Solidarietà. Tre giorni di proposte alle istituzioni: “Niente buonismo ma accoglienza”

Don Colmegna lancia gli Stati Generali sull`immigrazione
E parte un blog per una “Milano sicura”

Un sito Internet per mettere insieme sicurezza e solidarietà.
Tre-giorni-tre di dibattiti, tipo “Stati Generali” sul tema. E naturalmente – ma per la prima volta a Milano – un blog. Per raccogliere quante più idee, proposte, esperienze, magari anche perplessità, paure e critiche possibili, da parte di chiunque voglia intervenire su un argomento-chiave oggi ovunque ma a Milano più che mai: immigrazione ma anche giustizia sociale, sicurezza ma anche accoglienza, legalità ma anche diritti umani. È questa l`idea di “Milano si-cura” ovvero “Dialoghi di riconciliazione”, lanciata ieri dalla Casa della Carità di don Virginio Colmegna ma già accolta da decine di enti e associazioni che vanno dalle Acli all`Assoedilizia, da Sant`Egidio alla Cgil, da Assolombarda alla Compagnia delle Opere. L`intento – spiega don Colmegna – è quello di chiamare a raccolta una “piazza virtuale” che grazie al blog già aperto sul sito ww.milanosi-cura.it possa “mettere in piedi la basi per un dialogo con istituzioni e associazioni di volontariato, città degli affari e dello sviluppo urbanistico”, in tema di “legalità, diritti, welfare, economia, povertà, cultura, sicurezza, privato sociale”. Il tutto sarà infine presentato alla città e discusso, tra il 19 e il 21 novembre, in una serie di dibattiti pubblici che si chiuderanno – questa  almeno è l`ambizione del progetto – con una rete di proposte concrete alle istituzioni locali. “Non all`insegna della polemica e dello scontro – insiste don Colmegna – come troppe volte avviene quando si toccano questi temi, ma in cerca di una collaborazione tra tutti per affrontare e risolvere i problemi”.
Un confronto con altre grandi città italiane ed europee, oggetto del volume Costruire cittadinanza curato dal sociologo Maurizio Ambrosini col contributo di Unidea-Unicredit Foundation  e presentato sempre ieri, testimonierebbe “che questa collaborazione se si vuole non solo è possibile ma garantisce infine, se i soggetti deboli vengono resi protagonisti del proprio reinserimento, risultati molto più validi rispetto a quelli del puro assistenzialismo”.
E don Colmegna ripete per la millesima volta: “La solidarietà non c`entra niente col buonismo. È legalità e giustizia insieme, a vantaggio di tutti”. Ripercorre esempi su cui raramente si accendono i riflettori, eppure non meno reali di altri. Per esempio il caso dei rom sgomberati a suo tempo da via San Dionigi, che allora lavoravano in nero nel trasporto-bancali: oggi grazie al percorso studiato coi volontari che li hanno seguiti sono una cooperativa regolare, che dà lavoro a il di loro con altrettanti contratti a tempo indeterminato.
Paolo Foschini

Corriere 30.10.09

DIECI GIOVANI PROGETTISTI D’IMPRESA PREMIATI AL POLITECNICO DI MILANO

Alla finale della VII edizione di Start Cup proposti anche due progetti per l’edilizia apprezzati da Assoedilizia, invitata all’evento. Ancora una generazione per formare una cultura imprenditoriale competitiva.

Benito Sicchiero

 Quanto è difficile, per i giovani, fare impresa in Italia? (non, ad esempio, aprire una pizzeria o un outlet, ma proprio un’impresa dotata di tecnologia, piccola o grande). E’ molto difficile. Sia perché esistono pochi “incubatori”, cioè strutture di ricerca universitarie in grado di tradurre un’invenzione o un brevetto, in produzione; sia perché, una volta che questo avvenga, non si trovano risorse per la produzione stessa, la distribuzione, l’internazionalizzazione; sia, soprattutto, per motivi culturali.  I due terzi dei laureati provengono da famiglie prive di questo titolo di studio. I giovani che hanno conquistato il “pezzo di carta” non possono certo aver acquistato dalla famiglia di modesto censo anche quel mix di conoscenza, relazioni, spirito imprenditoriale fondamentali per presentarsi con speranza di successo nel mondo del terziario avanzato. In prevalenza saranno solo buoni esecutori. Il cambiamento avverrà con la prossima generazione, con i figli dei laureati di oggi, anche se si presentano già segnali positivi da parte di quel 20% di giovani che hanno fatto, sia pure solo attraverso l’Erasmus, esperienza all’estero.

E’ una delle più interessanti considerazioni – proposta dal rettore Giulio Ballio – emerse alla finale della VII edizione della Start Cup Milano Lombardia al Politecnico di Milano, appuntamento annuale che individua e valorizza i migliori progetti d’impresa altamenti innovativi, promosso da sei università lombarde – Politecnico di Milano,  Cattolica, Bocconi, Statale, Milano-Bicocca, Iulm – e dal Centro Promozione Start-Up Usi-Supsi di Lugano. Partner strategico, per sostenere e incoraggiare la giovane imprenditoria, la società Vodafone. La Start Cup Milano Lombardia è coordinata dall’Acceleratore d’Impresa del Politecnico di Milano e dalla Fondazione Politecnico di Milano e si svolge con il supporto di Comune di Milano, Provincia di Lecco, Camera di Commercio di Lecco, Univerlecco, Camera di Commercio di Como, Univercomo, British Consulate-General Milano e UK Trade & Investment, Accenture, BSI SA – Private Banking Svizzera, IBM.

Dalla protezione delle api alla distribuzione di gelati in macchinette tipo distributori di caffè; dal libro elettronico all’antenna wireless unidirezionale; dal rombo del motore preferito con accompagnamento di tachimetro da ammirare sul proprio telefonino a un nuovo spettrometro; dalla termoregolazione dei caschi delle moto alla “guida” al punto vendita del consumatore; fino a due progetti per la domotica e per la sicurezza nei cantieri edili; progetti questi nei confronti dei quali Assoedilizia, invitata a Start Cup, ha espresso il proprio interessamento. Una decina di progetti imprenditoriali spiegati dai giovani inventori nel tassativo tempo di tre minuti, che una giuria di esperti ha selezionato assegnando premi in denaro (10.000, 7.000 e 5.000 euro) con la possibilità di chiedere l’accesso ad uno degli incubatori delle università organizzatrici. Sono stati conferiti anche sette premi speciali: quattro premi locali, ai progetti che si sono distinti nell’area milanese, in quella lecchese, in quella comasca e nel Canton Ticino; il Premio Speciale Accenture; il Premio Speciale IBM e il Premio Speciale “Bright Future Ideas Award”, conferito dal Consolato Generale britannico a Milano al progetto con maggiore propensione internazionale. I primi cinque classificati parteciperanno, inoltre,  al Premio Nazionale per l’Innovazione, la finalissima delle diciannove Start Cup locali che si svolgerà a Perugia il 3 e 4 dicembre.

I premi sono stati consegnati da Alessandro Spada, consigliere della Camera di commercio di Milano; Vico Valassi, presidente della Camera di commercio di Lecco; Giorgio Carcano, presidente di ComoNext; Eugenio Brianti, direttore generale Bsi-Private bank svizzera; Giovanni Casi, recruiting director Accenture; Danielle Allen, head of Inward investment, UK trade & investment di Milano; Guido Guerlotti, vicepresidente Ibm Italia; mentre Alessandra Saita, responsabile Relazioni istituzionali locali nord-ovest di Vodafone Italia e Laura Grasso, responsabile Employer branding di Vodafone Italia, hanno annunciato il premio per l’edizione nazionale.

La VII edizione di Start Cup si è aperta con i saluti di Giulio Ballio, Rettore del Politecnico, che ha confermato l’impegno di aiutare l’imprenditoria giovanile la quale produce molte idee, con molta volontà, ma che non è aiutata dal sistema. Giampio Bracchi, presidente della Fondazione, ha ricordato la simbiosi tra Politecnico e città: molte delle imprese della Milano industriale dell’800-900 sono state fondate da laureati dell’università provenienti anche da altre regioni. Ma oggi, del 30% di laureati che giungono al Politecnico da fuori Lombardia, più di un terzo si “delocalizza” all’estero. 

L’Italia si basa su molte piccole imprese, 4 milioni circa, ma di basso contenuto tecnologico; e anche laddove l’alta tecnologia si esprime, essa è a livelli inferiori a quella dei Paesi concorrenti. Per sviluppare tecnologia occorre ricerca, quindi finanziamento pubblico: che non c’è. Anzi, l’apposito fondo governativo ha dirottato risorse verso obiettivi impropri, ad esempio Alitalia. Ancora dati. Il nostro Paese conta una quindicina di incubatori (il Politecnico ne ha aperto uno pure in California per aiutare gli italiani che là operano) ma le risorse arrivano prevalentemente da enti locali (fondazioni, banche, Regioni). Non c’è insomma una politica per la ricerca degna di un Paese moderno.

Giuseppe Serazzi, delegato per l’Acceleratore d’impresa del Poli, ha tracciato la storia della struttura che dalla costituzione, nel 2004, ha “sfornato” 280 business plan; il 20% degli autori sono donne. Ma ancora troppo alta resta l’età media italiana (34 anni) a fronte, ad esempio, dei 23-24 anni degli inglesi.

E’ seguita quindi la fase della presentazione e della premiazione dei progetti durante la quale Anna Gervasoni di Autostrade per l’Italia e Mauro del Rio, fondatore e presidente della Buongiorno, coordinati dal giornalista economico Oscar Giannino, hanno analizzato alcuni problemi dell’imprenditore-tipo nazionale: non vuole rischiare per il timore di perdere il controllo dell’azienda; diffida dell’estero; ha obiettivi limitati, accontentandosi di fatturati di pochi milioni euro annui, il reddito cioè di due o tre avviate pizzerie. Una imprenditoria anomala rispetto a quella degli altri Paesi. Ma, d’altronde, non è una anomalia tutta, o quasi, l’Italia?

www.assoedilizia.com

Piazza del Duomo a Milano, stamani gremita , con oltre 50 mila persone, per la cerimonia di proclamazione, da parte dell’arcivescovo Angelo Amato, in rappresentanza di Sua Santità Papa Benedetto XVI,  di don Carlo Gnocchi Beato; fedeli da tutta Italia, religiosi e religiose, scouts, mutilatini ed invalidi, docenti e allievi dell’Istituto Gonzaga di Milano dei Fratelli delle Scuole Cristiane, del quale il sacerdote beatificato fu direttore spirituale. 

I corpi dei veterani degli Alpini con 15 mila presenti  e qualche reduce dalla Russia, compagno dell’allora cappellano don Carlo, a far da cornice.

Il cardinal Tettamanzi, di fronte all’urna contenente le spoglie mortali del sacerdote fondatore della Pro Juventute, oggi Fondazione don Carlo Gnocchi, onlus che opera nel campo sanitario ed assistenziale con più di 10 mila dipendenti, sotto la presidenza di mons. Angelo Bazzari, dice di colui che riteneva la più grande tristezza della vita il non possedere la santità, dote dalla quale si sentiva molto lontano : “ti ho sempre chiamato don Carlo, da oggi ti chiamo San Carlo” ed aggiunge “ha cercato il volto di Cristo in ogni uomo”.

Presenti le massime autorità, il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta delegato del Governo italiano, il vice ministro alla salute Ferruccio Fazio, l’onorevole Mario Mantovani,il  governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà, il Sindaco di Milano Moratti, il Questore Vincenzo Indolfi, il presidente della Banca Intesa Giovanni Bazoli, e della Fabbrica del Duomo Angelo Caloia, con il presidente della Assoedilizia Colombo Clerici ed il rettore della Università Cattolica Lorenzo Ornaghi, accademici pontifici tra cui Ombretta Fumagalli Carulli ed esponenti della Milano storica come Giancarlo Melzi d’Eril, Leone Corradi dell’Acqua e Benigno Morlin Visconti.

“COSTRUIRE BELLEZZA” PER IL 25° DELL’ISTITUTO UOMO E AMBIENTE

Ma Colombo Clerici. “Esiste una generazione di architetti capace di esprimere la cultura del nostro Paese?”

Benito Sicchiero

 “All’inizio degli anni 2000 deve mutare radicalmente il modo di concepire l’urbanistica in rapporto al territorio e all’ambiente. Abbiamo a che fare con un territorio ampiamente antropizzato e qualsiasi intervento di trasformazione e di sviluppo dello stesso deve fare i conti con l’esigenza, da un lato, di non sprecare risorse territoriali e ambientali e, dall’altro, con l’esigenza di realizzare la migliore funzionalità in rapporto al bisogno di benessere dei cittadini. Entrano in gioco una serie di fattori qualificanti che non si riconducono esclusivamente a plusvalori economici: si parla addirittura di “felicità interna lorda” per valutare il grado di soddisfacimento di questa esigenza da parte dei cittadini. Si deve dunque passare da una urbanistica estetica, edonistica, utilitaristica, ad una urbanistica etico-funzionale, laddove il termine etico implica una particolare attenzione alla qualità del vivere nella città e nel territorio”.

E’, in sintesi, l’intervento del presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici alla tavola rotonda “Costruire bellezza” organizzata all’Umanitaria di Milano – assieme a una mostra con scritte, fotografie, disegni, progetti e acquarelli – in occasione del 25° anniversario dell’Istituto Uomo e Ambiente fondato e diretto dall’arch. Maurizio Spada.

Ricco il panel dei relatori: oltre a Colombo Clerici, Giulia Maria Crespi, presidente Fai; Giorgio Galli, politologo; Fulvio Scaparro, psicologo e presidente Associazione Gea; Giangiacomo Schiavi, vicedirettore del Corriere della Sera; Marco Frey, Consiglio di amministrazione della Fondazione Cariplo. Tutti d’accordo nel ritenere necessario un cambio di rotta sulla maniera di costruire, e di occupare, il territorio come avviene da 300 anni in coincidenza con lo sviluppo che, se ci ha portato all’attuale stato di benessere, non può continuare a moltiplicarsi all’infinito.

Anche per non rendere la nostra esistenza comoda e infernale nel contempo. Perché ne scaturiscono tensioni, incertezze, paure del “diverso”. E non si può contribuire alla bellezza dell’ambiente e quindi alla migliore qualità di vita se si è in preda di sentimenti negativi.

Insegnare quindi fin nelle scuole comportamenti virtuosi, che sono contagiosi, e fonte non trascurabile di inversione di tendenza del brutto e del degrado delle città. Un esempio per tutti, Pittsburgh, già capitale americana dell’acciaio, dello smog, dello squallore che, dopo la crisi del settore, si sta trasformando in una città della cultura, del verde, dei servizi ad opera di architetti e di urbanisti di valore.

E in Italia? Colombo Clerici: “Ma per rispondere all’esigenza della qualità del vivere nella città si pone una questione rilevante. Se esista una generazione di architetti italiani in grado di esprimere una cultura architettonica e socio-urbanistica propria del nostro Paese. Se non esiste, bisogna chiedersi se sia  la conseguenza della debolezza della nostra politica e conseguentemente della politica culturale delle amministrazioni centrale e locali. Il problema è molto serio soprattutto perchè, a seguito del processo di concentrazione della capacità di operare a livello edilizio-urbanistico nelle mani di grossi gruppi, che trovano senz’altro molto comodo rivolgersi al grande nome straniero in grado di far superare ogni diatriba domestica, gli architetti italiani saranno sempre più ridotti a progettare sottotetti, villette e ristrutturazioni di appartamenti”. Lasciando spazio, secondo l’arch. Guglielmo Mozzoni, ai grattacieli “storti” di CityLife che non ha esitato a  definire “delinquenziali”.

www.assoedilizia.com

Milano, 22 ottobre 2009 – A ventidue mesi dall’entrata in vigore di Ecopass possiamo fare un primo consuntivo: riduzione sensibile del traffico nell’area protetta, scarsissimo effetto nell’area circostante non vincolata.
 
Inoltre, a fronte di un ingentissimo investimento per l’installazione degli impianti di monitoraggio, si registra uno scarsissimo introito che non permette alcuna operazione mirata alla soluzione del problema traffico-inquinamento.
 
“E’ pur vero – rileva Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia – che il provvedimento ha contenuto il traffico nell’area Ecopass (-14,4% secondo l’amministrazione comunale, – 6,8% nell’intera città), ha convinto parecchi ad acquistare auto meno inquinanti, e soprattutto ha abbassato, sia pure di  poco, l’inquinamento dell’aria.
Ma Ecopass ha mostrato i suoi limiti, da noi previsti.
Inoltre, doveva fornire risorse per potenziare e migliorare il servizio dei trasporti pubblici: quali, considerato che il puro costo di installazione dell’ Ecopass è ben lontano dall’esser ammortizzato?”.
 
Assoedilizia ripropone quindi un semplice – e pochissimo costoso, forse qui sta il punto – provvedimento: estensione della zona protetta  a tutto il territorio comunale e del vincolo a tutti i mezzi circolanti e dietro  pagamento di un bollino di costo modesto, da applicare sul parabrezza, del tipo in uso su alcune autostrade europee.
Le risorse finanziarie ricavate andrebbero vincolate ad investimenti nella sostituzione del parco pubblico   delle macchine,laddove obsolete, e nel potenziamento dei mezzi del trasporto pubblico. 
  
www.assoedilizia.com

Tavola rotonda sul tema ” Costruire Bellezza”- Società Umanitaria Milano 20 ottobre 2009
Sintesi dell’intervento del presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici:

“Si può filosofare fin che si vuole sul concetto di città, di etica e di estetica nell’urbanistica, di qualità del vivere e di bellezza della città.
È paradossale, ma basta una norma di natura fiscale a cambiare tutto il corso di una cultura: quando, nei tempi andati, il fisco colpiva il fronte delle case, si costruivano solo budelli; quando colpiva il sedime le case crescevano in altezza; quando, come nell’Italia del Dopoguerra si è colpita la qualità edilizia si sono costruite solo case brutte.

Da allora ad oggi, nel nostro Paese, una  miope legislazione fiscale ha penalizzato sistematicamente il prodotto edilizio di qualità, escludendo da ogni agevolazione fiscale gli immobili di pregio: prima, fra tutte, la famosa legge Tupini che prevedeva l’esenzione venticinquennale dall’imposta sui redditi dei fabbricati per le costruzioni destinate alla locazione, a patto che fossero di mediocre, se non scadente qualità.

Si è arrivati al punto di escludere dai benefici di legge gli immobili realizzati con materiali pregiati o lavorati in modo pregiato; condannando una tradizione artigianale di qualità, fatta di marmisti, decoratori, falegnami, stuccatori, tappezzieri che hanno visto progressivamente scemare il proprio lavoro.”

RICERCA ASSOEDILIZIA – IL DECADIMENTO QUALITATIVO DELLE CITTA’ ITALIANE

Andamento del quadro delle risultanze catastali (Agenzia del Territorio) relative allo stock abitativo del Paese, raffronto tra 1987 e 2007

Si evidenzia una progressiva dequalificazione del patrimonio abitativo del Paese,  sia pure tenendo conto dell’operazione di aggiornamento dei dati compiuti dal Catasto in anni in cui l’arretrato era assai rilevante (5-6 milioni di posizioni).

Riscontriamo: una predominanza di edilizia economica, il cui dato cresce quasi di tre volte (più 284%) ed una edilizia civile che raddoppia il dato (più 210%); un calo del 24,5% degli alloggi signorili dovuto alla mancanza di incremento ed ai processi di dismissione con contestuale frazionamento. Fenomeno che interessa anche le ville che rimangono quasi stazionarie, mentre i villini aumentano di quattro volte.
Il dato dei castelli e dei palazzi monumentali segue il trend dell’aggiornamento catastale.
La diminuzione delle unità ultrapopolari, indica il recupero edilizio del patrimonio particolarmente degradato.

             
 

A1

A2

A3

A4

A5

 
STOCK ABITATIVO SIGNORILE

CIVILE

ECONOMICO

POPOLARE

ULTRAPOPOL.

 
             
1987

47.310

4.979.992

3.926.193

4.953.375

2.067.239

 
2007

35.680

10.480.934

11.178.254

5.688.269

1.174.479

 
             
             
             
 

A6

A7

A8

A9

A11

 
STOCK ABITATIVO

RURALE

VILLINI

VILLE

CASTELLI/

ABIT. TIPICHE

 
       

PALAZZI

   
1987

1.470.172

479.172

25.200

1.171

14.963

 
2007

892.253

1.926.653

34.227

2.404

15.568

 
             
             
             
             
             
Ricerca Assoedilizia su dati del Catasto-Agenzia del Territorio www.assoedilizia.com

 

   
             
             
             

Al 39° Incontro di Studi Ce.S.E.T., co-patrocinato da Assoedilizia,  svoltosi all’Università degli Studi di Milano,  l’analisi sulle grandi  opere ha portato a risultati sconcertanti. Da Colombo Clerici appello ad un’urbanistica che migliori la qualità della vita.

 Benito Sicchiero

Prima di fare investimenti in azienda, ogni normale imprenditore  calcola costi e benefici. La politica, spesso, no. E per fortuna. Non  si può amministrare un Comune o un Paese esclusivamente sul metro del  profitto. Però è indispensabile per un buon governo valutare la  convenienza degli investimenti e la loro sostenibilità ambientale,  nonché i vincoli giuridici che condizionano le diverse iniziative.

C’è un ente allo scopo. E’ il Ce.S.E.T.-Centro studi di estimo e di  economia territoriale che ogni anno riunisce i propri associati per  fare il punto sulla situazione nazionale.

Questa volta il Ce.S.E.T. ha organizzato il 39° Incontro a Milano,  all’Università Statale, co-patrocinatori Assoedilizia e Regione  Lombardia. Due giorni fitti di relazioni, tenute in prevalenza da esperti provenienti da diverse università (a Milano, per la prima  volta, riunite Statale, Politecnico, Bocconi e Cattolica) ma anche da  rappresentanti della società imprenditoriale. Assenti, quasi del tutto, i pubblici amministratori cui, in sostanza, l’Incontro era  rivolto.

Sconcertanti alcune conclusioni degli esperti. Secondo le relazioni  del Prof. Andrea Boitani e del Prof. Marco Guido Ponti, a disposizione  dell’Anas (strade e autostrade) ci sarebbero meno della metà dei 29 miliardi di investimenti previsti dal 2007 al 2011 mentre per le  Ferrovie  (Alta Velocità, Alta Capacità e rete convenzionale) le  risorse da reperire sarebbero del 50%; il Ponte sullo Stretto che verrà inaugurato il 23 dicembre è privo non solo della copertura  finanziaria ma anche del progetto esecutivo; i rapporti costi-benefici  della linea ferroviaria Alta Capacità Torino-Lione (quella delle proteste in Val di Susa per intenderci) e dell’autostrada del Tirreno,  a causa di alcuni “errori” negli studi di valutazione sono diventati  “fortemente positivi” invece che “fortemente negativi”, come sarebbero in realtà.

I lavori sono iniziati con i saluti dell’organizzatore Prof. Mario  Polelli, del Prorettore della Statale Prof. Dario Casati, del  Presidente Ce.S.E.T. Prof. Augusto Marinelli, Rettore dell’Università degli Studi di Firenze e dell’Assessore per la Pianificazione del  Territorio della Provincia di Milano Ing. Fabio Altitonante. Quindi  due Sessioni mattutine: la prima, chairman il Prof. Luigi Costato dell’Università di Ferrara, ha trattato il quadro finanziario degli  investimenti (Prof. Andrea Boitani), il quadro delle infrastrutture  urbane (prof. Lanfranco Senn), la valutazione nell’ambito delle  espropriazioni per pubblica utilità (Prof. Mario Polelli); nel  pomeriggio la seconda sessione, chairman il Prof. Giuseppe Stellin,  Università degli Studi di Padova, ha affrontato i temi: la valutazione delle infrastrutture extraurbane (Prof. Marco Guido Ponti), le  infrastrutture nel processo di sviluppo delle aree metropolitane  (Prof. Giulio Mondini), la definizione delle aree strategiche e della governance delle Infrastrutture (Prof. Enrico Cicciotti). Hanno  concluso i lavori della prima giornata le Sessioni parallele  coordinate dai Professori Enrico Marone, Paolo Rosato, Luigi Costato.

Dedicata quasi per intero al grosso problema delle infrastrutture in  Lombardia la Tavola Rotonda coordinata dal Prof. Umberto Bertelè,  Presidente della Business School of the Politecnico di Milano, alla  quale hanno partecipato il Presidente di Assoedilizia Avv. Achille  Colombo Clerici, il Dott. Francesco Bettoni, Presidente Bre.Be.Mi., il  Prof. Giampio Bracchi, Presidente della Milano-Serravalle, il Prof.  Angelo Torricelli, Preside della Facoltà di Architettura del  Politecnico di Milano, il Dott. Fabrizio Galeotti, Direttore generale  del Touring Club Italiano, l’Ing. Emanuele Gianmaria Fusi, Presidente  Ancis e l’Avv. Maurizio De Tilla, Presidente di Oua.

La Lombardia, che detiene il 50% dell’interscambio totale del Nord- Italia, nel confronto con le 132 principali regioni dei 5 paesi più  importanti d’Europa, si colloca al 71° posto per dotazione ferroviaria ed al 91° per quella stradale. Nell’Italia stessa, la nostra Regione  si situa al 14° posto nel rapporto Km/abitanti, quanto a rete  stradale e ferroviaria.

La realizzazione di importanti infrastrutture – quali Pedemontana,  Brebemi, Teem, Tibre (Tirreno-Brennero) avviata o in procinto di  esserlo – è destinata a ridurre od eliminare il gap. Ma quali conseguenze la nuova rete autostradale avrà sul territorio e sui suoi  abitanti sia in termini economici che di vivibilità? Entrano infatti  in gioco – come ha rilevato Colombo Clerici –  una serie di fattori qualificanti che non si riconducono esclusivamente a plusvalori  economici: si parla addirittura (vedi Commissione Sarkozy) di  “felicità interna lorda” per valutare il grado di soddisfacimento di questa esigenza da parte dei cittadini.

Tali infrastrutture stradali porteranno nei prossimi anni ad  investimenti di oltre 10 miliardi di euro, dei quali in media il 15%  riguarderà gli espropri. Le imprese interessate dai lavori saranno  oltre mille e porteranno nel prossimo quinquennio ad un aumento  occupazionale di oltre 100.000 addetti nei diversi settori.

Ci sarà un ingente impatto sul territorio lombardo, sia dal punto di  vista ambientale che socio-economico; centinaia saranno i chilometri  di strade che attraverseranno e modificheranno i terreni regionali e  si stima che in tale ambito verranno abbattuti circa 4.000 fabbricati,  con una consistente riduzione di suolo agricolo a favore del processo  di urbanizzazione.

Peraltro la nuova tendenza sarà quella di individuare attorno al  sistema autostradale nuove opportunità di poli di sviluppo,  soprattutto in corrispondenza dei caselli di uscita, attraverso intese tra operatori e comuni, anche mediante forme finanziarie nuove quali  il project financing.

www.assoedilizia.com

Istituto uomo e Ambiente- Società Umanitaria Via San Barnaba 48 Milano martedì 20 ottobre 2009 ore 18 e segg. Salone degli affreschi

TAVOLA ROTONDA

“Costruire Bellezza”

 Organizzata dall’Istituto Uomo e Ambiente, della Società Umanitaria,  che celebra il Venticinquesimo Anniversario della propria fondazione.

  Intervengono:

Amos Nannini Presidente della Società Umanitaria
Achille Colombo Clerici Presidente Assoedilizia
Marco Frey Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cariplo
Giulia Maria Crespi. Presidente FAI
Giangiacomo Schiavi Vice Direttore Corriere della Sera
Giorgio Galli Politologo
Fulvio Scaparro Psicologo – Presidente Associazione Gea 

A Milano alla Società Umanitaria dal 20 al 27 Ottobre in occasione dei 25 anni dell’Istituto Uomo e Ambiente, diretto e fondato dall’architetto Maurizio Spada, si svolgerà un evento celebrativo che ne riassumerà l’attività svolta dal suo nascere ad oggi: da scuola di pensiero ecologico a laboratorio di progettazione.

Tema della giornata di inaugurazione che si terrà il 20 Ottobre nel Salone degli Affreschi alle ore 18,00:  “Costruire bellezza”.

Verranno trattati, durante una tavola rotonda, gli argomenti che nel tempo lo hanno reso leader nell’ambito dell’ecologia applicata alla città e alla casa.

A testimoniare gli interventi svolti a partire dal 1984, anno della sua nascita, una mostra nel superbo quattrocentesco chiostro dei Glicini dove verrà allestito un giardino con esempi di pareti verticali eseguite dalla ditta Antologia.

Attraverso scritte, fotografie, disegni, progetti e acquarelli naturalistici di Maurizio Spada, si potranno ripercorrere i momenti in cui l’Istituto si è fatto portavoce di una nuova cultura e della ricerca di un pensiero olistico.

La casa, la natura e il paesaggio diventano il centro degli argomenti trattati per ristabilire gli equilibri persi e per riportare l’uomo a ritrovare una diversa etica dell’abitare e del costruire.

www.assoedilizia.com

Dal 20 ottobre al 27 ottobre 2009
Chiostro dei Glicini – dalle 10.00 alle 19.00
Ingresso da via S. Barnaba, 48

 I 25 anni dell’Istituto Uomo e Ambiente
Costruire bellezza

 Mostra che celebra il Venticinquesimo Anniversario della nascita dell’attività di Istituto Uomo e Ambiente

 Inaugurazione
Martedì 20 ottobre 2009 ore 18.00
Salone degli Affreschi

 Intervengono

Amos Nannini Presidente della Società Umanitaria
Achille Colombo Clerici Presidente Assoedilizia
Marco Frey Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cariplo
Giulia Maria Crespi Presidente FAI
Giangiacomo Schiavi Vice Direttore Corriere della Sera
Giorgio Galli Politologo
Fulvio Scaparro Psicologo – Presidente Associazione Gea

A Milano alla Società Umanitaria dal 20 al 27 Ottobre in occasione dei 25 anni dell’Istituto Uomo e Ambiente, diretto e fondato dall’architetto Maurizio Spada, si svolgerà un evento celebrativo che ne riassumerà l’attività svolta dal suo nascere ad oggi: da scuola di pensiero ecologico a laboratorio di progettazione. Tema della giornata di inaugurazione che si terrà il 20 Ottobre nel Salone degli Affreschi alle ore 18,00: “Costruire bellezza”. Verranno trattati, durante una tavola rotonda, gli argomenti che nel tempo lo hanno reso leader nell’ambito dell’ecologia applicata alla città e alla casa. A testimoniare gli interventi svolti a partire dal 1984, anno della sua nascita, una mostra nel superbo quattrocentesco chiostro dei Glicini dove verrà allestito un giardino con esempi di pareti verticali eseguite dalla ditta Antologia. Attraverso scritte, fotografie, disegni, progetti e acquarelli naturalistici di Maurizio Spada, si potranno ripercorrere i momenti in cui l’Istituto si è fatto portavoce di una nuova cultura e della ricerca di un pensiero olistico. La casa, la natura e il paesaggio diventano il centro degli argomenti trattati per ristabilire gli equilibri persi e per riportare l’uomo a ritrovare una diversa etica dell’abitare e del costruire. La bellezza, coadiuvata da uno stretto rapporto con l’ecologia, torna ad avere la centralità nel vivere quotidiano.

L`INTERVENTO
Oggi più che mai l`urbanistica deve rispondere all`etica

di ACHILLE COLOMBO CLERICI*

All’inizio degli anni 2000 deve mutare radicalmente il modo di concepire l`urbanistica in rapporto al territorio e all`ambiente. Mutamento particolarmente importante per Milano e la Lombardia alla vigilia di Expo 2015 che prevede la realizzazione di importanti infrastrutture urbane ed extraurbane.
Oggi abbiamo a che fare con un territorio ampiamente antropizzato e qualsiasi  intervento di trasformazione e di sviluppo dello stesso deve fare i conti con l`esigenza da un lato di non sprecare risorse territoriali e ambientali e dall`altro con l`esigenza di realizzare la migliore funzionalità in rapporto al bisogno di benessere dei cittadini.
Si deve dunque passare da una urbanistica estetica, edonistica, utilitaristica, ad una urbanistica etico-funzionale, laddove il termine etico implica una particolare attenzione alla qualità del vivere nella città e nel territorio da parte dell`uomo.
Entrano in gioco una serie di fattori qualificanti che non si riconducono esclusivamente a plusvalori economici: si parla addirittura di “felicità interna lorda” per valutare il grado di soddisfacimento di questa esigenza da parte dei cittadini.
Per esemplificare si può ricorrere ad una batteria di indicatori; quelli stessi indicati dalla Commissione di Sarkozy per la valutazione dell`indice di felicità interna lorda.
Essi sono 7 dimensioni verticali fondamentali rappresentate da variabili non economiche cioè non quantificabili in termini monetari e tali da venir contabilizzate nel PIL: – Ambiente-Salute-Capacità di conoscere – Condizioni di lavoro Condizioni personali materiali (casa – disponibilità economiche – acqua) – Rete di Relazioni interpersonali – Vita democratica del Paese.
Due le dimensioni orizzontali: – Equità Sostenibilità nel tempo.
Per ottenere una classifica a livello italiano ed internazionale dell`attrattività e della competitività delle città si deve, in particolare, colmare un vuoto presente nelle varie classifiche da più parti redatte sulla qualità delle città. Ma per rispondere a questa esigenza, si pone una questione rilevante. Se esista una generazione di architetti italiani in grado di esprimere una cultura architettonica e socio-urbanistica propria del nostro Paese. Se non esiste, bisogna chiedersi se la mancata formazione di una generazione di architetti, in grado di interpretare lo spirito dei tempi trasfondendo nell`architettura i valori e la cultura della nostra società, pur nel contesto del più generale fenomeno della globalizzazione, sia la conseguenza della debolezza della nostra politica e conseguentemente della politica culturale delle amministrazioni centrale e locali.
Il problema è molto serio soprattutto perché, a seguito del processo di concentrazione della capacità di operare a livello edilizio-urbanistico nelle mani di grossi gruppi, che trovano senz`altro molto comodo rivolgersi al grande nome straniero in grado di far superare ogni diatriba domestica, gli architetti italiani saranno sempre più ridotti a progettare sottotetti, villette e ristrutturazioni di appartamenti.

 *Presidente di Assoedilizia

Il Giorno 18.10