Nell’ambito di un’iniziativa generale volta a promuovere incontri tra il mondo della proprietà immobiliare con le sue famiglie, rappresentato da Assoedilizia, e l’Amministrazione Comunale di Milano, al fine di permettere alla stessa una migliore conoscenza di alcune realtà locali all’interno della città, per creare opportunità ed occasioni di interventi volti alla valorizzazione qualitativa della funzionalità urbana, si sono svolti i primi incontri in sedi private, tra alcuni esponenti della Associazione, il presidente Achille Colombo Clerici ed il Vice Sindaco di Milano On. Riccardo De Corato.

Vasto l’interesse riscontrato da parte dei concittadini e dei dirigenti della Organizzazione, nel poter dialogare con il vice Sindaco esponendo considerazioni, riflessioni, proposte riguardanti la nostra città: e molto concreta ed efficace l’attenzione da parte dell’on. De Corato.

Dato il successo della iniziativa e la disponibilità del Rappresentante della Amministrazione a proseguire, si ritiene che la stessa possa proficuamente articolarsi in altri momenti di incontro.

 www.assoedilizia.com

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Sala Nobile di Palazzo Natta, in via Natta 14 Como, giovedì 11 marzo 2010, ore 16.30

Alla scoperta del tesoro della Veneranda Biblioteca Ambrosiana

L’evento, aperto al pubblico, è promosso dal Centro Studi Polismaker del Polo Regionale di Como del Politecnico di Milano. Parteciperà Monsignor Franco Buzzi, Prefetto della Biblioteca Ambrosiana.

Oltre un milione di libri, duemila opere d’arte, 1119 disegni e scritti di Leonardo da Vinci: sono solo alcuni dei numeri che rendono la Veneranda Biblioteca Ambrosiana un fiore all’occhiello non solo per la città di Milano ma di tutto il paese.
Monsignor Franco Buzzi, Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, (www.ambrosiana.it ), presenterà in un incontro organizzato dal Politecnico di Milano Polo Regionale di Como, le eccellenze di uno dei centro culturali più ricchi e affascinanti a livello nazionale ed internazionale.
Interverrà anche il Prof. Giorgio Ricchebuono, Presidente della Fondazione Cardinal Federico Borromeo.

L’evento ha lo scopo di far conoscere ai comaschi i tre settori, perfettamente integrati, della Biblioteca Ambrosiana: la Biblioteca, una delle più grandi del mondo aperta al pubblico, la Pinacoteca, che custodisce circa duemila opere d’arte, e l’Accademia Ambrosiana, costituita in 7 classi di ricerca, dall’ Italianistica alla Slavistica, dal mondo Greco Romano al mondo del Medio ed Estremo Oriente.

La Veneranda Biblioteca Ambrosiana è ormai un polo culturale integrato. Fino al 2015, offrirà al pubblico la possibilità di visionare il Codice Atlantico, la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci, comprendente 1119 fogli oggi finalmente fruibili.

L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività di Polismaker (www.polismaker.org ), il Centro Studi del Polo Regionale di Como del Politecnico di Milano, diretto dal docente Angelo Caruso di Spaccaforno, impegnato nei settori formazione, studi e ricerche, e pubblicazioni su nuovi percorsi attraverso i quali migliorare la qualità del vivere negli insediamenti urbani, con una particolare attenzione per la centralità dell’uomo. Nato nel 2006, il Centro Studi Polis-maker, ora costituitosi in Laboratorio del Dipartimento BEST (Scienza e Tecnologia dell’Ambiente Costruito), annovera tra le sue attività il master internazionale Polis-maker, giunto alla terza edizione, che si caratterizza per la sua particolare interdisciplinarietà.

L’evento è aperto al pubblico e si terrà giovedì 11 marzo, a partire dalle ore 16.30.

ASSOEDILIZIA: L’EMERGENZA NON SI RISOLVE CON L’HOUSING SOCIALE. INVESTIMENTI PUBBLICI DIRETTI PER LA CASA AI MENO ABBIENTI.
SUNIA E ALER CONCORDANO

Solo a Roma e Milano oltre 50.000 famiglie alla ricerca di un alloggio a canone sociale.

 Benito Sicchiero

A Roma sono oltre 35.000, a Milano 22.000 le famiglie che cercano in affitto una casa popolare perché non riescono a sostenere i prezzi del libero mercato.

Cifre diverse, ma problema analogo per tutte le 11 aree italiane – da Napoli a Genova, da Torino a Bari, a Bologna – ad alta tensione abitativa.
Un problema, che l’aridità delle cifre colloca complessivamente attorno al 2% della popolazione.

In termini relativi un’assoluta minoranza, ma in termini assoluti una cifra di tutto rispetto che permette di fotografare un problema che comincia ad esplodere in tensioni sociali che “fanno notizia”, allarmano l’opinione  pubblica.

Governo centrale e governi regionali, però, carenti di fondi, affidano la soluzione sostanzialmente ad un meccanismo privato/pubblico, con la formula dell’housing sociale.

Intervenendo al convegno del Sunia-Sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari “Abitare contro l’esclusione: costi, diritti, qualità urbana” svoltosi a Milano il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici ha detto:

“Un meccanismo, quello dell’housing sociale, che è in grado di soddisfare non più del 20% del fabbisogno; mentre anche il Piano di Governo del Territorio in discussione presso il Consiglio Comunale di Milano non prevede interventi di edilizia popolare, con finanziamento a totale carico dell’ente pubblico.

Proprio in questi giorni il Consiglio comunale di Roma sta esaminando il Piano casa che “viaggia” in parallelo al PRG approvato nel 2008: ebbene, i dati del fabbisogno abitativo della Città Capitolina, che corredano il Piano, parlano di 36.000 famiglie non più in grado di pagare l’affitto.
 A questo fabbisogno si dà risposta con l’housing sociale?
A Roma mi sembra si stia facendo qualcosa di diverso rispetto a Milano.”

Colombo Clerici ha indicato alcune soluzioni e prospettive: agevolare, con incentivi, l’offerta in locazione di parte delle molte migliaia di  alloggi ultimati o in fase di ultimazione; mentre si assisterà alla trasformazione in abitazioni delle centinaia di migliaia di metri quadrati di uffici che, a Milano e in altre città, sono inutilizzati.

Ciò porterebbe a un sensibile calmieramento dei canoni di locazione e del prezzo di acquisto. 

Tenendo comunque ben presente che la disponibilità di alloggi liberi non dipende dai proprietari che non vogliono affittare, ma da altri  fattori (crisi economica, mancanza di domanda, redditività minima degli alloggi, dubbi sulla possibilità di tornarne in  possesso alla scadenza del contratto). 

Perciò – ha concluso Colombo Clerici – niente penalizzazioni o deterrenti nei confronti dei proprietari, ma incentivazioni quali la “cedolare secca” che agevolerebbe, tra l’altro, la riduzione del “nero” e un incremento del PIL.

Sottolineando che è in corso una ulteriore fase di confronto inquilini-proprietari per far ripartire il canale concordato degli affitti, fermo da 8 anni.

A conferma del fatto che quando si è sulla stessa barca bisogna remare tutti assieme, sostanzialmente d’accordo il Sunia.
Stefano Chiappelli, segretario generale di Milano, ha denunciato l’assenza di una politica della casa, non solo,  ma anche il dimezzamento degli stanziamenti del Programma regionale per l’edilizia pubblica: auspicando che proprio da proprietari e inquilini di Milano nasca un “patto regionale per la casa” per riavviare, tra l’altro, il percorso del contratto concordato che prevede benefici per entrambe le categorie. Inutile attendere l’intervento pubblico che ha in programma il soddisfacimento  di meno del 9% del fabbisogno abitativo.

Interessanti contributi, coordinati dal giornalista Fabrizio De Marinis, sono pervenuti  da Giovanni Minali, Cgil di Milano; Nino Castelnuovo, vicepresidente Alcab; Loris Zaffra, presidente di Aler; Carli, direttore della gestione patrimonio del Comune di Milano.
Da essi si è confermato il quadro di assoluta urgenza del problema-casa: ritorno in primo piano dell’ente pubblico, costruzione di edifici popolari a costi contenuti possibili soltanto con la concessione gratuita delle aree e la gratuità degli oneri urbanistici, adeguamento del fondo sociale affitti che invece, a fronte dell’aumento della domanda, è oggetto di tagli continui.

Elementi che Franco Chiriaco, Segretario generale nazionale del Sunia, ha inserito nella cornice nazionale dell’azione del sindacato.
La preoccupazione di tutti, anche in considerazione del fatto che nella crisi siamo immersi,  è di  contenere con iniziative concrete la tensione sociale che ha nella casa uno dei potenziali elementi di deflagrazione.

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QUALE SARA’ LA MILANO DEL 2030?

Organizzato da Assoedilizia e dalla Fondazione Casa della Carità il primo convegno sul Piano di Governo del Territorio, aperto alla città dei principali attori sulla scena dell’economia e del sociale.
Molti i dubbi.

 Benito Sicchiero

Tempi lunghi per il Piano di Governo del Territorio di Milano, lo strumento urbanistico che la Giunta Moratti vorrebbe portare all’approvazione prima  delle elezioni dell’anno prossimo.  

A parere di associazioni, mondo sociale e immobiliare, ordini professionali, urbanisti, docenti universitari, esso nasce con due principali handicap: eccessivo liberismo e assenza di un apparato amministrativo forte capace di governarlo.

Questi e molti altri dubbi sono stati espressi nell’Icontro sul tema “PGT di Milano. Il territorio ai cittadini” organizzato da Assoedilizia, presieduta da Achille Colombo Clerici, e dalla Fondazione Casa della Carità, presieduta da don Virginio Colmegna. 

Invitati Edgardo Barbetta, Vice Presidente di Assoedilizia; Alberico Barbiano di Belgiojoso, Ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana del Politecnico di Milano; Sabina Bellione, Amministratore delegato dell’Impresa Sociale Sotto il Tetto;  Luca Beltrami Gadola, Direttore di Arcipelago Milano; Stefano Boeri, Dipartimento Architettura e Pianificazione;  Giampio Bracchi, Presidente della Fondazione Politecnico; Luciano Caffini, Presidente di Ancab-Legacoop; Ippolito Calvi di Bergolo,Vicepresidente Adsi- Associazione Nazionale Dimore Storiche Italiane; Stefano Calzolari, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Milano; Salvatore Crapanzano, Presidente Comitati milanesi; Franco De Alessandri, Segretario generale del Sindacato Edili di Milano;  Giorgio Ferraresi, Facoltà di Architettura, Dipartimento di Architettura e Pianificazione; Federico Filippo Oriana, Presidente di Aspesi; Alessandro Pasquarelli, Amministratore delegato di Euro Milano, Riccardo Pellegatta, Collegio Ingegneri e Architetti; Salvatore Porcaro, Multiplicity Lab; Vito Mauro Redaelli, in rappresentanza dell’Ordine degli Architetti di Milano; Sergio Urbani, Fondazione Housing Sociale; Carlo Valtolina, Presidente del Collegio Ingegneri Architetti di Milano.

 Riassume Colombo Clerici:
“Il piano di governo del territorio rischia di innescare all’interno del TUC – tessuto urbano consolidato – processi di trasformazione non prevedibili, né governabili, con gravi distorsioni.”

 Infatti, la combinazione dei tre principi innovatori sui quali si fonda la “filosofia di intervento” del Piano (indifferenza delle destinazioni funzionali, acquisibilità illimitata di volumetrie edilizie aggiuntive, attraverso il meccanismo perequativo, contrattazione con l’amministrazione comunale, basata sulla discrezionalità assoluta dell’ente pubblico) può dar luogo a modifiche sostanziali della struttura morfologico-funzionale del centro cittadino.
Nè si può obiettare che al dirigismo del piano razionalista tradizionale, si è sostituito il liberismo del determinismo economico. 
Perché sorge la preoccupazione che quelle scelte “contrattate”  rispondano più che a logiche economiche (investimenti in interventi edilizi che siano precise risposte ad esigenze di mercato, in modo tale da risultare produttivi di funzionalità urbana e di reddito) a semplici logiche finanziarie; e cioè risultino determinate da disponibilità finanziarie da collocare sul mercato.

Il che peraltro è avvenuto già da tempo in Milano, dove sono state realizzate, prevalentemente in periferia e quindi fortunatamente con poco danno alla funzionalità urbana, strutture ad uso terziario rimaste inutilizzate per decenni.
Occorre dunque introdurre  automatismi normativi in grado di trasformare quella discrezionalità assoluta in discrezionalità tecnica.

Dal canto suo, don Colmegna mette in primo piano le grandi necessità che vengono dall’area del disagio: giovani e immigrati, dalla crisi del ceto medio, dagli anziani – cittadini di oggi – rilevando come il nuovo strumento urbanistico non sia in grado di programmarle di qui al 2030.

Diversi altri interventi si sono soffermati sul fatto che non si ha un’idea precisa della Milano prossima ventura: basti pensare al fatto che il Piano, in corso d’opera, ha subito decise modifiche sul numero  degli abitanti ipotizzati (prima 1.700.000, poi 1.500.000): e  cosa fare, ad esempio, delle cascine, dell’Ippodromo di San Siro, della cittadella della Giustizia?

Altro capitolo: si è tenuto in adeguato conto che tra pochi anni entreranno in funzione nuove strutture viarie (Pedemontana, Brebemi, Teem) che modificheranno radicalmente il territorio?

E qual è la prospettiva nei confronti di Expo?

Rilevata l’opportunità di ridurre al minimo il consumo del territorio (decine di migliaia le unità immobiliari non occupate) incentivando il recupero dell’esistente, viene lanciato l’allarme sull’assenza di edilizia popolare “vera” – la cui carenza ha costretto negli ultimi decenni centinaia di migliaia di milanesi ad emigrare verso l’hinterland con affitti e prezzi meno cari –  che consenta di restare a Milano anche a chi la casa non se la può permettere, né con i prezzi  del libero mercato né con quelli dell’housing sociale.

Dubbi inoltre sulle modalità di modifica delle destinazione d’uso, sulla densificazione, sulla perequazione, “un Piano – è stato detto – fatto da politici e non da tecnici” che, è la cosa più preoccupante, sarà ora approvato sostanzialmente com’è.

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Sulle ventilate ordinanze del Comune di Milano riguardanti obblighi per i proprietari e/o amministratori ai fini della sicurezza.

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici:

“Esprimiamo  perplessità sulla legittimità e sull’efficacia di simili misure che incidono sulla privacy e sulla libertà del cittadino onesto, in materia peraltro regolata dalla legge; esponendo inoltre gli amministratori o i proprietari al rischio di male esercitare questo dovere con danno proprio e altrui.”

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