In un ordinamento, quale è il nostro, improntato ai principi di proprietà privata, libertà economica, di libera iniziativa privata, ma al tempo stesso ispirato alla solidarietà, ed al welfare, la casa va considerata un bene, ed anche un servizio. Non certo, a seconda del punto di vista soggettivo del suo fruitore, (così come il prosciutto non può esser considerato un servizio al cittadino, a seconda dell’idea che ne abbia il cliente del salumiere ed indipendentemente da ciò che quest’ultimo pensa).

Bensì sulla base della funzione alla quale il suo possessore intende destinarla.

E’ un bene per il cittadino che vi ha investito i propri risparmi e che da essa intende ricavare un legittimo reddito.

E’ un servizio, quando il pubblico deve assolvere al suo compito istituzionale di dare la casa a coloro che non la possono pagare: né in tutto, né in parte.

Ed in tal modo, il nostro ordinamento prevede a fianco dell’edilizia libera, l’edilizia residenziale pubblica (la c.d. edilizia popolare) sovvenzionata, cioè a totale carico dell’ente pubblico. E l’edilizia agevolata (cooperative) e  convenzionata (imprese); a metà fra la libera e la popolare e destinata ad utenti che possono accedere all’abitazione a prezzi calmierati. 

Nell’area milanese (pensiamo al comprensorio Cimep) i tre canali di produzione edilizia hanno storicamente concorso alla formazione della conurbazione rispettivamente in questi termini: 10%  la sovvenzionata, 75% la libera e 15% le altre due – 10 le cooperative e 5 le imprese.

L’errore e le relative storture si sono avute ogniqualvolta il legislatore ha voluto forzare questo schema, che non è solo giuridico, ma è basato su fondamenti di carattere culturale, sociale ed  economico. Con vincoli, blocchi  degli sfratti e dei contratti, equo canone (per il quale colui che aveva investito i propri risparmi nella casa si vedeva costretto ad affittare a prezzi politici anche a Rockefeller e ad Agnelli).

O trascurando la leva dell’edilizia residenziale pubblica: come è avvenuto da quindici anni a questa parte.

Insomma, o troppo Stato, o troppo mercato.

Certo, il mercato per la sua parte può dare risposte molto efficaci, e le può dare anche in termini di risposte di sistema quando intervengano le misure normative idonee. Come avvenne, nel secondo dopoguerra, quando la Legge Tupini (del 1949) permise di dare una risposta al bisogno abitativo degli italiani, in un periodo in cui si dovevano affrontare i problemi, non solo della ricostruzione post-bellica, ma anche di un vastissimo fenomeno migratorio interno.

Ma il pubblico deve intervenire assicurando quella quota di edilizia sociale destinata ai meno abbienti (perchè ci sono anche cittadini che la casa non la possono pagare né in tutto, né in parte, e non si può pensare che vadano a dormire sotto i ponti) senza la quale non ci potrà mai essere una risposta adeguata al bisogno abitativo del paese.

E se il pubblico lamenta una ristrettezza di risorse occorre ricordare ai pubblici amministratori, che fare politica, amministrare la cosa pubblica significa, proprio perché siamo in presenza di una serie di bisogni illimitati a fronte di risorse (economiche-umane) limitate, ordinare le proprie scelte secondo una scala gerarchica di valori.

I comuni facciano meno fioriere, rotatorie in pietre pregiate, bike sharing di sorta, pavimentazioni in pietra, facimenti e rifacimenti di marciapiedi e di strade, illuminazioni e luminarie (i fuochi di artificio sono diventati, oltre che una kermesse, una vera iattura per molti paesi e cittadine: ma chi li paga?) feste e arredi e costruiscano più case popolari. E poi, destiniamo, con disposizioni legislative mirate,  il 5 per mille  (che ora va anche alle bocciofile ed alle fondazioni parafamiliari) alle case popolari  per i meno abbienti.

In questa congiuntura economica si pone con urgenza, come istanza etica irrinunciabile, quella di tornare a dare il giusto peso al denaro.

 

*   *   *

 

Quanto alla locazione privata, ormai da più parti si concorda sull’esigenza di potenziare l’offerta abitativa  privata di case in locazione nelle due forme: quella del canale concordato (contratto a canoni agevolati) e quella del canale libero.

Ciò al duplice fine: di disporre di uno stock in locazione più congruo rispetto al fabbisogno, e d’altro lato di calmierare, con una maggior offerta, i canoni di locazione stessi.

Purtroppo oltre i proclami e le buone intenzioni, non si attuano le misure necessarie a produrre l’effetto di una vera incentivazione dell’investimento privato in locazione, come risposta di sistema (del sistema non solo economico, ma sociale nel suo complesso) al fabbisogno abitativo del Paese.

 

Al di là di iniziative individuali di nicchia e di portata assai limitata sostenute  da alcune amministrazioni comunali nel campo della edilizia convenzionata (ad esempio le peraltro lodevoli operazioni di housing sociale) occorrerebbe equiparare, sul piano dell’onere fiscale, l’investimento immobiliare a quello mobiliare.

 

CEDOLARE SECCA

E certamente la via della cedolare secca, cioè della ritenuta a titolo di imposta nella misura del 18-20 %, sui redditi immobiliari, sarebbe quanto mai opportuna, come misura normativa generale in grado di innescare una risposta di sistema, del sistema, non solo economico, ma sociale nel suo complesso.

Senza considerare il fatto che l’interposizione di un soggetto terzo indifferente (banca – sportello postale) quale sostituto d’imposta permetterebbe l’emersione del sommerso. E quindi di recuperare alla tassazione una serie di redditi: il che consentirebbe di controbilanciare l’eventuale contrazione del gettito dovuta alla ridotta aliquota della cedolare.

 

EQUITA’ NELLE VALUTAZIONI CATASTALI

– Ma la locazione abitativa andrebbe favorita anche sul piano delle valutazioni catastali.

Perchè, se è vero (come si è affermato anche in sede di valutazione di congruità, da parte dell’Agenzia del Territorio, dei valori di conferimento degli immobili da parte del comune di Milano nei fondi immobiliari) che i valori delle transazioni immobiliari si riducono del 30-40% in presenza di rapporti di locazione in atto, non si capisce perché questo criterio non debba valere quando si tratti di determinare i valori catastali che costituiscono la base imponibile di tutta l’imposizione tributaria sugli immobili stessi.

 

ESTENSIONE REGIME FISCALE SIIQ ALLE SOCIETA’ DI GESTIONE IMMOBILIARE

– Le società di gestione immobiliare, potrebbero rivelarsi strumenti assai efficaci sul   piano di una risposta di sistema, all’esigenza di maggior offerta in locazione abitativa.

Occorrono adeguate misure di incentivazione e l’estensione alle società stesse del regime fiscale agevolato previsto per le SIIQ (a condizione che tengano investito nella locazione abitativa almeno il 25% del patrimonio) potrebbe esser una misura di grandissima efficacia.

L’investimento attraverso le società a gestione diretta (senza l’interposizione di un gestore terzo) dovrebbe anch’esso dar luogo ad un’unica tassazione, come reddito da capitale, e non ad una doppia tassazione; come avviene ora, una volta in capo alla società e una volta in capo al socio.

 

BONUS AL LOCATORE

Nell’ottica di agevolazioni e sussidi alle famiglie, in questa congiuntura economica, andrebbe introdotto un bonus al locatore in grado di integrare la capacità di spesa (mirata al bisogno primario-casa) delle famiglie. Ad esempio  con un potenziamento del sistema sussidio-casa, attraverso un intervento integrativo diretto nei confronti del locatore, per abbattere il costo-casa delle famiglie;  la semplice detassazione del reddito del conduttore o un bonus a favore di quest’ultimo non sono misure sufficienti perché, dilatando la generica capacità di spesa, si finirebbe per favorire le spese voluttuarie delle famiglie.

Inoltre questa misura, realizzata nella trasparenza fiscale, attraverso un meccanismo virtuoso, permetterebbe di far emergere l’eventuale sommerso.

   

MORATORIA IN CAMPO ENERGETICO.

 Detraibilità dalle imposte dirette dei costi di certificazione, anche energetica, degli edifici e degli impianti, nonché di tutte le spese per opere di riqualificazione energetica degli edifici.

Moratoria per tutti i termini ed i procedimenti disposti da Stato, Regioni, Comuni

 

FAVOR VERSO LE SOCIETA’ DI GESTIONE IMMOBILIARE LOCATRICI DI ABITAZIONI

Revisione del regime della deducibilità delle spese manutentive nonché della valutazione presuntiva e/o parametrata agli studi di settore della congruità del reddito.

Revisione del regime della detraibilità del 55% in ordine agli interventi di riqualificazione energetica (oggi non ammessa); nonché un miglioramento del vigente regime di deducibilità degli  interessi passivi delle società stesse.

 

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La debolezza della politica impedisce la formazione e la crescita di una generazione nuova di architetti italiani.

 

 

Dichiarazione del presidente Achille Colombo Clerici nel corso del Convegno promosso dal Politecnico di Milano, Polis Maker, sul tema: “Qualità del vivere nella città”:

 

“Una questione rilevante si pone. Se esista una generazione di architetti italiani in grado di esprimere una cultura architettonica e socio-urbanistica propria del nostro Paese.

 

Se, in altri termini, sia la mancanza di tale cultura a  causare la assenza dalla scena degli architetti italiani o se viceversa quest’ultima sia la causa di una carenza di rappresentazione, nel paesaggio urbano dei nostri giorni, di una chiara cultura urbanistico-edilizio-architettonica italiana: in altri termini, la cultura c’è, ma gli architetti italiani non sono chiamati a rappresentarla?

 

Ed in questo caso, se la mancata formazione di una generazione di architetti, in grado di interpretare lo spirito dei tempi trasfondendo nell’architettura i valori e la cultura della nostra società (nel bene o nel male durante il periodo fascista gli architetti lasciarono nelle nostre città l’impronta del loro tempo), pur nel contesto del più generale fenomeno della globalizzazione, sia  la conseguenza della debolezza della nostra politica e conseguentemente della politica culturale delle amministrazioni centrale e locali.

 

Insomma, per l’incapacità della politica di far crescere un milieu di architetti italiani, dobbiamo assistere agli  interventi sul nostro territorio, nelle nostre città e sui monumenti, di architetti stranieri  il cui merito, talvolta, è   quello di appartenere al “Circus” delle archistar ?

 

È ormai cosa risaputa  che è andato formandosi un  club di “superarchitetti” che si riconoscono e si sostengono in qualche modo tra loro: sono chiamati a far parte di giurie delle quali sono membri autorevoli e dove assegnano il premio a qualche altro membro del club, per esserne ripagati in  altra situazione.

Tra questi non manca qualche italiano.

 

Il problema è molto serio soprattutto perché, a seguito del processo di concentrazione della capacità di operare a livello edilizio-urbanistico nelle mani di grossi gruppi, che trovano senz’altro molto comodo rivolgersi al grande nome straniero, in grado di far superare ogni diatriba domestica, gli architetti italiani saranno sempre più ridotti a progettare sottotetti,villette e ristrutturazioni di appartamenti.”

 

Commento della Dott.ssa Mirella Bersani Calleri

 

Ho letto con il solito interesse e assenso le Tue dichiarazioni al Politecnico sull’impossibilità che si crei una nuova generazione di architetti di cultura italiana.

Penso che i grandi gruppi e i nomi di rilevanza internazionale si presentino alle porte delle nostre città dotati di:

– credibilità professionale (il curriculum, gli studi, le opere già realizzate all’estero)

– la neutralità relativa nell’approccio ai desideri dei committenti italiani (ideologia, furbizia partitica, relazioni pregresse non esistono)

– capitali “hot money”, liberi di spostarsi dovunque,  che li accompagnano I nostri professionisti scontano l’aggancio ai gruppi domestici, ma soprattutto una pigrizia in parte creata dalla presunzione e in parte dall’ignoranza per la tradizione umanistica che ha sempre distinto il nostro Paese. Non si tratta di rifare lo stile Tudor, ma di reinterpretare lo spirito dell’arte dei nostri monumenti, con abili segni di linea nuova. Ma nell’anima bisogna che tornino ad amare il nostro passato che non è fatto di “preesistenze ambientali”, né di gauchismo al caviale.

Scusa se mi sono permessa… sei sempre lucidamente coraggioso. Meno male che sei ascoltato.

Mirella Bersani Calleri

 

 

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programma-convegno

 

Con Expo 2015 Milano è destinata a cambiare volto, funzione, cultura. In quale misura, si vedrà. Comunque, la città si prepara ad affrontare una delle più importanti trasformazioni urbanistiche, e conseguentemente socio-economiche, della sua storia.

Ma si individua un possibile rischio: che si dia luogo ad un dualismo tra città costruita e città costruenda in cui l’interesse e le ragioni di quest’ultima vengano, in qualche modo,  anteposti a quelli dell’altra. Per questo motivo il Centro Studi Polis-maker del Politecnico di Milano, con il patrocinio di Assoedilizia, organizza il Convegno internazionale

 Qualità del vivere in città

Presentazione dell’Istituto Assoedilizia-Polis-maker venerdì 23 gennaio 2009, ore 9,45-13, Sala delle Conferenze di Assoedilizia (primo piano), via Meravigli 3, Milano

 nel quale viene proposto il Polis-maker, stratega urbano che si caratterizza per il suo approccio transdisciplinare, quale Garante dello sviluppo urbano della città. Una figura inedita, quella del Polis-maker, ma già reale. Alla sua formazione provvede un master universitario internazionale, giunto alla terza edizione, frutto della collaborazione tra Politecnico di Milano-Polo di Como, Università Cattolica di Milano, Università di Milano Bicocca, Università Carlo Cattaneo, Ium-International University of Monaco, Università di Buenos Aires, Itq-Istituto tecnologico di Queretaro (Messico), Università della Repubblica di Uruguay, istituzioni del Canton Ticino, Centro di cultura scientifica A. Volta.

Nella stessa occasione viene  presentato l’Istituto Assoedilizia-Polis-maker che ha la finalità di porsi come referente delle pubbliche amministrazioni e degli operatori privati nella valutazione degli insediamenti urbani e territoriali sotto i profili della compatibilità ambientale e della capacità di migliorare la qualità del vivere in città, nonché di essere fattore propulsivo di attrattività e di competitività del territorio e delle città.

Intervengono per saluti o relazioni:

Avv. Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia e della Federazione Lombarda della Proprietà Edilizia – Mons. Prof. Franco Buzzi, Prefetto dell’Ambrosiana di Milano – Ambasciatore Dott. Benito Andion, Console generale del Messico a Milano e Decano del Corpo consolare – Dott. Jacopo De Mojana di Cologna, Cancelliere del Consolato del Principato di Monaco a Milano – Prof. Fernando Sansò, Presidente del Corso di studi in Ingegneria per l’ambiente e il territorio, Politecnico di Milano-Polo di Como – Dott. Gianluigi Piazzini, Presidente Catef-Camera ticinese dell’Economia fondiaria – Prof. Angelo Caruso di Spaccaforno, Direttore del Centro studi Polis-maker, Politecnico di Milano-Polo di Como.

Alla tavola rotonda successiva, che svilupperà i temi trattati dai due volumi “Città Costruita Qualità del Vivere. Desideri, valori, regole” e “Architettura della Città Qualità del vivere. Percorsi, speranza, partecipazione” intervengono gli autori:

Prof. Gherardo Amadei, psicoanalista, Docente di Psicopatologia dello sviluppo, Università di Milano Bicocca – Arch. Benedetto Antonini, già Direttore Pianificazione territoriale del Canton Ticino – Ing. Francesco Cetti Serbelloni, Presidente del Centro studi sul Paesaggio mediterraneo –  Prof. Paolo Martini, antropologo Decs Formazione permanente, Canton Ticino – Prof. Eduardo Elguezabal Mazzolla, Università di Buenos Aires – Prof. Massimo Santaroni, Docente di Sistemi giuridici comparati, Università di Trento – Prof. Cesare Vaccà, Docente di Istituzione di Diritto privato, Università di Milano Bicocca – Dott. Luigi Viola, Casa editrice De Agostini-Scuola – Prof. Antoine Wasserfallen, Docente di Facility management e di Interior design, Ecole Hotèliere de Lausanne.

E’ prevista una videoconferenza con l’Ecole Hotèliere di Losanna.

 

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Dichiarazioni del presidente Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

 

“Assoedilizia aveva suggerito al Governo una riflessione sull’introduzione, prevista all’art. 23 del D.L. anticrisi, del silenzio-assenso sulle proposte di microprogetti di arredo urbano o di interesse locale operati dalla società civile nello spirito della sussidiarietà.

 

Molto opportunamente il testo licenziato dalla Camera dei Deputati ha introdotto il criterio del silenzio rifiuto: in linea con i  principi generali dell’ Ordinamento amministrativo.

 

La norma, cosi come concepita, è quanto mai provvida e foriera di esiti favorevoli, sul piano della sussidiarietà e della collaborazione dei privati, della società civile, al miglioramento della qualità estetica e della funzionalità delle città.

 

Assoedilizia apprezza la ponderatezza e la lungimiranza con le quali il Governo ha saputo affrontare una questione, connotata da un marcato tecnicismo giuridico, che non poteva venir affidata a risposte giuridiche improntate a mera suggestione.”

 

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Dichiarazioni del Presidente Achille Colombo Clerici:

 

“Se le città possono considerarsi come i terminali gerarchici di sistemi urbani, socio-economici, istituzionali e culturali, Milano si avviava a divenire il secondo terminale del sistema Italia.

La vicenda Malpensa, invece, con l’indebolimento complessivo della funzionalità del nostro sistema aeroportuale lombardo, riduce grandemente il grado di attrattività e di competitività internazionale della nostra città metropolitana lombarda, che rappresenta l’Italia del progresso scientifico, tecnologico e della innovazione.

Roma si conferma definitivamente come l’unico terminale gerarchico del sistema Italia, in rappresentanza di vecchi interessi nazionali storici, artigianali, e velleitariamente turistici.

Una triste prospettiva storica per il futuro del nostro Paese.”

 

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Nell’arco di quattro settimane l’esplosione di una palazzina a Latina, poi a Grottaferrata, S. Giminiano, S.Colombano, Gorle, nella bergamasca.

Poi l’episodio di viale Ungheria ieri a Milano, con le minacce agli agenti di pubblica sicurezza di far esplodere il proprio appartamento con tutto il palazzo da parte di un cittadino.

Ieri l’esplosione di un appartamento a Caserta ed oggi a Bari.

Una varietà di episodi che dimostra la pericolosità del gas (metano in particolare) lasciato alla mercè degli utenti a causa di una normativa lacunosa ed equivoca.

La cronologia di questi eventi – gravi e meno gravi – è quasi un bollettino di guerra; e le esplosioni non fanno quasi più notizia.

Ma è possibile che ciò continui ad avvenire, negli anni Duemila ed in un Paese “civile” qual è il nostro?

 

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici dichiara:

 

“C’è molta incoerenza nelle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas. Si dispone che i fornelli delle cucine non possano essere venduti, se non sono dotati del dispositivo della valvola termostatica, che impedisce la fuoriuscita del gas in caso di spegnimento della fiamma; e poi si permette che in milioni di case continuino ad usarsi vecchi fornelli che ne sono privi.

Non viene disposta l’installazione  obbligatoria, all’interno delle abitazioni, di apparecchiature che interrompano automaticamente l’erogazione del gas, o diano l’allarme, in caso di perdite dell’impianto.

Gli apparecchi domestici (cucine, forni) andrebbero “blindati” ad evitare manomissioni da parte di chi vuol far un uso improprio di questa sostanza altamente pericolosa (ad esempio per tentativi di suicidio o per minacciare e compiere ritorsioni).

Il tutto sotto la responsabilità degli enti erogatori che dovrebbero, in presenza di difetti, interrompere immediatamente la fornitura del gas.

Sui nostri suggerimenti tecnici concorda anche il C.I.G. Comitato Italiano Gas.”

 

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Campagna pro-Malpensa

gennaio 8, 2009

 

Campagna  pro-Malpensa: Assoedilizia aderisce all’azione della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Milano.

 

Il trasporto aereo al servizio dell’interesse del Paese e non il Paese al servizio degli interessi del vettore aereo.

 

Dichiarazione del presidente Achille Colombo Clerici:

 

“Non debbono essere solo le ragioni economiche a ispirare la gestione dei servizi di interesse collettivo; soprattutto di quelli che si esplicano attraverso un radicamento al territorio e che presuppongono investimenti infrastrutturali di base ai fini della loro migliore funzionalità (fra i quali certamente rientra il servizio di trasporto aereo).

Purtroppo le ragioni dell’interesse privato non sempre vanno a braccetto con quelle dell’interesse pubblico.

E dobbiamo constatare che la Compagnia CAI (e la vicenda di Malpensa sta a dimostrarlo) sembra non sfuggire a questa regola.

È una riflessione che a questo punto si impone: perché oggi tocca alle linee aeree, domani toccherà a quelle ferroviarie e di autolinee e via di questo passo.

E per andare in treno da Milano a Venezia si dovrà passare per Zurigo e Salisburgo.

Ci sentiremo dire, anzi qualche amministratore pubblico lo va già dicendo, che è un non senso mantenere in vita certe tratte di autolinee assolutamente deficitarie (quelle ad esempio che collegano i paesini di montagna): gli utenti possono benissimo prendere il taxi ed addebitarne il costo al Comune.

Magari, possiamo pensare, previa presentazione di domanda in “carta bollata” al Comune…   

Ma via, fornire un servizio pubblico non è come produrre panettoni e non può seguirne le logiche puramente economiche, tanto per stare in tema natalizio.

Questa ottica  può portare  molto lontano, e creare disfunzioni serie nel mondo moderno.

Lo vede chiunque che trascurare e sacrificare l’aeroporto di Malpensa, una struttura creata per essere un hub al servizio del bacino di utenza largamente più importante d’Italia, dove peraltro esiste la maggior concentrazione dell’apparato produttivo ed economico del Paese, non solo è un non senso, ma è altresì contrario agli interessi italiani.

Senza contare le ragioni, sulle quali ci siamo già soffermati, riguardanti la sconvenienza, sul piano dello sviluppo del nostro settore turistico, di una alleanza con un vettore appartenente ad una Nazione direttamente competitrice con l’Italia in questo campo.

Siamo convinti che i migliori interpreti degli interessi della collettività radicati al territorio siano e debbano essere gli enti territoriali: Comuni, Province e Regioni.

Così, nella vicenda Malpensa, riteniamo si debba dare piena adesione alla azione, di sostegno al nostro aeroporto, condotta dalla Regione Lombardia, dalla Provincia e dal Comune di Milano.”

   

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Dichiarazioni del presidente Achille Colombo Clerici al Corriere della Sera

   

“Correva l’anno 1949. Milano aveva allora, grosso modo, la popolazione odierna, ma era appena uscita da una guerra che l’aveva dilaniata con i bombardamenti che avevano distrutto più di tremila edifici.

A quell’epoca disponeva di un edificato residenziale appena superiore alla metà dell’attuale, e stava fronteggiando una immigrazione che l’avrebbe portata, nel giro di trent’anni ad aumentare la propria popolazione di oltre 500 mila unità.

Quel primo di gennaio del’49 il Cardinale Idelfonso Schuster aveva davanti agli occhi l’immagine di tre morti per assideramento, il giorno di Natale; ne avevano parlato a lungo tutti i giornali.

L’uno senza fissa dimora –  scriveva nella sua omelia di Capodanno – l’altro trovato morto per assideramento nel suo abbaino, il terzo in un angolo di un edificio sinistrato. Sono le conseguenze tragiche e dolorose della mancanza di abitazioni in città e fuori. Non ci sono case! E’ impossibile fabbricarne per la situazione finanziaria, per il costo del materiale, per il costo della manodopera.

Il Presule osò allora muovere un appello alle forze sociali ed economiche della Diocesi per il varo di un progetto straordinario, volto alla realizzazione di case per quanti ne fossero privi.

La città accolse con slancio l’invito. Si costituì l’opera Domus Ambrosiana, (presieduta dapprima dall’Ing. Franco Ratti, nipote di Papa Pio XI, ed in seguito dal Senatore Luigi Davide Grassi, allora presidente di Assoedilizia), che nel giro di pochi anni realizzò in periferia tre moderni quartieri costituiti da tredici fabbricati dove trovarono dignitosa sistemazione 239 nuclei familiari ad affitti addirittura inferiori a quelli praticati dall’Istituto case popolari. L’iniziativa dell’Arcivescovo, di avanguardia per quei tempi, fu di grande stimolo morale per quanti avevano la responsabilità di gestire il problema abitativo nella nostra città e nel nostro Paese.

Il mondo della politica fu sensibilizzato al problema, da quell’appello: ne scaturirono i due più importanti provvedimenti per la casa di tutto il secondo Dopoguerra: il piano Fanfani (del 28 febbraio ’49) per l’edilizia sociale

e la legge Tupini ( del 2 luglio dello stesso anno) che prevedeva l’esenzione venticinquennale dall’imposta sui redditi dei fabbricati per coloro che avessero investito in case da dare in locazione.

Entrambi permisero di affrontare i gravi problemi abitativi dell’epoca: il primo favorendo la costruzione di 300 mila abitazioni di edilizia residenziale pubblica, l’altro secondando l’offerta,negli anni , di 10 milioni di alloggi, più o meno il 40 % dello stock abitativo nazionale: il doppio dell’attuale proporzione.”

 

 Achille Colombo Clerici

 

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