Sulla certificazione energetica – quella documentazione che analizza ed attesta lo stato di virtuosità energetica di un edificio o di una unità immobiliare voluta dall’Unione Europea e recepito con legge dall’Italia – il federalismo non ci fa una bella figura.

 Nel senso che la Regione Lombardia ha modificato la normativa centrale creando un guazzabuglio di cui non si vede la conclusione.
 In più, dalla fine di ottobre, chi non è in regola rischia pesanti sanzioni.

 “Se lo scopo era di ottenere il risparmio energetico, esso non è stato raggiunto. Se era quello di gravare l’utente  di nuove, costose  pratiche burocratiche, l’obiettivo è stato raggiunto in pieno”.

 Senza equivoci la presa di posizione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici. Che aggiunge:   “Una vera querelle quella che sta opponendo la Regione Lombardia ad un esercito di contribuenti-proprietari immobiliari, sulla questione delle certificazioni energetiche. Se, come cittadini e operatori, condividiamo la sensibilità generale che ci porta istintivamente ad essere favorevoli a processi di qualificazione tecnologica a vantaggio della società e delle comunità – tanto che da anni Assoedilizia svolge in tal senso una azione divulgativa nei confronti dei proprio associati – dobbiamo però registrare l’evidenza di costi aggiuntivi che non trovano alcuna possibilità di copertura.
Il mercato infatti non compensa i maggiori oneri energetici in quanto pochi sono disposti a pagare di più per l’acquisto o la locazione, in omaggio a un non sempre quantificabile minor consumo.
E ciò particolarmente in questo momento di crisi economica.

 Contestiamo inoltre l’eccessivo costo degli attestati di certificazione causato, senza alcuna giustificazione, da una procedura eccessivamente articolata, basata su criteri ed informazioni inutilmente dettagliate, che generano incertezze interpretative e attuative.

La conseguenza: disorientamento di proprietari ed operatori ed una spropositata produzione di documenti ognuno dei quali va, ovviamente, pagato”. La Regione è all’avanguardia in campo nazionale, in quanto ha munito la norma che impone la certificazione, in caso di vendita e, dall’anno venturo, addirittura in caso di contratto di locazione, di pesantissime sanzioni pecuniarie. Ma non si rende conto di star facendo, su questa questione, una fuga in avanti che potrebbe esporla al rischio di una figura donchisciottesca.

Mentre le grandi economie mondiali  puntano a conciliare l’impegno per il contenimento delle emissioni di gas serra e le esigenze dell’economia, soprattutto in questi tempi di crisi.
E mentre  alcuni paesi europei hanno “concordato” tetti di emissione più ragionevoli di quelli che l’Italia ha supinamente accettato; e mentre ancora in Europa ed in Italia alcuni settori, come quello industriale, stanno ottenendo un doveroso “rallentamento” degli impegni di risparmio energetico.  

Per gli immobili si continua imperterriti con la logica messa a fuoco prima dello scoppio della crisi economica, come se nulla fosse accaduto: imponendo pesantissimi oneri individuali alle famiglie.

Uno di questi è appunto rappresentato dalla certificazione energetica: ma poi ci sono anche tutte le opere di adeguamento alle normative di virtuosità energetica.  

Quel che è grave è che, a fronte di un pressoché nullo effetto benefico ambientale a livello globale,  si pretenda di assoggettare ad un regime di rigorose normative di virtuosità energetica, del quale le certificazione sono la base, non solo le nuove costruzioni edilizie (il che sarebbe pur ragionevole in una visione politica prospettica), ma tutto il patrimonio edificato.

Ed a marce forzate: come sta accadendo appunto in Lombardia.

Su questa interpretazione concordano  l’intero mondo immobiliare e  il mondo professionale ad esso collegato. In un recente incontro a Milano tra Assoedilizia, Consulta regionale degli Ordini degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Federazione dei Collegi dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati della Regione Lombardia, Anaci, Fimaa con l’adesione di  Ance Lombardia, Anta-Associazione nazionale Termotecnici ed Aerotecnici, Assistal, Consiglio Nazionale degli Architetti, Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, Confcooperative, si è deciso di chiedere alla Regione Lombardia:

– di sospendere immediatamente l’applicazione del Decreto n. 5796 dell’11.06.09 e il relativo software applicativo Cened, ripristinando temporaneamente la precedente procedura e il relativo software in attesa di ridefinire in modo condiviso la disciplina;

 – di riaprire un tavolo tecnico con i rappresentanti delle categorie professionali, imprenditoriali e degli utenti per individuare le modifiche da apportare all’attuale disciplina in materia, per allinearla alla legislazione nazionale e comunitaria.  

 Assoedilizia, in particolare chiede

 – l’eliminazione dell’obbligo di certificazione previsto, a far tempo dal luglio 2010,  in caso di stipulazione di contratti di locazione;

 – l’eliminazione delle sanzioni pecuniarie in caso di violazione dell’obbligo di certificazione;

 – una moratoria generale di tutti i termini, per alleviare l’incidenza negativa del provvedimento su tutto il settore immobiliare e sul bilancio delle famiglie risparmiatrici ed investitrici nell’edilizia, alla luce delle difficoltà economiche del momento.

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Ismu Vademecum “Abitare in Lombardia”

Presentazione della guida multilingue “Abitare in Lombardia”

Si è tenuta a Milano la presentazione della guida multilingue “Abitare in Lombardia”.
Assoedilizia, invitata all’evento nella persona del suo Presidente Achille Colombo Clerici e rappresentata da Marcello Menni del Coordinamento tecnico giuridico, ha partecipato attivamente negli scorsi mesi alla redazione di questa Guida, principalmente rivolta agli immigrati in Lombardia.
Realizzata da Regione Lombardia con la preziosa consulenza scientifica  della Fondazione ISMU attraverso il finanziamento del Ministero del Welfare, verrà fornita gratuitamente nelle 10 lingue più diffuse sul territorio lombardo (arabo, spagnolo, albanese, inglese, rumeno, tagalog, cinese, francese, ucraino, portoghese).
La guida, che offre numerose informazioni sul mercato dell’alloggio regionale, sia nel campo della compravendita che nella locazione, è nata da un lavoro di confronto con un variegato mondo associativo e istituzionale (da Assoedilizia ad Assolombarda, dal Consiglio del Notariato milanese alle direzioni del Comune di Milano e della Regione Lombardia).
Per la Regione Lombardia ha preso la parola il Dirigente Antonello Grimaldi, coordinatore della programmazione delle attività dell’ORIM (Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità e della rete degli Osservatori provinciali sull’immigrazione), che ha ringraziato il Ministero del Welfare per il sostegno al progetto della Guida e ha rimarcato la sensibilità degli Assessori Scotti e Boscagli sull’argomento dell’integrazione, anche in campo abitativo, degli immigrati.
Per il Comune di Milano ha preso la parola l’Assessore alla Casa Gianni Verga, che ha messo in luce come “per un campo ostico come quello del mercato immobiliare, la Guida potrà diventare anche un utile strumento per i cittadini italiani”. “Le 80.000 copie stampate – ha poi aggiunto – saranno di grande aiuto per i cittadini della nostra Regione”.
Ha mostrato infine la soddisfazione del Comune di Milano che comunque ha già attivato il progetto “Comprare casa senza rischi”.

E’ poi intervenuto il prof. Gina Carlo Blangiardo dell’ISMU che ha delineato il fenomeno immigratorio in Lombardia con particolare attenzione al fenomeno abitativo: “In Lombardia – ha detto – è  più diffuso che altrove il fenomeno degli immigrati proprietari di immobili, con percentuali che superano il 20%”.
Ha ricordato come nel 2008 gli immigrati in Lombardia abbiano raggiunto 1 milione e 60 mila presenze, 121mila in più rispetto al 2007 (+13%), e rappresentano il 10% della popolazione e che  migliora l’indice di integrazione: gli immigrati intervistati nel 2008 hanno raggiunto mediamente condizioni migliori del 50% rispetto a quelli intervistati nel 2001.
Dopo l’intervento del prof. Alfredo Agustoni, hanno preso la parola vari esponenti del mondo associativo che ha partecipato al progetto, fra cui il notaio Clementina Binacchi, del Consiglio di Milano, che ha sottolineato il grande sforzo della categoria di modificare la percezione negativa che si ha nei suoi confronti anche con consulenze gratuite, cui potrebbero accedere anche i cittadini immigrati, ed Emanuela Curtone di Assolombarda che ha giudicato vincente lo schema a rete che ha sotteso la realizzazione del progetto.
Il dott. Alfredo Alietti dell’ISMU ha sottolineato l’importanza di un’opera di studio sulle dinamiche abitative degli immigrati, sottolineando che l’ISMU continuerà quest’opera anche coinvolgendo le associazioni disponibili.
Ha, inoltre, posto in luce come esperienze straniere positive nel campo dell’integrazione degli immigrati possano utilmente essere messi in luce.

Fonte: Assoedilizia 

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Nasce il Progetto 100 Cascine- patrocinato da Assoedilizia- dalla felice intuizione di Alessandro Belgiojoso

DA MEZZANA BIGLI (PAVIA) UNA SOLUZIONE PER LA CRISI DELL’AGRICOLTURA ITALIANA

 Achille Colombo Clerici commenta: “Una iniziativa di grande valenza culturale e sociale, prima ancora che economica”

 Benito Sicchiero

Il titolo del Progetto parla di 100 Cascine: ma a 4 mesi dal via sono già circa 170, situate in Lombardia e in altre regioni.
E c’è di più. 
L’iniziativa di Alessandro Belgiojoso, nome storico del patriziato lombardo, che all’inizio puntava semplicemente alla riqualificazione di fabbricati agricoli fornendo una risposta alla domanda di ricettività  in  vista di Expo 2015, strada facendo – pur mantenendo l’obiettivo – si sta trasformando in una linea-guida di soluzione di  alcuni problemi che affliggono la nostra imprenditoria agricola.

Lo si è visto alla prima Convention svoltasi a Cascina Erbatici di Mezzana Bigli (Pavia), complesso  multifunzionale agri-turistico-industriale di proprietà di Federico Radice Fossati, antesignano della  nuova linea. Partecipanti quasi 400 proprietari agricoli, spesso dai  cognomi importanti, tutti convinti che il terreno non può più permettersi di essere solo fornitore di cibo, insidiato com’è dagli alti costi di produzione, da un mercato penalizzante, dall’invadenza straniera.
Soluzione.
Porlo a disposizione  di quell’industria  italiana che non dovrebbe temere concorrenza anche se, purtroppo, non tutti l’hanno ancora capito: il turismo.

 Da un nutrito gruppo di relatori, tutti esperti anche se non tutti agricoltori, il Progetto, destinato a coinvolgere omologhe realtà umbre e financo pugliesi, è stato esaminato sotto tutti i punti di vista:  occasione per il turismo italiano e la riqualificazione del territorio rurale lombardo (Roberto Ruozi, presidente del Comitato 100  Cascine e del Touring Club Italiano, e Federico Radice Fossati); il paesaggio rurale quale opportunità per sostenere la nuova multifunzionalità dell’azienda agricola (Giovanni Sala); criteri di intervento per il recupero, il restauro e il risparmio energetico delle cascine (Piercarlo Guaineri); inquadramento normativo, prospettive applicative delle norme e indicazioni operative (Maria Sala); benefici e problematiche economiche, finanziarie, sociali ed ambientali del progetto; il turismo inbound e la ricettività complementare e alternativa anche oltre Expo 2015 (Giorgio Caire di Lauzet che gestisce in Europa più di 500 dimore storiche cui si aggiungeranno le 100 Cascine).

Ad Alessandro Belgiojoso è toccato presentare la prima macro-fase del Progetto con alcuni capitoli importanti quali i budget sulle tematiche  dell’operazione e le prospettive sulle linee di finanziamento. 

A lui le conclusioni: “Il Progetto 100 Cascine che intende sottolineare il carattere sovra-locale dell’Expo, includendo e coinvolgendo cascine oltre i confini del Milanese e della Lombardia, non si concluderà con Expo, ma continuerà in prospettiva di un turismo nuovo ed intelligente in grado di valorizzare e rivitalizzare la realtà agricola ed il patrimonio rurale, quale garanzia di una maggiore sicurezza e di un miglior presidio del territorio”. Considerato che Milano registra ogni anno 7 milioni di turisti, non dovrebbe essere difficile recuperarne una nicchia alle cascine in maniera tale da garantire il successo della prima fase.

Le voci delle istituzioni sono state dell’on. Giacomo de Ghislanzoni Cardoli, presidente della Camera di Commercio di Pavia e proponente della legge per la tutela e il recupero dei fabbricati rurali (stanziamento di 80 milioni di euro); di Renata Crotti, assessore al Turismo della Provincia di Pavia; di Mario Anselmi, assessore all’Agricoltura della Provincia di Pavia; di Mario Nava, direzione generale della Regione; Stefano Grillo, responsabile Relazioni istituzionali di Expo.

Da Mezzana Bigli, in una tiepida giornata di novembre, è partito un messaggio forte rivolto ai decisori regionali e nazionali. Forse, la  volta buona per la politica di rispondere alla razionalità, non alla propria convenienza: perché le ingenti risorse necessarie per la riqualificazione non possono essere sostenute interamente dagli agricoltori. I segnali positivi comunque ci sono: il Progetto dovrebbe godere di una normativa speciale che permetterà un iter più spedito  verso il 50% di stanziamenti a fondo perduto; e verrà presentato alla prossima riunione del Bie di Parigi.

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CERTIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI, IL MODELLO LOMBARDO FA CILECCA

Colombo Clerici, Assoedilizia: “Una fuga in avanti che non tiene conto della crisi economica”

Benito Sicchiero

 Sulla certificazione energetica – quel documento che analizza lo stato di salute ambientale di un edificio o di un alloggio voluto dall’Unione Europea e recepito con legge dall’Italia – il federalismo non ci fa una bella figura. Nel senso che la Regione Lombardia ha modificato la normativa centrale creando un guazzabuglio di cui non si vede la conclusione. In più, dalla fine di ottobre chi non è in regola rischia pesanti sanzioni.

“Se lo scopo era di ottenere il risparmio energetico, esso non è stato raggiunto. Se era quello di gravare l’utente  di nuove e costose pratiche burocratiche, l’obiettivo è stato raggiunto in pieno”. Questa battuta, raccolta all’incontro “Lombardia: le incertezze della certificazione energetica”, riassume il tono dei lavori cui hanno partecipato tutti gli esponenti del mondo professionale e immobiliare: organizzatori, Assoedilizia, Consulta regionale degli Ordini degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Federazione dei Collegi dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati della Regione Lombardia, Anaci, Fimaa con l’adesione di  Ance Lombardia, Anta-Associazione nazionale Termotecnici ed Aerotecnici, Assistal, Ordine degli Ingegneri, Consiglio nazionale degli Architetti, Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, Confcooperative.

Senza equivoci la presa di posizione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici che nei mesi scorsi aveva chiesto con altri, invano, la sospensione delle procedure regionali: “Una vera querelle quella che sta opponendo la Regione Lombardia ad un esercito di contribuenti-proprietari immobiliari, sulla questione delle certificazioni energetiche.

La Regione è all’avanguardia in campo nazionale, in quanto ha munito la norma che impone la certificazione, in caso di vendita e dall’anno venturo addirittura in caso di contratto di locazione, di pesantissime sanzioni pecuniarie.  Ma non si rende conto di star facendo, su questa questione, una fuga in avanti che potrebbe esporla al rischio di una figura donchisciottesca.

Mentre nel G2 (e Copenhagen ne darà la prova) i Paesi più forti  USA e Cina stanno facendo capire al mondo ed all’Europa, in particolare, che l’impegno per il contenimento delle emissioni di gas serra è una bella cosa, ma prima vengono le esigenze dell’economia, soprattutto in questi tempi di crisi. E mentre    alcuni paesi europei hanno “concordato” tetti di emissione più ragionevoli di quelli che l’Italia ha supinamente accettato; e mentre ancora in Europa ed in Italia alcuni settori, come quello industriale, stanno ottenendo un doveroso “rallentamento” degli impegni di risparmio energetico,  per gli immobili si continua imperterriti con la logica messa a fuoco prima dello scoppio della crisi economica, come se nulla fosse accaduto: imponendo pesantissimi oneri individuali alle famiglie.

Uno di questi appunto è rappresentato dalla certificazione energetica: ma poi ci sono anche tutte le opere di adeguamento alle normative di virtuosità energetica.   

Quel che è grave è che, a fronte di un pressoché nullo effetto benefico ambientale a livello globale,  si pretenda di assoggettare ad un regime di rigorose normative di virtuosità energetica, del quale le certificazione sono la base, non solo le nuove costruzioni edilizie (il che sarebbe pur ragionevole in una visione politica prospettica), ma tutto il patrimonio edificato. Ed a marce forzate: come sta accadendo appunto in Lombardia”.

 Presentato da Ferruccio Favaron, presidente della Consulta Regionale Lombarda degli Ordini degli Architetti, l’incontro ha visto le relazioni di Sergio Colombo, presidente della Federazione dei Collegi dei Periti (Criticità sulla certificazione energetica in Lombardia) e di Laurent Socal, presidente di Anta (Metodi di calcolo imposti dalla Regione: scostamento dal metodo nazionale e relative conseguenze). E’ seguita una tavola rotonda con gli interventi di Mauro Canesi, delegato Assoedilizia; Simone Cola, Copnsiglio Nazionale Architetti; Renato D’Agostin, consigliere nazionale dei Periti Industriali; Claudio De Albertis, Consiglio direttivo Ance Lombardia; Carlo Moritz, vicepresidente vicario Anaci Milano; Ernesto Moro, presidente Cir-Centro Italiano Riscaldamento; Giuseppe Rossi, past president Consulta regionale lombarda degli Ordini degli Architetti.

Canesi, in particolare, ricordato che Assoedilizia è favorevole ad una ragionevole riqualificazione del patrimonio edilizio – tanto che da anni svolge in tal senso una azione divulgativa nei confronti dei proprio associati -, ha criticato l’eccessivo costo degli attestati di certificazione causato, senza alcuna giustificazione, da una procedura eccessivamente articolata, basata su criteri ed informazioni inutilmente dettagliate. La conseguenza: disorientamento di proprietari ed operatori ed una spropositata produzione di documenti ognuno dei quali va, ovviamente, pagato. Sicché i proprietari devono fronteggiare costi aggiuntivi e sempre crescenti per la gestione della proprietà immobiliare.

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Colombo Clerici, Assoedilizia: “La città vive da protagonista la scena economica italiana e internazionale”. I numeri degli stranieri e delle imprese da loro costituite. 

 Il Corpo Consolare della Lombardia  ha incontrato  questo pomeriggio presso l’Hotel “Seven Stars” in Galleria Vittorio Emanuele, gli esponenti del mondo politico, economico, sociale della città. 

Gli onori di casa vengono fatti dal Decano Ambasciatore Gustavo Moreno e dal Vice Decano Console Patrizia Signorini.
Vengono conferiti riconoscimenti, tra gli altri, al governatore lombardo Roberto Formigoni, al sindaco di Milano Letizia Moratti, al presidente della provincia di Milano Guido Podestà.

Presenti il presidente della Camera di Commercio Carlo Sangalli, di Assolombarda Alberto Meomartini, di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, il prefetto ed il questore di Milano Gianvalerio Lombardi e Vincenzo Indolfi, il procuratore Generale presso la Corte d’Appello Manlio Minale, i comandanti dei Carabinieri e della Guardia di Finanza generali Carlo Gualdi e Mario Forchetti, Francesco Saverio Borrelli.

 “Milano – ha dichiarato Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia  – vive da protagonista la scena economica italiana e internazionale.
Questo pomeriggio, in occasione del tradizionale incontro col Corpo Consolare, dà risalto alla vocazione all’internazionalità della città di Milano, testimoniata dall’elevata presenza di rappresentanze consolari  estere (oltre 100 Paesi rappresentati) che sono le più numerose al mondo, dopo quelle di New York, per una città non capitale e di vasta schiera di rappresentanze commerciali, camere di commercio,  centri ed istituti di cultura e di studio ( da quello svizzero a quello francese, a quello germanico), scuole estere.  

Perché Milano,imprenditoriale e produttiva, è una vera e propria metropoli multietnica, luogo di scambio di culture e di costumi diversi, autentico fattore propulsivo dello sviluppo, proprio come avviene per New York.
Senza tale apporto, ogni civiltà, ogni economia, ogni futuro si inaridisce”.

Alla fine del 2008 risultavano ufficialmente presenti a Milano oltre 181.000 cittadini stranieri: tra le prime comunità, per numero, i filippini (29.000), gli egiziani (23.500), i cinesi (oltre 15.000).

Secondo dati che si riferiscono al 2007, ventimila sono i posti di lavoro creati dalle imprese con titolare extracomunitario, di cui 3.800 per i milanesi.
Mentre volano le imprese etniche a Milano e provincia, oltre 17.000, il 14,1% su tutte le ditte individuali dell’area milanese, +3,2% nel 2007.
Le principali nazionalità sono l’egiziana (4.344 imprese), la cinese (2.675) e la marocchina (1.438). Tra le imprese comunitarie, invece, il record spetta alle imprese rumene (1.514 su 2.729: oltre la metà). Se consideriamo la variazione rispetto all’ anno precedente, il record spetta proprio ai rumeni (+40,1% nel numero di imprese), seguiti dagli albanesi (+20,4%) e dai cittadini dell’Ecuador (+13,7%).

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La ricerca di un’Italia “altra”
Lodovico Belgiojoso architetto
(1909-2004)

Convegno di studi nell’anniversario della nascita

Politecnico di Milano, 1 dicembre 2009
Aula Rogers Politecnico di Milano, Via Bonardi, 3, 20133 Milano

Comitato d’Onore
Letizia Moratti, Sindaco di Milano
Giulio Ballio, Rettore del Politecnico di Milano
Pier Carlo Palermo, Preside della Facoltà di Architettura e Società, Politecnico di Milano
Amerigo Restucci, Rettore dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, IUAV
Alberto Artioli, Soprintendente per i Beni Architettonici e il Paesaggio
Roberto Cecchi, Direttore Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee del MiBAC
Achille Lineo Colombo Clerici, Presidente dell’Associazione Milanese della Proprietà Edilizia
Claudio De Albertis, Presidente di Assimpredil ANCE
Arturo Dell’Acqua Bellavitis, Presidente della Fondazione Museo del Design
Gianfranco Maris, Presidente dell’Associazione Nazionale Ex-Deportati
Giovanna Mazzocchi, Presidente dell’Editoriale Domus
Davide Rampello, Presidente della Triennale di Milano
Daniela Volpi, Presidente dell’Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Milano

Comitato scientifico
Matilde Baffa
Alberico Barbiano di Belgiojoso
Guya Bertelli
Valerio Di Battista
Augusto Rossari
Silvano Tintori
 
Cura della mostra e della documentazione
Guya Bertelli
Alessandra Cattanei
Leyla Ciagà
Marco Ghilotti
 
Video e filmati
Federico Brunetti

 Si prega di confermare la partecipazione a:
Servizio Comunicazione
Tel. 02 2399 2008
Fax 02 2399 2542
e-mail: infopoint@polimi.it

L’esperienza dello Studio BBPR è articolata e complessa non soltanto nel campo delle pratiche specifiche del mestiere dell’architetto, ma anche di quelle riguardanti l’insegnamento e l’elaborazione culturale: la presenza internazionale dei suoi partner è inoltre rara in Italia negli anni centrali del secolo scorso.
La giornata di studi, che dedichiamo a Belgiojoso, non si propone di separarlo dalla vita del sodalizio, ma di dare risalto al suo contributo “personale” in seno alla produzionecomplessiva dello Studio con Gianluigi Banfi, Enrico Peressuttie Ernesto N. Rogers.
Due sono i temi da mettere in evidenza.
Il primo riguarda l’impegno civile e politico di Belgiojoso, volto alla ricerca di un’Italia “altra” dove l’esistenza si scontra con le dubbie verità del Paese tradizionalista e lassista: lo coinvolge nella Resistenza, a cui fa seguito la deportazione in Germania, riversandosi nell’opera grafica e letteraria.
Il secondo attiene alle differenze, intrinseche nelle forti personalità dei quattro architetti, tre dopo la scomparsa di Banfi, che trasformano lo Studio in un laboratorio culturale di grande attualità.
In margine al Convegno sarà allestita una mostra riferita in particolare a Lodovico Belgiojoso e ai temi che verranno trattati. 

 1 dicembre 2009 Aula Rogers 01|12|09
Programma

9.30
Apertura dei lavori e Chairman: Pier Carlo PalermoLa ricerca urbanistica: dalla città al territorio
Intervengono:
Silvano Tintori, Giuliana Ricci, Alberico B. Belgiojoso

L’architettura e il confronto con la storia
Intervengono:
Matilde Baffa, Sergio Crotti, Marco Dezzi Bardeschi

Dibattito
Coordinamento: Guya Bertelli

Rinfresco

14.30
Chairman: Cesare Stevan

Il museo come narrazione: tra rinnovamento e memoria
Intervengono:
Serena Maffioletti, Aldo Castellano, Gianfranco Maris

La questione della tecnica e il rapporto con l’industria
Intervengono:
Valerio Di Battista, Maurizio Vogliazzo, Giampiero Bosoni

Coffee break

L’insegnamento, gli scritti, la poesia
Intervengono:
Augusto Rossari, Aurelio Cortesi, Fabrizio Schiaffonati, Donatella Bisutti

Dibattito

Chiusura dei lavori: Giulio Ballio

Incontro con gli operatori italiani organizzato dalla Camera di Commercio Italo-Russa

 LA RUSSIA DEL DOPO CRISI: MENO IMPORTAZIONE PIU’ PRODUZIONE

 Benito Sicchiero

Anche la Russia, dove operano numerose aziende italiane, soffre la crisi: come uscirne nel migliore dei modi ed, anzi, prepararsi alla ripresa?

La Camera di Commercio Italo-Russa ha fornito suggerimenti e risposte organizzando un incontro con associazioni di imprenditori e ed industriali dal taglio eminentemente  pratico. Presente anche Assoedilizia, invitata nella persona del suo presidente Achille  Colombo Clerici.

La Russia uscirà dalla crisi con profonde trasformazioni: meno importazioni e più produzione locale.

E’ fondamentale quindi per l’imprenditore italiano attrezzarsi per produrre in quel Paese, sotto il controllo di un familiare o di persona di grande fiducia; mantenendo però la progettazione e il cuore operativo in Italia.
Se l’azienda non funziona al meglio, prima di addebitarne la responsabilità all’esterno, si rende indispensabile un check-up per individuare le carenze: organizzazione, prodotto, mercato, soci. Ad esempio, grandi aziende come Polaroid ed Agfa Color sono fallite per l’incapacità di  modificare la produzione che non aveva più mercato.

Poi ci sono le cause esterne: ad esempio, gli orafi sono in crisi perché il prezzo dell’oro è quadruplicato e gli operatori non sono in grado di trasferire il rincaro della materia prima sul prodotto finito.
E talvolta, pur individuato lo spazio per un nuovo prodotto,  non è possibile reperire le risorse a causa della stretta creditizia.

Un aiuto viene dagli strumenti di finanziamento pubblici messi a disposizione dai governi centrale e locali: spesso però il piccolo e medio imprenditore ha bisogno di esperti che lo guidino nel complesso iter burocratico. E non solo.

Purtroppo la cultura industriale non è il suo forte, e, in un  quadro di complessità crescente e di sempre maggiore esposizione alla concorrenza, può avere bisogno di una vera e propria “formazione”.

Gli strumenti pubblici hanno nomi e definizioni note: legge 394, legge  100, Fondo di garanzia, Fondi strutturati: contribuiscono con risorse dirette (a fondo perduto o a tasso agevolato) per le più diverse fasi dell’attività aziendale: dagli studi di fattibilità al credito verso l’export alla promozione all’innovazione di prodotto.
Di sicuro bisogna sapersi muovere per cogliere tutte le opportunità.

I relatori. Ing. Michele Brustia, Segretario generale della CcIR, chairman; ing. Luigi Iperti, vicepresidente CcIR e presidente CC  Italia-Uzbekistan “Introduzione alla giornata”; dott. Riccardo Federico Rocca, Reset Finanza e Risorse “Il check up aziendale per individuare la patologia”; dott. Maurizio Bonalumi, presidente Gruppo  Eurocrea “Gli strumenti finanziari per superare la crisi”; dott. Alessio Foletti, Direttore territoriale BNL-BNP Paribas “Il ruolo della banca nell’agevolare la ripresa”; dott. Giovanni Bianchi, Reset  Finanza e Risorse “Gli istituti giuridici a supporto della convalescenza”; avv. Fabio Polettini, Reset Finanza e Risorse “I segni distintivi dell’impresa nella crisi aziendale”.

Nella sede di Assoedilizia a Milano convegno organizzato dall’Istituto Italo Cinese Vittorino Colombo

 LA COMUNICAZIONE STRUMENTO PER  INTEGRARE LA REALTA’ CINESE IN ITALIA

 Benito Sicchiero

In cinese la parola pensiero si scrive con due ideogrammi: cuore e testa. Perché esso è il frutto di razionalità e di emotività.
 Basta questo per comprendere quanto profonda sia quella cultura di cui  conosciamo poco o nulla. Ed è vero il contrario.

Allora come si può parlare di integrazione se non si conosce l’“altro”, se prevalgono i pregiudizi e gli stereotipi, se si vuole imporre la cultura nostra, se non si costruiscono ponti di conoscenza reciproca a cominciare da  corsi di insegnamento della lingua?

Eppure ce n’è bisogno. La realtà cinese a Milano come in Italia è troppo importante sia numericamente – oltre 15.000 a Milano, la terza comunità dopo quella filippina ed egiziana, oltre 200.000 in Italia – sia per incidenza nel tessuto economico come i casi di Prato e di Como insegnano.
Ed è in rapida trasformazione. Nel 2004  le attività commerciali cinesi (distribuzione) hanno superato quelle produttive; gli studenti cinesi nelle nostre università sono passati da circa 600 in tutta Italia nel 2004 ad oltre 2000 solo a Milano; i nuovi migranti (patrioti globali si autodefiniscono) sono imprenditori e professionisti.

La politica nazionale e locale tenta di governare il fenomeno con scarsa conoscenza e con leggi e normative “a posteriori”, cioè trattando le sue conseguenze, non le origini. 

E’ la conclusione del convegno “La comunità cinese di fronte alle sfide dell’integrazione” organizzato a Milano dall’Istituto italo-cinese Vittorino Colombo con l’alto patronato del Consolato generale della Repubblica Popolare di Cina e la collaborazione di Assoedilizia  che lo ha ospitato nelle sue sale. Tra i molti partecipanti, una folta rappresentanza cinese.

Dopo l’apertura dei lavori del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, mons. Gianni Zappa, moderator curiae dell’Arcidiocesi milanese ha portato il saluto del cardinale Tettamanzi ed ha ricordato come il processo di integrazione si basi su un lungo e paziente processo di comunicazione e di dialogo. Comunicazione che è assolutamente inadeguata se è vero, come è vero, che sulle pagine dei giornali, nei servizi televisivi, la comunità cinese è conosciuta soltanto per i fatti di via Sarpi o per il numero delle parrucchiere che fanno concorrenza alle colleghe milanesi: “E’ più facile chiudersi che dialogare, che incontrare l’‘altro’ su un piano di pari dignità”ha detto Zappa. Ed ha portato ad esempio l’oratorio della parrocchia della Santissima Trinità dove l’integrazione è un fatto reale.

Ottimista su questo futuro di integrazione il Console generale Zhang Limin che ha sottolineato le positive caratteristiche della comunità  cinese basate su laboriosità, serietà, propensione al risparmio, spiegando i motivi della presunta chiusura dei connazionali alla società circostante: essa è dovuta all’ignoranza della lingua che gli immigrati degli anni ’90, provenienti da regioni povere della Cina,  non hanno potuto apprendere impegnati com’erano nel lavoro.
Ma le cose stanno cambiando con l’arrivo dei “nuovi cinesi”, figli di famiglie benestanti, più acculturati e aperti alle nuove società, italiana ed europee.

Carlo Moro, presidente vicario dell’Istituto Italia Cina Vittorino Colombo, ha ricordato la funzione, tuttora importante, dell’Istituto, frutto della felice intuizione  del grande uomo politico che 40 anni fa istituì il primo ponte culturale tra i due Paesi.

Dalle relazioni successive, moderate da Agostino Giovagnoli dell’Università Cattolica di Milano, è emerso il quadro della presenza cinese a Milano. Elisa Giunipero, Comunità di Sant’Egidio: i primi cinesi sono giunti in via Canonica da Parigi alla fine degli anni ’20. 
Oggi, a differenza di altre comunità, sono costituiti prevalentemente da famiglie con figli; ed anche se agli occhi occidentali sembrano costituire una classe omogenea, sono diversi per status economico,  sociale e culturale nonché per provenienza da Province differenti tra loro anche nella lingua.
E ancora: il nuovo migrante è “globale” nel senso che oggi opera in Italia, domani, indifferentemente, in Germania o in Sudamerica sempre alla ricerca di nuove opportunità.

Mentre i  vecchi immigrati raggiungevano un Paese per rimanerci, oggi puntano a rientrare in Cina. E’ indispensabile quindi che i decisori, nazionali e locali, aggiornino le loro conoscenze altrimenti prepareranno “ricette” per realtà superate. Come conferma l’imprenditore Angelo Ou, nato a Milano da immigrati di prima generazione, che, ricco di episodi sulla vita della comunità milanese, accusa la politica italiana di legiferare sull’emergenza e non sul day by day.

Giovanni Pesce, Comitato esecutivo di Assiom  ha trattato il rapporto  tra comunità cinese e il sistema bancario italiano. In precedenza Luca Ratti della Banca Profilo e Alfredo Agustoni ricercatore della Fondazione Ismu hanno presentato due volumetti bilingui: la “Guida legale per lavorare e vivere in Italia” redatta dallo Studio Picozzi Morigi di Roma, sponsor Banca Profilo (ad esempio, come conservare i cibi nei ristoranti); e “Abitare in Lombardia”, promosso dalla Regione e realizzato con la Fondazione Ismu, in collaborazione con Assoedilizia, attraverso  il Progetto Radici (ad esempio, come comprare casa).

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CELEBRAZIONI PER LA “VIRGO FIDELIS” DEI CARABINIERI

I carabinieri di Milano, alla presenza del generale Carlo Gualdi, comandante interregionale “Pastrengo”, e del generale Marco Scursatone, comandante regionale, hanno celebrato oggi la ricorrenza della “Virgo Fidelis”, patrona dell’Arma, nel sessantottesimo anniversario della battaglia di Culqualber e della Giornata dell’Orfano.

Appuntamento alle 9.30 alla caserma “Montebello” di via Vincenzo Monti per la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai caduti.

Alle ore 11 si è celebrata una messa nella chiesa di Sant’Angelo dei Frati Francescani, nell’omonima piazza, mentre nella caserma “Ugolini” di via della Moscova si sono consegnati i riconoscimenti agli orfani ed alle vedove dei militari caduti nell’adempimento del dovere.

Ampia la partecipazione della città, da sempre stretta attorno ai “suoi” militi ed ai valori di abnegazione, fedeltà al dovere, vicinanza a chi ha bisogno, che essi rappresentano: tra le personalità,il sottosegretario Mario Mantovani,il senatore Giampiero Cantoni, il vice Sindaco di Milano Riccardo De Corato, il nuovo Procuratore Generale Manlio Minale, i generali Nello Barale e Mario Forchetti, il Questore Vincenzo Indolfi, in rappresentanza del Corpo Consolare Patrizia Signorini, Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia, mons. Mario Salvadeo e Guglielmo Guidobono Cavalchini dell’Ordine di Malta, Salvatore Messina Direttore della Banca d’Italia, Francesco Saverio Borrelli, Gaetano Galeone e Ferruccio Ferradini, Rosario Alessandrello presidente dei Cavalieri del Lavoro lombardi, Pierfrancesco Gamba,Guglielmo Masto.

Il titolo “Virgo Fidelis” che esprime il significato della vita di Maria e della Sua missione, non ha mai avuto una risonanza universale e un culto particolare nella Chiesa.

Nella liturgia infatti non esiste una speciale festa. Il merito maggiore della diffusione e dell’affermazione del culto alla “Vergine Fedele” è dei carabinieri , che ne invocano la protezione nella loro preghiera.

Nell’Arma il culto alla “Virgo Fidelis” iniziò subito dopo l’ultimo conflitto mondiale per iniziativa di mons. Carlo Alberto Ferrero di Cavallerleone, ordinario militare d’Italia, e di P. Apolloni S.J., cappellano militare capo.
Lo stesso comandante generale prese a cuore l’iniziativa e bandì un concorso artistico per un’opera che raffigurasse la Vergine, patrona dei carabinieri.
La scelta della Madonna “Virgo Fidelis”, come celeste patrona dell’Arma, è indubbiamente ispirata alla fedeltà che, propria di ogni soldato che serve la Patria, è caratteristica dell’Arma che ha per motto: “Nei secoli fedele”.
L’8 dicembre 1949 Pio XII, accogliendo l’istanza di mons. Cavallerleone, proclamava ufficialmente Maria “Virgo Fidelis Patrona dei Carabinieri”, fissando la celebrazione della festa il 21 novembre, in concomitanza della presentazione di Maria Vergine al Tempio e della ricorrenza della battaglia di Culqualber; battaglia nella quale l’eroismo, fino alla morte, di un manipolo di 210  carabinieri ed indigeni, valse all’Arma  la seconda medaglia d’oro al valor militare.

Questa battaglia, nelle parole del generale Gualdi, è il “simbolo del senso del dovere, della fedeltà fino all’estremo sacrificio: valori ideali che ispirano da sempre l’Arma”.

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