“Ci mancherebbe pure che si incrinasse il rapporto tra la moda e la città di Milano.

In questa congiuntura economica sfavorevole la nostra città ha bisogno più che mai dell’impulso che questo settore può dare alla sua immagine ed alla sua attrattività: a parte il concreto contributo che ogni operatore offre in termini di attività diretta e di indotto.

 

Non dimentichiamo che Milano ha vissuto, in questi anni un processo di riconversione economico-sociale senza pari: con la perdita di oltre 200.000 posti di lavoro nei settori industriale,artigianale e commerciale.

 

E che solo grazie alle sue straordinarie attrattività e competitività basate anche sulla capacità di fare immagine nel mondo, essa è riuscita a non imboccare la via del declino ed a riconvertirsi ad altre funzioni fortemente innovative ; e la moda, è stata uno dei principali protagonisti di tale reattività.”

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Il Premio Internazionale Amici di Milano per i Giovani – Targa d’argento del Presidente della Repubblica e della Regione Lombardia  –   giunto alla settima  edizione, verrà consegnato martedì 10 marzo  alle ore 18,30  a Palazzo Marino-Sala Alessi 

 

La Giuria ha inoltre deliberato di intitolare la presente edizione del Premio alla memoria di Nicola Bruti Liberati: giovane milanese, scienziato nella materia della matematica finanziaria e quantitativa, docente nella University of Technology di Sydney, scomparso l’anno scorso in un tragico incidente stradale in Australia, mentre si recava all’Università per l’insegnamento. 

 

Premiati:  Germano Antonucci, giornalista – Giorgio B. Boncoraglio, neurologo-neurobiologo – Giorgio Casati, violoncellista – Roberto Cuoghi, artista – Anna Della Rosa, attrice – Marco Fiore, chirurgo-oncologo – Fabio Nobile, ingegnere elettronico. Menzione speciale: Simone Cimino, imprenditore – Gigliola Curiel, stilista.

 

Il Premio Internazionale Amici di Milano intende rendere merito ai giovani che abbiano conseguito, nei confronti della città di Milano e della Lombardia, un titolo di benemerenza per un’attività o un’opera svolte che, nel contesto nazionale o internazionale, abbiano illustrato la città di Milano e la regione.

 

“La borghesia della cultura, delle professioni, delle imprese ha fatto grande Milano: l’associazione Amici di Milano – afferma il suo Presidente avv. Achille Colombo Clerici – intende impegnare la borghesia motore della società e interprete del ruolo, unitamente ad altre forze, di artefice del  destino della città”.

 

 L’associazione non ha fini di lucro, è apartitica e, con una visibile mobilitazione della società civile per il progresso, il miglioramento della qualità della vita della città, si propone di consolidare e rafforzare la presenza di quella classe dirigente che, animata da storica passione civile, ha da sempre a cuore il primato di Milano. Classe dirigente che Amici di Milano ricorda costantemente, onorando la memoria delle grandi figure che ne hanno fatto parte; affinché i principi che hanno guidato la loro vita siano di esempio ai giovani.

 

Fra gli scopi di Amici di Milano ci sono il desiderio e l’esigenza forte di creare le premesse e le condizioni per la formazione e la crescita di una nuova generazione, che si faccia a sua volta classe dirigente di alto profilo. Riconoscere e premiare questi giovani è l’obiettivo del Premio Internazionale Amici di Milano.

 

Il Comitato-Giuria, che ha vagliato le molte segnalazioni giunte da esponenti della cultura, della scienza, dell’economia, è composto da:  Gae Aulenti, Giulio Ballio, Giuseppe Barbiano di Belgiojoso, Mario Boselli, Diana Bracco de Silva, Giuseppe Branca di Romanico, Giuseppina Bruti Liberati, Achille Colombo Clerici, Ferdinando Cornelio, Valentina Cortese, Ferruccio de Bortoli, Enrico Decleva, Adriano De Maio, Sergio Escobar, Federico Falck, Maria Teresa Fiorio, Carlo Fontana, Renato Mannheimer, Guido Martinotti, Lorenzo Ornaghi, Angelo Provasoli, Lina Sotis, Pasquale Spinelli, Gianni Vallardi, Umberto Veronesi, Sergio Zaninelli.

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di Benito Sicchiero

Probabilmente nessuna città d’Italia è (è stata?) città aperta come Milano. Capace di formare e accogliere nuova aristocrazia dell’industria, del commercio, delle professioni.
D’altronde come spiegare altrimenti il fatto che essa è diventata la locomotiva economica ed innovativa del Paese, la sola capace di reggere il confronto con le città simbolo dell’Europa?
Quando Napoleone fece costruire a tempo di record la strada del Sempione “pour faire passer les canons” e quando il milanese senatore Jacini fece realizzare il traforo ferroviario del Gottardo vincendo le resistenze di chi temeva l’invasione (allora) dal nord, Milano, la Lombardia e l’Italia tutta non videro arrivare né cannoni né turbe di protestanti e di industriali rapaci. Giunsero nuove idee, capitali, modernità: i Falck dall’Alsazia, i Toeplitz (Banca Commerciale) dalla Germania, Ginori e Hoepli dalla Svizzera. L’apertura di Milano al progresso scientifico e tecnologico nell’Italia ottocentesca ancora largamente rurale e oscurantista ne garantì il primato che mantiene tutt’ora, seppure sotto altre forme.
La grande borghesia imprenditoriale piantava radici nel fertile terreno dissodato nei secoli precedenti dall’aristocrazia dei Visconti, spietati e sanguinari ma che resero Milano grande e protagonista dell’Umanesimo chiamando artisti, Giotto tra tutti, e scienziati; di Francesco Sforza, protagonista di quella sottile arte delle alleanze, politiche e finanziarie – una specialità non sempre avveduta dei milanesi – cui si deve tra l’altro il primo moderno ospedale del mondo (la Cà Granda);  di Lodovico il Moro che fece di Milano l’Atene d’Italia chiamando Leonardo (e finì in rovina, giungendo a vendere persino le mura della città per saldare i debiti); dei Borromeo che arginarono per secoli la vincente influenza calvinista nel centro Europa.
Nei secoli successivi compaiono altre grandi famiglie che continuano a plasmare la città e la regione nelle arti, nella politica, nell’economia: i Melzi d’Eril, che contribuirono all’affermarsi dell’idea dell’unità nazionale; i Belgiojoso, con grandi contributi all’architettura (Torre Velasca), alla democrazia (Ludovico, esponente della Resistenza, deportato ad Auschwitz);  i Caproni che, con l’aviazione, portarono Milano al vertice della tecnologia mondiale (vendettero aerei pure agli americani). E poi i Pirelli, i Crespi, i Breda, i Moratti, Mondadori, Rizzoli, Salmoiraghi. 
Di generazione in generazione – come si evince dal lussuoso volume “Milano Le grandi famiglie Nobiltà e borghesia” edizioni Celip –  si tramandano valori “di laboriosa allegrezza, di dura e talora opaca disciplina, la legittima brama del guadagno, del benessere, una solidità cordiale e civile” (Carlo Emilio Gadda). Certo, ad aristocrazia ed alta borghesia si possono legittimamente imputare albagie, sfarzi, eccentricità e durezze. Ma queste famiglie si sono distinte per il rispetto del risultato, per l’adesione ad un codice etico condiviso, per la predisposizione a una instancabile mobilità sociale, una autentica civiltà che così si esprimeva: se non si dà, non si è classe dirigente. In salute, assistenza, istruzione e formazione. “Qui – osservava Carlo Cattaneo – il povero riceve una più generosa parte di soccorsi che altrove”. Siamo a metà dell’Ottocento, quando Milano si paragonava a New York. E’ la capitale morale, il centro più moderno ed evoluto del Paese. Le grandi famiglie si occupano di cose che ritengono fondamentali: il lavoro, l’economia, i giornali, la cultura … La politica è vista come una scienza inferiore, come qualcosa di meno nobile che si può lasciare a Roma o a Torino. Un atteggiamento di superiorità che passa dalla nobiltà risorgimentale alla borghesia milanese, e che si rivelerà disastroso.
La sfida è, oggi, adeguare la tradizione alle mutate condizioni.  Sulle grandi famiglie deluse dal prorompere dei disvalori, spesso d’importazione, continua  a gravare una grande responsabilità morale: continuare a diffondere una coscienza civile, sociale, culturale. Altrimenti Milano sarà semplicemente, poveramente, ricca.

IL RUOLO DI ASSOEDILIZIA NEL RIDARE VOCE E VISIBILITA’ ALLE FAMIGLIE PATRIZIE E ALL’ALTA BORGHESIA

A Milano l’aristocrazia e l’alta borghesia, a differenza di quanto avviene in altre città dove si ritrovano in circoli esclusivi e in salotti riservati,  hanno una voce pubblica e autorevole: Assoedilizia. Nella giansenista capitale economica del Paese i blasonati proprietari terrieri dei secoli precedenti diventati proprietari immobiliari ed i più recenti esponenti dell’alta borghesia imprenditoriale, anch’ essi investitori nel mattone, si sono riuniti (1884) nella Associazione dei Proprietari di Case: rispondendo così, in maniera dinamica, all’esigenza di organizzazione, in forme nuove, degli interessi sociali ed economici. 

Da allora l’associazione, che negli anni ha cambiato nome, ha svolto un ruolo di tutela della tradizione e della continuità avendo bene al centro la famiglia e i suoi valori: in primis laboriosità e risparmio, ma anche solidarietà e capacità di innovarsi: la milanesità  in una parola. Valori, che hanno consentito la ripresa dopo la catastrofe bellica e le grandi trasformazioni socio-economiche, di cui Assoedilizia costituisce uno dei più visibili punti di collegamento con il territorio e con le forze di governo che  si susseguono nel tempo.

Anche se nei palazzi delle grandi famiglie si è fatta la storia di Milano e spesso d’Italia (qui, per citare, sono nati l’associazionismo e il sindacalismo cattolici e socialisti, il fascismo, ma pure la liberazione)  aristocratici ed altoborghesi privilegiavano l’understatement ed il low profile. Una incongruenza anacronistica nell’era della comunicazione come portato della civilta’ dell’immagine. Diventato presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, esponente del milieu, si è reso conto che quanto gelosamente difeso e tramandato rischiava di essere travolto da altri e meno nobili valori supportati dalla grancassa massmediatica. Il suo impegno si è tradotto nel far conquistare ad Assoedilizia una influenza e una visibilità mai prima registrate.

Oggi è la più rappresentativa e la più radicata nel territorio fra le organizzazioni dei proprietari di casa.  Coordina la Federazione Lombarda della Proprietà Edilizia, presente in tutti i capoluoghi di provincia e nelle città principali con 26 tra associazioni locali e delegazioni. Solo a Milano conta 8.500 associati tra cui 1.200 investitori istituzionali nell’immobile – banche, compagnie di assicurazione, enti, società immobiliari – e 2.700 amministratori di condominio. Rappresenta oltre 100.000 famiglie ed estende la sua influenza a larghe fasce della popolazione lombarda.

Nel direttivo siedono alcuni dei nomi più rappresentativi dell’alta borghesia e del patriziato lombardi. 

Assiste il piccolo proprietario, come la grande società immobiliare in ogni problematica che riguarda l’abitazione e l’immobile in generale,  e interviene  sui temi che riguardano  l’attuazione di una efficiente politica della casa e dell’investimento edilizio.  Ma – questo è il suo valore aggiunto – la sua funzione va al di là dei confini degli stretti interessi del settore. Convinta che vivere, ed abitare meglio significhino migliorare e valorizzare l’ambiente che ci ospita, Assoedilizia si impegna nella protezione e nella tutela del territorio attraverso il Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio, avendo quali obiettivi il decoro della città, lo sviluppo delle infrastrutture, la   sicurezza della casa e nella casa e nella citta’. Essa opera in stretto contatto e collaborazione (critica ove occorra) con Parlamento, Governo,  Regione, Comuni, Province, enti , organizzazioni, istituzioni private e pubbliche anche attraverso convegni, conferenze stampa, studi e ricerche, interventi legislativi, comunicati stampa, rubriche radiotelevisive, ecc,.

Assoedilizia ha patrocinato la nascita dell’associazione Amici di Milano che raccoglie una buona rappresentanza del milieu aristocratico-borghese, culturale, professionale e imprenditoriale. Tra le iniziative di Amici di Milano, il Premio internazionale-targa d’argento del Presidente della Repubblica, per i giovani milanesi emergenti.

  

Achille Lineo Colombo Clerici

Achille Lineo  Colombo Clerici, avvocato,  è nato a Milano nel 1941.  E’ sposato, due figlie.

E’ impegnato nella vita associativa ricoprendo, tra altre, le cariche di Presidente di Assoedilizia-Associazione della proprietà edilizia,  Presidente della Federazione lombarda della proprietà edilizia, Vicepresidente di Confedilizia, dell’Ucid-Unione cristiana imprenditori e dirigenti di Milano e della Federazione della Proprietà Fondiaria; è fondatore e membro di giunta della Fondazione Carlo Cattaneo di Lugano, vice presidente della Fondazione culturale Vittorino Colombo, presidente dell’associazione Amici di Milano e dell’associazione Amici dei Grandi Alberghi. Molti gli incarichi ricoperti in precedenza, tra cui quello di  componente del Commissariato del Governo per il Controllo della Regione Lombardia e di consigliere della Diocesi di Milano.

Consulente della Regione Lombardia e del Comune di Milano.

La profonda conoscenza di Milano, la rappresentanza delle famiglie storiche che hanno edificato e fatto grande e prospera la città, l’ impegno nel sociale e la notevole cultura gli consentono a buon diritto di affrontare, con conoscenza di causa, i temi legati ai molteplici aspetti della città e dell’ambiente e del territorio.   

 

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Di Gianandrea Zagato

 

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, ha suscitato clamore l’annuncio dell’Assessore allo Sviluppo del Territorio Carlo Masseroli di voler portare Milano, da qui al 2030, a due milioni di abitanti (oggi sono ufficialmente meno di 1.300.000). Cosa ne pensa? A parte il fatto che già oggi gli abitanti, tra residenti, irregolari e city users – senza contare i pendolari – sono quasi 1.700.000, credo che chi ha agitato la polemica abbia scambiato un semplice slogan, una filosofia di indirizzo economico-sociale, con un programma, anzi con un piano urbanistico dell’Amministrazione comunale: decisione che è ancora di là da venire. E comunque anche tra i piani e la realtà c’è di mezzo…». Milano ha comunque necessità di adeguarsi al futuro, di ridisegnare il territorio. L’ultima volta che la città ha disegnato il proprio futuro, con la variante del 1980 al piano regolatore del ’53, ha puntato su due obiettivi: l’aumento della popolazione e il rafforzamento della funzione industrial. Obiettivi dimostratisi però sballati. Anche perché basta un 11 settembre finanziario come quello di cinque mesi fa per mettere in crisi tutti le previsioni più ragionate. Va dunque letta quella affermazione come un’aspirazione dell’amministrazione per realizzare la quale, oggi come oggi, a mio parere, non ci sono né le condizione economiche generali né, sulla base degli attuali rapporti indicativi della capacità insediativa teorica, quelle urbanistiche ovvero la disponibilità di aree. In soldoni? Di un’aspirazione che miri in alto Milano ha assoluta necessità. Ha bisogno di una politica amministrativa che tenda a riportarla ad un livello di attrattività e di competitività internazionale in grado di farla uscire da una preoccupante china discendente. Il rapporto precario con lo Stato sul piano fiscale, la debolezza della nostra politica nel far valere le ragioni del territorio, una prospettiva di federalismo che per ora fa intravvedere profili di penalizzazione della nostra realtà e l’incerta sorte del nostro sistema aeroportuale con l’aggiunta del rischio che Expo 2015 produca un risultato minore a causa della crisi economica, sono alcuni fattori ed indicatori di un malessere che attanaglia Milano. Ed allora ben venga una politica amministrativa che ridia slancio alla città. Altrimenti? Con le idee ed i programmi minimalisti si finisce per diventare la periferia dell’Europa: altro che locomotiva e salvadanaio fiscale d’Italia. In ogni caso, non sarà la astratta capacità insediativa del futuro Piano di governo del territorio a creare problemi, ma semmai il modo nel quale lo stesso piano verrà attuato. Ma come valuta la questione degli indici edificatori aumentati? Non so proprio come mai sia stata tirata fuori la questione dei 2 milioni di abitanti, nel momento in cui si discuteva di aumentare gli indici edificatori territoriali del vecchio documento di programmazione urbanistica dell’anno 2000. Una misura certamente su cui riflettere, visto che si trattava di attribuire una volumetria ad alcune aree prima della entrata in vigore del sistema perequativo previsto dal piano di governo del territorio. Ma certamente una misura di portata limitata dal momento che interessava non più di 3 milioni di metri quadri di aree dei Piani integrati di intervento e semmai 1 milione e 700 mila metri quadri di aree a standard con vincolo decaduto». Traducendo, un maggior insediamento al massimo di undici, dodicimila abitanti. Esattamente. I termini della discussione avrebbero dovuto dunque essere diversi. Sembra però che Assoedilizia intravveda qualche rischio nella gestione del Piano di governo del territorio qual è stato presentato alla città. Ci può essere qualche rischio se si privilegiano le ragioni della città costruenda rispetto a quelle della città costruita. In che senso? Tre ragioni economiche potrebbero spingere il Comune a promuovere nuovi interventi edilizi a scapito di una attenzione alla parte più debole della città preesistente. Primo, il vantaggio derivante dal meccanismo della gestione dei volumi commerciabili ed eventualmente l’acquisizione delle aree svuotate di edificabilità. Secondo, l’incasso degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, nonché l’acquisizione delle aree di cessione. E terzo elemento, l’iscrizione nei ruoli dell’Ici di tutte le nuove costruzioni. Il rischio è che vada in sofferenza la periferia popolare: la città nuova non deve essere realizzata in alternativa a quella esistente. Ed è per questo che occorre vigilare affinché ciò non avvenga. Concretamente, cosa potrebbe avvenire ? Se il Comune, spostando tutta la sua attenzione verso gli interventi di espansione, dovesse trascurare alcune zone, ad esempio quelle semicentrali delle periferie popolari permettendo il loro degradare, la tipologia più a rischio potrebbe essere proprio il condominio, dove il complesso meccanismo decisionale potrebbe portare alla paralisi operativa. La proprietà unica alla fine riuscirà sempre a salvarsi, al limite riconvertendo l’investimento. E la perequazione come può operare nel futuro piano di governo del territorio? Bisognerà istituire un’anagrafe delle aree oggetto di perequazione, come pure delle convenzioni urbanistiche, ad esempio quelle dell’housing sociale (per evitare disfunzioni in fase attuativa) e occorre garantire che il processo perequativo serva ad acquisire al Comune un patrimonio di aree verdi di pregio, e non, viceversa, si presti a conferire un valore economico ad aree che non ne hanno alcuno. Ma quali chances ha Milano di riprendere la storica vitalità ed ruolo di leadership in campo economico e sociale? Paradossalmente il proverbiale suo dinamismo è al tempo stesso un grande fattore propulsivo, ma in questi tempi di crisi anche un punto di debolezza. Come può essere? Può sintetizzarne le cause? Queste sono molteplici. Milano, davanti alla crisi economica in atto, ha più ridotti margini di resistenza, rispetto ad altre città dal minor dinamismo. Perché Milano ha dovuto in vent’anni metabolizzare una perdita di oltre 200.000 posti di lavoro, nel settore industriale e nell’indotto nonchè la chiusura di oltre 25.000 esercizi commerciali ed artigianali; ed ha dovuto supplire a questo vuoto, riconvertendosi velocemente ad altre funzioni. Un processo che non ha né precedenti né eguali nella storia delle città in era contemporanea. È l’etica del lavoro, tipica dello spirito ambrosiano, che ha consentito di vincere la scommessa. E, ora, quali sono a suo giudizio i quattro punti di forza di una politica amministrativa per il rilancio di Milano. Sicurezza, trasporti, ecologia, fisco. Quali sono i settori nei quali Milano si deve promuovere, per riconquistare il livello di attrattività internazionale che è andato affievolendosi? Questi, a mio parere, i fattori di progresso e di potere che possono costituire il fulcro di una politica amministrativa vincente: conoscenza ossia ricerca e innovazione, energia, comunicazione, servizi.

 

 


Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e della Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi Achille Colombo Clerici:

 “Quello del turismo è un settore che può progredire anche in tempi un cui crolla la produttività: perché il suo sviluppo non è in alcun modo legato ai limiti di capacità di assorbimento da parte del mercato, come avviene per i beni durevoli.

La progressione geometrica della  crescita del numero dei turisti nel mondo (dai 100 milioni di cinquant’anni fa agli attuali 900 milioni) ne è d’altronde la conferma.

 

Sicché il turismo potrebbe benissimo, in questa congiuntura economica rappresentare, la via di uscita per controbilanciare la stasi, la recessione di altri settori.

 

Purtroppo anche nella nostra città assistiamo ad un calo considerevole del bilancio turistico: quasi il 25% nel mese di gennaio 2009, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

E parallelamente si riscontra un sensibile calo dei viaggiatori in arrivo alla Stazione centrale.

 

Per l’anno scorso nel settore turistico, a livello nazionale, si registra un calo di fatturato del 6% .

 

Scontiamo l’incapacità di ridurre a sistema il ricchissimo asset del patrimonio turistico, nonché gli effetti di una miope politica di promozione del nostro turismo a livello internazionale. Anche nel settore del trasporto aereo: consideriamo ad esempio che in Spagna (il cui bilancio turistico rappresenta il 20 % del Pil, contro il nostro attuale 12%) la compagnia aerea nazionale ha stretto alleanze vincenti con partners esteri sinergici e con tour operators in grado di potenziare fortemente i flussi turistici dai Paesi sudamericani , da quelli orientali ed australi, nonché dal mondo anglosassone.

 

Con la politica miope, domestica e centro-meridionalista del vettore italiano, che si è alleato peraltro con una compagnia appartenente al Paese nostro maggior competitore, in campo turistico, l’Italia si appresterà a retrocedere anche dal quinto posto che detiene attualmente (dopo Francia, Usa, Spagna,  Cina) nella classifica dei paesi al maggior livello nel bilancio del settore turistico.

Il sistema aeroportuale milanese e lombardo (con i due scali complementari perfettamente efficienti di Malpensa e Linate) è un patrimonio che non deve essere disperso, ma va finalizzato al rilancio del nostro turismo locale e nazionale.

 

In particolare Milano e la Lombardia devono, mantenendo l’ospitalità di alto livello (alberghi a 4 e 5 stelle ed oltre) destinata agli operatori economici ed ai turisti di lusso, aumentare l’offerta nel settore del turismo medio (alberghi a tre stelle) al fine di permettere un consistente flusso di turismo di massa.

 

A questo proposito, va incrementata e integrata la collaborazione Milano-enti turistici della Lombardia (lacuali, montani, delle città d’arte) onde  offrire al turista, di stanza nel capoluogo, un itinerario completo nel resto della regione. Un piano di interventi strategico, coordinato dal competente assessorato regionale.”

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Sulle questione delle ronde di cittadini per la sicurezza, Assoedilizia è perplessa :

 

Il presidente Achille Colombo Clerici dichiara:

 

“Quando si tratti dell’ esercizio di  funzioni pubbliche che incidano su rapporti sociali o su rapporti interpersonali,  non è opportuno che questo venga affidato, sia pure in via di sussidiarietà, al privato, singolo o organizzato che sia.

 

Così ad esempio nelle materie dell’accertamento e della gestione delle imposte (dove in taluni casi abbiamo una surroga del privato), della giustizia ed appunto della sicurezza pubblica dei cittadini.

 

La garanzia di terzietà offerta dallo Stato è, per il cittadino, la condizione imprescindibile per la tutela di ogni libertà e di ogni diritto.

In altri termini, non è bene che in questi campi il rapporto tra il cittadino e la legge sia mediato da un privato.

 

 Con le ronde, anche se non armate, si presenta il rischio di “deviazioni” soprattutto da parte di chi può essere interessato al controllo del territorio in via alternativa allo Stato.

 Ed il rischio che quest’ultimo attenui la propria attenzione “giustificato” dalla collaborazione sussidiaria dei cittadini.”

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Milano, 12 febbraio 2009 – Il Presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici ha inviato oggi una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Silvio Berlusconi sul tema della recente approvazione, in Senato, delle norme antigraffiti comprese nel Disegno di Legge sulla Sicurezza, riconoscendogli il merito di un decisivo appoggio; e auspicando quindi che le norme approvate dal Senato non vengano modificate dal voto della Camera.

Questo il testo:
“Sappiamo che Ella ha appoggiato con decisione l’emendamento al Disegno di Legge sulla sicurezza, approvato dal Senato, in materia di contrasto al fenomeno degli imbrattamenti dei muri; emendamento con il quale si sanziona in modo più rigoroso la recidiva nel reato e si trasferisce la competenza per il giudizio penale dai giudici di pace alla magistratura ordinaria.
Con tale sistema normativo riteniamo si possa, attraverso una legge in grado di assicurare la effettività della pena, e quindi dotata di un maggior potere di deterrenza rispetto a quella vigente, contrastare il deleterio fenomeno degli sgorbi e dei vandalismi sui muri che così gravemente deturpa, degrada e danneggia le nostre città.
Tanto che i cittadini ormai si chiedono se sia mai possibile che in un Paese serio, civile, democratico, qual è il nostro, su questa questione si lascino andare le cose al punto da doversi metter l’anima in pace. E si debbano subire aggressioni ai propri diritti individuali di proprietà e collettivi, come cittadini che non vogliono veder calpestato il decoro della città.
Signor Presidente, in questo spirito e con questi convincimenti Le siamo vivamente grati per la sensibilità dimostrata su questo tema, che non è secondario, perchè nella percezione comune è ormai ritenuto una cartina di tornasole della capacità dello Stato di far rispettare la legalità.
E ci auguriamo che la Camera dei Deputati, nel licenziare il provvedimento legislativo in itinere, non ritenga di  stravolgerne, sul punto, l’impostazione”.

Assoedilizia altresì rende merito al Sen. Giuseppe Valditara per il suo decisivo intervento migliorativo della normativa approvata.

 

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COMUNICATO STAMPA ASSOEDILIZIA 

 

Sono attualmente in itinere in Parlamento alcune proposte di legge in materia di pianificazione urbanistica. I relativi testi sono reperibili nel blog:  www.instat.wordpress.com 

 

Commento del presidente Achille Colombo Clerici:

 

“A)  P.d.L. Camera Deputati n.438/2008 Lupi-Stradella-Paroli

 

Apprezzabili la schematicità della impostazione e la stretta osservanza dei confini della competenza statale in materia di principi generali; senza  sconfinamenti in normazioni esecutive e di dettaglio di competenza regionale.

 

Art.9

L’adozione del sistema perequativo è prevista in via facoltativa per i Comuni.

La perequazione si attua mediante l’attribuzione di diritti edificatori alle proprietà immobiliari ricomprese in determinati ambiti territoriali. 

È previsto, quindi, che  i Comuni possano limitarne l’applicazione solo ad alcuni ambiti.

 

Ad evitare una eccessiva discrezionalità comunale, suscettibile di creare sperequazioni, sarebbe opportuno prevedere l’applicabilità del sistema perequativo a tutte le AREE DI ESPANSIONE del territorio comunale (all’esterno del centro edificato) soggette alla competenza pianificatoria del Comune; e non solo ad alcune di esse.

 

  *       *        *       

 

Sempre a proposito di perequazione, nulla si dice delle aree comprese nel centro edificato: sarebbe opportuno prevedere l’ ESCLUSIONE della estensibilità della PEREQUAZIONE stessa a questo ambito, ed, in particolare, agli edifici esistenti, ai c.d. interventi di RINNOVO URBANO (art.2), così alle riedificazioni a seguito di demolizioni, agli incrementi volumetrici, ad esempio le sopraelevazioni, agli interventi edificatori singoli in aree di completamento.

 

  *       *       *     

 

Art.8 comma 7

 

È opportuno, a proposito del “confronto concorrenziale”, disciplinato all’articolo in esame, prevedere forme di tutela dei soggetti portatori di interessi più deboli all’interno dell’ambito di intervento di  pianificazione urbanistica.

 

 

  *       *       *       

 

 

Occorre ESCLUDERE la competenza legislativa  regionale concorrente in tema di OBBLIGHI di fare, nonché di spese, pesi, sanzioni e oneri fiscali e parafiscali riguardanti IMMOBILI.

 

Le regioni, in virtù della competenza legislativa concorrente, loro attribuita in materia ad esempio di trasporti, turismo, ambiente-territorio, energia legiferano incidendo il diritto di proprietà in contrasto con quanto disposto dalle leggi nazionali.

 

Troppe sperequazioni derivano, in questo campo, dalla eccessiva autonomia che le diverse Regioni si sono acquisita in materia, travalicando chiaramente i confini della competenza concorrente.

 

Ad esempio, dopo l’abrogazione dell’obbligo di allegazione (della certificazione degli impianti) agli atti di disposizione di immobili-  compravendita, locazione – disposta  dalla legge statale, la Regione Lombardia insiste per tale obbligatorietà al riguardo delle certificazioni energetiche: accingendosi a legiferare per l’introduzione di pesanti sanzioni pecuniarie, in caso di inottemperanza.

 

 

B).  P.d.L. Camera Deputati n.329 /2008

Mariani,Bellanova, Boffa ed altri.

 

L’articolato dà l’idea di un “trattato” in materia urbanistica, con prescrizioni anche di dettaglio: norme codificate, codificande ed aspirazioni politico-ideal-culturali.

 

L’ impressione è rafforzata dalla mancata previsione di qualsivoglia abrogazione di disposizioni legislative attualmente in vigore; rinviandosi questo “passaggio” al meccanismo della delega al Governo per il riordino ed il coordinamento della legislazione vigente, alla luce anche delle leggi emanande da parte delle Regioni .

 

L’ impianto normativo in esame, dunque, si calerebbe,come una vera e propria “superfetazione”, su un sistema di norme (quello urbanistico) che di tutto ha bisogno, fuorché di un appesantimento legislativo.

 

 

C) D.d.L. Camera dei Deputati n.1794/2008 Mantini

 

La perequazione è il “metodo ordinario” della pianificazione operativa, ed è attuata attraverso l’attribuzione di diritti edificatori a tutte le proprietà immobiliari (non solo i suoli) ricomprese in ambiti di trasformazione urbanistica e con caratteristiche “territoriali” omogenee.

Essa rientra dunque in un meccanismo più stringente rispetto ad una semplice facoltà del comune in sede di governo-pianificazione del territorio.

 

L’omogeneità delle caratteristiche territoriali – relative a determinati ambiti – non è, da sé sola, condizione sufficiente a garantire la piena indifferenza di tutti i proprietari dei suoli di fronte alle scelte pianificatorie delle pubbliche amministrazioni.

Questo obiettivo si può raggiungere solo attraverso l’assoggettamento di tutte le aree comunali di espansione al regime perequativo.

 

Stesse considerazioni più sopra svolte a proposito dell’edificato.

 

La Chiesa non può tacere

febbraio 9, 2009

Intervenendo al Convegno “Anniversario dei Patti Lateranensi” organizzato dal Centro Pio XI nella propria sede di Desio, in data 7 febbraio 2009

 

Dichiarazione del presidente Achille Colombo Clerici:

 “Il caso Englaro è emblematico della nemesi del rapporto tra Stato e Chiesa, a seguito dei Patti Lateranensi dei quali si celebra proprio in questi giorni l’ ottantesimo anniversario.  

Si dice, con tesi semplice e suggestiva: come si è liberi di divorziare o no, perché non si può fare lo stesso anche a proposito della vita?

Io non la impongo a te e tu non la imponi a me.

Ed inoltre, la Chiesa dovrebbe tacere, in nome della laicità dello Stato e non interferire nella vita di quest’ultimo.

Ci si dimentica che la Chiesa non è una confraternita o una associazione culturale qualunque: e dove è comodo parla, mentre dove è scomodo tace.

La Chiesa è portatrice e interprete della parola di Dio che diffonde nel mondo: ed è profondamente convinta di tale missione. I suoi sacerdoti parlano anche in quei Paesi nei quali vengono martirizzati. 

Sicché, essa non può venir meno a questo compito, che è un vero e proprio dovere in presenza di un fermo convincimento:

come il pubblico ufficiale, di fronte ad un reato commesso sotto i suoi occhi, non può far finta di niente, ma per legge deve intervenire al fine di impedirlo, prima,  e di reprimerlo, poi.”

 

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Sul tema dei graffiti selvaggi contemplato dal ddl sulla Sicurezza il  Senato, concorde il Governo, ha accolto gli emendamenti auspicati da Assoedilizia che prevedono:

– inasprimenti delle sanzioni penali per il reato di imbrattamento;

– procedibilità d’ufficio su tutto il territorio comunale;

– competenza per il giudizio penale, trasferita dal Giudice di Pace  al Giudice ordinario, misura che permette di conseguire la effettività della pena;

– divieto di vendita di bombolette spray ai minori di 18 anni, sanzionato con mille euro di ammenda al venditore contravventore.

Dichiarazione del presidente Achille Colombo Clerici :

“Esprimiamo viva soddisfazione per la decisione del Senato e per l’indirizzo-guida assunto dal Governo sulla questione degli imbrattamenti da graffiti.

È in particolare grazie all’azione decisa ed instancabile condotta dal senatore Valditara e dall’amministrazione comunale di Milano, in persona del Sindaco Letizia Moratti e del vice Sindaco on.le De Corato, se siamo riusciti ad approdare a questo risultato legislativo, che permetterà di arginare il dilagare di tags e graffiti.

Milano è  la città più martoriata d’Italia da questo fenomeno che causa danni valutati in 100 milioni di euro (in Lombardia ammontano a 305 milioni); e non a caso da qui è partito il forte impulso che ha determinata la svolta legislativa. 

I proprietari di casa milanesi – conclude Colombo Clerici – ritengono che i provvedimenti legislativi imporranno sostanziali limiti all’attività dei graffitisti consentendo così alla pubblica amministrazione di contenere in limiti accettabili gli oneri per mantenere il decoro della città: eliminando il pericolo che siano proprio i danneggiati – i proprietari di casa – a dover sostenere i costi delle periodiche ripuliture”.

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