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Intervista di Libero ad Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia

IL MATTONE CROLLA DEL 12%. UN MILIONE DI CASE INVENDUTE

“L’immobiliare oggi si trova tra l’incudine e il martello.

Da un lato il Paese deve rispettare i parametri e i vincoli europei, far quadrare i conti pubblici e, in assenza di crescita e senza i doverosi tagli alla spesa pubblica e le necessarie dismissioni,  aumenta il carico fiscale proprio sugli immobili; dall’altro c’è una crisi generalizzata che colpisce ogni settore, mentre pende la spada di Damocle dell’Imu progressiva che darebbe il colpo di grazia all’investimento nel mattone.

I valori immobiliari, la cui tenuta è  condizione imprescindibile per la ripresa del settore, continuano a scendere.

Molti operatori andranno a fare affari all’estero o sceglieranno altre forme di investimento”.

Questa analisi, effettuata dal presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici in un’ampia intervista di Tobia De Stefano di Libero, ben riassume la situazione  del settore.

Supportata da qualche cifra. Nel 2012 le compravendite sono crollate di oltre il 17%, nonostante un calo medio dei prezzi delle abitazioni del 12% (per le locazioni siamo ad oltre il 10%, un calo che continua da cinque anni), mentre resta invenduto circa un milione di alloggi:  e l’inizio quest’anno è in linea.

Quali proposte per limitare i danni? “Dimezzare le aliquote Imu (come era nella legge istitutiva del Federalismo Fiscale Municipale) su tutti gli immobili locati, non solo le abitazioni ma anche i negozi, i laboratori, gli uffici. E riportare le deduzioni sui canoni d’affitto ai fini Irpef dal 5 al 15%.
Inoltre rinviare e ripensare la riforma catastale che, cosi come si presenta nella attuale impostazione, comporta  effetti espropriativi.

Analogamente, in prospettiva, occorre contrastare l’ipotesi che l’IMU possa concepirsi e modularsi in forma progressiva, in particolare per gli immobili locati.”

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Il presidente Achille Colombo Clerici intervistato da China Radio International

L’ISTITUTO EUROPA ASIA PER LA TRASFORMAZIONE ECONOMICA E SOCIALE DELLA CINA PREVISTA DAL XII PIANO QUINQUENNALE 

Benito Sicchiero  

Achille Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Europa Asia,  è stato intervistato da Cesare Zhang, direttore di China RadioTv International sull’attività svolta dall’Istituto nei rapporti tra Italia e Cina.

Compito dell’Istituto – ha detto Colombo Clerici – è rapportarsi e fare rete con una serie di organizzazioni  rappresentative di categorie economiche imprenditoriali e professionali, di Università, di Enti di studio e di ricerca, privati e pubblici, di Accademie e Centri culturali, di enti territoriali pubblici (quali Stato, Comuni, Province e Regioni); canalizzando iniziative sui singoli progetti culturali e socio-economici, soprattutto alla luce ed in relazione all’ attuazione del XII Piano quinquennale di sviluppo economico, approvato dal Congresso Nazionale del Partito Comunista cinese nel marzo del 2011; il quale comporta una vera e propria ristrutturazione dell’economia, e quindi della società cinese.    

Vale la pena di ricordare molto succintamente i quattro punti qualificanti del Piano e indicare nel contempo il know-how che l’Italia è in grado di offrire:

Produzione-Servizi

– Al fine di aumentare la capacità del Paese di assorbire l’esubero della consistente forza di lavoro a disposizione, si abbandona il modello manifatturiero basato sulle esportazioni e gli investimenti a favore dei servizi su larga scala quali il commercio all’ingrosso e al dettaglio, i trasporti interni, la logistica delle catene di fornitura, la sanità, il tempo libero e l’accoglienza, che produrranno di riflesso un miglioramento della qualità della vita.

– L’Italia nel giro di pochi decenni si è trasformata da Paese industriale a Paese ad economia prevalentemente terziaria – senza abbandonare, per fortuna, agricoltura e industria -.  

Gran Bretagna, Germania, Francia hanno impiegato secoli per lo stesso processo. 

Guardiamo Milano, capitale  della Lombardia, regione all’avanguardia in Europa, che oggi è arrivata alla sua terza trasformazione,  ricerca e tecnologia avanzata,   senza traumi a differenza di altre città del mondo – esempio per tutte Detroit – che con la crisi dell’industria si sono dimezzate: o come Londra che ha sacrificato il manifatturiero (e l’intero Paese) all’abnorme sviluppo finanziario.

Ecco, il modello Milano potrebbe interessare molto la Cina e le sue megalopoli.

Trasformazione dell’agricoltura

– Il Piano tenderà ad  aumentare stipendi e redditi degli agricoltori per ampliarne il potere di acquisto: attraverso l’incremento dei possedimenti delle terre rurali e l’introduzione di programmi tecnologici in grado di implementare la produttività agricola.

– Nel nostro Paese si è cessato da tempo di parlare di settore primario per realizzare il secondario e il terziario dell’agricoltura, punto di arrivo della grande trasformazione in atto. In altre parole, la terra non serve più solamente a produrre generi alimentari, ma energia, turismo, tutela del territorio.

L’esempio che illustra meglio di molte parole viene da alcune aziende agricole dove si sono sviluppate, con il supporto della Commissione Europea-DG Ambiente, una quantità stupefacente di attività che non solo si integrano perfettamente, ma che offrono soluzioni le quali abbinano qualità della vita e sviluppo: agriturismo e agroindustria,  pescicoltura, iniziative per il tempo libero, persino manifestazioni culturali (anche se tutto l’insieme è, in realtà, cultura).

Mantenendo la funzione originaria, che è quella di fornire beni alimentari di alta qualità.

Infine, il  falso problema dell’antagonismo tra sviluppo economico e protezione dell’ambiente: in realtà le due esigenze possono benissimo convivere, anzi integrarsi attraverso ecosistemi protetti non contro l’uomo ma con l’uomo.

Dalle campagne alle città

– Il Piano cinese promuove politiche di incentivazione di una migrazione rapida e continua dalle campagne alla città.

Non va trascurato il fatto che entra in gioco, a tal proposito, la diversità di regime del welfare, cioè dei diritti sociali fra abitanti delle campagne e abitanti delle città (che godono di maggiori diritti, nel campo della previdenza,  della sanità, dell’assistenza, rispetto ai primi).

Questa politica produrrà massicci fenomeni di migrazioni interne, accompagnate parallelamente da vasti processi di inurbamento della popolazione e di spopolamento delle campagne con conseguente abbandono delle terre coltivate.  

Andrà studiato un sistema di sviluppo sostenibile delle città ed un modello di organizzazione del territorio rurale attraverso l’insediamento di una adeguata rete di aziende agricole, efficienti per dimensione e funzionalità.

Sul fenomeno dell’inurbamento, vantiamo illustri esperienze.

Nell’immediato dopoguerra quasi 20 milioni di persone migrarono dalle campagne alle città, dal sud al nord.

Non ci furono traumi.

Milano passò da 700.000 abitanti ai quasi 4 milioni della Grande Milano, si costruirono alloggi al ritmo di decine di migliaia ogni anno, adeguando i servizi, e lo stesso avvenne nelle altre grandi città (Roma, Torino, Genova, per citare, e in medie città quali Bologna, Verona, Pescara, Taranto, Vicenza, eccetera).

Per parecchi anni i borghi montani e collinari, i villaggi di campagna soffrirono l’abbandono: ma ha pensato il turismo, dovuto all’aumentato benessere del ceto medio, alla ristrutturazione dei borghi per ricavarne seconde case per gli abitanti delle città, alle nuove costruzione per far rifiorire paesi e villaggi che mai hanno conosciuto un benessere come l’attuale.

Dal risparmio alle spese

– Il nuovo sviluppo cinese prevede il tendenziale passaggio da una politica del risparmio ad una politica di spesa: per favorire i consumi occorre infatti creare una rete sociale di sicurezza  per ridurre il risparmio preventivo indotto dalla paura del futuro.

Attraverso istituti di previdenza sociale, fondi pensionistici, assicurazione medica e di disoccupazione che esistono, ma andranno adeguatamente rimaneggiati e rifinanziati.

– Anche in questo settore possiamo dire la nostra. Le formidabili conquiste sociali degli anni ’70 hanno portato l’Italia ai primi posti nel mondo.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il nostro servizio sanitario si colloca ai vertici della classifica, gli ammortizzatori sociali hanno ridotto la possibilità di esplosioni sociali in questa durissima crisi.

Certo, sprechi e favoritismi sono stati molti, ed oggi si sta attuando una politica più rigorosa che speriamo sia fonte della ripresa.  

Il rovescio della medaglia, visto nell’ottica di noi occidentali: le conseguenze nei riflessi con l’estero.  

Il Piano della Cina, riducendo il surplus finanziario interno, genererà una minor capacità della Cina di intervenire per il salvataggio di economie straniere, come quella degli Stati Uniti o dell’Europa.

Conclude Colombo Clerici.

In Cina si affrontano sempre di più quelle tematiche globali, dibattute in particolare nella società occidentale, quali la tutela dei diritti umani e religiosi, i problemi etici al confine con le conquiste scientifiche nel campo della bioetica, sistemi giuridici e scale di valori, eguaglianza e comunicazione, sviluppo e tutela ambientale, culturale ed artistico, turistico.

Agli amici cinesi io credo dobbiamo confermare, con il nostro operato, che l’Italia può diventare sempre più un interlocutore, un partner privilegiato in campo culturale, sociale ed economico, con il mondo cinese, ed un ponte naturale tra la Cina e, non solo la vecchia Europa, ma il mondo occidentale intero.       

Foto : Achille Colombo Clerici intervistato da Cesare Zhang direttore di CRI China Radio International

Excellent 2013 Colombo Clerici intervistato da CRI Radio China International

 

 

Colombo Clerici, Istituto Europa Asia, espone un  progetto realizzabile

IL RUOLO DELL’ITALIA NELLA TRASFORMAZIONE DELL’AGRICOLTURA CINESE 

Benito Sicchiero  

Il XII Piano quinquennale di sviluppo economico, approvato dal Congresso Nazionale del Partito Comunista cinese nel marzo del 2011, comporta una vera e propria ristrutturazione dell’economia, e quindi della società cinese.

E noi italiani – e in particolare lombardi – cosa abbiamo da condividere con tale processo?

Molto, in potenza.

Prendiamo in esame un settore che non è in primo piano – come la moda, l’industria, il lusso, il turismo ecc. – nei rapporti tra i due Paesi: l’agricoltura.

L’agricoltura in Cina impiega la maggior parte della popolazione, anche se i terreni coltivabili coprono solo una superficie di 1,27 milioni di kmq, pari a circa il 7,5 % del totale (9,6 milioni di kmq),  quasi totalmente riservati alla coltivazione: riso, grano, mais e soia, cotone, arachidi, colza, canna da zucchero e barbabietole.
Nonostante le importanti riforme degli ultimi venti anni, in sintesi, centinaia di milioni di persone lavorano un territorio relativamente piccolo ricavandone prodotti primari. 

Il che spiega perché il reddito nelle campagne sia nettamente inferiore a quello delle città e generi ondate migratorie difficilmente controllabili.

Per questo il citato Piano Quinquennale prevede l’aumento di stipendi e redditi degli agricoltori per ampliarne il potere di acquisto: attraverso l’incremento dei possedimenti delle terre rurali e l’introduzione di programmi tecnologici in grado di implementare la produttività agricola.

Sono inoltre promosse politiche di incentivazione di una migrazione rapida e continua dalle campagne alla città.

Riducendo le vecchie restrizioni  dell’hukou, ovvero il sistema di registrazione dei nuclei familiari.

Non va trascurato il fatto che entra in gioco, a tal proposito, la diversità di regime del welfare, cioè dei diritti sociali fra abitanti delle campagne e abitanti delle città (che godono di maggiori diritti, nel campo della previdenza,  della sanità, dell’assistenza, rispetto ai primi).

Questa politica produrrà massicci fenomeni di migrazioni interne, accompagnate parallelamente da vasti processi di inurbamento della popolazione e di spopolamento delle campagne con conseguente abbandono delle terre coltivate. 

Andrà studiato un sistema di sviluppo sostenibile delle città ed un modello di organizzazione del territorio rurale attraverso l’insediamento di una adeguata rete di aziende agricole, efficienti per dimensione e funzionalità.                 

             *     *     *

In questo processo di trasformazione possiamo dire e dare  molto.

L’occasione di una riflessione è venuta dall’incontro sulle imprese familiari nel mondo organizzato dall’Associazione no-profit Borgo di Castellania presieduta da Giuseppe Luce per favorire la formazione culturale e professionale: l’agronomo Giovanni Sala, presentando Land Family Support, progetto di valorizzazione del patrimonio immobiliare nel territorio rurale, ha indotto Achille Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Europa Asia che elabora politiche e programmi di base che portano al trasferimento scambievole di know-how tra l’Italia e la Cina, ad una interessante considerazione.

Nel mondo, con l’aumento previsto nei prossimi decenni del 50% di consumo alimentare, e con la possibilità di aumentare non di molto la superficie attuale destinata all’agricoltura (1,5 miliardi di ettari), la soluzione va trovata nel maggior rendimento della superficie disponibile con le nuove tecnologie, che hanno consentito, ogm compresi, di triplicare in 50 anni la produzione di frumento e di quasi raddoppiare quella di mais, con l’obiettivo di evitare, tra l’altro, una costante incertezza con balzi paurosi dei prezzi di mercato.

E’ indispensabile trovare un punto di equilibrio tra razionalità, scientificità e ricerca; come si dimostra nelle aree agricole più avanzate del nostro Paese dove si è cessato da tempo di parlare di settore primario per realizzare il secondario e il terziario dell’agricoltura, punto di arrivo della grande trasformazione in atto.

In altre parole, la terra non serve più solamente a produrre generi alimentari, ma energia, turismo, tutela del territorio.

L’esempio che illustra meglio di molte parole viene dall’azienda agricola Federico Radice Fossati a Mezzana Bigli (Pavia): milleduecento ettari di terra fertilissima a cavallo delle province di Alessandria e di Pavia lungo il bellissimo Po,  dove si sono sviluppate, con il supporto della Commissione Europea – DG Ambiente, una quantità stupefacente di attività che non solo si integrano perfettamente, ma che offrono soluzioni le quali abbinano qualità della vita e sviluppo: agriturismo e agroindustria,  pescicoltura, iniziative per il tempo libero, persino manifestazioni culturali (anche se tutto l’insieme è, in realtà, cultura).

Mantenendo la funzione originaria che è quella di fornire beni alimentari di alta qualità.

Il  falso problema dell’antagonismo tra sviluppo economico e protezione dell’ambiente.

In realtà le due esigenze possono benissimo convivere, anzi integrarsi attraverso ecosistemi protetti non contro l’uomo, ma con l’uomo.

La convenzione europea sul paesaggio di Firenze (2000) ha sancito che la valorizzazione di questa risorsa è una delle sfide più importanti a cui le politiche nazionali e comunitarie devono rispondere; sancisce che il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale, sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale.

Costituisce inoltre una risorsa favorevole all’attività economica e, se salvaguardato, gestito e pianificato, può contribuire ad incrementare l’occupazione (convegno di Treviglio di Friends of the Countryside-meta, in collaborazione con l’Associazione Italiana delle Aziende Familiari (AldAF).

            *      *      *     

Aggiunge Colombo Clerici: “L’attività agricola ha sempre, nel corso della storia dell’umanità, svolto una rilevante funzione sociale e di interesse collettivo quale fattore di presidio e di tutela non solo dell’economia sul territorio, ma anche dell’ambiente e del paesaggio.

 Ed oggi più che in altre epoche, l’agricoltura costituisce, in un mondo attraversato da vasti processi deterritorializzanti (ristrutturazione, innovazione tecnologica, terziarizzazione, finanziarizzazione, internazionalizzazione) e delocalizzanti un fattore di forte radicamento terraneo e quindi aggiunge un risvolto culturale significativo alla funzione sociale storica.”

             *       *       *

Attraverso l’accelerazione delle crisi climatiche e finanziarie l’umanità sta ripassando un’antica lezione: la profonda e irrinunciabile fonte della nostra ricchezza sta nelle risorse naturali, negli ecosistemi ereditati da millenni di evoluzione, nell’ equilibrio tra antroposfera  e biosfera di cui  i custodi della terra sono gli artefici.

Questo il know how che gli agricoltori italiani mettono a disposizione dei colleghi cinesi.  

Foto: Achille Colombo Clerici con il Console Generale di Cina Signora Liang Hui
Excellent 2013 Colombo Clerici con il Console Generale di Cina Signora Liang Hui

Straordinario evento culturale organizzato dalla Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano  

A TOKYO LA MOSTRA “LEONARDO E LA SUA CERCHIA” 

La Mostra “Leonardo e la sua cerchia”  dalla raccolta della Biblioteca – Pinacoteca Ambrosiana programmata  dal 23 aprile al 30 giugno 2013 al Tokyo Metropolitan Art Museum, è uno degli eventi cardine di Italia in Giappone 2013, organizzata in stretta collaborazione con la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e il suo Collegio dei Dottori (in particolare, con la consulenza dei Professori Giulio Bora, Maria Teresa Fiorio e Pietro Marani) con l’Università di Tokyo, il più importante ateneo giapponese dove insegna il Professore Shigetoshi Osano, curatore della mostra e membro della Classe di Studi sull’Estremo Oriente dell’Accademia Ambrosiana, e con la Fondazione Cardinale Federico Borromeo.

Alla realizzazione di questa iniziativa partecipano come sponsor principale la Società TBS-Tokyo Broadcasting System Television – uno tra i principali operatori televisivi e radiofonici – e come co-sponsor Asahi Shimbun, uno dei maggiori quotidiani giapponesi.

L’evento, come comunica Monsignor Pier Francesco Fumagalli, dottore della Biblioteca Ambrosiana, al presidente dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, è dedicato al genio del Rinascimento italiano, ed estesa agli artisti della sua cerchia.

Si tratta dei dipinti – il Musico di Leonardo e le opere dei cosiddetti pittori “leonardeschi” come Bernardino Luini, Giampietrino, Andrea Solario e Marco d‘Oggiono,  insieme ai 1119 fogli del Codice Atlantico e ad altri disegni del maestro e della sua cerchia.

Il pubblico asiatico ammira profondamente le opere dei grandi Maestri italiani.  

In Giappone   Leonardo, tra gli altri, continua a essere l’artista italiano più apprezzato, fin dalla prima mostra itinerante su Leonardo scienziato approdata a Tokyo nel 1942, dopo esser stata esposta a New York e al Palazzo dell’Arte di Milano nel 1939.

E ancor oggi numerosi libri sull’artista, sia di taglio accademico che divulgativo, vengono pubblicati ogni anno in Giappone, dove sono state esposte, nel corso del dopoguerra, la Monna Lisa del Louvre (a Tokyo nel 1974), la Dama dell’ermellino del Princes Czartoryski Museum (a Kyoto, Nagoya e Yokohama nel 2001-2002) e l’Annunciazione della Galleria degli Uffizi di Firenze (a Tokyo in occasione della rassegna dell’Anno dell’Italia in Giappone 2007), generando sempre una risposta entusiastica da parte del pubblico e una notevole attenzione dei media.

La Mostra di Tokyo 2013 sulle collezioni dell’Ambrosiana, (che segue un percorso espositivo in quattro sezioni: 1) Dipinti 2) Codice Atlantico 3) Disegni 4) Manoscritti e Incunaboli), consente di far conoscere in Asia, e in particolare partendo dal Giappone, la storia dell’Ambrosiana e la sua straordinaria importanza, sia come sede di ricerca accademica con le 7 Classi di Studi, sia come custode di capolavori assoluti delle arti figurative e della miniatura libraria.

Questa esposizione internazionale, con l’implicito appello a un più intenso scambio culturale fra le civiltà dell’Oriente estremo dell’Asia, ha un profondo simbolico significato foriero di pacificazione mediante i valori dell’arte e della scienza, per tutta l’umanità. 

Foto: Achille Colombo Clerici con Mons. Francesco Fumagalli

Achille Colombo Clerici con Mons. Francesco Fumagalli

 

Guido Corbetta all’Incontro di Castellania.

Colombo Clerici: Il loro ruolo in Asia

”IMPRESE FAMILIARI SANE E VITALI: UN PATRIMONIO DA SVILUPPARE 

Benito Sicchiero 

E’ convinzione abbastanza diffusa, alimentata  da un robusto numero di esperti di economia che, tra le cause della stasi dello sviluppo  dell’Italia negli ultimi anni, ci sia l’eccessiva presenza di aziende familiari chiuse, per cultura, ai cambiamenti imposti dalla globalizzazione che richiede, tra l’altro, dimensioni che le aziende familiari di casa nostra non vogliono o non possono raggiungere.

Ma dall’Incontro tra imprenditori e studiosi del settore organizzato dall’Associazione Borgo di Castellania, giunge la sorpresa con i dati forniti da Guido Corbetta titolare della cattedra AIdAF – Alberto Falck di Strategia delle Aziende Familiari all’Università Bocconi di Milano: le imprese familiari rappresentano un “patrimonio di rilevanza sociale ed economica” per tutte le economie avanzate del mondo.

Se in Italia sono l’82% della popolazione totale di imprese e rappresentano il 57% delle 7.105 aziende con ricavi superiori a 50 mln di euro in presenza di un trend occupazionale crescente anche in tempi di crisi (il peso dei dipendenti impiegati dalle medie e grandi aziende familiari sul totale delle società di capitali è passato dal 27% nel 2006 a circa il 31% nel 2010), negli USA, il Paese considerato più avanzato in termini di funzionamento dei mercati, rappresentano oltre l’80% del totale delle aziende e il 50% delle imprese, assorbono il 59% della forza lavoro e generano il 49% del PIL.

E ancora, nei Paesi del G20 rappresentano il 50% delle imprese in Canada e il 90% in Turchia, con valori intermedi per Paesi come la Germania (79%, occupando il 57% della forza lavoro) e la Francia (83%, occupando il 49% della forza lavoro).

In Brasile costituiscono il 75% delle aziende di maggiori dimensioni e sono molto diffuse in India e in molti altri Paesi asiatici.  

“Tra il 2000 e il 2010 – ha aggiunto il presidente dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici citando uno studio di Credit Suisse – la capitalizzazione totale di borsa delle imprese familiari asiatiche è pressoché sestuplicata. 

Tendono a operare prevalentemente in settori tradizionali, in particolare quello finanziario (banche e immobili), industriale, dei beni di consumo ciclici e nei beni di prima necessità, poiché le aziende di proprietà di una famiglia sono storicamente conservative in termini di innovazione e investimenti in nuove attività ad alto rischio.

Solo nella Corea del Sud, a Taiwan e in India è presente una maggiore concentrazione di imprese familiari in campo tecnologico, in quanto tali economie hanno una struttura industriale a orientamento tecnologico.

Le aziende asiatiche a proprietà familiare costituiscono la spina dorsale delle rispettive economie.

In termini di distribuzione regionale, si evidenzia una maggiore concentrazione di aziende nell’Asia meridionale, dove ha sede il 65 per cento di tutte le società quotate, rispetto al 37 per cento presente nell’Asia settentrionale.

L’India è il Paese che ospita il maggior numero di imprese familiari, il 67 per cento, mentre in Cina si riscontra la percentuale più bassa (13 per cento), a causa della sua struttura economica a gestione statale”. 

Altra diceria sfatata dall’analisi di Corbetta, la scarsa longevità delle imprese familiari.

Tra quelle italiane con ricavi superiori a 50 mln di euro, almeno una quarantina hanno più di 100 anni (Barilla, Beretta, Buzzi, Cotonificio Albini, Falck, Fedrigoni Cartiere, Fiat, Fratelli Branca, Italcementi, Vitale Barberis Canonico, Zambon, Ermenegildo Zegna etc.).  

In termini di performance economiche, varie ricerche internazionali dimostrano che le imprese familiari rappresentano un valido modello di “capitalismo multiforme” (in termini di struttura proprietaria, modelli di governance e di gestione adottati, oltre che di dimensioni conseguite e strategie competitive perseguite).

Per limitarci all’Italia, le aziende familiari sembrano aver reagito con decisione alla crisi che ha colpito il nostro Paese all’inizio del 2008: nonostante tutte abbiano sofferto pesantemente gli effetti della crisi, la maggior parte di esse ha saputo resistere continuando a creare ricchezza e a garantire occupazione (+1,8% nel 2010), a testimonianza di un tessuto economico-produttivo “sano” e “vitale”.

Ma a quali condizioni questo “patrimonio imprenditoriale” può perdurare nel tempo sviluppandosi di generazione in generazione?

Numerose evidenze empiriche consentono di individuare almeno quattro condizioni che favoriscono la continuità e lo sviluppo di un’impresa familiare:

 1.     una proprietà responsabile;
2.     una leadership aziendale capace e motivata;
3.     una governance moderna;
4.     un sistema di regole per la gestione del cambiamento dei fattori precedenti.

 

Presenti tra gli altri all’incontro-convegno Giuseppe Luce, Mario Boselli, Rosario Alessandrello, Giampio Bracchi, Giorgio Porta, Alfio Noto, Giovanni Pavese, Salvatore Messina, Roberto Moro, Lucio Migliarotti, Mario Gabriele, Vittore Ceretti, Davide Viziano.

Castellania

 

Il Dott. Giuseppe Barbiano di Belgiojoso, Il Prof. Monti e l'Avv. Achille Colombo Clerici

Il Dott. Giuseppe Barbiano di Belgiojoso, Il Prof. Monti e l’Avv. Achille Colombo Clerici

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Da sin. l'Avv. Enrico Cantoni, il Dott. Giuseppe Barbiano di Belgiojoso, il Prof. Mario Monti, l'Avv. Achille Colombo Clerici, il Dott. Roberto Rezzani e il Dott. Alessandro Panza di Biumo

Da sin. l’Avv. Enrico Cantoni, il Dott. Giuseppe Barbiano di Belgiojoso, il Prof. Mario Monti, l’Avv. Achille Colombo Clerici, il Dott. Roberto Rezzani e il Dott. Alessandro Panza di Biumo

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Da sin. Dott. Ivo Amendolagine, Dott. Luigi Arborio Mella, Avv. Enrico Cantoni, Prof. Mario Monti, Avv. Achille Colombo Clerici, Arch. Alfredo Campanini Bonomi

Da sin. Dott. Ivo Amendolagine, Dott. Luigi Arborio Mella, Avv. Enrico Cantoni, Dott. Giuseppe Barbiano di Belgiojoso, Prof. Mario Monti, Avv. Achille Colombo Clerici, Arch. Alfredo Campanini Bonomi

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INCONTRO TRA MASSIMO MUCCHETTI, FRANCO MIRABELLI, MARILISA D’AMICO E IL PRESIDENTE DI ASSOEDILIZIA ACHILLE COLOMBO CLERICI  

Il Presidente di Assoedilizia, di Federlombarda Edilizia e Vice Presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici ha incontrato Massimo Mucchetti, Franco Mirabelli e Marilisa D’Amico, Candidati al Senato del PD.

Agli stessi, ha espresso il timore che, a causa della crisi, ma anche dei duri provvedimenti fiscali sulla casa, i risparmiatori-investitori scompaiano attirati da altre più redditizie e meno defatiganti forme di investimento: “Il settore è in ginocchio – ha detto – con la crisi i mutui e le compravendite sono fermi e le costruzioni al palo. Non c’è più nessuna politica di sostegno da parte dello Stato, non solo per gli investimenti sociali, ma neppure a livello strategico.

Il settore è abbandonato a se stesso e sopravvive ormai solo grazie all’iniziativa privata”. 

Colombo Clerici ha fatto alcune considerazioni e suggerito interventi di urgenza sui punti che più interessano gli investitori e i proprietari:

1) Gli immobili in locazione privata svolgono una funzione sociale (in campo residenziale, commerciale ecc.) intervenendo in assenza di politiche e di iniziative strategiche pubbliche. Dopo l’Imu sperimentale occorre tornare, come disponeva la normativa dell’ Imu originaria al dimezzamento delle aliquote per gli immobili locati sia residenziali sia ad usi diversi. 

2) E’ stata ridotta la deduzione forfetaria delle spese dai canoni di locazione dal 15 al 5% quasi fosse  una agevolazione fiscale ai fini Irpef.
Si tratta viceversa del riconoscimento di un costo attinente alla produzione del reddito che le persone fisiche non possono dedurre in quanto non soggette a bilancio.
Occorre ripristinare tale deduzione nella misura del 15% dei canoni di locazione. 

3) La riforma catastale (basata sui valori di mercato e non più sulla redditività) che all’atto pratico non risulta necessaria, rischia di trasformarsi in una vera mannaia per gli investitori immobiliari in quanto porterebbe l’imposizione fiscale a effetti espropriativi. 

Occorre una profonda riflessione su tale tematica, che non può in alcun modo esser affrontata in modo frettoloso ed emotivo.

Facciamo funzionare, intanto, il sistema catastale esistente.

4) Siamo contrari all’Imu progressiva riguardante gli immobili, destinati ad uso abitativo o ad uso diverso  (siano essi in proprietà di persone fisiche o di società) in quanto tale imposizione tributaria rischia di avere effetti espropriativi.

Gli esponenti politici hanno assicurato attenzione particolare a tutti questi problemi, apprezzando la disponibilità di Assoedilizia a collaborare sul piano dell’apporto conoscitivo e valutativo delle diverse tematiche.

Foto:
-Achille Colombo Clerici con Marilisa D’Amico
– Con Franco Mirabelli a sin. e Massimo Mucchetti
– Con Pierluigi Bersani

Achille Colombo Clerici con Marilisa D'Amico
Achille Colombo Clerici con Marilisa D’Amico

Colombo Clerici con Franco Mirabelli a sin. e Massimo Mucchetti
 Con Franco Mirabelli a sin. e Massimo Mucchetti

Colombo Clerici con Pierluigi Bersani
Con Pierluigi Bersani

 

 

Corriere della Sera: «Compriamo insieme ma intestiamo a uno solo “Attenzione ai pericoli in caso di separazione” » 

– D. – Io e il mio compagno avremmo intenzione di acquistare un appartamento in cui andare ad abitare insieme. L’acquisto verrebbe fatto con il concorso economico di entrambi in parti uguali, ma l’intenzione è quella di intestare il bene ad uno solo di noi. Se un domani la convivenza dovesse cessare, chi non figura quale acquirente può pretendere la restituzione della cifra pagata?

– R. -La questione è piuttosto delicata. In casi analoghi a questo, una volta logoratisi i rapporti interpersonali, è accaduto che l’intestatario abbia rifiutato la restituzione della somma, adducendo che vi era stata una donazione indiretta a suo favore, una liberalità attuata cioè con un atto diverso dal negozio di donazione.
Il richiedente dunque dovrebbe agire in giudizio e cercare di dimostrare quella che era l’effettiva intenzione delle parti onde provare la causa reale del versamento effettuato.
Sarà dunque buona norma dotarsi di apposita dichiarazione scritta dell’intestatario da cui risulti che il prezzo del bene è stato pagato con il concorso di entrambi e che vi è obbligo di restituzione da parte dell’intestatario nel caso in cui la convivenza venga meno.

Achille Colombo Clerici
Pres. Assoedilizia

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Achille Colombo Clerici ne ricorda l’intensa vita, la finezza e la sensibilità culturale, l’indomita passione per il sociale

LA SCOMPARSA DI ERASMO PERACCHI

Erasmo Peracchi, grande figura di uomo politico e di cultura milanese, si è spento all’età di 95 anni.

Con profondo cordoglio lo ricorda il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

Nella sua biografia intensa si riflettono i grandi eventi che hanno coinvolto la città e il Paese.

Poco prima della guerra, conosciuto padre Agostino Gemelli, si iscrisse all’Università Cattolica (dove si laureò nel 1946 con la tesi “Organizzazione della produzione nelle officine meccaniche di medi dimensione”), allievo di Lazzati; quindi l’evento bellico, la campagna di Russia quale ufficiale, l’8 settembre, il sanguinoso scontro con i tedeschi e la cattura, l’avventurosa fuga dalla colonna che lo trasportava verso il campo di concentramento grazie all’intervento della fidanzata che poi divenne sua moglie; quindi la clandestinità, la Liberazione e la ricostituzione dei partiti democratici, l’adesione alla Democrazia Cristiana nel gruppo del Senatore Vittorino Colombo (protagonista dell’apertura dell’Italia alla Cina), “Centro Studi Achille Grandi”, assieme a figure come Alessandro Buttè, Ettore Calvi, Antonio Marzotto Caotorta, Angelo Caloia, presidente dello Ior e del Mediocredito Centrale, Carlo Bianchi, Gianni Verga, Giuseppe Palmisano, Andrea Villani, Massimo Gargiulo.

Tra i tanti incarichi impegnativi non disdegnava quelli amicali, quali il circolo “Onusti e Vetusti”, occasione di incontri sereni, assieme agli amici, fra cui Nadir Tedeschi e Giampiero Cassio, Ambrogio Colombo, Mario Bassani, Enrico De Mita, Benedetto Radaelli, Ambrogio Colombo, Mario Bassani, Enrico De Mita, Benedetto Radaelli, Alcide Luini.

Peracchi visse in prima persona, quale Presidente della Provincia di Milano (1965-1974) l’autunno caldo del ’69.

In lui si incontravano finezza e sensibilità culturale, con la chiara percezione del valore
del lavoro e del suo significato nell’esperienza umana ed economica, con una indomita passione per il sociale.

Foto: Angelo Caloia ed Achille Colombo Clerici

Colombo Clerici con Prof Angelo Caloia