Appello al Governo.

Cedolare secca anche per i canoni di negozi, uffici e botteghe, usi diversi dall’abitativo.

Agevolazioni anche per le società immobiliari che locano.

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia  Achille Colombo Clerici:

“La cedolare secca sugli affitti, che pure è sacrosanta, non esaurisce il problema casa in Italia. La sua logica è duplice: alleggerire la pressione fiscale sulle persone fisiche che locano abitazioni per favorire un calmieramento e l’emersione del sommerso, e mobilitare i comuni nella lotta all’evasione fiscale nel settore.

Rimane scoperto il grande problema del rilancio dell’investimento nella locazione immobiliare.

La cedolare secca infatti, come imposta sostitutiva dell’IRPEF, riguarda solo i redditi delle persone fisiche e non anche quelli delle società.

Inoltre non si applica se non alle locazioni abitative; escluse cioè le locazioni di negozi, uffici, botteghe artigiane, magazzini, laboratori, garages.

Essa dunque ha una portata limitata e non può essere che il primo passo di una manovra di revisione complessiva della fiscalità immobiliare che porti ad un alleggerimento della pressione tributaria sugli immobili in locazione.

È ingiusto ad esempio che per i redditi delle società immobiliari di gestione sia prevista una doppia tassazione: una in capo alla società e l’altra in capo ai soci.

È dunque opportuno che il governo, ponga mente ad una razionalizzazione della tassazione delle società equiparandole ai fondi di investimento immobiliare ed alle Sgr.

La cedolare secca sostitutiva dell’Irpef va inoltre estesa ai redditi derivanti dalle locazioni ad uso diverso da quello abitativo, anche per favorire un calmieramento degli affitti del settore.”

www.assoedilizia.com

 

A proposito della introduzione della Scia nel campo edilizio il presidente di Assoedilizia dichiara:

“La SCIA applicata al settore edilizio sostanzialmente non modifica alcunché rispetto alla disciplina precedente, già alleggerita di una serie di passaggi procedimentali, per le opere minori, a seguito della riforma introdotta nella primavera scorsa.

Rischia di complicare la vita ai proprietari ligi alle leggi e di favorire i malintenzionati.

Sul piano dell’efficacia anticiclica nessun impatto rilevante. Diversamente sarebbe stato se il provvedimento avesse contemplato gli interventi ammissibili in deroga sulla base della prima formulazione del piano casa del Governo : almeno quanto ad ampliamenti di superficie utile di calpestio di tutti gli immobili non comportanti incremento volumetrico.

Così non è stato: e stiamo rincorrendo un obiettivo perduto con misure dagli incerti effetti positivi.

Se questa normativa si dovesse applicare alla SuperDia contemplante nuovi volumi, il che non è da escludersi ove la Scia fosse ammissibile per l’intero comparto dell’edilizia, perché gli indici del piano urbanistico non rappresentano nemmeno indirettamente una forma di contingentamento.

Questo suppone l’applicazione del criterio “qui primi veniunt”, mentre l’indice volumetrico o superficiario costituisce il riconoscimento aprioristico ed originario di uno jus aedificandi codificato.

Se dunque la Scia dovesse applicarsi anche alla SuperDia immaginiamo quali mai problemi si potrebbero creare per la collettività di fronte ad interventi diciamo avventati.

La questione, per rispondere al Ministro Alfano, è che non si tratta solo di un rapporto tra l’Amministrazione pubblica ed il costruttore: per cui si risolve tutto in un fatto di assunzione di “responsabilità” da parte di quest’ultimo.

La questione è che lo Stato e la P.A. sono garanti, di fronte agli altri cittadini terzi, della legittimità delle opere edilizie che intervengono sul territorio : e non si può istituzionalizzare una loro “latitanza” di fatto , sia pure per impossibilità, come quando si sente parlare di controlli per campione e trincerarsi dietro il paravento della responsabilità di chi costruisce.”

www.assoedilizia.com

 

Ho sempre avuto un grande rispetto per quell’uomo: minuto nel corpo, vivace nei moti, acuto nei tratti della mente.

Da quarantadue anni allo stesso angolo della città.
Con la sua bancarella di libri antichi, nel mezzo di via  Mercanti, in sito del Gallo.
Con la piazza del Duomo sempre sott’occhio, ed il Cordusio all’opposto.

Attento osservatore di ciò che è passato tutt’intorno in tanti anni di vita cittadina.

Conoscitore di persone e cose, riferimento di quasi tutti i maggiori bibliofili della città.

Milanese appassionato, come lo riescono ad essere quegli immigrati che si sforzano in tutti i modi di parlare la lingua dialettale di questi luoghi, senza alla fine riuscire ad abbandonare l’inflessione d’origine.

“Adesso lascio – mi dice – un po’ perché la famiglia mi vuole a casa e un po’ perché vendere libri antichi e di pregio sulla strada è diventato sempre più difficile, con la concorrenza di internet.
Un tempo sì che…” 

E qui il ricordo di tanti libri pregiati che si incrocia con il ricordo di tante persone, di tanti clienti. 

Passo sempre da quell’angolo di Milano quando voglio fare due passi: è d’obbligo perché, venendo dall’Ambrosiana, attraverso la Galleria, visito San Fedele, mi spingo verso Montenapoleone ed arrivo all’Archivio di Stato in Senato.

“Sa – mi disse in una occasione – di qui passava tutti i giorni anche Montanelli quando andava al giornale.”

Alludeva al Corriere della Sera perché Indro abitava dalle parti del Bollo e per andare in Solferino doveva per forza transitare di lì.

Io ho sempre una irresistibile attrazione per i  libri: di ogni specie purché bei libri.
Ed in tanti anni non c’è mai giorno che non mi sia soffermato a guardare cosa ci fosse esposto in quella bancarella, un po’ per curiosità ed un po’ forse per vezzo.
E istintivamente non ho saputo resistere alla tentazione di chiedergli se Montanelli passando di lì si fermasse o meno a curiosare anche lui fra i libri.

Mai, fu la risposta. Mai una volta in tanti anni che si sia fermato a vedere un libro.

Dapprima sorpreso; poi, riflettendo, dissi: “perché, vede, Montanelli cercava l’uomo”.

“Ma come – fu la reazione istintiva – io non andavo bene?”

– Ma no. Non in quel senso.
Montanelli cercava la conoscenza, cercava la verità attraverso l’uomo e le sue vicende; non attraverso i libri.
Come c’è chi viaggia, con il pensiero, leggendo ed immaginando tutto e chi viaggia spostandosi fisicamente. 

Una attitudine, quella di cercare l’uomo, che probabilmente Indro aveva acquisita con la lunga pratica di cronista. Per questo i libri non gli interessavano. 

Vidi un lampo di soddisfazione balenargli negli occhi. Forse ci aveva pensato tanto e non sapeva capacitarsi che il grande giornalista non avesse mai degnato d’uno sguardo i suoi libri.

Indro era tutto slanci. Tipico di chi è attento all’uomo.
Quando lo invitai, lui ormai avanti negli anni,  a far parte del gruppo dei promotori di “Amici di Milano” rispose senza esitazione: “Se posso esser utile in qualcosa, ritenetemi a disposizione.”

Amava tremendamente Milano e la sua gente, talvolta senza darlo a vedere.