Istituto Europa Asia –  EUROPASIA – Europe Asia Institute

All’ISPI di Milano presentazione del volume “La Cina non è ancora per tutti”

LA STRATEGIA PER LE IMPRESE ITALIANE:
RISORSE ORGANIZZATIVE, FINANZIARIE E CULTURALI

Scriveva Matteo Ricci, il gesuita che nel ‘500 riaprì le porte del Catai all’occidente: i cinesi hanno molte parole uguali che possono avere significati diversi, addirittura per il tono di voce con cui si pronunciano. Era il 1583, ma ancor oggi va tenuta presente la complessità di quella cultura se i nostri imprenditori, e non solo, vogliono operare in quel potenzialmente appetibile mercato, il più grande del mondo.

E’ una delle chiavi per spiegare il volume “La Cina non è ancora per tutti. Dialoghi sul mercato cinese” di Cristiana Barbatelli e Renzo Cavalieri edito da Olivares dieci anni dopo la pubblicazione de “La Cina non è per tutti” curato nel 2005 da Maria Weber, prematuramente scomparsa,  pioniera nel portare il mondo dell’analisi politologica vicino al mondo delle imprese.

Nel volume, presentato con una tavola rotonda all’ISPI di Milano, alcuni dei maggiori esperti del mondo accademico e delle imprese italiane riflettono sulle attuali criticità e opportunità del mercato cinese.

In guardia contro i facili entusiasmi, è la sintesi. Per operarvi ci vogliono ingenti investimenti di risorse, organizzative e finanziarie. E culturali. Un approccio interdisciplinare, quindi.

Innanzitutto solo una relativamente piccola parte del miliardo e 300 milioni di cinesi consuma. La Cina rimane anzitutto la fabbrica del mondo e preferisce esportare mentre i risparmi delle famiglie vengono accantonati. Negli ultimi 15 anni le nostre esportazioni sono sì aumentate in valori assoluti ma si sono quasi dimezzate (dall’1,5% allo 0,8%) sul totale delle importazioni cinesi. Segno che non riusciamo ad essere competitivi con altri Paesi. I due terzi delle 2000 imprese italiane che operano in Cina hanno aperto uffici, non fabbriche, e con investimenti modesti, in media 5-7 mln di euro. Una formula per affermarsi è creare una nicchia al seguito dei colossi. Starbucks, la multinazionale del caffè, ha aperto un mercato di cui possono approfittare i nostri piccoli ma più qualificati operatori del settore.

Gli sconvolgimenti finanziari di luglio – caduta della Borsa e del renminbi, la crescita del pil di “solo” il 7,3% – stanno per essere assorbiti. Ma si stanno altresì chiudendo gli spazi di una maggiore autonomia dell’economia dalla politica. Stanno tornando alla grande orgoglio, nazionalismo: come sta avvenendo, d’altronde in molti Paesi occidentali.

Ciononostante la Cina è oggi più aperta di ieri. In particolare, la legislazione protegge maggiormente gli operatori stranieri dalle interpretazioni delle burocrazie locali; ma restano sempre valide “leggi non scritte” da rispettare.

I lavori, introdotti da Carlo Secchi (Ispi e Università Bocconi) e da Francesco Boggio Ferraris (Fondazione Italia Cina) hanno registrato gli interventi di Romeo Orlandi (Osservatorio Asia) e dei due coordinatori del volume Cristiana Barbatelli (Barbatelli&Partners Management Consultant) e Renzo Cavalieri (Università Cà Foscari e Studio legale BonelliErede Belex). Sono seguite le esperienze di tre operatori sul campo: Massimo Roj (Progetto Cmr), Umberto Simonelli (Brembo), Massimiliano Toti (Intesa Sanpaolo).

Foto: Achille Colombo Clerici. Pres. Istituto Europa Asia, Europasia

Presidente  Venezia 2015

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di Achille Colombo Clerici

Il censimento del 2011 ci offre i dati della mobilità abitativa su base annua in Italia, dai quali risulta che  hanno cambiato casa/residenza nell’anno precedente la rilevazione, per motivi fra i quali il principale dovrebbe esser quello di lavoro, solo 5,5 abitanti su cento. Esclusi emigranti, immigrati e nuovi nati.

Secondo i dati Istat Datawarehouse per l’Italia – Eurostat Population and Housing Census per gli altri Paesi europei – ACS per gli Stati Uniti – siamo il fanalino di coda del mondo occidentale. A cambiar casa nei PAESI BASSI sono 7,9 abitanti su cento; nel BELGIO  9,5; In FRANCIA  10,9; nel REGNO UNITO  11; in PORTOGALLO  11,2; in SVEZIA 11,4; in DANIMARCA 12,1; negli STATI UNITI sono 14,5.

Uno dei principali motivi della “staticità” degli italiani è il fatto di essere proprietari dell’abitazione nella quale vivono, fenomeno che vede l’Italia ai primissimi posti in classifica, con oltre il 74% (un altro 9% abita in case a titolo in qualche modo equivalente alla proprietà) delle famiglie che si trova in questa condizione.

E’ evidente che in una fase storica quale l’attuale, in cui si accentua ogni tipo di disuguaglianza anche grazie al crearsi di aree a forte sviluppo occupazionale contrapposte ad altre che presentano una spiccata assenza di fonti di lavoro, occorre permettere ai lavoratori di seguire l’offerta di lavoro.

E gli stessi processi di ristrutturazione aziendale o istituzionale sono favoriti se c’è la mobilità abitativa.

La recente vicenda degli insegnanti costretti a trasferimenti anche di centinaia di chilometri dal luogo di residenza ne è la cruda rappresentazione.

Ma non è semplice trasferirsi quando si è proprietari di una casa della quale magari si sta ancora pagando il mutuo.

L’ alta percentuale di abitazioni occupate a titolo di proprietà è il frutto di una politica pluridecennale che ha favorito l’acquisto a scapito della locazione.
Le esenzioni dalla Imu e dalla Tasi promesse dal Governo Renzi e non accompagnate da un parallelo e contestuale alleggerimento del carico fiscale sulle locazioni sono l’esempio di un provvedimento dalle buone intenzioni che in pratica, però, accentuerà lo squilibrio esistente.

E’ prioritario quindi rilanciare l’affitto per favorire la mobilità del lavoro come ha recentemente sostenuto all’annuale convegno di Confedilizia a Piacenza il viceministro dell’Economia e delle Finanze Enrico Morando. Una tesi da noi sempre sostenuta.
Punto da cui partire è garantire, all’investitore negli immobili destinati alla locazione, un rendimento pari a quello offerto da altre forme di investimento, riducendo l’abnorme tassazione che  grava sulle cosiddette “seconde case”, quali sono gli alloggi in locazione considerati dal Fisco alla stregua delle ville al mare e ai monti.

Poi bisogna garantire al proprietario il rispetto dei termini contrattuali, in altre parole   la disponibilità dell’immobile al termine della locazione. Casi di particolare fragilità sociale – famiglie che per perdita del posto di lavoro, malattie od altro meritano particolare attenzione e riguardo – non vanno accollati all’incolpevole “padrone di casa” chiamato a svolgere una funzione sociale che non gli compete – ma sostenute da politiche sociali attive.

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“La politica delle esenzioni fiscali (abolizione di IMU e TASI) per la prima casa non incide direttamente sull’andamento del settore immobiliare; in altri termini, se non è accompagnata da un parallelo e contestuale alleggerimento del carico fiscale sulle locazioni e sulle compravendite,  non innesca un processo virtuoso per il sostegno del mercato.

Riguarda infatti immobili che non “fanno mercato” essendo sostanzialmente indisponibili. Il mercato è determinato viceversa proprio dalle transazioni economiche aventi ad oggetto immobili disponibili per la compravendita e per la locazione: le cosiddette “seconde case” che sono destinate all’affitto e la nuova produzione edilizia rimangono escluse dalle esenzioni.

Quelle esenzioni, da un lato creano problemi ai Comuni, che tenderanno a scaricare l’onere, per la compensazione del minor gettito, sulle spalle delle seconde case e degli immobili commerciali. Come d’altronde è già puntualmente avvenuto, nonostante le assicurazioni preventive che questo effetto non si sarebbe verificato in virtù di un parallelo aumento dei trasferimenti, già nelle due occasioni precedenti, con le esenzioni dall’ICI e dall’IMU.

Ma il Premier Renzi ha assicurato che a fronte di quelle esenzioni ci sarà “un assegno” per i Comuni di 3,6 miliardi. La tassa sulla casa, ha aggiunto, è diventata una “tassa psicologica”, metafora di un fisco vessatorio ed è quindi una priorità “politica” abolirla.

Siamo d’accordo: la tassa sulla casa, non solo quella sulla prima casa.

D’altro lato le esenzioni, come concepite dal Governo, rappresentano un trascurabile bonus fiscale, che non indurrà certo ad un aumento dei consumi, se non per i contribuenti dai redditi inferiori.

L’effetto finale per il Paese sarà una continua tendenza ad acquistare case come abitazioni in proprietà, per evitare una tassazione che diversamente risulterebbe abnorme e crescente. Condannando l’Italia ad essere sempre più un Paese di prime case, con conseguente sclerosi del mercato immobiliare e della mobilità dell’abitazione.”

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Commemorato il 500° anniversario dell’evento bellico di Marignano (oggi Melegnano)

LA BATTAGLIA DEI GIGANTI, SVOLTA NELLA STORIA DELLA SVIZZERA

Benito Sicchiero

La neutralità della Svizzera – questo piccolo straordinario Paese saldamente unito nonostante quattro lingue e due religioni principali – ha, secondo alcuni studiosi, le origini nella battaglia di Marignano (l’odierna Melegnano) detta anche Battaglia dei Giganti, il cui cinquecentesimo anniversario è stato degnamente celebrato nel luogo dove si svolse, oggi parco pubblico di San Giuliano Milanese, alle porte della metropoli lombarda.

Un episodio trascurato perché di battaglie combattute da eserciti stranieri che si disputavano parti dell’italico suolo  è ricca la storia; e nonostante l’altissimo numero di morti e di feriti (si calcola circa la metà dei 60.000 contendenti) ne abbia fatto uno degli scontri più cruenti di quei secoli.

In realtà Marignano ha rappresentato una svolta nella storia della Svizzera. Nonostante non sia stata l’ultima battaglia combattuta dai Confederati, la neutralità venne comunque decisa di lì a poco anche per l’arrivo della Riforma che rese impensabili guerre di conquista di tutta la Confederazione.

L’esercito di Francesco I di Valois-Angoulême, re di Francia, tentava la riconquista del Ducato milanese, perduto dal suo predecessore Luigi XII nel 1512; e quello della Confederazione elvetica tentava di difendere la supremazia ottenuta nello stesso 1512 in Lombardia, restaurando sul trono il duca nominale, Ercole Massimiliano Maria Sforza, figlio ed erede di Ludovico Maria il “Moro”.

Gli svizzeri si batterono con asce, spade e picche contro i cannoni e i fucili del francesi e la cavalleria veneziana, e vennero sconfitti, sia pure con onore.

La cerimonia ha visto la partecipazione della Presidente della Confederazione svizzera Simonetta Sommaruga che ha tenuto il discorso principale, seguito da un’analisi storica di Jürg Stüssi-Lauterburg, della Biblioteca militare federale «am Guisanplatz».

In precedenza il Sindaco di San Giuliano Milanese Alessandro Lorenzano, porgendo i saluti agli ospiti – tra i quali i consoli generali a Milano di Svizzera Massimo Baggi e di Francia Olivier Brochet – ha rilevato come quella strage di europei su suolo europeo costituisca l’antitesi dello spirito di amicizia e di solidarietà rappresentata da Expo in corso, negli stessi giorni, a poche decine di chilometri.

Il programma, coordinato da Franco Valli,  ha visto la rievocazione storica della battaglia per voce recitante e orchestra di fiati proposta dall’Unione Filarmonica di San Pietro di Stabio, oltre a intermezzi dell’Ensemble e dell’Orchestra di archi del Conservatorio della Svizzera Italiana; completata da un programma supplementare che ha avuto inizio alle ore11.00 e si è concluso con un culto ecumenico alle ore 17.30 nella Chiesa parrocchiale di Zivido, in vicinanza del monumento “Ex Clade Salus” e al “Parco dei Giganti”. Alla funzione ecumenica ha partecipato il vicario generale dell’Arcidiocesi ambrosiana, monsignor Mario Delpini.

Per la rievocazione, il capo Dipartimento cultura della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, Diana Segantini, ha promosso la docufiction “Il cielo di Marignano”, del regista Ruben Rossello, prodotta da Luca Jäggli, che è stata presentata  in anteprima al Centro Svizzero di Milano, in presenza di autorità e del cast degli attori, in contemporanea con la presentazione del libro fotografico “Il cielo di Marignano”, edito da Seb Società Editrice di Chiasso.

La Fondazione Pro Marignano si è mossa con un anticipo di tre anni, come ha affermato il capo progetto Fulcieri Kistler. E’ stata promossa   un’intensa attività storiografica, con due importanti simposi di studiosi e storici a Bellinzona e a Milano. La Posta Svizzera ha emesso un francobollo speciale su Marignano. E il Museo nazionale Svizzero di Zurigo ha allestito una mostra speciale. La Fondazione Pro Marignano ha provveduto al restauro dell’Ossario dei caduti a Mezzano, assai danneggiato nel 2012, e a un’accurata manutenzione del monumento “Ex Clade Salus” a Zivido.

Foto: il Presidente di Europasia Achille Colombo Clerici con il Presidente della Confederazione Elvetica Pascal Couchepin

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A s s o e d i l i z i a

Il Giorno QN 5 settembre 2015
Chi paga il fallimento delle politiche fiscali?

Partecipando al Forum Ambrosetti, dove si dibattono questioni macroeconomiche a livello nazionale ed internazionale, mi si affacciano alla mente alcune considerazioni.

Dal 2000 al 2014, nella perenne rincorsa tra tasse e spesa pubblica, vince quest’ultima alla grande. E così, nei quindici anni presi in considerazione, il debito pubblico è continuato ad aumentare – dal 109% del Pil ad oltre il 132% –  nonostante il progressivo incremento della pressione fiscale che ha raggiunto, in termini virtuali, il 43,5%. Ovviamente, considerazione non da poco, tale livello comprende anche chi le tasse non le paga, cioè la nutrita categoria degli evasori, praticamente intoccabile perché portatrice di voti che possono far vincere o perdere le elezioni: secondo attendibili stime, la pressione fiscale, tra imposte ed oneri sociali, si aggira in termini reali attorno a circa il 54% del PIL.
La politica, fiscale e non, sin qui seguita non è riuscita a ridurre le disuguaglianza tra i più poveri e i più ricchi, anzi l’ha accentuata. I miliardari in euro, nonostante la crisi, sono aumentati della metà.
Secondo dati Istat elaborati dalla Cgia, sempre dal 2000 al 2014 le entrate tributarie sono cresciute del 38,6%, la spesa pubblica del 46,5%, al netto degli interessi sul debito del 4,9%, mentre il Pil è aumentato soltanto del 30,4%.
E’ evidente che l’uscita dal circolo vizioso – più spesa pubblica più tasse – si ottiene principalmente soltanto in due modi: aumentando il Pil, con un incremento considerevole della produzione e dell’occupazione che appare allo stato alquanto improbabile in una fase dell’economia a stagnazione endemica, qual è la nostra; o tagliando la spesa pubblica in maniera equilibrata.
Intanto al prossimo orizzonte si presentano problemi non da poco.   Per   evitare che   scattino   le   cosiddette   clausole   di   salvaguardia previste dall’Unione Europea e da noi liberamente sottoscritte,  entro   la   fine   del   2018 il   Governo   dovrà   recuperare   75,4   miliardi di   euro,   altrimenti   famiglie   e   imprese subiranno  un  aggravio fiscale  di  pari  importo.

La prima scadenza è il prossimo 30 settembre, data entro la quale si dovranno reperire 1,4 mld di euro per evitare l’ennesimo aumento delle accise sui  carburanti, oltre  a  un deciso incremento  degli  acconti Irpef  e  Ires   in  capo a persone fisiche ed  alle aziende.    Entro la fine dell’anno saremo costretti a reperire ulteriori 16 mld di euro; diversamente dal I° gennaio 2016 ci saranno un nuovo ritocco dell’Iva e un nuovo aumento della tassazione.

Foto: Achille Colombo Clerici con la figlia Giulia

Achille Colombo Clerici con la figlia Giulia

A s s o e d i l i z i a

Esenzioni Imu e Tasi

Colombo Clerici: non possiamo, condannare l’Italia ad essere sempre più un Paese di prime case, pena la sclerosi del mercato immobiliare e della mobilità dell’abitazione.

Da Cernobbio, dove partecipa ai lavori del Forum Ambrosetti il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“La dichiarazione di ieri di Susanna Camusso, per cui ‘l’esenzione Imu e Tasi non serve alla ripresa del Paese’ è allineata con le osservazioni che le abbiamo rivolte una settimana fa in occasione di una sua intervista al Corriere della Sera; purché la si legga con riferimento stretto alle proposte del Governo.

In effetti, la politica delle esenzioni solo per la prima casa non incide direttamente sull’andamento economico del settore immobiliare; in altri termini, se non è accompagnata da un parallelo alleggerimento del carico fiscale sulle locazioni e sulle compravendite non innesca un processo economico virtuoso per il sostegno del mercato.

Riguarda infatti immobili che non “fanno mercato” essendo sostanzialmente indisponibili. Il mercato è determinato viceversa proprio dalle transazioni economiche aventi ad oggetto immobili disponibili per la compravendita e per la locazione: seconde case e nuova produzione edilizia che rimangono escluse dalla esenzione.

Quelle esenzioni, da un lato creano problemi ai comuni, che tenderanno a scaricare l’onere, per la compensazione del minor gettito, sulle spalle delle seconde case e degli immobili commerciali.
(Come d’altronde è già puntualmente avvenuto, nonostante le assicurazioni preventive che questo effetto non si sarebbe verificato in virtù di un parallelo aumento dei trasferimenti, già nelle due occasioni precedenti, con le esenzioni, una dall’ICI, l’altra dall’IMU.)

Ma il Premier Renzi ha assicurato che parallelamente ci sarà “un assegno” per i Comuni i quali vedranno aumentare i trasferimenti a loro favore di 3,6 miliardi.
La tassa sulla casa ha detto Renzi al Forum Ambrosetti di Cernobbio è diventata una “tassa psicologica”, metafora di un fisco vessatorio ed è quindi una priorità “politica” abolirla.
Siamo d’accordo: la tassa sulla casa, non solo quella sulla prima casa.

D’altro lato le esenzioni, come concepite dal Governo, rappresentano un trascurabile bonus fiscale – calcolato mediamente in 17 euro mensili – che si tradurrà in maggiori consumi solo ai livelli inferiori di reddito dei contribuenti.

L’effetto finale per il Paese sarà una continua tendenza ad acquistare case come abitazioni in proprietà, per evitare una tassazione che diversamente risulterebbe abnorme e crescente.

In definitiva, non possiamo, con siffatta politica, condannare l’Italia ad essere sempre più un Paese di prime case, pena la sclerosi del mercato immobiliare e della mobilità dell’abitazione.”

Foto: Achille Colombo Clerici con la figlia Giulia al Forum di Ambrosetti Cernobbio

Achille Colombo Clerici con la figlia Giulia al Forum Ambrosetti 2

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DOMENICA 6 SETTEMBRE FESTA ANNUALE DEL BORGO SELLA

Si svolge domenica 6 settembre, ad inviti, l’annuale Festa del Borgo Sella, nel Biellese, che vede riunirsi, su iniziativa del presidente Nicolò Sella di Monteluce, esponenti della borghesia, dell’aristocrazia, dell’imprenditoria tra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici. Questo il programma:

ore 15,00 DocBimbi. Semplici passeggiate per famiglie con bimbi alla scoperta del Biellese, organizzato dal DocBi di Biella. Accesso al parco di Palazzo Sella e alle esposizioni dell’Opera Pia – ore 16,00 Santa Messa nell’Oratorio – ore 17,30 “Canti di trincea … Canzoni di pace”.   Coro-Laboratorio UPBeduca, Università Popolare Biellese – ore 19,00, rinfresco nei locali dell’Opera Pia.

L’Opera Pia Sella fu fondata come scuola elementare nel 1799 da don Maurizio Pio Sella.
Oggi la sua missione è di testimoniare e portare nel presente gli intenti educativi, sociali e culturali della Famiglia Sella.

Il fondatore era superiore dell’Ordine delle Missioni (1745-1827), quando alla chiusura e confisca napoleonica dei beni ecclesiali ritorna al palazzo avito a Sella di Mosso (Biella) per proseguire la sua attività di educatore e vi apre una scuola / collegio / convitto.

Nel 1815 ne edifica la nuova sede. L’istituzione assume la forma giuridica di Opera Pia alla sua morte, quando la lascia sua erede universale.

Viene successivamente arricchita da altri lasciti della famiglia, fra cui l’Oratorio seicentesco antistante il palazzo (lo statuto prevedeva sin dall’inizio un cappellano, con ufficiatura quotidiana per le scolaresche), reliquie, quadri e addobbi. Nel 1853 sorgono l’asilo infantile e la scuola femminile gestiti dalle Suore Rosminiane, e diventa così uno dei primi ginnasi italiani a fornire istruzione femminile.
Viene eretta Ente morale il 30 agosto 1863.

Le sue aule, che hanno visto molti dei protagonisti della nascente industria biellese assieme a giovani membri della famiglia del fondatore, tra i quali il nipote Quintino, chiudono nel 1986 per mancanza di alunni.
Da allora l’Opera Pia ha sviluppato attività riguardanti cultura, documentazione, aggregazione di giovani ed ha pubblicato diversi volumi riguardanti la sua storia.

Ha restaurato ed esposto nei suoi locali la collezione degli oltre seimila reperti minerali di Quintino Sella, di proprietà dell’ITIS di Biella.
Offre sede permanente alle mostre ”Nati a Mosso” e “Le scuole di Mosso”.

Svolge nella sua sede concerti, mostre di arti figurative, rassegne annuali di poesia, concorsi artistici periodici per giovanissimi.

È anche la sede della Pia Istituzione medico Sella, fondata nel 1854, erede universale del medico filantropo Bartolomeo Sella. Nel 2003 prende il nome di Opera Pia Sella.

Foto: Giovanna Colombo Clerici, Fernanda Giulini, Nicolo’ Sella di Monteluce, Achille Colombo Clerici

Giovanna Colombo Clerici, Fernanda Giulini, Nicolo' Sella di Monteluce, Achille Colombo Clerici

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CORDOGLIO
LA SCOMPARSA DI PIERANTONINO BERTE’

Fu deputato Dc, direttore generale Rai, presidente della Triennale di Milano

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e di Europasia, esprime alla figlia Francesca ed alla famiglia i sensi del profondo cordoglio proprio e delle organizzazioni rappresentate, per la scomparsa di Pierantonino Bertè.

La scomparsa di Pierantonino Bertè, grande personaggio politico, giornalista e poeta milanese, è avvenuta nella riservatezza che lo ha sempre caratterizzato. Funerali semplici e strettamente privati in un periodo di piena vacanza, hanno fatto sì che la notizia raggiungesse i numerosi amici ed estimatori molto tardi. Il presidente di Assoedilizia e di Europasia Achille Colombo Clerici ricorda, con affetto e rimpianto, i molti anni di collaborativa amicizia.

Pierantonino Bertè aveva 97 anni. Era nato il 6 novembre 1918 nel capoluogo lombardo. Iniziò a fare politica nei Comitati Civici, poi venne eletto consigliere comunale di Milano nel 1956 e deputato nel 1958 con la Democrazia cristiana.
Restò a Montecitorio per quattro legislature, fino al 1976. Fu redattore de L’Italia, quotidiano cattolico, e diresse un’agenzia stampa (Ali, Agenzia del lavoro italiano) e due periodici politico-culturali.

Direttore generale della Rai dal 1977 al 1980, fu poi presidente dell’Istituto Luce e consigliere d’amministrazione e presidente della Triennale di Milano.

Allo scioglimento della Dc, passò al Partito popolare di Mino Martinazzoli e poi alla Margherita. Ha pubblicato anche quattro raccolte di poesie.

 

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Informa:

Il 2 settembre dibattito a più voci al Festival nazionale dell’Unità a Milano

FECONDAZIONE ASSISTITA, STAMINA, OGM: LA SCIENZA AIUTI LA POLITICA

Una riflessione sul ruolo della Scienza in Italia, nell’ambito di questioni complesse, cosiddette “eticamente sensibili”, dove spesso la politica fatica a decidere i giudici devono supplire a questi  vuoti, in qualche caso esorbitando dai propri poteri. Si pensi alla vicenda della legge 40, ma anche al caso Stamina o alle problematiche sugli ogm.

E’ lo scopo del dibattito in programma il due settembre prossimo, ore 16,30, al Festival nazionale dell’Unità, Libreria tra le Righe, Giardini Pubblici Indro Montanelli di via Palestro a Milano, dal titolo  Dalla legge 40 al caso Stamina, agli ogm: scienza, giudici e politica. Si confrontano scienziati: Chiara Tonelli è la prorettrice alla Ricerca dell’Università Statale di Milano, Giuseppe Rotondo, coordinatore dell’incontro, è biologo molecolare ricercatore; giuristi: l’avvocato e costituzionalista Marilisa D’Amico e l’avvocato Massimo Clara; politici: la senatrice Emilia De Biasi, presidente della commissione Salute del Senato. Modera Alessandro Litta Modignani.
” Spero che in Italia – afferma Marilisa D’Amico –  gli scienziati si facciano sentire in modo autorevole e non diviso, per fare in modo che le decisioni della politica su temi importanti che toccano la vita dei cittadini siano improntate a ragionevolezza e fiducia nella scienza, non a paura e oscurantismo”.