Il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici: “E’ nella storia di Milano.”

UN FILM, PRESENTATO OGGI ALLA MOSTRA DI VENEZIA, E UN LIBRO PER RICORDARLO   

“Nel corso degli anni, ho avuto il privilegio di poterlo incontrare in parecchie occasioni e di conoscerlo, credo in modo più autentico, al di là di una modalità superficiale e casuale. Mi ha nominato, nei primi anni ottanta, componente il Consiglio Pastorale della Diocesi di Milano e per un lustro si sono susseguiti numerosissime riunioni del Consiglio  – ai quali non mancava mai di partecipare, nonostante i suoi vasti impegni.

Ricevuta la lettera di nomina, ebbi modo di esprimere la mia soddisfazione ad alcuni prelati della Curia di Milano: “Nel rivolgersi al Cardinale per l’accettazione – mi raccomandarono – non enfatizzi la cosa. Sua Eminenza non ama la cerimoniosità”.

Così Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, ricorda Carlo Maria Martini a un anno dalla scomparsa.

Ed aggiunge: “Martini è nella storia di Milano e la sua figura si pone allo stesso livello  di quella di altri illustri predecessori. In ventitrè anni di guida morale e spirituale, e non solo, della più grande diocesi del mondo si era conquistata la stima profonda, la sincera ammirazione e il grande affetto di credenti e non credenti”.

Numerose le iniziative che si incentrano sul film documentario presentato ufficialmente oggi al Festival di Venezia presso lo spazio della Fondazione Ente dello Spettacolo, da Monsignor Dario Viganò del Centro Televisivo Vaticano insieme al direttore di Famiglia Cristiana, al capo redattore del Corriere della Sera e al regista Salvatore Nocita. Per quanto riguarda la proiezione in Diocesi di Milano, avverrà nel mese di ottobre.  

Il volume Il silenzio della parola e il dvd Un uomo di Dio, distribuiti con il Corriere della Sera e Famiglia Cristiana,  offrono uno sguardo inedito ed emozionante sulla figura del Cardinale Martini.

Nel libro don Damiano Modena testimonia la lotta del Cardinale contro la malattia e gli ultimi incontri della sua vita, compresi quelli con Benedetto XVI.

Proprio al Pontefice, Martini consegnò un documento sui mali della Chiesa, documento  mai visto prima di ora.

Nato a Torino il 15 febbraio del 1927, Martini conseguì il dottorato in Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana, di cui fu rettore nel 1978. l’anno successivo, il  29 dicembre 1979, divenne Arcivescovo di Milano. Carica che mantenne fino al1’11 luglio 2002, quando si ritirò a Gerusalemme. Sono tanti anche gli spunti di riflessione offerti dal film-documentario: la “Cattedra dei non credenti”, l’apertura all’lslam, il dialogo con l’ebraismo; ma anche il primato della Parola di Dio, in cui trovare le risposte per affrontare la quotidianità. Durante gli anni del suo mandato poi trattò a fondo i temi del lavoro, della giustizia e della solidarietà.  

Foto: Colombo Clerici con card. Martini

Colombo Clerici con Cardinale Martini

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SERVICE TAX

– Timore che cambi il nome, ma in buona parte possa perpetuare la vecchia impostazione e le vecchie distorsioni, soprattutto verso i locatori.

– Nelle Città Metropolitane dovrebbe attuarsi a scala non più comunale, bensì metropolitana.

Ma questi enti (che rappresentano il più conveniente livello di organizzazione e di gestione finanziaria dei servizi locali) esistono attualmente, soprattutto ai fini fiscali, solo sulla carta.

              *    *    *

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici:

“- 1) La Service tax nei suoi riflessi sui contribuenti.

La Service Tax risponde ad un principio condivisibile: quello di portare la tassazione locale degli immobili ad un riferimento non più patrimoniale, ma riferito alla fruizione dei servizi locali (comunali).

Ma la sua attuazione pratica presenta incognite: poiché sussistono alcuni problemi irrisolti da cui potrebbero derivare soluzioni in grado di peggiorare la condizione fiscale dei proprietari, soprattutto se locatori. 

L’esperienza ci insegna che nel nostro Paese le riforme partono con i migliori propositi e poi riservano le belle sorprese.

Così è avvenuto con l’ICI: imposta comunale sugli immobili concepita anche per il finanziamento dei servizi comunali, tanto che se ne prevedeva il parziale accollo anche agli inquilini (i veri utenti della casa e fruitori dei servizi comunali forniti agli abitanti).

Sappiamo come è andata a finire: è stata posta a carico integrale dei proprietari degli immobili, senza neppure il diritto di rivalsa parziale verso gli inquilini.

Occorre dunque vedere come “uscirà” la service tax.

Intanto val la pena di rilevare che essa significa metter insieme Imu (erede dell’Ici) e Tares; operazione questa che significa accorpare una imposta a carattere prevalentemente patrimoniale, che serve sostanzialmente a finanziare i servizi indivisibili comunali forniti alla collettività, ed un’ imposta destinata a coprire il costo dei servizi divisibili fruiti direttamente dagli abitanti.

L’istituzione della “service tax” comporta quindi un rimescolamento delle carte in tavola dal quale presumiamo debba scaturire una “copertura” del mancato introito derivante dall’esenzione Imu introdotta dal Governo e forse un ricavo aggiuntivo rispetto all’ammontare del gettito storico complessivo delle due imposte.

Va detto che la compensazione del minor introito non deve comunque avvenire all’interno del sistema dell’ex-Imu.

In altri termini nel concepire la futura imposta non si può scaricare il costo dell’operazione, che si risolverebbe a favore dei proprietari della prima casa, né sugli immobili commerciali, né sugli immobili in locazione o da locare, né sulle seconde case a disposizione, già tartassate pesantemente: pena l’ulteriore  aggravamento di una situazione di mercato attualmente in gravissima crisi.

Ma poi si apre il problema del soggetto sul quale far gravare l’onere del pagamento.
Problema particolarmente sensibile e serio ove trattisi di immobili locati: pei i quali le figure dei fruitore dei servizi e di titolare della proprietà del bene non coincidono.

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– 2) La Service tax nelle sue implicazioni istituzionali.

All’interno della questione generale, c’è da risolvere, una volta per tutte, il problema dei servizi comunali goduti dai “city users” e dai pendolari; servizi che vengono pagati dai residenti e dai proprietari degli immobili siti nel territorio cittadino.

Per città come Milano il problema è veramente cruciale perché qui il pendolarismo (800.000 pendolari quotidiani a fronte di 1.300.000 abitanti) a differenza ad esempio di quanto avviene a Roma, è un pendolarismo  extra moenia, cioè da comuni limitrofi, del tutto autonomi sul piano amministrativo e fiscale: un fenomeno quindi che produce costi non compensati.

Risponde dunque ad equità che i servizi comunali siano pagati da tutti coloro che effettivamente li consumano, indipendentemente dal possesso di un immobile, sia esso prima o seconda casa.

Come si fa poi ad applicare la service tax, che dovrebbe esser a scala metropolitana, quando la città metropolitana ad esempio a Milano non è stata ancora attuata?”

Achille Colombo Clerici con Enrico Letta

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici:

“La compensazione del minor introito a seguito dell’eventuale esenzione Imu per la cosiddetta prima casa non deve avvenire all’interno del sistema Imu, né direttamente, né indirettamente attraverso altre forme di tassazione.

In altri termini non si può scaricare il costo di questa operazione, che si risolve a favore dei proprietari della prima casa, né sugli immobili commerciali, né sugli immobili in locazione o da locare, né sulle seconde case a disposizione, già tartassate pesantemente: pena l’ulteriore  aggravamento di una situazione di mercato attualmente in gravissima crisi.”

foto presidente 95

FESTA ANNUALE DEL BORGO SELLA

Si tiene domenica prossima 1 settembre l’annuale Festa del Borgo Sella, nel Biellese, che vede riunirsi, su iniziativa del presidente Nicolò Sella di Monteluce, esponenti della borghesia, dell’aristocrazia, dell’imprenditoria tra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici. Questo il programma:

– ore 16,00 visita al Parco di Palazzo Sella e alle Collezioni dell’Opera Pia – ore 17,00 Santa Messa presso l’Oratorio – ore 17,45 spettacolo “Nuovo Hotel Novecento, Musica e Parole attraverso le stanze dell’arte” a cura di Storie di Piazza.

Protagonisti   
Simona Colonna, musicista e cantante; Manuela Tamietti,  attrice e regista; Laura Rossi,  scenografia e costume; Maurizio Grosso, audio, luci, elaborazioni immagini e proiezioni – ore 19,00, rinfresco nei locali dell’Opera Pia.

L’Opera Pia Sella fu fondata come scuola elementare nel 1799 da don Maurizio Pio Sella.

Oggi la sua missione è di testimoniare e portare nel presente gli intenti educativi, sociali e culturali della Famiglia Sella.

Il fondatore don Maurizio Pio Sella era superiore dell’Ordine delle Missioni (1745-1827), quando alla chiusura e confisca napoleonica dei beni ecclesiali ritorna al palazzo avito a Sella di Mosso (Biella) per proseguire la sua attività di educatore e vi apre una scuola- collegio -convitto.

 Nel 1815 ne edifica la nuova sede, approvata poi dal Magistrato degli Studi il 21 luglio 1824.

L’istituzione assume la forma giuridica di Opera Pia alla sua morte, quando la lascia sua erede universale.

Viene successivamente arricchita da altri lasciti della famiglia, fra cui l’Oratorio seicentesco antistante il palazzo (lo statuto prevedeva sin dall’inizio un cappellano, con ufficiatura quotidiana per le scolaresche), reliquie, quadri e addobbi.

Nel 1853 sorgono l’asilo infantile e la scuola femminile gestiti dalle Suore Rosminiane, e diventa così uno dei primi ginnasi italiani a fornire istruzione femminile.

Viene eretta Ente morale il 30 agosto 1863.

Le sue aule, che hanno visto molti dei protagonisti della nascente industria biellese assieme a giovani membri della famiglia del fondatore, tra i quali il nipote Quintino, chiudono nel 1986 per mancanza di alunni.

Da allora la Opera Pia ha sviluppato attività riguardanti cultura, documentazione, aggregazione di giovani, e ha pubblicato diversi volumi riguardanti la sua storia.

Ha restaurato ed esposto nei suoi locali la collezione degli oltre seimila reperti minerali di Quintino Sella, di proprietà dell’ITIS di Biella.

Offre sede permanente alle mostre ”Nati a Mosso” e “Le scuole di Mosso”.

Svolge nella sua sede concerti, mostre di arti figurative, rassegne annuali di poesia, concorsi artistici periodici per giovanissimi.

È anche la sede della Pia Istituzione medico Sella, fondata nel 1854, erede universale del medico filantropo Bartolomeo Sella. Nel 2003 prende il nome di Opera Pia Sella.

foto presidente 77

IDE – Investimenti diretti esteri in Italia scesi allo 0,3-0,4 del PIL.
In Lombardia e Piemonte si concentra il 77 % degli Ide nazionali.

Dichiarazione del presidente Achille Colombo Clerici:

“E’ la perdita di competitività della Lombardia-motore economico e sociale d’Italia ed una delle quattro regioni europee più forti economicamente (insieme al Rhone-Alpes, alla Catalogna ed al Baden Wurttemberg)  a far scalare di posto il nostro Paese nella classifica UE delle Regioni più competitive del Continente.

E la Lombardia perde competitività penalizzata dalla disfunzione del sistema Italia.

Se guardiamo a quelli che ritengo essere i 5 pilastri della competitività a livello internazionale (2 a scala locale, l’ambiente – naturale, culturale e di offerta di servizi – e le infrastrutture, e 3 a scala nazionale, la burocrazia, il fisco, la giustizia) possiamo constatare che la Lombardia ha perso terreno relativamente ai primi due – ricordiamo la scarsa attenzione al collegamento ferroviario svizzero AlpTransit, ma si tratta anche qui di una scelta nazionale – e l’Italia agli altri tre.

Risultato complessivo è che anche in Lombardia (regione leader in Italia sotto tale profilo) abbiamo assistito, negli ultimi anni ad un calo verticale degli IDE (Investimenti Diretti Esteri), indicatore questo assai eloquente della attrattività/competitività del territorio.

Infatti il report della conferenza dell’Onu per il commercio e lo sviluppo-Unctad 2013 ha fotografato la situazione dell’Italia dove il flusso di IDE in entrata è crollato del 70% passando dai 34 miliardi del 2011 a 9,6 miliardi dell’anno scorso.

Ebbene, da noi la quota degli IDE, già prima di tale brusco calo, era ancora molto lontana dallo standard europeo.

Era pari cioè allo 0,8-0,9%  del PIL;  un terzo degli investimenti esteri in Francia, Germania e Regno Unito ed un quinto di quelli fatti in Olanda.

Oggi siamo scesi allo 0,3-0,4 del PIL.

In Lombardia e Piemonte si concentra quasi l’80% degli Ide in Italia.

Sulla base della provenienza geografica, oltre il 90% di tali flussi origina dall’UE27.

Circa i settori, il 42% dei flussi di investimenti diretti esteri è destinato al manifatturiero, il 39% ai servizi, il 5,3% alle costruzioni.

Lo stock degli investimenti detenuti in Italia al 2012 è di circa 276 miliardi di euro.

La ripartizione settoriale vede la forte prevalenza dei servizi (65%). Dal punto di vista geografico, oltre il 90% dello stock in Italia è detenuto da paesi dell’UE27 e, per ovvi motivi, prevalentemente dal Lussemburgo (19%), seguito dalla Francia (18,5%).

I primi paesi non UE sono la Svizzera (4,3%) e gli Stati Uniti (1,2%).

Ricordiamo che da un apposito studio redatto da Siemens-Ambrosetti risulta che per ogni euro di Investimento Diretto Estero investito nel nostro Paese si genera un Pil aggiuntivo di 4,9 euro.”

foto presidente 95

Per scaricare la tabella cliccare:

Tabella agevolazioni fiscali agosto 2013

 

 

Dichiarazione del presidente Achille Colombo Clerici :

“E’ la perdita di competitività della Lombardia-motore economico e sociale d’Italia ed una delle quattro regioni europee più forti economicamente (insieme al Rhone-Alpes, alla Catalogna ed al Baden Wurttemberg)  a far scalare di posto il nostro Paese nella classifica UE delle Regioni più competitive del Continente.

E la Lombardia perde competitività penalizzata dalla disfunzione del sistema Italia: un cane che si morde la coda, dunque.

Se guardiamo a quelli che ritengo essere i 5 pilastri della competitività a livello internazionale (2 a scala locale, l’ambiente – naturale, culturale e di offerta di servizi – e le infrastrutture, e 3 a scala nazionale, la burocrazia, il fisco, la giustizia) possiamo constatare che la Lombardia ha perso terreno relativamente ai primi due – ricordiamo la scarsa attenzione al collegamento ferroviario svizzero AlpTransit, ma si tratta anche qui di una scelta nazionale – e l’Italia agli altri tre.

Risultato complessivo è che anche in Lombardia (regione leader in Italia sotto tale profilo) abbiamo assistito, negli ultimi anni ad un calo verticale degli IDE (Investimenti Diretti Esteri), indicatore questo assai eloquente della attrattività/competitività del territorio.

Infatti il report della conferenza dell’Onu per il commercio e lo sviluppo-Unctad 2013 ha fotografato la situazione dell’Italia dove il flusso di IDE in entrata è crollato del 70% passando dai 34 miliardi del 2011 a 9,6 miliardi dell’anno scorso.

Ebbene, da noi la quota degli IDE, già prima di tale brusco calo, era ancora molto lontana dallo standard europeo.

Era pari cioè allo 0,8-0,9%  del PIL;  un terzo degli investimenti esteri in Francia, Germania e Regno Unito ed un quinto di quelli fatti in Olanda.

Sulla base della provenienza geografica, oltre il 90% di tali flussi origina dall’UE27.

Circa i settori, il 42% dei flussi di investimenti diretti esteri è destinato al manifatturiero, il 39% ai servizi, il 5,3% alle costruzioni.

Lo stock degli investimenti detenuti in Italia al 2012 è di circa 276 miliardi di euro.

La ripartizione settoriale vede la forte prevalenza dei servizi (65%). Dal punto di vista geografico, oltre il 90% dello stock in Italia è detenuto da paesi dell’UE27 e, per ovvi motivi, prevalentemente dal Lussemburgo (19%), seguito dalla Francia (18,5%).

I primi paesi non UE sono la Svizzera (4,3%) e gli Stati Uniti (1,2%).

Ricordiamo che da un apposito studio redatto da Siemens-Ambrosetti risulta che per ogni euro di Investimento Diretto Estero investito nel nostro Paese si genera un Pil aggiuntivo di 4,9 euro.”

Foto: Colombo Clerici a Cernobbio-Ambrosetti 2012

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ASSOEDILIZIA – CESCAT
ISTITUTO EUROPA ASIA

Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e Istituto Europa Asia anticipano il bilancio della stagione.

In “rosso” anche il 2013 

TURISMO ITALIA, E’ IL SESTO ANNO DI RECESSIONE DEL SETTORE

Segnali di ripresa, ma solo a macchia di leopardo.
L’incremento degli stranieri non ha compensato la contrazione domestica.
Diminuiti  anche i viaggi degli italiani all’estero

           *       *       *

Sembrava che il 2013 potesse segnare la fine della crisi del turismo in Italia, ma così non è.

Per il sesto anno consecutivo il bilancio complessivo resta in “rosso” per arrivi, presenze, spesa, occupazione.

Secondo Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e Istituto Europa Asia, che alle fonti proprie hanno unito le elaborazioni dei principali enti e associazioni dell’industria turistica, nel semestre maggio-ottobre gli arrivi italiani nelle località di villeggiatura sono in diminuzione; parzialmente compensati da un lieve incremento degli stranieri, che solo per  il 13,4% raggiungono una regione del Mezzogiorno.

La contrazione della domanda  complessiva influisce negativamente sul fatturato dell’industria turistica italiana, anche se chi va in vacanza mostra una capacità di spesa lievemente superiore a quella dello scorso anno.

Difficile comunque tradurre tale calo in percentuali attendibili, falsate oltretutto da una ripresa dell’evasione che impedisce di avere a disposizione dati certi.

Prova ne sia la discordanza tra i dati dell’Associazione degli albergatori, non pessimista sull’andamento della stagione, e quelli delle varie associazioni dei commercianti.

Comunque, dal picco del 2008 con 123 milioni di viaggi turistici, il calo nel 2013 a 85 milioni di unità (oltre la metà le cosiddette vacanze brevi di 8-10 giorni).  

Si riducono anche i viaggi all’estero: dalla Lombardia, che è il migliore barometro nazionale, segnali di meno del 14% rispetto al 2012.

Non tutto è negativo.

A differenza del 2012 che ha visto dominare incontrastati gli indici in rosso, si assiste a una ripresa a macchia di leopardo.  

Ecco i buoni risultati in alcune aree, le locomotive dello sviluppo di domani.

Messina-Taormina – Soddisfatti gli operatori del settore, anche se resta da programmare la difficile stagione invernale.
Flussi in aumento del 7,5%, mentre il mercato interno subisce un calo del 3%.

Salerno – Occupazione alberghiera in rosso nei primi 5 mesi dell’anno anno, non meteorologicamente felici,  poi incremento che ha sostanzialmente pareggiato il 2012.

Sicilia (+8%), Puglia (+5%), Sardegna (+5%) e Versilia (+2%) – Segni positivi grazie anche alla forte presenta di stranieri.

Riviera Ligure – Non si vedono più, come una volta, tanti cartelli con la scritta “tutto esaurito”, ma il bilancio per gli alberghi della riviera ligure è positivo. In calo gli ospiti italiani e in crescita gli stranieri, in particolare i russi. 

Todi – Più 19% rispetto al 2012, in particolare dall’estero + 39%.

Terme Euganee – Quasi ovunque segno più rispetto al 2012

Garda – Ottimi risultati, con  un agosto da tutto esaurito. 

I segnali negativi. Citiamo:

Calabria – Il crollo sfiora il -30% con punte del -40%. Gli operatori scontano l’assenza di visione nuove e di qualità della politica turistica.

Abruzzo – Flessioni a doppia cifra per gli alberghi nel mese di luglio con miglioramento soltanto parziale in agosto.

Emilia Romagna e Veneto – Calo netto delle presenze – tra il 6 e il 10% – per l’assenza degli italiani.
In aumento gli stranieri, a Jesolo quasi il 50%.

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Il Presidente Achille Colombo Clerici commenta “Nel turismo italiano ci sono ampi spazi di crescita che vanno assolutamente colmati e nel più breve tempo possibile, per non perdere il treno della competitività internazionale.  

E d’altronde, l’industria turistica serve un settore di bisogni che è tra gli ultimi a venir compresso dalla crisi economica. 

Scontiamo l’incapacità di ridurre a sistema il ricchissimo asset del patrimonio turistico, artistico-monumentale e paesistico, nonché gli effetti di una miope politica di promozione del nostro turismo a livello internazionale.

Non parliamo della Francia che sta egemonizzando la politica turistica dell’Europa, ma anche considerando la Spagna vediamo che il bilancio turistico rappresenta il 20% del Pil, contro il nostro attuale scarso 12%”.

foto presidente venezia 4

Assoedilizia combatte da trent’anni il fenomeno dei graffiti selvaggi; è stata la  prima associazione in Italia ad impegnarsi su questo problema ed ha accumulato una notevole esperienza.

Nel suo tentativo di arginare se non eliminare il fenomeno ha organizzato convegni, scritto libri, proposto e fatto approvare leggi, pubblicato centinaia di articoli, trasmesso altrettante trasmissioni radiotelevisive, organizzato corsi nelle scuole, si è confrontata con  omologhi in Europa e nel mondo (Usa in primis, dove, nella città di Philadelphia, è iniziato il graffitismo), attivato pubblici amministratori e privati cittadini, messo a confronto esperti, dialogato con i writers.

Con risultati deludenti.

Dapprima il fenomeno è stato sottovalutato oppure caricato di significati impropri quali presunti valori artistici; senza distinguere – come invece ha sempre fatto Assoedilizia – tra chi rispettava l’ambiente (i madonnari, le città dipinte sono una tradizione italiana o i pittori di murales) e chi invece l’ambiente lo attaccava per attaccare la città e la società; probabilmente perché sofferente di una psicologia distorta e depressa, spia di un disagio culturale, sociale od economico.

Nello stagno di questi individui, spesso giovani e giovanissimi,  nuotano comodamente figuri provenienti da tutta Europa e persino d’Oltreoceano, attirati dal fatto che l’Italia è il Paese delle impunità, delle leggi che non vengono fatte rispettare.

Ha ragione Claudio Schirinzi, nel suo editoriale sul Corriere della Sera quando afferma che ripulire Milano entro la data dell’Expo è difficile, ma tecnicamente possibile.

Aggiunge il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici: “Se non vogliamo che le nostre città – e non solo Milano che guida comunque la classifica – continuino a detenere il primato delle più insozzate del Continente,  è necessaria la mobilitazione generale dei proprietari di casa, degli amministratori dei condomini e di tutti i cittadini che hanno a cuore il decoro del luogo dove abitano.

L’unico modo per ottenere tale mobilitazione è prevedere contributi pubblici, che innescherebbero un effetto moltiplicatore.

Inoltre, bisogna procedere con le denunce penali: non tanto per vedere gli imbrattatori condannati a ripulire i muri (condanna che spesso li gratifica in quanto, attraverso foto, teleriprese ed articoli sui giornali, ottengono la visibilità che cercano sporcando) o al risarcimento del danno, economico, che spesso è di ridotte proporzioni; quanto per vederli coinvolti per anni nei processi, con notevoli impegni di tempo ed economici (  spese legali e disagi di sorta ).

Infine, provvedimento non ultimo per importanza, proibire le bombolette durante cortei e manifestazioni.”

 Foto: Colombo Clerici con Vittorio Sgarbi, allora Assessore del Comune di Milano, ad una ricognizione sulla Città imbrattata.

 Colombo Clerici con Vittorio Sgarbi 2

Dichiarazioni del Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“Per capire come funziona il Catasto, basta riandare alla vicenda della revisione per microzone attuata in forza della legge 311/2004 art. 1 comma. 335, laddove beninteso essa è stata applicata.

E’ proprio osservando le modalità e la tempistica con le quali il medesimo procedimento catastale di carattere generale, attuativo della revisione per microzone (basato dunque sulla medesima legge), ha prodotto effetti di disparità nei confronti dei singoli contribuenti, che si ha l’idea di quante distorsioni e quante iniquità possano generarsi a carico dei diversi contribuenti.  

Ricordiamo incidentalmente che quella legge prevedeva che, ricorrendo certe condizioni di incremento dei valori immobiliari nelle diverse microzone del proprio territorio,  il Comune potesse decidere facoltativamente di autorizzare l’Agenzia del territorio (alias Catasto) a procedere alla revisione generale catastale.

A parte la discrezionalità del procedimento (solo 17 Comuni in Italia han fatto ricorso alla procedura e Roma stava accingendosi a farlo quando è intervenuta la prospettiva della riforma catastale….) , l’arbitrarietà della soglia di incremento dei valori legittimante la scelta comunale, l’impossibilità di applicare la norma nei comuni con un’unica microzona, rivalutazioni di rendite recentissimamente attribuite o già aggiornate; ragioni tutte che già giustificherebbero un giudizio più che negativo sulla legittimità dell’operazione.

Ma quel che si vuol rilevare è il fatto che, a Milano per esempio, quando si è arrivati alla fase conclusiva di tutto il procedimento, dovendo lo stesso sfociare in un avviso di accertamento da notificarsi ai singoli interessati, l’Agenzia del territorio non ha proceduto a contestuali notificazioni, in modo che tutti gli interessati fossero parificati ai fini degli effetti giuridici (in alcuni casi, addirittura, son state effettuate variazioni, con attribuzione di nuove rendite, senza le conseguenti necessarie notificazioni di accertamento) .

Ma ha compiuto delle notifiche per tranches.

Ad alcuni ha notificato gli accertamenti entro il 31 dicembre del 2008, ad altri entro il 31 dicembre del 2009.

La cosa non è affatto irrilevante: giacché i primi han cominciato a pagare l’Ici maggiorata già dal 2009, mentre gli altri han cominciato a pagarla dal 2010 (dovendosi far riferimento, ai fini impositivi, alle rendite notificate entro il 31 dicembre dell’anno prima).

E pensare che si trattava di contribuenti che si trovavano nelle medesime condizioni di legge.

Ma i primi han dovuto anche pagare maggiori imposte in sede di successione, di donazione, di trasferimento dell’immobile ed ai fini Irpef già da un anno prima. 

Poi sono arrivati i coefficienti moltiplicatori delle rendite, introdotti dal Governo Monti per far pagare i titolari di rendite remote e non congrue, attribuite nel 1939 e nell’immediato secondo Dopoguerra; e ovviamente (ma non troppo!) si son dovuti applicare alle nuove rendite ex revisione per microzone, attribuite l’altro ieri.

Con questi esempi sotto gli occhi, come si fa a fidarsi delle promesse di verifica dell’invarianza del gettito e di abbassamento delle aliquote?

Che dire in conclusione?

– Che se questo è il funzionamento del procedimento catastale, non c’è da stare allegri pensando che la riforma dovrà esser attuata nei confronti di  60 milioni di immobili e nel corso degli anni funzionerà meglio dove ci saranno uffici e comuni più efficienti.

I primi contribuenti che arriveranno al pettine ne faranno le spese: e saranno stritolati.

Ma poi, con gli effetti della riforma dilazionati negli anni per “tranches”, come e quando si potrà mai fare la verifica della invarianza del gettito ai fini della riduzione delle aliquote ?

– E che soprattutto il meccanismo di difesa del contribuente, davanti alla macchina ed all’apparato pubblico, in questa materia presenta aspetti da “processo kafkiano”.

Ma su questo aspetto rimandiamo ad un prossimo appuntamento.”

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