In sede di intervista rilasciata a Repubblica, e pubblicata in data 7 agosto 2012, il presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Ad evitare le diseconomie e gli squilibri comportati dai processi di finanziarizzazione della nuova produzione edilizia, dei quali abbiamo un chiaro esempio nello sviluppo edilizio della città di Milano in questi ultimi anni, è opportuno che nelle prossima riforma del regime dei suoli, si introducano principi ed istituti volti a subordinare gli interventi di nuova produzione edilizia  ad un momento non solo pianificatorio, ma anche programmatorio.
Per consentire al Comune di verificare, non solo la correlazione fra strutture edilizie di godimento ed infrastrutture di servizio, bensì anche la congruenza del rapporto tra gli interventi stessi e la situazione socio-economica della città: in altri termini con riferimento ad effettivi fabbisogni di funzioni e di strutture, oggettivi ed accertati – cioè  alla domanda del mercato.”

 

AGOSTO 2012: RIENTRO DEI VACANZIERI NELLE CITTA’ 

9 milioni Italiani in viaggio

Milano, 25 agosto 2012 Achille Colombo Clerici “Si respira ormai aria di fine vacanze estive. L’atmosfera di preoccupazione per l’incertezza dell’economia accentua l’ansia del ritorno a casa per i nostri connazionali.”

Secondo stime del CESCAT-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e  AIAGA-Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi, si calcola che, tra oggi sabato 25, domenica 26 e lunedì 27, rientrino dalle località di villeggiatura oltre 5,5 milioni di italiani.

Ma altri, sia pure in numero nettamente più ridotto (il 9% del totale dei vacanzieri), partono.

Ma il movimento complessivo, compreso il pendolarismo turistico, assomma a 9 milioni di italiani in viaggio.

Considerando le principali città italiane, cui si aggiunge la conurbazione Verona-Vicenza-Padova, ecco i rientri previsti in questo fine settimana, lunedì compreso:

 – Milano 185.000
– Torino 140.000
– Genova 90.000
– Conurbazione Verona-Vicenza-Padova 80.000
– Bologna 55.000
– Firenze 40.000
– Roma  300.000
– Napoli 145.000
– Bari 50.000
– Palermo 85.000.

Roma, Napoli, Bari e Palermo registrano un pendolarismo per vacanza più alto della media nazionale.

Un dato comune in questi ultimi anni: una più rilevante presenza in città durante il mese di agosto sia di residenti sia di attività commerciali e di servizio.

Rientrano in città in questo week-end prevalentemente negozianti, impiegati, baristi, ristoratori, operai, artigiani,dipendenti in generale.

Ma, nonostante il “bollino rosso” su autostrade, stazioni ferroviarie e aeroporti non sono previsti affollamenti drammatici.

Secondo una tendenza “storica”, proseguiranno le vacanze di alcuni giorni (rientro scaglionato tra il prossimo week-end e la  prima settimana di settembre) i lavoratori autonomi. Ma molti professionisti e imprenditori anticipano il rientro a casa.

Questa stagione, secondo alcune rilevazioni, è la più fiacca addirittura degli ultimi quindici anni.

Come se non bastasse, il calo del movimento turistico estivo rispecchia il calo più generale dei flussi turistici interni.

Infatti, tra il 2008 e il 2012 la flessione del numero dei viaggi tocca i 38 punti percentuali, con una variazione in valori assoluti da 104 a 66 milioni che produrrà effetti pesanti sulle presenze: da 644.097 del 2008 a 449.793 del 2012.  

Negli ultimi cinque anni sono stati cancellati 41 milioni di viaggi e 195 milioni di giornate di vacanza, a causa del crescente numero di italiani che non possono concedersi alcuna vacanza (operai, pensionati).      

Ricerca condotta da Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e Aiaga-Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi elaborando dati dei centri di ricerca internazionali 

TURISMO MONDIALE, UN MILIARDO DI UNITA’ NEL 2012, MA L’ITALIA ARRANCA (lieve aumento degli gli stranieri in estate, ma il turismo complessivamente cala) 

La ricchezza culturale e naturale del nostro continente e la sua lunga tradizione nel settore dell’ospitalità sono ancora molto apprezzate in tutto il mondo. 

Il settore europeo del turismo ha ottenuto buoni risultati, registrando addirittura una crescita nel 2012 che si aggiunge agli incrementi del 2011.

Da ciò viene la conferma che i viaggi e il turismo sono fattori economici trainanti per la ripresa in Europa.

Per contro l’Italia nel 2012 registra – con meno 2-3% di bilancio – il quinto anno consecutivo di recessione a causa del minor numero di turisti italiani (il turismo domestico rappresenta purtroppo il 60% di quello totale italiano) che l’aumento degli stranieri non è riuscito a compensare.  

E’ il risultato di una ricerca condotta da Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e Aiaga-Associazione Italiana Amici Grandi Alberghi elaborando dati internazionali, ricerca che pone in rilievo due elementi-base: anche se il turismo e le vacanze sono considerati nel mondo beni di prima necessità ed il settore è in crescita (con “mercati” come quelli asiatici e cinese, in particolare, dalle enormi potenzialità) il turismo in Italia è in recessione a causa della crisi economica: ma non solo.

Dichiara il presidente di Assoedilizia  Achille Colombo Clerici:

“In Italia è in crisi soprattutto il turismo domestico (che rappresenta il 60% del bilancio del settore: un rapporto del 40%  quello del turismo straniero assolutamente carente, che dovrebbe esser invertito) e trascina al ribasso l’intero comparto economico.

Ciò è dovuto, non solo alla riduzione della liquidità in circolazione presso le famiglie italiane, ma al clima di sfiducia e di scoramento che si è generato nell’animo della maggior parte dei nostri connazionali, per il modo con cui la crisi economica si presenta ai loro occhi.

Non spendono neppure coloro che potrebbero farlo.”

 *       *      *

 Nonostante la crisi, secondo l’UNWTO i  flussi turistici mondiali sono progrediti del 4,4% nel 2011.

Nel 2012 si supererà la soglia di un miliardo di turisti (980 milioni nel 2011 e 939 nel 2010), un record.

L’arrivo di turisti in Europa ha raggiunto i 503 milioni nel 2011.
Sono cresciute soprattutto l’Europa centro-orientale e quella mediterranea (entrambe +8%).

Chi ha guadagnato di più dal turismo estero, sempre nel 2011?

Stati Uniti (+11%) e Spagna (+10%). L’Italia è cresciuta del 6%: si può fare di più, considerato che l’Italia è la maggior depositaria di beni artistico-monumentali, culturali, paesaggistici nel mondo.
Ma se il brand Italia vede la nostra attrattività turistica al 2° posto su 113 Paesi, esso scende al 10° se si considerano altri fattori quali  sistema di valori, infrastrutture di servizi accessori, qualità della vita, affari (i primi tre posti della classifica se li assicurano Canada, Svizzera, Nuova Zelanda). 

Non dimentichiamo il fattore rapporto qualità-prezzo, sovente in Italia abbondantemente sproporzionato, rispetto ai parametri degli altri Stati.

Sconcerta inoltre il raffronto con altri Paesi per numero di visitatori: siamo al quinto posto con 46,1 mln di unità.
Al primo la Francia, con 79,5 mln (posizione immeritata rispetto all’Italia per bellezze naturali, arte, città, ma  meritatissima per strategie ed organizzazione);  secondi gli Usa con 62,3 mln; terza la Cina con 57,6 mln; quarta la Spagna con 56,7.

Evidentemente il “sistema” di quei Paesi, specie nel caso dei nostri competitori più diretti – Francia e Spagna – gioca a favore del turismo buone carte in più.

La sofferenza italiana viene confermata dai dati consuntivi, non previsionali, dei primi quattro mesi (gennaio-aprile) 2012: si sono mossi nel mondo 285 mln di turisti, con un incremento del 5,4% rispetto allo stesso periodo 2011.

In Europa sono arrivati il 4% in più: ma mentre la Germania ha registrato un più 9,5% di arrivi, Francia e Gran Bretagna più 6,1%, Spagna più 2,4%, l’Italia ha segnato un sia pur lievissimo calo, meno 0,1%.

Ricorda un vecchio detto popolare  che parla della figlia di Pimpiripiglia, tutti la vogliono, nessuno (o quasi) la piglia.

Quali sono i Paesi i cui cittadini si aprono maggiormente alle mete estere?

Cina (dove i turisti che si sono spostati in destinazioni internazionali sono cresciuti del 30%; il paese offre una potenzialità di ben 200 milioni di turisti/anno ), Russia (turismo verso l’estero +21%), Brasile (+44%) e India (+33%).

Anche mercati già saturi e maturi come quelli occidentali sono cresciuti: i cittadini statunitensi recatisi all’estero nel 2011 sono aumentati del 5% e quelli italiani del 4%.

Resta il Mediterraneo il centro mondiale del turismo: 190 miliardi di euro.
E’ questo il totale delle entrate dovute al turismo nei Paesi mediterranei: il 26% del totale mondiale.

Questo settore è ormai al centro delle economie mediterranee.

Ma per l’Italia si impone un discorso particolare: premesso che il turismo resta una delle industrie principali del Paese (6% del PIL che sale al 12% con l’indotto) è la seconda potenza manifatturiera europea, e abbandonarsi al solo turismo come hanno fatto Grecia e Spagna può essere molto pericoloso: industria hi tech, con un rafforzamento dello stile del Made in Italy, e turismo di massa, ma di alta qualità, sono il vero binomio vincente su cui puntare.

RICERCA CESCAT Centro Studi Casa Ambiente e Territorio

Le antiche e le nuove radici dei milanesi.

LE CASE DEI MILANESI
destinate al “leisure”, alla famiglia, alla villeggiatura. In affitto o in proprieta.

Quadro generale:

Le case, per le famiglie prevalentemente dei giovani, in montagna: Bormio-Madesimo-Cervinia-Sestriere-Courmayeur-San Sicario-Macugnaga-Livigno-Ponte di Legno-Madonna di Campiglio-Cortina-Cavalese-Selva-Moena-Aprica-S.Moritz-Crans-Verbier-Megeve.

Le case per le famiglie di anziani in montagna (una minoranza): Pinzolo-S.Pellegrino-Chiesa di Valmalenco-Barzio- Pian dei Resinelli-Presolana-Lanzo d’Intelvi- S.Fedele-Canzo-Asso-Ghisallo-S.Ambrogio-Varese-Brinzio

Le case al mare (inverno-estate):
In maggioranza in Liguria ed in Costa Azzurra: il Golfo Paradiso, Il Tigullio,le Cinque Terre, il Ponente Genovese e quello Savonese, Imperia e S.Remo.
Montecarlo, Nizza, Cannes,Venezia.

Le case dei milanesi nelle zone lacustri:
– Lago Maggiore: Stresa-Angera-Sesto Calende-Meina-Laveno-Baveno-Intra-Pallanza-Luino-Ispra-Cannobbio
– Lago di Varese: Calcinate-Morosolo
– Lago d’Orta
– Lago di Montorfano
– Lago di Annone
– Lago Segrino
– Lago di Como: Cernobbio-Moltrasio-Brunate-Menaggio-Torno-Bellagio-Bellano-Lenno-Tremezzo
– Lago di Garda:  Gardone-Salo’- Sirmione-Limone

Le case di campagna e le case di famiglia:

-Circa 5mila famiglie posseggono magioni avite, situate prevalentemente nel milanese compreso varesotto e comasco, nel pavese, nel cremasco, nel bergamasco e bresciano, in Valtellina, nel Monferrato e nel biellese, nel piacentino e nel parmense.

-molti hanno acquistato case antiche o tenute nel piacentino, in Lomellina, in Franciacorta, nel fiorentino,nel senese ed in Maremma.

    *        *          *  

 Le case sui campi da Golf o in prossimità:
-Milano-Monza Golf
-Barlassina Country Club
-Monticello Golf Fino Mornasco
-Luvinate Golf
-Montorfano-Golf Villa d’Este
-Bogogno Golf
-Alpino Golf  Stresa
-Carimate Golf
-Appiano Gentile Golf
-Castel Conturbia Golf
 

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Il quadro particolare per la stagione estiva di vacanze marine comprende, oltre ovviamente alla Liguria ed alla Costa Azzurra,  la Sardegna, la Costa tirrenica con le relative isole, toscana e laziale e quella adriatica veneto-romagnola e marchigiana,le isole napoletane e la costiera amalfitana e salentina, la Sicilia. Le isole Eolie ed Egee.
La Grecia e le isole spagnole. 

         *     *     *   

Le radici storiche degli insediamenti dei milanesi in villeggiatura.

Per analizzare la natura, la funzione, la storia delle seconde case dei milanesi c’è un criterio di “lettura” abbastanza indicativo.

Le case di campagna, avite, legate alla tradizione familiare, sono ubicate prevalentemente in zone poco dotate dal punto di vista turistico-paesaggistico.

Molto spesso nel raggio di 40-50 km. da Milano. Di ampia dimensione sono plurifamiliari indivise.

Appartengono a famiglie che si sono divise in più rami e vengono spesso usate frazionatamente o unitariamente e congiuntamente dai rispettivi discendenti.

Man mano che ci si sposta verso località turistiche le case sono di acquisizione più recente e rispondono,sempre più direttamente, alle esigenze della villeggiatura della famiglia.  Sono unifamiliari e possibilmente godono di un paesaggio maggiormente di pregio.

Il radicamento in luoghi di villeggiatura antichi (le Prealpi,i laghi lombardi) è  legato  spesse volte al periodo bellico,quando le famiglie erano sfollate da Milano.

Avvicinandoci nel tempo, troviamo i seguenti insediamenti, per epoche successive:

– le case nella Riviera Ligure ed in Versilia (anni ’50-’70)

– le case nelle località montane tradizionali (anni ’70-’80). Le Prealpi comasche, bergamasche e bresciane; le Alpi piemontesi, lombarde e venete.

– le case in Costa Azzurra ed in Sardegna (anni ’90)

– le residenze legate ai golf clubs (anni ’90- 00);

– le tenute e le case di campagna in Toscana ed in Umbria (anni 2000)

– le tenute in Puglia, le case in Sicilia (primo lustro degli anni Duemila); la recente moda della case a Venezia, Parigi, Londra, Miami, S.Domingo, Malindi.

Dove sono i milanesi in vacanza?

I flussi turistici seguono gli insediamenti stabili.
Effetto di trascinamento.
La maggior parte resta in Italia.

Va osservato che la dislocazione prevalente delle case in proprietà nelle diverse località funge da catalizzatore sia per le case in locazione,sia per il turismo alberghiero.

I milanesi,infatti,  tendono ad andare in vacanza non isolatamente o in località frequentate da turisti provenienti da altre regioni, ma preferendo i luoghi nei quali è già presente un forte nucleo di concittadini; anzi,si può dire che coloro che dimorano nelle proprie case esercitano una notevole attrazione verso il turista occasionale, non solo milanese, ma anche di altre regioni.

I milanesi creano le mode turistiche.

I milanesi, in altri termini, non solo tendono a far vacanza tra loro,ma fanno a loro volta “tendenza” creando le località di moda.

Il quadro rassegnato, dunque, oltre che indicativo dei nuclei stabili di frequentatori provenienti da Milano, fornisce la mappa dei luoghi dove maggiormente si affollano i milanesi durante le vacanze e dove il turismo maggiormente si concentra.

Molto interessante parlare di riserve e riserve auree in particolare. Me ne ero occupato, nel lontano 1999 credo, quando sulla lettera finanziaria del Foglio ipotizzai di utilizzarle per finanziamenti alla crescita, in quanto con l’euro veniva a calare la riserva valutaria necessaria a fronteggiare crisi: gran parte del commercio sarebbe infatti in futuro avvenuta in euro. Si liberavano perciò in tutti i paesi aderenti ingenti riserve prima necessarie a garantire le varie valute, che diventavano una sola. Andreatta (maestro di Quadrio Curzio) concordò sostenendolo con dati e con vigore.

Ora, la riserva aurea è riserva. Nasce dalla piccola parte iniziale della dotazione della Banca di emissione, e dal surplus valutario generato dalla bilancia commerciale. L’esportatore rende la valuta incassata allo Stato nel senso lato (la banca d’Italia) . Riceve lire, oggi euro. La Banca d’Italia investe in valuta o in oro. Ossia per lo Stato/banca d’Italia si è stampato moneta e ricevuto oro e valuta. Giuridicamente è la Banca, ma chi fa fede è lo Stato. Non è un fenomeno che genera inflazione, in quanto alla moneta emessa corrispondono beni e servizi!

Allora, coraggio.

Nicolò Sella di Monteluce

L’oro della Banca d’Italia.

Plusvalenze di quasi 13 miliardi di euro nel 2011 per la rivalutazione dell’oro  (quasi due terzi dell’intero gettito previsto quest’anno per l’Imu).

 *   *    *

 “Si può parlarne o gli italiani devono sentir parlare solo di imposta patrimoniale?

*    *    *

 Articolo pubblicato su Italia Oggi del 18 agosto 2012. pag. 3

 PERCHE’ NON PARLARE DELL’ORO DI BANKITALIA

 Achille Colombo Clerici

“Nel corso di una relazione tenuta alla cerimonia annuale dei Cavalieri del Lavoro della Lombardia, il prof. Alberto Quadrio Curzio, docente all’Università Cattolica, ed uno dei macroeconomisti più autorevoli a livello europeo, ha avanzato l’idea che si utilizzi, per innescare la ripresa economica, la riserva aurea italiana al fine di garantire l’emissione di titoli destinati a finanziare anche l’investimento in infrastrutture.

La consistenza di tale riserva è assai rilevante ed ammonta ad un totale di 80 milioni di once, per un valore complessivo di quasi 100 miliardi di euro.

Se solo se ne vincolasse allo scopo un 30% , si avrebbe una disponibilità di ben 30 miliardi.

 Sul tappeto del dibattito c’è anche una proposta di istituire un Fondo finanziario europeo, con capitale costituito da riserve auree degli Stati membri, finalizzato ad abbattere il debito pubblico e rilevare 2,3 trilioni di titoli di Stato Uem.

Qualche banchiere, abbastanza addentro alle segrete cose, mi ha subito escluso che ciò si possa fare, nonostante l’emergenza della grave crisi economica e la ragionevolezza dell’iniziativa.

L’oro non appartiene allo Stato italiano, bensì alla Banca d’Italia che assomiglia ad una società per azioni, posseduta da alcune banche italiane; anche se poi esercita una funzione di interesse e rilevanza pubblica, vigilando sulle banche .

Non solo, ma una manovra di tal genere richiederebbe l’autorizzazione della BCE che difficilmente la concederebbe.

Ora, mi chiedo.

Come ed attraverso quali operazioni e passaggi giuridici, si è costituita la riserva aurea in capo alla Banca d’Italia (che nasce come ente di diritto pubblico alla fine dell’Ottocento)?

La riserva è stata all’origine presumibilmente conferita a Bankitalia dai vari istituti di emissione fondatori (e l’oro degli Stati preunitari?), per permetterle di coprire, attraverso la garanzia dell’oro, l’emissione della moneta, della cui funzione pubblica era titolare sin dalla sua fondazione?

Ma c’è un’altra questione.
Come tale riserva finisce nel sistema bancario, in modo tale per cui oggi la sua disponibilità è assoggettata al sindacato della BCE?

La questione non è chiara.

Tanto da far dire all’ex ministro Tremonti, in termini evidentemente politici o polemici, che l’oro è del popolo italiano (opinione espressa anche da Tommaso Padoa Schioppa, al tempo in cui era Ministro dell’Economia); mentre dal punto di vista giuridico non lo è, perché l’oro non appartiene giuridicamente dello Stato Italiano.

Ho cercato informazioni in proposito, ma ho riscontrato che anche presso alcuni dei più autorevoli esperti di mia conoscenza, regnano molta confusione di idee e disinformazione.

Fa specie, poi, che due parlamentari abbiano presentato, nel gennaio di quest’anno, un’interrogazione alla Camera, per sapere addirittura che fine abbia fatto quest’oro e dove sia fisicamente custodito: e legittimamente lo chiedono in quanto esso sarebbe iscritto nel bilancio di Bankitalia, parzialmente con la dizione “crediti in oro”, per 95,92 miliardi (con una plusvalenza di quasi 13 miliardi nell’ultimo anno).
Crediti verso chi?

Insomma, gli italiani possono sapere qualcosa di certo e di esaustivo su questa questione o la storia dell’oro “dello Stato italiano” è  un segreto, appunto di stato?

Almeno si sappia chi lo custodisce ,non tanto l’oro, quanto questo segreto.”

Intervista rilasciata da Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, a Radio Vaticana, andata in onda il 18 agosto 2012 alle ore 13,10:

“E’ in crisi il turismo domestico (che rappresenta il 60% del bilancio del settore: un rapporto del 40%  quello del turismo straniero assolutamente carente, che dovrebbe esser invertito) e trascina al ribasso l’intero comparto economico.

Ciò è dovuto, non solo alla riduzione della liquidità in circolazione presso le famiglie italiane, ma al clima di sfiducia e di scoramento che si è generato nell’animo della maggior parte dei nostri connazionali, per il modo con cui la crisi economica si presenta ai loro occhi.

Non spendono neppure coloro che potrebbero farlo.

Registriamo un calo generale complessivo del giro d’affari turistico del 2% tendente al 3%  rispetto all’anno scorso.

Questo dato tiene conto di tutte le componenti che concorrono a formare il bilancio economico del turismo.

Ad esempio:

– presenze alberghiere
– presenze nelle case (in locazione o in proprietà; ospiti presso amici)
– presenze B&B ed agriturismi
– spese in negozi (alimentari, generi vari)
– spese in bar, ristoranti e locali di intrattenimento.
– spese per trasporti e viaggi, crociere
– spese per uso di impianti sportivi
– acquisto e locazione mezzi e natanti da diporto 
– porti, spiagge.
Ecc.

2) Si riducono le presenze turistiche degli italiani.

Dati da noi forniti sono indicativi:

le presenze nelle città nel mese di agosto sono aumentate del 50% in cinque anni: ciò significa che, rispetto al 2007, il 15% in più della popolazione passa l’agosto in città.

Tenendo presente il fenomeno della tendenza allo scaglionamento ed alla terziarizzazione delle ferie agostane, significa che le vacanze, più gente  in parte le ha già fatte ed in parte non le fa.

 

 

Secondo Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e Aiaga-Associazione Italiana Amici Grandi Alberghi il giro d’affari del turismo si ridurrà mediamente del 2 % con tendenza al 3 % .  

TURISMO IN ITALIA: E’ IL QUINTO ANNO DI RECESSIONE: Meno 2/3%
SIAMO TORNATI AL LIVELLO DI META’ ANNI ‘90  

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e di Aiaga Achille Colombo Clerici:

“Nonostante il turismo e le vacanze siano considerati in tutto il mondo bene di prima necessità e siano in crescita, (con “mercati” come quelli asiatici e cinese in particolare dalle enormi potenzialità) il settore in Italia e’ in recessione.

A causa di una inadeguata politica di promozione e di sostegno e della crisi economica che colpisce il turismo domestico rappresentante ben il 60% del totale.”   

TENDENZE

 – nel periodo luglio-settembre 2012 si reca in vacanza poco più del 40% degli italiani, a fronte del 48% del 2008. 

Siamo tornati al livello della metà anni ’90

– la media di permanenza in vacanza è di 12 giorni

– è incrementata la spesa media del vacanziere, oltre 900 euro rispetto ai circa 820 euro del 2011, a causa dell’aumento di ristoranti, carburanti, autostrade ecc.

Giro d’affari totale, circa 30 miliardi di euro- gli alberghi registrano un calo delle presenze del 12%, concentrate però negli esercizi di medio-alto livello.

Per contro gli hotel a 2 stelle hanno visto, rispetto al 2011, incrementi dal 6 al 16%.

 Aumenti anche nelle presenze in case di affitto (dal 13 al 16%)

– la terziarizzazione delle vacanze degli italiani: ad agosto i vacanzieri per forza sono rimasti solo i lavoratori autonomi ed il loro indotto:
 del settore terziario ( ad esempio  liberi professionisti ) – piccoli e medi commercianti ( fanno eccezione gli stranieri soprattutto extracomunitari) – artigiani
– la vacanza scaglionata nel corso di tutto il periodo estivo prevalentemente per i lavoratori dipendenti.

 La vacanza in agosto è aumentata dal 52 al 55%

– Mete. 64% al mare (prevalentemente in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Calabria).

Buone notizie per la balneabilità delle nostre coste. Secondo l’ONT che riporta dati europei, l’Italia è al primo posto nel vecchio continente per chilometri di coste balneabili: 82,3%, più 7,3% del 2011, per un totale di oltre 5.500 chilometri

– altro dato positivo.

Decine di migliaia di persone, prevalentemente giovani (animatori, coreografi, ballerini, pianobar, istruttori fitness e sportivi, hostess, personale di accoglienza, camerieri, cuochi, pizzaioli, facchini ecc.) hanno trovato lavoro da 2 a 6 mesi con compensi varianti da 500 a 2.000 euro/mese   

–  negli ultimi 5 anni un aumento del 50 % (il 15 % della intera popolazione delle citta’) di coloro che rimangono in città a ferragosto.

In crescita soprattutto gli anziani.

–  in sintesi: tenuta a fatica solo in quei settori ed in quelle aree geografiche dove si è riusciti a mantenere una certa competitività nel richiamare ed accogliere il turismo straniero (russi, nord-europei, britannici ed  americani).

Tenendo ben presente che l’afflusso stranieri mai compensa il calo del turismo locale, nei settori come quello alberghiero, della nautica da diporto (pienone in porti e spiagge della Costa Azzurra) ed in alcune aree geografiche, le diminuzioni hanno toccato punte del 15 % ed oltre

– si registra infine una generale  inversione di tendenza rispetto alla storica inclinazione  al nero; i nostri connazionali, sotto l’influsso psicologico della incombente crisi economica che  profondamente scuote la sensibilità della popolazione italiana, e grazie al monito della azione di controllo e di repressione del fisco, tendono progressivamente alla regolarità fiscale anche nelle tradizionali aree di evasione. Rimangono aree geografiche decisamente restie.

 

Previsioni del CESCAT-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia, sulle presenze ad Agosto e a Ferragosto nelle maggiori città: Milano, Torino, Genova, la conurbazione Verona-Vicenza-Padova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo

FERRAGOSTO:  SEMPRE PIU’ PRESENZE (più 50% rispetto a cinque anni fa: il 14-15% della popolazione) E SARACINESCHE ALZATE – MILANO IN TESTA

Il contributo degli immigrati alla vita delle città anche in questo periodo 

Milano, 14 agosto 2012

Anche alla vigilia di Ferragosto Milano è viva.

Negozi ed esercizi pubblici aperti, molti dei quali gestiti da immigrati.

Si conferma così un trend in corso da tempo, che vede il capoluogo lombardo allinearsi rapidamente alle consuetudini agostane delle metropoli europee.

Lo stesso fenomeno investe, le altre grandi città italiane, cui il CESCAT ha aggiunto la conurbazione Verona-Vicenza-Padova.

Ecco le presenze previste per l’intero agosto (media tra i diversi periodi del mese) ed a Ferragosto:

Città – Media Agosto –  Ferragosto

Milano  770.000  530.000
Torino  570.000.    360.000
Genova  400.000  270.000
Conurbazione VR-VI-PD  350.000  230.000
Bologna  225.000  145.000
Firenze  230.000  170.000
Roma*  1.800.000  1.280.000
Napoli*  860.000  540.000
Bari*  270.000  180.000
Palermo*  600.000  390.000

* Città con un pendolarismo per vacanza fuori porta  più alto della media nazionale

Rispetto a cinque anni fa (2007, ultimo anno prima della crisi economica ) le presenze ferragostane nelle città sono aumentale di più del 50%. 

Ciò significa che il 14-15% in più della intera popolazione rimane in città. 

A Milano nell’anno 2007, in cui si registrò il picco dell’esodo estivo, a ferragosto erano rimasti in città  350.000 abitanti; oggi sono 530.000 (dati Cescat).

Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio;

AIAGA-Associazione Italiana Amici Grandi Alberghi 

COMUNICATO STAMPA 

Il Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e l’Aiaga-Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi rilevano le presenze nelle grandi città e conurbazioni italiane a Ferragosto; il comportamento degli italiani  nelle vacanze giugno-settembre e registrano una inversione di tendenza rispetto alla storica inclinazione  al nero.

Comunque l’Italia viene percepita, all’estero, quale primo Paese al mondo nell’abbinamento paesaggio, arte-enogastronomia, moda seguita dalla Francia e dalla Spagna. 

ESTATE 2012:  TURISTI, ITALIANI E STRANIERI STABILI, MA GLI ITALIANI SPENDONO MENO (si registra una tendenza alla regolarità fiscale) E  RIDUCONO I GIORNI DI VACANZA

Milano, Roma. 11 agosto 2012

– Le presenze nei giorni di Ferragosto nelle maggiori città  e conurbazioni. 

Città  

Milano  530.000 
Torino  360.000
Genova*  270.000
Conurbazione VR-VI-PD  230.000
Bologna  145.000
Firenze  170.000
Roma*  1.280.000
Napoli*  540.000
Bari*  180.000
Palermo*  390.000     

Nelle città segnate con asterisco, marittime o prossime al mare (Roma), si registra un forte pendolarismo giornaliero: per cui, ad esempio, ad una Roma deserta durante il giorno di Ferragosto si contrapporrà una città più popolata alla sera.
Il fenomeno è presente anche nelle altre città ma in misura minore.

Per quanto riguarda il movimento turistico estivo (giugno-settembre) 2012, le previsioni sono di un andamento stazionario con tendenza alla contrazione, più accentuata in alcune aree e settori.

Secondo Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e Aiaga-Associazione Italiana Amici Grandi Alberghi si ridurrà mediamente del 2%. rispetto al 2011.  

Si registra una generale  inversione di tendenza rispetto alla storica inclinazione  al nero; i nostri connazionali, sotto l’influsso psicologico della incombente crisi economica che  profondamente scuote la generalità della popolazione italiana, e grazie al monito della azione di controllo e di repressione del fisco, tendono progressivamente alla regolarità fiscale anche nelle tradizionali aree di evasione.

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In sintesi. Il 69% degli italiani trascorreranno le vacanze nel proprio Paese; il 31% all’estero. 

Le vacanze dureranno: da 1 a 7 giorni per il 63%; da 8 a 14 per il 33%; da 15 a 21 per il 3%; da 22 ed oltre 1%.

Le mete.

Il 64% sceglierà il mare, il 13% la montagna, il 11% i laghi e il 5,5% le città d’arte.
 Il restante 6,5% si divide tra crociere, centri benessere, ecc.    

La classifica delle mete.

La Romagna è sempre in testa alla classifica, anche grazie a iniziative quali una rete di hotel, pensioni e spiagge per gli animali domestici che accompagnano i turisti. 
Bene la Toscana, Campania ed anche Veneto, Lombardia, Liguria, Puglia, Lazio.
Quelli che si recano all’estero optano prevalentemente per le capitali europee (52%, in aumento), mentre diminuisce la quota diretta in località extraeuropee e in mari esotici (poco più del 13%).
Il restante 35% raggiunge Paesi mediterranei come la Grecia, la Croazia, la Spagna.

Dove alloggeranno.
 Dove si alloggia.
Albergo 30%;  B&B/pensioni 17%;  Agriturismo 10%;  Spa/terme/centri benessere 7%; Altro (appartamento, casa propria o di parenti e amici, campeggio) 36%.

Turisti stranieri in ripresa.

Guidano la classifica i tedeschi, come è tradizione, seguiti da francesi, britannici, spagnoli, svizzeri. Meno rilevanti per le cifre in assoluto ma con incrementi di presenze anche notevoli (ad esempio, più 40% i russi) americani, cinesi, indiani.

C’è un motivo forte che spiega la preferenza straniera per il nostro Paese.

Secondo una ricerca sulla stampa estera l’Italia è la migliore destinazione al mondo per paesaggio, arte, enogastronomia, moda.

Tra le regioni italiane, è la Toscana la capofila (65,30%), seguita da Piemonte (62,80%) e Veneto (60,15%).
Quarta in classifica, ma prima tra le regioni del sud, la Sicilia (57,40%).
Il Friuli Venezia Giulia (53,20%) è al quinto posto, quindi Sardegna (50,10%), Emilia Romagna (46,75%), Lombardia (42,60%), Trentino Alto Adige (40,35%) e Marche (37,90%).