Federico Orlando – Scomparsa – Cordoglio dell’Istituto Europa Asia e di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici

agosto 10, 2014

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
e
Istituto Europa Asia IEA Europe Asia Institute

 

Achille Colombo Clerici ricorda l’antico amico Federico Orlando, giornalista e politico

UN APPASSIONANTE TEMA COMUNE, LA RINASCITA DEL TURISMO ITALIANO

Benito Sicchiero

“Un giornalista e un politico inflessibile, sempre schierato con i diritti dei cittadini con profondità di pensiero, con finezza, garbo, ironia”.

Così Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, ricorda l’antico amico Federico Orlando, scomparso a Roma all’età di 85 anni. Condirettore del quotidiano Europa dal 2008, Orlando in passato ha diretto anche il Giornale insieme a Indro Montanelli.  I due grandi giornalisti fondarono poi il quotidiano, La Voce, impresa nobile e sfortunata.

Molisano, nato nel 1928 a San Martino in Pensilis in provincia di Campobasso, in precedenza Orlando aveva lavorato al Messaggero e al Giornale d’Italia.

Poi il Giornale, con il tormentato addio che gli ha ispirato il libro Il sabato sera andavamo ad Arcore (Larus, 1995), La Voce e infine Europa. Nel 2002 è tra i fondatori di Articolo 21, associazione di giornalisti a tutela della libertà di stampa.

Orlando era stato anche parlamentare, protagonista di una lunga carriera politica. Dopo una militanza nel Partito Liberale Italiano, nel 1996 fu eletto deputato nelle liste del Pds, Partito Democratico della Sinistra, per poi passare prima all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e successivamente ai Democratici, il partito con il simbolo dell’asinello fondato da Romano Prodi. Infine, l’adesione prima alla Margherita di Francesco Rutelli, poi ai Radicali. Molte le sigle, immutati i principi liberal che ha sempre propugnato.

Pochi mesi or sono Orlando e Colombo Clerici avevano dialogato su un tema di grande attualità, il turismo in Italia. Sul quotidiano Europa Orlando, rispondendo a un lettore che gli segnalava la chiusura del Grand Hotel Le Palme di Palermo, “un altro pezzo della “nobile Italia (dimenticata definizione di Dante) che se ne va”, ricordava il Grand Hotel quale piccolo crocevia della storia avendovi dimorato personaggi come Wagner (che ivi completò il Parsifal e abbozzo’ “Tempo di Porazzi”: l’ultima composizione del grande genio musicale che la suono’ al pianoforte il giorno prima di morire, l’anno dopo a Venezia ),  Crispi, Lucky Luciano ed avendo ospitato vertici di piccoli e grandi politici che hanno fatto parte della storia d’Italia. E si rivolgeva al presidente di Assoedilizia Colombo Clerici   che in un’intervista a Radio Vaticana ricordava dati e cause della crisi del turismo in Italia, discesa in pochi decenni dal primo al quinto posto nel mondo nonostante resti, sempre nel mondo, la meta preferita.

Se, pur desiderandolo, molti turisti non vengono in Italia, tra le cause andrebbero elencate l’impreparazione degli operatori turistici e la incapacità dei governanti di elaborare una seria politica per il turismo, che è il petrolio italiano.

Condivideva in toto Colombo Clerici che, così rispondendogli, integrava l’analisi: “Caro Federico, ho letto la tua risposta sulla questione del turismo nel nostro Paese; ne parlo perché con l’Istituto Europa Asia, che presiedo, seguo l’argomento da tempo.

Questo, che dovrebbe essere un tema dominante nel dibattito sull’economia italiana, è assolutamente trascurato. Mancano una visione programmatoria generale, una qualsivoglia politica turistica, un qualsivoglia progetto di organico impiego degli asset cultural-artistico-monumental-paesistici di cui siamo ricchi.

Ma tant’è: questo è rimasto il campo del “fai da te” in cui ciascuno si coltiva il proprio orticello, fin che può, contando sul grande volano della storia, della bellezza, della cultura che abbiamo alle spalle e tutt’intorno a noi.

Altri Paesi europei, anche se meno dotati del nostro quanto a ricchezze di beni culturali, sono riusciti ad occupare i gangli vitali della politica turistica continentale, in qualche caso egemonizzando il settore. Da noi i grandi flussi turistici provenienti dai Paesi emergenti, gestiti come sono prevalentemente da Francia e Germania, arrivano marginalmente. Rimane il turismo domestico che oggi risente pesantemente della generale crisi economica. Ma anche la promozione dell’immagine-Italia, da quando si è introdotta la competenza regionale in materia turistica, si è frammentata ed in definitiva risulta grandemente ridimensionata. Non c’è nemmeno un grande tour operator in grado di concludere con l’estero opportuni accordi di collaborazione reciproca.

Che ne sarà degli oltre cento milioni di nuovi turisti che nei prossimi due o tre anni si affacceranno sul mercato turistico internazionale? Quanti ed in che modo riusciremo a “catturarne”? Chi se ne sta occupando? Almeno c’è Expo 2015, con il suo appeal: ben venga e facciamone tesoro, a livello nazionale. Con amicizia Achille”.

foto presidente 105

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