Dichiarazione di Colombo Clerici a Venezia per partecipare  ai Seminars di Aspen Institute

“IMMOBILI: 1000 MILIARDI LA PERDITA DI RICCHEZZA NAZIONALE PER LA SOLA DIMINUZIONE DEL VALORE”

“Le misure di inasprimento fiscale introdotte nel settore immobiliare e l’annunciata riforma catastale e fiscale hanno portato ad un calo della ricchezza del nostro Paese di circa 1000 miliardi di euro, per la sola diminuzione del valore degli immobili (fabbricati e terreni) privati e pubblici.

E, si badi bene, in una situazione in cui assistiamo ad una generale relativa tenuta del mercato, perché i nostri concittadini (anche impiegando redditi personali e risparmi) stanno mantenendo gli immobili, senza svenderli.

Si fanno quadrare momentaneamente i conti finanziari dello Stato, ma si è scassato il tessuto economico dell’intero comparto.”

L’ha affermato il presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici (che peraltro apprezza l’impegno complessivo del Governo) a Venezia per partecipare ai Seminars di Aspen Institute.

Il dato emerge da una analisi di Assoedilizia, ed è causato, non solo dal notevole incremento della tassazione, in una perdurante condizione  fortemente sperequata della fiscalità immobiliare, ma anche dalla crisi di fiducia generatasi conseguentemente negli italiani e negli investitori stranieri, per l’ annunciata riforma, fiscale e catastale, che non prelude a nulla di positivo.

Al dato va aggiunta la perdita di produttività di tutto il settore delle costruzioni e dell’indotto.

Foto: Colombo Clerici con la figlia Giulia ed il genero Stefano Simontacchi

 

Annunci

di Marcello Menni

Presso la Foresteria della Ca’ de Sass a Milano il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici ha partecipato alla serata del Gruppo Cultura Etica e Finanza, con ospite Padre Bernardo Cervellera, Direttore di Asianews.

Presenti molti nomi illustri dell’economia, della politica e della società civile milanese, fra cui  Angelo Caloia, Giovanni Bazoli, Giampio Bracchi, il Vescovo Giovanni Giudici, Gianfranco Lombardi, Don Aldo Geranzani, Federico Falck, Mario Boselli,  Lanfranco Senn, Salvatore Carrubba.

Padre Cervellera, membro del Pontificio Istituto Missioni Estere-PIME, noto come uno dei più profondi ed autorevoli conoscitori del continente asiatico, delle sue potenzialità e dei suoi problemi sociali e politici, ha intrattenuto gli intervenuti per più di due ore, rispondendo alle loro numerose domande.

Padre Cervellera ha fornito un quadro preoccupato di un continente sempre in pericolo di cadere nelle spire del nazionalismo e del fondamentalismo.

Ma accanto a questo ha espresso la speranza che l’incredibile capitale umano, sociale ed economico, possa portare al progresso ed alla pace che la gente di quel continente merita.

In particolare ha delineato con efficacia il profilo, assai variegato e multiforme, dell’uomo asiatico, che possiede un alto senso del dovere, della comunità e che mette la giustizia ai primi posti nella scala valoriale.

Verso la Cina ha manifestato affetto e ammirazione, anche in ragione della sua cultura millenaria, ma non ha omesso di esprimere la preoccupazione per la situazione di grave instabilità e disparità sociale che vi regna; considerazione questa condivisa anche dal governo cinese.

In particolare ha citato il dato secondo cui, accanto all’emersione dalla povertà di decine di milioni di persone, sempre più spesso si accendono microconflitti (che sono quantificati in 180.000 all’anno).

Il  Padre ha, inoltre, espresso grande fiducia sul prossimo Congresso del partito Comunista Cinese, nella speranza che possa intervenire una apertura verso la libertà religiosa, come viene auspicato da intellettuali e politici anche in quel Paese.

Sulla libertà religiosa (libertà di scelta della propria fede e libertà di manifestarla pubblicamente con i relativi riti) ha sottolineato come essa abbia una positiva influenza come fattore di equilibrio e di pace sociale.

Ha, infine, rimarcato come  la presenza cristiana in Asia abbia una valenza culturale indubbiamente positiva, per il richiamo forte alla considerazione  verso la persona umana anche la più umile e in difficoltà; per la capacità di rendere attenti alla società i buddisti; per la  disincentivazione delle politiche demografiche restrittive, che hanno un effetto nefasto sulle economie.

Colombo Clerici con Prof. Angelo Caloia
Colombo Clerici con Prof. Giovanni Bazoli

 

Relazione Dott. Piccolo

Notizie di cronaca: nella nostra città molti negozi  vedono il succedersi gradatamente di attività commerciali più competitive sul piano economico.

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici:

“Per comprendere ciò che sta accadendo, al fine di disporre eventuali correttivi, occorre avere presenti ed indagare a fondo i meccanismi e le dinamiche socio-economiche che danno luogo al fenomeno.

Se ad un commerciante che mantiene in vita con fatica un negozio vengono offerti milioni di euro perché lasci i locali a qualche “griffe”, è molto probabile che quel negozio  cessi di esistere.

Pensiamo ad esempio a molte attività non più competitive che vanno scomparendo nelle città: le mercerie, le cartolerie.

Sono in ballo due interessi preminenti:

-A) quello degli esercenti le attività; che si trovano di fronte al dilemma di accettare “buonuscite” milionarie in euro (non previste da alcuna legge, ma che sono di prassi diffusissima nel settore) e di andarsene piantando baracca e burattini ovvero di tirare a campare continuando attività spesse volte antieconomiche e gravate di  imposte ed oneri gravosissimi.

-B) quello dei proprietari locatori dell’immobile che  debbono contemperare l’esigenza di redditività dell’immobile, con quella di evitare il pesante onere economico derivante per legge da una linea troppo rigida nelle trattative sul rinnovo dei canoni.

Il problema della sopravvivenza dei negozi, nasce soprattutto dal distorcente fenomeno delle “buonuscite”; cioè quei versamenti plurimilionari che intervengono o per compensare il commerciante che lascia liberi locali particolarmente appetiti sul piano dell’immagine o dell’indirizzo “griffato”.

Stesso condizionamento si verifica  all’atto della cessione del contratto di locazione o in via autonoma, ovvero insieme all’azienda o al ramo d’azienda.

Questi meccanismi incidono pesantissimamente, per anni ed anni, come una vera “ipoteca”, sulla gestione economica dell’azienda stessa cessionaria che prosegue nell’attività.

Un vero e proprio doppio dell’affitto.

Altro che affitti commerciali cari!

Meccanismo di buonuscita al quale peraltro il proprietario locatore è completamente estraneo.

Gli affitti commerciali, è bene ricordarlo, sono protetti da meccanismi legislativi volti ad impedirne il rincaro alla scadenza contrattuale.  In sede di rinnovo del contratto, (dopo dodici anni di vigenza) i canoni possono sì essere aumentati; ma, se l’esercente non accetta le nuove condizioni contrattuali, il proprietario gli deve un anno e mezzo del canone del vecchio contratto a titolo di indennità di avviamento.

Mentre l’offerta della “buonuscita” (peraltro soggetta ad un trattamento fiscale vantaggioso) a chi esercita un’attività commerciale, laboriosa e soggetta ad oneri amministrativi e tributari gravosi, da parte di operatori che spesso mirano ad acquisire punti commerciali strategici (“indirizzi griffati”) ai fini di un ritorno di immagine che surroghi la credibilità e la attrattività storica tanto premianti in certi settori; l’offerta di buonuscita, dicevamo, è in grado di minare qualsiasi resistenza e qualsiasi ragione affettiva di chi gestisce antiche attività, pur ricche di fascino e di tradizioni.

E’ dunque sul meccanismo distorsivo delle “buonuscite” e delle indennità di avviamento che occorre incidere in prima istanza per impedire cessazioni di attività e trasformazioni di beni aziendali commerciali (anche aventi valore di beni culturali).

Anche il meccanismo del rinnovo contrattuale conseguente alla cessione del contratto e non alla semplice cessione del ramo di azienda subisce il pesante condizionamento della indennità di avviamento.

In sede di trattative trilaterali, infatti, il proprietario ha di fronte il dilemma tra l’accettare nuove condizioni contrattuali di compromesso da un lato, e l’ affrontare la scadenza naturale del contratto esponendosi al rischio di pagare l’indennità di avviamento.”

www.assoedilizia.com
www.instat.wordpress.com

 

 

Per la tassazione dei redditi occorre riferirsi alla redditività e non ai valori.

Non è necessario aumentare i valori imponibili per aumentare il gettito tributario: basta lavorare sulle aliquote, come si è sempre fatto.

La perequazione catastale si realizza facendo funzionare il Catasto e non modificando i criteri di determinazione dei valori immobiliari.

*     *     *

Nel corso di una intervista rilasciata a Venezia dove partecipa al Seminario Aspen Institute, il presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici ha fatto la seguente dichiarazione:

“Nella impostazione della riforma catastale, la cui delega al Governo è all’esame delle Camere, sono presenti alcune gravi criticità foriere di nefasti esiti.

1- Il rischio che la parametrazione ai valori di mercato, dai quali si ricavi una redditività presunta sulla base di percentuali fissate apoditticamente dall’ente impositore, cioè dallo Stato, (ricordiamo che un meccanismo di questo tipo è già presente a livello di imposte sui redditi locativi a proposito della cosiddetta parametrazione per la verifica della congruità dei canoni soggetti a tassazione: un sistema talmente sballato da esser in pratica disapplicato dalla Agenzia delle Entrate), porti a basi imponibili superiori addirittura ai valori di mercato: con conseguenti effetti espropriativi, incostituzionali e sanzionabili anche dalla giustizia europea.

2- Il fatto che la promessa invarianza della pressione fiscale, riferita al gettito complessivo delle imposte (dirette ed indirette), ma anche al gettito delle singole imposte, non può certamente garantire le singole categorie di contribuenti da pesantissimi rincari della tassazione anche ultra vires.

E’ la questione della media Trilussiana: al contribuente interessa l’invarianza del prelievo a proprio carico, non l’invarianza del gettito a livello di sistema fiscale.

Né tantomeno l’invarianza a livello di pressione fiscale ufficiale (imposte ed oneri contributivi) in rapporto al Pil .

3- La riforma catastale varata dal Governo si innesta su un sistema di tassazione sperequato ed iniquo (con effetti deleteri ove si pensi che, pur in assenza di reddito effettivo,  viene tassato  un reddito presunto correlato al valore catastale) poggiante peraltro su aliquote dilatate, perché calibrate su basi imponibili notoriamente (anche il legislatore tributario lo sa)  inferiori ai valori di mercato.

Sicché la sua attuazione in tali condizioni porterebbe ad un carico tributario da vera e propria espropriazione: tanto da indurre qualcuno addirittura a “promettere” (con quale valore, poi?) che, una volta entrata in vigore la riforma, saranno abbassate le aliquote delle diverse imposte.

Queste promesse “a futura memoria”, sono il riconoscimento della consapevolezza, in chi le pronuncia, di  muoversi male ed hanno generato allarme, proprio perché non si è mai dato, nella storia della nostra fiscalità, un processo di revisione sostanziale in melius.

4- La parametrazione delle rendite catastali al valore dell’immobile (desunto dai prezzi delle compravendite) piuttosto che alla sua redditività, è meno idonea a realizzare la corretta valutazione del valore imponibile del cespite immobiliare ai fini impositivi.

Ciò in quanto sulla determinazione del valore incidono molti più fattori di quanti ne ricorrano nella valutazione della redditività: sicché il procedimento basato sulla parametrazione all’unità media di zona risulta lacunoso e fuorviante.

Se dobbiamo tassare i redditi occorre riferirci alla redditività e non ai valori.

5- Analogamente, il procedimento in esame non permette di tener conto di tutte le condizioni soggettive in cui versa l’immobile all’atto della imposizione tributaria.

La presenza ad esempio di una rapporto di locazione (la cui durata peraltro è fissata dalla legge, e quindi indipendente dalla libera disposizione del contribuente) produce una sensibile riduzione del prezzo di vendita dell’immobile della quale ovviamente non si tien conto.

Né varrebbe replicare che solitamente si procede alla liberazione dell’immobile prima di venderlo: questo vale in un momento economico che presenti una certa stabilità, non in un periodo di crisi economica e di emergenza, qual è l’attuale, in cui i contribuenti possono trovarsi necessitati a monetizzare l’investimento immobiliare  dall’oggi al domani.

Pagare dunque le imposte su un valore teorico sembra eccessivo ed iniquo.

6- Il rischio che l’attuazione in pratica della revisione catastale conseguente alla riforma, affidata all’efficienza della collaborazione fra Comuni ed Agenzie del territorio, avvenga a macchia di leopardo, ove meglio ed ove peggio, e quindi la riforma stessa si riduca ad essere, più che un sistema di perequazione, un meccanismo di amplificazione delle sperequazioni esistenti; impedendo di conseguenza la promessa riduzione delle aliquote per i contribuenti regolari.

7- gli effetti deleteri dell’aumento dei valori imponibili di tutte le imposte sui trasferimenti che, come primo effetto, avrà quello di far saltare il sistema di franchigia dell’imposta di successione.

8- Quanto poi al ricorso, da parte degli uffici finanziari (Agenzia per il Territorio o Agenzia delle Entrate che sia) ai dati forniti dai soggetti privati che vengono interpellati, i quali agiscono a livello professionale e non certo istituzionale, pone la ovvia questione inerente alla necessaria terzietà, che vien meno, da parte dei soggetti coinvolti nel processo di formazione  di un atto di imperio (avente caratteristiche squisitamente di atto della pubblica autorità) qual è l’imposizione tributaria.

Ma, a parte questa questione, si rileva che non c’è corrispondenza tra i criteri di determinazione dei valori immobiliari assunti dagli uffici del Catasto e quelli che ricorrono nella valutazioni degli operatori privati : si consideri ad esempio tutto il campo delle superfici accessorie, in cui siamo in presenza ad una diffusa variegazione di criteri valutativi.”

BANDIERA ESPOSTA PER IL 67° ANNIVERSARIO DELL’ONU

Ricorre il 67° anniversario della fondazione dell’ONU-Organizzazione delle Nazioni Unite.

In adesione all’invito rivolto al Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per tramite del Prefetto di Milano, viene esposta la bandiera ONU.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite nata il 26 giugno 1945 a San Francisco, è la più importante ed estesa  organizzazione intergovernativa: vi aderiscono infatti 193 Stati del mondo su un totale di 202.

Le Nazioni Unite hanno come fine il conseguimento della cooperazione internazionale in materia di sviluppo economico, progresso socioculturale, diritti umani e sicurezza internazionale.

Relativamente alla sicurezza internazionale, in particolare, ha come fine il mantenimento della pace mondiale.

L’ONU nacque  dopo la Seconda guerra mondiale, per porre fine alle guerre e ad ogni altra forma di violenza.
I membri delle Nazioni Unite sono gli Stati che accettano gli obblighi imposti dal suo statuto e che sono ritenuti in grado di farne fronte.

Colombo Clerici con la moglie Giovanna in Prefettura

 

Istituto Europa Asia

Ambasciata e Consolato svizzeri presentano nel capoluogo ligure lo studio della grande opera

GENOVA-ROTTERDAM: UN CORRIDOIO SOSTENIBILE

Colombo Clerici (Assoedilizia e Istituto Europa Asia): “La comunicazione ed i trasporti veloci tra Mediterraneo e Mare del Nord significano progresso e  sviluppo per l’intero Paese e in particolare per la Lombardia e la Liguria: due regioni italiane già legate storicamente da un rapporto preferenziale sviluppatosi nei secoli sul piano socio-culturale ed economico”.

*      *     *

L’Ambasciata di Svizzera in Italia e il Consolato generale di Svizzera a Milano, con il patrocinio della Regione Liguria, del Comune di  Genova e dell’Autorità Portuale di Genova, in collaborazione con la Commissione europea e la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile  organizzano oggi nella sede dell’Autorità Portuale di Genova il convegno sulla mobilità sostenibile delle merci in Europa “Genova-Rotterdam: un corridoio sostenibile”.

Viene presentato l’omonimo studio svolto dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che quantifica e analizza, basandosi su metodologie e dati consolidati a livello europeo, gli impatti ambientali sociali ed economici legati al completamento di tutto il corridoio Genova-Rotterdam.

Invitato all’evento, così commenta il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici: “La comunicazione ed i trasporti veloci tra Mediterraneo e Mare del Nord significano progresso e sviluppo per l’intero Paese ed in particolare per la Lombardia e la Liguria: due regioni italiane già legate storicamente da un rapporto preferenziale sviluppatosi nei secoli sul piano socio-culturale ed economico”.

Il programma prevede i  saluti di Marco Doria, Sindaco di Genova, Luigi Merlo, Presidente Autorità Portuale di Genova e Presidente Assoporti, Bernardino Regazzoni, Ambasciatore di Svizzera in Italia.
Interventi istituzionali: Claudio Burlando, Presidente della Regione Liguria, Peter Fuglistaler, Direttore dell’Ufficio federale dei trasporti della Svizzera, membro del gabinetto del Commissario europeo per i Trasporti.

Lo Studio “Genova-Rotterdam: un corridoio sostenibile” viene presentato da Stefano Vescovi, Consigliere Ambasciata Svizzera in Italia e da Raimondo Orsini, Direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Segue una  Tavola rotonda,  moderatore e commentatore Enrico Musso, Senatore della Repubblica Italiana.
Partecipano: Paolo Odone, Presidente della Camera di Commercio di Genova – Bernhard Kunz, Direttore di Hupac – Guido Porta, Presidente di FuoriMuro –  Marco Gasso, Amministratore delegato Cemat e FS Logistica. Chiusura dei lavori: Luigi Merlo, Presidente Autorità  Portuale di Genova e Presidente Assoporti.

Foto: Colombo Clerici con Console di Svizzera a Milano Massimo Baggi

 

 

TEATRO NO’HMA: LA VOCE DEI TAMBURI

Allo Spazio Teatro No’hma-Teresa Pomodoro un concerto, su idea e regia di Charlie Owens, dà il benvenuto, per la quinta stagione consecutiva, al suo pubblico il 24 e 25 ottobre ore 21.

La stagione di No’hma non è ancora iniziata, ma il concerto ne dà preannunzio attraverso la “voce” più autentica e conosciuta oltre che riconoscibile, quella dei tamburi, voce messaggera che fin  dall’antichità ha costituito il più autentico tramite di comunicazione per e tra gli uomini.

E’ la voce che ci richiama alle origini dell’uomo, alla riscoperta del suono che si fa parola.

Gli straordinari musicisti di Sinafrica ci porteranno la magia dei lontani richiami e dei riti sulle note di strumenti raffinati e antichi al tempo stesso, nonché attraverso le rappresentazioni mimiche dei danzatori:
Seydi Diougouna
Gueye Badara
Couta Abou
Faye Abdousalam
Guisse Ibra
Cisse Ibrahima
Toure Ousmane
Faye Thima
Ndiaye Rose Balanar

Allo spettacolo è stato invitato il presidente dell’Istituto Europa Asia e di Assoedilizia Achille Colombo Clerici.

Come nel passato ancora oggi il Teatro, diretto da Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano, che prosegue l’opera della sorella Teresa, fondatrice,  è uno dei luoghi privilegiati nel quale l’uomo riflette sulla propria essenza, sul senso storico e sociale della propria vita intesa non solo come il percorso individuale nel mondo, ma come presenza nell’universo e nella società alla quale appartiene.

Teresa Pomodoro, drammaturga, attrice, fondatrice e direttrice artistica dello spazio-teatro No’hma,  ha frequentato prima gli ambienti artistici di Brera, e poi Giorgio Strehler e il Piccolo Teatro, fino a quando, negli anni `70, è entrata a far parte dello “Spazio-Parola” fondato proprio dal grande regista.

E’ qui che la Pomodoro si forma e opta per un teatro che deve contaminarsi con tutte le possibilità delle arti affrontando le tematiche sociali e della marginalità.

Nasce così l’associazione  No’hma non profit, che più tardi trova sede nello spazio di via Orcagna, in zona Città Studi.

Per anni Teresa Pomodoro ha portato gli  spettacoli teatrali nelle carceri milanesi di Opera e San Vittore, coinvolgendo nella recitazione anche gli stessi detenuti.

Foto:
Colombo Clerici con Livia Pomodoro

 

La Torre Velasca rappresenta una città e un Paese proiettati verso lo sviluppo

IL POLITECNICO DI ZURIGO VISITA  A MILANO ALCUNI EDIFICI-SIMBOLO DELL’ARCHITETTURA DEL SECONDO DOPOGUERRA

Colombo Clerici: “Riconoscimento dell’alto livello raggiunto dai nostri progettisti, esempio per l’Italia e per altri Paesi. Simbolo della Milano proiettata verso lo sviluppo e la crescita economica, la Torre Velasca esprime tutta la forza degli anni della ricostruzione del secondo Dopoguerra.”

Per questo è meta della visita di una delegazione – docenti e allievi – del Politecnico di Zurigo-Istituto di Storia e Tecnica dell’Architettura.

La visita avviene nel corso di un viaggio di ricerca e di studio dal titolo “Milano dopoguerra: architettura, città, territorio”, dal 21 al 27 ottobre,  che l’ateneo svizzero dedica all’attenzione che gli architetti dell’epoca hanno dimostrato nei confronti del patrimonio comune della città e alla loro capacità progettuale. Tra gli edifici-monumento più rappresentativi sono stati scelti, oltre alla Torre Velasca, le opere di Luigi Moretti (corso Italia), Asnago Vender (via Albricci, via Lanzone), Luigi Caccia Dominioni (condominio P.zza Carbonari, edifici in Corso Europa), Aldo Rossi e Carlo Aymonino (il Gallaratese), Angelo Mangiarotti (chiesa Mater Misericordiae), Guido Canella (Centro civico Segrate).

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, esprime la propria soddisfazione per questo riconoscimento da parte di uno dei più qualificati atenei d’Europa: “La visita di docenti e allievi del Politecnico di Zurigo – afferma – è la conferma dell’alto livello raggiunto all’epoca dell’architettura milanese del dopoguerra, esempio per l’Italia e per altri Paesi”.

La Torre Velasca a Milano, degli architetti BBPR (Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers) è stata completata nel 1958; ha un’altezza fuori terra di m. 87,50 più i volumi tecnici; alla sommità dei camini si raggiunge un’altezza di 99 metri.

Comprende complessivamente 28 piani, di cui 2 interrati, più i volumi tecnici che hanno assunto per ragioni funzionali ed estetiche uno sviluppo particolare:

–  il piano terreno è destinato a negozi;
–  il 1° piano ad esposizioni o ad altre utilizzazioni commerciali ed eventualmente aggregabile ai sottostanti negozi;
–  i 9 piani dal 2° al 10° ad uffici;
–  i 7 piani dall’11° al 17° a studi con abitazione annessa;
–  il 18° piano destinato in parte ad impianti ed in parte ad alloggio per il custode ed il personale di servizio della sovrastante casalbergo;
–  i 7 piani dal 19° al 25° destinati ad abitazioni, di alto livello.

Lo studio delle piante è stato molto approfondito, specialmente per quanto concerne le abitazioni, per le quali le varie soluzioni sono state quasi tutte provate al vero prima ancora di iniziare la esecuzione dei cementi armati.

La configurazione della Torre è generata da un insieme di criteri e considerazioni.

Ha l’obiettivo di “intonare” un’architettura moderna ad una continuità storica di un insieme di edifici e tessuti urbani entro cui ricercare un proprio status.

Essa dimostra di rispondere alle forme e alle suggestioni dell’ambiente circostante.

La gigantesca forma a fungo della torre richiama le medievali torri di difesa a caditoie. Ma la torre non ha una silhouette deliberatamente ‘storicistica’.

Quanto più accuratamente la si analizza, tanto piu’ dimostr di essere frutto di una complessa dialettica: fra funzione e forma, costruzione e ornamento, nuova tecnologia e forme antiche.

Essa cerca di fondersi per continuità materiale all’ambiente, si sforza di presentare il suo volume con la stessa solidità muraria delle case che costituiscono il tessuto prevalente della città, “per cui essa veramente ci appare come l’esplosione di un magma compatto che improvvisamente in un punto abbia elevato, con un getto verticale, la materia di cui è composto” (Giuseppe Samonà).

La larghezza più ridotta nella parte bassa e più ampia in quella alta, si presta ai riferimenti storici e al superamento dello stereotipo del grattacielo, ma ha ragioni funzionali precise; parte bassa più “costretta” nello spazio, e con gli uffici di minore profondità; parte alta più ampia per gli alloggi, con servizi e cucine, e con logge aperte per ciascun appartamento.

La torre ha suscitato un grande dibattito nel mondo dell’architettura, fra accuse di “storicismo” e di tradimento del Movimento Moderno, e invece testimonianza del superamento dell’”International Style” e dimostrazione dell’attenzione alle “Preesistenze Ambientali”.

La struttura, con i pilastri mantenuti all’esterno, combinati con un nucleo centrale per scale e ascensori e condotti tecnici, elimina ogni ingombro all’interno, permettendo libertà e flessibilità nell’organizzazione distributiva.

È risultato uno dei grattacieli milanesi con minor costo unitario.

Foto: Colombo Clerici con Arch. Alberico Barbiano di Belgiojoso, sullo sfondo la Torre Velasca nello skyline di Milano

 

L’ imprenditore sinologo Luca Strambio de Castilla ha organizzato una speciale visita alla Biennale Italia Cina di Monza

LA SECONDA EDIZIONE DELLA RASSEGNA IN CINA NEL 2013

Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Europa Asia: “La mediazione dell’arte, nel rapporto tra le due culture, può servire ad evidenziarne affinità e differenze.
E cogliere e comprendere le differenze può servire a migliorare i rapporti di collaborazione fra i due popoli, in tutti i campi, anche in quello economico e commerciale.”

Benito Sicchiero

Venti giganteschi lupi rossi degli italiani Cracking Art e la grande installazione di Xu Bing hanno accolto all’ingresso della Villa Reale di Monza un gruppo di imprenditori e di esponenti delle famiglie lombarde e milanesi guidati da Luca Strambio, imprenditore e sinologo, in visita alla prima Biennale d’Arte contemporanea Italia-Cina.
Un evento unico nei rapporti culturali tra i due Paesi eredi di una grande, antica civiltà che Achille Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Europa Asia e di Assoedilizia ha così commentato:
“La mediazione dell’arte, nel rapporto tra le due culture, può servire ad evidenziarne affinitàe differenze.
E cogliere e comprendere le differenze può servire a migliorare i rapporti di collaborazione fra i due popoli, in tutti i campi, anche in quello economico e commerciale.”

Da Strambio, operatore di lungo corso in Cina e ammiratore di quella civiltà (a casa sua a Valmadrera nel Lecchese ha riprodotto con pezzi originali un tipico alloggio cinese), è venuta la testimonianza di quanto  affari ed interessi culturali possano andare di pari passo; mentre Ji Xiaofeng, coorganizzatore della rassegna ha espresso la soddisfazione di artisti e staff per l’accoglienza ricevuta, annunciando in Cina l’edizione 2013 della Biennale, che si svolgerà in una cittadina in prossimità di Canton.

A far da guida alla speciale comitiva di visitatori lo stesso ideatore della Biennale, Paolo Mozzo, presidente di ARTantide.com.
Direttore artistico della biennale, Sandro Orlandi, che muove nel solco lucreziano “ogni essere umano tende NaturalMente al piacere ed al bello – “Divina Voluptas”: dal “De Rerum Natura” di Tito Lucrezio Caro, poeta e filosofo latino, 98 a.C.- 55 a. C.

La mostra dentro i restaurati saloni di Villa Reale e nel parco,  ha come tema il rapporto tra l’uomo e la natura.

La natura infatti è sempre stata fonte di ispirazione per gli artisti.

L’artista deve mettere in evidenza, indipendentemente dal mezzo o dalla tecnica usata, le qualità intrinseche e il fondamentale ruolo che la natura svolge nel garantire l’esistenza dell’uomo.

La sua può anche essere una denuncia nei confronti dello sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali.

Cultura e natura devono rappresentare il futuro per tutti.

I curatori della Biennale, Ivan Quaroni e Wang Chuchen sottolineano rispettivamente come “NaturalMente” evochi la dicotomia tra pensiero e natura da un lato e la natura spirituale dall’altro.

L’itinerario lascia sbalorditi: video, foto, quadri, sculture, installazioni, performance di ogni dimensione e spettacolarità.
La curatrice della Biennale, Mian Bu, parla di “rimodellamento dello spazio multivocale”.

E’ la testimonianza offerta dai 60 artisti italiani e dai 60 artisti del Paese asiatico in bilico tra modernità e contraddizione.

Inquieta, la Cina; lì un anno equivale a dieci dei nostri anni occidentali, le opere trasmettono valori ma anche (la censura incombe comunque) sottili messaggi sociali: Li Wei, ad esempio, mostra un bambino in equilibrio precario, la Cina di oggi; ma ce n’è anche per le esasperazioni del mondo occidentale.

Poi tocca a Beppe Bonetti, mago del cartone; si va da Lan Zhenghui con i suoi monocromi d’avanguardia a Lin Jing Jing che cuce le rose a Hang Chunui, dal gigantesco drago di reggiseni di Sun Jiaxin alle onde di Zheng Wong, alla lava che scorre di Fabrizio Plessi,  all’auto Bianchina trasformata in serra di Manuel Felici, al pizzo gigantesco alto diversi metri .

Lu Peng, Feng Zhengjie, Yang Na, Chen Wenling, sono altre personalità coinvolte, volti della Nuova Cina.

Da parte italiana, Fabrizio Plessi, Giorgio Griffa, Robert Pan, Giuseppe Maraniello, Marco Cingolani, Marco Bertin.

Un’occasione unica per l’Italia di guardare il volto della Nuova Cina, una finestra aggiornata su una cultura in grande espansione vista con gli occhi delle avanguardie cinesi.

Un consistente gruppo di artisti cinesi, in tournee’ in Italia in questi giorni, e di visitatori ha avuta occasione di essere ospitato, nel corso della giornata, a Villa Gavazzi-Strambio di Valmadrera, dimora e insieme antica testimonianza (risale agli inizi dell’800) di una casa-opificio dove si tesseva la seta.
Un filo comune tra i due Paesi.

Foto: Colombo Clerici con Luca Strambio de Castilla alla Biennale