Immobili Fisco – Local Tax, Imposta Unica Comunale – “Insolite imposte, soliti noti” – IL GIORNO 15 NOV. 2015 – Achille Colombo Clerici

novembre 17, 2014

A s s o e d i l i z i a

Achille Colombo Clerici

I Comuni premono per ottenere dallo Stato il riconoscimento di entrate tributarie sempre maggiori. Lo Stato fa il pesce in barile: un bel riassetto alla fiscalità immobiliare, magari con la scusa di accorpare alcune imposte o di razionalizzare il complesso e farraginoso sistema impositivo del settore; ed i contribuenti risparmiatori-investitori negli immobili si trovano un bell’aumento di tasse. Si parlava di esenzione Imu per la prima casa: sacrosanta. Ideale sarebbe stato realizzarla attraverso la detrazione del relativo carico dalle imposte erariali. La si è realizzata bypassando il versamento al comune. Conseguenze: reintroduzione, poi nuova esenzione. Risultato, il carico di quell’imposta si è più che raddoppiato, ed i servizi comunali li paga solo la metà degli immobili italiani ed un terzo delle abitazioni.

Nuova esigenza di razionalizzare il sistema: Imu sì, Imu no. Service-tax, rivoluzione copernicana, no anzi TUC, no meglio IUC: la questione non era solo terminologica in quanto si trattava di capire chi alla fine avrebbe pagato.

Sbucano la Tasi e la Tari e finalmente è chiaro a chi tocca di pagare. Sempre a quelli. Insomma, altri due miliardi di imposte a carico del “mercato immobiliare”.

Il premier Renzi non perde occasione per sottolineare come la fiscalità immobiliare, che crea confusione e disguidi per i contribuenti, abbia bisogno di esser riordinata e ipotizza di riunire già attraverso la legge di stabilità, IMU, Tasi, Tosap, tassa affissioni e tassa sui passi carrai in un’unica Local Tax; e di trasferire allo Stato il gettito della addizionale comunale Irpef. Ridda di richieste; escludiamo gli inquilini e lasciamo i Comuni liberi di giostrare con la determinazione delle aliquote. Il giudizio elettorale sarà un freno. Nient’affatto: i contribuenti-elettori, con il gioco delle esenzioni e delle deduzioni introdotte, sono stati resi indifferenti al “grosso” del prelievo fiscale comunale.

In questo quadro di prospettive, le dichiarazioni del primo ministro, calando peraltro in un contesto di revisione catastale in corso e di voci e smentite su patrimoniale ed imposte successorie, producono preoccupazione ed allarme nei risparmiatori-investitori immobiliari.

Perché il problema non è quello di far pagare un solo tributo invece di cinque, ma resta semmai quello di non far pagare ad un solo contribuente quanto pagavano in cinque.

Magari con una “cresta” ulteriore del fisco.

foto presidente 90

Il Giorno 15.11.2014

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