Provincia di Milano

Assessorato al Piano casa metropolitano

tavola rotonda

6 aprile 2009 h. 9:30 – 13:00

Circolo della Stampa – Sala Montanelli

Corso Venezia, 16 Milano

 

 

Dire, fare, abitare a Milano

Risposte concrete e immediate al bisogno abitativo, dagli affitti al piano casa metropolitano.

 

Introduce:

Matteo Mauri, Assessore al Piano casa metropolitano, Provincia di Milano

Intervengono:

Luciano Caffini, Presidente Ancab-Legacoop

Carlo Cerami, CdA Fondazione Housing Sociale

Stefano Chiappelli, Segretario SUNIA Milano

Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia

Claudio De Albertis, Presidente Assimpredil Ance

Lorenzo Guerini, Presidente ANCI Lombardia, Sindaco di Lodi

Antonio Intiglietta, Presidente Compagnia dell’Abitare

Alessandro Maggioni, Presidente Confcooperative – Federabitazione Lombardia

Carlo Masseroli, Assessore allo Sviluppo del Territorio, Comune di Milano

Massimo Nardi, Segretario UPPI Milano

Maria Pia Redaelli, Direttore Generale Settore Casa, Regione Lombardia

Leo Spinelli, Segretario SICET Milano

Concludono:

Angelo Alessandri, Presidente VIII Commissione Camera dei Deputati

Filippo Penati, Presidente Provincia di Milano

 

Un’iniziativa della Provincia di Milano per promuovere un confronto con le istituzioni, gli amministratori locali, gli attori sociali sulle politiche necessarie per far ripartire il mercato della casa e rispondere all’emergenza abitativa, sempre più acuta e diffusa nell’area milanese.

 

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Tavola Rotonda

 IL PIANO CASA DEL GOVERNO

 

Lunedì 20 aprile ore 17,15 Sala Conferenze di Assoedilizia, primo piano di via Meravigli 3, Milano

 

Intervengono

 

Avv. Achille COLOMBO CLERICI, Presidente di Assoedilizia

 

Sen. Mario MANTOVANI, Sottosegretario alle Infrastrutture e all’Edilizia abitativa

 

Dott. Luigi ARBORIO MELLA, Giunta Esecutiva di Assoedilizia

 

Ing. Gianni VERGA, Assessore alla Casa del Comune di Milano

 

Dott. Fabrizio DE PASQUALE, Presidente della Commissione Arredo Urbano del Comune di Milano  

 

Prof. Giampio BRACCHI, Presidente della Fondazione Politecnico

 

Dott. Michele CIBRARIO, Amm.re Delegato Fondi Immobiliari Bnl-Paribas

 

Prof. Arch. Alberico BARBIANO di  BELGIOJOSO, Ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana al Politecnico di Milano

 

Prof. Arch. Paolo CAPUTO,  Ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana al Politecnico di Milano

 

Dott. Luca SQUERI, Membro del Comitato Direttivo della Camera di Commercio di Milano

 

Coordina

Giornalista Saverio FOSSATI de Il Sole 24 Ore

 

Segreteria: Assoedilizia tel. 02885591 email segreteria@assoedilizia.mi.it

Comunicazione: Ediemme tel 3487118649 email ediemmesas@fastwebnet.it

 

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– Mutui a tasso zero per gli interventi di ampliamento e di recupero edilizio compiuti dalle famiglie;

– decorso, del termine annuale per la DIA, dal trasferimento di proprietà, in caso di acquisto.

  

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Il Piano-casa del Governo, senza adeguate misure finanziarie e fiscali di sostegno agli interventi delle famiglie, rischia di trasformarsi esclusivamente nell’occasione per grandi operazioni di riconversione di strutture edilizie, oggi funzionalmente antieconomiche.

 

Queste, dunque, le misure accessorie suggerite dal presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici a corredo del piano che sarà varato dal Governo in campo edilizio-urbanistico e della casa.

 

Mutui a tasso zero (attraverso il meccanismo del credito di imposta-detrazione fiscale degli interessi del mutuo) per tutti gli interventi di ampliamento e di recupero di unità abitative degradate, promossi dalle famiglie  in forza delle norme del  piano casa.

 

Inoltre Assoedilizia rileva che, per la miglior efficacia del piano casa a livello economico-operativo, e nel contempo per un più  vasto recupero del patrimonio di immobili disabitati, degradati, abbandonati, diroccati (dove è molto probabile che non siano gli attuali proprietari gli interessati ad intervenire e dove peraltro ai terzi risulta spesso arduo risalire alla proprietà per le trattative del caso) sarebbe opportuno che, in caso di trasferimento di proprietà entro un anno dalla conversione del decreto in legge, il termine annuale, di ammissibilità dell’ intervento, per il nuovo proprietario abbia a decorrere dalla data del trasferimento stesso.

   

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Il Piano Casa del Governo potrebbe renderne economicamente vantaggioso il recupero

 

Occorre però aumentare il termine per intervenire, oltre l’anno previsto. Questo termine infatti  va bene solo quando il proprietario è direttamente interessato ad operare.

 

In caso di trasferimento di proprietà entro un anno dall’entrata in vigore della legge, il termine annuale di intervento per il nuovo proprietario dovrebbe decorrere da questa data.

 

 

Milano, 21 marzo 2009 – In Italia sono oltre 2 milioni le case disabitate e inutilizzate perché abbandonate e diroccate. Sono prevalentemente ubicate nelle campagne,in zone boschive o montane (molte si trovano in posizioni panoramiche privilegiate): casolari, casupole, baite, ville rustiche, antiche magioni, casali, rocche, cascinali,masserie.

 

Iscritte al catasto terreni o al catasto fabbricati ovvero abusive, o ancora semplicemente non iscritte ai catasti.

Non infrequenti gli immobili del demanio civile e militare.

 

Spesso RISALIRE ALLA PROPRIETA’  è assai arduo.

 

La precisazione del CESCAT-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia si rende necessaria in quanto alcuni organi di comunicazione hanno frainteso il dato ritenendo che si riferisse ad abitazioni “non occupate”.

“In realtà – afferma il Presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici – tali edifici sono ben lontani dal rispettare i criteri di agibilità imposti dalla legge e quindi mai potrebbero essere locati”.

 

Assoedilizia, per prima, ha ritenuto opportuno segnalare il fenomeno per sollecitare Governo ed  amministrazioni locali a favorire il recupero anche parziale di questo patrimonio importante.

 

Uno dei suggerimenti proposti da Assoedilizia verteva proprio sull’incremento volumetrico che, in molti casi, è condizione indispensabile per la convenienza del recupero; ed in questo senso si è mosso il Piano Casa del Governo.

 

La tipologia edilizia presentata dai 2 milioni di case “fotografate” dalla ricerca Assoedilizia è quella cui più si attagliano le possibilità operative offerte dal Piano Casa governativo.

 

Ma, al fine di rendere concretamente realizzabili questi interventi, occorrerebbe, proprio perché c’è da supporre che nella maggior parte dei casi non si attivino i proprietari, prevedere che, in caso di trasferimento di proprietà entro un anno dall’entrata in vigore della legge, il termine annuale di intervento per il nuovo proprietario debba decorrere da questa data

 

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IL LOW PROFILE ABITATIVO IN ITALIA

 Qualche spunto di riflessione: osservazioni e considerazioni.

 

AGEVOLAZIONI FISCALI DISCRIMINANTI

 

Non solo le leggi fiscali dichiaratamente penalizzanti, ma anche quelle agevolative, quando sono discriminanti, sulla base di  prevenzioni ideologiche, rischiano di produrre effetti distorti, non valutati e non voluti, incidendo negativamente sulla qualità urbana.

 

Norme edilizio-urbanistiche e fiscali.

Agevolazioni discriminanti e regimi fiscali differenziati che penalizzino le abitazioni signorili o la locazione libera portano ad una qualità urbana scadente.

 

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Le norme edilizio- urbanistiche, ma anche le leggi fiscali incidono sulla qualità urbana.

 

Le prime tendono a recepire le esigenze della vita della società, secondo la cultura dominante.

Quando la fiscalità entra nell’urbanistica, recependo spesso prevenzioni ideologiche,rischia di produrre spesso effetti distorti, non valutati e non voluti.

 

QUALITA’ URBANA SCADENTE.

 

Se ne vogliamo un esempio, guardiamo cosa è successo in Italia, dal secondo Dopoguerra in poi, quando una legislazione fiscale punitiva, combinata a norme edilizio-urbanistiche ingiustificatamente prevenute nei confronti delle case signorili e di lusso produsse le parti qualitativamente peggiori delle nostre città.

 

Mi riferisco alle agevolazioni per il reddito da fabbricati, sugli atti di trasferimento (normative decisamente discriminanti tra case di civile abitazione e case signorili); nonché ad esempio alle norme restrittive sulla computabilità a fini volumetrici di androni e scale.

In 25 anni (dal ’46 al ’71) abbiamo calcolato che si son costruiti ben 9,5 milioni di alloggi di qualità medio bassa su 10,2 milioni di abitazioni realizzate.

 

Secondo le risultanze catastali, complessivamente in tutte le città italiane capoluoghi di provincia, esistono solo 22.893 unità abitative classificate come A1 signorili, su un totale di oltre 28,5 milioni o di 31,5 milioni se stiamo sempre al Catasto.  

 

A parte la condanna di fatto delle migliori eccellenze artigianali del nostro Paese; che immancabilmente sono andate rarefacendosi.

 

DANNO ECONOMICO

 

Sul piano economico, hanno fatto  le spese di questa logica distorcente gli artigiani specializzati nel genere delle residenze di  qualità, quali ad esempio marmisti, ceramisti e piastrellisti, decoratori, stuccatori e pittori, falegnamerie e mobilifici, tappezzieri, che sono stati sacrificati da una legislazione miope che considera di lusso, e quindi esclusi da qualsiasi beneficio fiscale, le case corredate, anche in parte (per pavimenti, pareti ed infissi, portoni, boiseries) di materiali pregiati o lavorati in modo pregiato (così dice la legge in questione).

 

In tal modo alla fine si è perduta la parte migliore dell’artigianato, grande ricchezza del nostro paese.

 

PRODUZIONE EDILIZIA PER L’ACQUISTO E SFAVORE PER LA LOCAZIONE

 

Ma, nello stesso periodo abbiamo assistito ad un altro deleterio fenomeno: la politica abitativa seguita dai nostri governi  ha favorito indiscriminatamente l’acquisto della casa da parte degli italiani (che oggi sono in vetta alla classifica europea con ben il 73% di alloggi abitati a titolo di proprietà, mentre a titolo di locazione abita solo il 19% della popolazione, ed il restante 8% a titolo diverso – usufrutto, abitazione, comodato) a scapito della locazione.

 

 

DISMISSIONI E FRAZIONAMENTI

 

Tale politica ha prodotto il più ampio fenomeno di dismissioni  e di frazionamenti di palazzi in monoproprietà che si sia mai registrato, quanto meno a livello europeo.

 

Risultato: le nostre città consegnate ad una miriade di condominii (i soggetti meno reattivi di fronte alle esigenze di rinnovamanto e di riqualificazione urbana); condominii che alla fin fine “ingessano” irreversibilmente la parti meno qualificate delle nostre città, condannandole ad un progressivo degrado. 

 

 

QUARTIERI PERIFERICI POPOLARI

 

Ed il rischio maggiore lo corrono le periferie popolari dove è più facile che l’attenzione della amministrazione si allenti. Allora, il meccanismo perverso del processo a catena del “cattivo scaccia il buono” può portare a quella forma di degrado tipica delle zone periferiche delle città americane, dove basta un condomino sgradito per far entrare in crisi un intero quartiere.

 

Morale:  le agevolazioni fiscali non vanno a beneficio della qualità delle città quando sono discriminanti.  Perché vengono lette dal mercato in negativo e mai in positivo.

 

MEDESIMO REGIME FISCALE PER TUTTA L’EDILIZIA ABITATIVA

 

Se si vogliono evitare effetti distorti, l’edilizia abitativa, non esclusa quella in locazione (un tempo si costruivano case di grande qualità anche per l’affittanza: pensiamo agli immobili del periodo neoclassico ed eclettico con grandi atrii, rivestimenti marmorei, ampi alloggi la maggior parte dei quali destinati alla locazione) dovrebbe essere integralmente e non settorialmente compresa nelle agevolazioni. 

 

Nel quadro dunque delle misure per il rilancio dell’economia, attraverso la ripresa dell’edilizia, non può mancare la considerazione per la produzione edilizia destinata alla locazione, che va senz’altro incentivata.

 

TASSAZIONE SEPARATA DEI REDDITI DA LOCAZIONE

 

Oppurtuna dunque, come andiamo da tempo suggerendo, la tassazione separata dei redditi da locazione, attraverso il meccanismo della ritenuta a titolo di imposta (cedolare secca) con l’equiparazione di tali redditi a quelli da capitale.

 

Ma non si devono introdurre differenziazioni nei regimi fiscali, fra i diversi tipi di locazione; ad evitare che anche qui norme agevolative discriminanti inducano l’effetto perverso di una produzione edilizia di secondo livello.

E quindi, anche la locazione libera, oltre che quella concordata, è meritevole di essere sostenuta da agevolazioni fiscali e di essere assoggettata al trattamento dei redditi con la misura della ritenuta secca.

 

L’Ufficio studi di Assoedilizia ha calcolato che i mezzi finanziari per fronteggiare l’eventuale disavanzo, possono essere ritrovati nel maggior introito fiscale conseguente al recupero dell’evasione; ove si rendesse obbligatorio il pagamento dei canoni locativi in banca o presso gli sportelli postali. Costituendo gli stessi sostituti di imposta, terzi indifferenti ai fini del pagamento delle imposte medesime.

 

 

L’UTILE ECONOMICO DA’ IL MARGINE CHE PERMETTE DI REALIZZARE IL BELLO

 

L’auspicio è quello che la crisi economica (con il conseguente venir meno di una ricchezza facile, generata dalla logica della crescita ad oltranza, che ha nutrito la teoria del benessere a basso costo per tutti), crisi economica che necessariamente darà luogo alla riscrittura delle regole, serva almeno a costringere ciascuno a ragionare con i piedi per terra; abbandonando la prevenzione nei confronti dei margini economici dell’attività umana, anzi riconoscendone l’utilità sociale, anche nel produrre il bello a favore delle nostre città.

E facendo comprendere che la diversità, non il livellamento al basso, è la sirena del mondo (come diceva il poeta).

 

 

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Dichiarazione del presidente Assoedilizia Achille Colombo Clerici: 

“ In Italia, dal secondo Dopoguerra in poi, la politica fiscale seguita dai vari Governi, discriminante tra case civili e case signorili e di lusso, nonché tra vendita e locazione, ha generato due gravi distorsioni nel mercato dell’edilizia e nel tessuto urbano delle nostre città: una produzione di residenze di qualità medio-bassa, destinate peraltro esclusivamente alla vendita, e una corsa al frazionamento di palazzi in monoproprietà.

 

Risultato: una miriade di condomini che “ingessano” irreversibilmente le parti meno qualificate delle nostre città, condannandole ad un progressivo degrado.”

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ISTITUTO NAZIONALE DI URBANISTICA   QUADERNI DEI DEMOCRATICI

 

Milano, 16 Marzo, ore 17

Politecnico, via Bonardi 3, Aula Rogers

 

POLITICHE PER L’EDILIZIA E LA QUALITA’ DELLE CITTA’

 

Contributo al dibattito in corso

Intervento di saluto di Piercarlo Palermo

Preside della Facoltà di Architettura I, Politecnico di Milano

 

TAVOLA ROTONDA

 

 

Partecipano: Franco Arosio, Presidente F.I.A.I.P.

Achille Colombo Clerici, Presidente ASSOEDILIZIA

Claudio De Albertis, Presidente ASSIMPREDIL

Damiano Di Simine, Presidente Legambiente Lombardia

Pierluigi Mantini, Politecnico di Milano, Camera dei Deputati

Carlo Masseroli, Assessore al Territorio del Comune di Milano

Federico Oliva, Presidente Istituto Nazionale di Urbanistica

Daniela Volpi, Presidente Ordine degli Architetti di Milano

 

Modera: Simonetta Scarane, Italia Oggi

 

 
Il Premio Internazionale Amici di Milano per i Giovani – Targa d’argento del Presidente della Repubblica e della Regione Lombardia – in memoria di Nicola Bruti Liberati,  giunto alla settima  edizione, verrà consegnato martedì 10 marzo  alle ore 18,30  a Palazzo Marino-Sala Alessi

 Premiati:  Germano Antonucci, giornalista – Giorgio B. Boncoraglio, neurologo-neurobiologo – Giorgio Casati, violoncellista – Roberto Cuoghi, artista – Anna Della Rosa, attrice – Marco Fiore, chirurgo-oncologo – Fabio Nobile, ingegnere elettronico. Menzione speciale: Simone Cimino, imprenditore – Gigliola Curiel, stilista.

 

Il Premio Internazionale Amici di Milano, giunto alla settima edizione,  intende rendere merito ai giovani che abbiano acquisito nei confronti della città di Milano e della Lombardia un titolo di benemerenza per un’attività o un’opera che, nel contesto nazionale o internazionale, abbiano rappresentato la città di Milano e la regione.

“La borghesia della cultura, delle professioni, delle imprese ha fatto grande Milano: l’associazione Amici di Milano – afferma il suo Presidente avv. Achille Colombo Clerici – intende dimostrare che la borghesia non sta alla finestra, ma è motore della società e intende svolgere un ruolo, con altre forze, nel destino della città”. L’associazione non ha fini di lucro, è apartitica e, con una visibile mobilitazione della società civile per il progresso, il miglioramento della qualità della vita della città, si propone di consolidare e rafforzare la presenza di quella classe dirigente che, animata da storica passione civile, ha da sempre a cuore il primato di Milano. Classe dirigente che Amici di Milano ricorda costantemente, onorando la memoria delle grandi figure che ne hanno fatto parte affinchè i principi che hanno guidato la loro vita siano di esempio ai giovani.

Fra gli scopi di Amici di Milano ci sono il desiderio e l’esigenza forte di creare le premesse e le condizioni per la crescita di una nuova generazione che si faccia a sua volta classe dirigente di alto profilo. Riconoscere e premiare questi giovani è l’obiettivo del Premio Internazionale Amici di Milano.

Il Comitato-Giuria, che ha vagliato le molte segnalazioni giunte da esponenti della cultura, della scienza, dell’economia, è composto da:  Gae Aulenti, Giulio Ballio, Giuseppe Barbiano di Belgiojoso, Mario Boselli, Diana Bracco de Silva, Giuseppe Branca di Romanico, Giuseppina Bruti Liberati, Achille Colombo Clerici, Ferdinando Cornelio, Valentina Cortese, Ferruccio de Bortoli, Enrico Decleva, Adriano De Maio, Sergio Escobar, Federico Falck, Maria Teresa Fiorio, Carlo Fontana, Renato Mannheimer, Guido Martinotti, Lorenzo Ornaghi, Angelo Provasoli, Lina Sotis, Pasquale Spinelli, Gianni Vallardi, Umberto Veronesi, Sergio Zaninelli.

 


Attenzione: produrre belle case ai fini non solo ambientali, ma  economici e di gettito fiscale.
E poi, va bene la produzione, ma il mercato come la assorbe?
Opportuna dunque una coordinazione con norme incentivanti la locazione privata anche allo scopo di finalizzare il prodotto edilizio ad un mercato ricettivo. 

Cedolare secca per tutte le locazioni e non solo per i contratti concordati.

 

Effetti distorti derivanti  da agevolazioni fiscali discriminanti: esse sono foriere di interventi edilizio-urbanistici di scarsa qualità: in Italia, per queste ragioni, in soli 25 anni ( dal ’46 al ’71) si son prodotti oltre 9 milioni e mezzo di residenze di qualità medio bassa, su 10 milioni e 200.000 abitazioni costruite.

 

 Ne soffre anche l’artigianato del settore che deve abbassare il livello qualitativo se vuol lavorare nel nostro paese.

 

Le agevolazioni fiscali debbono essere dunque previste per tutte le abitazioni (siano esse in proprietà o in locazione) e non solo per quelle non signorili.

 

Dichiarazione del presidente Achille Colombo Clerici:

 

“Crediamo fortemente nell’effetto anticiclico, in tempi di congiuntura economica, del rilancio dell’attività edilizia.

 

Non solo le grandissime opere infrastrutturali; ma soprattutto la risposta di un sistema di investitori privati in grado di attivare una miriade di piccoli cantieri.

 

È questa una delle carte da giocare tra le più efficaci in tempi di crisi economica.

 

Ben venga quindi una “apertura” sul piano normativo e previsionale da parte dello Stato, ma anche da parte di Regioni e Comuni .

 

Ma sono necessarie anche misure fiscali che favoriscano ed incentivino questi investimenti.

 

Oppurtuna la tassazione separata dei redditi da locazione, attraverso il meccanismo della ritenuta a titolo di imposta (cedolare secca) con l’equiparazione di tali redditi a quelli da capitale.

 

Ma non si devono introdurre discriminazioni fra i diversi tipi di locazione.

Anche la locazione libera, oltre che quella concordata, è meritevole di essere sostenuta da agevolazioni fiscali.

 

 L’Ufficio studi di Assoedilizia ha calcolato che i mezzi finanziari per fronteggiare l’eventuale disavanzo, possono essere ritrovati nel maggior introito fiscale conseguente al recupero dell’evasione; ove si rendesse obbligatorio il pagamento dei canoni locativi in banca o presso gli sportelli postali. Costituendo gli stessi sostituti di imposta, terzi indifferenti ai fini del pagamento delle imposte medesime.

 

Anche le esenzioni ICI per l’abitazione principale, oggi escluse per gli alloggi di categoria A1 dovrebbero seguire la stessa logica e, ove si trattasse di edilizia residenziale destinata alla locazione, questa dovrebbe esser integralmente esentata.

 

Le agevolazioni fiscali discriminanti e penalizzanti settorialmente le abitazioni signorili, infatti, da che mondo è mondo, hanno sempre avuto come effetto quello di favorire una produzione edilizia di qualità medio-bassa, quando non scadente.

 

Ne fa le spese anche una serie di artigiani specializzati nel genere delle residenze di  qualità, quali ad esempio marmisti, piastrellisti, decoratori, stuccatori e pittori, falegnamerie e mobilifici, tappezzieri, che sono sacrificati da una legislazione miope che considera di lusso, e quindi esclusi da qualsiasi beneficio fiscale, le case corredate, anche in parte( per pavimenti, pareti ed infissi) di materiali pregiati o lavorati in modo pregiato (così dice la legge in questione).

In tal modo alla fine avremo perduto la parte migliore dell’artigianato, grande ricchezza del nostro paese.

 

Negli anni della ricostruzione postbellica e del boom edilizio, quando norme agevolative fiscali penalizzavano le case signorili e di lusso, si sono costruite le parti peggiori delle nostre città; con più di 9 milioni e mezzo di alloggi di qualità medio-bassa.”

 

Q U A D R O

 dei benefici fiscali dai quali sone escluse le case signorili e di lusso.

Anche le abitazioni A1 (signorili) perdono tutte le agevolazioni fiscali quanto ad imposte dirette ed indirette:

 

– perdono l’esenzione ICI per l’abitazione principale in proprietà;

– pagano l’IRPEF in quanto la rendita si cumula al reddito.  Nelle altre categorie viceversa si deduce.

– quanto alle imposte di registro si applica l’aliquota piena del 7%. E non quella ridotta del 3%.

– ipocatastali 2% + 1% anziché l’imposta in misura fissa di poche centinaia di euro.

– incidono ai fini della congruità dei canoni di locazione.

– incidono sulla rivalutazione del capitale delle società.

– si paga l’imposta sul valore delle plusvalenze.

 

“E’ evidente – prosegue Colombo Clerici – che un regime fiscale siffatto, per un verso giustificato, secondo il legislatore, da ragioni di equità, per altro verso appare una prevenzione inutile ed ideologica ed ha quale conseguenza  il decadimento della qualità del patrimonio urbano e delle migliori tradizioni dell’artigianato delle nostre città.”


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