Banca d’ Italia, Cirgis Convegno – Milano Sede Bankitalia – “Economia criminale” – Relazioni Ignazio Visco e Giorgio Santacroce

novembre 10, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
e
Istituto Europa Asia IEA.   Europe Asia Institute

 

di Benito Sicchiero

Forti reazioni al convegno di Banca d’Italia-Cirgis sull’economia criminale

RICICLAGGIO, FALSO IN BILANCIO, PRESCRIZIONE BREVE, EVASIONE FISCALE, BLOCCANO LA RIPRESA DEL PAESE

A commento della relazione Visco, Achille Colombo Clerici: “Se l’economia legale sopporta una gravosissima pressione fiscale ed in questo momento di crisi fa fatica a sopravvivere, ciò è dovuto anche all’enorme dimensione dell’economia illegale: concorrente sleale che, rimanendo alla macchia, si sottrae a oneri fiscali e sociali.”

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Permane l’eco delle parole – e delle cifre – pronunciate dal Governatore della Banca di Italia Ignazio Visco al convegno “Contrasto all’economia criminale, precondizione per la crescita economica” organizzato dalla stessa Banca di Italia a Milano in collaborazione con Fondazione Cirgis-Centro Internazionale Ricerche Giuridiche  Iniziative Scientifiche: 16 miliardi di euro – il 15 per cento del totale – i flussi di investimento esteri in Italia persi tra il 2006 e il 2012 a causa del fenomeno, la cui dimensione complessiva e’ stata stimata dalla Commissione “Corruption Control”, che fa capo alla  Banca Mondiale, qualcosa come il 10 % del Pil.

Per inquadrare questo fenomeno, nella sua complessità, bisogna anche citare: gli oltre 500 miliardi evasi in un ventennio dei quali si recupera, ben che vada, solo il 4/5%, pur impegnando 50.000 persone nella lotta e negli accertamenti; i tassi di interesse più alti di 30 punti per le aziende localizzate nelle regioni “a rischio”; i premi delle assicurazioni (a Napoli il triplo della media europea) per colpa delle frodi; la durata dei processi civili, anche 11 anni per una sentenza di primo grado. Non è finita. Nel corso del 2013 l’Unità di informazione finanziaria (Uif) ha ricevuto oltre 64.000 segnalazioni di operazioni sospette (dalle 12.500 del 2007), soprattutto da parte di banche e intermediari finanziari, per un importo complessivo di circa 84 miliardi di euro; si prevede che nell’anno in corso le segnalazioni superino le 70.000 unità. Tutti elementi che non rappresentano certo fattori attrattivi per gli stranieri che vogliano investire in Italia. Anche per quelli che vogliono investire nel mattone.

In Campania, Sicilia e Calabria i gruppi internazionali specializzati in sviluppi immobiliari retail – centri commerciali e supermercati –  hanno già pagato pesanti scotti.

Per questa situazione Visco ha messo sotto accusa le istituzioni italiane, per la loro mancanza nell’approntare efficaci strumenti di contrasto alla criminalità organizzata e non, soprattutto economica, sollecitando una rapida approvazione della legge sull’antiriciclaggio. E’ difficile giustificare il ritardo che ha pesato su questo fronte – il reato di antiriciclaggio esiste da tempo perfino nella legislazione vaticana – e che appare emblematico di una curiosa legislazione che obbliga i dipendenti degli istituti bancari e finanziari a segnalare operazioni sospette: e il risvolto paradossale della non punibilità di chi occulta in proprio i proventi di un reato, dedicandosi in prima persona a quell’operazione di “lavaggio e pulitura” del denaro sporco che consente di nasconderne l’origine e di rendere invisibili le tracce della sua reale provenienza.

Se chi copre cariche istituzionali deve misurare le parole, il “semplice” cittadino può elaborare altre considerazioni.  Da molto tempo – da sempre? – noi italiani addebitiamo le nostre difficoltà, la nostra diversità rispetto ai cittadini dei Paesi più avanzati che continuamente invidiamo e rincorriamo, a fattori esterni: dalla “perfida Albione” all’euro. In realtà buona parte dei nostri problemi (così come i nostri notevoli pregi) viene da noi stessi: dall’evasione fiscale al disprezzo delle norme. La politica, che vive di consenso, cioè di voti elettorali, deve fare i conti con i sentiments più diffusi. Per questo si è arrivati alla modifica del falso in bilancio e alla prescrizione breve che, in pratica, si traduce nella certezza di libertà dei colletti bianchi disonesti. Anche qui un dato. Rispetto alla decina di detenuti per reati finanziari in Italia, la Germania ne conta parecchie centinaia. E non perché in Germania ci siano più disonesti che da noi.

Ha detto Giorgio Santacroce, primo presidente della Corte Suprema di Cassazione: “C’è una differenza siderale di approccio che distingue l’Italia da tutti gli altri Paesi del mondo riguardo a temi gravi e urgenti come la lotta alla criminalità organizzata, la logica del profitto selvaggio e il decadimento morale e culturale del Paese, che toccano da vicino chi ha ruoli di responsabilità nella vita politica e sociale e nella Chiesa”. I capitali mafiosi entrano in “compartecipazione” con aziende pulite, amministrazioni locali, banche. Investono in ristoranti, pizzerie, bar, locali della “movida”, compro-oro, gioco d’azzardo liberalizzato. Ad oltre un anno di distanza dall’entrata in vigore della legge Severino, solo 38 prefetture su 105 avevano provveduto a stilare gli elenchi delle imprese per gli appalti puliti. E’ impressionante che, nei territori a maggior rischio di infiltrazione mafiosa nelle sue tradizionali declinazioni (mafia, camorra, ‘ndrangheta) le white list manchino quasi del tutto o contengano un numero molto al di sotto delle ditte effettivamente coinvolte nei cantieri della ricostruzione.

Al convegno, aperto dal saluto del direttore della Banca d’Italia di Milano Giuseppe Speranzetti, alla presenza del Prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, hanno partecipato Luigi Rovelli, presidente della Suprema Corte di Cassazione; Giovanni Canzio, presidente della Corte d’Appello di Milano; Francesco Greco, procuratore aggiunto del Tribunale di Milano; Dario Velo, ordinario di Economia e Gestione Imprese nell’Università di Pavia. Ha concluso i lavori Giuseppe Aglialoro, segretario generale internazionale del Cirgis.

Presente un folto pubblico costituito da esponenti del mondo istituzionale, presidenti e rappresentanti di Istituti bancari e finanziari, economisti, operatori economici.

Foto:
– Giuseppe Sopranzetti, Achille Colombo Clerici, Alfio Noto

Achille Colombo Clerici tra il direttore della Banca d'Italia Milano Giuseppe Sopranzetti a sin. ed Alfio Noto, già Direttore della stessa sede Bankitalia

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