AL ST. MORITZ GOURMET FESTIVAL – GRANDI CHEF E PERSONALITA’ 

Presenzia il presidente dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici

Dal 28 gennaio al 1 febbraio si svolge il “20th St. Moritz Gourmet Festival” con eventi culinari unici e la partecipazione di personalità da tutto il mondo: tra queste, dall’Italia il presidente dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

Festival inaugurato nel 1993:  quest’anno nove cuochi d’eccellenza della gastronomia europea (Belgio, Germania, Svizzera, Francia, Italia e Portogallo) asiatica (Hong Kong) ed americana (New York) assieme agli chef dei migliori alberghi e ristoranti di St. Moritz e dintorni, trasformeranno l’Alta Engadina in una vera mecca per gli amanti dei piaceri del palato.

Serata conclusiva (Great Valser Gourmet Final) all’Hotel Carlton con lo chef italiano “Da Vittorio” di Bergamo.Il Gourmet Festival si distingue non per competizione, ma per uno scambio creativo e collegiale tra grandi maestri dell’arte culinaria e giovani talenti provenienti da tutto il mondo.  

L’ altr’anno dall’Italia provenivano ben quattro famosi chef: Andrea Berton, Ristorante “Trussardi Alla Scala”, Milano (2** Michelin); Philippe Léveillé, Ristorante “Miramonti l’altro”, Concesio/Brescia (2** Michelin); Alfonso Iaccarino, “Don Alfonso 1890″, Sant’Agata sui Due Golfi, Napoli (2** Michelin) e Herbert Hintner, Ristorante “Zur Rose”, San Michele/Appiano (1* Michelin).L’anno scorso gli Italiani sono stati:  Enrico & Roberto Cerea, 3 stelle Michelin; ”Ristorante da Vittorio”, Brusaporto (BG);  Gerhard Wieser, 2 stelle Michelin, 18 punti GaultMillau, 3 toque blanche ”Hotel Castel”, Merano (BZ).

Achille Colombo Clerici con la moglie Giovanna 2
Il Presidente Achille Colombo Clerici con la moglie Giovanna

 

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Incontro di Colombo Clerici con il segretario cittadino PDL di Milano e candidato alle Regionali Giulio Gallera

RINVIARE LE SCADENZE DELLA TERMOREGOLAZIONE PER EVITARE ULTERIORI AGGRAVI ALLE FAMIGLIE GIA’ COLPITE DALL’IMU     

In vista delle elezioni, il presidente di Assoedilizia, di Federlombarda Edilizia e vicepresidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici ha incontrato il segretario milanese del PDL e candidato alle Regionali di Lombardia Giulio Gallera.

Tema dell’incontro, la  situazione del mercato immobiliare, con particolare riguardo agli investimenti, alla attività produttiva, alla tassazione e alla funzione sociale della proprietà edilizia, sia nel comparto residenziale, sia nel comparto commerciale.

Per quanto riguarda gli oneri sulla casa, in particolare quelli introdotti dai provvedimenti sul risparmio energetico (termoregolazione e contabilizzazione calore) Colombo Clerici ha sottolineato l’opportunità che la Regione rinvii ulteriormente il  carico degli oneri gravanti sul già tartassato settore immobiliare e della locazione in un periodo di grave crisi economica, con l’IMU che incide pesantemente sulle disponibilità delle famiglie, aumentando i costi e riducendo la capacità di spesa. 

L’obbligo della termoregolazione degli ambienti e di contabilizzazione autonoma del calore nei condomini di tutto il territorio regionale, rinviato opportunamente in taluni casi al prossimo anno, anche per il deciso intervento di Assoedilizia, si traduce in  un onere calcolato in 1.500 euro, mediamente, per famiglia.

E’ opportuno prevedere comunque un rinvio generalizzato delle prescrizioni obbligatorie ancora in essere relative alla materia.

Oltre a tassare la prima casa, l’IMU vigente, a differenza di quella istituita con il federalismo fiscale municipale, non prevede una riduzione delle aliquote per gli  immobili locati, anzi contempla un forte innalzamento della base imponibile, attraverso coefficienti moltiplicatori ed aliquote elevate.

Colombo Clerici ha aggiunto che la recente normativa ha drasticamente ridotto (dal 15 al 5%) la deduzione forfetaria ai fini Irpef delle spese di manutenzione, gestione, amministrazione degli immobili locati, come se si trattasse di un’agevolazione fiscale e non viceversa del doveroso riconoscimento di costi relativi alla produzione del reddito per i contribuenti non “tassati come da bilancio”, che peraltro vengono colpiti, non va dimenticato, anche dalle nuove addizionali Irpef.

Inoltre, la ventilata riforma catastale, per come si va delineando, lungi dal rappresentare lo strumento per perequare le disomogeneità esistenti, sarà l’occasione per inasprire tremendamente il carico fiscale su alcuni immobili, dilatando ulteriormente le disparità di trattamento.

Giulio Gallera ha assicurato di prestare ogni attenzione alle problematiche del settore immobiliare rappresentategli.

Colombo Clerici con Giulio Gallera

 

 

Per scaricare l’invito:

Che razza di crisi invito

 

Il Presidente di Assoedilizia ha incontrato gli esponenti lombardi e candidati al Senato del PD

COLOMBO CLERICI: COME DISMETTERE IL PATRIMONIO PUBBLICO PER ABBATTERE IL DEBITO  

Il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici si è incontrato con esponenti di alto livello del Pd lombardo sul tema immobiliare, con particolare riguardo agli investimenti, alla attività produttiva, alla tassazione e alla funzione sociale della proprietà edilizia, sia nel comparto  residenziale, sia nel comparto commerciale.

Partecipavano Michele D’Amico, Giunta Esecutiva di Assoedilizia; Marilisa D’Amico, consigliere comunale e costituzionalista, candidata al Senato, Massimo Mucchetti, già vice direttore del Corriere della Sera e  Franco Mirabelli, consigliere regionale PD, entrambi candidati al Senato, ed Erminio Quartiani, Deputato uscente.  

Analizzando il comparto in ottica sia nazionale, sia regionale, Colombo Clerici ha affermato: “Nella dismissione dei beni pubblici (immobili e partecipazioni) Stato ed enti locali non devono comportarsi come un qualunque privato cittadino: cessione materiale del bene ad un acquirente terzo.

Con la conseguenza che, se debbono dismettere in tempi brevissimi e gli immobili non si trovano nelle condizioni ottimali per la vendita, alla fine essi son costretti a “svendere”( la rivalutazione del bene finisce per farla l’acquirente e non il venditore).

Ma dovrebbero conferire i beni stessi in fondi affidati alla gestione di appositi soggetti creati sempre dall’ente pubblico, finalizzando la stessa alla loro rivalutazione: una sorta di processo di finanziarizzazione degli immobili pubblici. I titoli rappresentativi dei fondi andrebbero collocati sul mercato della libera sottoscrizione da parte dei risparmiatori privati.

E’ chiaro che, ove la redditività dei beni non bastasse a rendere competitivo questo investimento rispetto ad altre forme di investimento, il prezzo di collocamento dovrà tener conto dell’esigenza di rendere lo stesso remunerativo: in altri termini il prezzo sarà adeguatamente ridotto rispetto a quello di mercato. In tal modo potranno esser conferiti utilmente nel fondo anche immobili dalla scarsa o nulla redditività diretta, come ad esempio quelli destinati all’attività istituzionale degli enti pubblici.

Verrà a crearsi un mercato di tali titoli, in cui i valori potranno apprezzarsi man mano che la gestione dei beni porterà gli stessi ad una valorizzazione economica. Lo Stato e gli enti pubblici conferenti, ove mantenessero in portafoglio una quota dei titoli emessi, con la rivalutazione degli stessi nel tempo, potrebbero anch’essi beneficiare di un vantaggio patrimoniale.

E’ opportuno aggiungere che tale forma di dismissione, a differenza della cessione materiale dei beni, non avrebbe interferenze negative sul mercato immobiliare, in quanto non produrrebbe un repentino accrescimento dell’offerta immobiliare”.

Colombo Clerici ha sottolineato inoltre l’eccessiva tassazione degli immobili.

Ha aggiunto che la recente normativa ha drasticamente ridotto (dal 15 al 5%) la deduzione forfetaria ai fini Irpef delle spese di manutenzione, gestione, amministrazione degli immobili locati, come se si trattasse di un’agevolazione fiscale e non viceversa del doveroso riconoscimento di costi relativi alla produzione del reddito per i contribuenti non “tassati secondo bilancio”, che peraltro vengono colpiti, non va dimenticato, anche dalle nuove addizionali Irpef.  

Concludendo con l’esigenza che la futura politica fiscale riguardante il settore immobiliare tenga in considerazione gli investimenti del risparmio negli immobili locati, i quali da un lato assolvono ad una precisa funzione sociale, come strumenti per rispondere alle esigenze abitative di parte della popolazione e d’altro lato rappresentano una forma di finanziamento indiretto delle attività produttive, commerciali, artigianali e professionali. 

Foto: da sin. Franco Mirabelli, Achille Colombo Clerici, Massimo Mucchetti

Franco Mirabelli, Achille Colombo Clerici, Massimo Mucchetti

Colombo Clerici ospite della trasmissione: “5 GIORNI SUI MERCATI”

Venerdi 25 gennaio 2013

Repliche:
– sabato alle 7.45 ca.
– lunedì alle 10.30 + 11.10 secondo blocco

Conduce in studio Marina Valerio

Colombo Clerici viene intervistato sugli effetti della crisi economica sul mercato edilizio, sui risultati ottenuti dal governo Monti  in materia di stabilizzazione dei conti pubblici e sulle prospettive politiche.

Il nuovo Governo dovrebbe puntare soprattutto alle riforme istituzionali, ai tagli alla spesa pubblica ed alla crescita economica.

E, nel suo ruolo di presidente dell’Istituto Europa Asia, Colombo Clerici si sofferma sulla necessità di attirare in Italia una più ingente massa di investimenti esteri ed un maggior numero di turisti dall’Oriente.

Dei 54 milioni di cittadini cinesi che l’anno scorso hanno visitato l’Occidente, meno di un milione ha brevemente soggiornato in Italia.

Servizi
 PL 25 053 – Mario Draghi – rilancio dell’euro
PL 25032 – George Soros – rischio guerra valutaria
PL 25107 – Visco Ignazio su mps
PL 25XXX – Alessandro Profumo, rimborso in 5 anni

Ospiti in studio:
Achille Colombo Clerici – Pres. Assoedilizia
Francesco Paglianisi – Admiral Markets
Stefano Mach – Azimut

 foto pres1

foto pres2

 

 

Incontro del Cardinale Angelo Scola con i giornalisti

L’ITALIA TRA 20 ANNI? GUARDIAMO I GIOVANI OGGI

Colombo Clerici (Istituto Europa Asia): “Basta con i mea culpa: operiamo concretamente per alleggerire le nuove generazioni dai gravami che il nostro egoismo ha loro imposto” 

Benito Sicchiero 

Per sapere come sarà l’Italia tra vent’anni (se nel frattempo non accadono sconvolgimenti non prevedibili) è sufficiente studiare i giovani di oggi.  Con “Rapporto Giovani” l’Istituto Giuseppe Toniolo, fondatore e promotore dell’Università Cattolica di Milano, ha promosso in collaborazione con Fondazione Cariplo  la più grande indagine in Italia – è durata ben 5 anni – su questo mondo formato dai millenials, gli under 30 che compongono la prima generazione di nativi digitali.  

Se ne è parlato all’Istituto dei Ciechi di Milano al tradizionale incontro con i giornalisti e gli scrittori del Cardinale Angelo Scola, organizzato da don Davide Milani responsabile dell’Ufficio comunicazioni Sociali della diocesi milanese, nella ricorrenza del patrono San Francesco di Sales. Scola ha dialogato, sui dati del Rapporto, con il Direttore del tg de La7 Enrico Mentana e con i giornalisti presenti in grande numero.

Ebbene, non sono affatto choosy i nostri giovani: tra i fortunati che hanno trovato un lavoro solo 1 su 5 ne è pienamente soddisfatto, gli altri si sono adattati; e se 3 giovani su 4, usciti di casa dopo aver trovato un lavoro, vi ritornano,  non è perché schizzinosi di fronte alle difficoltà della vita; ma perché lo perdono, il lavoro, oppure non ce la fanno a mantenersi.

Controprova? Ben 4 su 5 sarebbero disposti a trasferirsi in altra città, la metà addirittura all’estero, se il “posto” venisse loro assicurato.

Egoisti, i giovani? Non si direbbe. Per quasi il 60% la famiglia tiene, e si vorrebbero avere due o più figli se questi giovani fossero semplicemente aiutati a realizzare i propri progetti di vita.

La denatalità italiana diventerebbe un problema superato, come dimostra la laica Francia.Naturalmente molti responsabili dei destini del Paese, in primis i politici, rifiutano di riconoscere le proprie responsabilità. Per questo si guadagnano il disprezzo dei giovani che solo per il 6,4% affermano che meritano fiducia (ultimi in classifica, al primo posto l’Unione Europea, il Presidente della Repubblica, il Comune e la Regione).

Commenta Achille Colombo Clerici, Presidente dell’Istituto Europa Asia: “La nostra generazione ha un grande debito verso i giovani. Ma è ora di smetterla con i mea culpa e di operare concretamente, se non per eliminare, almeno per ridurre le conseguenze del nostro egoismo ricadute sulle loro spalle, a cominciare dal debito pubblico”.

Giovani apatici anche nei confronti dell’informazione?

Neppure questo è vero, sempre secondo il Rapporto Toniolo: semplicemente utilizzano fonti diverse da quelle tradizionali.

Considerano il web il loro habitat naturale e traggono dalla rete informazioni – l’82%, anche se sono i telegiornali la fonte principale, 84,3%- , non solo, la rete è anche forma di interazione e partecipazione.

In tre anni comunque c’è stato un balzo verso il web, cui corrisponde un calo nei confronti sia dei telegiornali sia, in misura maggiore, dei quotidiani cartacei (solo il 37,5%).

Ma quando si passa alla percezione di affidabilità, i giornali on line e su carta primeggiano, seguiti da telegiornali, informazione radiofonica, dibattiti televisivi; chiudono blog e social network.

E sono questi, nell’ordine, i mezzi che influenzano la scelta politica.

Ma l’incontro ha fatto emergere due diverse concezioni di fare informazione, oltre a generare un interessante botta e risposta su temi di attualità (Mentana: ritiene che sia il momento di un nuovo Concilio a 50 anni dal Vaticano II? Scola: è sufficiente attuare in modo compiuto i principi allora enunciati): una del giornalismo laico che ha il compito di mordere senza sconti i colpevoli, in particolare se si tratta di poteri colpevoli; una del giornalismo cattolico che, tra tante versioni di un fatto, ha il dovere di scegliere quella più favorevole al prossimo.

foto pres e cardinale Scola

Oggi sabato 26 gennaio alle ore 9,30, nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Milano si è  inaugurato l’Anno Giudiziario 2013.

Presenti, fra gli altri il Premier Mario Monti, il Cardinale Arcivescovo di Milano Angelo Scola, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, il prefetto Gianvalerio Lombardi, il presidente della Provincia Guido Podestà, Autorità civili e militari.
Al completo i rappresentanti dell’ordine giudiziario e dell’avvocatura.

Invitato dal  Presidente della Corte d’Appello Giovanni Canzio e dal Procuratore Generale Manlio Minale il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

Durante la cerimonia è stata illustrata  l’attività degli organi giudiziari del Distretto che comprende i Tribunali di Milano, Busto Arsizio, Como, Lecco, Lodi, Monza, Pavia, Sondrio, Varese, (Vigevano e Voghera a far tempo dal settembre 2013 i relativi Tribunali verranno assorbiti dal Tribunale di Pavia): reati, processi ma anche interessanti indicazioni sull’andamento economico-sociale del Distretto, quali ad esempio, numero e qualità di processi civili e penali l’ esecuzione di sfratti, i fallimenti, i protesti.

 Il presidente della Corte d’Appello, nella sua relazione ha sottolineato: “Il Legislatore, al fine di fissare un più stabile equilibrio fra le regole del diritto e quelle dell’agire economico e nell’intento di ottenere una risposta rapida ed efficace alla domanda di giustizia, è ripetutamente intervenuto negli anni più recenti sul processo civile, nella consapevolezza dell’impatto che i tempi della procedura assumono sull’enforcement – la tutela effettiva del diritto di credito – e quindi sulle vicende del mercato, del lavoro e delle imprese, soprattutto nella attuale fase di crisi del sistema produttivo e finanziario.
L’iter riformatore si è mosso in tre direzioni: razionalizzazione delle risorse, specializzazione, misure deflattive e acceleratorie.”
In merito alla mediazione ha aggiunto: “Occorre riconoscere il sostanziale insuccesso dell’istituto, segnato prima dalla modestia dei numeri, inferiori alle aspettative, e poi dal radicale scrutinio d’incostituzionalità, per difetto di delega, del modello di mediazione obbligatoria, anche se il Legislatore ben potrà intervenire, con legge ordinaria, sulla relativa disciplina, prevedendo, in linea con la legislazione europea, ipotesi di obbligatorietà.”  

foto presidente 61

ESPLOSIONI DI GAS, UNA GUERRA. QUESTI I RIMEDI 

Un’esplosione, secondo i primi accertamenti dei vigili del fuoco, dovuta a una fuoriuscita di gas, ha fatto crollare una palazzina di tre piani, nelle prime ore del mattino, nel quartiere Longuelo di Bergamo, in via Perlosi.

Al momento dello scoppio in casa c’erano sette persone, sei sono rimaste ferite, due delle quali in maniera grave.  

L’ennesimo episodio nell’arco di pochi mesi: il 6 dicembre, a Camugnano, nel bolognese, 2 feriti gravissimi; il 7 dicembre, casa colonica a Vaiano (Prato), 4 feriti; l’1 gennaio a Napoli, un morto.

Troppo frequenti questi casi che dimostrano la pericolosità del gas (metano in particolare) lasciato alla mercè degli utenti a causa di una normativa lacunosa  ed equivoca.

E’ quasi un bollettino di guerra e le esplosioni non fanno quasi più notizia.

Ma è possibile che ciò continui ad avvenire, negli anni Duemila ed in un Paese “civile” qual è il nostro?

Il presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici dichiara:“C’è molta incoerenza nelle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas.

Illuminante è la  storia del metano: il “pubblico” fornisce , all’interno delle abitazioni dei cittadini, una materia altamente deflagrante, (ricordiamo che esso possiede 5 volte il potere calorifico del vecchio gas di città). 

In questo quadro,si potrebbe pensare che il pubblico, il quale ha istituito la fornitura di tale servizio di interesse collettivo, dapprima con  municipalizzate, poi privatizzate e talune quotate in borsa, quindi soggette alla fine alle logiche dell’ economia con i relativi profitti, debba assumersi l’onere di tenere indenni,in caso di sinistri, gli sventurati cittadini; ricostruendo la casa e rimettendoli nelle condizioni economiche originarie. 

E invece li lascia in balia di beghe con la propria assicurazione volontaria (e se non si fossero assicurati?), che ovviamente solleva ogni ragione per pagare il meno possibile; o con la sempre inadeguata copertura assicurativa offerta dalle aziende erogatrici.

Lo Stato permette che si fornisca il metano o che si detengano in casa bombole di gpl; conosce le regole di sicurezza, ma non ne dispone la integrale obbligatorietà; non stabilisce che gli enti erogatori (che esercitano un’attività economica – traendone profitto – costituente però al tempo stesso un servizio di interesse pubblico) eseguano, sotto la loro responsabilità, i relativi controlli di regolarità dell’uso e di applicazione di tutte le misure di sicurezza entro le abitazioni, interrompendo l’erogazione in caso di difetti; non dispone per una assicurazione sociale (come la previdenza e l’assistenza sociali) che risponda, in termini di primo rischio assoluto e con copertura del cento per cento,  sul piano, non solo della responsabilità civile, ma anche del costo di ricostruzione dell’immobile.

Ci si dimentica che non ci troviamo di fronte ad una calamità naturale ineluttabile, come fosse un terremoto od una inondazione, generata dalle forze invincibili della natura; ma ad un fatto causato da azioni umane (private e pubbliche) combinate a norme di legge lacunose o distorte.  

C’è una zona grigia, sul piano della sicurezza. ed è quella a valle del contatore.

Infatti i controlli della rete di distribuzione del gas a monte dello stesso , sono a carico dell’ente erogatore che li effettua sotto la sua responsabilità, anche ai fini della responsabilità civile, (se qualcosa non va, blocca subito la erogazione del gas e questo è motivo di minori sinistri): è raro dunque che succedano disastri a causa di difetti in questa zona.

A valle dei contatori i controlli sono a carico dell’ASL che fa quello che può e poi non è responsabilizzata, sul piano della responsabilità civile, in caso di sinistro.

Si dispone che i fornelli delle cucine non possano essere venduti, se non sono dotati del dispositivo della valvola termostatica, che impedisce la fuoriuscita del gas in caso di spegnimento della fiamma; e poi si permette che in milioni di case continuino ad usarsi vecchi fornelli che ne sono privi.

Non viene disposta l’installazione  obbligatoria, all’interno delle abitazioni, di apparecchiature che interrompano automaticamente l’erogazione del gas, o diano l’allarme, in caso di perdite dell’impianto.

Gli apparecchi domestici (cucine, forni) andrebbero “blindati” ad evitare manomissioni da parte di chi vuol far un uso improprio di questa sostanza altamente pericolosa (ad esempio per tentativi di suicidio o per minacciare e compiere ritorsioni).

Il tutto sotto la responsabilità degli enti erogatori che dovrebbero,in presenza di difetti, interrompere immediatamente la fornitura del gas.

Sui nostri suggerimenti tecnici concorda anche il C.I.G. Comitato Italiano Gas.Per contenere se non eliminare il fenomeno Assoedilizia, oltre alle misure di sicurezza suesposte, propone che venga incentivato l’utilizzo di cucine, scaldabagni e impianti di riscaldamento elettrici attraverso:

– agevolazioni per chi opera la trasformazione da alimentazione a gas ad elettricità simili a quelle per il contenimento energetico (contributi delle amministrazioni locali all’installazione e detrazione del 55% delle spese in più anni dall’Irpef);

– obbligatorietà della trasformazione per cittadini con età superiore ai 65 anni e per chi ha rivelato problemi psichici;

– per i meno abbienti, tariffe elettriche agevolate, incrementando quanto già previsto oggi dalla legge”.

Per ovviare almeno alle conseguenze economiche degli scoppi del gas Assoedilizia ha istituito una polizza assicurativa “sociale”. 

foto pres

 

Grazie alla legge Golfo-Mosca spiegata in un libro di Maria Silvia Sacchi edito dal Corriere della Sera

I VERTICI DELLE AZIENDE APERTI A 5.000 DONNE 

Benito Sicchiero 

E’ ancora ben in salita, in Italia come in Europa, la parità dei diritti uomo-donna se la patria della democrazia moderna, la Gran Bretagna governata dai conservatori, ha bocciato la direttiva comunitaria che impone la quota del 40% delle donne ai vertici delle società quotate.

Mentre in Italia, dopo la legge Golfo-Mosca delle quote di genere approvata dal Parlamento il 12 luglio 2011 e diventata vincolante il 12 agosto 2012, 5.000 componenti l’altra metà del cielo si apprestano a salire al top di 300 società quotate in Borsa, 2.100 controllate dallo Stato; che salgono a 7.000 se si considerano anche le partecipate.

Lo spiega il libro “Donne ai vertici delle aziende” della giornalista del Corriere della Sera Maria Silvia Sacchi (libro in vendita in edicola con il quotidiano).

La legge prevede che nei consigli di amministrazione (board, all’inglese) e nei collegi sindacali il genere meno rappresentato abbia «almeno un quinto degli amministratori e dei sindaci» al primo rinnovo degli organi societari e, a partire dal secondo rinnovo, «almeno un terzo degli amministratori e dei sindaci eletti».

Non è una legge definitiva. Si applica per tre mandati, nove anni: poi, si spera, non ce ne sarà più bisogno, uomini e donne  faranno carriera in piena parità, secondo capacità e competenza.

Intanto questa la situazione di partenza: secondo la Consob, a fine agosto le donne presenti nei cda avevano superato la quota del 10%.

Scendono al 4% in quelli delle società a controllo pubblico (fonte Fondazione Bellisario) e arrivano al 13% se si considerano anche le partecipate (Rete Armida).

Mentre nelle società familiari le donne sono il 18,5% dei consiglieri (Aub).

Di fatto, le previsioni dicono che nei prossimi anni entreranno nei cda almeno in cinquemila.

La legge ha creato notevole scompiglio non solo nel mondo politico ed economico (basti pensare alle apparentemente contraddittorie prese di posizione della Corte Costituzionale).

Ma conviene adeguarsi.

Nel caso delle quotate, è la Consob a vigilare, diffidando la società inadempiente a mettersi a norma entro quattro mesi.

Dopo, scattano le sanzioni: da centomila a un milione di euro, con un nuovo termine di tre mesi per adeguarsi.

Infine, cda e/o collegio sindacale decadono. Nel caso delle società pubbliche, la vigilanza spetta ai prefetti.

Anche qui, diffida; multa (da 100 mila a un milione di euro per il cda e da 20 mila a 200 mila per il collegio sindacale); e decadenza.

Le donne sono pronte a impegnarsi: e gli uomini sono pronti a supportarle? conclude la curatrice del libro Elvira Serra che con l’autrice l’ha presentato all’Urban Center di Milano.

Occasione per sottolineare come l’amministrazione comunale si sia posta all’avanguardia in Italia ad assegnare alle donne posti di responsabilità: dagli assessorati alle Commissioni ai vertici delle aziende partecipate.

Ne hanno parlato, in un panel tutto al femminile, Ada Lucia De Cesaris, assessore all’urbanistica del Comune di Milano; Marilisa D’Amico e Stefania Bariatti, dell’Università degli Studi di Milano; Francesca Zajczyk, delegata alla Pari Opportunità del Comune di Milano; Alessandra Casarico e Paola Profeta dell’Università Bocconi di Milano; Anna Puccio, economista e membro del cda di Luxottica.   

Foto: Colombo Clerici con la prof. Marilisa D’Amico

Colombo Clerici con Marilisa D'Amico 2

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Scambio di vedute sulla proprietà immobiliare e sulla sua tassazione

INCONTRO BRUNETTA-COLOMBO CLERICI

Il presidente di Assoedilizia, di Federlombarda Edilizia e vicepresidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici si è incontrato oggi a Roma con l’on.le Renato Brunetta, già Ministro per la pubblica Amministrazione e l’Innovazione.

Tema dell’incontro, la  situazione del mercato immobiliare, con particolare riguardo agli investimenti, alla attività produttiva, alla tassazione e alla funzione sociale della proprietà edilizia, sia nel comparto residenziale, sia nel comparto commerciale.

Colombo Clerici ha sottolineato l’eccessiva tassazione sugli immobili: oltre a tassare la prima casa, l’Imu vigente, a differenza di quella istituita con il federalismo fiscale municipale, non prevede una riduzione delle aliquote per gli  immobili locati, anzi contempla un forte innalzamento della base imponibile, attraverso coefficienti moltiplicatori ed aliquote elevate.

Ha aggiunto che la recente normativa ha drasticamente ridotto (dal 15 al 5%) la deduzione forfetaria ai fini Irpef delle spese di manutenzione, gestione, amministrazione degli immobili locati, come se si trattasse di un’agevolazione fiscale e non viceversa del doveroso riconoscimento di costi relativi alla produzione del reddito per i contribuenti non “tassati da bilancio”, che peraltro vengono colpiti, non va dimenticato, anche dalle nuove addizionali Irpef.

Inoltre, la ventilata riforma catastale, per come si va delineando, lungi dal rappresentare lo strumento per perequare le disomogeneità esistenti, sarà l’occasione per inasprire tremendamente il carico fiscale su alcuni immobili, dilatando ulteriormente le disparità esistenti.

L’on. Brunetta ha assicurato attenzione particolare a queste problematiche, nonché il proprio intervento per una profonda modifica dell’Imu e si è dichiarato contrario a qualsiasi ipotesi di patrimoniale, che colpisca i beni immobili, o di aggravio dell’Imu.

Presidente con On.le Brunetta