Milano, Roma 28 luglio 2012

Cescat – Centro Studi Casa Ambiente Territorio
Aiaga – Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi 

COMUNICATO STAMPA

WEEK END IN CORSO: IN VIAGGIO 11 MILIONI

In partenza da Roma 800.000, da Milano 500.000, da Torino 300.000, da Genova 170.000, da Bologna 165.000.

Roma, Milano 28 luglio 2012 –

Il Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e Aiaga-Associazione Italiana Amici Grandi Alberghi prevedono che nel prossimo week-end del 27-30 luglio si metteranno in viaggio per le località turistiche 11 milioni di italiani (6,5 milioni per uno-due giorni, 4,5 milioni per le vacanze vere e proprie).

Le vacanze dureranno: da 1 a 7 giorni per il 63%; da 8 a 14 per il 34%; da 15 a 21 per il 3%; da 22 ed oltre 1%.

Le mete.

Il 64% sceglierà il mare, il 13% la montagna, il 11% i laghi e il 5,5% le città d’arte.

Il restante 6,5% si divide tra crociere, fitness, ecc.   

La classifica delle mete.

La Romagna è sempre in testa alla classifica, anche grazie a iniziative quali una rete di hotel, pensioni e spiagge per gli animali domestici che accompagnano i turisti (mezzo milione cani e gatti in partenza nel prossimo week-end). 

Bene la Toscana, Campania ed anche Veneto, Lombardia, Liguria, Puglia, Lazio.

Dove si alloggia.

Albergo 36%;  B&B/pensioni 16%;  Agriturismo 9%;  Spa/terme/centri benessere 7%; Altro (appartamento, casa propria o di parenti e amici, campeggio) 32%.

Stranieri:  un milione e mezzo, principalmente tedeschi, francesi, britannici, spagnoli.

In termini relativi, maggioranza di Svizzeri, tra i più numerosi proprietari di casa stranieri in Italia.

Turismo dai Paesi dell’area del dollaro favoriti da un contingente favorevole rapporto di questa moneta con l’euro.

Anche se, in assoluto, si tratta di piccole cifre, consistente incremento percentuale di russi, cinesi e indiani.

Le città italiane vengono viste, all’estero, come il miglior connubio al mondo di arte e di buona cucina.

Secondo Cescat e Aiaga, pure il prossimo week-end conferma alcune tendenze già in atto:  

– la dilatazione del periodo di vacanze estive che va da metà giugno a fine settembre. Oggi, a fine luglio, oltre il 25%, ha completato il periodo principale di ferie;

– la suddivisione delle vacanze in più periodi (2  milioni fanno gite frequenti di 2-4 giorni);

– la permanenza nelle grandi città, perché più vivibili, proprio nel mese di agosto;

– l’utilizzo,  per scegliere le proprie mete, di internet (circa il 60%);

– la  riduzione della durata media della vacanza (da 12 a 10 giorni).

Commenta Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia-Cescat e dell’Associazione italiana amici dei grandi alberghi AIAGA: “Quello del turismo è l’unico settore che può progredire anche in tempi di crisi economica, in cui la produttività stenta a crescere; ciò in quanto il suo sviluppo non è in alcun modo legato ai limiti di  capacità di assorbimento da parte del mercato, come avviene per i beni durevoli, poiché risponde alla insopprimibile naturale tendenza dell’umanità ad un continuo miglioramento ed accrescimento culturale e di benessere.

Sicché il turismo sta dimostrando di rappresentare, in questa congiuntura economica, la via di uscita per controbilanciare la stasi di altri settori.

Purtroppo, nel nostro Paese assistiamo ad un insufficiente utilizzo delle potenzialità di questo comparto economico.

Scontiamo l’incapacità in sede locale e nazionale di ridurre a sistema il ricchissimo asset del patrimonio turistico, nonché gli effetti di una miope politica centrale di promozione nell’ambito internazionale.

Se l’Italia  vuole mantenere e migliorare la propria posizione internazionale in campo turistico, scesa  dal 1970 ad oggi, dal primo al quinto posto nella classifica mondiale (dopo Francia,Usa, Spagna, Cina) occorre un deciso cambiamento di strategia, a cominciare da incentivi  pubblici, come hanno già fatto i governi di Francia, Spagna, Grecia, Croazia e di altri Paesi.
Seguono l’integrazione della politica per il turismo con quelle dei trasporti, dei beni culturali e dell’ambiente:  nonché un coordinamento unico che superi la frammentazione di  competenze tra Regioni e la miriade di strutture di promozione locale.” 

 

 
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Prorogato all’ 1.8.2013, con delibera Giunta Regione Lombardia n. IX/3855 in data 25 luglio 2012,  il termine per gli interventi di termoregolazione/contabilizzazione rimasti esclusi dalla prima proroga.

 ***

A seguito di istanza presentata da Assoedilizia e da Federlombarda Edilizia la Regione Lombardia, con la delibera di Giunta 23 maggio 2012 n. IX/3522 aveva disposto una posticipazione dell’obbligo di cui sopra all’1 agosto 2014 nelle limitate ipotesi di:

a)  impianti termici per i quali il cambio di combustibile sia avvenuto dopo l’1 agosto 1997;
b)  impianti collegati a reti di teleriscaldamento dopo l’1 agosto 1997;
c)  impianti per i quali sia stato approvato un progetto di ristrutturazione complessiva tale da consentire un miglioramento dell’efficienza energetica non inferiore al 40% rispetto al rendimento dell’impianto originario.

Disponendo inoltre di affidare agli enti locali competenti per le ispezioni sugli impianti termici la definizione di caratteristiche, condizioni e valutazioni che potessero giustificare l’allineamento di tutte le scadenze previste dalla normativa

Assoedilizia e Federlobarda Edilizia proponevano ulteriore istanza per una proroga incondizionata del termine del 1 agosto 2012 , osservando:

1. – La proroga parziale, che vuole essere una risposta alla manifestata grave difficoltà in cui si trova nel momento attuale il proprietario di casa cui è richiesto di adempiere con urgenza provvede solo apparentemente alla seria esigenza, ma non risolve il problema sostanziale.
Si limita infatti a disporre il rinvio per alcune fattispecie particolari e limitate: per gli impianti collegati a teleriscaldamento e per le importanti ristrutturazioni con miglioramento dell’efficienza energetica in misura non inferiore al 40%.
Per quanto riguarda, invece, la proroga concessa per gli impianti per i quali è stato cambiato il combustibile dopo l’1 agosto 1997 va detto che non tiene in ogni caso conto di quegli impianti per cui sono stati sostituiti i generatori di calore o sono stati attuati interventi per rientrare nei limiti della normativa di cui alla delibera di Giunta 5 novembre 2008 n. 8/8355 e che, pertanto, anche se non hanno cambiato combustibile, hanno senza dubbio adottato rimedi migliorativi della efficienza degli impianti.

Si rischia così di attuare una disparità di trattamento che potrebbe penalizzare maggiormente i proprietari più in difficoltà senza ottenere un beneficio di rilievo pubblico.

E, d’altra parte, termoregolazione e contabilizzazione del calore, come di evince dal contenuto della comunicazione ricevuta in risposta alla nostra istanza di proroga, hanno come scopo unicamente la ipotizzata possibilità di differenziare nelle proprietà condominiali i consumi dei singoli soggetti, intento questo sostanzialmente privatistico, per realizzare una limitazione di consumi nelle unità immobiliari non occupate.

Ma questo traguardo, premesso che la limitazione dei consumi nelle unità non occupate (non si tratta di certo di grandi numeri) è certamente realizzabile con altri mezzi, configura un interesse pubblico tale da essere anteposto al sacrificio personale del singolo proprietario che si trova attualmente in grosse difficoltà a tale punto da non essere in grado di farvi fronte?
La risposta sembra proprio dover essere negativa.

2. – Desta poi perplessità il c. 3 dell’art. 1 della delibera di Giunta 23 maggio 2012 n. IX/3522 che conferisce agli enti locali competenti alle ispezioni sugli impianti termici il potere di determinare, anche in deroga alla normativa regionale, condizioni e caratteristiche degli impianti che possano giustificare una generale proroga di tutte le scadenze all’1 agosto 2014.

E’ pacifico infatti che, in primo luogo, con la suddetta norma si legittimerebbe la più assoluta discrezionalità decisionale in capo agli enti locali con la conseguente possibilità di realizzare una disparità di trattamento rispetto alle singole posizioni ma, soprattutto, stante la ristrettezza dei tempi, la possibilità che gli enti locali riescano ad andare a valutare queste nuove condizioni e ad emettere quindi provvedimento di proroga generale, sarebbe puramente teorica.

Non è di certo immaginabile che si possano completare studi, fare nuove indagini e verifiche entro l’1 agosto, soprattutto trattandosi di una semplice facoltà e non di un obbligo con termini di attuazione.

In ogni caso poi si affiderebbe ad un ente locale il potere di configurare, all’interno di una categoria di soggetti proprietari di immobili, una differenziazione di trattamento che andrebbe a incidere sugli oneri imposti a carico di ciascuno dei soggetti stessi sulla base di una valutazione assolutamente discrezionale non vincolata da nessun criterio di principio.

Assoedilizia ha dunque richiesto alla Regione Lombardia l’allineamento di tutti i termini, disponendo una proroga anche per gli interventi non interessati dal primo provvedimento di proroga.

 *  *  *

Con deliberazione n. IX/ 3855 in data 25.7.2012 la Giunta Regionale Lombarda ha prorogato il termine degli interventi, anche per gli impianti esclusi dalla prima proroga, fino all’ 1.8.2013.

 

In relazione al dato commentato da Confcommercio riguardante la pressione fiscale del 55%  in Italia, osserviamo che questo dato è la risultante del rapporto fra l’ammontare complessivo del prelievo tributario (imposte dirette ed indirette) e dei contributi sociali con il Pil del Paese.

Pressione fiscale ufficiale: in rapporto al Pil virtuale aumentato della quota di “economia sommersa”.
Pressione fiscale reale: in rapporto al Pil al netto di tale quota.

Siamo dunque al paradosso che più è alta l’evasione fiscale e minore è la pressione fiscale. 

Aggiunge il presidente Achille Colombo Clerici:

“Quel dato, peraltro, dice poco con riferimento alle posizioni tributarie delle singole categorie o parti economiche ed ancor meno a quelle dei singoli contribuenti.

E’  un po’ come la media trilussiana, ognuno contribuisce a modo suo: c’è chi paga con l’aliquota Irpef sui redditi del 20 o del 23%  e chi con quella del 43%; chi paga solo sugli acquisti-spese e chi sui trasferimenti; chi beneficia delle agevolazioni fiscali.
Le imprese, come media pro capite, pagano una quota di imposte assai scarsa, mentre concorrono in modo più rilevante alle contribuzioni per gli oneri sociali.

Ma ciò che conta alla fine per il contribuente è solo il CARICO FISCALE e contributivo che gli grava sulle spalle.
Non la pressione fiscale, come dato economico; anche se questa è senza dubbio indicativa dell’ andamento generale della fiscalità e dell’incidenza fiscale, in particolare.

Per arrivare alla media denunciata del 55% immaginiamo un po’ cosa deve pagare chi, come il locatore di una casa, paga le imposte sul reddito lordo (cioè comprensivo del costo afferente la produzione dello stesso reddito. Così, più o meno, vuole la legge: la deduzione per costi è ridotta al 5%).”

Il Centro Studi Cittadino e Fisco di Assoedilizia ha calcolato che, per un locatore (investitore del risparmio) soggetto alla aliquota marginale del 43%, il prelievo fiscale diretto sul reddito lordo (tra Irpef, Imu anticipata, addizionali regionale e comunale, tasse di scopo) si aggira ormai attorno al 60% .

Per i contribuenti che applicano la cedolare secca il risultato sta in un sensibile peggioramento del trattamento tributario precedente l’introduzione delle ultime misure varate dal Governo.

Il resto del reddito (decurtato di quel 60% di prelievo secco) serve  per pagare le spese manutentive straordinarie, le opere di adeguamento tecnologico ed energetico (sia pure agevolate), le spese di assicurazione e di amministrazione-gestione dell’immobile (se ci sono dei dipendenti ovviamente i contributi): il tutto caricato di relative imposte ed oneri sociali.

Carico fiscale reale, dunque, per il locatore persona fisica tra il 70 e l’80% ed oltre del reddito.

Se poi dobbiamo considerare, come è naturale che sia, l’ammortamento dello sfitto e degli insoluti, allora la remuneratività dell’investimento va direttamente sotto zero.

 

In relazione al dato ripreso l’ altro ieri da Confcommercio riguardante la pressione fiscale del 55%  in Italia, osserviamo che questo dato è la risultante del rapporto fra l’ammontare complessivo del prelievo tributario (imposte dirette ed indirette) e dei contributi sociali con il Pil del Paese.

Pressione fiscale ufficiale: in rapporto al Pil virtuale aumentato della quota di “economia sommersa”.
Pressione fiscale reale: in rapporto al Pil al netto di tale quota.

Siamo dunque al paradosso che, più è alta l’evasione fiscale e minore è la pressione fiscale.

Aggiunge il presidente Achille Colombo Clerici:

“Quel dato, peraltro, dice poco con riferimento alle posizioni tributarie delle singole categorie o parti economiche ed ancor meno a quelle dei singoli contribuenti.

E’  un po’ come la media trilussiana, ognuno contribuisce a modo suo: c’è chi paga con l’aliquota Irpef sui redditi del 20 o del 23%  e chi con quella del 43%; chi paga solo sugli acquisti-spese e chi sui trasferimenti; chi beneficia delle agevolazioni fiscali.
Le imprese, come media pro capite, pagano una quota di imposte assai scarsa, mentre concorrono in modo più rilevante alle contribuzioni per gli oneri sociali.

Ma ciò che conta alla fine per il contribuente è solo il CARICO FISCALE e contributivo che gli grava sulle spalle.
Non la pressione fiscale, come dato economico; anche se questa è senza dubbio indicativa dell’ andamento generale della fiscalità e dell’incidenza fiscale, in particolare.

Per arrivare alla media denunciata del 55% immaginiamo un po’ cosa deve pagare chi, come il locatore di una casa, paga le imposte sul reddito lordo (cioè comprensivo del costo afferente la produzione dello stesso reddito. Così, più o meno, vuole la legge: la deduzione per costi è ridotta al 5% ).”

Il Centro Studi Cittadino e Fisco di Assoedilizia ha calcolato che, per un locatore (investitore del risparmio) soggetto alla aliquota marginale del 43%, il prelievo fiscale diretto sul reddito lordo (tra Irpef, Imu anticipata, addizionali regionale e comunale, tasse di scopo ) si aggira ormai attorno al 60%.

Per i contribuenti che applicano la cedolare secca il risultato sta in un sensibile peggioramento del trattamento tributario precedente l’introduzione delle ultime misure varate dal Governo.

Il resto del reddito (decurtato di quel 60% di prelievo secco) serve  per pagare le spese manutentive straordinarie, le opere di adeguamento tecnologico ed energetico (sia pure agevolate), le spese di assicurazione e di amministrazione-gestione dell’immobile (se ci sono dei dipendenti ovviamente i contributi): il tutto caricato di relative imposte ed oneri sociali.

Carico fiscale reale, dunque, per il locatore persona fisica tra il 70 e l’80% ed oltre del reddito.

Se poi dobbiamo considerare, come è naturale che sia, l’ammortamento dello sfitto e degli insoluti, allora la remuneratività  dell’investimento va direttamente sotto zero.

 

Dichiarazioni del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici, nel corso dell’intervista a Radio Vaticana, andata in onda il 17 luglio 2012:   “Nell’ultimo semestre si registra un deciso aggravarsi della crisi di tutto il settore immobiliare. 

Preoccupanti gli indicatori economici, riferiti ai primi mese del 2012.

A ) Minor gettito fiscale ( particolarmente dell’ Iva )
Cause:
– minori spese-consumi delle famiglie;
– meno cantieri edilizi ( manutenzioni e nuove costruzioni);
– minori investimenti privati;

B ) Riduzione delle compravendite relative all’acquisto-casa da parte delle famiglie (19,6% dato Agenzia Territorio):
atteggiamento prudente-riflessivo delle famiglie che hanno ridotto l’investimento del risparmio nel mattone. 

C ) Contrazione drastica dei mutui immobiliari (dati primo trimestre del 2012; 47 %)
Il calo verticale dei mutui è al tempo stesso effetto e concausa della crisi economica del settore.
C’è da chiedersi quanto esso risponda ad una contrazione dovuta alla crisi di liquidità del sistema e quanto risponda  ad una mancanza di politica bancaria di sostegno (con la concessione dei mutui) al mercato immobiliare.

D ) Contrazione degli investimenti immobiliari da parte degli stessi fondi di investimento, italiani e stranieri.
Nel quadro della crisi economica generale si registra un forte inasprimento del carico fiscale sugli immobili.

Nel campo della locazione (istituto economico che presidia l’investimento economico nel mattone )  l’ Imu , nella forma in cui è stata introdotta in via sperimentale ed anticipata e combinata con la riduzione della deduzione forfetaria per spese manutentive,  può generare squilibri connessi al venir meno della competitività sul piano economico di questo tipo di investimento.

Esito questo deleterio per l’economia e l’assetto sociale del Paese.

L’azione di governo non può prescindere dal considerare il fattore psicologico come importante elemento propulsore del mercato.

Nel settore immobiliare la stretta fiscale è stata drastica e generale: non solo misure volte a generare il maggior gettito tributario, ma il varo in modo generico e frettoloso della riforma catastale. 

Questa riforma si innesta su un sistema di tassazione sperequato ed iniquo (con effetti deleteri ove si pensi che, pur in assenza di reddito effettivo,  viene tassato  un reddito presunto correlato al valore catastale) poggiante peraltro su aliquote dilatate.

Sicché la sua attuazione in tali condizioni porterebbe ad un carico tributario da vera e propria espropriazione.

Il varo della riforma catastale, che, per ben che vada, produrrà effetti tra quattro o cinque anni, oggi non ha altro valore che quello di rappresentare una “lezione di rigore” per il futuro.   C’è da supporre che essa abbia  generato negli italiani l’idea di un pregiudizio negativo del Governo verso gli investimenti immobiliari, con la conseguente psicosi del  “tiriamo i remi in barca”.

Occorre una inversione di rotta, da parte del Governo,  se si vuole che il futuro non ci presenti situazioni di tracollo: prima la riforma della fiscalità immobiliare e poi quella  catastale, e non viceversa.”

 

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia  Achille Colombo Clerici:

Perché questo grave e repertino aggravarsi della crisi del settore?

Improvvido il varo frettoloso e prematuro della riforma catastale.
(Prima la riforma fiscale e poi quella catastale; e non viceversa)

Una “lezione di rigore” per il futuro che ha generato negli italiani la psicosi di un pregiudizio negativo del Governo verso gli investimenti immobiliari.

             *     *     *

“La manovra fiscale, varata dal Governo nel settore immobiliare, ha prodotto in modo repentino effetti fortemente depressivi, non solo e non tanto per l’incidenza del carico tributario immediato. 

L’Imu prima-casa rappresenta il pagamento di servizi erogati dai comuni e non è tale, con opportuni correttivi di carattere soggettivo,  da incidere, nella stragrande maggioranza dei casi, in modo eccessivamente oneroso nei bilanci delle famiglie.

Stesso discorso per le seconde case a disposizione, eccezion fatta per quelle concesse in comodato ai figli residenti, cui dovrebbe esser riservato il trattamento prima-casa .

E’ nel campo della locazione che l’ Imu, nella forma in cui è stata introdotta in via sperimentale ed anticipata e combinata con la riduzione della deduzione forfetaria per spese manutentive,  può generare squilibri connessi al venir meno della competitività sul piano economico di questo tipo di investimento.

Il vero effetto negativo e depressivo è dovuto al fatto di aver, con una serie di misure alcune delle quali “a futura operatività”, creato negli italiani l’impressione di un pregiudizio negativo del Governo verso l’investimento  immobiliare e la conseguente psicosi del  “tiriamo i remi in barca”.

Che bisogno c’era (nel momento in cui si andava ad introdurre un sensibile inasprimento della pressione fiscale sugli immobili al fine di produrre un gettito tributario immediato, varando peraltro dei coefficienti moltiplicatori delle rendite catastali tali da elevare provvisoriamente in modo sensibile le basi imponibili) di approvare frettolosamente ed in modo generico una riforma catastale che, per ben che vada, produrrà i suoi effetti fra cinque o sei anni?

Questa riforma catastale si innesta su un sistema di tassazione sperequato ed iniquo (con effetti deleteri ove si pensi che, pur in assenza di reddito effettivo,  viene tassato  un reddito presunto correlato al valore catastale) poggiante peraltro su aliquote dilatate.

Sicché la sua attuazione in tali condizioni porterebbe ad un carico tributario da vera e propria espropriazione : tanto da indurre qualcuno addirittura a “promettere” (con quale autorità e valore, poi?) che, una volta entrata in vigore la riforma, saranno abbassate le aliquote delle diverse imposte.

Queste promesse “a futura memoria”, sono il riconoscimento della consapevolezza di star muovendosi male e generano allarme, proprio perché non si è mai dato, nella storia della nostra fiscalità, un processo di revisione sostanziale in melius.

Abbiamo ad esempio  riflettuto sugli effetti catastrofici della riforma in caso di successione?      

E’ essenziale dunque dar corso prima alla  riforma della fiscalità immobiliare e solo successivamente a quella catastale; e non viceversa.

Che bisogno c’era, ripetiamo, se non quello di ottenere l’ effetto “dimostrativo” di far vedere che si è inflessibili e che la stretta fiscale per gli immobili è definitiva e senza scampo?

E che senso ha l’aver innescato un processo di devalorizzazione di tutto l’investimento immobiliare, con conseguente impoverimento oggettivo del Paese ?

Forse si credeva di potersi limitare a dare una “lezione di rigore” per il futuro, senza purtroppo immaginare le ripercussioni che ciò  avrebbe provocato su tutto l’assetto degli investimenti  precostituiti.

E’ urgente dunque che il Governo recuperi  su questo fronte, modificando  la rotta, se vuole che il futuro non ci presenti situazioni di tracollo.”

 

 

Dichiarazioni rilasciate dal presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, al Giornale, nel corso dell’intervista pubblicata in data 8 luglio 2012

“Il settore immobiliare, nella nostra città, presenta una situazione di serio squilibrio.

L’offerta,  nel campo sia dell’edilizia abitativa, sia dell’uso commerciale o terziario, non incontra più la domanda.

Ciò è dovuto alla concomitanza di due fattori: la corsa a costruire pre-Pgt da un lato ed il sopravvenire della crisi economica dall’altro.

L’esito attuale sta in uno sconvolgimento delle dinamiche economiche sulle quali poggiava l’equilibrio del settore, e che garantivano un assetto ordinato agli investimenti immobiliari.

“Leggere” ciò che sta avvenendo ora, non solo nelle aree di nuova costruzione, ma anche all’interno del tessuto urbano consolidato, persino nel centro storico, è complicato, anche a causa della complessità dei fenomeni e dei processi sociali ed economici in atto.

Diciamo anzitutto che la “corsa” a costruire, nella nostra città, era stata generata, per un verso dalla prospettiva di una crescita favorevole dei valori di mercato che assicurava una remuneratività dell’investimento anche a prescindere dalla redditività del prodotto edilizio.
E per altro verso dall’intento di sottrarsi al “condizionamento” dell’imminente PGT: la sua entrata in vigore avrebbe prodotto un rincaro dei costi costruttivi, data l’onerosità dell’acquisizione del surplus dei diritti edificatori, conseguente all’applicazione del principio di perequazione.

Il sopravvenire dell’attuale grave crisi economica ha sorpreso tutti gli operatori a metà del guado.

La domanda di acquisto e di locazione, è oggettivamente calata a causa del ridursi della capacità di spesa di famiglie e di aziende.

L’offerta va gradatamente aumentando, man mano che tutti i cantieri aperti giungono ad ultimazione dei lavori.

Gli investitori immobiliari, che confidavano anche su una prospettiva, nel medio lungo periodo, di finanziarizzazione degli investimenti, fanno i loro conti e cercano di impattare la crisi economica con il minimo di esposizione al rischio.

La situazione che ne deriva è estremamente fluida.

A fronte di tale fluidità, nel campo della locazione abbiamo a che fare con una normativa concepita e varata allorché l’assetto del settore era più stabile: contratti vincolati di lunga durata; immodificabilità dei canoni nel tempo; irrecuperabilità parziale dell’inflazione, quanto meno per i contratti di una certa anzianità, presidiati dal meccanismo subdolo dell’indennità per avviamento commerciale.

E’ chiaro come una normativa così poco flessibile sia scarsamente in grado di permettere la dovuta aderenza dei contratti di locazione alle diverse esigenze espresse dalle parti, in relazione alle dinamiche economiche che stiamo vivendo.”

 

 

Si comunica che con Delibera di Giunta regionale N. 3699 del 02/07/2012 la Regione Lombardia ha istituito un “Fondo regionale finalizzato all’integrazione del canone di locazione ai nuclei familiari con disagio economico acuto (L. N. 431/98; L.R. N. 27/09). – Anno 2012″.

Il testo è reperibile sui siti web di Assoedilizia.

Commento del presidente Achille Colombo Clerici :

“Lodevole l’ impegno della Regione, in questo momento di pesante crisi economica abbattutasi sulle famiglie.

Apprezziamo, tra l’altro, l’impostazione che la Regione ha introdotto a proposito del metodo di erogazione dei contributi, che recepisce i suggerimenti a suo tempo avanzati da Assoedilizia.

La corresponsione diretta dei contributi ai locatori permette, infatti, di finalizzare il contributo stesso in modo diretto ed immediato, senza il rischio delle “dispersioni” che si verificavano allorquando l’erogazione veniva effettuata con corresponsione del contributo all’ inquilino.

Questo procedimento permette di responsabilizzare maggiormente le parti e di assolvere in modo più efficace alla finalità del provvedimento.

 Quanto alla raccomandazione ai Comuni di “favorire accordi contrattuali tra le parti, a canone agevolato” si osserva che ciò non abbia a diventare una condizione; perché in tal caso si vanificherebbe la portata della misura introdotta in tutti quei Comuni (ad esempio  quello di Milano) dove i contratti agevolati sono marginali per eccessivo scostamento della “parametrazione concordata” dai valori di mercato.”

Per scaricare la delibera: DELIBERA 3699 DEL 02072012- FSDA
Allegato alla delibera: ALLEGATO 1 DELIBERA 3699 FSDA 2012

 

Comunicato

Assoedilizia comunica che è in funzione un proprio Organismo ADR di mediazione conciliazione, operante presso la sede di  Milano in via Meravigli 3.

L’organismo di Mediazione è inscritto al n. 846 nel Registro istituto dal Ministero della Giustizia per i soggetti autorizzati alla conciliazione di controversie riferite a immobili, condominio, locazioni e rapporto di proprietà aperto a tutti i proprietari, associati e non, del territorio nazionale.

La mediazione, per le controversie che riguardano il condominio e la locazione, è obbligatoria per legge ed ha lo scopo di trovare rapidamente ed economicamente un accordo tra le parti.

La competenza dei nostri mediatori, tutti professionisti di Assoedilizia, con una notevole specifica esperienza nel settore casa, condominio e locazione finora ha favorito al massimo le possibilità di successo della composizione amichevole delle vertenze; e accompagna le parti a un possibile accordo.

Il presidente Achille Colombo Clerici commenta: “Un servizio di grande importanza per la categoria dei proprietari immobiliari (utenti, condomini e locatori) e per tutti gli operatori dell’edilizia, che potranno trovare all’Assoedilizia un riferimento sicuro ed affidabile in termini di competenza, professionalità ed esperienza.”

Per avviare una mediazione è sufficiente presentare una domanda, reperibile sul sito www.assoedilizia.mi.it insieme al regolamento dell’organismo e all’elenco dei mediatori.

Il resto lo farà il nostro Organismo di Mediazione che convocherà le parti per un primo incontro con il mediatore entro due settimane.

L’intera mediazione non potrà avere una durata superiore ai quattro mesi, dopodiché sarà possibile far riferimento all’autorità giudiziaria per i casi nei quali non sia stato raggiunto un accordo fra le parti.

I costi della mediazione sono esposti nella tabella allegata al regolamento e sono quelli minimi adottati dagli enti pubblici.

Al costo di 40€ più Iva per la presentazione della domanda si aggiunge, nel caso in cui la mediazione venga svolta, un corrispettivo determinato in base al valore della controversia (65€ per controversie che hanno un valore fino a 1.000 euro,  130€ per un valore fino a 5.000€, 240€ per un valore fino a 10.000€, 360€ fino a 25.000€ e così via secondo quanto indicato).

L’organismo di Mediazione si può avvalere dell’apporto tecnico di decine di esperti e si aggiunge ai tradizionali servizi offerti in ogni settore che riguardi la casa.

Li ricordiamo: legale, sindacale, fiscale, assicurativo, catastale; tecnico edilizio, urbanistico, patrimoniale e di diritto societario; norme di sicurezza, impianti elettrici e termici – riscaldamento, di allarme e antintrusione, rumori e vibrazioni; fino alle consulenze riguardanti i collaboratori domestici, autisti, giardinieri, portieri di stabili oltre alla gestione delle loro paghe e contributi.

Contatti:
Segreteria dell’organismo di mediazione

Via Meravigli 3 – 20123 Milano (fermata MM Cordusio)

Sito: www.assoedilizia.mi.it

Mail: mediazione@assoedilizia.mi.it

Telefono: 02/88559.1 (centralino)
oppure     02/88559.219 (diretto)

 

Assoedilizia comunicazione

Assoedilizia comunica che da qualche tempo è in funzione un proprio organismo di mediazione, operante presso gli uffici della sede di  Milano in via Meravigli 3.
L’organismo di Mediazione è inscritto al n. 846 nel Registro istituto dal Ministero della Giustizia per i soggetti autorizzati alla conciliazione di controversie riferite a immobili, condominio, locazioni e rapporto di proprietà aperto a tutti i proprietari, associati e non, del territorio nazionale.

La mediazione, per le controversie che riguardano il condominio e la locazione, è obbligatoria per legge ed ha lo scopo di trovare rapidamente ed economicamente un accordo tra le parti.

La competenza dei nostri mediatori, tutti professionisti di Assoedilizia, con una notevole specifica esperienza nel settore casa, condominio e locazione finora ha favorito al massimo le possibilità di successo della composizione amichevole delle vertenze; e accompagna le parti a un possibile accordo.

Per avviare una mediazione è sufficiente presentare una domanda, reperibile sul sito www.assoedilizia.mi.it insieme al regolamento dell’Organismo e all’elenco dei mediatori.

Il resto lo farà il nostro Organismo di Mediazione che convocherà le parti per un primo incontro con il mediatore entro due settimane.

L’intera mediazione non potrà avere una durata superiore ai quattro mesi, dopodiché sarà possibile far riferimento all’autorità giudiziaria per i casi nei quali non sia stato raggiunto un accordo fra le parti.

I costi della mediazione sono esposti nella tabella allegata al regolamento e sono quelli minimi adottati dagli enti pubblici.

Al costo di 40€ più Iva per la presentazione della domanda si aggiunge, nel caso in cui la mediazione venga svolta, un corrispettivo determinato in base al valore della controversia (65€ per controversie che hanno un valore fino a 1.000 euro,  130€ per un valore fino a 5.000€, 240€ per un valore fino a 10.000€, 360€ fino a 25.000€ e così via secondo quanto indicato).

L’organismo di Mediazione si può avvalere dell’apporto tecnico di decine di esperti e si aggiunge ai tradizionali servizi offerti in ogni settore che riguardi la casa.

Li ricordiamo: legale, sindacale, fiscale, assicurativo, catastale; tecnico edilizio, urbanistico, patrimoniale e di diritto societario; norme di sicurezza, impianti elettrici e termici – riscaldamento, di allarme e antintrusione, rumori e vibrazioni; fino alle consulenze riguardanti i collaboratori domestici, autisti, giardinieri, portieri di stabili oltre alla gestione delle loro paghe e contributi.

Contatti:
Segreteria dell’Organismo di Mediazione

Via Meravigli 3 – 20123 Milano (fermata MM Cordusio)

Sito: www.assoedilizia.mi.it

Mail: mediazione@assoedilizia.mi.it

 Telefono: 02/88559.1 (centralino)
oppure     02/88559.219 (diretto)