Economia Immobiliare – Immobile muove gli affari – QN Giorno, Nazione, Resto del Carlino – Assoedilizia Achille Colombo Clerici

maggio 5, 2014

Assoedilizia
Achille Colombo Clerici

A torto gli economisti hanno sempre condiderato l’economia immobiliare come una variabile indipendente del sistema economico generale.

Come disciplina minore, che non può stare alla pari con l’economia paludata, quella cioè della produzione industriale,dei commerci e della finanza.

Che comprende un settore che è un ventre molle, senza nerbo e senza reattività; che, comunque lo si tratti, ed anche se fiscalmente lo si comprima, non produce riflessi sull’economia generale.

Che errore macroscopico.

A cominciare dal Governo.

Dalla fine del 2011 ad oggi l’economia italiana, sospinta al basso dalla crisi del mercato immobiliare, è precipitata in una spirale perversa all’insegna della sfiducia di risparmiatori ed investitori.

L’economia immobiliare non è tuttavia quella legata al principio del 1850 allorché il deputato Martin Nadau affermò “quand le batiment va, tout va”: che significa sviluppo della attività costruttiva volta alla nuova produzione edilizia.

L’economia immobiliare è qualcosa di diverso e di più complesso e nel nostro Paese ha una tipologia tutta propria.
L’Italia, come si distingue per il più alto numero di PMI (in termini relativi, quasi una ogni 10 abitanti), così presenta il più elevato numero di proprietari immobiliari. Il numero dei proprietari di immobili in Italia raggiunge i 46 milioni di soggetti (persone fisiche e persone giuridiche); titolari di proprietà globale (individuale ed esclusiva) o pro quota (in comunione); piena o nuda, così suddivisi: -38 milioni sono i proprietari di fabbricati (di cui 9 mil. proprietari anche di terreni); – i proprietari di terreni sono 17 milioni; dei quali 8 milioni proprietari solo di terreni e 9 anche di fabbricati.

Il 96% è costituito da cittadini italiani.
Il valore medio dell’investimenti per ogni soggetto è di circa 170/200.000 euro.

 L’economia immobiliare è quella legata al mantenimento del risparmio nell’immobile .

 Un grande volano dell’economia; perché non si tratta di un investimento statico, bensì estremamente dinamico e, semmai, stabile.

Esso genera una continua attività edilizia di manutenzione del patrimonio esistente e tutta una serie di attività complementari “di indotto” volte alla amministrazione alla gestione, alla valorizzazione/riqualificazione ed alla commercializzazione degli immobili.

Ma perché ciò avvenga è necessaria la fiducia in questo “mercato”: non solo la fiducia dei grandi operatori magari istituzionali, ma quella dei risparmiatori diffusi, cioè delle famiglie.

In questi ultimi tempi alcuni importanti fondi immobiliari tedeschi, che hanno investito in tutti i Paesi d’Europa, tranne che in Italia, si stanno affacciando sul mercato italiano.

Quando si informano delle prospettive fiscali che si prefigurano per il nostro mercato, debbono prendere atto che queste non sono affatto prospettive di stabilità fiscale: anzi, proprio con riferimento alla riforma del catasto in corso, che durerà anni ed alla fine non si sa dove ci porterà, sono di grande incertezza.

Agli occhi dei fondi non conta tanto il trattamento fiscale loro riservato; che pure è un regime di defiscalizzazione dei redditi assai favorevole.

Conta piuttosto, se non la valorizzazione, quanto meno la tenuta dei valori di mercato, che presidiano la validità del loro investimento.

E quando la fiscalità generale è punitiva del risparmio immobiliare diffuso si mette a rischio la tenuta stessa dell’intero sistema dei valori di mercato.

Con questa prospettiva i fondi stranieri rimangono alla finestra.

E le famiglie italiane cosa dovranno fare con i propri risparmi?

Senza dunque una norma di salvaguardia specifica che, al di là dei buoni ma inefficaci propositi dell’invarianza di gettito, garantisca il contribuente immobiliare, ligio alle norme, da pesanti inasprimenti della pressione fiscale a suo carico, la riforma catastale in itinere produrrà immediatamente danni all’economia immobiliare, per l’incertezza che crea negli investitori diffusi e nel mercato.

Achille Colombo clerici intervento 4

Il Giorno

 

 

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