DOPO LA VOLUNTARY

I patrimoni “opachi” costretti alla retromarcia

di Stefano Simontacchi

L’esperienza della voluntary disclosure sta  volgendo al termine ed è tempo di fare un bilancio, anche alla luce dell` impatto che il mutato contesto internazionale ha avuto e, a mio avviso, potrebbe avere sulla procedura di rimpatrio: infatti, da un lato la proliferazione di strumenti finalizzati a consentire lo scambio automatico di informazioni tra Paesi (per tutti, la sottoscrizione dell`accordo per l`implementazione, a partire dal 2017, del nuovo standard unico globale per lo scambio di informazioni elaborato dall`Ocse) aumenta in modo esponenziale le probabilità di accertamento dei patrimoni esteri e, dall`altro, l`introduzione del reato di autoriciclaggio inasprisce in modo così rilevante le conseguenze sanzionatorie da rendere l`opportunità di aderire alla voluntary disclosure una scelta obbligata.

Ciò detto, non può negarsi che la voluntary disclosure abbia avuto una gestazione particolarmente complessa e troppo lunga. Dopo l`annuncio nel 2013, la norma, contenuta inizialmente in un decreto legge emanato dal governo Letta a gennaio 2014, poi non convertito, è diventata finalmente legge entrando in vigore il 1^ gennaio 2015, dopo un lungo iter parlamentare.

Il successivo ritardo nel riordino della disciplina sul raddoppio dei termini per l’accertamento (entrata in vigore il 2 settembre 2015) ha fortemente compromesso l`adesione alla procedura.

L`applicazione della norma (con cui il contribuente dichiara tutte le violazioni commesse in tutti gli anni accertabili) ha sollevato notevoli problemi interpretativi e difficoltà nel reperimento di tutta la documentazione di supporto alla ricostruzione che il contribuente è tenuto a effettuare (tutt`altro che banale, soprattutto in presenza di strutture complesse che coinvolgono diversi paesi e consulenti-fiduciari locali).

Tali criticità hanno sicuramente rallentato i professionisti e, probabilmente, scoraggiato taluni contribuenti, a cui si aggiungono quelli che sono stati frenati (ingiustificatamente) da presunti timori connessi al possibile approccio dell`agenzia delle Entrate (durante e dopo la procedura di voluntary disclosure) che, al contrario, ha dato prova di grande ragionevolezza nella interpretazione di disponibilità a un confronto con i professionisti.

Nonostante la grande opportunità rappresentata dalla voluntary disclosure, questi problemi applicativi e la scarsa comprensione del nuovo contesto hanno certamente pregiudicato l`adesione da parte di una più vasta platea di contribuenti che ora si ritroveranno con patrimoni dislocati nei pochi paradisi fiscali rimasti. Giova ricordare che il successo del contrasto ai paradisi fiscali dell`ultimo decennio trae origine dalle azioni poste in essere dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre, a cui sono seguite quelle dei singoli Paesi, con il fine di sconfiggere il terrorismo.

Questa battaglia si combatte anche impendendone il finanziamento, che viene attuato attraverso strumenti molto spesso simili a quelli utilizzati per perpetuare l`evasione fiscale internazionale.

Ciò non può non fare pensare al fatto che la nuova ondata di lotta al terrorismo comporterà un`accelerazione nell`implementazione di ulteriori strumenti sovranazionali volti a contrastarne il finanziamento. Di conseguenza, chi per i più diversi motivi non ha aderito alla voluntary disclosure si ritroverà esposto a fortissimi rischi.

Un`analisi di contesto non può prescindere dall`esame della sempre più grave situazione del sommerso domestico che non ha trovato rimedio nella cosiddetta “voluntary disclosure domestica” che ha, purtroppo, avuto rilevanza marginale.

Sconcertante è il dato recentemente reso disponibile dalla Banca d`Italia: dal 2010 le banche italiane hanno ricevuto in deposito 37 miliardi di euro in biglietti da 500 in più rispetto a quelli dalle stesse emessi. Nel 2014 (nelle more della voluntary disclosure) sono stati depositati biglietti da 500 euro per un volume cento volte superiore a quello dei biglietti emessi dal sistema bancario italiano! Si tratta di un vero e proprio “abuso” del contante che, ancor più alla luce delle necessità imposte dal contrasto al terrorismo, impone urgenti misure che indirizzino il Paese verso l`uso dei pagamenti elettronici. La valutazione congiunta dei vari elementi di cui si è fatto cenno suggeriscono da un lato l`adozione di misure sempre più efficaci e severe nella lotta al sommerso e dall`altro un`estensione della procedura di voluntary disclosure a tutto il 2016, in modo tale da consentire a chi non si è ancora attivato, per scelte sbagliate o timori ingiustificati, di procedervi, a chi deve sanare fattispecie complesse di avere il tempo di ricostruirle compiutamente. Si dovrebbe anche cogliere l`opportunità di introdurre misure volte a promuovere la voluntary disclosure domestica.

 

CONVEGNO SOLE 24 ORE
IP BOX ITALIANO: OPPORTUNITA’ PER LE AZIENDE E PER IL PAESE

Il “patent box” rappresenta un significativo incentivo per l’innovazione in quanto consente la parziale detassazione del reddito di impresa attribuibile allo sfruttamento di beni immateriali (come brevetti, marchi e know how) derivanti da attività di ricerca e sviluppo.

Il Sole 24 ORE organizza mercoledì 2 dicembre, via Monte Rosa 91 Milano, questo importante appuntamento per analizzare meccanismi e dinamiche di funzionamento della nuova procedura, permettendo alle aziende di conoscere e condividere come trarre benefici da questa nuova norma.

Il programma.

Ore 14,30 Registrazione dei partecipanti e welcome coffee.

15,00 Apertura dei lavori.

15,15 Keynote speech: finalità e principali contenuti dell’IP box italiano: Principi ispiratori del regime agevolativo; Requisiti soggetti-oggettivi; Modalità di calcolo e di esercizio dell’opzione. Interventi di Stefano Firpo, Direttore Generale Ministero dello Sviluppo Economico e di Stefano Simontacchi, Managing Partner BonelliErede e Direttore del Transfer Pricing Research Center  Università di Leiden (Olanda).

15:45 Tavola rotonda: Prospettive a confronto sui benefici dell’IP box italiano. Il punto di vista dell’impresa: Principali effetti dell’IP box italiano in termini macroeconomico e vantaggio competitivo per l’impresa. Ne discutono: Patrizio Bertelli, Vice Presidente Camera della Moda e Amministratore Delegato Prada; Sergio Dompé, Presidente Dompé; Giorgio Squinzi Presidente Confindustria. Il punto di vista degli esperti tecnici: Raccomandazione OCSE e IP Box italiano e casi pratici. Moderatore: Stefano Simontacchi, Managing Partner Bonelli Erede e Direttore del Transfer Pricing Research Center di Leiden (Olanda). Ne discutono: Stefano Firpo, Direttore Generale Ministero dello Sviluppo Economico; Giovanni Guglielmetti, Partner Bonelli Erede, Professore ordinario Diritto della Proprietà Intellettuale Università degli Studi Milano-Bicocca; Rossella Orlandi, Direttore Agenzia dell’Entrate; Zahira Quattrocchi, Group Tax Director Barilla; Salvio Vicari Fondatore e Partner Valdani Vicari & Associati Professore ordinario di Economia e Gestione delle imprese Università Bocconi.

17,45 Q&A

18,30 Chiusura dei lavori

QN IL Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione, 28 Novembre 2015 “Noi, un esempio per l’Europa” – di Achille Colombo Clerici

Per avere la certezza che la fine della crisi si sia trasformata in vera ripresa, e non in un semplice rimbalzo produttivo, bisognerà attendere i prossimi trimestri. Mai si è vista una situazione così complessa sia nel mondo, sia a casa nostra.  Con una novità che ci riguarda: in un’Europa che fatica a trovare la propria misura, l’Italia si rivela in controtendenza, riprendendo a muoversi sul cammino, necessariamente lungo, del recupero e della ripresa; e potremmo essere noi di esempio al Vecchio Continente.

E’ la sintesi del XX rapporto del Centro Einaudi sull’economia globale e l’Italia che contiene dati ed analisi, sempre di grande interesse, su situazioni spesso contraddittorie.

Si va dall’economia lombarda che meglio ha retto la crisi (- 9,4% rispetto alla performance italiana -23,9%) con una chiusura in positivo dei bilanci aziendali nel 2015 e previsioni ancora migliori per il 2016 alla non ancora risolta crisi delle costruzioni, indispensabile pilastro per consolidare la ripresa; al profondo cambiamento nel mondo del lavoro sempre più provvisorio e insidiato, almeno a breve termine, dalla tecnologia, la quarta rivoluzione industriale, cui la Germania, a differenza dell’Italia, sta dedicando grandi risorse;  al miglioramento globale della qualità della vita; all’aumento delle disuguaglianze che prima o poi potrebbero esplodere; all’Africa potenziale serbatoio per la ripresa nel mondo e nel contempo serbatoio di terrorismo; al Mezzogiorno che si allontana sempre più  dalle ricche regioni del Nord; all’insostenibile debito pubblico.

Negli ultimi vent’anni l’economia italiana ha fortemente ridotto la sua presenza in settori chiave (elettronica, chimica, farmaceutica, finanza); ma nel contempo registra successi nell’auto, nel tessile di qualità, in nicchie di elettronica e di meccanica di precisione, nella filiera alimentare, nel turismo, nei servizi.

L’aumento della domanda interna del 2-2,5% per dieci anni porterebbe il rapporto debito pubblico/Pil a meno del 120%, creando 150-200.000 nuovi posti di lavoro l’anno. Un futuro possibile. Ma è anche probabile?

Dipende largamente da noi, dalla politica economica e dalla “politica familiare” delle spese e dei risparmi.

Foto: Colombo Clerici con il Direttore de IL GIORNO Giancarlo Mazzuca

Achille Colombo Clerici e Giancarlo Mazzuca

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MORATTI, PISAPIA E SALA: PREMIO SPECIALE ISPI 2015

“Expo 2015 è stato uno straordinario successo per Milano e l’Italia, anche sul piano delle relazioni internazionali, in quanto ha permesso di rafforzare vecchi rapporti e di intrecciarne di nuovi.

Un’occasione in cui l’Italia ha saputo dare prova di unità.” Con queste parole Giorgio Napolitano, presidente onorario dell’Ispi, ha assegnato il premio speciale 2015 a Letizia Moratti, Giuliano Pisapia e Giuseppe Sala quale riconoscimento dell’impegno da loro profuso, dall’ideazione fino alla realizzazione dell’evento expo 2015.

Nel loro intervento, i tre premiati hanno sottolineato le eredità immateriali lasciate da Expo, a cominciare dalla Carta di Milano, un impegno ‘morale’ sottoscritto da tutti i Capi di Stato che hanno visitato l’Esposizione universale, dai rappresentanti di decine di città di ogni continente e da milioni di cittadini.  La Carta, che intende promuovere il diritto al cibo quale diritto umano fondamentale, ha contribuito alla definizione dei Sustainable Development Goals adottati dalle Nazioni Unite durante l’assemblea generale di settembre.

La presenza a Milano dei padiglioni di 130 Paesi ha permesso agli italiani di confrontarsi con la varietà e la ricchezza del mondo, un esercizio importante – ha sottolineato Napolitano – per capire di nuovo le ragioni dell’unità e dell’integrazione europea sempre più necessaria in un mondo dove l’Europa si è fatta più piccola.

I tre premiati hanno concordato nel ritenere che l’Esposizione universale sia stata una tappa importante per la promozione dell’Italia nel mondo ed il rafforzamento del ruolo che il nostro Paese ha assunto nel dialogo internazionale sui temi dello sviluppo sostenibile.

Un impegno al quale è necessario dare continuità e prospettiva.

Foto d’ archivio:
– Letizia Moratti con il presidente IEA Achille Colombo Clerici
– Giuliano Pisapia con il presidente IEA Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici con Letizia Moratti

Colombo Clerici con Pisapia 2

Istituto Europa Asia IEA
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Occasione per ricordarne la figura la presentazione a Lugano di un’opera in parte inedita
CARLO CATTANEO, LO STATISTA-STUDIOSO CHE ANTICIPO’ I TEMPI

Benito Sicchiero

Carlo Cattaneo è vissuto nel 1800, ma il suo pensiero politico è valido ancor oggi in un’Europa che ha sostanzialmente demandato all’euro le proprie fondamenta costituzionali e in un’Italia che, ad oltre un secolo e mezzo dall’unità, vede non ancora colmate le profonde differenze culturali ed economiche tra Nord e Sud del Paese.

Meritoria quindi ogni iniziativa che tenda alla rivalutazione di questo grande statista e studioso, come la pubblicazione delle sue opere da parte del Comitato italo-svizzero, in collaborazione con l’Associazione Carlo Cattaneo di Lugano e gli editori Le Monnier di Firenze e Casagrande di Bellinzona.
Carlo Cattaneo. Notizie naturali e civili su la Lombardia (1844) e il volume che raccoglie i testi inediti destinati alla seconda parte dell’opera sono stati presentati nel Palazzo Comunale di Lugano.

Relatori Franco Masoni, presidente del Comitato italo-svizzero per la pubblicazione delle opere di Carlo Cattaneo; Enrico Decleva, rettore emerito dell’Università degli studi di Milano; Carlo G. Lacaita, già ordinario dell’Università degli studi di Milano; Piero Bassetti, primo presidente della Regione Lombardia ed attualmente presidente di Globus et Locus, un osservatorio politico sulla globalizzazione e gli italiani nel mondo fondato nel 1997; Giorgio Bigatti, curatore del nuovo volume; coordinati da Carlo Agliati,  archivista cantonale.

Tra i presenti il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, nonché componente dell’Associazione Carlo Cattaneo, Achille Colombo Clerici con la consorte Giovanna, l’ambasciatore d’Italia a Berna Cosimo Risi – che è intervenuto con interessanti considerazioni, attualizzadno, nell’attuale contesto storico e culturale, il pensiero di questo autore che può definirsi a buon diritto un classico della letteratura scientifica e politica.

Presenti, tra gli altri, il Console Generale d’ Italia a Lugano ministro Marcello Fondi, il presidente della “Associazione Carlo Cattaneo” Paolo Grandi, il direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena, il vice sindaco di Lugano Giovanna Masoni, Marco Cameroni console emerito della Svizzera a Milano, Remigio Ratti, Marina Masoni, Achille Crivelli, Marina Marsaglia.

Cattaneo – patriota, filosofo, politico, linguista e scrittore, esponente del pensiero repubblicano federalista, di formazione illuminista e positivista –   nella splendida introduzione definita miracoloso connubio “tra splendore della forma letteraria e rigore della scienza” delinea il suo impegno: realizzare una indagine, tesa a perseguire la finalità dell’incivilimento del mondo di allora, sulla variegata realtà italiana, regione per regione (come per la Svizzera aveva fatto l’amico Stefano Franscini) partendo appunto dalla Lombardia, con analisi fondamentali per avvicinare l’Italia ai Paesi europei più progrediti.

Un’indagine dalla quale sarebbe emerso “il ruolo svolto dalle città come centri propulsivi dello sviluppo civile”; mentre il podestà di Milano dell’epoca, Casati, voleva una semplice descrizione di questa città e dei suoi dintorni, una sorta di “guida turistica”.

Vicende storiche – Cattaneo e i suoi amici parteciparono e contribuirono alle Cinque Giornate di Milano, ma dopo di esse, Cattaneo (che non parteciperà mai alla vita politica italiana anche quando, nel neounitario stato italiano, verrà chiamato a far parte della Camera dei Deputati) rifiutò l’intervento piemontese, perché considerava il Piemonte meno sviluppato della Lombardia e lontano dall’essere democratico – lo costrinsero a rifugiarsi a Lugano, in una nazione “formata da liberi cittadini soldati”.

Cattaneo se ne parte dalla sua Milano che lo aveva visto tra i registi, nel 1848, dell’insurrezione delle Cinque Giornate; lascia la sua casa, che era stato uno dei fortilizi della rivolta, dotata com’era di una doppia entrata, da Via Montenapoleone 21 (palazzo Dozzio Cagnoni) e da via Bigli, che permetteva agevoli vie di fuga agli insorti, e approda a Lugano, dove al Caffè Terreni, sito nell’attuale Palazzo Civico in Piazza della Riforma, stabilisce il suo quartier generale: studi, pubblicazioni, contatti culturali e politici.

All’alba dell’Unificazione italiana, che vedeva gli spiriti nobili del tempo battersi per la “centralizzazione” e l’autonomia dei singoli stati, Cattaneo era fautore di un sistema politico basato su una confederazione di stati italiani sullo stile della Svizzera.  Aveva ammirato nei suoi viaggi l’organizzazione e lo sviluppo economico della Svizzera interna che attribuiva proprio a questa forma di governo.

E prendeva esempio dagli Stati Uniti diventati un Paese grande e temuto anziché un gruppetto di colonie in lotta tra loro e con le potenze europee.

A Lugano si impegnò in ogni settore – dall’educazione alla bonifica alle ferrovie, alle miniere, all’economia – “inventando” la formula oggi attualissima delle “joint ventures” mano pubblica-investitori privati per realizzare grandi opere allo scopo di migliorare il basso livello economico, culturale e sociale della popolazione, ben diverso da quella del resto della popolazione svizzera.

Lo “studio” di Cattaneo, come s’è visto, era la sala biliardo del Caffè Terreni, situato in un angolo del palazzo del Governo Cantonale oggi sede del Municipio. Nel locale firmò il contratto del Politecnico e qui ebbe luogo una clamorosa lite con il responsabile dell’istruzione sulle modalità d’insegnamento ai giovani. Né fu l’unico caso di querelles: ebbe scontri memorabili anche con i progettisti della ferrovia del Gottardo. Lo studioso e statista era condannato a precedere le opinioni dei suoi contemporanei tanto da far dire che era nato anzitempo.

E di tempo ne è trascorso, all’incirca 150 anni, prima che si trovasse chi raccogliesse in volume i carteggi che dovevano completare Notizie naturali e Civili su la Lombardia. E quasi altrettanto tempo perché l’idea federalista prendesse piede anche in Italia. Carlo Cattaneo è il raccordo tra passato e presente per intuire quello che sarà il futuro.

Foto d’archivio:
Il presidente dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici con:
–  l’Ambasciatore Cosimo Risi
–  il Console generale Marcello Fondi
– l’avv. Franco Masoni Fontana
– il dott. Ugo Dozzio Cagnoni

Achille Colombo Clerici con l'amb. Cosimo Risi

Achille Colombo Clerici con il ministro Marcello Fondi

Achille Colombo Clerici con Franco Masoni Fontana

Achille Colombo Clerici con Ugo Dozzio Cagnoni Presidente Associazione Proprietà Fondiaria

La Casa della carità, a conclusione del suo undicesimo anno di vita, guarda al nuovo decennio con una riflessione aperta al contributo di tutta la città sulle sfide che l’ospitalità impone e sulla necessità di continuare a promuovere diritti in un contesto sempre più complesso e difficile.

Questo il senso dell’incontro intitolato “Praticare l’ospitalità, promuovere i diritti”, che si è svolto nell’auditorium della Fondazione, alla presenza della vice sindaco di Milano Francesca Balzani, di Livia Pomodoro, presidente del Milan Center for Food Law and Policy, di monsignor Gianni Zappa, assistente unitario Azione Cattolica Ambrosiana e dello scrittore e giornalista Piero Colaprico.

“Sentiamo il bisogno di approfondire il binomio, per noi inscindibile, ospitalità-diritti”, ha spiegato don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione. “Vogliamo interrogarci su come portare avanti ogni giorno un’azione sociale che sia davvero promotrice dei diritti delle persone più fragili e in difficoltà; ciò che il Cardinale Martini chiamava “sapienza della carità”, e infatti ha voluto che qui facessimo l’Accademia della carità.

Le periferie chiedono diritti, non assistenza. Tre temi sono cruciali: la salute (quella mentale in particolare), l’assistenza legale e la qualità dell’accoglienza. In un frangente storico in cui rischia di prevalere la mera gestione, l’assistenzialismo o, a volte, l’affarismo interessato, ci sembra una riflessione importante e necessaria”.

Nei suoi undici anni di attività, ha ricordato don Colmegna, “la Casa della carità ha accolto nella sua sede 2.736 persone (le ultime quattro arrivate nello stesso giorno della celebrazione) di 95 nazionalità differenti: dalle famiglie sfrattate ai migranti in difficoltà, da persone con problemi di salute mentale a uomini e donne che hanno vissuto per strada, da mamme sole con bambini a minori stranieri non accompagnati, a richiedenti asilo e rifugiati”.

A questi numeri si aggiungono anche i 1.200 profughi provenienti da Siria, Eritrea, Nigeria e altri Paesi che sono stati accolti, nelle ultime due estati, grazie alla collaborazione tra la Fondazione e le parrocchie di Affori e Bruzzano, a Milano.

Nei primi undici mesi del 2015, la Casa della carità ha accolto e accompagnato in percorsi di autonomia 220 tra uomini, donne e bambini e ha seguito i 130 abitanti degli appartamenti gestiti dalla Fondazione a Milano.

Inoltre, sono state 819 le persone che hanno usufruito gratuitamente dello sportello legale (tra cui più di 600 tra richiedenti asilo e rifugiati), oltre 2.000 sono state le visite mediche effettuate dallo staff sanitario, mentre le visite psichiatriche e le sedute di psicoterapia sono state circa 800.

Foto archivio: Don Virginio Colmegna con Achille Colombo Clerici di Europasia

Presidente e Don Colmegna

 

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Il XX Rapporto Einaudi sull’economia globale e l’Italia presentato in Assolombarda a Milano
LA RIPRESA? DIPENDE LARGAMENTE DA NOI

Per avere la certezza che la fine della crisi si sia trasformata in vera ripresa, e non in un semplice rimbalzo produttivo, bisognerà attendere i prossimi trimestri.

Mai si è vista una situazione così complessa sia nel mondo, sia a casa nostra.

Siamo sospesi tra orizzonti di speranza e il venir meno del vecchio ordine internazionale, economico e politico.

Certo, in un’Europa che fatica a trovare la propria misura, l’Italia si rivela in controtendenza, riprendendo a muoversi sul cammino, necessariamente lungo, del recupero e della ripresa e potremmo essere noi di esempio al Vecchio Continente.

E’ comunque la politica che deve offrire assistenza e indirizzo all’economia italiana anche se sembra non si sia ancora compiutamente espresso un disegno strategico in tal senso.

Questa la cornice del XX rapporto Einaudi sull’economia globale e l’Italia dal titolo “La ripresa, e se toccasse a noi?” curato da Mario Deaglio che si è avvalso di valenti collaboratori (Giorgio Arfaras, Anna Caffarena, Gabriele Guggiola, Paolo Migliavacca, Anna Paola Quaglia, Giuseppe Russo, Giorgio Vernoni)  presentato in Assolombarda a Milano da Salvatore Carrubba, presidente del Centro Einaudi; Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda; Franco Polotti, presidente di Ubi Banca, che ha promosso lo studio; Alberto Bombassei, presidente di Brembo; Yoram Gutgeld, commissario governativo alla revisione della spesa; Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca.

Ed in tale cornice sono contenuti dati ed analisi spesso contraddittori, sempre di grande interesse.

Si va dall’economia lombarda che meglio ha retto la crisi (- 9,4% rispetto alla performance italiana -23,9%) con una chiusura in positivo dei bilanci aziendali nel 2015 e previsioni ancora migliori per il 2016 alla non ancora risolta crisi delle costruzioni, indispensabile pilastro per consolidare la ripresa; al profondo cambiamento nel mondo del lavoro sempre più provvisorio e insidiato, almeno a breve termine, dalla tecnologia, la quarta rivoluzione industriale, cui la Germania, a differenza dell’Italia, sta dedicando grandi risorse;  al miglioramento globale della qualità della vita; all’aumento delle disuguaglianze che prima o poi potrebbe esplodere; all’Africa potenziale serbatoio per la ripresa nel mondo e nel contempo serbatoio di terrorismo; al Mezzogiorno che si allontana sempre più  dalle ricche regioni del Nord; all’insostenibile debito pubblico.

La “sommessa conclusione” del Rapporto mette in rilievo che negli ultimi vent’anni l’economia italiana ha fortemente ridotto la sua presenza in settori chiave (elettronica, chimica, farmaceutica, finanza); ma nel contempo, anche, attraverso l’associazione con industrie straniere, registra successi nell’auto, nel tessile di qualità, in nicchie di elettronica e di meccanica di precisione, nella filiera alimentare, nel turismo, nei servizi.

La conclusione è contenuta in un sogno ragionevole. L’aumento della domanda interna del 2-2,5% per dieci anni porterebbe il rapporto debito pubblico/Pil a meno del 120%, creando 150-200.000 occupati l’anno.

Un futuro possibile. Ma è anche probabile?

Dipende largamente da noi, dalla politica economica e dalla “politica familiare” delle spese e dei risparmi. Sperando che non succedano disastri a livello di economia globale, di società europea, di assetto climatico, sì, ce la possiamo fare.

Foto: Il Presidente del centro Einaudi Salvatore Carruba con Achille Colombo Clerici di Europasia

Colombo Clerici con Salvatore Carrubba

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La cerimonia nella sala Consiliare del Comune di Albiate

A MONS. ANGELO BAZZARI IL PREMIO INTERNAZIONALE VITTORINO COLOMBO 2013

Forte richiamo alla dottrina sociale della Chiesa dal Premio internazionale Vittorino Colombo che, assegnando il riconoscimento a Mons. Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Carlo Gnocchi, ha inteso porre in primo piano i bisogni dei poveri, degli anziani e degli emarginati in questa interminabile stagione di neoliberismo senza etica. E infatti, per usare le parole del Cardinale Martini, Mons. Bazzari ha inteso farsi “imprenditore della carità”, come ha sottolineato nella motivazione il presidente Angelo Caloia.
Oggi Mons. Bazzari coordina il lavoro di oltre 5.000 operatori tra personale dipendente e collaboratori professionali della Fondazione in una rete di decine fra strutture ospedaliere, riabilitative, formative e di ricerca: più di 10.000 persone al giorno accedono ai servizi erogati da esse. La sua vocazione sociale inizia negli anni ’70 quando diventa cappellano dell’ospedale S. Giuseppe dei Fatebenefratelli e collaboratore della Caritas Ambrosiana della quale diventerà direttore dal 1984 al 1993.
I profondi mutamenti degli anni ’60 e ’70 – culto del materialismo, crescita disordinata e convulsa (economica, urbanistica, demografica) – inducono il Cardinale Martini a intraprendere una pastorale nuova. Bazzari diventa uno dei suoi collaboratori più stretti ricevendo l’incarico di adeguare la Fondazione Pro Juventute di Don Gnocchi dalla cura all’infanzia alle nuove emergenze sociali: la cura dei disabili, la riabilitazione e l’attenzione alla terza età non autosufficiente, coniugando amore per il prossimo al rigore scientifico e tecnico. Apre i centri di Rovato, Acerenza, Lodi, Sarzana, Colle Val d’Elsa, il Centro Girola-Don Gnocchi di Milano, il Polo specialistico riabilitativo di Sant’Angelo dei Lombardi; acquisisce l’Istituto Palazzolo di Milano e la Casa di Salute Moro Girelli di Brescia, l’ospedale E. Spalenza di Rovato e l’ex Istituto Madre Nasi-Cottolengo di Roma. Inaugura il nuovo Centro Irccs di Firenze. Fa subentrare la Fondazione all’Opera Don Calabria nella gestione del Centro Peppino Vismara di Milano. Avvia l’attività del Presidio riabilitativo di Favizzano. Inaugura l’hospice per malati terminali S. Maria delle Grazie di Monza; all’Istituto Palazzolo di Milano inaugura la nuova unità per pazienti in stato vegetativo e vi avvia l’attività di oncologia geriatrica e costituisce il Centro di Formazione, Orientamento e Sviluppo (Cefos) di Milano. Lancia nelle attività internazionali la rinominata Fondazione Don Gnocchi partecipando alla realizzazione del Centro riabilitativo per disabili a Mostar (Bosnia Erzegovina).
Numerosi i riconoscimenti di alto livello a questa intensa attività che riflette molti dei valori di cui Vittorino Colombo è stato strenuo assertore, vivendo il disagio dei sofferenti e degli emarginati e sostenendo esperienze come quella di Fratel Ettore e di Seno Santini.
Ricevendo il Premio, Mons Bazzari ha ricordato di essersi ispirato a grandi figure come Don Gnocchi e il Sen. Colombo che hanno attuato la dottrina sociale della Chiesa operando una saldatura tra il divino dei valori e l’umano delle realizzazioni: con l’obiettivo di offrire soccorso e speranza ai più poveri, non solo perché privi di risorse economiche, ma anche perché privi di risorse culturali ed etiche. Sottolineando che la Fondazione opera sulla base del principio di sussidiarietà (lo Stato non è sempre in grado di provvedere a tutti) ha citato il testamento spirituale rivolto da Don Gnocchi ai suoi assistiti: “Altri potranno servirvi di più e meglio, ma forse nessuno saprà amarvi come vi ho amato io”. Autorità, a cominciare dal sindaco di Albiate Diego Confalonieri e numerose personalità hanno assistito alla semplice cerimonia introdotta da Marcello Menni, Direttore della Fondazione. E’ seguita una Messa in suffragio della famiglia Colombo nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista di Albiate.
Il Premio Internazionale Vittorino Colombo è stato istituito nel 1997 per ricordare la figura dello scomparso Senatore, già Presidente del Senato della Repubblica Italiana, più volte ministro nell’Italia del secolo scorso, figura fra le più nobili ed impegnate del cattolicesimo politico italiano e apprezzato tessitore di rapporti internazionali, specie con la Cina e nell’ambito del Consiglio d’Europa. Il premio viene assegnato ogni anno ad un personaggio di livello internazionale che abbia contribuito allo studio ed alla diffusione dei valori autentici della politica diretta alla solidarietà ed alla collaborazione fra i popoli.
La manifestazione è organizzata dalla Fondazione Vittorino Colombo in collaborazione con il Comune di Albiate.

Foto d’archivio:
– Achille Colombo Clerici e Giampio Bracchi, Vicepresidenti della Fondazione Vittorino Colombo.

Achille Colombo Clerici e Giampio Bracchi

A s s o e d i l i z i a

Al Politecnico di Milano convegno dal tema “Promuovere per valorizzare”

ITALIA, FANALINO DI CODA PER CAPACITA’ DI ATTRARRE CAPITALI

Diversi studi condotti sul tema dell’attrattività dei territori hanno dimostrato come l’Italia risulti complessivamente meno attrattiva rispetto ad altre realtà mondiali ed europee, collocandosi all’ultimo posto, dopo la Spagna, tra le più importanti economie del Continente.

La causa è fortemente imputabile alla non sempre elevata efficienza delle nostre Pubbliche Amministrazioni, che, agli occhi degli investitori, appaiono pesantemente penalizzate da procedure burocratiche lente e complesse, da lunghi tempi di attesa e dalla difficoltà nel reperire le informazioni necessarie.

Ciò si riflette profondamente sulla capacità di un Paese di attrarre capitali di investimento. In particolare, riferendoci al settore delle costruzioni, acquista grande importanza il tema dell’efficacia dei processi di ottenimento dei titoli abilitativi, poiché fra i principali fattori di freno ad investire nel settore immobiliare italiano vi sono l’incertezza dei tempi di approvazione degli strumenti concessori e la poca chiarezza riguardo alle conseguenze che potrebbero generarsi a seguito di possibili imprevisti insorti durante il processo amministrativo.

Se ne è parlato al convegno “Promuovere per valorizzare – Strumenti e metodi per lo sviluppo del territorio e delle aree dismesse” svoltosi al Politecnico di Milano con la partecipazione di (in ordine di intervento): Oliviero Tronconi, Politecnico di Milano, direttore dell’ Osservatorio permanente sulla pubblica amministrazione locale-Oppal; Alessia Salerno, Fondazione Prada, Head of exhibition design and production; Andrea Rasca, Mercato Metropolitano, amministratore delegato; Gianluca Bortolotti, Agenzia provinciale per lo sviluppo (Ferrara); Giada Vitale, UK trade&investment British Consulate general Milan, senior trade adviser; Antonio Invernale, Dip. ABC, Coordinamento scientifico Oppal; Simona Collarini, Comune di Milano, direttore settore pianificazione urbanistica generale; Roberto Manfredonia, Comune di Treviso, direttore settore sportello unico e polizia locale. Moderatore Marzia Morena, Politecnico di Milano, Dip. Abc, comitato scientifico Oppal.

L’Italia è territorio di caccia dei reclutatori di imprese di altri Paesi. Per citare, la Francia attrae ogni anno entro i propri confini una quarantina di imprenditori italiani e persino il Galles ha aperto a Milano un ufficio a tale scopo. Le offerte sono quelle classiche: aree infrastrutturate (strade, ferrovie e quant’altro), agevolazioni fiscali, rete informatica. Anche Regioni e Comuni italiani sono talvolta in grado di offrire gli stessi vantaggi ottenendo risultati positivi, vedi la Provincia di Ferrara e il Comune di Treviso o i casi milanesi di Fondazione Prada e di Mercato Metropolitano: solo che non c’è una efficace informazione. E, pur essendo nelle aree più avanzate tutte le professionalità utili a sviluppare l’imprenditoria, esse non sono raccordate in maniera tale da offrire all’imprenditore un pacchetto attrattivo.

Al convegno è stato presentato il Rapporto 2015 di Oppal con un approfondimento dedicato alla promozione del territorio e alla valorizzazione delle aree dismesse. L’Osservatorio dal 2008 studia e analizza le modalità e i tempi di approvazione dei processi concessori da parte della Pubblica Amministrazione Locale (PAL) italiana. Modalità e tempi di approvazione sono, infatti, un importante parametro per l’efficienza delle Pal, un dato imprescindibile da cui partono i soggetti economici per lo svolgimento dei loro calcoli di convenienza.

L’approfondimento legato alle strategie e agli strumenti per la promozione del territorio ha evidenziato una serie di aspetti che vengono di seguito sintetizzati:

– una parte importante delle pubbliche amministrazioni intervistate (44%) non possiede uno strumento adatto per sistematizzare i dati riferiti alle aree dismesse e promuoverle in modo adeguato;

– molti Comuni sono però attenti a facilitare i rapporti con le imprese attraverso appositi sportelli unici offrendo un affiancamento virtuoso (per esempio il Comune di Treviso);

– la piattaforma VOL (Valorizzazione OnLine) è praticamente inutilizzata dalle 33 città che hanno aderito a questa ricerca.

I temi della promozione del territorio e delle aree dismesse nell’ottica della valorizzazione sono cruciali per attrarre capitali nazionali e internazionali. Ma dai dati emerge come la strada da percorre sia ancora lunga per raggiungere il massimo sviluppo delle enormi potenzialità presenti su tutto il territorio nazionale.

Foto d’archivio: Achille Colombo Clerici pres. Assoedilizia con i Rettore del Politecnico Giovanni Azzone

Achille Combo Clerici con Giovanni Azzone

“Tra Usa e Cina L’Italia di mezzo” QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione Ed. 21 Novembre 2015 – Achille Colombo Clerici

Expo, ponte tra l’Italia e il mondo, ha posto in adeguato rilievo la potenza dell’Asia e il fascino di quel continente. E’ entrato nella leggenda della rassegna internazionale il padiglione del Giappone che ha battuto tutti i record, mandando in tilt il decumano con le sue file (fino a 9 ore) da tutto esaurito. Un successo tale da portare gli organizzatori a chiudere i tornelli di accesso alle attrazioni nipponiche prima del previsto. Ma anche la Corea, con il gemellaggio nel nome delle buone politiche legate all’alimentazione, ha legato Milano e la città coreana di Daegu, tra le metropoli più attive nella messa a punto dei contenuti dell’Urban Food Policy Pact, il patto tra sindaci delle grandi città del mondo per le politiche alimentari.

Una considerazione particolare merita però la Cina.  Mentre Corea del Sud e Giappone possono essere considerati affini al mondo occidentale i cui valori vedono negli Usa la bandiera, la Cina contende ormai all’America la leadership dell’economia mondiale. Anche se hanno proprio nell’economia il più forte elemento di convergenza – la Cina detiene buona parte dell’enorme debito pubblico degli Usa e questi assorbono buona parte dell’export cinese – proprio la supremazia economica è anche il più forte elemento di contrasto. Perché supremazia economica vuol dire supremazia politica. E, considerato che entrambi i Paesi si ritengono Regno di Mezzo (“la nostra terra è al centro di tutto”) è oltremodo difficile immaginare come i rapporti sino-americani evolveranno nel medio-lungo periodo.

Per evitare contrasti geopolitici potenzialmente pericolosi per la stabilità mondiale, sono indispensabili grandi mediazioni che solo la cultura, abbinata alla politica più lungimirante, può attuare. L’ Europa, e l’Italia in primis, eredi al pari della Cina di grandi culture, rimangono la chiave più importante per lo sviluppo di rapporti pacifici. Come insegnò, in tempi recenti, Vittorino Colombo, statista di grande visione.

Pur non nascondendo le diversità profonde ideologiche, culturali e sociali fra Italia e Cina, Vittorino Colombo introdusse due elementi che sarebbe bene diventassero un patrimonio comune a tutti anche oggi, nelle nostre relazioni nazionali, come in quelle internazionali.

L’ amicizia è il primo di essi: considerare il proprio interlocutore, portatore di civiltà di pace, un valore prezioso, con cui vale sempre la pena di dialogare, e con cui si può sempre trovare un campo non solo di accordo, ma di vicinanza umana; il secondo è la cultura, un potente antidoto al grande peccato di questo scorcio di XXI secolo: l’avidità.

Foto: da sin. Don Zhang Cappellano Comunità Cattolica Cinese Milano, Gilberto Perego Autore, Pres. Istituto Europasia Achille Colombo Clerici, sen. Ambrogio Colombo, Gianpiero Cassio alla presentazione del libro “Pionieri Italiani in Cina”

Don Zhang Gilberto Perego Achille Colombo Clerici Ambrogio Colombo Gianpiero Cassio

Il Giorno