Dichiarazione del Presidente di Assoedilizia e dall’Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi Achille Colombo Clerici:

 

“In Svizzera si sta concretamente ragionando sull’ipotesi di raddoppio del tunnel autostradale del Gottardo. Da un recente sondaggio è emerso che il 47% della popolazione sarebbe favorevole: dati peraltro contestati dai sostenitori della tesi contraria.

Fatto sta che, dopo anni di assoluta generale contrarietà (capifila la Confederazione, il Canton Uri e quelli francesi), il fatto che in Svizzera si stia formando una favorevole corrente di opinione indica che il progetto comincia a farsi strada.

Tra le argomentazioni addotte in opposizione, oltre la preoccupazione dell’inquinamento, quella relativa all’ingente costo economico che verrebbe sostenuto dagli svizzeri, a fronte di un prevalente vantaggio degli stranieri (italiani e tedeschi).

È chiaro che quella infrastruttura determinerebbe un rilancio dell’economia, ed in particolare del turismo, di tutta l’area padano-occidentale: con punte di rilevanza per il porto di Genova, e per il sistema fieristico milanese.

La città di Genova e l’Autorità Portuale stanno già studiando della sinergie con Milano, in vista di Expo 2015.

Assoedilizia, che sul tema dei grandi progetti infrastrutturali dell’area insubrico-ticinese mantiene uno stretto collegamento con il Governo Ticinese, auspica che, a proposito del raddoppio del Tunnel, le Regioni Liguria, Lombardia e Piemonte si colleghino con il Governo Ticinese stesso, al fine di esaminare strategie condivise per l’attuazione dell’impresa.”

 

 

 Raddoppio Galleria Autostradale San Gottardo  e pedaggio in Galleria

 

  

 Sondaggio Isoplubic Zurigo, senza il Canton Ticino

 –   47% favorevole

 –   36% contrari

 –   17% non so

 

 Tassa supplementare per il transito in Galleria  Sondaggio a livello Svizzero:

 –   33% non condivide

 –   29% solo in parte

 –   25% in pieno

 –   15% poco

 –   2,5% non so

  

 Canton Ticino

 –   67% favorevole

 –   28% contrario

 –   5% non so

 

 

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Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e della Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi, Achille Colombo Clerici :

 

“L’insediamento di un Casinò, nell’ambito della Villa Reale di Monza, potrebbe rivelarsi di importanza strategica anche ai fini di un potenziamento di Malpensa, da un lato, e del mantenimento a Linate dell’attuale livello di voli, senza dover pensare a ridimensionamenti di sorta (come sembra ventilarsi) d’altro lato.

Linate, infatti, permette una diretta accessibilità a tutta  l’area monzese ed i nuovi flussi, non solo di giocatori, ma turistici indotti, concorrerebbero ad “alimentare” adeguatamente le due strutture aeroportuali.

 Mi permetto di ricordare che, in campo turistico, per quanto attiene alla attrattività ed alla competitività dei territori, le strutture e le infrastrutture si distinguono, sul piano funzionale, in due categorie fondamentali: quelle trainanti e quelle trainate, che posseggono una capacità attrattiva non propria, bensì derivata dalle prime.

A queste appartengono, fra le altre, i porti turistici lungo le coste marine, gli impianti sciistici in montagna, le Fiere, gli insediamenti culturali, e di beni artistici e storico-monumentali, i centri congresso, i complessi di grandi funzioni collegate alla fruizione del bello, del benessere e del lusso (concetti ormai entrati a pieno titolo nella più moderna offerta turistica) quali sono, ad esempio, i Casinò: Montecarlo ne è caso emblematico.”

“Ricordo ancora quella recita natalizia,organizzata e diretta nel 2002 da Teresa Pomodoro,della piece “Il Sindaco del Rione Sanità”. Nel carcere di massima sicurezza di Opera, con attori i detenuti ed alla presenza di alcune tra le massime autorità e di un piccolissimo gruppo di altri reclusi e di loro parenti.

 

Ricordo quella atmofera, prima tesa, poi, sempre più serena, via via che gli attori, uomini che si erano macchiati dei peggiori crimini, si trasfiguravano sulla scena, mostrando tutta la loro passione, ed anche una indubbia bravura nella recitazione, frutto, è da crederlo,  di lunga applicazione e preparazione.

Nulla avrebbe potuto, meglio di questo momento, dare l’idea di quanto l’uomo, anche negli abissi più profondi della abiezione, possa trovare conforto e purificazione nella attenzione premurosa di chi si occupa di lui e gli dà occasione di credere in qualcosa di superiore. Questo faceva l’amica Teresa.”

Popolazione reale Milano

agosto 22, 2008

Popolazione reale di Milano: 1.500.00 abitanti.

 

Dichiarazioni del pres. di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici a Radio Montecarlo:

 

“La dimensione demografica effettiva della città di Milano è sensibilmente superiore a quella risultante dall’anagrafe comunale e dal censimento statale. Quest’ultima non tiene conto, infatti, né di quella parte di popolazione costituita dagli immigrati irregolari, presenti in numero tra i 60.000 ed i 70.000, né della popolazione cosiddetta fluttuante, rappresentata da coloro che vivono a Milano, continuativamente o per lunghi periodi, senza essere iscritti all’anagrafe.

Il dato complessivo riguardante gli abitanti della città si può ricavare incrociando i dati relativi alle utenze elettriche domestiche attualmente in essere (oltre 700.000); quelli riguardanti il numero delle famiglie (circa 600.000); e quelli relativi al numero delle cosiddette “abitazioni a disposizione”, di proprietà di non residenti e non locate a terzi.

La popolazione reale, dunque, calcolata in tal modo (e pur depurata dei residenti anagrafici che vivono lunghi periodi fuori città, pensiamo ad esempio a molti pensionati) tocca il milione e mezzo di abitanti.

Sicché è dovere di chi rassegna stime statistiche non limitarsi ad una parametrazione rapportata ai dati ufficiali, che non fotografano i fenomeni in atto se non con molto ritardo.”

 

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia e della Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi, Achille Colombo Clerici intervistato da “Il Giorno”:

“In campo turistico,per quanto attiene alla attrattività ed alla competitività dei territori, le strutture e le infrastrutture si distinguono, sul piano funzionale ,in due categorie fondamentali: quelle trainanti e quelle trainate, che posseggono una capacità attrattiva non propria, bensì derivata dalle prime.

A queste appartengono, fra le altre, i porti, gli impianti sciistici, le Fiere, gli insediamenti culturali, e di beni artistici e storico-monumentali, i centri congresso, i complessi di grandi funzioni collegate alla fruizione del bello, del benessere e del lusso (concetti ormai entrati a pieno titolo nella più moderna offerta turistica ) quali sono, ad esempio, i Casinò.

Fra le seconde possiamo annoverare le reti trasportistiche, e, senz’altro, le strutture alberghiere.

In altri termini, se non ci sono Fiere, congressi o manifestazioni e valori artistico-culturali e quant’altro, non si va in una città per il semplice fatto che ci sono gli alberghi.

Questo dovrebbe far riflettere quanti progettano utilizzi alberghieri legati a luoghi monumentali, in modo avulso da una funzionalità autonoma dal luogo.

Per questi edifici occorre concepire progetti che individuino un ruolo, una funzione trainante, capace in sé di generare plusvalori economici non derivati, ed una promozione delle attività indotte .

Per questo motivo si è pensato di proporre, per la Villa Reale di Monza, la localizzazione di un Casinò, struttura capace di generare benefici economico-fiscali a vantaggio di tutto il territorio interessato, nonché un forte impulso allo sviluppo dell’indotto.”

Assoedilizia ritiene di sintetizzare le ragioni che sostengono la proposta:

 

– per motivi di economia generale del territorio e di competitività della vasta area che si identifica con la Città metropolitana milanese, è opportuno dotare la stessa di una struttura di grande attrattività, qual è il Casino.

 

– Oltre tutto, la scelta potrebbe rivelarsi strategica alla luce dell’esigenza di assicurare all’area baricentrica all’Expo 2015 (quel territorio che va da Lachiarella – lungo la tangenziale ovest e l’autostrada MI VE – a Rho, Malpensa, Saronno, Monza) un fattore propulsore della continuità di sviluppo, anche al di là della chiusura dei battenti  dell’Expo.

 

– la Villa Reale di Monza, per la storicità, la monumentalità ed il grande prestigio, per l’accessibilità collaudata e la disponibilità di vasti spazi al contorno, nonché per il valore di “landmark” che potrebbe assumere, si presenta come il luogo ideale per ospitare (con tutto il suo hinterland)  un grande centro di quel luxury che vaste schiere di turisti vanno cercando,e che si rivela sempre più vincente nelle strategie turistiche;

 

– il “luogo” dovrebbe ospitare ristoranti, negozi e boutiques, vetrine, centri di benessere, sale culturali, discoteche e quant’altro possa costituire la dotazione di un centro di forte attrattività a livello planetario.

 

– il beneficio economico-fiscale derivante dall’esercizio dell’attività di Casino e di quelle complementari permetterebbe, da un lato di garantire la sopravvivenza dell’importante luogo storico-monumentale e dall’altro di ripartire le “ricadute finanziarie”

tra tutti i comuni dell’area metropolitana interessata.

Vecchia Milano, Addio

agosto 16, 2008

Ferragosto: le periferie di Milano aperte e vive (per quel poco,anzi pochissimo) solo grazie agli extracomunitari.

Al di fuori degli assi commerciali più importanti,i negozi quasi tutti chiusi;i pochi aperti, gestiti da extracomunitari.

 

E’ l’indicatore più chiaro che la vecchia Milano, legata alla vita della periferia, spina dorsale della meneghinità, è scomparsa.

E’ sparita  quella Milano popolare, che ha ispirato le canzoni della mala, i Gufi di Gianni Magni, Celentano, Valdi, Mazzarella;  con i suoi “zanza” che d’estate animavano le osterie periferiche o fuori porta (oggi, supponiamo, sono tutti a Rimini o a Livigno,con i Rolex al polso e le catene d’oro al collo).

Con i suoi ceti popolari, che erano l’anima della tradizione, anche della lingua dialettale:gli esercenti arti e mestieri, i dettaglianti, che ormai mostrano scarso attaccamento al territorio.

Con le sue case di ringhiera, dove si svolgeva una sorta di vita di cortile o di paese. Oggi, quelle che ,nel frattempo, non sono state ristrutturate, ospitano gli extracomunitari.

 

Le vecchie osterie son diventate bar etnici.

Cibi turchi,cinesi,arabi ad ogni pie’ sospinto.

Ma è la vita della città, che è cambiata radicalmente:i portinai son quasi tutti extracomunitari, così come lo sono i domestici (il “meneghin” era il domestico che le famiglie con qualche pretesa sfoggiavano la domenica); ma stranieri sono anche le badanti, molti addetti ai bar, gli operai manovali in moltissimi rami.

Parecchi immigrati si sono ingegnati: hanno aperto esercizi in proprio e non hanno nessuna voglia di andare al mare a sfoggiare i ciondoli al collo.

Ed allora non c’è da meravigliarsi se la vita della vecchia tradizione milanese, un po’ pigra, un po’indolente e soprattutto immersa ormai nel benessere, è stata spazzata via da questa ondata di gente nuova e desiderosa di conquistarsi un posto nella città più attiva d’Italia.

Della vita popolare meneghina, nelle strade, rimangono solo i tassisti che, anche se non sono di origine milanese, si sentono tali per elezione e si sforzano di parlare il dialetto lombardo, magari, con un ineliminabile, vago accento pugliese: ed intenerisce chi ha nel sangue ancora un pizzico di milanesità.

 

Tra l’altro è prevista l’organizzazione di una “edizione speciale” del Salone della Nautica, che esprima l’eccellenza genovese a fianco di quella milanese basata sulla moda.

Un’attenzione particolare verrà riservata  al potenziamento del piano delle Crociere per consentire ai crocieristi visite alla Expo.

 Genova ed il Porto, con grande lungimiranza, guardano al “terzo valico”; rappresentato dalla direttrice ferroviaria del Gottardo, già operativa nel 2015.

Il pres. di Assoedilizia Achille Colombo Clerici dichiara: “Una tempestiva attivazione dell’alta velocità e capacità, nella tratta Milano-Chiasso (permettendo di collegarsi alla direttrice padano-renana dell’Alp-transit) si porrebbe come grande chance per la città di Genova, che, con l’occasione del 2015, potrebbe riconquistare quel ruolo di primaria importanza, fra i porti del Mediterraneo, che le spetta per storia, per tradizione e per peso economico e sociale.

È necessario dunque che le Ferrovie dello Stato, il Ministero delle infrastrutture e la Regione Lombardia (in collaborazione con le Regioni Liguria e Piemonte) approdino, quanto prima, ad un progetto che definisca le opere realizzande, al fine di attuare l’auspicato collegamento con la rete ferroviaria della Svizzera.”

 

 

 

 

Dichiarazioni del pres.di Assoedilizia e della Associazione italiana Amici dei Grandi Alberghi Achille Colombo Clerici a RADIO CIRCUITO MARCONI:

“Vorrei premettere che, della vita notturna della città di Milano, non solo non esistono dati ufficiali (non so peraltro quante città italiane ne dispongano, ma credo ben poche), né quantitativi, né qualitativi; e non sono mai stati compiuti rilevamenti, né monitoraggi seri di ciò che avviene di notte in città.

Sicché la vita notturna a Milano possiamo dire si “autogoverni” sulla base degli impulsi e delle iniziative che promanano dagli operatori economici del settore.

Non è infatti possibile, senza un adeguato apparato statistico, impostare un progetto minimamente serio di governo del fenomeno, né assumere decisioni consapevoli.

 

Se volessimo fotografarlo, nel suo manifestarsi esteriore, potremmo anzitutto rilevare che a Milano  (come a Bologna ed a Treviso, mentre a Roma ed in altre città italiane ha cominciato a diffondersi da poco) il mondo della generazione intermedia (trenta-quarantenni) del terziario avanzato ha scoperto l’happy hour: un modo sbrigativo e disinvolto di trascorrere la prima parte della serata in locali che permettono, al tempo stesso, un po’ di svago dopo il lavoro, occasioni di socializzare, e, per chi lo vuole, di mettere qualcosa sotto i denti (uno stuzzichino, anche abbondante, che per taluni sostituisce il pasto della sera, il tutto compreso nel prezzo dalla consumazione delle bevande).

Comincia così la serata della gran parte dei “consulenti” (professionali, finanziari, commerciali, tecnici) che caratterizzano ormai decisamente la città.

Alle 10,30/11 questi locali (moltissimi bar, ma anche grandi locali creati appositamente) si convertono alla vita notturna .

Chi non va a casa (e sono i più) si reca al ristorante e poi in discoteca.

Una lunga notte che dura spesso fino alle tre; e, nei fine settimana, fino alle cinque del mattino.

 

Molti di questi abitatori della città notturna hanno ritmi di lavoro frenetici: giovani coppie, fidanzati e coniugi,  non si ritrovano a casa per cena, ma si danno appuntamento all’happy hour. La cocaina spesso è usata anche per reggere i ritmi stressanti di siffatta vita.

 Se poi molti matrimoni vanno a rotoli è colpa anche di questo  disordine nel vivere.

    

L’happy hour non è che una parte della vita notturna della città: che è in forte ripresa.

Con una differenza, rispetto al passato: prima era concentrata prevalentemente all’interno del centro storico; ora si diffonde in tutta la fascia semicentrale e semiperiferica a motivo della spiccata terziarizzazione del centrosempre più occupato da uffici e sempre meno dalla residenza.

I locali di questa “moda” sono sparsi in tutta la città ed i frequentatori, si calcola possano essere (azzardando una cifra) oltre 20.000.

        

La movida, è fenomeno più ampio che comprende il primo. Nei bar, nei locali notturni, d’estate prevalentemente all’aperto; locali che permettono di tirar tardi nelle strade e nelle piazze: con i più giovani, gli studenti (in città ci sono decine di migliaia di fuori sede) coloro che hanno meno soldi da spendere.

La movida è  localizzata prevalentemente in alcune zone particolarmente “calde” di Milano, dove, soprattutto d’estate, il rumore ed il chiasso dei frequentatori, la fanno da padroni, facendo letteralmente impazzire i residenti.

Tutti si spostano in auto,in moto,con i motocicli.

 

Poi ci sono i pendolari della notte: coloro che vengono in città dall’hinterland, da tutta la provincia, dall’area interregionale ed anche dalla vicina Svizzera, alla ricerca di ciò, che solo una grande metropoli può offrire, anche in termini di trasgressione.

 

I turisti (italiani e stranieri) che popolano i 364 alberghi di Milano

 

Parallelamente si muove la fiumana di coloro che percorrono la città in moto o in auto alla ricerca di occasioni ovvero per bighellonare; vecchia abitudine non ancora caduta in disuso.

Si possono stimare nell’ordine di 25.000 veicoli.

 

Lucciole circa 2.500 e viados 250: prevalentemente nella strade periferiche o semiperiferiche ed in alcune vie particolari.

Anche in questo campo si registra, negli ultimi anni, una inversione di tendenza rispetto al passato, che vedeva una localizzazione prevalente centrale del fenomeno.

 

Concludono il panorama della vita notturna di Milano coloro che lavorano di notte.

-Gli addetti ai servizi primari;

-Alcuni professionisti quali,da sempre, i giornalisti e,negli anni recenti, gli operatori della finanza .

-Le forze dell’ordine.

-I taxisti; grandi conoscitori della citta”

    

Una minoranza, in termini numerici assoluti, ma assai dannosa: quella dei ladri e degli imbrattatori di muri.

 Dichiarazioni del presidente di Assoedilizia e dell’Associaz.Italiana Amici dei Grandi Alberghi, avv.Achille Colombo Clerici a CANALE ITALIA TV:

 

“33.000 Alberghi, 16.000 Agriturismi, il più ricco patrimonio culturale, artistico, storico-monumentale e museale che una nazione possa vantare nel mondo, con 80.000 fra chiese e castelli; paesaggi, panorami, luoghi ambientali fra i più belli di tutto il pianeta.

Questo l’asset del turismo nel nostro Paese.

Eppure il turismo in Italia, nonostante questa dotazione, non va di pari passo rispetto all’andamento che si riscontra nei paesi immediati competitori – quanto a competitività siamo al 31° posto a livello internazionale.

 

Il bilancio turistico (il volume d’affari) italiano, nella graduatoria internazionale, è arretrato al quinto posto dopo quello di Francia, USA, Spagna e Cina; il 13,3% del PIL arretrato rispetto a quello dei competitori esteri: ad esempio della Spagna con il 20%.

 

In difficoltà i settori del turismo balneare, lacustre, montano e termale che soffrono della difficoltà di adeguarsi (anche attraverso una riconversione funzionale) alla sfida della competitività internazionale.

In ripresa il turismo d’affari, soprattutto a Milano; ed in situazione di buona tenuta il turismo culturale, legato prevalentemente alle città d’arte, la cui attrattività (fondata sulla diversità) non patisce concorrenza.

 

Le carenze del settore

 

– Anzitutto un problema di “governance”.

 La regionalizzazione delle competenze in materia turistica porta a disperdere le energie.

 Le diverse regioni si muovono a livello internazionale (con ingenti investimenti e scarsi ritorni economici e di immagine) alla ricerca di una identità locale. Con ciò si perde di  vista l’esigenza  di rafforzare l’identità nazionale, puntando sull’appeal e sull’immagine dell’Italia.

Le uniche regioni che possano vantare una propria identità sulla quale far leva sono peraltro solo Sicilia, Toscana e Lombardia. Delle altre neppure il Lazio dispone di una propria identità, autonomamente da Roma, né il Veneto, autonomamente da Venezia.

 

– Disfunzioni  dell’amministrazione  centrale  e  di  quelle  locali  (es.mancanza di un portale internet del turismo Italiano).

Poca attenzione alle alleanze strategiche internazionali – Vedi caso Alitalia.

 

– Manca una adeguata e unitaria rappresentanza sindacale degli interessi degli operatori  turistici  in grado di dialogare ai vari livelli di governo, al fine di propiziare politiche condivise ed efficaci nel settore.

 

– Manca una chiara visione, da parte dei singoli operatori, dell’esigenza di rinnovarsi funzionalmente  per  andare incontro alle mutate esigenze dei flussi turistici che si muovono ormai in un mercato globalizzato.

 

– Manca un apparato statistico adeguato, in grado di permettere l’assunzione di decisioni consapevoli.

 

– Manca una particolare attenzione al mercato degli utenti nazionali. Il mercato domestico rappresenta oltre il 60% dell’intero settore.

 

– Esiste una carenza di una adeguata rete infrastrutturale, soprattutto al Nord dove, a livello nazionale, a fronte di pesi insediativi (abitanti) e gravitazionali (veicoli circolanti) dell’ordine del 16-17 %, abbiamo una dotazione ferroviaria del 9,5 % e stradale del 9 %.

 

La Lombardia, in questo rapporto,è addirittura al 14mo posto fra le regioni italiane e, a confronto con le 132 principali regioni dei 5 Paesi più importanti d’Europa, si colloca al 71 mo posto per dotazione ferroviaria ed al 91 mo per quella stradale.”