L’avevamo anticipato lo scorso anno, l’Istat lo conferma: sta timidamente tornando l’antico sentimento degli italiani per la casa. Con molta prudenza. I dati parlano di uno 0,2% di aumento dei prezzi del residenziale, il primo dal 2011, di circa 470.000 compravendite rispetto alle 421.000 del 2014 (curiosità, riprendono gli acquisti anche da parte degli immigrati, più 38.000 unità) mentre la concessione di mutui è quasi raddoppiata. Le cause sono da ricercarsi sia nell’aumentata disponibilità di spesa degli italiani, sia nella perdita di appetibilità di altre forme di investimento: quello in prodotti finanziari, innanzitutto, che hanno confermato l’inaffidabilità, e quello nei titoli di Stato per i rendimenti praticamente nulli. Mentre i prezzi delle case hanno raggiunto il minimo e, pertanto, dovrebbero soltanto risalire. Per quanto riguarda gli altri settori dell’immobiliare (uffici, negozi, alberghi industrie) le previsioni si orientano verso la stabilità o una moderata crescita, eccezion fatta per gli immobili ad uso industriale, per i quali prevale la convinzione che la crisi non sia ancora terminata.

Si tratta ovviamente di riferimenti medi nazionali. Utile però l’indicazione proveniente da Milano che rappresenta l’11% del mercato italiano e anticipa sempre le tendenze del Paese. Si indicano miglioramenti dell’ interesse alle opportunità del 22% per quanto riguarda il centro, del 52% per il semicentro, del 44% per la periferia.

Che non si tratti di un fenomeno passeggero è sostenuto da una ricerca dell’Università di Parma le cui rilevazioni mostrano un trend in ascesa nella fiducia degli operatori che, a fine 2015, dovrebbe aver raggiunto o superato, secondo le stime, il 70%. Il minimo della fiducia nel mercato immobiliare è stato registrato nel 2011, quando solo il 24% dei risparmiatori era disposto ad investire nell’immobile (nel 2006 era il 70%).

E’ quanto mai opportuna, per sostenere la ripresina, una più organica e decisa politica per l’immobiliare. Ad integrazione delle tanto pubblicizzate abolizioni di Imu e Tasi per la prima casa, si dovrebbe adottare, per esempio, una maggiore equità nella distribuzione del carico fiscale tra proprietari di prima casa e proprietari di alloggi in locazione; favorire la mobilità della proprietà immobiliare; alleviare i carichi che gravano sui proprietari di negozi ed uffici in locazione, introducendo la cedolare secca, come richiesto peraltro da Confcommercio.

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Assolombarda e Ispi tentano di prevedere cosa avverrà. Le governance mondiali sotto esame

PER L’ECONOMIA, E NON SOLO, UN 2016 DENSO DI INCOGNITE

E’ difficile fare previsioni, specialmente sul futuro. La battuta dell’economista, in questi giorni di incomprensibili – per i più, anche se un’idea ce la stiamo formando e ben chiara soprattutto per quanto riguarda l’Italia – turbolenze di borsa, va aggiornata: è impossibile.

Restano pertanto sostanzialmente senza risposta gli interrogativi dei molti che hanno affollato il salone delle conferenze di Assolombarda dove gli esperti della più importante organizzazione territoriale di imprenditori italiani, della Fondazione Corriere della Sera, di Intesa San Paolo, di Ispi e di Sace si sono riuniti per la conferenza dal titolo “Un mondo in subbuglio. Quali scenari per il 2016?” chiedendosi, a loro volta: come sta cambiando la distribuzione del rischio a livello globale e quali saranno le principali tendenze, i personaggi, i paesi e le crisi cui guardare con particolare attenzione nel 2016?

Quali sono gli scenari di evoluzione delle crisi in corso e quali le nuove frontiere del business da prendere in considerazione?

Quali le prospettive, sia per l’export sia per gli investimenti produttivi, delle imprese italiane?

C’è qualche punto fermo. Secondo l’Economist l’instabilità ha quali principali cause il terrorismo, la guerra in Siria, la Grecia caso non ancora risolto, la Russia di Putin, il populismo che si diffonde dall’Europa agli Usa, il calo del prezzo del petrolio.

La “crisi” in Cina – virgolette quanto mai opportune in quanto il Pil è aumentato di quasi il 7% mentre nell’altra più potente economia mondiale, gli Stati Uniti, poco più del 2% – può essere pilotata.

E’ invece l’ondata migratoria il fattore più destabilizzante per l’Europa e quindi per il mondo intero.

Certo, il libero mercato, appunto perché libero, annovera periodiche crisi e altrettante riprese.

Prima del 2008 ci sono state, per citare, le guerre nei Balcani e in Africa (che continuano, sia pure in misura ridotta), le crisi delle economie dell’America Latina e dell’Asia, gli choc petroliferi, e tanto altro ancora. Le loro conseguenze sono state superate. Cosa allora rende così incerto il superamento anche di questo periodo di grande difficoltà?

Invece di emanciparsi dalle divisioni e di costruire un ordine facendo tesoro della più grave crisi dal dopoguerra, quello osservato nell’ultimo anno è un sistema internazionale nuovamente diviso in sfere di influenza, tentato dal rafforzamento dei confini, attraversato da forti correnti di disintegrazione e in crescente difficoltà nella ricerca di soluzioni concertate e condivise alle principali crisi.

Le istituzioni internazionali – dall’Onu all’Opec, dall’Unione Europea al Fmi – sembrano incapaci di dare una risposta forte e unitaria all’emergenza.

Possibile, ad esempio, che i 60-90.000 (male) armati dell’Isis continuino a far fronte alla coalizione di 53 Paesi che annoverano i più forti eserciti del mondo?

Chi li sostiene, e contro chi? Ormai lo sappiamo: ma ciò conferma le contraddizioni che paralizzano la governance mondiale.

Il cosiddetto stato islamico è la causa principale delle emigrazioni di massa verso l’Europa, e della conseguente destabilizzazione del continente.

L’obiettivo appare la Germania, l’unico Paese in grado di coordinare l’Unione. Ma se entra in crisi la Germania, è la fine dell’Unione Europea. Le conseguenze sarebbero globali.

Ecco perché gli scenari 2016 sono così incerti e preoccupanti. E perché la grande finanza che manovra quotidianamente migliaia di miliardi è ben lontana dall’avere una strategia, procede tra tentativi ed errori, come conferma la volatilità delle Borse.  Un bel problema per tutti, in particolare per gli imprenditori che devono programmare investimenti con obiettivi a 3-5 anni e che sono costretti invece ad operare entro un orizzonte che non supera qualche mese.

Sono intervenuti Alessandro Spada, vicepresidente Assolombarda; Paolo Magri, vicepresidente esecutivo e direttore Ispi; Gianluca Salsecci, head of International research network Intesa San Paolo; Alessandro Terzulli, chief economist Sace. Quindi focus sui continenti: per l’Europa Danilo Taino, inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera, che ha coordinato i lavori;  Mario Deaglio, consigliere scientifico Ispi, professore Università degli Studi di Torino, ha trattato l’Asia; Luigi Ippolito, caporedattore esteri Corriere della Sera, gli Stati Uniti; Loris Zanatta, professore Università di Bologna, l’America Latina; Giovanni Carbone, senior associate researcher Ispi, professore Università degli Studi Milano, l’Africa.

Foto: Il Presidente IEA Achille Colombo Clerici

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La crisi senza precedenti dei partiti e delle istituzioni
LA CHIESA CHIAMA ALL’APPELLO I CATTOLICI IN POLITICA

 Achille Colombo Clerici
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Il Consiglio Episcopale milanese, presieduto dal Cardinale Arcivescovo Angelo Scola, ha lanciato un deciso appello ai cattolici per il ritorno ad un impegno nella politica: all’insegna della neutralità.
Quindi, volendo esemplificare, nessun utilizzo improprio delle sedi delle parrocchie, dei movimenti e delle associazioni per iniziative di partito, nessuna indicazione di voto e quant’altro. Ma il dovere di mettersi in gioco in prima persona, e anche di “presentarsi come candidati con la gratuità di chi si offre per un servizio e ci rimette del suo”. Metterci la faccia insomma.

E chi si impegna nelle amministrazioni deve “vivere un rigoroso senso di onestà, avere massima cura della legalità e resistere un ogni modo alla tentazione della corruzione”.

Il documento, rivolto ai “fedeli della diocesi ambrosiana e a tutti i coloro che apprezzano il confronto” si richiama al convegno ecclesiale di Firenze, alla lettera pastorale dello stesso cardinal Scola “Educarsi al pensiero di Cristo” e a diversi interventi di papa Francesco: ed è in un certo senso logica conseguenza del verticale calo di fiducia nei partiti e nelle istituzioni che ha raggiunto il minimo storico dall’avvento della democrazia.

Il calo della fiducia è iniziato alla fine degli anni Ottanta, colla caduta delle ideologie politiche ed il venir meno della relazione tra i grandi partiti di massa e le loro organizzazioni collaterali che creavano sistemi di consenso attorno alle ideologie stesse; e si è accentuato con Tangentopoli, con la crisi dei valori squadernata sotto gli occhi di tutti, con gli scandali che hanno colpito a destra, a sinistra, al centro. Segnale di una condizione sempre più corrotta del ceto politico e di un lassismo dilagante negli affari dell’economia.

Parallelamente, nei partiti, nei movimenti politici si sono fortemente attenuate anche le idealità.

E’ la crisi della politica che, pur manifestatasi con motivazioni e logiche differenti, nel secolo scorso aveva portato alla vittoria dei totalitarismi, con le tragiche, enormi conseguenze che si sono sperimentate.

In una società liquida i cittadini, rimasti senza valori cui fare riferimento – quali àncore sicure che il possesso di beni materiali, quando pur sussiste, non riesce certo a sostituire – e, travolti dalle bufere della globalizzazione, annaspano alla ricerca di risposte, di rassicurazioni, puntando sui movimenti dell’antipolitica spesso confinati agli estremi antipodi del quadro politico.

La diocesi di Milano rimane una delle più rilevanti fucine del pensiero della Chiesa nei confronti dei problemi spirituali e materiali dei suoi cittadini-fedeli.

Il Cardinale Carlo Maria Martini – nel ricordo che ne portiamo presso la Fondazione Vittorino Colombo – figura molto diversa, talora opposta rispetto a quella  del pastore-principe della Chiesa del passato, aveva guidato la città negli epocali frangenti del terrorismo, di Mani Pulite, della crisi del settore manifatturiero,  dei massivi flussi immigratori, dello sgretolamento della “società tradizionale”, della nascita di nuovi fondamentalismi, del sorgere di nuove del crescere di vecchie povertà; e della fine dell’unità dei cattolici in politica, un passo carico di conseguenze che ancor oggi viviamo.

Fu il motore delle scuole di formazione politica della Diocesi, dalle quali sono usciti i quadri politici, soprattutto delle amministrazioni comunali medie e piccole e la dirigenza del mondo del non profit, che hanno consentito al mondo milanese di non  collassare.

A quanti gli domandavano cosa dovessero fare Martini rispondeva: pensare, riflettere, responsabilizzarsi. E quindi agire.

Il Cardinale Dionigi Tettamanzi che alla cerimonia per l’intitolazione della stazione centrale di Milano a santa Francesca Saveria Cabrini, patrona degli emigranti, ricordò che «dalla stazione centrale di allora madre Cabrini partiva per garantire il sostegno del Vangelo e della carità agli italiani che emigravano all’estero; oggi il suo esempio ci chiede di non dimenticare la “nostra” storia e di aprire cuore e braccia a coloro che arrivano da noi in cerca di speranza”.

Il Cardinale Angelo Scola, quando era ancora Patriarca di Venezia, fu “padrino” di eccezione della costituzione del Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa – ricchezza e risorsa della nostra società – dell’Università Cattolica.

Con il Giubileo voluto da Papa Francesco si ripropongono i valori dei credenti – solidarietà, amore per il prossimo, eliminazione delle disuguaglianze –  un aggiornamento aperto al futuro, ma che può avere forti ricadute anche sul presente, un collegamento ideale con l’operato di Papa Giovanni XXIII.

Occorre aprire una “nuova fase” nella quale questi valori siano pienamente immersi nel mondo, in dialogo con la sua gente e con il canale della misericordia di Dio verso i peccatori, i poveri, i deboli e gli emarginati, che coniughi tra loro assistenza spirituale e materiale.

Una risposta esauriente a chi, nella politica tradizionale, non sa più in chi credere.

È necessario sostenere questo progetto, seriamente pregiudicato da una mentalità di ritiro, di recupero e di autoreferenzialità di buona parte dei cristiani. Le critiche ad esso sono il denominatore comune di coloro che non hanno il coraggio e la lungimiranza per un impegno in politica che sia profetico, in grado cioè di leggere i segni dei tempi.

“Tra i cattolici – dice ancora il Cardinale Scola – ci sono persone competenti, illuminate, capaci di unire letture sintetiche e complessive con proposte concrete e locali”. Indica i temi che stanno a cuore alla Chiesa: “La famiglia e le problematiche antropologiche e demografiche, la povertà e le forme di solidarietà, il lavoro e le prospettive per i giovani, la libertà di educare, l’attenzione alle periferie geografiche ed esistenziali”. E conclude con una domanda: “Che cosa ti impedisce o ti trattiene dall’offrire il tuo contributo, con il pensiero, la parola, la riflessione documentata e condivisa, con il tempo, il voto, la candidatura a una responsabilità amministrativa, per edificare una città sempre migliore?”

Foto: Achille Colombo Clerici con il card. Angelo Scola

Colombo Clerici con Cardinale Scola

 

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Fra qualche giorno si terrà la cerimonia di apertura al pubblico, dopo un lungo restauro, della cripta sottostante la Chiesa di San Sepolcro a Milano.

Il vice-prefetto della Biblioteca Ambrosiana, mons. Pierfrancesco Fumagalli presenta l’evento intervenendo alla giornata in ricordo di Gianfranco Fiaccadori, che si terrà domani 21 gennaio 2016, alle ore 10.30, presso la Sala Napoleonica dell’Università degli Studi di Milano :

“Sta per essere portato a compimento – spiega Mons. Fumagalli – un primo intervento di restauro/manutenzione ordinaria dell’antichissima chiesa inferiore (o “Cripta”) di San Sepolcro di Milano, che sarà riaperta a breve, dopo decenni di chiusura al pubblico.

L’edificio utilizza la pavimentazione dell’originario foro romano in situ, risalente ai secoli II/III, fulcro di tutto il successivo sviluppo urbano milanese.

La sua architettura mostra segni evidenti di affinità con altre antichissime cripte o chiese sotterranee inferiori databili alla seconda metà del primo millennio, come S. Giovanni in Conca di Milano, o la cripta della cattedrale di Gerace in Calabria, ad opera di maestranze lombarde attive tra la fine del primo e l’inizio del secondo millennio in Italia e non solo.

Alcuni elementi non ancora abbastanza studiati dell’architettura di San Sepolcro di Milano – come le due torri laterali e la pianta tripartita – possono far supporre precedenti influssi paleocristiani o bizantini, in coerenza anche con la prima dedicazione storicamente documentata, nel 1030, alla SS. Trinità.

Successivamente, in concomitanza con l’invio di un contingente lombardo di crociati in Terra Santa, alla guida dell’arcivescovo Anselmo da Bovisio, il 15 luglio 1100 San Sepolcro fu ufficialmente designato quale luogo memoriale in Milano del Santo Sepolcro di Gerusalemme, o umbilicus civitatis.

Verso la fine del secolo XV anche Leonardo da Vinci volle tracciare una doppia planimetria delle due chiese – inferiore e superiore – di San Sepolcro, e nel 1517 pose questa chiesa come centro ideale della mappa della città di Milano da lui disegnata.

Confraternite laicali importanti come quella degli Speziali, e di religiosi di Santa Corona dediti all’assistenza ospedaliera, resero la chiesa nei secoli un influente centro di carità e spiritualità, da cui scaturì tra l’altro la pratica devozionale delle SS. Quaranta Ore, la predicazione della Dottrina cristiana di Castellino da Castello nel 1536, e la frequentazione penitenziale che San Carlo Borromeo amava compiervi.

Il Santo patrono nel 1576 ripristinò la processione dal Duomo a San Sepolcro con il Santo Chiodo della Croce, ed eresse la chiesa a casa madre della Congregazione degli Oblati da lui istituita. Arricchitasi nei secoli con tesori di arte e di pietà, divenuta infine chiesa dell’Ambrosiana nel 1928, presto riaprirà al pubblico, collegata con la chiesa superiore già aperta al culto dopo i recenti restauri. (cfr. Mario Panizza, San Sepolcro di Milano, De Agostini, 2013). Un volume d’imminente pubblicazione, curato dall’Accademico ambrosiano Pinin Brambilla Barcilon, dalla dott.ssa Sara Abram e dal prof. Luigi Schiavi – già autore di approfonditi studi su San Sepolcro – prenderà in esame interessanti aspetti archeologici, artistici ed architettonici di questo monumento insigne di arte e storia milanese e non solo.
Per questa ininterrotta tradizione di storia e spiritualità, San Sepolcro di Milano può ritenersi fulcro della chiesa ambrosiana e tra i suoi gioielli più preziosi.”

Foto: Mons. Pier Francesco Fumagalli con il presidente dello IEA Achille Colombo Clerici davanti alla Ambrosiana ed al monumento di Daniel Libeskind

Achille Colombo Clerici con il viceprefetto dell'Ambrosiana Mons. Pierfrancesco Fumagalli

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Eletto il vertice dell’Associazione Italiana di Storia Postale

ANGELO SIMONTACCHI PRESIDENTE AISP, FEDERICO BORROMEO D’ADDA VICE

Presso il Circolo Filologico di Milano si è tenuta l’assemblea elettiva A.I.S.P. – Associazione Italiana di Storia Postale per il rinnovo delle cariche sociali. Questi gli eletti nel nuovo Consiglio:

SIMONTACCHI Angelo;
BORROMEO D’ADDA Federico;
KHOUZAM Giorgio; ZAVATTONI Paolo; ZUCCHINI Mario; MENTASCHI Mario; BIANCHI Corrado.

REVISORI:
LAVAGNINO Luca;
CARRA Lorenzo;
PINI Flavio.

COLLEGIO PROBIVIRI:
PERRICONE Giulio;
SORANI Silvano;
SIROTTI Luigi.

Il nuovo Consiglio Direttivo ha poi nominato per il triennio 2016 – 2018: SIMONTACCHI Angelo Presidente; BORROMEO D’ADDA Federico Vicepresidente; BIANCHI Corrado Segretario.
La creazione dell’Associazione Italiana di Storia Postale può essere ricondotta al Convegno che si tenne a Milano il 3-4 Novembre del 1965, durante il quale un gruppo di amici: Italo Bacchi, Giordano Beltrame, Paolo Bianchi, Luciano Buzzetti, Giampaolo Guzzi, Adriano Landini, Enrico Mazzucchetti, Silvio Merlo e Piero Zanetta (collettivamente “i Soci Fondatori”) approfondirono la possibilità di creare un centro studi sulla storia postale. In altri paesi come Inghilterra, Francia e Germania esistevano già dei centri di studio simili.
Il 13 Gennaio 1966 nacque ufficialmente l’AISP. Lo scopo dell’AISP era dettato dall’articolo 2 dello statuto che esprimeva in modo chiaro le motivazioni che avevano ispirato i soci fondatori: Scopo della associazione è la diffusione della filatelia come studio. Si prefigge di riunire collezionisti e studiosi di filatelia per un attivo scambio di idee ed un’amichevole collaborazione nello sviluppo delle collezioni. La sua mission: essere punto di riferimento in Italia per: i collezionisti, le associazioni, i commercianti, su tutti gli aspetti relativi alla Storia Postale Italiana. Raccogliere, diffondere e valorizzare le conoscenze Storico Postali attraverso l’uso di diversi canali di comunicazione. Facilitare il trasferimento delle conoscenze Storico-Postali al maggior numero possibile di persone al fine di far emergere nuovi potenziali associati accademici e giovani talenti della filatelia.

Foto: Achille Colombo Clerici presidente IEA con Angelo Simontacchi

presidente con Angelo Simontacchi

ASSOEDILIZIA

Paradosso Agenzia delle Entrate
I Terreni, se li vendi con lo sconto arriva la multa
Chi pratica cifre troppo basse viene “accusato” di aver evaso le tasse.

di Maria Sorbi

Mettiamo che negli anni Settanta hai acquistato un terreno edificabile per pochi soldi. E te lo sei tenuto stretto per i tempi duri, sicuro di aver fatto l’investimento della vita.

Mettiamo che l’hai pagato un milione di lire e che adesso vale attorno ai 100mila euro.

Certo, ora con la crisi lo vendi a. meno, diciamo 70mila euro, ma ci guadagni comunque un bel gruzzoletto.

Le cose però non sono così semplici.

Quello “sconto crisi” di 30mila euro può arrivare a levarti il sonno.
E negli incubi comparirà sempre un solo protagonista: l’Agenzia delle Entrate.

Anche se hai fatto tutto onestamente, chiedendo perizie e facendoti affiancare nelle pratiche da commercialisti e notai, stai pur certo che al 99% nell’arco dei due mesi successivi alla vendita ti arriverà “la sorpresa” in busta chiusa. Oggetto: rettifica del valore del terreno. In sostanza, ti viene detto che hai venduto a un prezzo troppo basso. E tra le righe sembra quasi che il Fisco ti accusi di esserti fatto pagare una parte in nero. Hai solo fatto uno sconto e ora devi pagare un’imposta di registro maggiore, oltre a sanzioni e interessi legali. Il tutto in una specie di forfait che ti viene pure fatto passare come una sanatoria conveniente.

La notifica è a carico tuo quando chi acquista il terreno non paga l’imposta di accertamento, che solitamente non viene mai corrisposta. E può arrivarti anche se avevi già adeguato il terreno ai parametri attuali del mercato, pagando una quota pari al 4% del suo valore. Il 70% delle vendite dei terreni dove il venditore è un privato finisce con la lettera dell’Agenzia delle entrate.

E si innesca il meccanismo di: vendita, rettifica del prezzo, multa. Accade così: i tecnici dell’Agenzia delle entrate studiano i dati delle compravendite degli ultimi tre anni, controllano a quanto sono stati venduti i terreni attorno al tuo, fanno una media e zac, ti contestano la cifra a cui hai venduto tu.
Fanno la media quando va bene denunciano gli immobiliaristi.

Capita anche che mettano a confronto terreni vicini ma tra loro molto diversi (per dimensioni, capacità edificatoria, domanda di mercato). E ovviamente adeguano il prezzo al valore più alto.
Il problema è che il mercato va in una direzione e il Fisco in un’altra.
I listini su cui ci si basa per determinare i valori di aree e immobili restano sempre qualche passo indietro alle regole reali di mercato.
Questo significa che ogni vendita nasce “sballata” a priori.
“C’è una sfasatura sempre più evidente tra mercato e la base su cui vengono effettuati gli accertamenti catastali denuncia Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia.
Il fisco non diminuisce mai il valore dei terreni, nemmeno in periodo di crisi. Tende sempre e solo ad alzarsi. Siamo di fronte a un fisco borbonico, impostato su una presunzione di evasione”.

LA POLEMICA
Gli immobiliaristi accusano il Fisco: “Metodi borbonici che non sono al passo con il mercato reale”

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Assoedilizia
Property Owners’ Association Italy

Il volume che lo ricorda presentato il 26 gennaio 2016 a Milano dalle curatrici Adele Carla Buratti e Ornella Selvafolta

MINO FIOCCHI, L’ARCHITETTO-POETA DELLE VILLE LOMBARDE

Martedì 26 gennaio alle ore 18 in villa Necchi Campiglio, via Mozart 14, Milano,  viene presentato il volume “Mino Fiocchi disegni di architettura. Residenze unifamiliari tra lago e montagna” (Cattaneo Editore) a cura dalle docenti del Politecnico di Milano-Polo territoriale di Lecco Adele Carla Buratti e Ornella Selvafolta. Introduce Lucia Borromeo, Ufficio valorizzazione FAI; intervengono Fulvio Irace, Politecnico di Milano (Mino Fiocchi, architetto del Novecento) e le curatrici Buratti e Selvafolta (Abitare in villa nel Novecento. Le case di Fiocchi: disegni, architetture, paesaggi). La ricostruzione dell’iter creativo e procedurale dell’architetto è stata resa possibile anche grazie alla preziosa disponibilità delle famiglie proprietarie delle ville.

In campagna, tra i laghi o sulle pendici alpine, le ville hanno costellato il percorso professionale dell’architetto Mino Fiocchi e hanno costituito il filo conduttore della sua personale poetica nel solco del Novecento milanese. Per la prima volta il volume ne ripercorre l’opera grazie allo studio diretto dei disegni conservati nel suo archivio, evidenziando come dal costante impegno nel progetto della residenza unifamiliare siano nate abitazioni di grande qualità e in esemplare equilibrio tra valori architettonici e valori paesaggistici.

Giacomo Fiocchi detto Mino, nato a Lecco nel 1893 in una famiglia di imprenditori, ha studiato architettura al Politecnico di Milano dove, con G. De Finetti, E. Lancia, G. Muzio, G. Ponti, costituì il gruppo Novecento milanese  sotto la guida di G. Moretti, importante esponente di quella cultura eclettica milanese da cui prese le mosse il liberty, ponendosi come alternativa al razionalismo dei più giovani quali F. Albini, I. Gardella, G. Terragni, e il gruppo B.B.P.R. (G.L. Banfi, L. Belgioioso, E. Peressutti ed E.N. Rogers).  Fiocchi sviluppò uno stile personale di semplificazione formale degli elementi classici dell’architettura; lavorò tutta la vita seguendo un processo di studio e di reimpiego di forme tratte soprattutto dall’architettura palladiana e da quella neoclassica lombarda. Mantenendosi sulle proprie scelte con rigorosa coerenza, disegnò tutta la sua opera con lo stesso preciso tratto a matita; non ebbe mai collaboratori e i suoi progetti raramente subirono l’influenza dei movimenti artistici, con cui aveva peraltro frequenti contatti.

Scomparso nel 1983, lavorò dal 1921 al 1975 progettando e costruendo moltissime abitazioni. Il tema delle tipologie residenziali, dalla casa popolare alla villa, dal palazzo urbano al rifugio di montagna, fu argomento di ricerca di tutta la sua vita, a parte poche eccezioni. In Milano si ricordano in particolare le importanti case e ville per le famiglie Falck, Campanini e Monzino.

Foto: Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia con l’arch. Franco Albini

Achille Colombo Clerici con Franco Albini

Quella che stiamo vivendo è la civiltà della conoscenza. Lo anticipava più di dieci anni fa Shimon Peres parlando metaforicamente di “guerre” combattute per il dominio della conoscenza, la vera leva del potere.

La conoscenza viaggia sulle ali di internet, della digitalizzazione, della immaterialità, della cibernetica.
Ma la via del progresso, alla stessa legato, trova la sua strozzatura quando si cala sul territorio e si scontra con i suoi condizionamenti.

“Ses ailes de geant l’empechent de marcher” usiamo la metafora che Baudelaire suggestivamente evocava.

Questa strozzatura si fa vieppiù grave quando si accompagna ad una frammentazione delle istituzioni che aderiscono al territorio stesso.

Non siamo più in presenza, come sosteneva Carlo Cattaneo, di una capacità di competere da parte del territorio, legata alle sue specificità.
Pensiamo semplicemente al rapporto obbligato al giorno d’oggi con la finanza mondiale.

La resilienza del sistema istituzionale-sociale-economico ai fini della competitività sul piano internazionale passa necessariamente anche attraverso un processo di adeguamento culturale e morfologico del vecchio impianto istituzionale: e ciò è tanto più impellente quanto più ci si trovi dinnanzi ad una realtà metropolitana che si configuri come global city, qual è quella milanese.

I dati quantitativi e qualitativi sono a tutti noti. Citiamo a titolo esemplificativo: in un raggio di soli cinquanta chilometri ricchezza di popolazione (8,5 milioni di persone), di produzione (un quarto del valore aggiunto dell’industria italiana), di proiezione internazionale (esportazioni pari al 30% del pil), di collegamenti (aeroporti, autostrade, metropolitana, treni regionali, nazionali e ad alta velocità), di infrastrutture tecnologiche, di luoghi del sapere (9 università, 200.000 studenti, 285 centri di ricerca). Un insieme, di cui la Città Metropolitana è motore, e che la pone tra i vertici in Europa.

Bene ha fatto Pierfranco Faletti a richiamare, nel dibattito elettorale sulla futura gestione amministrativa di Milano, il tema della città metropolitana che rappresenta il vero nodo gordiano della politica per Milano.

Non è solo un problema di razionalizzazione di un apparato istituzionale che vede, su un territorio pari a quello della città di Roma, la compresenza di oltre 100 sindaci, di 3.000 consiglieri comunali, di 15.000 dirigenti municipali.
Un problema di spending review, ma anche una babele di capita e di sententiae.

Pensiamo poi agli intoppi negli snodi operativi.
Nella pianificazione territoriale, un comune ricorre al criterio della perequazione urbanistica, l’altro no. PIM e CIMEP costituiscono la testimonianza che in questo campo l’unitarietà di azione era un’esigenza avvertita da decenni.

Nella fiscalità locale, un regime differente per ogni comune. Nell’organizzazione dei servizi, dei trasporti, della nettezza urbana, dello smaltimento, del teleriscaldamento (solo per fare qualche esempio) la predominanza del fai da te. Nel campo della cultura, una politica diversa ad ogni piè sospinto.

Ma, quel che più è grave, come può immaginarsi nel sindaco di Milano una capacità di interlocuzione con i grandi sistemi funzionali mondiali legati alla scienza, alla tecnologia, alla finanza, (una necessità, ove si voglia pensare ai grandi progetti per il futuro e non al menu giornaliero) quando deve tener a bada per prima cosa il ginepraio che ha in casa?

Ed il primo progetto sul futuro della città evoca la più ampia questione del ruolo di Milano in questo contesto storico: il vero obiettivo che dovrà essere centrato dal nuovo sindaco.

Foto: Achille Colombo Clerici con il Direttore de Il Giorno Giancarlo Mazzuca

Achille Colombo Clerici e Giancarlo Mazzuca

Secondo fonti ufficiali – Agenzia delle Entrate, Inps, Istat – l’evasione fiscale nel 2015 è stata di 122.200 milioni di euro (180 miliardi secondo l’autorevole Tax Justice Network), pari al 7,4% del Pil.
E’ l’equivalente di 4 robuste manovre finanziarie, e dell’aggiustamento dei conti Inps (34.500 milioni); ovvero di 35 detassazioni di Imu e Tasi sulla abitazione principale in proprietà.

Fanno da pendant i dati della Banca Mondiale secondo i quali il nero in Italia è stimato nell’ordine del 24% del PIL; contro il 16% della Germania, il 14% della Francia, il 12% della Gran Bretagna. Solo il Portogallo ci supera con il 30%.
Uno scandalo che pone l’Italia – come succede usualmente quando si tratta di record negativi – ai  primissimi posti in Europa per questo tipo di inefficienza.

Uno scandalo peraltro autorevolmente denunciato anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno.

Nel maggio del 2014 l’Agenzia delle Entrate ha indicato le aree geografiche ad alta pericolosità fiscale: una sorta di mappatura dell’evasione in Italia.

Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia, Toscana da un lato fra le aree virtuose; la Campania, mezza Puglia e mezzo Lazio, la Calabria e buona parte della Sicilia, fra le aree a rischio.
Purtroppo, in tale situazione, nel nostro Paese si è storicamente ricorsi al criterio che, a detta del mio maestro Enrico Allorio, ha sempre improntato la fiscalità italiana.
In presenza di una elevata quota di evasione endemica, per ottenere il gettito si tenga alto il carico fiscale individuale (ad esempio le aliquote).
L’esito è disastroso per i contribuenti a regime.
Oggi per costoro non sfugge più una virgola al fisco ed il soggiacere ad un sistema calibrato sull’esigenza di “compensare l’evasione” produce un effetto stritolante.

Ma c’è anche un altro criterio di fatto applicato. Un principio inespresso, ma presente nella coscienza di molti politici: in alcune aree del Paese gestiamo il fisco per ottenere un effetto redistributivo della ricchezza.
Principio fuorviante sul piano sociale ed iniquo sul piano individuale: le provvidenze si introducono con provvedimenti mirati e non chiudendo un occhio sull’ irregolarità fiscale.

Foto: Achille Colombo Clerici con il Direttore del Il Giorno Giancarlo Mazzuca

Achille Colombo Clerici con Giancarlo Mazzuca Direttore de Il Giorno

A s s o e d i l i z i a

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“Contro la crisi del commercio retail nelle grandi città Confcommercio ha chiesto al Governo l’introduzione della cedolare secca sui canoni di locazione non abitativa.

Riteniamo che questa misura possa veramente concorrere in modo serio alla soluzione del problema in quanto introdurrebbe un fattore di forte calmieramento del costo degli affitti commerciali.

Da un lato l’alleggerimento della pressione fiscale per il locatore e dall’altro il superamento del meccanismo dell’incremento del canone, compresa la rivalutazione Istat, per il conduttore, costituiscono due elementi di freno al rincaro progressivo dei canoni, causa, tra le principali, dell’abbandono o della delocalizzazione delle attività commerciali.

Auspichiamo pertanto che Il Governo introduca quanto prima tale specifica misura fiscale, nell’interesse del settore e dell’intera economia.”

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