roberto Maroni

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Convegno dell’Associazione 100 Cascine con l’intervento di Regione e Comune

DALL’AGRICOLTURA TRADIZIONALE ALLA GREEN ECONOMY

Non più città contro campagna – la prima che erode la seconda – ma armonico rapporto tra esse; ed evoluzione dell’agricoltura tradizionale – cui resta comunque la funzione primaria di produrre cibo – che si estenda ad altre funzioni culturali, ludiche, turistiche, artistiche, di tutela del paesaggio e del territorio. Sono i due messaggi portanti emersi dall’incontro a Milano tra l’Associazione 100 Cascine e le istituzioni, Regione e Comune in primis.

L’Associazione è nata nel Maggio del 2011 dall’esperienza triennale del Comitato 100 Cascine.

Senza scopo di lucro si prefigge di promuovere nella società e presso i proprietari di cascine, i propri valori di tutela, conservazione e valorizzazione del territorio rurale e delle cascine ivi ubicate, che costituiscono patrimonio storico, artistico, culturale, paesaggistico, agricolo e di edilizia rurale da preservare.

Certo, la prima prova non ha dato risultati positivi: 100 Cascine si era offerta di mettere a disposizione le proprie strutture ai visitatori di Expo, delegazioni e quant’altro.

Tutti d’accordo sul principio, ma ci si è messa di mezzo la burocrazia di leggi, europee e locali, che riservano agevolazioni e risorse esclusivamente a chi la campagna la cura come nei secoli scorsi. Ma il faccia a faccia, non privo di spunti polemici basati su fatti concreti, è sicuramente stato utile per chiarire certe ambiguità e per impegnare tutti, pubblico e privato, su un logico percorso comune che porta vantaggi all’intera collettività.

Ed ha fornito interessanti conoscenze che meglio dei discorsi sostengono la teoria della green economy. Ad esempio, chi sapeva che Milano, la città prima dell’industria e oggi dei servizi, è la seconda in Europa per attività di compostaggio?   Che in Italia esistono 90.000 cascine ma che 35.000 di queste sono abbandonate, e con esse la campagna circostante, contribuendo così al dissesto idrogeologico? Che taluni interventi di urbanizzazione – dal depuratore di Nosedo alle vasche scolmatrici del Seveso – portano a un riordino ed a un recupero del territorio?

Nel frattempo la “rete delle Cascine” si va estendendo: e soprattutto può contare sull’ interessamento di enti e di professionisti privati – dal Politecnico alla Cariplo – con principalmente il duplice obiettivo di sviluppare l’attività, renderla attraente, e proficua, e modificare la legislazione legata ancora alla visione di una campagna produttrice di alimenti. Una sfida avvincente tra un gruppo di proprietari che hanno a cuore ben di più del bene materiale e l’ottusità di leggi, balzelli e codicilli.

Il convegno dal titolo “Food Policy e cascine: l’eredità di Expo Milano 2015 al suo Territorio”, coordinato da Alessandro Belgiojoso, ha visto gli interventi di Franco Iseppi, presidente dell’ Associazione 100 Cascine e del Touring Club (saluto e apertura dei lavori); di Alessandro Balducci, assessore all’Urbanistica e Agricoltura del Comune di Milano (Le iniziative per il mondo agricolo Food Policy e recupero funzionale delle cascine: prospettive, rafforzamento di abiti); dell’on. Gianni Fava, assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia (Le iniziative del nuovo piano di Sviluppo Rurale); di Elena Jachia, Fondazione Cariplo (Agricoltura periurbana e sostenibile: il “driver” delle cascine); di Maria Sala, consigliere di 100 Cascine (Aggiornamento proposta normativa di 100 Cascine); di Giovanni Sala (Le Green Infrastructure: un’opportunità anche per il mondo rurale tramite il Piano di Sviluppo Rurale).

Foto: Alessandro Barbiano di Belgiojoso con Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia e di IEA

Alessandro Barbiano di Belgiojoso con Achille Colombo Clerici

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Il patent box rappresenta sicuramente una tra le più innovative agevolazioni, che consente all’Italia di competere adeguatamente nell’attrarre investimenti stranieri. Il successo (e la coerenza con la ratio ispiratrice) nell’applicazione di questa misura costituisce, quindi, un fondamentale test di valutazione della capacità del nostro Paese di gestire in maniera affidabile strumenti agevolativi, potenzialmente fruibili da una vasta platea di destinatari e idonei a stimolare nuovi investimenti.

Qualora, a causa delle persistenti difficoltà applicative (cui sembra unirsi la preoccupazione della perdita di gettito erariale), il beneficio atteso da questo regime venisse radicalmente ridimensionato da interpretazioni ingiustificatamente restrittive, si fornirebbe ai detrattori del nostro Paese un ulteriore argomento a conferma della discontinuità e inattendibilità delle iniziative legislative di promozione degli investimenti.
A tale proposito l’eventuale sottostima dell’impatto della norma sul bilancio dello Stato non può certo rappresentare una giustificazione per interpretazioni e criteri applicativi volti a ridurre il risparmio legittimamente atteso dalle imprese. Entro il 30 aprile vanno integrate le istanze presentate per il 2015. Pur trattandosi di uno snodo fondamentale, mancano indicazioni precise che consentano di gestire in modo consapevole le tante peculiarità applicative. La circolare sul tema è conditio sine qua non perché le procedure possano svolgersi in modo proficuo. A un mese e mezzo dalla scadenza, sussistono ancora rilevanti aree di incertezza, tra cui assumono particolare rilievo le questioni che enumeriamo di seguito.

Per l’identificazione del know-how proteggibile, in primo luogo, dev’essere fornita una chiara definizione del concetto di know-how e devono essere identificate le condizioni al ricorrere delle quali tale bene immateriale è considerato proteggibile.
Quanto poi alla determinazione del contributo economico in caso di utilizzo diretto, il provvedimento chiarisce che lo stesso vada determinato sulla base degli standard internazionali Ocse, con particolare riferimento alle linee guida in materia di prezzi di trasferimento.

Questo rinvio consente di ritenere applicabili, in linea di principio, sia il metodo basato sul confronto del prezzo sia quello basato sul residual profit split e, al tempo stesso, limita l’applica-zione delle tecniche valutative.

Particolare attenzione dovrà essere posta nell’utilizzo del metodo basato sul confronto del prezzo (Cup) applicato a contratti di licenza. In primis, si pone sempre un tema di sottostima del contributo, in quanto tale metodologia determina solo il reddito del licenziante senza considerare il reddito incrementale del licenziatario (che andrebbe dunque determinato con un aggiustamento apposito). Inoltre, in ipotesi di Cup basato sul confronto esterno, non si può ignorare che le banche dati disponibili nella più parte dei casi non contengono le informazioni necessarie perché l’applicazione del metodo sia conforme agli standard Ocse. Si rischia, dunque, di avallare una prassi semplificatoria foriera di approssimazioni grossolane e inaffidabili.

Il metodo del profitto residuo – che si fonda sulla previa determinazione della remunerazione spettante alle funzioni “basiche” (o, comunque, della remunerazione spettante a beni diversi da quelli oggetto del regime in commento) e consente di valutare il contributo dei beni immateriali agevolabili per differenza – pare senza dubbio in molti casi più coerente con il principio dell’arm’s length.

Quanto al vincolo di complementarietà, in conformità alla ratio agevolativa della disciplina del patent box, sarebbe opportuno interpretare in modo estensivo tale requisito, escludendo la necessità di individuare un collegamento diretto tra beni immateriali e favorendo aggregazioni che riflettano le peculiarità del settore in cui opera il contribuente.
Un altro aspetto critico si pone per la determinazione del reddito agevolabile. In caso di uso diretto dei beni immateriali c’è il problema di decidere se fare riferimento a dati civilistici (Ebit), ovvero al reddito imponibile. Per coerenza con il caso della concessione in uso sarebbe preferibile il riferimento a grandezze con rilevanza fiscale. In tale ipotesi va tuttavia chiarito ai contribuenti come gestire le variazioni in aumento e in diminuzione.

Infine, il track and tracing. In base al provvedimento, la procedura di ruling non avrà a oggetto l’identificazione dei componenti da considerare ai fini del calcolo del nexus e neppure la determinazione dei criteri adottabili per garantire la tracciabilità delle spese e dei redditi. È facile ritenere che in tale ipotesi si genererebbero contenziosi tra contribuenti e amministrazione finanziaria suscettibili di minare la credibilità del regime.
In questo clima di incertezza l’attesa circolare dell’agenzia delle Entrate, se anche venisse emanata nelle prossime settimane, interverrebbe troppo a ridosso della scadenza e non garantirebbe ai contribuenti il tempo di riflessione necessario per elaborare le indicazioni tecniche e – ove necessario – modificare le analisi funzionali ed economiche effettuate. Per non pregiudicare il successo del patent box è quindi quanto mai opportuno che venga previsto un rinvio della scadenza del 30 aprile almeno a fine maggio e che la circolare fornisca indicazioni tecniche del tutto slegate da potenziali implicazioni di finanza pubblica.

Foto: Stefano Simontacchi e Achille Colombo Clerici presidente IEA

Ambrosetti 2014 con Stefano Simontacchi