Consumo del Suolo, serve una legge – Casa Città Società – Il GIORNO, QN, Resto del Carlino, La Nazione – Attrattività – Rubrica di ASSOEDILIZIA Achille Colombo Clerici

maggio 12, 2014

La questione del consumo del suolo derivante dall’attività edilizia è di grande attualità.
Urge una legge quadro nazionale che fissi i principi generali per il riconoscimento degli interessi legittimi legati alla pianificazione territoriale: in altri termini ponga le regole per la riforma del regime dei suoli e parallelemente disciplini i cosiddetti diritti edificatori e la perequazione urbanistica.

Nella pianificazione territoriale e nella programmazione edilizia in Italia, con un Paese che localmente viaggia a due o più velocità, con un riferimento all’ente comunale che è storico-convenzionale (in molti comuni, ad esempio nel meridione, il territorio è enorme, la popolazione scarsa, il dinamismo socio economico ridotto; in altri il territorio è scarso, sovraffollato e la tendenza alla crescita assai marcata) il problema della parametrazione dell’indice di urbanizzabilità del suolo è molto complesso.

Certamente non si può procedere con criteri uniformi, né riferirci unicamente al rapporto tra superficie comunale ed aree urbanizzate.

Il problema si pone almeno su due piani.

Da un lato, sotto il profilo della salvaguardia delle aree libere; d’altro lato sul piano della limitazione dell’aumento dei carichi insediativi nelle aree già urbanizzate, massimamente all’interno del tessuto urbano consolidato, ed ancor più nei centri di antica formazione.

Una via di uscita può esser rappresentata dalla concentrazione delle volumetrie: ma, se si può parlare di densificazione nelle zone urbane di cintura, non cosi ci si deve orientare nei centri antichi.

Qui il tessuto urbano, non permettendo modificazioni sostanziali dell’assetto precostituito, non si presta a sopportare carichi insediativi aggiuntivi.

Nelle aree di espansione, poi, occorre riconoscere legislativamente la vigenza del principio di perequazione, con conseguente riconoscimento della trasferibilità dei diritti edificatori: ma esclusivamente nell’ambito di zone urbane omogenee dal punto di vista oggettivo, presentanti cioè una medesima vocazione edificatoria.

Per le medesime ragioni non si può ammettere una traslazione dei diritti edificatori e dei relativi volumi edilizi a livello di intero territorio comunale.

Nella pianificazione territoriale, il riferimento legislativo al livello comunale è storico-convenzionale e non èormai la scala adeguata per realizzare i grandi obiettivi di pianificazione urbana ed a maggior ragione di salvaguardia dei valori agricolo-urbano-paesaggistico-ambientali del Paese, fra i quali certamente si annovera il patrimonio-suolo.

E’ necessario inoltre che si introducano principi ed istituti volti a subordinare gli interventi di nuova produzione edilizia, comportanti insediamenti di volumi edilizi aggiuntivi, ad un momento non solo pianificatorio, ma anche programmatorio.

Per consentire al Comune di verificare, non solo la correlazione fra strutture edilizie di godimento ed infrastrutture di servizio, bensì anche la congruenza del rapporto tra gli interventi stessi e la situazione socio-economica della città: in altri termini con riferimento ad effettivi fabbisogni di funzioni e di strutture, oggettivi ed accertati – cioè alla domanda del mercato.”

 foto presidente Venezia 5

Il Giorno

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