Equo Canone Mascherato – “Il Giorno” del 2 agosto 2014 – Rubrica Assoedilizia/Achille Colombo Clerici

agosto 2, 2014

Attorno al capezzale dell’immobiliare moribondo si affannano cerusici di vario genere: chi propone placebo, chi salassi, chi direttamente l’arsenico.

Una cura veramente efficace nessuno la propone.

Gira l’idea che per le case nuove o ristrutturate messe in vendita potrebbero introdursi detrazioni fiscali nella misura del 20% del prezzo, a condizione che l’acquirente destini per 8 anni la casa alla locazione abitativa a canoni concordati.

Una specie di legge Tupini del 1949 (l’esenzione venticinquennale dall’imposta fabbricati per le case affittate, insieme al piano Fanfani per le case popolari, permise di risolvere i problemi della ricostruzione postbellica e delle grandi migrazioni del secondo Dopoguerra) che, per invogliare gli investimenti, invece di agire sulla tassazione del reddito, agisce sulla riduzione del costo d’acquisto.

Chissà, si pensa, che non si riesca a collocare qualcuna delle oltre 200 mila abitazioni che oggi costituiscono l’invenduto edilizio in mano ai costruttori.

Il meccanismo certamente permette a questi ultimi di vendere l’immobile al prezzo più alto, ma, al tempo stesso espone l’acquirente ad un maggiore indebitamento per mutuo bancario ed alla necessità di far fronte ad un maggior esborso di contante per la quota eccedente la copertura del mutuo stesso.

Maggior costo dunque nell’immediato e semplice eventualità della detrazione, ove possibile.

L’ ancoraggio continuo al mito dei contratti agevolati, poi, è una palla al piede che il legislatore non riesce a scrollarsi di dosso, ad onta di qualsiasi ragione di buon senso: chi oggi investe ex novo in un immobile soggetto ad un regime che riproduce nella sostanza economica le logiche dell’equo canone, sia pure con il contentino dell’agevolazione fiscale?

Immaginiamo dunque “pacchetti” di case in vendita con inquilino incorporato, magari “di comodo”.

Se poi non si riesce a locare o se nel corso del contratto agevolato, la cui durata comunque è di 5 anni (mentre l’impegno resta per 8), si perde l’inquilino, se ne va anche la “riduzione” del prezzo d’acquisto.

Resta inoltre da capire se questa agevolazione si applicherà solo alle persone fisiche, come avviene per le opere di ristrutturazione edilizia, o anche alle società, visto che queste ultime  rimangono ormai come gli unici e scarsi investitori negli immobili.

foto presidente Chiavari

Il Giorno

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