Politica ed Economia Achille Colombo Clerici articolo pubblicato su Libero 27 Novembre 2014

novembre 27, 2014

A s s o e d i l i z i a

Achille Colombo Clerici*

Se, a causa di ristrettezze economiche, finiamo per ridurre il nutrimento del corpo ci troveremo con un calo delle energie a loro volta necessarie per procurarci il cibo.  E così progressivamente.

Analogamente avviene per l’economia di un Paese.

Adottare misure depressive dell’economia, quali sono gli inasprimenti fiscali, significa far mancare gli alimenti al corpo Italia.

L’economia decresce, le entrate fiscali diminuiscono, i problemi si inaspriscono per carenza di mezzi finanziari necessari ad affrontarli e rischiano di esplodere, lo Stato si ritrae gradatamente dai suoi compiti istituzionali, storicamente fronteggiati con le risorse fiscali, e cerca di scaricarli sui contribuenti quali oneri fiscali indiretti.

Lo Stato sopporta un onere annuo di circa 3,5 miliardi per il rischio calamità naturali?
Qual modo migliore per alleggerirsi che quello di istituire una bella polizza assicurativa obbligatoria a carico degli immobili.
Non si tratta forse di una forma indiretta di costo fiscale? Altri 6 miliardi che, ovviamente, si aggiungerebbero ai 3,5 già acquisiti al bilancio statale.

Le occupazioni abusive dilagano, spia e riprova della incapacità del sistema di edilizia residenziale pubblica di assicurare un tetto ai meno abbienti?

Invece di dare slancio all’economia immobiliare, per avere più risorse finanziarie da spendere anche per le case popolari, diamo un bel giro di vite ai risparmiatori immobiliari.
Blocchi degli sfratti, vincoli e strumenti di pressione fiscale: penalizzazione degli affitti liberi delle abitazioni, in modo tale da spingere verso forme di locazione sotto-mercato, delle quali tutto si può dire, tranne che rappresentino la via maestra per rilanciare l’edilizia.

La morsa dello Stato esattore produce ulteriore e progressiva depressione. E’ questa la politica del tira a campare: un circolo vizioso dal quale è necessario uscire.

Qualche giorno addietro, presentando il XIX Rapporto del centro Einaudi, Mario Deaglio ha riaffermato quanto da tempo già si dice da Confindustria, da Abi e da autorevoli economisti: ai fini della crescita economica, necessaria alla ripresa del Paese, occorre   il rilancio dell’edilizia in quanto in grado di trascinare molti altri comparti economici e produttivi.

Ma occorre intendersi bene su cosa fare per rilanciare questa benedetta edilizia. Per ora non sembra che circolino idee chiare in proposito. Perché “edilizia” non significa solo appalti di opere pubbliche,  costruzioni o operazioni di nicchia, come rientra nella politica del nostro Governo;  ma vuol dire soprattutto sostegno al mercato immobiliare ed all’investimento del risparmio diffuso.

A questo proposito vorrei richiamare l’attenzione su una delle componenti fondamentali del sistema-mercato, della quale si ha l’impressione che i nostri governanti non tengano conto: la componente psicologica.
Il mercato, in altri termini, non risponde solo a regole tecniche o a formule matematiche. Ma risponde principalmente alla componente rappresentata dalla mentalità e dalla fiducia degli operatori.
Fare il politico e non il professore deve servire proprio a cogliere questo aspetto.

Non sarà mai ripetuto a sufficienza.
Se non si procede ad una defiscalizzazione generale che rigeneri la fiducia dei risparmiatori e riavvii la ripresa degli investimenti in edilizia da parte dei milioni di operatori potenziali presenti in Italia;  se non si evitano provvedimenti demagogici e controproducenti, tirando in ballo ad ogni pie’ sospinto patrimoniali ed imposte successorie; se non si imbriglia la riforma del Catasto che spaventa  (perché basata sul principio di nuovo conio: prima pagate, poi verificheremo se è equo ) non si darà slancio alla ripresa dell’edilizia né, tanto meno, si uscirà dalla crisi economica.

* Presidente Assoedilizia

foto presidente 90

 

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