BILANCIO: APPROVATE DAL CONSIGLIO LE ALIQUOTE IMU PER L’ANNO 2012.

Sgravi per le abitazioni popolari, i negozi e gli artigiani e le seconde case locate, aumenti per gli immobili di lusso.

Milano, 27 giugno 2012 – Sono state approvate questa notte alle 4,00 dopo 12 ore di confronto, dal Consiglio Comunale con 17  voti favorevoli, 4 contrari e nessun astenuto  le nuove aliquote IMU e il relativo regolamento.

Il Consiglio Comune ha modificato la proposta di delibera di Giunta  commisurando le aliquote IMU in base alla classificazione e al prestigio degli immobili: si è voluto in questo modo tutelare le fasce più deboli della popolazione e le attività commerciali. E’ stato individuato così uno sgravio di 28,5 milioni di euro sull’intero gettito precedentemente previsto: in particolare 15 milioni di riduzione a favore dei negozi e laboratori, 2,5 milioni di euro per le abitazioni popolari, 13 per gli immobili dati in affitto e 400 mila euro per le imprese start-up. Sono invece aumentati di 2,5 milioni di euro le imposte  a carico degli immobili di lusso.

Per la prima casa classificata in categoria A4, A5 ( abitazioni popolari e ultra popolari) l’aliquota sarà pari allo 0,36%. Le abitazioni A2, A3, A6, A7  l’aliquota rimane  ferma a 0,4%.  Mentre per  le abitazioni A1, A8, A9 (abitazioni signorili, palazzi di pregio artistico, ville e castelli) salirà di 0,6%.

Rimane inalterata l’imposta a 1,06% per le seconde case non locate, mentre quelle comprese nelle categorie da A1 a A9 locate con contratto registrato è prevista una aliquota agevolata di 0,96%.  

Per gli immobili strumentali posseduti o locati  a società start up (registrati dal 30 giugno 2010) l’aliquota IMU è fissata a 0,76%. Riviste anche le aliquote riferite agli immobili strumentali utilizzati a fini commerciali e classificati come C1 che passano da 1.06% a 0,87% così anche per la categoria C3 (laboratori per arti e mestieri) posseduti o utilizzati da artigiani.  Modifiche anche per gli immobili non adibiti ad uso abitativo, commerciale  né a scopo di lucro che rientrano nella categoria B (collegi, case di cura, ospedali, biblioteche, circoli ecc..) per i quali  l’aliquota è fissata a 0,88%. Per i fabbricati rurali strumentali, l’aliquota è dello 0,2% (la minima prevista dalla normativa) considerata la particolare natura di tali immobili.

 

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Al convegno Assocond Conafi illustrate le novità all’esame del Parlamento.  

CONDOMINIO, VERSO LA RIFORMA

Colombo Clerici (Assoedilizia): “L’istituto mostra un difetto di aderenza alla evoluzione della realtà: la riforma deve recepire il concetto di condominio formale, virtuale.”  

Milano, 29 giugno 2012

“Continuo a ritenere che, anche alla luce della riforma che si va profilando, l’istituto del condominio mostri un difetto di aderenza alla evoluzione della realtà socio-economica del nostro Paese, che potrebbe crescere col tempo: come fattore di resistenza alle istanze di rinnovamento urbano ed edilizio, di appesantimento di costi e spese laddove ci si trovi in presenza di condomini formali o virtuali (sempre più frequenti ) e non sostanziali, di tensioni nei rapporti interpersonali, data l’altissima litigiosità”.

E’ la convinzione espressa da Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia al convegno “Condominio: verso la riforma” organizzato da Assocond Conafi  a Milano.

Per oltre 1 milione di condomìni presenti in Italia – nei quali vive quasi metà delle famiglie italiane e che ogni anno movimentano 15,6 miliardi di spese – si avvicina una rivoluzione delle regole.

Il Parlamento sta affrontando la discussione della cosiddetta “riforma del condominio” come è emersa in commissione Giustizia (relatore Salvatore Torrisi) che recepisce il ddl concorrente di Lino Duilio.

Colombo Clerici esemplifica alcune carenze: “Si pensi che la riforma in itinere non ha recepito, tra l’altro, la distinzione tra condominio sostanziale e condominio formale o virtuale (immobili appartenenti a differenti soggetti riconducentisi al medesimo gruppo economico, ciascuno dei quali loca le diverse unità).

In quest’ultimo caso l’obbligatorietà dell’istituto del condominio, con la conseguente presenza della figura dell’amministratore ordinario, si riduce ad essere una superfetazione, una sovrastruttura inutile.”

Il legislatore continua a fare riferimento ad una figura, una tipologia di condomino che è anacronistica e si identifica prevalentemente con la famiglia-prima casa che utilizza direttamente la singola unità abitativa.
E tende a confondere il numero dei condomini col numero delle unità edilizie coinvolte nel condominio: rapportando gli obblighi di legge a queste ultime e non ai primi.”

Questa mancata aderenza, che con il tempo tende ad accentuarsi, rischia di confinare il condominio (nato opportunamente quando esigenze abitative, generate da vasti fenomeni di inurbamento, richiedevano modelli di convivenza più moderni di quelli antichi, relazionati alla civiltà agricola) in un ruolo antistorico.

“A proposito poi dei limiti di delega nei condominii con più di 20 condomini, osserviamo che occorre chiarire se la “e” contenuta nella norma in questione abbia portata congiuntiva o disgiuntiva.
Perché, in quest’ultimo caso, se esiste un condomino che personalmente abbia (magari con più unità)  una quota superiore ad 1/5 del valore “proporzionale” sic (rectius, dell’intero edificio), come si fa rappresentare in assemblea? Da due o più delegati? O si deve presentare il titolare stesso e, in caso di società, il rappresentante legale?”.

La tavola rotonda al centro del convegno ha visto inoltre la partecipazione di Lino Duilio, parlamentare e promotore del disegno di legge 3682; di Paolo Giuggioli, presidente dell’ordine degli Avvocati di Milano; di Franco Casarano, presidente nazionale Assocond Conafi; di Pietro Membri, presidente nazionale Anaci. Ha condotto Cristiano dell’Oste del Sole-24 Ore.

I lavori sono stati aperti dai saluti di Paolo Giuggioli e di Alessandro Solidoro, presidente dell’Ordine DC e EC di Milano. Augusto Cirla, segretario nazionale Assocond Conafi, ha relazionato su “Il supercondominio e la nuova assemblea” e coordinato gli interventi di Giacomo Rota, magistrato del Tribunale di Milano (L’amministratore: aumentano le responsabilità?) e di Eugenio Correale, Centro Studi Anaci (Le parti comuni: titolarità e godimento).

 

 

Per scaricare la locandina:

LOCANDINA CONVEGNO 2 LUGLIO

RIDOTTE LE ALIQUOTE IMU SULLE ABITAZIONI LOCATE E SUGLI IMMOBILI COMMERCIALI E ARTIGIANALI

Soddisfazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici: 

“Recepito il principio giuridico presente nella legge istitutiva dell’Imu, da noi indicato”

 Milano – 28 giugno 2012

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici esprime soddisfazione per la decisione del Comune di Milano, assunta con il  fattivo contributo dell’opposizione, di differenziare le aliquote dell’imposta, ritoccandola al ribasso  per le case “locate regolarmente”   (dall’1,06 allo 0,96 per mille) oltreché per nuove imprese, onlus, artigiani e negozi : “Una decisione che, recependo il principio giuridico indicato da Assoedilizia, in conformità allo spirito della legge (sul federalismo fiscale municipale) istitutiva del tributo, pur non risolvendo il problema di fondo rappresentato dalla eccessiva gravosità di questa imposizione fiscale, è un chiaro segnale di attenzione amministrativa; rispondendo maggiormente a criteri di equità fiscale e di sostegno dell’economia della città” afferma Colombo Clerici.

Foto: Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e Colombo Clerici

Presentato al Circolo Filologico il libro “Là dove c’era… ora c’è”

UNDICI GIORNALISTI TESTIMONI DELLA TRASFORMAZIONE DI MILANO

Colombo Clerici: “Continuo ad avere fiducia nella sua forza interiore”

Benito Sicchiero

Com’è diventata Milano? Sono cambiate le strade, le piazze, i grattacieli ne hanno modificato lo skyline oscurando la Madonnina, suo simbolo: ma soprattutto è cambiata l’anima della città.

Ne hanno parlato tre tra i migliori giornalisti del quotidiano La Repubblica (due immigrati, a conferma di quanto chi qui è giunto abbia nel cuore Milano) al Circolo Filologico presentando il libro “Là dove c’era … ora c’è”, Edizioni Meneghina, 160 pagine ricche di foto testimoni della trasformazione.

Cinzia Sasso, Filippo Azimonti e Carlo Brambilla – assieme a Luigi Bolognini, Anna Cirillo, Zita Dazzi, Laura Fugnoli, Lucia Landoni, Simone Mosca, Massimo Pisa, Franco Vanni – hanno pubblicato sul quotidiano, da luglio a settembre 2011, trentaquattro “ritratti urbani” di situazioni, quartieri singoli edifici che guidano il lettore fra altrettante trasformazioni che il capoluogo lombardo ha conosciuto nella sua storia recente.

Là dove c’era lo zoo, nei giardini di via Palestro, ora sorgono laboratori didattici; a Porta Garibaldi, al posto delle giostre e di un selvaggio boschetto, svettano i grattacieli di vetro e acciaio emblemi di umanissime vanità; Brera ha visto sparire le trattoriette e i caffè rifugio di artisti squattrinati, sostituiti dai ristoranti di lusso; il Palazzo dei giornali, edificato dal fascismo e poi culla dell’informazione democratica, è quasi vuoto; via Gluck non ha più un filo d’erba, ma molti cinesi; le Stelline non ospitano più orfanelle ma convegni e mostre; l’area della Carlo Erba, simbolo della Milano industriale, coltiva business e fitness. 

Però Piazza Affari ha mantenuto il ruolo storico di baluardo della finanza italiana e internazionale sia pur malconcia (meno male che c’è il Dito di Cattelan a dissacrare il culto di dio Mammona); e le banche si sono diffuse come funghi dopo la pioggia del benessere che tanto robusto, a quanto pare, non era.

Ma – è l’amaro commento dei cronisti evidentemente meno interessati ai trionfi del materiale – Milano, che era la città delle opportunità, non riesce a dare la giusta immagine di sé.

E’ come si fosse fermata. 
E’ sparita la sua mitica nebbia, come è sparita la sua anima.

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia che rappresenta i proprietari di casa e che fa parte delle antiche famiglie milanesi, così commenta: “E’ un bene o un male per la città quanto è avvenuto?  Non so. Milano è nel pieno della sua terza trasformazione in pochi decenni: città industriale,  città degli uffici ed oggi della tecnologia e della ricerca.

E’ comprensibile che modifichi il proprio volto.

E non sarei negativo sulla sorte della sua anima: è la capitale del volontariato, è capace di respingere le storture etiche e civili che altrove si radicano avvelenando il territorio. Dobbiamo avere ancora fiducia nella sua forza interiore”.

 

GUARDIA DI FINANZA, BALUARDO CONTRO L’ILLEGALITA’

In occasione del 238° anniversario della fondazione reso noto il bilancio delle operazioni nelle regioni del Nord-Ovest e annunciate le priorità: lotta all’evasione fiscale e contrasto alla criminalità economico-finanziaria 

La Guardia di Finanza di Milano ha celebrato il 238° anniversario della sua fondazione  presso il Teatro Dal Verme di Milano.

La cerimonia si è svolta in forma solenne alla presenza del Comandante Interregionale per l’Italia Nord – Occidentale ( presenti i Comandanti di Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia), Generale di Corpo d’Armata Vincenzo Delle Femmine, delle autorità religiose, politiche, civili, militari della città e della provincia.

Tra queste, il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici.

Nel corso della cerimonia sono state consegnate onorificenze e ricompense di ordine morale ai militari in forza ai reparti del Comando Interregionale, che si sono particolarmente distinti nell’attività di servizio.

La cerimonia è stata anche l’occasione per:  tracciare un bilancio delle operazioni condotte nel corso dell’anno dalle “Fiamme Gialle” del Nord Ovest al servizio esclusivo dei cittadini, per garantire loro una cornice di sicurezza economico – finanziaria; evidenziare le linee strategiche e d’azione che i reparti del Corpo stanno seguendo e attuando, incentrate essenzialmente su due fronti: la lotta all’evasione fiscale e il contrasto alla criminalità economica e finanziaria. 

 

Associazione della Proprietà Edilizia  

ESPLOSIONI DI GAS, UNA GUERRA. QUESTI I RIMEDI 

Milano, 22 giugno 2012

Questa mattina a Novate Milanese, esplosione di gas in una palazzina: per fortuna, solo tre feriti. L’ennesimo episodio nell’arco di pochi mesi. Troppo frequenti questi casi che dimostrano la pericolosità del gas (metano in particolare) lasciato alla mercé degli utenti a causa di una normativa lacunosa  ed equivoca.

E’ quasi un bollettino di guerra e le esplosioni non fanno quasi più notizia.

Ma è possibile che ciò continui ad avvenire, negli anni Duemila ed in un Paese “civile” qual è il nostro?

Il presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici dichiara: “C’è molta incoerenza nelle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas.

Illuminante è la  storia del metano: il “pubblico” fornisce, all’interno delle abitazioni dei cittadini, una materia altamente deflagrante, (ricordiamo che esso possiede 5 volte il potere calorifico del vecchio gas di città). 

In questo quadro, si potrebbe pensare che il pubblico, il quale ha istituito la fornitura di tale servizio di interesse collettivo, dapprima con  municipalizzate, poi privatizzate e talune quotate in borsa, quindi soggette alla fine alle logiche dell’ economia con i relativi profitti, debba assumersi l’onere di tenere indenni, in caso di sinistri, gli sventurati cittadini; ricostruendo la casa e rimettendoli nelle condizioni economiche originarie.

E invece li lascia in balia di beghe con la propria assicurazione volontaria (e se non si fossero assicurati?), che ovviamente solleva ogni ragione per pagare il meno possibile; o con la sempre inadeguata copertura assicurativa offerta dalle aziende erogatrici.

Lo Stato permette che si fornisca il metano o che si detengano in casa bombole di gpl; conosce le regole di sicurezza, ma non ne dispone la integrale obbligatorietà; non stabilisce che gli enti erogatori (che esercitano un’attività economica – traendone profitto – costituente però al tempo stesso un servizio di interesse pubblico) eseguano, sotto la loro responsabilità, i relativi controlli di regolarità dell’uso e di applicazione di tutte le misure di sicurezza entro le abitazioni, interrompendo l’erogazione in caso di difetti; non dispone per una assicurazione sociale (come la previdenza e l’assistenza sociali) che risponda, in termini di primo rischio assoluto e con copertura del cento per cento,  sul piano, non solo della responsabilità civile, ma anche del costo di ricostruzione dell’immobile.

Ci si dimentica che non ci troviamo di fronte ad una calamità naturale ineluttabile, come fosse un terremoto od una inondazione, generata dalle forze invincibili della natura; ma ad un fatto causato da azioni umane (private e pubbliche) combinate a norme di legge lacunose o distorte.

C’è una zona grigia, sul piano della sicurezza. ed è quella a valle del contatore.
Infatti i controlli della rete di distribuzione del gas a monte dello stesso, sono a carico dell’ente erogatore che li effettua sotto la sua responsabilità, anche ai fini della responsabilità civile, (se qualcosa non va, blocca subito la erogazione del gas e questo è motivo di minori sinistri): è raro dunque che succedano disastri a causa di difetti in questa zona.

A valle dei contatori i controlli sono a carico dell’ASL che fa quello che può e poi non è responsabilizzata, sul piano della responsabilità civile, in caso di sinistro.

Si dispone che i fornelli delle cucine non possano essere venduti, se non sono dotati del dispositivo della valvola termostatica, che impedisce la fuoriuscita del gas in caso di spegnimento della fiamma; e poi si permette che in milioni di case continuino ad usarsi vecchi fornelli che ne sono privi.

Non viene disposta l’installazione  obbligatoria, all’interno delle abitazioni, di apparecchiature che interrompano automaticamente l’erogazione del gas, o diano l’allarme, in caso di perdite dell’impianto.

Gli apparecchi domestici (cucine, forni) andrebbero “blindati” ad evitare manomissioni da parte di chi vuol far un uso improprio di questa sostanza altamente pericolosa (ad esempio per tentativi di suicidio o per minacciare e compiere ritorsioni).

Il tutto sotto la responsabilità degli enti erogatori che dovrebbero, in presenza di difetti, interrompere immediatamente la fornitura del gas.

Sui nostri suggerimenti tecnici concorda anche il C.I.G. Comitato Italiano Gas.

Per contenere se non eliminare il fenomeno Assoedilizia, oltre alle misure di sicurezza suesposte, propone che venga incentivato l’utilizzo di cucine, scaldabagni e impianti di riscaldamento elettrici attraverso: – agevolazioni per chi opera la trasformazione da alimentazione a gas ad elettricità simili a quelle per il contenimento energetico (contributi delle amministrazioni locali all’installazione e detrazione del 50% delle spese in più anni dall’Irpef); – obbligatorietà della trasformazione per cittadini con età superiore ai 65 anni e per chi ha rivelato problemi psichici; – per i meno abbienti, tariffe elettriche agevolate, incrementando quanto già previsto oggi dalla legge”.

Per ovviare almeno alle conseguenze economiche degli scoppi del gas Assoedilizia ha propiziato la istituzione di una polizza assicurativa “sociale”.

 

COLOMBO CLERICI: “E’ IN ATTO UN VERO E PROPRIO ATTACCO ALLA PROPRIETA’ IMMOBILIARE DELLE FAMIGLIE?”

Il presidente di Assoedilizia si chiede se si punta a dirottare il risparmio dal mattone, preferito dagli italiani mai delusi nel medio-lungo termine, ad altre – forse più aleatorie – forme di investimento.   

*    *    *

Il mattone quale bene rifugio.
“L’investimento nell’immobile: virtù individuale, vizio collettivo. Occorre una “riallocazione” del risparmio privato, che deve confluire verso l’”economia reale””.
“Questa inquietante affermazione, resa dal direttore generale di una delle più importanti banche italiane alla rubrica condotta da Oscar Giannino su Radio 24 conferma un nostro sospetto” afferma il presidente di Assoedilizia, che rappresenta i proprietari immobiliari: “Che sia in atto una vera e propria strategia di attacco al mondo della proprietà edilizia al fine di indurre gli italiani a dirottare il risparmio dal mattone – che nel medio-lungo termine mai ha tradito le attese – ad altre forme (forse più aleatorie) di investimento, la finanza innanzitutto, causa della più disastrosa crisi dal dopoguerra ad oggi”. 

IMU, deterrenti fiscali, tasse di scopo, addizionali Irpef, tassazione del reddito immobiliare al lordo delle spese manutentive, riforma catastale che si innesta su un sistema di tassazione sperequato ed iniquo (con effetti deleteri ove si pensi che, pur in assenza di reddito effettivo,  viene tassato  un reddito presunto correlato al valore catastale), contrazione nella concessione dei mutui, assenza di una vera e propria politica della casa, privilegi fiscali per fondi immobiliari e Siiq e quant’altro costituiscono – accusa Colombo Clerici – altrettanti tasselli di un mosaico di azioni più complesso, che mira a cambiare la pluridecennale preferenza di investimento degli italiani, come si è detto, verso altre forme di investimento; che non vedrebbero più le famiglie gestire direttamente i propri risparmi (acquistando, ad esempio, un alloggio, un negozio, un magazzino o un box da mettere a reddito), la forma più semplice e più diffusa di fare investimenti economici autonomamente; ma le costringerebbero a ricorrere ad intermediari per il  collocamento e per la gestione del risparmio. 

Ovviamente tali intermediari non svolgono queste funzioni gratuitamente.

Non solo, ma anche tutto l’indotto immobiliare, collegato alla manutenzione ed alla gestione degli immobili, viene sacrificato. 

“E’ una bella sfida quella che abbiamo di fronte, ma occorre che l’opinione pubblica ne sia consapevole: una trasformazione culturale, un cambio di mentalità della popolazione – conclude Colombo Clerici.
Se guardiamo ad altri campi, la grande industria, il grande complesso che tendono a  sostituire il piccolo-medio imprenditore; il supermercato che sostituisce il negozio retail; l’emporio che sostituisce la bottega tradizionale e di qualità (si afferma la logica del drugstore).

Riducendo gli spazi di libertà ed autonomia della iniziativa privata.  

Ma, ad evitare scossoni pericolosi, disegni politici di tale natura si attuano di forza e repentinamente con lo strumento del deterrente fiscale (con il rischio di ingenerare nella popolazione sfiducia, depressione e panico; ricordiamo il crollo, nel dato trimestrale, del mercato immobiliare segnalato dalla Agenzia del territorio di ben il 19,6%. e delle entrate fiscali di ben 3,4 miliardi) o viceversa con lo strumento dell’ “indirizzo” economico, soprattutto in momenti delicati dal punto di vista economico, qual è l’attuale?” 

 

 

 

L’Imu ha depresso del 20% gli scambi immobiliari, ed avrà un effetto devastante nel valore degli immobili, pertanto dei loro prezzi di vendita, dell’indotto generato, e del loro valore di garanzia per finanziamenti ipotecari. Questo in un momento in cui lo Stato vuole favorire le dismissioni immobiliariQuesta tassa, quindi, equivale a spararsi su una gamba.
Con questa nuova imposta, il capitale investito nell’immobiliare viene  tassato complessivamente a quasi l’1% dei valori di mercato. Ossia, capitalizzandolo, avremo un nuovo calo del valore immobiliare perlomeno del 10% del valore patrimoniale. In un mercato già con bassa redditività, che cerca nella sicurezza e nel capital gain una soluzione alla crisi odierna. A questo si aggiunge il rallentamento economico in atto, il calo delle vendite e l’effetto dell’illiquidità dei proprietari, che trovano difficoltà a far fronte ai costi crescenti, ed alla tassa stessa. 
Essi cercano allora soluzioni per aumentare la liquidità: si sentono infatti minacciati da una Stato che riesce ad iscrivere in un battito di ciglia una ipoteca per morosità. Si finanziano dando garanzie aleatorie. Così si sviluppa il blocco della economia immobiliare. In un momento particolare, aggiungo: proprio quando lo Stato si accinge a dismettere i suoi valori! Colpiamo così in un colpo solo il mercato immobiliare, il suo indotto, ed il successo delle dismissioni che il governo vorrebbe condurre. E lasciamo aperta quella stessa porta immobiliare che ha fatto esplodere gli Stati Uniti, distruggendone il sistema bancario attraverso il crollo dei valori immobiliari. Non male per una economia gestita da esperti.

 

All’Urban Center sono iniziati “I dialoghi su Milano”

COLOMBO CLERICI: LA CITTA’ LUOGO STRAORDINARIO DI INNOVAZIONE E DI SVILUPPO 

Milano

A un anno dall’insediamento della nuova amministrazione comunale e a poche settimane dall’approvazione del Pgt, Milano si propone come luogo di dibattito sulla qualità e sulle trasformazioni urbane.

All’Urban Center ha preso il via il ciclo di incontri a ingresso libero “Dialoghi su Milano” promossi dall’assessorato all’Urbanistica del Comune.

Esperti, architetti, urbanisti, rappresentanti delle istituzioni, cittadini si sono confrontati sul tema delle città contemporanee come laboratorio di innovazione e sviluppo sociale, politico, economico.

Due gli incontri in programma.

Al primo, intitolato “Il disegno della città”, sono intervenuti architetti di rilevanza nazionale e internazionale: Vittorio Gregotti, Federico Oliva, Giacomo Borella, Carlo Gasparini, Ilaria Valente, Cino Zucchi. 

“A valle dell’approvazione del Pgt – ha dichiarato l’assessore all’Urbanistica Ada Lucia De Cesaris – vogliamo rilanciare da Milano un dibattito pubblico sul futuro delle città, sul loro disegno urbanistico e sulla qualità dell’abitare.

È significativo che il confronto tra esperti e cittadini si tenga all’Urban Center, in Galleria Vittorio Emanuele: i ‘Dialoghi su Milano’ valorizzano ulteriormente il ruolo storico di questa sede del Comune come luogo di confronto sulle trasformazioni urbane e sui progetti architettonici della città e dell’area metropolitana”.

Commento favorevole all’iniziativa da parte di Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia: “Milano, nel pieno della sua trasformazione economico sociale da città dei servizi avanzati a polo tecnologico e di ricerca, si presenta quale laboratorio e occasione straordinaria d’innovazione e di sviluppo: sociale, culturale, politico, istituzionale, economico”. 

Mercoledì 4 luglio, sempre alle 16.30, è in programma l’incontro “La città delle relazioni”, con la partecipazione di quattro donne assessori all’Urbanistica di grandi città italiane: Ada Lucia De Cesaris (Milano), Ilda Curti (Torino), Patrizia Gabellini (Bologna), Maria Chiara Pasquali (Bolzano).

Previsti gli interventi di tre esperti e docenti universitari di grande fama: Gabriele Pasqui, Salvatore Veca, Francesca Zajczyk.

A questi primi due appuntamenti seguirà in autunno un secondo ciclo di incontri.