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L’impronta montiniana sui temi del Vaticano II

COCCOPALMERIO: ANCHE I CRISTIANI NON CATTOLICI POSSONO ACCEDERE AI SACRAMENTI

Sottolineata dall’arcivescovo Celli l’importanza della comunicazione delle parole del Vangelo che deve raggiungere ovunque uomini e donne per curarne le ferite dello spirito

Anche i cristiani non cattolici possono essere ammessi ai sacramenti – in particolare penitenza ed eucarestia – purché obbediscano a precise condizioni, la più rilevante delle quali è la comunione ecclesiale. La puntualizzazione del cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi fatta alla tavola rotonda sull’Impronta montiniana sui temi del Vaticano Secondo” di Concesio, paese natale di papa Paolo VI, avviene alla vigilia del Sinodo straordinario sulla famiglia voluto da papa Francesco.

Altre condizioni, precisa Coccopalmerio nella relazione su “Aspetti ecumenici del Concilio Vaticano II”: buonafede, grazia santificante, assenza di indifferentismo e scandalo ecclesiologico. Infine, si può derogare per necessità spirituale e conferimento privato ammissibile, ma solo se non c’è pericolo di violazione delle riservatezza.

Nell’Auditorium Vittorio Montini presso l’Istituto Paolo VI di Concesio (Brescia,) il pomeriggio montiniano – cui hanno partecipato, con altre personalità, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici e il presidente dell’Associazione bresciana della Proprietà Edilizia Ivo Amendolagine, sponsor dell’evento – si è aperto con i saluti di mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia e di don Angelo Maffeis, presidente dell’Istituto Paolo VI;

Emilio Fragassa, presidente di Micromegas, ha introdotto il video “Il Concilio Vaticano II” promosso dal Pontificio Consiglio per la Comunicazioni Sociali.

Ed è stata la comunicazione il secondo importante tema dell’incontro, svolto dall’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, con il tema “papa Montini e l’Inter Mirifica”.

Celli ha ricordato che alla vigilia del Concilio del 1962 che ha determinato una svolta epocale della Chiesa, su 9348 temi proposti soltanto 18 riguardavano la comunicazione, che non veniva capita quale elemento strategico di diffusione delle parole del Vangelo “per giungere al cuore degli uomini e delle donne”.

Paolo VI con il documento Inter Mirifica pose nel giusto rilievo tale elemento nel contesto di un mondo in rapido cambiamento, sviluppando e ampliando la via tracciata dal predecessore Giovanni XXIII con l’istituzione della sala stampa vaticana.

Non mancarono forti opposizioni: il documento venne ridotto di due terzi e approvato con il minimo del consenso mai registrato.

Allora non esisteva internet. La comunicazione digitale ha profondamente modificato il nostro modo di vivere (oggi un bambino di 10 anni sta davanti al computer da 3 a 5 ore al giorno) e la Chiesa deve adeguarsi: “La figlioletta di un amico, che si sta preparando alla prima comunione e abituata al linguaggio digitale – ha esemplificato Celli – ha detto che si annoia alle lezioni di catechesi tenute da una brava signora che ripete le stesse cose da decenni”.
E’ necessario quindi adeguarsi: come affermò Paolo VI, anche nella comunicazione siamo stati più saggi che audaci.

La comunicazione vuol dire farsi prossimo, accompagnare ogni individuo nel difficile percorso della vita, come un buon Samaritano. Papa Francesco ha recentemente detto che la Chiesa deve curare le ferite dell’anima come un grande ospedale da campo cura le ferite del corpo.
E la parola del Vangelo, fatta giungere ovunque, usando ogni tecnologia a disposizione, svolge questa funzione.

Don Maurizio Tagliaferri, relatore alla Congregazione delle Cause dei Santi, con “I Santi, fratelli della nostra fatica, partecipi di una comune pesante situazione terrena” ha ricordato che il Concilio Vaticano II non intese proporre una novità nella dottrina, ma seguire il solco della tradizione cristiana. Tutti possono seguire la via della santità. Uno degli esempi più illustri è rappresentato dal cardinale Carlo Maria Martini, che ha segnato spiritualmente il suo tempo.
Moderatore monsignor Gabriele Filippini, Rettore del Seminario Diocesano di Brescia ” Maria Immacolata”.

Foto:

– da sin. Ivo Amendolagine, card. Francesco Coccopalmerio, Achille Colombo Clerici
– da sin. Don Maurizio Tagliaferri, Erminio Fragassa, Ivo Amendolagine, Achille Colombo Clerici, Arciv. Claudio Maria Celli

Ivo Amendolagine, card. Francesco Cocco Palmerio, Achille Colombo Clerici

Tagliaferri, Fragassa, Amendolagine, Colombo Clerici, Cerri

Montini Ceresio

 

Colombo Clerici e Amendolagine

Montini Ceresio 2

Montini Ceresio 3

Montini Ceresio 4

 

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A s s o e d i l i z i a

 

Intervista al presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, ripresa da ” Il Mattino” del 29 settembre 2014

“Tassa di successione: il rincaro vale 500 milioni.
Si valuta l’aumento dell’imposta, ma dai calcoli del tesoro l’incasso sarà minimo”

Tale imposta, nel nostro sistema fiscale già esiste ed è molto gravosa incidendo, nella successione diretta tra genitori e figli (tra imposta principale ed imposte ipotecarie e catastali e presunzione di possesso di mobili, gioielli etc.) con un costo complessivo pari al 7,4 % del valore immobiliare.

I proprietari immobiliari, inoltre, pagano già annualmente un’imposta patrimoniale ordinaria (IMU e TASI) che vale, di per sé, un quarto delle imposte che si affrontano in caso di successione.
Quindi, ogni 4 anni gli immobili-risparmio “scontano” il costo fiscale di una successione, pari come dicevamo al 7,4% in casi di successione diretta.

Va detto che  in Italia l’ imposta ereditaria, che grava, nel suo attuale assetto, principalmente sugli immobili intestati alle persone fisiche (in massima parte abitazioni)  per i quali il carico fiscale complessivo, tra imposta principale (aliquote del 4-6-8 % a seconda delle categorie di eredi )  ed imposte ipocatastali (3%, le quali nell’antico regime erano assorbite nell’imposta principale, mentre ora si cumulano) raggiunge rispettivamente  il 7,4-9,6-e l’ 11,8% della base imponibile immobiliare (sempre rispettivamente alle medesime categorie di eredi), per via delle ipocatastali e della  presunzione di possesso di beni mobili.

Con la riforma del catasto in corso, che innalzerà sensibilmente il valore degli immobili e quindi la base impositiva, l’imposta di successione, già nella forma attualmente esistente, assumerà una portata espropriativa.

L’immobile non è un bene che si possa vendere a fette per pagare le tasse; da qui il rischio di svendita ove si tratti di fare cassa per fronteggiare l’imposta, che equivale ad una parte non irrilevante dell’intero valore.

Più che un inasprimento, occorrerebbe dunque una riduzione dell’impatto dell’attuale successione: ad esempio eliminando le imposte ipotecarie e quelle catastali al fine di equiparare sul piano dell’incidenza fiscale tutte le fattispecie successorie.

Non è solo una questione di equità generale. Questa imposta infatti non è di alcuna utilità sociale, per le casse erariali, perché il suo gettito risulta assolutamente irrilevante (500 milioni, contro i 53 miliardi del gettito della fiscalità immobiliare ed i 425 miliardi di entrate tributarie complessive); mentre per chi vi incappa è una vera tagliola che porta anche alla svendita dei patrimoni per poterla fronteggiare, tanto da assumere dunque una connotazione ideologica e punitiva.
E sicuramente un suo inasprimento sarebbe causa di un ulteriore calo di fiducia nell’investimento immobiliare: è per certo ciò di cui la nostra economia non ha bisogno.

foto presidente 122

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L’evento organizzato dalla Società di Letture e Conversazioni Scientifiche

MARCELLO STAGLIENO RIEVOCATO A GENOVA IL 14 OTTOBRE

Colombo Clerici: “Uomo di grande nobiltà d’animo e rigore intellettuale, semplice e complesso al tempo stesso ma immediato e cordiale amico, depositario di una enorme cultura”

Marcello Staglieno, scomparso a Milano nel maggio dello scorso anno, sarà rievocato martedì 14 ottobre alle ore 18, a Genova, presso la Società di Letture e Conversazioni Scientifiche a Palazzo Ducale dal prof. Franco Contorbia, docente di Letteratura Italiana  all’Università di Genova e da Diego Divano, un giovane studioso della stessa Università che ne sta curando l’archivio.

All’evento è stato invitato il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici che di Staglieno è stato amico ed estimatore: ” Lo ricordo come uomo di grande nobiltà d’animo e rigore intellettuale, semplice e complesso al tempo stesso ma immediato e cordiale amico, depositario di una enorme cultura.”

Di aristocratica famiglia genovese, Marcello Staglieno era nato nel capoluogo ligure il 17 dicembre del 1938.

Giornalista, scrittore, saggista, fu senatore per due legislature, nel 1992 con la Lega Nord e nel 1994 con il Polo delle Libertà.
Fu Vice Presidente del senato Italiano.

Staglieno era intimo di Indro Montanelli, con il quale fondò il Giornale nel 1974 e del quale fu inviato del servizio Cultura sino al 1992, anno in cui lasciò la testata milanese per dedicarsi alla politica.

Scrittore estremamente prolifico, traduttore, curatore di edizioni speciali, le sue opere spaziano dal saggio alla biografia, al romanzo, all’inchiesta politica.

Grandissimo conoscitore delle letterature tedesca e inglese.
I suoi orizzonti spaziavano.

Ha dedicato alcuni saggi anche a Genova e alla Liguria – in occasione del 125° anniversario della Società di Letture e Conversazioni Scientifiche. Ha scritto il saggio “Una rivista per una città” ne “La cultura del sapere”, Antologia della “Rivista Ligure” (1870-1917) (Genova, Costa & Nolan, 1992).

Ma il fulcro dei suoi interessi rimasero sempre i maestri del giornalismo Longanesi e Montanelli, di cui si occupò in numerose pubblicazioni.

Foto archivio: da sin. Giorgio Giudici sindaco di Lugano, Marcello Staglieno Senatore, Achille Colombo Clerici presidente Assoedilizia, Michele Tortora prefetto di Como, in casa a Montorfano di Domingo Merry del Val

Giorgio Giudici, Marcello Staglieno, Achille Colombo Clerici, Michele Tortora, Domingo Merry del Val

 

A s s o e d i l i z i a

Rubrica su IL GIORNO del 27 settembre 2014

« Successioni da “Giallo”.

A proposito del ventilato restyling dell’imposta di successione, smentito proprio l’altro ieri dal vice ministro Luigi Casero, occorre comunque intendersi bene.

Tale imposta, nel nostro sistema fiscale già esiste ed è molto gravosa incidendo, nella successione diretta tra genitori e figli (tra imposta principale ed imposte ipotecarie e catastali e presunzione di possesso di mobili, gioielli etc.) con un costo complessivo pari al 7,4% del valore immobiliare.
Aliquota del 4% per l’imposta principale ed imposte ipocatastali (3 %) che un tempo erano assorbite nell’imposta principale, mentre ora si cumulano con questa.

I proprietari immobiliari, inoltre, pagano già annualmente un’imposta patrimoniale ordinaria (IMU e TASI) che vale, di per sé, un quarto delle imposte che si affrontano in caso di successione.
Quindi, ogni quattro anni gli immobili-risparmio “scontano” il costo fiscale di una successione, pari come dicevamo al 7,4% in casi di successione diretta.

Parlare di ripristino e di introduzione dell’imposta di successione, come ha fatto qualche commentatore, è assai generico e si presta a seri equivoci, visto che l’imposta è già stata ripristinata dopo anni di abolizione.
L’unico caso che conosciamo di abolizione, in via di principio, dell’imposta successoria è quello relativo agli immobili storico-monumentali.

Ma non pensiamo minimamente che ci si possa riferire a questo caso, sia pure nella previsione di un assoggettamento impositivo limitato agli immobili storici produttivi di reddito effettivo.

Sempre per rimanere nella fiscalità immobiliare, l’altro caso di esenzione, ma solo per una fascia di valore, riguarda la franchigia ordinariamente prevista per tutte le successioni: 1 milione per ogni erede discendente in linea retta.

Con la riforma del catasto in corso, che innalzerà sensibilmente il valore degli immobili e quindi la base impositiva, l’imposta di successione, già nella forma attualmente esistente, assumerà una portata espropriativa.

Più che un ulteriore aggravio, occorrerebbe una riduzione dell’impatto dell’attuale successione: ad esempio eliminando le imposte ipotecarie e quelle catastali al fine di equiparare sul piano dell’incidenza fiscale tutte le fattispecie successorie.

Viceversa un suo inasprimento sarebbe causa di un ulteriore calo di fiducia nell’investimento immobiliare: è per certo ciò di cui la nostra economia non ha bisogno.»

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Il Giorno 27.9.2014

MONITORIMMOBILIARE ed. 26 settembre 2014

Assoedilizia mette in guardia contro la possibile svendita di immobili per far fronte alla tassa.
Casa sempre più Bancomat, è il turno delle successioni

F.L.26/09/2014

Allarmi, conferme e smentite su un tema scottante come quello delle imposte di successione. Come sempre quando si tocca il bene principe nell’immaginario italiano, ovvero la casa, è facile mettersi sul chi va là.

Gli italiani sono nella maggioranza proprietari di case, spesso beni acquistati da generazioni precedenti che hanno guadagnato soldo su soldo per costruire il proprio nido di mattoni, e che al momento giusto vorrebbero lasciarlo in eredità ai propri discendenti. I quali a propria volta provengono sempre più spesso da generazioni precarie, che mai potrebbero permettersi l’acquisto di una casa, e che potrebbero vedere l’eredità delle mura domestiche come una sicurezza economica in più.

Cosa succederebbe a tutta questa situazione se, oltre alle tasse pagate in vita – le varie Imu, Tasi, Tari e chi più ne ha più ne metta – anche dopo la morte di una persona cara il valore dell’immobile ereditato dovesse erodersi a causa di un inasprimento del prelievo fiscale, che altro non sarebbe che una nuova, odiosa tassa patrimoniale?

Lo scenario non alletta nessuno, ma il periodo, si sa, è gramo, e un restyling (leggi: aumento) delle imposte di successione sembra alle porte, con l’avvento della prossima legge di Stabilità, nonostante le smentite del ministro dell’economia Padoan e del vice Ministro Casero.

Inoltre, a quanto pare, l’Italia campione di pressione fiscale risulta invece troppo benevola rispetto al resto d’Europa in termini di imposta di successione, quindi la scusa per alzare le aliquote c’è (sorvolando sul fatto che ci sono ben altre aliquote molto più salate che nel resto del Continente, e ignorando qualsiasi volontà di compensazione).

Ma com’è adesso la situazione riguardo la successione ereditaria? Innanzitutto, l’imposta di successione era stata completamente eliminata nel 2001, per essere poi reintrodotta con la legge finanziaria del 2007.

Attualmente la situazione prevede, in caso di eredità o di donazione spontanea di beni, una franchigia di un milione di euro: in altre parole, non si paga nulla se si eredita o si riceve in donazione un ammontare di beni, mobili e immobili, al di sotto di questa cifra.

Sopra il milione di eredità, per la quota eccedente, la successione va pagata a carico dei diversi eredi secondo aliquote diverse. Il 4% è a carico di coniuge, figli e genitori; il 6% a carico di fratelli e sorelle (e in questo caso la franchigia si riduce a 100 mila euro); il 6% è a carico di altri parenti fino al terzo grado, i quali non hanno alcuna franchigia. Gli estranei pagano invece l’8%, mentre in caso il beneficiario sia un portatore di handicap grave, la franchigia cresce a 1,5 milioni di euro. Per ulteriori dettagli, vedere in allegato la guida dell’Agenzia delle Entrate sul tema.

In che modo la prossima legge di Stabilità potrebbe mettere le mani su questa situazione? Rumours parlano di un abbassamento della franchigia per gli eredi diretti da 1 milione a 200 mila euro, e da 100 mila a 30 mila per i fratelli. Si parla poi di un innalzamento delle aliquote, che diverrebbero il 5% per gli eredi in linea diretta, l’8% per gli altri parenti e il 10% per gli estranei.

Questo significherebbe che non solo gli eredi di immobili di lusso o di pacchetti complessi di proprietà, entro il milione di euro, sarebbero considerati abbastanza “ricchi” da poter sottostare ad una patrimoniale di questo tipo. Ma anche il semplice passaggio ereditario di un appartamento di media grandezza di padre in figlio potrebbe portare con sé, oltre al dolore della perdita della persona cara, anche l’amarezza di una grossa tassa.

Per quantificare, su un valore imponibile di 200 mila euro (assolutamente nella media delle abitazioni italiane) un coniuge o un figlio pagherebbero 10 mila euro di tasse, che per l’italiano medio possono corrispondere a oltre sei mesi di stipendio, o un anno di pensione. Il tutto non rateizzabile. E il tutto aggiunto alle imposte ipotecarie e catastali, per le quali, è vero, esistono agevolazioni (almeno per la prima casa), ma non è escluso che il Governo possa voler mettere mano anche a quelle.

Vale davvero la pena accanirsi in questo modo sui cittadini italiani, già vessati da mille altre tasse sulla casa e non solo? Certo, il Governo, nella persona di ministro e viceministro dell’Economia, si sono affannati nei giorni scorsi a negare che qualsiasi ipotesi sia allo studio relativamente alla successione ereditaria.
Ma il tutto resta nella nebbia, e le discussioni continuano a susseguirsi.

L’ultimo commento da parte di Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, che invoca la necessità di “intendersi bene” su questa materia, soprattutto tenendo conto dell’altra riforma in atto, ovvero quella del catasto, che potrebbe influire anche sui valori ereditari degli immobili, mettendo gli eredi nelle condizioni di svendere l’immobile ereditato per far fronte alla tassa, con conseguente ulteriore crollo dei prezzi nel mercato.

“Con la riforma del catasto in corso – spiega Clerici – che innalzerà sensibilmente il valore degli immobili e quindi la base impositiva, l’imposta di successione, già nella forma attualmente esistente, assumerà una portata espropriativa. L’immobile non è un bene che si possa vendere a fette per pagare le tasse; da qui il rischio di svendita ove si tratti di fare cassa per fronteggiare l’imposta, che equivale ad una parte non irrilevante dell’intero valore”.

“Più che un inasprimento – continua Clerici – occorrerebbe dunque una riduzione dell’impatto dell’attuale successione: ad esempio eliminando le imposte ipotecarie e quelle catastali (o sottoponendole a tassazione fissa di 168 euro) al fine di equiparare sul piano dell’incidenza fiscale tutte le fattispecie successorie. Non è solo una questione di equità generale. Questa imposta infatti non è di alcuna utilità sociale, per le casse erariali, perché il suo gettito risulta assolutamente irrilevante (500 milioni, contro i 53 miliardi del gettito della fiscalità immobiliare ed i 425 miliardi di entrate tributarie complessive); mentre per chi vi incappa è una vera tagliola che porta anche alla svendita dei patrimoni per poterla fronteggiare, tanto da assumere dunque una connotazione ideologica e punitiva. E sicuramente un suo inasprimento sarebbe causa di un ulteriore calo di fiducia nell’investimento immobiliare: è per certo ciò di cui la nostra economia non ha bisogno”.

Un appello a fare chiarezza, quindi, dal presidente di Assoedilizia, e da tutti i cittadini italiani.

foto presidente 126

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Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“L’imposta ipotecaria e l’imposta catastale vanno nuovamente assorbite nell’imposta principale di successione.

 *    *    *

A proposito del ventilato restyling dell’imposta di successione, peraltro smentito proprio ieri l’altro dal vice Ministro Luigi Casero, occorre intendersi bene.

Tale imposta, nel nostro sistema fiscale già esiste ed è molto gravosa incidendo, nella successione diretta tra genitori e figli (tra imposta principale ed imposte ipotecarie e catastali e presunzione di possesso di mobili, gioielli etc.) con un costo complessivo pari al 7,4% del valore immobiliare.

I proprietari immobiliari, inoltre, pagano già annualmente un’imposta patrimoniale ordinaria (IMU e TASI) che vale, di per se’, un quarto delle imposte che si affrontano in caso di successione.
Quindi, ogni 4 anni gli immobili-risparmio “scontano” il costo fiscale di una successione, pari come dicevamo al 7,4% in casi di successione diretta.

Pertanto, parlare di ripristino e di introduzione dell’imposta di successione, come ha fatto qualche commentatore, è assai generico e si presta a seri equivoci, visto che l’imposta è già stata ripristinata dopo anni di abolizione. L’unico caso che conosciamo di abolizione, in via di principio, dell’imposta successoria è quello relativo agli immobili storico-monumentali.

Ma non pensiamo minimamente che ci si possa riferire a questo caso, sia pure nella previsione di un assoggettamento impositivo limitato agli immobili storici produttivi di reddito effettivo.

Sempre per rimanere nella fiscalità immobiliare, l’altro caso di esenzione, ma solo per una fascia di valore, riguarda la franchigia ordinariamente prevista per tutte le successioni: 1 milione per ogni erede discendente in linea retta.

Va detto che  in Italia l’ imposta ereditaria, che grava, nel suo attuale assetto, principalmente sugli immobili intestati alle persone fisiche (in massima parte abitazioni)  per i quali il carico fiscale complessivo, tra imposta principale (aliquote del 4-6-8% a seconda delle categorie di eredi )  ed imposte ipocatastali (3%, le quali nell’antico regime erano assorbite nell’imposta principale, mentre ora si cumulano) raggiunge rispettivamente  il 7,4-9,6-e l’ 11,8% della base imponibile immobiliare ( sempre rispettivamente alle medesime categorie di eredi), per via delle ipocatastali e della  presunzione di possesso di beni mobili.

Con la riforma del catasto in corso, che innalzerà sensibilmente il valore degli immobili e quindi la base impositiva, l’imposta di successione, già nella forma attualmente esistente, assumerà una portata espropriativa.

L’immobile non è un bene che si possa vendere a fette per pagare le tasse; da qui il rischio di svendita ove si tratti di fare cassa per fronteggiare l’imposta, che equivale ad una parte non irrilevante dell’intero valore.

Più che un inasprimento, occorrerebbe dunque una riduzione dell’impatto dell’attuale successione: ad esempio eliminando le imposte ipotecarie e quelle catastali (o sottoponendole a tassazione fissa di 168 euro) al fine di equiparare sul piano dell’incidenza fiscale tutte le fattispecie successorie.

Non è solo una questione di equità generale. Questa imposta infatti non è di alcuna utilità sociale, per le casse erariali, perché il suo gettito risulta assolutamente irrilevante (500 milioni, contro i 53 miliardi del gettito della fiscalità immobiliare ed i 425 miliardi di entrate tributarie complessive); mentre per chi vi incappa è una vera tagliola che porta anche alla svendita dei patrimoni per poterla fronteggiare, tanto da assumere dunque una connotazione ideologica e punitiva.
E sicuramente un suo inasprimento sarebbe causa di un ulteriore calo di fiducia nell’investimento immobiliare: è per certo ciò di cui la nostra economia non ha bisogno.

Un Governo che si preoccupi di tutelare l’investimento privato nella casa, alla luce non solo dell’esigenza della sua concorrenzialità economica, ma anche del suo ruolo sociale quale volano della funzione abitativa, non può tralasciare di rivedere la materia relativa a questo tributo. Ma solo per ridurne il complessivo carico fiscale.”

Ambrosetti 2014 presidente 2

Istituto Europa Asia
IEA
Europe Asia Institute

Dichiarazione del presidente di IEA Achille Colombo Clerici:

Nelle giornate del 21 e 22 settembre si è celebrata la  31^ edizione delle Giornate Europee del patrimonio.
Si è trattato di una manifestazione ideata nel 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni europee.

E’ stata un’occasione di straordinaria importanza per richiamare e consolidare, nella coscienza collettiva e di fronte all’Europa, il ruolo centrale della nostra cultura nelle dinamiche sociali italiane ed europee.
Ci si rende conto, ogni giorno sempre più, di come i valori della nostra cultura, della nostra civiltà, non possano essere sacrificati sull’altare di una omologazione che discende anche da politiche unitarie del governo europeo spesso improntate a visioni che trascurano le nostre peculiarità.

Il livellamento, l’omologazione non possono avvenire verso il basso, ma semmai verso l’alto.
E questo nell’interesse di certo non esclusivamente del nostro Paese, ma dell’Europa intera.

In Italia si registra da qualche anno un progressivo venir meno di tradizionali attività, competenze, capacità nei diversi campi dell’artigianato, dell’arte, della agro ed enogastronomia, della creatività.

Anche questi valori concorrono, insieme ai beni culturali sul territorio (dei quali in particolare l’Italia è il Paese maggiormente ricco al mondo, in termini di monumenti, musei, chiese, monasteri, palazzi e castelli, ma anche di beni paesistici e paesaggistici) a costituire il patrimonio italiano “da presentare” al mondo intero.

Essi non vanno pretermessi o dimenticati, ma vanno salvaguardati e potenziati: a fini culturali ed a fini turistici e commerciali.

E’ bene quindi che nel dibattito che riguarda l’atteggiamento politico/amministrativo nel nostro Paese verso tutto quanto è la vera ricchezza nazionale si cominci ad introdurre la categoria concettuale dei beni turistici: nell’intento di promuovere anche l’insieme delle attività, delle tradizioni, delle funzioni, dei beni culturali materiali ed immateriali, in grado di determinare l’attrattività turistica del luogo e dell’ambiente.

Foto d’ archivio: Achille Colombo Clerici con Vittorio Sgarbi

Achille Colombo Clerici con Vittorio Sgarbi

 

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A LUGANO NUOVO UFFICIO OPERATIVO DELLA CAMERA DI COMMERCIO ITALIANA PER LA SVIZZERA

Colombo Clerici: “Iniziativa utile a consolidare, in tempi economicamente non facili, i rapporti tra i due Paesi amici e confinanti”

Giovedì 25 settembre, in occasione dell’apertura del nuovo ufficio operativo della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera a Lugano, rappresentanti delle istituzioni, dell’imprenditoria, della politica si incontrano per confrontare realtà e possibili sviluppi dei rapporti tra le due realtà economiche e culturali confinanti.

Invitato il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici che così commenta: “E’ benvenuta ogni iniziativa utile a consolidare ulteriormente rapporti già buoni, specialmente in un contesto continentale non facile come quello attuale”.

Oltre al Presidente della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, Vincenzo Di Pierri e all’Ambasciatore d’Italia in Svizzera, Cosimo Risi, hanno confermato la loro presenza:

Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia
Marco Borradori, sindaco di Lugano
Emanuele Bertoli, presidente Consiglio di Stato del Cantone Ticino
Fabio Regazzi, presidente della deputazione ticinese alle Camere Federali
Enrico Morando, viceministro italiano dell’Economia e delle Finanze
Claudio Micheloni, senatore, presidente del Comitato per le questioni degli Italiani all’estero
Gianni Farina, deputato, presidente gruppo d’amicizia interparlamentare Italia-Svizzera
Altri esponenti del mondo politico istituzionale.

Fondata nel lontano 1909, la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, con sede a Zurigo, ha notevolmente contribuito al raggiungimento dei positivi risultati, conseguiti di anno in anno, nelle relazioni economico-commerciali italo-svizzere e si è affermata quale riferimento economico – istituzionale fondamentale per tutti i soggetti pubblici e privati che pianificano e realizzano progetti di espansione economica e commerciale dall’Italia sul mercato svizzero e viceversa.

Con i suoi circa 700 Soci la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera è un’associazione indipendente del Codice Civile Svizzero. Il suo compito principale consiste nell’assistenza alle imprese dedite all’interscambio tra l’Italia, Svizzera ed il principato del Liechtenstein.

La Camera senza venire meno al suo ruolo istituzionale, fornisce assistenza alle istituzioni ed alle aziende, muovendosi con criteri imprenditoriali e cercando di massimizzare il ritorno commerciale per la propria clientela.

Foto d’archivio: Achille Colombo Clerici con Roberto Maroni

Ambrosetti 2014 con il Governatore Lombardia Roberto Maroni

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Verso Expo 2015 – Il Giro del Gusto a Roma

La Svizzera riflette su sicurezza alimentare e sostenibilità

Colombo Clerici: “La Confederazione Elvetica si sta dimostrando uno dei partners più affidabili e costruttivi per la riuscita della grande manifestazione”

Si è avviato lunedì 22 e si concluderà venerdì 26 settembre un ampio programma d’attività culturali, scientifiche ed economiche sui temi della sicurezza alimentare e sulla sostenibilità: è questo il ricco menù della seconda tappa del Giro del Gusto che, dopo il successo di pubblico della tappa di Milano nel mese di maggio, è arrivato all’Istituto Svizzero di Roma. La terza tappa è prevista dal 23 al 27 ottobre al Salone internazionale del gusto di Torino. Commenta il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici: “La Svizzera si sta dimostrando uno dei partners più puntuali, affidabili e costruttivi per garantire il successo della grande manifestazione milanese”

Al fine di garantire alla partecipazione della Svizzera all’Esposizione Universale di Milano nel 2015 un effetto duraturo, la Confederazione Elvetica ha organizzato nel corso del 2014 il Giro del Gusto.  Villa Maraini, suggestiva sede dell’Istituto Svizzero di Roma, ospita fino al 26 settembre la seconda tappa del tour itinerante. Il tema portante dell’esposizione universale «Nutrire il pianeta. Energia per la vita» è il punto di partenza ideale per sviluppare una settimana di conferenze e dibattiti incentrate sulla sicurezza alimentare e la sostenibilità, a cui partecipano produttori, consumatori, ricercatori, rappresentanti delle organizzazioni internazionali, studenti e il pubblico.

«L’Istituto Svizzero è un centro di produzione, riflessione e innovazione tra arte e scienza che, anche con questa settimana di eventi, rafforza i legami dinamici fra Svizzera e Italia» sono le parole del Direttore Michele Luminati: «Villa Maraini, luogo di dialogo e di creazione, diventa il centro di questo dibattito durante la seconda tappa del Giro del Gusto».

Gli argomenti trattati spaziano dalla sostenibilità nella produzione alimentare alla «food diplomacy», dal «made in» alla gestione collettiva del territorio fino alla sicurezza alimentare, a cui si aggiungono concerti, letture e viaggi gastronomici. Un festival della Svizzera che accoglie personalità di spicco, quali il vice-presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo Michel Mordasini, il Premio Nobel Alternativo 2013 Hans R. Herren, il sommelier pluripremiato Paolo Basso, il fondatore e presidente di Cuisine sans frontières David Höner e gli scrittori svizzeri Arno Camenisch e Roland Buti.

Le idee e i risultati della tappa romana del Giro del Gusto potranno essere integrati nelle attività del Padiglione Svizzero a Expo 2015. «La tappa romana del Giro del Gusto ci permette di riflettere sulla sicurezza alimentare, sulle possibili soluzioni in grado di rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari e di valutare il ruolo della cooperazione tra differenti attori, cosi come l’apporto delle nuove tecnologie. È questo l’obiettivo della conferenza internazionale organizzata nell’ambito di questa tappa, a cui parteciperanno rappresentanti delle organizzazioni internazionali, del mondo scientifico, ed economico,» ha rilevato l’Ambasciatore di Svizzera in Italia Giancarlo Kessler.

Il Giro del gusto intende pure mostrare che la Svizzera è un paese aperto, creativo e che i due Paesi sono legati da relazioni solide e profonde in molti settori. «La tappa milanese è stata una tappa popolare con la Casa Svizzera al centro della piazza pubblica. La tappa romana è il momento di riflessione del tour itinerante, mentre la tappa conclusiva di Torino sarà incentrata sulla diversità e sulla qualità dei prodotti alimentari al Salone internazionale del Gusto organizzato da Slow Food. Il Giro del Gusto è un elemento importante della nostra strategia di comunicazione internazionale che vuole far scoprire la diversità e i punti di forza della Svizzera nei paesi vicini» ha concluso Nicolas Bideau, capo di Presenza Svizzera del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

La tappa romana del Giro del Gusto è organizzata dall’Istituto Svizzero di Roma, dall’Ambasciata Svizzera in Italia e da Presenza Svizzera del Dipartimento federale degli Affari Esteri in collaborazione con la Rappresentanza permanente della Svizzera presso le organizzazioni internazionali in campo alimentare (FAO, IFAD, PAM).

Nella settimana romana c’è stato inoltre spazio per un appuntamento dedicato all’architettura elvetica. Negli spazi esterni del museo MAXXI di Roma gli architetti dello studio Spillmann Echsle hanno raccontato le proprie esperienze progettuali a partire dalla «House of Switzerland», la Casa Svizzera mobile ideata da Presenza Svizzera del DFAE per far conoscere la Svizzera nel mondo.

foto presidente montagna

Intervista ADNKRONOS, pubblicata il 23 settembre 2014, al presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici sul Decreto che disciplina la formazione degli amministratori di condominio:

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“Assoedilizia esprime apprezzamento e soddisfazione per l’impostazione del decreto a proposito della formazione professionale e l’aggiornamento degli amministratori di condominio.
Il Decreto favorisce la professionalità degli amministratori senza appesantimenti di eccessivi obblighi amministrativi e di eccessive formalità burocratiche.
In linea con il contenuto normativo del Decreto stiamo dunque organizzando un apparato di corsi in tal senso: ed il programma sarà presentato ai primi di ottobre.
Assoedilizia ritiene peraltro corretta l’impostazione concettuale della normativa in questione in merito alla posizione degli amministratori diretti/condomini, che non sono sottoposti all’obbligo di formazione e di aggiornamento.
L’attenzione di Assoedilizia è tuttavia rivolta a fornire anche un servizio informativo leggero e continuo a tale categoria di amministratori, molti dei quali associati alla nostra Organizzazione e utilizzatori dei nostri servizi.
Per quanto concerne la strutturazione dei corsi va rilevato che non dovrebbero esser previsti requisiti particolarmente stringenti per la figura del responsabile dei corsi, ispirandosi il decreto al principio dell’esperienza e delle competenza nella specifica materia.
Nella stessa linea la normativa prevede che il corso comprenda una importante quota di ore dedicate alle esercitazioni.”

Foto: Achille Colombo Clerici con l’A.D. di Assoedilizia Alessandro Panza di Biumo

Achille Colombo Clerici con Alessandro Panza di Biumo