Nell’esprimere all’Arcivescovo  mons. Gianfranco Ravasi le proprie felicitazioni per l’ annuncio, da parte del Santo Padre, della sua nomina a Cardinale di Santa Romana Chiesa, il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici ha affermato: “A Milano, Eminenza, conserviamo di Lei un affettuoso ed ammirato ricordo, considerandoLa sempre tra noi, tanto è vivo il segno lasciato dalla Sua presenza nelle nostra Città.” 

Qualche tempo fa il Presule lombardo, elevato ora alla porpora cardinalizia, intervenendo a Milano ad un incontro nel quale si trattava il tema dell’ Interculturalismo per risolvere le tensioni nelle periferie delle città, esordiva con un richiamo nostalgico della città di Milano richiamandosi all’evocazione, all’inizio del poema, di Odisseo che sognava di rivedere il fumo uscire di sera dai camini della sua Itaca.

Colombo Clerici ha aggiunto:
“Un legame forte quello che unisce il Cardinal Ravasi alla nostra città: un legame con valenza reciproca sul quale i milanesi possono contare come riferimento spirituale, morale e culturale; proprio in un momento storico in cui si avverte il bisogno di valori certi cui guardare.”

Annunci

Varese, Caidate 2 ottobre 2010

Appuntamento fisso del Calendario milanese, nel Castello di Caidate di proprietà dei Barbiano di Belgiojoso (Giuseppe Barbiano di Belgiojoso è attuale componente del Consiglio direttivo di Assoedilizia)  sul tema “La famiglia oggi”: relatori  Mons. Franco Giulio Brambilla, Vescovo ausiliare di Milano; Avv. Cesare Rimini, esperto del diritto di famiglia; Prof. Francesco Billari, Ordinario di Demografia presso l’Università Bocconi.

Moderatore Sergio Romano che nella sua introduzione ricorda i passaggi focali nella trasformazione della famiglia, avvenuti in concomitanza dei “colpi di acceleratore” nel processo di emancipazione femminile.

Le due guerre mondiali, prima; la rivoluzione dei costumi,  la cosiddetta “rivoluzione sessuale” del ’68; la rivoluzione biologica e biogenetica: cambia il modo di nascere, di vivere, di morire. 

Va aggiunta la medicina sociale che ha allungato di molto la durata della vita.

Nonostante non si possa più parlare oggi di famiglia patriarcale (caratterizzata dall’esser una organizzazione gerarchica con a capo il padre padrone) la famiglia continua ad esser una istituzione forte nel nostro Paese: caratterizzata dalla coresidenza o dalla residenza di vicinato dei diversi nuclei familiari.

Secondo Francesco Billari, in Italia il 50% delle giovani famiglie vive nel raggio di 1 chilometro dalla famiglia dei nonni, mentre ben l’87% vive nello stesso comune.

Il Vescovo ausiliario mons. Brambilla, riallacciandosi alle parole di Rimini che ha parlato di matrimonio come sogno, ha sottolineato come la famiglia sia vissuta non più come luogo delle regole (il che avveniva in antico), ma come luogo degli affetti (citato da Cristina Passerin d’Entreves nel suo intervento) e delle responsabilità.

Il sogno è una componente fondamentale per la continuità degli affetti.

Mons. Brambilla ha citato il volume “Il figlio del desiderio.  Una rivoluzione antropologica” di Gauchet Marcel Edizioni Vita e pensiero, sottolineando come oggi si cominci a parlare di figlio progettato, e non più di figlio programmato.

Commento del Presidente di Assoedilizia e vice presidente Confedilizia Achille Colombo Clerici: “Occorre maggiore attenzione politica alla famiglia da parte dei nostri governanti. La famiglia continua ad essere il pilastro portante della nostra società ed è pure l’ammortizzatore  senza il quale si alimenterebbero maggiormente le tensioni dei giovani e dell’intera comunità.”

Presente un foltissimo pubblico, tra cui molti esponenti di Assoedilizia, rappresentante il milieu aristocratico-alto boghese della nostra Regione.

Redazionale redatto dall’ Ufficio Comunicazione Assoedilizia:

“Oggi la famiglia italiana è composta dai genitori e da uno o due figli (raramente, almeno al Centro e Nord-Italia, più di due), ed entrambi i genitori generalmente lavorano fuori casa.

La famiglia tradizionale, agricola e patriarcale, era  molto numerosa e riuniva genitori, figli e nipoti sotto uno stesso tetto: era formata, insomma, da quelle che oggi sarebbero considerate più famiglie differenti.

Gli uomini lavoravano, mentre le donne si occupavano della casa e dell’educazione dei figli.

La trasformazione della famiglia, causata dalla conversione dell’Italia da un paese prevalentemente agricolo ad uno industriale ed oggi terziario, non ha, tuttavia, ancora cancellato ogni traccia del vecchio modello. Permangono abitudini e mentalità che legano la famiglia del passato a quella del presente.

In primo luogo, a livello della vita quotidiana, le famiglie italiane si riuniscono sempre, per almeno un pasto al giorno, intorno allo stesso desco.

La cena è un momento di dialogo tra genitori e figli, uno dei pochi nei quali tutti i membri della famiglia hanno la possibilità di stare insieme.

In secondo luogo, pur essendo una famiglia nucleare, non è raro che uno dei nonni paterni o materni, specialmente se è rimasto vedovo o vedova, viva in casa con uno dei figli.

Anche se non in casa, in ogni modo, i nonni vivono generalmente nella stessa città di uno dei figli e sono oggetto delle cure dei familiari.

Accade però che soprattutto nelle grandi città e solo in caso di impossibilità pratica a fornir loro assistenza,  i figli chiedano il ricovero dei genitori anziani in istituti (le cosiddette “Case di riposo”).

Un ulteriore elemento che lega ancora la famiglia italiana di oggi a quella del passato è lo stretto legame affettivo che rimane tra i suoi membri, anche quando questi hanno formato nuovi nuclei familiari.

Gli italiani sono, per esempio, solitamente sempre pronti ad aiutare i loro parenti, specie nel campo del lavoro o nelle difficoltà economiche.

E anche se vivono lontano i membri di uno stesso gruppo familiare cercano sempre di ritrovarsi tutti insieme in occasione delle feste religiose (Natale e Pasqua) o di quelle familiari (battesimi, prime comunioni, matrimoni).

Se confrontiamo, infine, la famiglia italiana con quella anglosassone-nordeuropea, emerge un’ultima caratteristica del modello italiano.

E’ molto comune che i figli vivano con i propri genitori molto più a lungo che negli altri paesi occidentali, spesso fino ai trenta/trentacinque anni.

Prima di sposarsi e di iniziare una nuova famiglia, infatti, è normale, per un giovane italiano, continuare a vivere nella stessa casa dei genitori e dipendere economicamente da loro per difficoltà di trovare lavoro e casa.  

 Comunicazione Assoedilizia – sito www.assoedilizia.com