ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
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Istituto Europa Asia IEA. Europe Asia Institute

Tra i patrocinatori della mostra, che sarà allestita da Asmi-The Association for the Study of Modern Italy, Assoedilizia, Istitute Europa Asia, Amici di Milano, Società Storica Lombarda, Asages e un comitato di famiglie milanesi

EXPO, MOSTRA SUL “TESTIMONIAL” « IO, LIONARDO DA VINCI »

Il programma annunciato da Paola Caroli e Alba Osimo, direttrice e direttrice vicaria dell’Archivio di Stato di Milano. Colombo Clerici: “E’ l’italiano, il “milanese” che più di altri nel mondo vuol dire Italia”

“Io, Lionardo da Vinci, in qualità di testimone, come sopra sottoscrivo” è l’unica firma al mondo di Leonardo – con la “i” al posto della “e” – redatta con questa formula (un’altra firma libera, “magistro fiorentino in Milano”, è conservata nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano) apposta in calce al contratto per la realizzazione della celebre Vergine delle Rocce il 25 aprile 1483, davanti al notaio assieme ai committenti, i fratelli Evangelista e Giovanni Ambrogio De Predis. Nel documento sono minuziosamente descritti tempi e modalità di esecuzione dell’opera, compresi i colori e le vesti dei personaggi. Il compenso fu di 800 lire, circa 136.000 euro di oggi.

Come annunciano Paola Caroli e Alba Osimo, direttore e direttore vicario dell’Archivio di Stato di Milano, organo istituzionale del Ministero per i Beni Culturali, è il gioiello della mostra su Leonardo da Vinci a Milano al tempo del duca Ludovico il Moro allestita da Asmi-Association for the Study of Modern Italy dal titolo “Io, Lionardo da Vinci …” con l’intento dare un contributo alle opportunità offerte agli ospiti visitatori che affluiranno a Milano per Expo.

Tra i patrocinatori dell’iniziativa Assoedilizia, Amici di Milano, Istituto Europa Asia, presidente Achille Colombo Clerici; la Società Storica Lombarda, presidente Luigi Orombelli; Asages-Associazione Archivi Gentilizi e Storici, presieduta da Manfredi Landi di Chiavenna e un comitato di famiglie milanesi.

La mostra, che sarà allestita nei mesi di maggio-ottobre, nelle sale restaurate e affrescate (una con opere del ‘600) della ex Sovrintendenza Archivistica per la Lombardia, in via Senato a Milano – ex Collegium Helveticum – prevede l’esposizione di 4 documenti:

1) contratto della Vergine delle Rocce in particolare con l’allegato recante la firma di Leonardo, 1483 aprile 25;
2) nota di ingegneri e architetti ducali tra i quali compaiono Bramante e Leonardo, s.d.? [1490-1500] Milano;
3) lettera di Ludovico il Moro a Marchesino Stanga con un ‘Memoriale delle cose che si hanno a fare’; si parla nel 5° capoverso di Leonardo e del Cenacolo in Santa Maria delle Grazie, 1497 luglio 30, Milano;
4) privilegio di Ludovico il Moro in favore di Santa Maria delle Grazie, 1497 dicembre 4, Milano.

L’intento è quello di offrire una visibilità della comunanza di luoghi di “lavoro e espressione”, della relazione tra Milano, i suoi duchi e due grandi protagonisti del Rinascimento – Bramante e Leonardo – ponendo il focus su:
– la famosa firma di Leonardo davanti al notaio, unica al mondo;
– la presenza a Milano di Leonardo e Bramante, che lavorano alle Grazie;
– i lavori al Cenacolo alle Grazie, una delle immagini di Expo;
– l’interesse dei duchi di Milano, Ludovico e la moglie Beatrice, per Santa Maria delle Grazie; tanto da far pensare di erigervi il loro mausoleo.

La rassegna è occasione irripetibile per presentare al pubblico italiano e internazionale (link sul sito dell’Archivio in arabo, cinese, giapponese, inglese, russo e spagnolo) i misconosciuti tesori conservati nei 40 chilometri di documenti dell’Archivio di Stato. I più belli visivamente, con molte e preziose miniature, sono: i peccati capitali (Accidia, Avarizia, Invidia); il Codicetto di Lodi; il San Gerolamo: il Codice Persiano; il libro delle Sete; il sigillo della Colombina del periodo sforzesco; il sigillo in ceralacca di Caterina, zarina di Russia; le iniziali miniate di Bianca Maria Visconti, di Francesco Sforza, di Ludovico il Moro; i contratti matrimoniali ebraici; la mappa del ghiaccio, bellissimo acquarello del 1570 ca; le maschere italiane di Mascagni: la scelta è ovviamente caduta sulla maschera di Milano.
E’ prevista inoltre la realizzazione di 2 calendari da tavolo per il 2016, con brevi presentazioni in italiano e inglese: il primo dedicato agli autografi (Leonardo, Bramante, Caterina di Russia, Lorenzo de Medici, Napoleone, Piermarini, Canova, Hayez, George Sand, Foscolo, Dumas padre, Puccini, Verdi); il secondo dedicato alle miniature.

“Anche se nato in Toscana e deceduto in Francia – commenta Colombo Clerici – Leonardo può essere a giusta ragione definito milanese. Qui ha vissuto a lungo ed ha realizzato quasi tutte le sue opere più importanti. E’ l’italiano che all’estero, assieme a Giulio Cesare, più rappresenta il nostro Paese; come risulta da una ricerca dell’Istituto Europa Asia. Ed è l’immagine su cui puntare per promuovere l’Italia nel mondo”.

Luigi Orombelli dichiara:
“La Società Storica Lombarda appoggia con gioia questa iniziativa, perché vede in Leonardo il personaggio capace di mettere l’accento sulla storia di Milano e della Lombardia nella sua proiezione a livello mondiale”.

Foto:
– Il documento
– Achille Colombo Clerici con Paola Caroli ed Alba Osimo
– con Luigi Orombelli
– con Manfredi Landi di Chiavenna

Achille Colombo Clerici con Alba Osimo esamina il documento Leonardo da Vinci

Achille Colombo Clerici con Paola Caroli e Alba Osimo

Colombo Clerici con Luigi Orombelli

Colombo Clerici con Manfredi Landi di Chiavenna

 da destra Domingo ed Elena Merry del Val, Achille e Giovanna Colombo Clerici
da destra Domingo ed Elena Merry del Val, Achille e Giovanna Colombo Clerici

 

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Avvicendamento al vertice del Consolato Generale Usa a Milano

Passaggio di consegne al nuovo Console Generale, Ambasciatore Philip Reeker

MILANO, COLOMBO CLERICI saluta il Console Generale degli Stati Uniti d’America a Milano Kyle Scott e rivolge un indirizzo di benvenuto all’ Ambasciatore Philip Reeker.

In occasione della ricorrenza della Festa Nazionale Statunitense che si celebrerà prossimamente per festeggiare il giorno dell’Indipendenza (4 luglio 1776) – Invitato dal Console Generale a Milano Kyle Scott e dalla consorte Nevenka Furjan Scott, il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

Questo evento segna il termine del mandato del Console Generale Scott, che lascerà l’Italia a fine luglio.

Contemporaneamente, avrà luogo la presentazione del prossimo Console Generale, l’Ambasciatore Philip Reeker, che inizierà il suo mandato a settembre.

Nel messaggio di commiato al Console Kyle Scott, Colombo Clerici scrive: “In occasione dell’ avvicendamento alla guida del Consolato Generale Usa a Milano e del Suo commiato dalla nostra città desidero esprimerLe, in uno con l’augurio di ogni successo e soddisfazione nello svolgimento della Sua carriera diplomatica, i sensi della mia personale stima ed amicizia, e dell’apprezzamento che la Sua opera, in anni di assidua e costruttiva presenza tra noi, ha unanimamente riscosso fra quanti hanno avuto il privilegio e l’onore di conoscerLa.”

Foto: Achille Colombo Clerici con la moglie Giovanna

Achille Colombo Clerici con la moglie Giovanna 3

Dei tagli alla spesa pubblica abbiamo già parlato.

Sull’altro versante, non ci devono essere più alibi per il mondo politico e per l’amministrazione.

Per abbattere il debito pubblico e ridurne il costo, è necessario che lo Stato e gli enti pubblici (locali e non) pensino a dismettere l’immenso patrimonio di proprietà pubblica, mobiliare ed immobiliare; patrimonio creato dal pubblico a spese delle imposte pagate nel tempo dai contribuenti.

Tale patrimonio comprende immobili (edifici e terreni, strumentali e non) e partecipazioni in società commerciali, industriali, di servizi.

Il valore di libro dei soli immobili ascende a 191 miliardi di cui l’80% appartenente agli enti locali; ma il valore effettivo supera i 400 miliardi.

C’è una via semplice e lineare: questi beni vanno dismessi e monetizzati attraverso il loro conferimento in appositi fondi (gestiti da Sgr-società di gestione), creando un sistema di titoli e warrants rappresentativi dei beni stessi : titoli che andranno collocati nel mercato del risparmio diffuso, attraverso apposite offerte di sottoscrizione ai risparmiatori, destinando nel contempo il ricavato direttamente alla riduzione dell’indebitamento pubblico.

In molti casi la redditività dei beni rappresentati non è immediata; basti pensare allo stato di degrado in cui si trovano molti immobili pubblici da dismettere o alle dismissioni funzionali ed alle conseguenti varianti urbanistiche. Al fine di rendere economicamente competitivo l’investimento in questi titoli, è dunque necessario incorporare la redditività stessa nel prezzo di collocamento, in modo tale da renderlo appetibile.

Per esigenze temporali connesse alla finalità di un tempestivo abbattimento del debito, la valorizzazione dei beni potrà seguire il loro conferimento nei fondi.

In tal modo potranno esser conferiti utilmente nel fondo anche immobili dalla scarsa o nulla redditività diretta, come ad esempio quelli destinati all’attività istituzionale degli enti pubblici.

Verrà a crearsi un mercato di tali titoli, in cui i valori potranno apprezzarsi man mano che la gestione dei beni porterà gli stessi ad una valorizzazione economica.

Un sistema di Sgr (Società di gestione del risparmio) dovrà attivarsi per gestire al meglio i fondi stessi, al fine di realizzare nel tempo anche una redditività diretta dei beni.

Lo Stato e gli enti pubblici conferenti, ove mantenessero in portafoglio una quota dei titoli emessi, con la rivalutazione degli stessi nel tempo, potrebbero anch’essi beneficiare di un vantaggio patrimoniale.

E’ opportuno aggiungere che tale forma di dismissione, a differenza della cessione materiale dei beni, non avrebbe interferenze negative sul mercato immobiliare, in quanto non produrrebbe un repentino accrescimento dell’offerta immobiliare.

Quindi, non dismissioni attraverso cessioni materiali dei beni a singoli operatori, (procedura che porta spesso, come conseguenza, alla “svendita”), ma creazione di un sistema di titoli di proprietà dei beni pubblici, posseduti dai cittadini italiani assieme al pubblico.

Ed il ricavato dal collocamento dei titoli, ripeto, andrà rigorosamente destinato in via diretta ed esclusiva al ripianamento del debito.

foto presidente Venezia 7

 

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 Conferenza di Franco Zambelloni all’assemblea annuale della Carlo Cattaneo a Lugano

LA CRISI DELL’IDENTITA’ DEI POPOLI E DELLE PERSONE Colombo Clerici: “L’Associazione Carlo Cattaneo, per la difesa, la tutela e la promozione della lingua e della cultura italiane, come fattori di identità, anche dei ticinesi.”

 Benito Sicchiero

L’identità dei popoli è in crisi: per l’omologazione  travolgente dovuta alla mescolanza delle genti e dei prodotti, per i  mezzi di comunicazione di massa che diffondono i medesimi messaggi, la medesima cultura;  e soprattutto per il cambiamento costante cui è naturalmente sottoposta. Il mondo occidentale trae il concetto di democrazia dall’antica Atene: ma sarebbero ammissibili oggi la schiavitù, l’emarginazione femminile, il voto per censo? Si aggiunga l’immigrazione di etnie che, forti di una “loro” identità, rifiutano l’integrazione. L’identità resiste solo nelle piccole comunità che pagano comunque lo scotto dell’intolleranza e del conformismo. E la crisi vissuta dai popoli vale anche per il singolo individuo.  

Questa, in estrema sintesi, la risposta dal filosofo prof. Franco Zambelloni (lui preferisce definirsi insegnante di filosofia) a “L’identità: le radici del passato e l’incertezza del futuro”, tema della conferenza attualissima (basti pensare al referendum svizzero dello scorso 9 febbraio vinto dagli anti-immigrazione) organizzata a Lugano dell’Associazione Carlo Cattaneo con il centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura, il Patrocinio del Municipio di Lugano e del Consolato Generale d’Italia a Lugano a conclusione dell’assemblea annuale dell’Associazione.

Il tema della conferenza nasceva  dalla riflessione sul fatto che, come ogni persona, così anche ogni nazione ha bisogno di identità; come ciascuna persona, ogni nazione può sentirsi attaccata e vuole difendere la sua identità minacciata. L’identità, tuttavia, sia del singolo, sia della nazione, è un processo dialettico che richiede un costante rapporto con se stessi e con l’ ”altro” e non si conquista, né con la forza, né con la ragione, ma con il sentimento e l’ affezione.

Franco Zambelloni, lombardo di origine, è stato dapprima assistente ordinario di Storia della filosofia all’Università di Pavia, poi docente di pedagogia e filosofia alla Scuola Magistrale di Lugano e di filosofia al Liceo di Mendrisio. Nelle sue pubblicazioni si è occupato di filosofia, pedagogia e aspetti culturali del Ticino.  

L’Associazione culturale presieduta da Paolo Grandi, che ne ha illustrato storia e obiettivi, è stata costituita nel 1992, su ispirazione di Giovanni Spadolini, per parte italiana dall’ambasciatore Salvatore Zotta e da Achille Colombo Clerici che ha guidato la compagine di fondatori italiani e, per parte svizzera, da Franco Masoni Fontana, che ne assunse la prima presidenza, Paolo Grandi, Riccardo Moscatelli; al fine di promuovere le relazioni culturali fra Svizzera e Italia nell’ambito letterario, artistico, sociale, economico, commerciale e politico; offrendo ai soci e al pubblico conferenze, incontri, dibattiti, studi, ricerche, pubblicazioni e contribuendo all’organizzazione di premi, borse di studio e iniziative diverse, tra cui la pubblicazione di 70 quaderni sulle più diverse tematiche comuni ai due Paesi.  “E per la difesa e la tutela – sottolinea il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici richiamandosi al tema della conferenza – della cultura e della lingua italiana, quali determinanti fattori di identità del popolo”.

Tra i soci fondatori nomi illustri del patriziato e dell’alta borghesia lombarda: oltre a Colombo Clerici, Gaetano Barbiano di Belgiojoso, Angelo Caloia, Alberto Falck, Bernardo Negri da Oleggio, Eugenio Radice Fossati, Salvatore Zotta (ambasciatore).   

L’Ambasciatore d’Italia a Berna Cosimo Risi, presente con il Console generale a Lugano ministro Marcello Fondi ed altre personalità, ha portato il tema identità e integrazione all’attualità.

Per quanto riguarda la Svizzera e l’Unione Europea che la circonda, mentre cresce l’ostilità dei cittadini elvetici a una maggiore integrazione nella UE (solo il 17%, è stato detto, è favorevole), le istituzioni tentano di ricucire in maniera organizzata una serie di accordi bilaterali.

Una soluzione auspicabile per l’intero continente sarebbe una unione di Stati e di popoli, mantenendo le diversità. 

foto:
– Achille Colombo Clerici con Franco Masoni Fontana
– con l’amb. Cosimo Risi
– con il ministro Marcello Fondi
– con Paolo Grandi
– con Giampaolo Bossi Fedrigotti

 

 Achille Colombo Clerici con Franco Masoni Fontana

Achille Colombo Clerici con l'amb. Cosimo Risi

Achille Colombo Clerici con il ministro Marcello Fondi

Achille Colombo Clerici con Paolo Grandi

Achille Colombo Clerici con Giampaolo Bossi Fedrigotti

 Grandi e Zambelloni

Giovanna Masoni Brenni, Paolo Grandi, Franco Zambelloni
Giovanna Masoni Brenni, Paolo Grandi, Franco Zambelloni

Giovanna Masoni

 

 

 

La corsa al rialzo del debito pubblico prosegue incessante, isterilendo i sacrifici sostenuti in questi anni dagli italiani in termini di aumento di tasse e tributi, tagli agli stipendi e ai servizi – il cui costo in compenso aumenta – e quant’altro.

Dai 1.906 mld del 2011, ai 1.988 del 2012, ai 2. 076 del 2013; e al momento in cui scriviamo (mattina del 9 maggio) l’orologio del debito pubblico pubblicato da diversi siti (ItaliaOra, Istituto Bruno Leoni ecc.) segnala 2.147 mld.

Né possiamo consolarci con l’aumento del Pil; che pure sarebbe necessario, almeno nella misura dell’1%, per l’equilibrio dei nostri conti e che è invece in calo da anni, compreso il primo trimestre 2014.

Oggi il rapporto debito-pil ha superato il 133%, il secondo in Europa dopo la Grecia.

Con una sensazione di preoccupazione ci si chiede cosa continui ad alimentare la valanga.

Se consideriamo la spesa primaria corrente annua dello Stato vediamo che essa è di 670 mld (56% Pil ), compresi 130 mld di spesa sanitaria.

130 mld vanno ascritti alla spesa per beni e servizi. Al proposito si impone una prima considerazione: è necessario ridurre quantità e prezzi (in Germania la percentuale è del 4,7, in Italia del 5).

E ancora: lo Stato datore di lavoro sborsa per i propri dipendenti (circa 4 milioni) 160/170 mld.
Occorre una decisa operazione di efficientamento articolata secondo lo schema:
– operare il decentramento della spesa;
– rendere più efficienti i servizi;
– sopprimere gli enti inutili

Infine, lo Stato generoso versa sotto voci varie 380 mld di contributi a famiglie ed imprese.

C’è poi il capitolo enti locali (Regioni, Comuni e fino a ieri Province). I vincoli di stabilità di bilancio e di spesa posti dall’Europa obbligano molte pubbliche amministrazioni a dar vita ad una miriade di società controllate, per l’esercizio di attività che diversamente potrebbero esser di diretta competenza di tali enti. Altro spreco di denaro pubblico, quindi. Mentre le stesse amministrazioni, quando sono in attivo, sempre a causa dei vincoli comunitari non possono impiegare le risorse finanziarie pure a disposizione per realizzare, ad esempio, opere pubbliche capaci di contribuire a dar slancio all’economia della zona.

Per un controllo sull’utilità effettiva della spesa pubblica evitando inefficienze e sprechi è stata messa in campo la cosiddetta spending review, oggi guidata da Carlo Cottarelli.
Confidiamo di vedere presto qualche risultato concreto nei singoli campi sopra indicati.

foto presidente

Il Giorno 14.6.2014

A s s o e d i l i z i a
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L’unica firma conservata nell’Archivio di Stato di Milano

UNA RASSEGNA SU LEONARDO DA VINCI IN OCCASIONE DI EXPO

Colombo Clerici: “E’ l’italiano, il “milanese” che più di ogni altro nel mondo vuol dire Italia”

Assoedilizia e Amici di Milano, presidente Achille Colombo Clerici, Asages-Associazione Archivi Gentilizi e Storici presieduta da Manfredi Landi di Chiavenna e un comitato di famiglie milanesi riunite in Amici di Milano sono tra i promotori della rassegna dedicata a Leonardo da Vinci – questo il nome completo autentico del nostro genio rinascimentale – che l’Archivio di Stato organizzerà il prossimo anno, in occasione dei sei mesi di Expo, in alcuni locali dell’antico “Collegiun Helveticum” in via Senato a Milano, attualmente in corso di ristrutturazione.

Lo hanno annunciato Paola Caroli e Alba Osimo, direttrice e direttrice vicaria dell’istituzione, organo del Ministero per i Beni Culturali.

Gioiello della mostra il contratto per la realizzazione della celebre Vergine delle Rocce che Leonardo firmò il 25 aprile 1483 davanti al notaio assieme ai committenti, i fratelli Evangelista e Giovanni Ambrogio De Predis.

Nel documento sono minuziosamente descritti tempi e modalità di esecuzione dell’opera, compresi i colori e le vesti dei personaggi.

Ed è in questo eccezionale documento che emerge l’unicità: la firma “Leonardo da Vinci”, appunto, la sola al mondo – a quanto risulta – in cui l’autore della Gioconda (conosciuta all’estero come Monna Lisa) indica se stesso: in un altro caso, anche questa unica testimonianza, la firma è “magistro Leonardo fiorentino in Milano”, conservata nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano, assieme al Codice e ad altra eccezionale documentazione.

“Anche se nato in Toscana e deceduto in Francia – commenta Colombo Clerici – Leonardo può essere a giusta ragione definito milanese.

Qui ha realizzato quasi tutte le opere più importanti.

E’ l’italiano che all’estero, assieme a Giulio Cesare, rappresenta il nostro Paese, come risulta da una ricerca dell’Istituto Europa Asia.

Ed è l’immagine su cui puntare per promuovere l’Italia nel mondo”.

Dai 40 chilometri di documentazione attualmente custoditi nell’archivio di via Senato verrà scelto il fior fiore da presentare al pubblico: la nota sugli ingegneri e gli architetti ducali in cui si fanno i nomi di Leonardo e di Bramante, il privilegio che lo Sforza concesse a Santa Maria delle Grazie, un documento che racconta la Milano di allora: la lettera che il duca inviò all’”esattore” di corte, Marchesino Stanga, un elenco di cantieri aperti in città, che contiene pure un sollecito a Leonardo a completare il Cenacolo.

E ancora un codice persiano del ‘600, i contratti di matrimonio ebraici ed altri tesori. Un patrimonio che è doveroso far conoscere ai milioni di turisti che giungeranno a Milano per Expo e che rappresenterà uno stimolo a visitare l’Italia e ad apprezzarne e rispettarne l’ineguagliabile civiltà.

Foto:

– Achille Colombo Clerici con Alba Osimo esamina il documento “Leonardo da Vinci”
– con Paola Caroli e Alba Osimo
– con il past President di Amici di Milano Bernardo Negri da Oleggio e Giuseppe Barbiano di Belgiojoso
– Con Giancarlo Mazzuca Direttore de “Il Giorno”

Achille Colombo Clerici con Alba Osimo esamina il documento Leonardo da Vinci

Achille Colombo Clerici con Paola Caroli e Alba Osimo

Achille Colombo Clerici con Bernardo Negri da Oleggio 2Achille Colombo Clerici con Giuseppe Barbiano di Belgiojoso 2

Achille Colombo Clerici con Giancarlo Mazzuca Direttore de Il Giorno

sala Archivio di Stato MilanoXXIII INCONTRO DI CAIDATE 2014

 

A s s o e d i l i z i a
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BUILDING THE REAL FUTURE

“Futuri scenari dei luoghi in cui vivere, lavorare, divertirsi” Prima edizione – Rödl & Partner, giugno 2014 – Convegno patrocinato dal Corriere della Sera

 Intervento di Alberico Barbiano di Belgiojoso per Assoedilizia.

 *     *     *

Il “valore” derivante dalla Qualità Urbana e dal rapporto efficace tra Innovazione e Conservazione nella città

Il mio contributo, di studioso di Progettazione Urbana e di Paesaggio, riguarda il fatto che il “modo di vivere”, la qualità di vita negli edifici, perciò il loro stesso valore immobiliare, dipendono molto dalle condizioni del contesto in cui sono collocati, nello spazio urbano, e nello spazio extraurbano, nel paesaggio, e dai rapporti che, nella vita di tutti i giorni, nelle visuali verso l’esterno, nelle condizioni cosiddette “ambientali”, ecc , creano le “connessioni” fra la casa e l’ “intorno” , e questo “contesto”.

A questo si può, ed è necessario, dedicare attenzione, c’è spazio per realizzare miglioramenti, condizioni di miglior qualità, ma occorre lavorarci.

Vi sono alcune questioni concettuali e di metodo, da chiarire, per sviluppare questo lavoro:

 – appurare in cosa consiste realmente, per le persone, la Qualità Urbana, cioè la qualità della vita e dell’ambiente, quanto conta la presenza di edifici storici, di luoghi d’arte, sia vicini all’abitazione che in punti più lontani facilmente raggiungibili, e la presenza del verde, ma anche la presenza di intensità di vita e di attrezzatura urbana, negozi, luoghi di svago, e d’altra parte anche la tranquillità, l’isolamento, il silenzio, e naturalmente la distanza a cui si trova il mezzo pubblico, e a cui si trovano le “strade commerciali”;

– appurare come si riesce a valutare il “vivere bene”, come viene percepito, e come si può misurarlo; come viene effettivamente utilizzato l’ambiente, come “lo si vive” nella casa, e come fuori, quali sono le cose che contano, le caratteristiche che interessano, nello “spazio immediato”, nelle strade, nei punti che si frequentano, e anche nella città nel suo insieme, nelle attrazioni che questa offre, nel significato che si individua nelle caratteristiche dello spazio urbano, nelle attrezzature di cui possono usufruire, e come le si conoscono; e infine, naturalmente, come questo sistema di ambiente e di vita, può venire organizzato, nell’intricato insieme di politiche e strategie urbanistiche e ambientali.

Tutte questioni che la Progettazione Urbana, opportunamente organizzata, è in grado di individuare.

E invito voi, noi, quando studiamo questi “scenari futuri”, a guardare a questi fatti, e a badare a come i responsabili, le Amministrazioni Comunali, li curano, li trasformano, e a inserire nelle vostre iniziative immobiliari, anche le attività per migliorare l’ambiente urbano.

Nelle città queste questioni dipendono essenzialmente dai rapporti che si riescono ad instaurare fra i diversi operatori; si tratta infatti non di progettazione, ma di lavoro sugli “attori” che provocano la trasformazione e la Qualità della città:

– la Pubblica Amministrazione, con i suoi Piani e le sue norme,
– gli operatori immobiliari, che decidono se, dove, e come intervenire,
– gli esercenti dei negozi e servizi, che aprono attività dove ne vedono la convenienza, e fanno “vivere” le strade e le piazze,
– i residenti e i visitatori, che scelgono dove fare gli acquisti, frequentare i ristoranti, i bar, ecc.

E dipendono dai “meccanismi urbani”, che sono i modi in cui la realtà urbana, e cioè i vari “operatori”, reagiscono alle norme; quali effetti queste generano, che non sono affatto scontati, e che si conoscono meno di quanto sembri; a volte gli “effetti” sono diversi dalle intenzioni di chi ha deciso le norme.

Faccio degli esempi di operazioni in cui mi sono trovato a lavorare, sia per la messa a punto di concetti e metodi, sia nell’organizzare sperimentazioni dirette e progettuali.

Il Centro Storico di Genova

Il Centro Storico di Genova è un patrimonio gigantesco e meraviglioso, palazzi di notevoli dimensioni, con grandi spazi comuni, atrii e scaloni, perfettamente conservati, ed anche all’interno grandi sale eccezionali, ma nella stramaggioranza dei casi molto male usati, degradati, decaduti, usati a livelli economici molto bassi.

Un maggiore recupero di questo patrimonio porterebbe un grande aumento di valore: diretto per i palazzi stessi, ma anche indiretto per tutto l’insieme, con benefici anche ad altri, compresi quelli già restaurati; e produrrebbe anche l’innesco di “effetti indotti” di “autorestauro”; cioè i proprietari troverebbero stimoli e motivazioni concrete per migliorare l’attività di manutenzione.

Io ho avuto due occasioni di studiare il fenomeno, e di mettere a punto criteri di intervento, diretti e indiretti.

Nel Centro Storico, nella zona del Carmine, ma inserito in un’operazione coordinata per l’intero Centro Storico, abbiamo studiato un intervento che definirei “strutturale”, che cioè voleva utilizzare i compiti assegnatici con l’incarico del Comune, per fermare il processo di degrado, anzi invertirlo; non limitarsi cioè al restauro e all’imbellettamento, ma individuare le cause del degrado, e introdurre interventi che potessero fermare e invertire il processo; oltre naturalmente a dare prescrizioni progettuali per il restauro.

Il degrado è causato dalla mancata manutenzione, che è dovuta a costi non coperti dall’introito degli affitti.

Abbiamo individuato degli interventi per “rigenerare”.

Abbiamo operato delle analisi delle trasformazioni che avevano subito i negozi; molti erano chiusi, che prima funzionavano.

A monte avevamo dei quartieri residenziali di alto livello , e l’Albergo dei Poveri destinato a Università, a valle il Centro Storico, con la sua attività commerciale.

Per cui l’operazione è stata:

– ricreare (perché vi erano e poi sono stati chiusi) i flussi pedonali per dare ai negozi la frequentazione necessaria, per migliorare l’attività;
– migliorare ambientalmente l’area, per cui pedonalizzare la zona centrale, perché ciò avrebbe aumentato il valore degli immobili, e l’attrattiva per le attività commerciali;
– e creare al perimetro accessibilità veicolare e piccoli parcheggi, per aumentarne il livello economico, e perciò il rendimento
– infine fare in modo che si realizzassero affitti lunghi (che facilitano il restauro da parte degli inquilini); organizzazione della gestione dei condomini, che è spesso causa di degrado; scuole di artigianato edile per restauro;
– e, nelle prescrizioni, indicazioni “mirate” secondo il tipo di proprietà, in particolare se proprietà unica, o condomini di residenti in piccole proprietà, o affittuari,
– ed anche l’inserimento di “ascensori comuni” organizzati dall’Amministrazione Pubblica.

 Sono misure assolutamente all’interno delle spese normali di un Comune, occorre “mirarle”.

 Ancora a Genova, in occasione degli Itinerari Colombiani

Un incarico del Comune di Genova, 1990, per indicare i punti in cui operare restauri e miglioramenti in occasione delle Celebrazioni Colombiane.

Ci siamo proposti l’obiettivo di:

– utilizzare le risorse messe in campo per un grande evento per rigenerare il Centro Storico; andrebbe bene ora per l’Expo a Milano;
– individuare i punti in cui l’intervento avrebbe generato il massimo degli effetti sull’insieme;
– studio del sistema socio-economico e di uso, e dei processi di trasformazione in corso,
– utilizzare delle risorse “interne” (cioè gli esercenti, e i proprietari) per la rigenerazione; ed evitare le “concessioni” ai grandi operatori;
– organizzare i tipi di interventi, piccoli e semplici, senza intoppi, e portare il coordinamento a un gruppo di studio, e non affidarlo al grande operatore;
– programmare la successione di interventi, pubblici e privati, in modo da ottimizzare gli “effetti indotti”, interventi pubblici “trainanti”, e interventi privati che partono quando le condizioni sono favorevoli.

 Anche questo può essere un esempio di un tema generale. I proprietari dovrebbero organizzare loro stessi questi tipi di studio del sistema generale, ed anche investire in alcuni interventi decisivi. È un tema molto presente in tutta Italia, anzi “tipico” dell’Italia; non aspettare il Pubblico, organizzarsi fra privati.

A Milano: in studi al Politecnico e nelle Iniziative Culturali sulla città abbiamo messo a punto alcune convinzioni.

È macroscopica la potenzialità di miglioramento dell’insieme; il Piano di Governo del Territorio non fa politiche di questo tipo, delega all’Attuazione, si deresponsabilizza, abdica alla sua funzione di scegliere il “tipo di città”, e di individuare di conseguenza le strategie nel rapporto fra Conservazione e Innovazione; e la decisione dipende da vari soggetti, senza una scelta generale, che invece dovrebbe esserci.

Ci è sembrato di poter indicare alcuni “punti-chiave”, su cui puntare per diffondere Qualità Urbana, dei veri e propri “appigli”, dei “fattori”, su cui l’Amministrazione Comunale dovrebbe lavorare:

– perfino nel Centro Storico, c’è ancora molto da fare per valorizzare la presenza della Storia; i valori ci sono e non se ne percepisce la presenza (abbiamo studiato ad esempio il Sistema di: S. Satiro, S. Nazaro, Università Statale, e anche Piazza Diaz);
– ma anche per i Caselli neoclassici, Ticinese, Venezia, Volta, P.ta Garibaldi, P.ta Nuova, dei mirabili monumenti con uno spazio intorno che invece ora li sacrifica;
– e anche appena all’esterno di essi, la fascia di fine Ottocento inizio Novecento, con magnifici esempi di architettura, e di urbanistica, un sistema urbano di grande qualità, intriso di storia, di architettura innovativa (i piani regolatori di Beruto e Pavia Masera);
– ma anche per la Cintura Ferroviaria è possibile (e necessario) un restauro, da parte delle Ferrovie; con un’unica operazione si rigenererebbe una intera fascia urbana, e la si valorizzerebbe, e con essa l’intera città;
– e per la Periferia, molte possibilità di miglioramento; invece che distruggendo e sostituendo, che fa introdurre realtà ancora più allucinanti, come a Lambrate il quartiere Rubattino, ma valorizzare e incentivare l’esistente, mettere in attivo certe situazioni, più legate al sistema originario, sedimentato nel tempo che sono sorte ad esempio proprio a Lambrate; lo ha fatto anche il Salone del Mobile.

 Conclusione

Io credo che effettivamente l’attività immobiliare, i Fondi stessi, le Associazioni della Proprietà Edilizia ecc, dovrebbero dedicare attenzione e iniziative all’ambiente urbano, perché da esso dipende il valore degli immobili; perché l’Amministrazione Comunale non dedica attenzione a questa dimensione dell’ambiente pubblico urbano e a questi esempi di Qualità Urbana.

Foto: Achille Colombo Clerici con Alberico Barbiano di Belgiojoso

Achille Colombo Clerici con Alberico Barbiano di Belgiojoso

AMICI DI MILANO
Associazione

Lettera Aperta al Sindaco di Milano Giuliano Pisapia

Colombo Clerici sulla querelle tra Pinacoteca Ambrosiana e curatori della mostra comunale su Bernardino Luini

“INTACCATA LA CREDIBILITA’ DELLO STORICO MUSEO MILANESE”

La querelle tra Pinacoteca Ambrosiana e i curatori della mostra su Bernardino Luini a Palazzo Reale in merito alla attribuzione del quadro “Sacra Famiglia con Sant’Anna e San Giovannino” – di Luini secondo l’Ambrosiana, dei suoi eredi secondo i curatori di Palazzo Reale – ha indotto il presidente dell’ Associazione Amici di Milano Achille Colombo Clerici ad inviare al Sindaco di Milano Giuliano Pisapia una lettera aperta.

Colombo Clerici trae spunto da una affermazione dei curatori, così come pubblicata dalla stampa: “La differenza di attribuzione avrebbe senso in una casa d’aste, ma in questo caso il problema non si pone: il quadro non è in vendita.”

“Come dire: ‘non ha alcuna rilevanza che un museo abbia storicamente sostenuta l’attribuzione di un’opera ad un determinato pittore di fama universale e come tale l’abbia presentata al mondo.
Se ne contestiamo l’attribuzione anche in modo plateale (le modalità riferite dalla stampa sarebbero tali: disattribuzione unilaterale e pubblica) non procuriamo certo un danno, perché il dipinto non è in vendita”.

Errore, poiché all’arte non son legati solo valori commerciali, specie quando l’opera è posseduta e presentata con i crismi della ufficialità da un museo di rilevanza mondiale.

A parte il valore materiale/monetario c’è un valore morale, artistico, ideale dell’opera, e c’è la posizione del possessore.

A tal proposito ne va della credibilità, dell’immagine, del prestigio del museo stesso agli occhi del mondo.

Ne va della immagine e della attrattività della città che ospita quel museo e se ne fa vanto.

Per prepararci adeguatamente ad Expo 2015 è proprio la polemica che ci voleva.

Come italiano e come milanese, che ama la propria città ed il proprio Paese, sono sconcertato e amareggiato.

L’ Associazione Amici di Milano trova in questo serio avvenimento motivi sufficienti a giustificare un particolare impegno ed una particolare mobilitazione di una propria costituenda sezione di Amici, a sostegno della attività della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana nella città di Milano che la ospita.”

Foto: Achille Colombo Clerici con il Prefetto della Ambrosiana mons. Franco Buzzi

Achille Colombo Clerici con il Prefetto della Ambrosiana mons. Franco Buzzi

il Presidente dell’Associazione Amici di Milano Achille Colombo Clerici con il past President Bernardo Negri da Oleggio
il Presidente dell'Associazione Amici di Milano Achille Colombo Clerici con il past President Bernardo Negri da Oleggio

 

Achille Colombo Clerici con Giuseppe Barbiano di Belgiojoso
Achille Colombo Clerici con Giuseppe Barbiano di Belgiojoso

Istituto Europa Asia
IEA
Europe Asia Institute

Organizzato dalla Fondazione Società dei Concerti di Milano e dall’Orchestra Filarmonica della Fenice di Venezia

CONCERTO DI CHEN GUANG AL CONSERVATORIO G. VERDI DI MILANO

La Fondazione Società dei Concerti di Milano e l’Orchestra Filarmonica della Fenice di Venezia hanno organizzato un concerto straordinario domenica 8 giugno prossimo al Conservatorio G. Verdi, Sala Verdi, di Milano, protagonisti principali il pianista cinese Chen Guang e il direttore della Filarmonica di Venezia Alberto Veronesi.

Il concerto straordinario verrà ripetuto lunedì 16 giugno al Teatro La Fenice di Venezia.

Chen Guang è un musicista dalle qualità sorprendenti, sia per interpretazione, sia per presenza sul palco e si sta imponendo a livello italiano ed europeo.

Inoltre, per incrementare i rapporti culturali Italia-Cina, sta contribuendo all’organizzazione di una Masterclass presso la Villa Medici-Giulini, organizzata da Francesca Bragagnolo, MusicAssoluta e dalla Signora Ciccarelli (direttore artistico della Società dei Concerti di Milano); interverrà, invitata di riguardo, anche la Signora Fernanda Giulini.

Chen Guang eseguirà il Concerto n.1 di Tchaikovsky.

Foto:
– Cheng Guang con Fernanda Giulini e Achille Colombo Clerici
– Chen Guang Con Alberto Veronesi, Fernanda Giulini e Achille Colombo Clerici

Cheng Guang con Fernanda Giulini e Achille Colombo Clerici

Chen Guang Con Alberto Veronesi, Fernanda Giulini e Achille Colombo Clerici

Chen Guang Con Alberto Veronesi, Fernanda Giulini e Achille Colombo Clerici 2

Chen Guang Con Alberto Veronesi orchestra

Colombo Clerici con Chen Guang

Chen Guang Con Alberto Veronesi, Fernanda Giulini e Achille Colombo Clerici 3

ASSOEDILIZIA – Property Owners’ Association Milan Italy
e
Istituto Europa Asia
IEA
Europe Asia Institute

A Romano Prodi oggi il conferimento del Premio Internazionale Vittorino Colombo
“SULL’UNIONE EUROPEA LO SPETTRO DELL’IRRILEVANZA”

Benito Sicchiero

“Durante il Rinascimento l’Italia – o più precisamente le sue città – erano al vertice del mondo per economia, cultura, tecnologia. Ma l’assenza di unità precipitò le città, e il Paese tutto, nell’irrilevanza.

Oggi l’Europa – o più precisamente le Nazioni che la compongono – è ai vertici mondiali per economia, cultura, tecnologia.

Ma se non troveranno presto l’unità vera, le Nazioni e il continente sono destinati alla stessa sorte”.

Così Romano Prodi oggi a Villa Sacro Cuore di Triuggio, nella Brianza operosa, dove ha ricevuto il Vittorino Colombo, XVIII edizione.

Il prestigioso riconoscimento, intestato a chi, tra i primissimi al mondo, ha forzato, con la più alta politica, la “cortina di bambù” (prima di lui il Premio è andato, tra altri, a personalità quali il cardinale Agostino Casaroli, a Boutros-Boutros Ghali, a Vaclav Havel, a Placido Domingo, a Patricio Aylwin Azocar) ha consentito al grande statista – giustamente paragonato dal presidente Angelo Caloia a De Gasperi, Adenauer, Dossetti – una panoramica sugli equilibri internazionali di cui è, da molti anni e con diversi ruoli, profondo conoscitore.

La Cina, ha detto, continua a vivere un periodo straordinario, unico nella storia. E’ diventata la prima economia del mondo. E, unico caso al mondo, esporta persone, prodotti, tecnologia, capitali. In Africa è in stretti rapporti economici con 54 Paesi, erodendo le posizioni delle ex potenze coloniali.

Nel 2013 ha prodotto 7 milioni di laureati. Il Piano quinquennale del Partito comunista prevede una ulteriore urbanizzazione di 2-300 milioni di abitanti.

Le città con più di mezzo milione di abitanti saranno collegate con treni ad alta velocità.

Ma ha i suoi problemi: sono aumentate le disuguaglianze tra classi sociali e tra aree dello stesso Paese; lo smog è diventato fattore primario; il welfare (assistenza sanitaria e pensioni) è rudimentale.

Lo straordinario sviluppo ha stupito tutti: in realtà la Cina sta riconquistando il ruolo che ha avuto per 1700 anni, fino a quando l’Inghilterra, che la riteneva un ostacolo al proprio espansionismo imperialistico, ne provocò il degrado prima con la guerra dell’oppio e poi fomentando le divisioni interne.

Gli Stati Uniti restano la potenza prima, ma non più egemone: si è sbagliato chi, come Francis Fukuyama, aveva parlato di “fine della storia” in quanto gli Usa avrebbero dominato la Terra. La svolta che ha mostrato i limiti della superpotenza costringendola a cercare alleati per arginare le potenze emergenti (Cina in primis) è stata la guerra in Iraq.

Oggi l’equilibro è precario. E l’Europa che potrebbe cogliere al balzo la grande occasione di fattore di progresso insostituibile, si dibatte in una politica priva di coraggio.

Basti pensare al citato welfare: l’Europa è prima nel mondo ma la Cina guarda al modello americano. Per non parlare della politica estera, della difesa, della finanza: subisce le direttive, per citare, dalle agenzie di rating americane, non è in grado di crearne una propria come invece ha fatto la Cina.

Le parole di Prodi sono state seguite con attenzione dai numerosi e qualificati invitati (mons. Ubbiali in rappresentanza della Curia, i sindaci di numerosi Comuni briantei, la sorella di Vittorino Colombo e familiari, parlamentari, imprenditori).

Perché lo statista ha sempre avuto quale punto di riferimento la politica dagli ampi orizzonti.

Nei suoi due mandati come Presidente del Consiglio ha adottato scelte difficili e impopolari, come il contenimento della dilagante spesa pubblica, che hanno incontrato, anche in momenti recenti, clamorosi ostacoli.

Purtuttavia Prodi passerà alla storia come l’artefice dell’adesione all’euro dell’Italia, una scelta determinante per il futuro nostro e di altri Paesi.

Commenta Achille Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Europa Asia e di Assoedilizia: “Vittorino Colombo e Romano Prodi hanno avuto ed hanno in comune l’avere compreso la cultura cinese: perché è la comprensione che consente di aprire tutte le porte, di costruire un futuro che né il denaro, né tantomeno la forza, sono in grado di fare”.

Foto: Achille Colombo Clerici con Romano Prodi, foto archivio

foto presidente con Prodi