Finalità: Promuovere le relazioni culturali fra Svizzera e Italia nell’ambito letterario, artistico, sociale, economico, commerciale e politico, offrendo ai soci e al pubblico conferenze, incontri, dibattiti, pubblicazioni, e contribuendo all’organizzazione di premi, borse di studio e iniziative diverse. Questo lo scopo dell’Associazione Carlo Cattaneo, sodalizio di diritto elvetico che ha sede a Lugano ed è riconosciuto dal Ministero italiano degli Affari esteri. Nata ufficialmente il 7 febbraio 1992, grazie alla sua attività l’Associazione ha raggiunto un alto grado di notorietà sia in Svizzera che in Italia, grazie anche all’appoggio offerto fin da subito al progetto della “Regio Insubrica”. La “Carlo Cattaneo” vive grazie ai contributi di enti privati, di banche ed imprese, ma anche di singoli cittadini, sia svizzeri che italiani, desiderosi di rafforzare ulteriormente i rapporti fra due Paesi già legati da affinità culturali, geografiche ed economiche.

Fondatori: Achille Colombo Clerici, Bernardo Negri da Oleggio, Gaetano Barbiano di Belgiojoso, Eugenio Radice Fossati, Alberto Falck, Angelo Caloja, Salvatore Zotta, Franco Masoni Fontana

Direttivo:

 

Presidente Onorario: Avv. Franco Masoni

Presidente: Dott. Paolo Grandi

Vice Presidenti: Amb. Luciano Mordasini, Avv. Achille Crivelli

Cancelliere: Claudio Gianinazzi

Tesoriere: Oscar Stampanoni

Membri: Dott. Adriano Cavadini, Avv. Achille Colombo Clerici, Avv. Giovanna Masoni Brenni, Dott. Alberto Ménasche, Ministro Roberto Mazzotta, Prof. Remigio Ratti, Prof. Gerardo Rigozzi, Avv. Michele Rossi, Sig. Carlo Zella, Avv. Giordano Zeli

 

Indirizzo
Associazione Carlo Cattaneo
Ex Municipio di Castagnola
Piazza Cattaneo 1
CH – 6976 Castagnola

Tel.

+41 91 976 05 40

Fax

+41 91 976 05 41

E-mail

carlocattaneo@bluewin.ch

URL

http://www.associazionecattaneo.ch

 

 http://www.lugano.ch/cultura/welcome.cfm?catID=04015002&docid=95D4281C292D4B49C1256A650029269B

 

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 Vorrei iniziare da una osservazione e da una tesi. La Lombardia ed i territori contigui (collegati organicamente con questa regione, penso all’area novarese, a Piacenza, ma penso anche al Canton Ticino), costituiscono un sistema istituzionale, culturale, sociale, economico e territoriale-ambientale di assoluta eccellenza ed in grado di fornire risposte, appunto, di sistema, fattore questo imprenscindibile ed essenziale per conseguire la competitività necessaria a fronteggiare la sfida internazionale dei prossimi anni.

Quando dobbiamo vendere un prodotto commerciale (un dentifricio piuttosto che un’automobile o una lavatrice) non si richiedono risposte di sistema. Basta un intervento promozionale diffuso e la risposta può essere a pioggia, raccogliendo le domande che provengono da ogni dove nell’ambito di un determinato mercato (interno o internazionale).

Quando si tratta viceversa di intervenire introducendo nel territorio delle innovazioni (tecnologiche o ideali) per le quali sia necessaria una reattività del territorio stesso (penso ad esempio alla raccolta differenziata dei rifiuti, ma anche alla cablatura della città ed alle sue applicazioni utilizzative); quando si operano investimenti produttivi o quando è in gioco l’offerta complessiva in termini di opportunità alle persone (formazione professionale, universitaria, socializzazione, occasioni di lavoro), è necessario che la risposta localizzata garantisca un certo livello di risultato senza il quale l’investimento stesso non può giustificarsi, cioè non sta in piedi dal punto di vista economico.

Questa è la risposta di sistema – di cui dicevo – dal cui grado dipende il maggiore o minore dinamismo del territorio.

Gli elementi che entrano in gioco sono culturali (la mentalità della popolazione, il grado di sensibilità al problema), socio-economici (il livello economico delle famiglie e delle imprese), strutturali ed infrastrutturali (l’efficienza delle public utilities).

Oggigiorno la competitività sul piano internazionale significa capacità di primeggiare in un confronto con le realtà più agguerrite esistenti al mondo ed in un sistema sovranazionale omogeneo.

Con la caduta dei muri ideologici e l’apertura delle frontiere e dei mercati, le singole città non sono più i terminali gerarchici di sistemi socio-territoriali ed economico-culturali nazionali. Sono terminali di sistemi sovranazionali. E della sfida della competizione globale debbono reggere il passo della concorrenza sullo stesso piano quanto a mentalità e con i medesimi mezzi e strumenti a disposizione. Occorre dunque un adeguamento costante in termini culturali e di efficienza funzionale per poter sostenere il confronto.

C’è un’altra considerazione da fare. La Lombardia ha vissuto, e molto spesso ha anticipato, i profondi mutamenti verificatesi nel Paese. Da quando si cominciò, 25-30 anni fa, a parlare del GE-MI-TO, il triangolo industriale del Nord Ovest come del polo sul quale giocare il rilancio dell’economia italiana e del nostro ruolo nel mondo, sembra trascorso un secolo.

Allora dominava l’immagine dell’imprenditore, del “cummenda”, emblematica del milanese artefice delle fortune della città, il vero protagonista della vita milanese. Un uomo semplice, un po’ rude, dotato di inventiva e di generosità, ostentatamente amante del denaro e del successo, spiccatamente individualista e campanilista.

Oggi, per avere un’idea del cambiamento intervenuto nella società, basta seguire i canali televisivi che si occupano di economia e di finanza: i nuovi protagonisti sono i consulenti che costituiscono l’ossatura portante della classe dirigente. Tutti professionalità distaccata, rigoroso look formale, efficienza, spirito di corpo e di appartenenza, degno della migliore tradizione etoniana, interessi a livello planetario.

Cosa è avvenuto, in così poco tempo, sotto i nostri occhi, quasi senza che ce ne avvedessimo?

Siamo passati dall’era, dalla civiltà della grande fabbrica, all’era della immaterialità, della virtualità, della conoscenza (un dato per tutti: in Italia nel 1997 i fruitori della smisurata biblioteca costituita da Internet erano solo 500.000, mentre lo scorso anno sono stati ben 8 milioni); una conoscenza che si traduce nell’ansia spasmodica di possedere una massa sempre maggiore di nozioni, ma che implica il rischio – possiamo aggiungere – di allontanarci sempre più dalla cultura intesa in senso tradizionale come approccio umanistico alla vita quotidiana. Vasti processi hanno attraversato la società e l’economia: i processi di ristrutturazione, di innovazione tecnologica, di finanziarizzazione, di internazionalizzazione, di terziarizzazione. Processi tutti deterritorializzanti il cui effetto sono state la deindustrializzazione del territorio, e la delocalizzazione di attività e di funzioni.

Certo, la dematerializzazione da un lato e la globalizzazione dall’altro, ci proiettano progressivamente nel dominio dell’immagine.

E la sorte del territorio non sfugge a questa logica.

Oggi la dimensione nella quale il territorio e la popolazione ivi insediata si giocano la sfida internazionale e la competizione degli anni a venire, è una dimensione più qualitativa che quantitativa: imperniata più che sulla organizzazione economico-commerciale, sull’appeal di una immagine legata al fascino e all’efficienza culturale non disgiunto da un dinamismo del territorio che dovrà offrire alle persone e alle imprese una sempre maggiore qualità rispettivamente della vita e dell’organizzazione dei servizi.

Sul piano dell’immagine in campo internazionale il GEMITO, se stiamo alle sigle, non basta più; occorre forse un VEGETO.

A parte la battuta, che lascia il tempo che trova, ritengo si debba pensare di coinvolgere in un progetto di valorizzazione territoriale e di comunicazione, di immagine, l’area padana fino alla città di Venezia (e alle sue propaggini imprenditoriali); non solo perché quest’ultima è un faro di cultura, di immagine appunto e di italianità nel mondo, ma anche per il vero culto internazionale di cui essa è ammantata.

Qualche tempo fa ho trattato sul quotidiano Neue Zuercher Zeitung il tema della collaborazione culturale tra le regioni del Nord Italia e la Confederazione Elvetica, nonché del ruolo di Stato-cerniera tra il Sud e il Nord dell’Europa che la stessa Confederazione dovrà rivestire negli anni a venire. Un ruolo, quello di Stato-cerniera, in virtù non tanto e non solo del realizzando sistema di attraversamento ferroviario Alp-Transit, quanto della omogeneità socio-culturale e della contiguità ambientale e territoriale con tre delle quattro regioni più importanti d’Europa: il Rhone-Alpes, il Baden-Wuettemberg e la Lombardia). E debbo dire che, su questa tesi, ho riscontrato, nel versante d’oltre confine, largo interesse e consenso.

Venendo alla situazione di casa nostra, se vogliamo attenerci alla figura geometrica del triangolo che sembra essere quella maggiormente ricorrente nella configurazione morfologica di un’immagine da esportare del nostro territorio, si può vedere che, se scendiamo da Lugano verso Genova e la Riviera Ligure e ci proiettiamo poi sino alla Serenissima, identifichiamo una vasta regione che sul piano della cultura, delle tradizioni e della storia dei valori paesistici ed ambientali, delle entità istituzionali, sociali ed economiche, del collegamento e della proiezione internazionale, costituisce una realtà in grado di irradiare una immagine di assoluta eccellenza a livello mondiale. Una realtà che merita un progetto di valorizzazione, comportante, più che grandi sforzi di investimento, un po’ di determinazione e di unità di intenti nei diversi soggetti pubblici e privati che vi sono implicati.

Milano, in questo disegno, si colloca in posizione baricentrica, come vero e proprio motore del progetto: è questo il ruolo che spetta alla città che per vocazione naturale ha la responsabilità di guidare nel mondo l’intera nostra nazione.

L’associazione Amici di Milano che è peraltro mandataria della municipalità di Lugano nel disegno di promozione di scambi culturali tra il nostro Paese e la Nazione d’oltre confine, sta attivamente impegnandosi su alcuni temi inerenti alla armonizzazione ed alla complementarità  dei sistemi infrastrutturali delle aree di confine, soprattutto nel settore dei trasporti.

Un settore che, diciamo subito, meriterebbe ben maggiori attenzioni da parte dello Stato. Oggi Milano e la Lombardia dispongono di una dotazione infrastrutturale molto carente. Per questo è necessario si intervenga in modo integrato per adeguare strade, autostrade, ferrovie e strutture complementari.

Se vogliamo avere un ordine di grandezza dell’esigenza di mobilità delle merci e delle persone, e non solo delle imprese, consideriamo alcuni dati: la Lombardia è fra le 10 maggiori regioni europee quanto a PIL ed è la seconda in Europa, dopo il Baden Wuettemberg, per densità industriale; essa produce un terzo delle esportazioni nazionali, circa un quarto delle entrate erariali dell’Italia intera. In Lombardia vive il 16% della popolazione italiana, vi si concentra il 19% del totale della forza-lavoro nazionale (circa 4 milioni di persone). E ancora: la Lombardia cede insediato il 45% delle multinazionali operanti nel Paese (pari al 49% in termine di addetti), crea più del 20% del prodotto interno nazionale, produce il 19,8% dei laureati, contribuisce con il 34,1% alle spese private di ricerca e di sviluppo, ospita quasi il 60% dei mezzi di comunicazione (stampa, radiotelevisioni, on line).

Quanto al settore della mobilità, in questa regione transita un terzo del traffico merci italiano su gomma, mentre sul territorio milanese è localizzato l’80% delle piattaforme distributive delle imprese specializzate in trasporto conto terzi del Paese e sui terminali ferroviari dell’area di Milano si concentra più del 50% del traffico intermodale dell’intera rete italiana.

A fronte di questa realtà economica e sociale, sul territorio lombardo è localizzato solo il 9% della rete stradale nazionale e il 9,5% di quella ferroviaria e gli investimenti in opere pubbliche nei trasporti rappresentano solo il 10% di quelli nazionali.

Siamo di fronte, dunque, a una vera e propria sottodotazione di infrastrutture, in particolare di strade, ferrovie e attrezzature complementari, che provoca episodi gravi di disfunzione e, più in generale, un sovraccarico della rete esistente: per le imprese, di fatto, un aumento dei costi legati allo svolgimento dell’attività e per le persone un ostacolo a quella mobilità che è condizione indispensabile per uno sviluppo in termini di potenzialità produttiva, progresso culturale e sviluppo turistico del nostro territorio.

La misura di tale sotto dotazione è evidenziata dal 34° posto nella graduatoria europea che, in materia, la nostra regione ricopre secondo i dati dell’Annuario Italiano di Statistica (dati pubblicati qualche mese addietro, ma tuttora validi).

Per concludere vorrei dire che il potenziamento del Nord Italia (anche sul piano infrastrutturale), è la condizione imprescindibile per conseguire – attraverso il forte aggancio alla realtà internazionale che ne deriva per l’intero Paese – quella crescita economica che può dar luogo alle ricadute ridistribuite in grado di creare progresso e sviluppo anche nel Mezzogiorno.

 

 
Una rete di residenze private, per organizzare incontri musicali, letterari e altre iniziative culturali in Riviera
La cultura fatta in casa, letteralmente. Ma non si parla di case qualunque, qui si parla delle splendide ville della Riviera di Levante, le residenze estive che fanno sognare i turisti e non solo. Viste da lontano, di solito. E proprio qui sta il punto di un’idea innovativa, una piccola rivoluzione concettuale sviluppata dall’avvocato milanese Achille Colombo Clerici, proprietario di una bella residenza estiva nel tratto tra Santa Margherita Ligure e Portofino.Consapevole del valore artistico della propria casa, Clerici un bel giorno si chiede: perché non condividerla, e farne uno spazio per la cultura? Un’idea che parte dalla dimensione intima del circolo letterario, dei concerti tra amici, del sogno di una Bloomsbury in riva al mare: proseguire con l’abitudine consolidata tra amici degli incontri musicali, per parlar d’arte e di poesia, ma fare incontri aperti al pubblico, come già nella vicina villa Lo Faro. E poi creare una rete, che proponga tanti appuntamenti per tutti.L’idea piace, cattura la fantasia di altri amici e proprietari di dimore d’interesse storico e artistico. Nasce così l’Ente Case del Genovesato di Levante, che conta ad oggi più di venti adesioni. Comincia a disegnarsi un percorso articolato, casa dopo casa, in una delle zone più belle d’Italia: l’associazione è ancora in fase di rodaggio, ma è piena di progetti.

 La cultura dell’accoglienza, con allegria e anche un po’ d’improvvisazione. Anzi, la cultura del saper fare allo stato puro. Quella che parte da un’idea, una buona idea, e si rimbocca le maniche. Che funziona, e se tutto va bene si diffonde come un’epidemia positiva. Speriamo che cresca. Così tra qualche hanno, quando qualcuno ci inviterà a vedere la sua collezione di stampe cinesi, intenderà proprio quello.

Altre informazioni sul sito dell’Instat, l’Istituto nazionale di Studio e di Tutela dell’Ambiente e del Territorio.

 

Oggi, si sente dire, con sempre maggior frequenza, che c’è bisogno della politica. Ma si sente dire anche che serpeggia fra i cittadini un forte senso di antipolitica. Molti, fra coloro che sono assurti al rango di rappresentanti del popolo, si vantano di essere stati “prestati” alla politica, quasi a voler prendere le distanze dalla stessa.

Sono tutte queste tesi contraddittorie; o c’è qualcosa che possiamo leggere in esse quale traccia per una riflessione che sia di insegnamento a noi, ma soprattutto ai nostri giovani?

Oggi stiamo rievocando la figura di Vittorino Colombo. Un uomo che credette fortemente nella politica e nel suo ruolo; non solo quale strumento di crescita della persona umana sul piano sociale, ma anche quale mezzo per la formazione di una cultura, e di un pensiero di un modo di vivere per i giovani.

Se diciamo che oggi c’è più bisogno di politica, non siamo solo dei nostalgici laudatores temporis acti. Cerchiamo anche di esprimere un concetto che dovrebbe far riflettere molti.

La politica, in ultima analisi, è l’arte di mantenere in equilibrio la società.

Suo compito è quello di mediare tra una serie di bisogni potenzialmente illimitata, ed una disponibilità di risorse (umane, morali, culturali, economiche) sostanzialmente limitata.

Destinare le risorse al soddisfacimento dei bisogni secondo una gerarchia di valori, secondo delle priorità, significa fare scelte politiche.

Ed il luogo della mediazione – se ripercorriamo tutto il percorso compiuto da Vittorino durante i lunghi anni del suo impegno politico ne abbiamo una chiara visione – era il partito, dove tutte le istanze della base, dell’elettorato, confluivano per essere esaminate, approfondite, discusse, portate a sintesi. E dove, in fondo, la maturazione politica era il vero crogiuolo per la formazione delle scelte.

Il luogo della mediazione non era certo l’ufficio del lobbista di turno.

Quel meccanismo supponeva alla base un forte pensiero sul dualismo fra cittadino e Stato, ed una salda coscienza della responsabilità che si veniva assumendo, nei confronti dei cittadini stessi, con l’esercizio del ruolo politico. Un pensiero ed una coscienza che si venivano formando in anni di scuola politica.

Perchè questa arte non la si improvvisa da un giorno all’altro, ma la si impara. Giorno per giorno con l’esercizio della responsabilità e non attraverso un insegnamento teorico.

Un dualismo, quello tra cittadino e Stato, tra privato e pubblico, che è vecchio quanto lo è il mondo.

Voglio ricordare l’apologo di Traiano, che citava Plinio il giovane, convinto che l’interesse pubblico consistesse nel potenziamento e nell’arricchimento dello Stato. Traiano viceversa riteneva che l’interesse pubblico risiedesse nel benessere dei cittadini.

Anche ai giorni d’oggi si contrappongono, magari in termini più aderenti alla realtà che abbiamo sotto agli occhi, il centralismo, lo statalismo dirigistico (che si chiede, di fronte ad un bisogno civile, che cosa lo Stato debba fare per dare risposta allo stesso) ed il liberismo (che cosa lo Stato possa e debba fare per aiutare il cittadino a sovvenire al bisogno; un principio questo che, nei tempi moderni, troverà la sua più eloquente affermazione con John Fitzgerald Kennedy).

Il primo sistema, governato dalla pura ragione politica porta alla conseguenza di una progressiva avocazione di risorse ed attività alla mano pubblica, o con la dilatazione del debito pubblico, come avveniva in passato anche in Italia, o con una fiscalità dominante, come avviene ora.

L’altro sistema, dominato dalla ragione economica, finisce per confinare in spazi residuali l’intervento in ambito solidaristico, laddove si tratti di operare nei confronti di fasce sociali che non hanno la minima capacità di dare risposte in termini economici.

Trovare l’equilibrio tra i due: un difficile esercizio cui è chiamato chi ha la responsabilità politica.

Allora si parlava dei tre principi etici che debbano presiedere ad una corretta azione politica.

Il principio di lealtà – che impone il rispetto degli obblighi assunti. La certezza e la chiarezza della azione politica ed il rispetto non solo delle regole, ma anche della logica che presidia la formazione delle regole.

Il principio dell’incremento e non della distruzione della ricchezza, delle risorse, delle attività, che contrasta sostanzialmente con la logica politica deteriore del tanto peggio, tanto meglio.

Il principio della speranza: il migliore rendimento si ottiene attraverso la speranza di un bene, non il timore di un male (la politica degli incentivi e non quella dei deterrenti).

Vittorino Colombo fu l’uomo della speranza: quella speranza che animava giovani e meno giovani usciti dallo sconvolgimento della seconda guerra mondiale. Quella speranza che oggi sembra mancare, in una società che ha tutto, ma non ha la possibilità in molti casi di tirare a fine mese con serenità, tanto è carica di bisogni generati anche dalla necessità di stare al passo con la crescita economica.

Fu l’uomo della speranza, per i giovani che aveva intorno a sè nel suo impegno politico (ricordo ancora quando con l’amico Carlo Bianchi gli feci visita, lui già malato che mi infondeva fiducia e mi spronava a continuare in un impegno civile e sociale affidandomi moralmente la responsabilità di portare avanti il suo Centro Studi).

Ma fu l’uomo della speranza anche per chi incontrava nella sua missione, come italiano quale ambasciatore di italianità (la Cina fu la sua seconda passione). E come milanese quale ambasciatore di milanesità: se con questo termine vogliamo esprimere una tensione culturale e morale, il senso del pragmatismo del fare, legato allo spirito di solidarietà e di umanità. Nella cultura lombarda si esprime nei tre bona: la laboriosità, la famiglia, la religiosità, intesa, non solo come fede, ma come coscienza dei valori morali e spirituali e civili. Ed erano i capisaldi del suo essere lombardo.

Vittorino Colombo in ciò aveva forte il senso dell’etica, cioè della morale nella politica; che non dev’essere pervasa dal relativismo e dall’individualismo.

Egli fu l’animatore della speranza: perchè si preoccupò sempre di costruire la città dell’uomo come sistema di equità e di giustizia. Ed in questo sapeva ispirare fiducia, anche verso le istituzioni.

Guai, se i cittadini ed ancor più i giovani si fanno l’idea che la città, la società siano sistemi di ingiustizia e di iniquità.

Voglio concludere ricordando le sue parole tratte dal libro che oggi ci offre lo spunto per queste riflessioni

“Tocca a noi e alle forze politiche in prima istanza creare le condizioni perchè la fiducia nelle istituzioni permanga anche oggi, anzi si consolidi, facendo capire ai cittadini che lo Stato… è la loro vera casa, di cui debbono sentirsi i costruttori, i custodi, i proprietari e senza che nessuno si senta emarginato o semplicemente estraneo e quindi portato a percorrere la strada e la scelta dell’indifferenza, la vita cioè della non scelta: la democrazia vive solo di democrazia, di partecipazione, cioè del contributo di tutti. Questo è l’insegnamento che dobbiamo alle nuove generazioni.”

 

Trovo stridente il contrasto tra pubblico e privato che si evidenzia ora nel caso dell’esplosione da metano di via Lomellina, come 14 anni fa già si evidenziò nel caso di viale Monza.

Il “pubblico” fornisce, all’interno delle abitazioni dei cittadini, una materia altamente deflagrante, (ricordiamo che esso possiede 5 volte il potere calorifico del vecchio gas di città).   Quella materia, se non si chiamasse metano, non sarebbe ammessa per legge, data la sua pericolosità, nelle case: come succede, più o meno, con la dinamite. 

A causa di una esplosione, avvenuta non per loro colpa, intere famiglie finiscono sul lastrico, e talune addirittura piangono la perdita di vite umane.

In questo quadro, si potrebbe pensare che il pubblico, il quale ha istituito la fornitura di tale servizio di interesse collettivo, dapprima con una municipalizzata, poi privatizzata e quotata in borsa (un po’ come è successo per l’Alitalia), quindi soggetta alle logiche economiche con i relativi profitti, debba assumersi l’onere di tenere indenni i malcapitati cittadini; ricostruendo la casa e rimettendoli nelle condizioni economiche originarie.

E invece li lascia in balia di beghe con la propria assicurazione volontaria (e se non si fossero assicurati?), che ovviamente solleva ogni ragione per pagare il meno possibile; che è alla fin fine il dovuto. Ora i malcapitati fanno una bella cerimonia, invitano il “pubblico”, che, bontà sua, è stato generoso offrendo loro un contributo spontaneo e, sempre a titolo di liberalità assistenziale, il soggiorno in albergo.

Ci si dimentica che non ci troviamo di fronte ad una calamità naturale ineluttabile, come fosse un terremoto od una inondazione, generata dalle forze invincibili della natura; ma ad un fatto causato da azioni umane (private e pubbliche) combinate a norme di legge lacunose o distorte. 

Lo stato permette che si fornisca il metano; conosce le regole di sicurezza, ma non ne dispone la integrale obbligatorietà; non stabilisce che gli enti erogatori (che esercitano un’attività economica – traendone profitto – costituente però un servizio di interesse pubblico) eseguano, sotto la loro responsabilità, i relativi controlli entro le abitazioni, interrompendo l’erogazione in caso di difetti; non dispone per una assicurazione sociale (come esistono la previdenza e l’assistenza sociali) che risponda, in termini di primo rischio assoluto e con copertura del cento per cento, sul piano, non solo della responsabilità civile, ma anche del costo di ricostruzione dell’immobile.

Lascia in tal modo agli amministratori pubblici locali l’ingrato compito di commiserare, di incoraggiare ed assistere – per i fatti accaduti e che accadranno – i  loro amministrati.

Mentre questi sarebbero semplicemente da risarcire, come ha deciso in primo grado il Tribunale di Milano nel caso di viale Monza, con sentenza poi riformata dalla Corte d’Appello: le leggi (che sono ancor oggi quelle di allora) non lo permettono.

 

  Achille Colombo Clerici

 

 

Obiettivi dell’Associazione

L’obiettivo dell’Associazione è di promuovere conoscenza, cultura e collaborazione nella città e tra i suoi cittadini perché si ritiene che cultura conoscenza e collaborazione siano alla base di una società civile.

Per realizzare questo obiettivo è necessario:

         essere presenti nella realtà milanese come struttura visibile di cittadini che si riconoscono nel comune impegno per la propria città

         canalizzare le diverse voci della città (cittadini – enti) verso l’istituzione pubblica

         promuovere il dibattito tra i cittadini, che serva a mettere a fuoco e ad individuare gli interessi della città

         concorrere a formare il consenso sui progetti

         cooperare con le istituzioni pubbliche

 

In particolare la nostra Associazione si impegna a:

         operare per proiettare Milano verso una cultura sempre più internazionale

         gettare le basi per la formazione dei giovani, futura classe dirigente, perché trovino nella città un senso di identità

         operare per migliorare le condizioni di vita in modo che gli anziani possano riconoscersi nella città

         creare un punto di raccolta e di riferimento nell’interno della città, che lavori e collabori con i cittadini, gli enti e le istituzioni per poter promuovere idee ed iniziative collegandole tra loro, dove possibile, e coordinandole in modo da renderle più efficienti ed efficaci e meno isolate o sporadiche.

 

AMICI DI MILANO

 

Associazione Amici di Milano

Piazza Santa Maria Beltrade 2, 20123  Milano

Tel. 02.86997919

 

 

 

Presidenza:

Presidente                           Achille Lineo Colombo Clerici

Past president                      Bernardo Negri da Oleggio

Vice Presidente                    Angelo Caloia

Vice Presidente                    Paolo Ferretti di Castelferretto

Vice Presidente                    Ippolito Calvi di Bergolo

Segretario Generale            Giuseppina Bruti Liberati

Segretario Generale            Elisabetta Falck

 

Soci d’onore: Adriano Bausola, Carlo Bo, Giorgio Bologna, Alberto Falck, Emilio Massa, Indro Montanelli, Giorgio Rumi, Emilio Tadini, Guido Vergani

 

Comitato – Giuria del Premio

Gae Aulenti

Giulio Ballio

Giuseppe Barbiano di Belgiojoso

Mario Boselli

Diana Bracco de Silva

Giuseppe Branca di Romanico

Giuseppina Bruti Liberati

Elio Catania

Achille Lineo Colombo Clerici

Ferdinando Cornelio

Valentina Cortese

Ferruccio de Bortoli

Enrico Decleva

Adriano De Maio

Sergio Escobar

Federico Falck

Maria Teresa Fiorio

Carlo Fontana

Renato Mannheimer

Guido Martinotti

Lorenzo Ornaghi

Angelo Provasoli

Lina Sotis

Pasquale Spinelli

Gianni Vallardi

Umberto Veronesi

Sergio Zaninelli

 

 

PREMIO “AMICI DI MILANO”

 

Finalità:

Riconoscere il merito di giovani distintisi, nel corso dell’anno, per un’attività o un’opera che abbiano rappresentato la città di Milano nel contesto lombardo ed italiano o che nella città stessa abbiano recato lustro ed onore.

Il premio dovrebbe essere un momento di incentivo e di valorizzazione per molti giovani talenti che oggi, pur impegnandosi per la propria città, non hanno modo di veder sufficientemente riconosciuto, apprezzato, proposto all’attenzione pubblica il proprio lavoro.

Il premio non dovrebbe dunque essere conferito ad illustri personaggi che già abbiano ottenuto successo e riconoscimenti.

Ciò che preme dev’essere la scoperta, la valorizzazione, la presentazione alla città di chi ha lavorato per essa producendo opere meritevoli: in modo da favorire, nelle nuove generazioni, l’attaccamento a Milano.

 

Carattere:

vengono premiati 6 giovani (fino a 35 anni) da scegliersi fra coloro che, anno per anno, abbiano operato in uno dei seguenti campi:

1)      arti figurative (scultura – pittura – fotografia –  ecc. )

2)      letteratura (narrativa – poesia – saggistica)

3)      musica

4)      ricerca (storia – economia – scienze sociali – politica – scienza e tecnica – industria ed artigianato)

5)      giornalismo

6)      idee e progetti (territorio e ambiente – architettura – scienza e tecnica – industria ed artigianato)

7)      iniziative commerciali, imprenditoriali (commercio – artigianato – industria), culturali, sociali

8)      teatro e cinema

9)      sport

10)   comunicazione – pubblicità – marketing – informatica

 

Periodicità: annuale

 

Procedura:

dopo la pubblicazione del bando (comunicazione per tramite dei mass media) gli interessati sono ammessi a concorrere se presentati da almeno due personalità milanesi appartenenti al mondo delle istituzioni, delle categorie economiche, degli enti pubblici o privati della cultura, della scienza, del volontariato, dell’economia, del giornalismo

 

Luogo:

la cerimonia della consegna dei premi si terrà sempre in un luogo fortemente simbolico per la nostra città

 

Comitato – Giuria:

è istituito un comitato composto da personaggi milanesi rappresentanti i mondi della culura, della scienza, dell’economia, delle arti e dei mestieri

 

Premio:

consiste in una pergamena, accompagnata da una medaglia d’oro al merito insignita della Targa d’Argento del Presidente della Repubblica Italiana e del presidente della regione Lombardia

 

 

 

 

“I proprietari immobiliari che, come tutti i risparmiatori di vecchia tradizione, eccellono nella dote dell’elefante, cioè la memoria, rilevano come storicamente ogni modifica della legislazione tributaria riguardante gli immobili (ad eccezione delle esenzioni per la prima casa) introdotta anche con la motivazione di un semplice accorpamento di imposte o di una razionalizzazione del sistema, sia stata purtroppo l’occasione per introdurre aggravi del carico fiscale a loro danno. Conseguentemente, se questa è la prospettiva, ritengono che, sia pure a malincuore, poiché una provvida riforma sarebbe auspicabile, si debba dar ragione al ministro La Russa quando afferma che è meglio soprassedere a qualsiasi revisione organica della fiscalità immobiliare, piuttosto che rischiare di peggiorare le cose.

Rimangono però aperti alcuni problemi.

Quello primario dell’incentivazione, sul piano fiscale, della locazione privata; quello della copertura a regime del vuoto di introito per i Comuni, creato dalla esenzione ICI per l’abitazione principale in proprietà (perché il rischio è quello che tale onere ricada sulle spalle di coloro che son rimasti a pagare l’ ICI); e quello del concorso dei lavoratori pendolari-city users nel pagamento dei servizi erogati a loro favore dal Comune nel quale esercitano l’attività lavorativa.

Al di là della riforma organica, pensiamo dunque ad un opportuno parziale restyling in questo senso. Le misure idonee sono note: cedolare secca per gli affitti-blocco della dilatazione delle aliquote ICI e competenza statale in materia di valori catastali-introduzione dell’ISCO, come da noi suggerito.”

 

Achille Colombo Clerici

Il Secolo XIX – 5 settembre 2008

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Il Giorno – 7 settembre 2008

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Finalità: promuovere e favorire la diffusione ed il radicamento della cultura al territorio, cominciando dalla cura delle arti,della letteratura, della poesia e della musica.

 

Promotori dell’ Ente Case del Genovesato di Levante

-Achille Colombo Clerici
-Marcello Staglieno
-Giovanni Gramatica di Bellagio
-Alfredo Campanini Bonomi
-Luigi della Beffa
-Giuseppe Barbiano di Belgioioso
-Colette Dufour Bozzo
-Fernanda Giulini
-Josine e Raffaele Pareto Spinola
-Ileana Pareto Spinola
-Paolo Lazzaroni
-Cesare Rimini
-Manfredi Landi di Chiavenna
-Gianluigi Maragliano Caranza
-Luigi Brioschi
-Angiola Di Negro
-Francesco Brioschi
-Emanuela e Antonio Soldati
-Alessandro e Annita Lurani Cernuschi
-Guglielmo Guidobono Cavalchini
-Cesare Pallavicino
-Luigi Arborio Mella
-Gianvico Lalatta
-Dino Betti van der Noot
-Luisa e Mario Boselli
-Mario Preve
-Davide Viziano
-Stefano Preda
-Cesare di Calsterbarco Albani

 

 

Promotori:

 – Prof. Nicola Assini, Ordinario di Diritto Urbanistico Università Firenze
– Prof. Alberico Barbiano di Belgiojoso, Docente di Progettazione Architettonica ed Urbana Politecnico di Milano
– Prof. Umberto Bertelè,  Pres. School of Management, Politecnico Milano
– Prof. Giovanni Bovio,  Ordinario di Assestamento forestale e docente di Protezione dagli incendi boschivi Università di Torino
– Prof. Giampio Bracchi, Presidente Fondazione Politecnico e V. Pres. Banca Intesa
–  Prof. Luigi Bruti Liberati, Ordinario di Storia Moderna Università degli Studi di Milano
– Arch.Ippolito Calvi di Bergolo, V. Presidente Nazionale Associazione Dimore Storiche
– Prof. Angelo Caruso di Spaccaforno, Direttore Centro Studi Polis Maker Politecnico di Milano, Polo Regionale di Como
– Prof. Giuseppe Cavajoni, Ordinario di Letteratura latina Università degli Studi di Milano
– Prof.Vincenzo Cesareo, Ordinario Sociologia Università Cattolica S. Cuore di Milano
– Avv. Achille L. Colombo Clerici, Presidente Assoedilizia e V.Pres.Confedilizia
– Prof. Sisto Dalla Palma, Docente Storia del teatro e dello spettacolo, Università di Pavia
– Dott. Ugo Dozzio Cagnoni, Presidente Federazione Nazionale Proprietà Fondiaria
– Prof. Colette Dufour Bozzo, già Docente di Storia dell’arte medievale Facoltà di Lettere Università di Genova
– Prof. Giuseppe Franco Ferrari, Professore di Diritto Pubblico comparato all’Università Bocconi di Milano
– Prof. Ombretta Fumagalli Carulli, Professore di Diritto Canonico all’Università Cattolica di Milano e Accademico Pontificio
– Prof.Gianfranco Gaffuri, Ordinario di Diritto Tributario Università degli Studi di Milano
– Prof. Francesco Lechi, Ordinario di Economia e Politica Agraria, già nell’Università di Milano
– Prof. Marco Lombardi, Docente di Sociologia Università Cattolica di Milano
– Ing. Camillo Paveri Fontana, Presidente Sezione Lombardia Associazione Dimore Storiche Italiane
– Prof. Mario Polelli, Ordinario di Estimo Università Statale di Milano
– Prof. Marco Romano, Ordinario di Estetica della città Università degli Studi di Genova
– Prof. Stefano Simontacchi, Director del Transfer Pricing Research Center (TPRC Leiden) dell’Università di Leiden in Olanda
– Prof. Pasquale Spinelli, Presidente FISM Federazione Società Medico-Scientifiche Italiane
 – Prof. Alessandro Ubertazzi, Ordinario di Disegno Industriale e Presidente dei corsi di Laurea in Progettazione della Moda Università degli Studi di Firenze
– Avv. Giuseppe Visconti, Presidente Friends of the Countryside META-Movimento europeo tutela ambiente
– Prof. Nicolò Zanon, Ordinario di Diritto Costituzionale Università degli Studi di Milano. 

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